04/01/2011

Filippine, fotografa il suo assassino nell'istante in cui gli sta sparando

Filippine, fotografa il suo assassino nell'istante in cui gli sta sparando

L'ultimo scatto di Reynaldo Dagsa, politico di 35 anni trucidato a Capodanno sulle strade della capitale Manila

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14/11/2010

Scandalo in Svizzera: il candidato giudice conservatore di notte fa il «porno-rocker»

Scandalo in Svizzera: il candidato giudice conservatore di notte fa il «porno-rocker»

La band dei «Tyte Buaba Stone» è sulla piazza da quasi trent'anni. Roland Lutz, 48 anni, si è presentato per l'Ucd. Un giornale ha scoperto le sue performance

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31/07/2010

I vescovi: «Italia senza classe dirigente»

I vescovi: «Italia senza classe dirigente»

Il documento della Cei. «Mancano persone che per ruolo imprenditoriale, politico e culturale sappiano offrire obiettivi condivisi»


CITTÀ DEL VATICANO - L'Italia sta vivendo un momento «drammatico», appare «un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, obiettivi condivisi e condivisibili». È l'analisi da cui parte il documento base della prossima Settimana sociale, promossa dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) a Reggio Calabria, anticipato in un' intervista a Radio Vaticana, dal segretario del comitato organizzatore, Edoardo Patriarca.

Redazione online


14/01/2010

Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia

Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia

 

«Non tutti ci credettero quando dissi che sarei rimasta ad hammamet». Anna Craxi: vivo nella nostra casa sulla collina e riposerò con lui

 

Bettino Craxi ad Hammamet (Ansa)
Bettino Craxi ad Hammamet (Ansa)

HAMMAMET (TUNISIA)— Craxi lo seppellirono su un furgone Transit, dentro una fossa scavata nottetempo nella sabbia, sotto le mura della medina di Hammamet. Nella concitazione del funerale, un fotografo ci cadde dentro, lo tirarono fuori i colleghi a braccia. La bara era troppo piccola per il suo corpo: dovettero togliere il rivestimento di zinco per poterla chiudere. Dieci anni dopo, domenica prossima, verrà qui a onorarlo mezzo governo. Il suo migliore amico è presidente del Consiglio. La sua città gli dedica una via. Rino Formica e altri propongono di riportarlo in Italia. Lui però è ancora qui, tra le tombe di coloni francesi del secolo scorso e la lapide di un bambino che «visse tra due crepuscoli».

«E qui Bettino resterà, come lui stesso ha stabilito. Per me non è cambiato nulla. Ho tenuto fede a quanto dissi allora: sono rimasta ad Hammamet, sono diventata cittadina della Tunisia. Vede quella lapide, vicina a quella di mio marito? È di mia madre, Giuseppina. Ha vissuto con me fino a quando non è morta, qui, nell’agosto del 2008, a 98 anni. Vede quello spazio accanto a Bettino? È per me. L’abbiamo tenuto libero in tutti questi anni. Ce lo siamo promessi quando vedemmo per la prima volta questo cimitero, nel 1967: un domani riposeremo insieme». Anna Craxi viene qui quasi ogni giorno, in silenzio. Non ha dato interviste per questo anniversario, né lo farà. «Non tutti ci credettero, quando dissi che non sarei tornata in Italia. Invece vivo nella nostra casa sulla collina, con la sua pensione da parlamentare: 5.127 euro. Non ci credevano neppure quando Bettino diceva che sarebbe tornato solo da uomo libero. Era una persona di parola, mio marito. Non potevo essere da meno». Dieci anni fa si celebrarono le esequie di un uomo in disgrazia. Funerali di Stato; ma dello Stato tunisino. Berbere le divise del picchetto d’onore. Litanie in arabo. Al governo c’era D’Alema, che mandò Minniti, Dini e Angius: entrarono in chiesa cinque minuti dopo l’inizio ma furono notati lo stesso e presi a monetine, come Craxi sotto il Raphael. Uno che c’era allora e tornerà adesso, Fabrizio Cicchitto, racconta che pareva di essere tra reduci di Salò: una rabbia da esuli in patria. Volti noti alle cronache — Giallombardo, Mach di Palmstein, Renato Squillante, Del Turco, La Ganga —, giornalisti amici — Onofrio Pirrotta, Alda D’Eusanio stretta a Mengacci— e una piccola folla di assessori, amministratori della Metro milanese, dirigenti siciliani del Psi che nella caduta del capo avevano visto il segno della propria disgrazia. Da quel giorno, al cimitero sono stati raccolti 25 registri zeppi di firme. Migliaia di italiani sono stati sulla tomba di Craxi. Qualcuno lo maledice, altri gli chiedono perdono. Chi invoca la punizione divina su Borrelli, chi sui comunisti. Gli rimproverano Berlusconi e lo ringraziano per Berlusconi.

Dieci anni fa, al cimitero, Berlusconi piangeva con le lacrime. Al suo fianco c’era anche Veronica, che — ricorda Anna Craxi— negli anni dell’esilio telefonava ogni sera. Berlusconi chiamava di rado, sempre dall’estero, per paura delle intercettazioni. Dice oggi Bobo, che ad Hammamet ha passato le vacanze di Natale: «La guerra del Cavaliere non è la nostra. La nostra guerra è finita con la morte di papà. Il paragone è improponibile: Berlusconi è il padrone d’Italia, non ha nulla da temere; Craxi era solo contro i giudici. Io ho cercato di tenerne viva l’eredità salvando un piccolo partito socialista. Non ci sono riuscito. Ricordo quando con De Michelis andavamo ai vertici di maggioranza, tra il 2001 e il 2006: ci trattavano con sufficienza, come intrusi; l’unico cortese era Fini. Da questo anniversario non mi attendo nulla, fuorché le parole di Napolitano. Ho parlato spesso con lui, nei due anni che sono stato nel governo Prodi. Credo che il capo dello Stato dirà cose destinate a lasciare il segno». La casa sulla collina è quasi come l’ha lasciata lui. La piscina senz’acqua, i cimeli di Garibaldi, il busto del Duce, una delle false teste di Modigliani omaggio dei burloni livornesi, il ritratto di Anna vestita di rosso. Qualche ospite ha creduto di riconoscere un quadro di sua proprietà e ha intentato una causa per ricettazione. Foto di Stefania bambina sul pony e di Craxi gigantesco con una lady Diana quasi intimidita; Bobo in divisa da recluta dell’Aeronautica, Reagan con il cappello da cow-boy. Ricorda la signora Anna che, una delle prime estati, quando i figli erano piccoli e vedevano le vacanze nella Tunisia preturistica come un incubo, il marito inventò una caccia al tesoro, animata da un personaggio immaginario: Axi. Ogni sera Axi lasciava un biglietto con l’indicazione per il giorno dopo. Stefania ha conservato l’ultimo: «Picchi picchi/ siete proprio due bei micchi/ il tesoro è qui a due passi/ e voi due cercate sassi/ il tesor, milioni e rotti/ troverete in via Condotti». Il tesoro— un baule con monete e mani di Fatima portafortuna — era nella condotta dell’acqua, trovata dal rabdomante del villaggio. Poi Hammamet (che è il plurale di «hammam» e quindi significa banalmente Bagni) divenne luogo dell’immaginario. Paolo Rossi cantava: «Dov’è finita la fontana di piazza Castello? Ad Hammamet! » . «Ad Hammamet!» gridava Pecoraro Scanio, futuro ministro, salendo in groppa a un cammello al Gilda on the Beach, dopo aver tagliato la torta per il compleanno di Tangentopoli. Tra il ’94 e il 2000 la casa sulla collina divenne la scena di una vicenda a tratti drammatica, a tratti picaresca. Arrivavano Lucio Dalla dopo un concerto a Cartagine e volenterosi con le presunte prove che Di Pietro era un agente della Cia, Vauro con un sacchetto di terra italiana emilitanti socialisti con caciotte e dolci regionali, Arafat e l’intera giunta di Aulla. Artisti minori dipingevano e scolpivano in veranda. All’ingresso vegliavano le Tigri dei corpi speciali di Ben Alì: un giorno — ricorda Bobo — riferirono con toni da cospiratori di «un italiano sorpreso mentre preparava un attentato a Craxi, che aveva detto di chiamarsi Scalfaro o Scalfari. Ci facemmo due risate». Bettino dipingeva vasi tricolori, mandava fax ai giornali anche di notte e scriveva furiosamente: un giallo, Da Parigi a Hammamet, poesie che ora saranno pubblicate, la storia di un martire cristiano in Tunisia rimasta incompiuta.

Poi, a ogni anniversario, si è celebrato qui il rito craxiano. Voli charter con mezza pensione e pernottamento, tutto incluso. Gare di processi tra i pellegrini (la spuntò Giovanni Battista Lombardozzi sindaco di Guidonia: 22 assoluzioni su 22). Antonio Craxi, il fratello, che ne vaticinava la reincarnazione, il sindaco di Aulla che progettava di trafugare la salma. Cene da Achour, il ristorante che ancora espone il suo ritratto. Chokri, il piccolo cui Bettino pagò i denti nuovi, è partito militare. Marcello, il centralinista del Raphael, si è convertito all’Islam: ora si chiama Mohammed, ha sposato una tunisina, gli è appena nato il secondo figlio. Racconta Bobo che il cimitero sotto le mura della medina è diventato anche «il rifugio del capro espiatorio. Il debito pubblico? Colpa di Craxi. Di Pietro? Colpa di Craxi. Berlusconi? Colpa di Craxi. Un giornale importante mi chiamò per informarmi che in realtà Noemi Letizia era figlia sua, e quindi mia sorella: minacciai querela. La tomba di Craxi come una discarica per ogni male della nazione». Forse. Ma anche segno di una storia patria che — sia pure in circostanze imparagonabili — non depone i leader ma li abbatte. Monza, piazzale Loreto, via Caetani. Ferita aperta, pietra dello scandalo, memento di quanto l’Italia sappia essere prima servile e poi crudele.

Aldo Cazzullo


15/11/2009

Sarkò picconatore a Berlino? La Rete lo castiga con le foto burla

Sarkò picconatore a Berlino? La Rete lo castiga con le foto burla

 

Il caso. L'immagine del presidente francese a Berlino scatena la fantasia degli internauti

 

Le foto brula in Rete: sopra Sarkozy nell’affresco di Michelangelo

 

PARIGI - Tutto è cominciato con la pubblicazione di una foto su Facebook. L'immagine, che sarebbe stata scattata il 9 novembre del 1989 e postata dallo stesso Nicolas Sarkozy, ritrae l'attuale presidente francese mentre piccona una sezione del Muro di Berlino. Alcuni internauti, già a poche ore dalla pubblicazione della foto, hanno subito messo in discussione l'autenticità dell'immagine e molti hanno sottolineato di non credere che in quella giornata storica di 20 anni fa il Presidente fosse a Berlino. Alcuni buontemponi invece hanno immediatamente ideato le contromosse. Hanno creato diversi gruppi su Facebook e su Twitter in cui prendono in giro il Presidente francese dimostrando, prove (fasulle) alla mano, che Nicolas Sarkozy, nei momenti più importanti della storia dell'umanità, è sempre stato al posto giusto nel momento giusto.

IL PRESIDENTE ONNIPRESENTE - Grazie alla fantasia del popolo del web, Sarkò diventa non solo il principale protagonista degli eventi che hanno segnato la storia francese (dalla presa della Bastiglia fino ai mondiali di calcio del 1998 vinti dalla nazionale transalpina), ma anche delle più famose vicende internazionali. Sul blog "Coups droits" di Alain Auffray, giornalista del quotidiano di sinistra Liberation, l'utente Hunter scrive che da oggi in poi «la storia dell'umanità deve essere riscritta». Infatti dalle immagini postate sulla rete si evince che il Presidente Francese è il vero artefice della storia. Egli sostituisce addirittura Dio e nell’affresco La Creazione di Adamo di Michelangelo lo vediamo, con vistosi occhiali da sole e circondato dagli angeli, dare vita al primo essere umano. La volontà di Sarkò può tutto: come mostrano le immagini postate sul web è lui che crea da solo le tre Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino a Giza, in Egitto. È lui che scopre l'America al posto di Colombo nel 1492 ed è alla guida del popolo parigino durante la Rivoluzione Francese. È la sua sagoma quella vicino a Winston Churchill a Yalta durante il celebre summit della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. È sempre l'attuale Presidente francese il primo essere umano a mettere piede sulla Luna. E poi è lui che ferma i carri armati in Piazza Tienanmen. Infine Sarkò è anche il protagonista di scoperte scientifiche e di eventi più «popolari». Ad esempio la vera mente che inventa la penicillina è quella del Presidente francese. E nonostante tutti gli impegni che ha, riesce anche a diventare il quinto membro dei Beatles e il vincitore di una medaglia olimpica.

COMMENTI IRONICI - I commenti ironici sul web la fanno da padrone: «Peccato che quel giorno Sarkò fosse in Inghilterra per registrare canzoni insieme ai Beatles - scrive un utente che usa il nickname "Franpi Barriaux" su Twitter - Sicuramente avrebbe impedito l'uccisione di Kennedy». E tornando alla notte dei tempi un altro utente spiega: «Giocando con due pietre, Sarkozy scoprì il fuoco». E ancora: «Fu proprio lui ad accordare la chitarra di Jimmy Hendrix prima del concerto di Woodstock>. Per adesso Sarkozy non ha ancora rilasciato nessun commento e nessuno sa se sia infastidito dalla burla multimediale. Sulla sua pagina di Facebook sono arrivati molti commenti violenti. Molti accusano il presidente di essere un bugiardo per aver scritto che la notte del 9 novembre del 1989 era a Berlino: «Ecco un'altra bugia del nostro presidente» taglia corto un utente di Facebook, mentre altri usano l'ironia: «Sicuramente signor presidente. La credo. Anch’ io, assieme a mio fratello, quel giorno, ho distrutto il muro. Ma nel mio giardino». Anche il giornalista francese Alain Auffray ha definito «una menzogna» il post del presidente pubblicato sul social network: «È impossibile che Sarkozy fosse a Berlino quel giorno - scrive il redattore di Liberation sul suo blog -. La mattina del 9 novembre nessuno né a Parigi, né a Berlino, poteva immaginare che il muro sarebbe crollato. Solo alle 20 si è cominciato a parlare di libera circolazione dei berlinesi. E non prima delle 23 i cittadini di Berlino Est hanno cominciato ad ammassarsi davanti alla frontiera».

 

LA FOTOGALLERY

Francesco Tortora

corriere.it


Francia: polemica su una foto di Sarkozy a Berlino alla caduta del Muro

Francia: polemica su una foto di Sarkozy a Berlino alla caduta del Muro

 

Siti e giornali francesi smentiscono il presidente sulla data: non era là il 9 novembre 1989. Ma il primo ministro Fillon assicura di averlo incontrato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie

 

Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)
Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)

PARIGI - Scoppia la polemica in Francia sulla presenza di Nicolas Sarkozy a Berlino il 9 novembre 1989 quando cadde il Muro. Il presidente francese domenica ha messo su Facebook il ricordo di quel giorno e una foto che lo ritrae mentre sta picconando la divisione in cemento armato, ma molti giornali e siti internet mettono in dubbio l'autenticità non tanto della foto in sé, ma la data esatta.

LE MONDE - Secondo "Le Monde", Sarkozy si sarebbe "sbagliato" di una settimana, visto che il suo viaggio a Berlino risalirebbe al 16 novembre 1989. In particolare, un'agenzia AFP, datata 17 novembre, riferiva di un viaggio di Nicolas Sarkozy, Alain Juppé e Jean-Jacques de Peretti a Berlino il 16 novembre. Proprio M. de Peretti, che in un primo tempo aveva confermato la versione di Sarkozy, ha confermato di non essere stato a Berlino «due volte». E lo stesso Alain Juppé, in una sua biografia, parla del 16 novembre.

FILLON: «ERA A BERLINO, L'HO VISTO» - A difendere il presidente è il primo ministo François Fillon, che assicura di aver incrociato Sarkozy a Berlino proprio la sera del 9 novembre 1989. «Ero a Berlino dal 7 novembre per partecipare a un dibattito sulle relazioni Est-Ovest», ha spiegato Fillon, che a quei tempi faceva parte della commissione Difesa dell'Assemblea nazionale. «Abbiamo passato tutto il pomeriggio e la serata ad assistere alle prime grandi manifestazioni nei pressi del Muro. Verso le 23 abbiamo incrociato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie Alain Juppé (allora primo ministro), che era accompagnato da Nicolas Sarkozy e da Philippe Martel, responsabile delle relazioni internazionali del Rpr (l'ex partito gollista)», ha detto il premier.


11/11/2009

Rutelli fonda «Alleanza per l'Italia»«Il simbolo sarà scelto online»

Rutelli fonda «Alleanza per l'Italia»«Il simbolo sarà scelto online»

 

Tabacci portavoce. La prima uscita pubblica si terrà a Parma a dicembre. Presentato il nuovo soggetto politico creato dall'ex leader della Margherita dopo l'addio al Pd


Francesco Rutelli (Omega)
Francesco Rutelli (Omega)

MILANO - L'addio al Pd di Rutelli diventa ufficiale. A sancirlo in via definitiva è la nascita di «Alleanza per l'Italia»: questo il nome del movimento fondato dall'ex leader della Margherita, che del nuovo partito sarà anche il presidente. Il portavoce è Bruno Tabacci, che ha a sua volta lasciato l'Udc. La prima convention nazionale di «Alleanza per l'Italia», il soggetto politico fondato da Francesco Rutelli, si terrà a Parma, l'11 e 12 dicembre prossimi. Per Rutelli si tratta di un ritorno: nella città emiliana, nel 2003 si era tenuto il congresso della Margherita. La scritta «Alleanza X l'Italia», con il simbolo della "x" per metà verde e per metà rosso al posto della parola «per», è il simbolo scelto da Rutelli per rappresentare il suo nuovo partito. Non si tratta di una scelta definitiva, spiega il presidente del neonato movimento: «Sarà lanciata una consultazione online per arrivare al simbolo che poi resterà».

«RISPETTO IL PD, MA...» - «Rispetto il Pd ma non sono d'accordo con la sua svolta a sinistra» spiega Rutelli presentando il suo nuovo movimento. «Da oggi inizia un cammino - aggiunge l'ex Pd - per aggregare tutte le persone che vogliono un'Italia democratica, liberale, popolare e riformatrice».

L'ADESIONE DELLA LANZILLOTTA - Il neonato partito di Rutelli incassa intanto il sostegno e l'adesione di Linda Lanzillotta, ex ministro Pd che ha annunciato l'addio ai democratici. «È stata una scelta sofferta, maturata negli ultimi mesi» spiega Lanzillotta, mettendo in guardia i democratici: altri lasceranno. «Sento un disagio diffuso», sottolinea l'ex ministro in un'intervista al Corriere della Sera. «È fallito un progetto al quale ho molto creduto - prosegue -: il rinnovamento della cultura politica, la modernizzazione del Paese. Il Pd non è riuscito a fondere le culture tradizionali con quelle innovative». Le primarie, dice, sono state «un punto di svolta in cui si decideva se continuare con il progetto originario o riesumare le vecchie identità, più rassicuranti ma inadeguate. Si è scelta la seconda strada». Ovvero: «Bersani è stato il punto d'approdo della crisi, che credo irreversibile». Lanzillotta osserva che «il Pd ha già rimosso le componenti della cultura liberale e ambientalista. È approdato nel gruppo socialista in Europa e ha mantenuto un collateralismo con il sindacato. Se non vuole essere destinato alla marginalità - aggiunge - ha bisogno che qualcuno rappresenti l'altro pezzo della cultura riformista. Noi restiamo nell'area di centrosinistra, ma miriamo ad assorbire parti dell'elettorato del centrodestra». Come la Lanzillotta anche i senatori Franco Bruno e Carlo Gustavino lasciano il Pd per aderire ad «Alleanza per l'Itali». Chi resta nel Partito democratico è invece Paola Binetti. Lo annuncia la stessa deputata teodem. «Fino a prova contraria, resto» ha detto ad Affaritaliani.it.