10/04/2010

Il presidente polacco Lech Kaczynski muore in disastro aereo

Il presidente polacco Lech Kaczynski muore in disastro aereo

L'incidente è avvenuto in Russia, in fase di atterraggio nell'aeroporto di Smolensk. I morti sono 132, tra cui il presidente, sua moglie e diversi esponenti dello stato polacco. Annunciate elezioni anticipate.

 


Il presidente della Polonia Lech Kaczynski è morto in un'incidente aereo durante l'atterraggio all'aeroporto di Smolensk in Russia. Nessuno dei 132 passeggeri a bordo è sopravvissuto. Il ministero degli esteri polacco ha confermato che ha bordo del velivolo si trovavano, oltre alla moglie del presidente, diversi esponenti dello stato polacco. Tra di loro il governatore della banca centrale polacca Slawomir Skrzypek, diversi membri del gabinetto di Kaczynski; il capo di stato maggiore dell'esercito polacco; l'ex presidente Ryszard Kaczorowski; alcuni deputati; il candidato conservatore alle prossime presidenziali e il vescovo cappellano dell'esercito. La folta delegazione era diretta alla seconda parte della cerimonia di commemorazione del 70mo anniversario della strage di Katyn. Sull'aereo non si trovava il fratello gemello del presidente, Jarosław Kaczyński, ex primo ministro polacco.

Kaczynski si stava recando in Russia per partecipare alla commemorazione della tragedia di Katyn.


Il governo polacco ha annunciato che si terranno elezioni presidenziali anticipate. Intanto le funzioni presidenziali verranno svolte dal presidente di uno dei due rami del parlamento. Il governo russo ha annunciato che sarà Vladimir Putin a guidare l'inchiesta sull'incidente all'aereo presidenziale

polacco. La presidente russo Dmitry Medvedev ha personalmente affidato l'incarico al premier e ha inviato il ministro della Protezione civile Sergei Shoigu sul luogo del disastro.



Le immagini dal luogo della tragedia, il cordoglio dei polacchi.

 


21/10/2009

Da infermiere in un ospizio a Re "Carriera" di un emigrato africano

Da infermiere in un ospizio a Re "Carriera" di un emigrato africano

 

Con una cerimonia ufficiale è stato incoronato monarca del regno di Rwenzururu. Charles Wesley Mumbere accudiva gli anziani nel Maryland. Ora è sovrano di un regno africano

 

 

Isaya Mukirania Kibanzanga
Isaya Mukirania Kibanzanga

Da infermiere in un ospizio nel Maryland a re in Uganda, il salto di carriera è notevole. E di questi tempi è più che mai incredibile. Per anni Charles Wesley Mumbere ha accudito anziani e malati in una casa di riposo negli Usa. Ma lunedì il 56enne è stato incoronato ufficialmente sovrano del piccolo regno africano di Rwenzururu, in Uganda, situato sulle montagne di Rwenzori. A 13 anni Mumbere aveva ereditato la corona dal defunto padre, Isaya Mukirania Kibanzanga. Allora, tuttavia, non poteva salire al trono di Rwenzururu, perché a quel tempo, nel 1967, il governo ugandese aveva sciolto tutti i tradizionali regni nel paese africano. Nel frattempo, il governo del presidente Yoweri Museveni ha revocato la decisione e Mumbere è ritornato nel suo paese. Nelle vesta di monarca del regno di Rwenzururu non avrà però nessun potere politico. La sua carica si limita alla conservazione del lascito culturale del suo popolo Bakonzo, 300.000 persone in tutto, una popolazione bantu di coltivatori. Ciononostante, il re infermiere ha già spiegato di volere una riforma sanitaria per la sua gente, sulla scorta dell'esperienza venticinquennale negli Usa.

 

L'INCORONAZIONE - Centinaia di persone hanno camminato per giorni per raggiungere il luogo dell'incoronazione e salutare il nuovo sovrano, accolto e festeggiato con coloratissimi abiti tradizionali, bandierine e balli. La cerimonia è stata presieduta dal presidente dell'Uganda Yoweri Museveni, che ha riconosciuto ufficialmente il regno di Rwenzururu, situato sulle montagne di Rwenzori. L'incredibile storia sembrerebbe uscita dalla penna di qualche sceneggiatore a Hollywood: Mumberi è arrivato negli Usa con una borsa di studio del governo ugandese nel 1984. Dopo un cambio ai vertici politici ha dovuto fare a meno dello stipendio. Nel 1987 Mumberi ha avuto l'asilo negli Stati Uniti ed ha cominciato la sua formazione da infermiere. Per dieci anni, dal 1999 ad oggi, ha vissuto e lavorato a Harrisburg, nel Pennsylvania. Nel luglio scorso per la prima volta ha dichiarato in un'intervista ad un giornale locale di essere un erede al trono.

Elmar Burchia


20/04/2009

Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza

Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza

 

Consultazione online. Il social network lancia un referendum sulla privacy. Ma per essere valido deve votare il 30% degli utenti

 

Facebook site governance
Facebook site governance

MILANO - Utilizzare le attuali regole sulla privacy o decidere di optare per le novità che sono state decise attraverso la selezione dei commenti inviati dagli utenti? La decisione spetta agli utenti di Facebook, che entro il 23 aprile potranno esprimere il proprio voto in proposito. Il progetto si chiama Facebook Governance, un sistema che concede agli utenti di consigliare i gestori sulle innovazioni del sito attraverso una sorta di referendum.

LA POLEMICA - La decisione è stata presa tra Febbraio e Marzo, dopo le polemiche
per il restyling del sito
che ha costretto i gestori a fare una parziale marcia indietro sulle decisioni prese: migliaia le e-mail di lamentela e impietose le percentuali dei sondaggi lanciati sullo stesso Facebook. In alcuni casi gli scontenti per le novità introdotte superavano addirittura il 90%.

IL QUORUM - I problemi emersi sino ad ora sulle novità del nuovo corso riguardano la validità dei "Voti". Le consultazioni saranno vincolanti solo se parteciperà almeno il 30% degli utenti attivi al momento della divulgazione ufficiale di una votazione. Un utente è considerato attivo se ha effettuato l’accesso negli ultimi 30 giorni. L'idea di creare una soglia del 30% secondo molti scoraggerà la partecipazione, poiché difficilmente sarà raggiungibile.

CANCELLARE I DATI - D'altro canto, in attesa dei risultati di queste votazioni sulla privacy, è comunque possibile attivare la cancellazione completa di tutti i file legati ad un account che l'utente voglia eliminare dai server di Facebook. Secondo le nuove condizioni d'uso, per quanto transitorie, gli utilizzatori sono proprietari delle immagini e delle informazioni inserite su Facebook e quindi possono richiederne la rimozione.

PROTESTA IN PIAZZA - Ma con l'introduzione del nuovo metodo di consultazione il malcontento non si placa e si sposta anche nella vita reale. Così un gruppo di utenti francesi ha organizzato un presidio di protesta all'Arco della Defense di Parigi: «Contre la nouvelle version de Facebook" (contro la nuova versione di Facebook) recita lo striscione di dissenso. Ancora non si conosce l'identità del gruppo promotore della protesta, ma già molti blogger, pur condividendone i motivi, storcono il naso di fronte a uno sconfinamento che giudicano inopportuno.

Lavinia Hanay Raja


14/04/2009

«Social network rendano inaccessibili i dati dei minori ai motori di ricerca»

«Social network rendano inaccessibili i dati dei minori ai motori di ricerca»

 

Aperta procedura contro la gran bretagna: sua normativa non rispetta privacy sul web. Invito del commissario Reding, che si dice pronta a dettare nuove regole ad hoc

 

Viviane Reding (Emblema)
Viviane Reding (Emblema)

BRUXELLES (BELGIO) - La Commissione Ue riparte all'attacco di Facebook, MySpace e degli altri social network per proteggere la privacy dei cittadini Ue, in special modo quella dei minorenni. «Vuoi che Internet diventi una giungla? Potrebbe presto accadere, se non si riesce a controllare l'uso dei vostri dati personali sul web», avverte il commissario responsabile delle Telecomunicazioni, Viviane Reding, in un video sul suo sito Internet in inglese.

PROTEZIONE - La protezione della privacy deve essere una priorità per i social network, prosegue la Reding, che spiega come «almeno i profili dei minorenni devono essere nascosti di default e resi inaccessibili per i motori di ricerca». Bruxelles ha già chiesto ai principali siti mondiali di social network di prendere provvedimenti per proteggere i minori, ma la Reding si dice «pronta a dettare nuove regole ad hoc». Gli europei «hanno il diritto di controllare come vengono utilizzate le loro informazioni personali», spiega la Reding, precisando che la Commissione prenderà misure contro quegli Stati membri che non proteggono la privacy degli utenti di Internet contro gli attacchi dei social network, delle pubblicità mirate e dei nuovi sistemi di «advertising» come i Rfid, le cosidette etichette elettroniche.

PROVVEDIMENTO CONTRO LA GRAN BRETAGNA - La Reding ha intanto aperto una procedura d'infrazione contro la Gran Bretagna, invitando Londra a modificare la propria legislazione al fine di conformarsi alle regole comunitarie in tema di privacy dei dati on line. A meno che la Gran Bretagna non cambi la sua normativa, il commissario europeo ha la facoltà di inviare un ultimo avvertimento prima di portare il Paese dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, che ha il potere di costringere i 27 Paesi dell'Unione europea a cambiare le rispettive leggi per conformarle a quelle comunitarie.


28/03/2009

La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere

La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere

 

La rete del social network per i micro-pagamenti. Il progetto: una piattaforma per integrare la pubblicità online con l'e-commerce

 

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

MILANO — Anche se continua a girare con le sue ciabatte Adidas e le felpe con il cappuccio anni Ottanta, l'ex studente di Harvard, Mark Zuckerberg, ora sogna di fare il «banchiere»: il primo su internet. La sua forza è che ha già 175 milioni di clienti nel mondo. E se siete iscritti a Facebook tra loro ci siete anche voi. Il punto debole è che la popolarità dei banchieri in questo momento non è certo ai massimi storici. Ma anche che il progetto è ambizioso e non privo di rischi. Insomma, a 5 anni dalla sua nascita nel dormitorio del college di Boston Facebook, dopo essere stato fino ad ora sostanzialmente un passatempo, tenta di diventare maggiorenne e guadagnarsi da vivere da solo.

Come? Diventando una banca. Non proprio nel senso tradizionale del termine, ma almeno in parte: vuole battere moneta (virtuale), farsi prepagare per acquisire un credito - un po' come fanno gli operatori telefonici mobili o i gestori delle carte ricaricabili - e farsi garante delle microtransazioni che avvengono all'interno del proprio mondo. Nulla a che vedere dunque con le monete finte da «monopoli » che fino ad ora hanno movimentato fenomeni decaduti come Second Life. Il progetto, per ora allo studio, dopo essere stato a lungo un «rumor» è stato confermato in questi giorni a San Francisco dal guru del gaming di Facebook, Gareth Davis. Non a caso. I videogiochi online proprio come la musica digitale può contare su degli appassionati pronti a tutto. E a dire la verità la società aveva già tentato un paio di anni fa con il progetto «Wallet» mai decollato.

Ma se il colpo dovesse riuscirgli Facebook non solo risolverebbe uno dei rompicapi con cui si stanno confrontando anche settori tradizionali come l'editoria, cioè quello dei micropagamenti da pochi centesimi, ma riuscirebbe ad integrare sulla propria piattaforma la scommessa della pubblicità online con l'e-commerce (anche se in Italia, secondo l'Eurostat solo 11 persone su 100 hanno fatto un acquisto sul web nel 2008, mentre la media Ue è del 32%). Due i nodi da sciogliere: il primo sono le commissioni delle carte di credito che per adesso, insieme alla paura di regalare i codici segreti alla criminalità online organizzata, frenano il micro-shopping. Il secondo è rappresentato dal fisco: chi paga le tasse? Un caso già scoppiato su eBay. La soluzione potrebbe essere l'acquisto di un credito, dunque con una singola transazione, da utilizzare spacchettato grazie al «Facebook-fiorino». Si chatta con gli amici, si riceve la pubblicità mirata e si acquista.

Massimo Sideri


16/02/2009

Facebook è il sesto "paese" del Mondo

Facebook è il sesto "paese" del Mondo

 

Il popolo del "social network" rappresenta il 22,4% degli internauti. In un mese gli iscritti sono saliti da 150 a 175 milioni, mentre i visitatori sono diventati 220 milioni

 

ROMA - Un mese fa erano 150 milioni di utenti attivi. Adesso Facebook ha aggiornato il dato globale dei suoi affiliati: 175 milioni. E' con questa cifra che festeggia i suoi cinque anni da poco compiuti. La notizia è comparsa sullo stesso sito aziendale ed è rimbalzata online su vari siti specializzati in tecnologia, che sottolineano come il grosso della crescita di Facebook si debba ai membri al di fuori degli Stati Uniti: oltre il 70%. «Se Facebook fosse un Paese - aveva scritto un mese fa il suo fondatore Mark Zuckerberg -, sarebbe quello con l'ottava popolazione mondiale, superando Giappone e Russia».

SESTO "PAESE" DEL MONDO - Ma con 175 milioni di iscritti ora il popolo del social network guadagnerebbe altre due posizioni scavalcando Pakistan e Bangladesh. Secondo gli ultimi dati rilasciati dalla società di analisi e ricerche comScore, riferiti a dicembre 2008, nel mondo sono oltre 220 milioni i visitatori unici di Facebook, circa il 22,4% degli internauti, con quasi 80 miliardi di pagine viste.

 
ITALIA - Per quanto riguarda il popolo italiano di Facebook, a fine 2008, comScore contava quasi 8 milioni e mezzo di visitatori unici, circa il 40,8% degli internauti con più di 15 anni, e oltre 3 miliardi di pagine viste.