27/08/2010
Sub ucciso a Posillipo, parla l'investitore «Moriva e zero soccorsi, sono disperato»
Sub ucciso a Posillipo, parla l'investitore «Moriva e zero soccorsi, sono disperato»Disperato nella sua solitudine chiede rispetto per il ragazzo morto e per i suoi familiari nell'attesa della sentenza.
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25/08/2010
Positivo al test antidroga il pilota del gommone killer
Positivo al test antidroga il pilota del gommone killerTragedia a Posillipo: un natante di sette metri ha investito e ucciso un pescatore subacqueo. Subito soccorso dall'equipaggio dello stesso mezzo, l'uomo è deceduto poco dopo. Il conducente del natante positivo al narcotest
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29/08/2009
Napoli, rapina choc a Posillipo Spari e ostaggi al ristorante
Napoli, rapina choc a Posillipo Spari e ostaggi al ristorante
Gang in azione nella notte in via Manzoni. Pistole puntate alla testa dei clienti
È una delle cruente scene di una rapina messa a segno l’altra sera a Posillipo, nel ristorante «Manzoni», sull’omonima strada - alla confluenza con via Stazio - da una gang di feroci malviventi che hanno razziato danaro, soldi e gioielli, terrorizzando gli avventori con spari in aria, percosse e minacce. Sono le 23,30 in punto quando, nel locale posillipino, fanno irruzione due banditi. Impugnano pistole e hanno il volto coperto da caschi integrali.
Sulla strada attendono due complici, in sella ad altrettante rombanti moto, pronte a schizzare via a tutta velocità. Anche costoro sono resi irriconoscibili dal casco. Nel locale i tavoli occupati sono quattro. Una dozzina complessivamente, gli avventori. L’atmosfera è tranquilla.
Quasi tutti sono al dessert. L’incursione dei criminali scatena il panico. Alla cassa c’è una giovane donna, nelle cucine tre dipendenti. I banditi - che sotto il casco hanno parte del viso coperto da bandane colorate - sono decisi. Urlano, imprecano. Non sono giovanissimi, venticinque, trent’anni al massimo, diranno poi ai carabinieri i clienti del ristorante. Sotto la minaccia delle armi gli avventori iniziano a consegnare le proprie cose.
Un avvocato si sfila dal polso un Tudor d’oro. Una signora di mezza età sgancia un bracciale in oro e diamanti. Un altro cliente consegna un portafogli. E denaro in contante. Diverse migliaia di euro in banconote di medio taglio. Poi uno dei banditi si accorge che un anziano ha fatto scivolare sotto il tavolo un orologio. Si tratta di un Vacheron Constantin.
Ed è a questo punto che si teme il peggio. I rapinatori perdono la testa. Uno esorta l’altro a uccidere l’uomo, un docente universitario, titolare di cattedra alla Federico II. Sotto il tavolo c’è il suo cagnolino che, nel vedere i due rapinatori accanirsi contro il padrone, inizia ad abbaiare. A questo punto la donna che è alla cassa, temendo che il bandito uccida il cliente urla con quanto fiato ha in gola. Un avventore seduto ad un altro tavolo reagisce e affronta i criminali. Uno dei malviventi lo percuote, sferrandogli il calcio della pistola sul volto.
Nel frattempo, richiamati dal trambusto, escono dalla cucina cuochi e camerieri. I banditi si rendono conto che le cose possono mettersi male, arraffano danaro, oggetti e gioielli (tralasciano l’incasso del ristorante) e scappano. Sparando in aria e terrorizzando ulteriormente i presenti. Raggiungono i complici e in una manciata di secondi fanno perdere le proprie tracce.
Dal locale la cassiera telefona al 113. Arrivano i carabinieri che raccolgono la denuncia dei depredati.
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20/06/2009
Pirati infestano il mare di Posillipo Manò marine speronato e depredato
Pirati infestano il mare di Posillipo Manò marine speronato e depredato
Non solo nel corno d'africa. Tre persone a bordo di un gommone hanno preso possesso della barca derubando il proprietario
Il mare di Posillipo
NAPOLI - Non più bandiere nere con il teschio e le tibie e non solo nel corno d'Africa. La pirateria sbarca nel mare di Napoli, a largo di Posillipo. Tre persone, a bordo di un gommone, hanno prima speronato una grossa imbarcazione e poi ne hanno preso possesso, derubando il proprietario e un suo ospite.
BARCA LUNGA 13 METRI - Vittima un uomo di Cardito, in provincia di Napoli, titolare di una concessionaria di automobili e un suo dipendente. Avevano deciso di trascorrere la serata a bordo della barca dell'imprenditore, un Manò Marine, lunga 13 metri. Si trovavano nel mare di Posillipo, di fronte a palazzo Donn'Anna. All'improvviso hanno subito un vero e proprio assalto piratesco. Tre uomini, a bordo di un gommone, hanno speronato l'imbarcazione. Armati di mitraglietta e pistola sono saliti a bordo e hanno derubato l'imprenditore e il suo ospite. Il bottino: un Rolex e un Sector, della carta di credito, contanti per 1300 euro, un anello d’oro e cellulari.
UOMO IN MARE - Non era, però, solo a questo che puntavano i tre rapinatori. Dopo essersi impossessati dei beni di valore, hanno fatto indossare alle due vittime il giubbotto salvagente e e li hanno costretti a buttarsi in mare. A quel punto, hanno preso possesso della barca e si sono allontanati, facendo perdere le loro tracce.
SALVATI DAI CANOTTIERI - I due uomini, di 38 e 46 anni, sono stati tratti in salvo dai canottieridel vicino circolo Posillipo che si stavano allenando in quelle acque e che li hanno portati a riva a bordo delle loro canoe. Giunti al circolo Posillipo, sono stati soccorsi da una squadra del 118 per un principio di assideramento.
IL PRECEDENTE NEL 2005 - Nell'agosto del 2005, diverse bande di pirati presi di mira le barche di lusso, attraccate al largo dell'isola di Ischia e di Capri. Si avvicinavano a luci spente alle navi, partendo da Castellammare, Pozzuoli e Procida. Rapinavano le persone a bordo e si impossessavano delle navi. Per bloccare il fenomeno fu necessario un ingente dispiegamento di forze militari.
Giorgio Mottola
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17/05/2009
Uccisero anziano durante una rapina Fermati due rom: uno ha 14 anni
Uccisero anziano durante una rapina Fermati due rom: uno ha 14 anni
Il ragazzino, che ha confessato, aveva rapporti sessuali con uomini in cambio di regali. Vivevano in un campo nomadi vicino a Poggioreale. Salvatore D'Angelo era morto nella sua villa a Posillipo
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| Teodor Florin Milea, uno dei due arrestati (Ansa) |
NAPOLI - Vivevano in un campo rom di via Nuova del Campo, nei pressi del cimitero di Poggioreale alla Doganella, i due romeni fermati la scorsa notte per l’omicidio di Salvatore D’Angelo, il pensionato morto in seguito a una rapina nella sua casa di Posillipo a Napoli. Uno dei due ha 25 anni mentre l’altro 14.
CONFESSIONE - Il venticinquenne e il quattordicenne non sono stati trovati nel campo nomadi, ma bloccati nei dintorni di piazza Garibaldi a Napoli. I due hanno tentato anche la fuga inutilmente. C.F.H., 14 anni, già sposato, ha anche confessato l'assassinio di Salvatore D'Angelo, per il quale 2-3 volte la settimana faceva piccoli servizi a casa; secondo quanto riferiscono i magistrati, il minorenne aveva anche rapporti sessuali con uomini in cambio di regali. Il venticinquenne Teodor Florin Milea, l'altro arrestato, si è valso invece della facoltà di non rispondere. Secondo le ricostruzioni della polizia, C.F.H. aiutava D'Angelo nelle pulizie; qualche giorno fa, però, lo ha tradito, portandogli in casa Milea, ritenuto molto violento. Dalle indagini è venuto fuori che il venticinquenne aveva in passato già rapinato D'Angelo, facendolo finire in ospedale, alla clinica Mediterranea. A portare gli inquirenti sulla pista giusta il passaggio di mano dei telefoni cellulari rapinati alla vittima. Un rom rintracciato venerdì scorso, e trovato in possesso di uno dei telefonini e di una collanina d'oro che apparteneva al pensionato, ha indicato chiaramente da chi aveva acquistato gli oggetti. Altri particolari utili alle indagini sono arrivati da un infermiere che curava l'anziano, che era stato ricoverato in una clinica privata di Napoli dopo essere stato malmenato.
14/05/2009
Lavori abusivi, stop a Villa Cannavaro Indagato il capitano della Nazionale
Lavori abusivi, stop a Villa Cannavaro Indagato il capitano della Nazionale
Antiabusivismo a posillipo. Il gip: sequestro dei cantieri nella casa del difensore ora alla Juve. Non sarebbero a norma piscina e muri

NAPOLI - La villa di Fabio Cannavaro, in via Petrarca, sulla collina di Posillipo è finita sotto sequestro per abuso edilizio. E il capitano della Nazionale, nonché nuovo acquisto della Juventus, è finito sotto accusa per «abusi edilizi e in atti d'ufficio». Insieme a lui sono indagati anche due tecnici (un ingegnere e un geometra) del cantiere, una funzionaria della Soprintendenza e una del Comune di Napoli.
A disporre il sequestro della villa è stato il gip Alessandro Buccino Grimaldi su richiesta del pm della sezione Ecologia, Giuseppe Noviello. Sulla base di sopralluoghi dei carabinieri e dei vigili urbani, la villa del «pallone d'oro» è stata trovata fuori norma per molti elementi. A partire da una piscina di 25 metri, per un muro che circonda la villa nascondendola, per alcune recinzioni abusive e per l'uso di materiali non compatibili. Il rischio è ora la distruzione dei manufatti abusivi e il rinvio a giudizio per il campione azzurro.

I PRECEDENTI - Non è la prima volta che villa Cannavaro, a parco Carelli, finisce nella bufera. Già nel 2006 furono apposti i sigilli durante i lavori di ristrutturazione che non sarebbero stati effettuati in conformità con la normativa allora vigente. Per il difensore di Fabio — il professor Alfonso Maria Stile — le opere erano, invece. del tutto conformi alle licenze richieste e ottenute..In quell'occasione però il gip rigettò la richiesta (sempre del pm Noviello) , ma contro la decisione la Procura fece appello al Riesame. E il Riesame diede ragione a Noviello. Ci fu però il ricorso di Cannavaro in Cassazione: nel dicembre 2007 la Suprema Corte annullò «senza rinvio» l’ordinanza del Riesame, stabilendo che quei sigilli non potranno essere mai apposti. Ora invece la Procura torna all'attacco di Villa Cannavaro, stavolta con l'ok del gip e incrementando il «faldone» delle accuse..
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| Fabio Cannavaro |
IL COMUNE - Per il municipio è sempre stato tutto regolare. Secondo palazzo San Giacomo, i rilievi mossi in passato dalla Procura erano immotivati. In realtà a scatenare la «querelle» era stato, a fine giugno 2006, un architetto napoletano che aveva scritto al sindaco Iervolino, sollecitando controlli ed ispezioni relativi alla ristrutturazione nell’immobile al Parco Carelli. Tra l’altro, nella lettera segnalava un aumento delle cubature, provocato dal rifacimento dei tetti, e l’abbattimento di due alberi. La segreteria del sindaco girò la missiva all’allora assessore Felice Laudadio, titolare della delega all’Edilizia privata, il 30 giugno del 2006. Lo stesso giorno, secondo la ricostruzione dell’assessore, l’unità operativa antiabusivismo del comune effettuò un sopralluogo per verificare la conformità dei lavori in corso alle autorizzazioni richieste ed alle normative. Secondo i vigili urbani era tutto a norma. Per palazzo San Giacomo la vicenda terminò lì.
Non così per il denunciante che si chiedeva: «Come si può parlare di permesso a costruire in una zona vincolata?». E passò la palla alla Procura. Una palla che è ora finita nella rete del «capitano».
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13/05/2009
Napoli: pensionato ucciso in casa
Napoli: pensionato ucciso in casa
Nel quartiere di Posillipo. La polizia non esclude la rapina. Aveva le caviglie legate da un pezzo di lenzuolo ed era accanto al letto
| L'ingresso della casa della vittima |
NAPOLI - Salvatore D’Angelo, 78 anni, è morto a Napoli in seguito a una probabile rapina compiuta nella sua casa in via Marechiaro nel quartiere Posillipo. L’uomo è stato trovato da un amico che, insospettito dal fatto che non rispondesse e dall'alto volume della radio, è entrato in casa e l’ha trovato riverso a terra. D’Angelo aveva le caviglie legate da un pezzo di lenzuolo ed era accanto al letto, ma ancora vivo. Ha riportato un evidente stato di choc e una commozione cerebrale per una frattura allo zigomo sinistro. È stato ricoverato presso l’ospedale napoletano Fatebefratelli e poi trasportato a Caserta presso il Trauma Center, dov’è deceduto.
RAPINA - Sul fatto sta indagando la polizia che non esclude la pista della rapina, dal momento che la casa dell’uomo, un monolocale al piano terra, era completamente a soqquadro e mancavano portafogli e il telefonino cellulare. Il bottino sarebbe di modesto valore. D'Angelo viveva da solo nello stesso quartiere nel quale furono uccisi i coniugi Ambrosio nella villa in discesa Gaiola lo scorso 15 aprile.
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