13/01/2011

Sale la tensione, il Pd si divide: MoDem voterà contro Bersani

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L'annuncio di Paolo Gentiloni che ha anche criticato la posizione del segretario sulla Fiat

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25/04/2010

Hawking: «Gli alieni? Esistono, ma sarebbe molto meglio evitarli»

Hawking: «Gli alieni? Esistono, ma sarebbe molto meglio evitarli»

La posizione dello scienziato in un documentario. L'astrofisico britannico: «Il contatto con la vita extraterrestre potrebbe essere disastroso»

 

Stephen Hawking
Stephen Hawking

Gli alieni? Certo che esistono, è quasi sicuro. Parola di Stephen Hawking, l'astrofisico britannico famoso per le sue tesi spesso anticonformiste. Lo scienziato però avverte: l'umanità non deve in nessun caso entrare in contatto con loro - ciò potrebbe essere devastante. La star della fisica presenta in un nuovo documentario tv i suoi pensieri sull'universo e le forme di vita extraterrestri.

RAZIONALE
- In un universo con cento miliardi di galassie, ciascuna contenente centinaia di milioni di stelle, è improbabile che la Terra sia l'unico luogo dove si sia evoluta la vita. È ciò che sostiene Stephen Hawking, 68 anni, matematico e fisico con un quoziente intellettivo di 160, fino all'anno scorso titolare a Cambridge della cattedra lucasiana di Matematica e Fisica, carica ricoperta anche da Isaac Newton. Hawking, che soffre di atrofia muscolare progressiva - costretto a vivere su una sedia a rotelle e a comunicare con un sintetizzatore vocale - è uno dei cosmologi più noti. Ebbene, da ricercatore qual è ha spiegato che «per il mio cervello matematico i numeri da soli fanno pensare che è perfettamente razionale l'esistenza di alieni», riporta il Sunday Times. Le teorie del ricercatore verranno presentate in una serie di documentari che dai prossimi giorni andranno in onda sull'emittente britannica Discovery Channel.

RISORSE DELLA TERRA
- La vita extraterrestre, spiega lo studioso, è concepibile nei modi come la conosciamo - dal microbo al bipede intelligente. Le forme più probabili di vita potrebbero essere microrganismi e animali semplici; in fin dei conti, queste specie avrebbero dominato anche la Terra per milioni di anni. Ciò nonostante, Hawking mette in guardia l'umanità dal possibile incontro con forme di vita intelligente: «Il contatto con la vita aliena potrebbe essere disastroso per la razza umana». Il motivo? Gli alieni potrebbero tentare di sfruttare la nostra Terra per le sue risorse, per poi proseguire. Lo scienziato paragona tale situazione con la quella della scoperta dell'America nel 1492: «Quando Colombo sbarcò in America, le cose non sono più andate così bene per gli indigeni». Hawking ha in mente degli alieni-nomadi che, dopo aver esaurito tutte le risorse del proprio pianeta, vanno a caccia attraverso le galassie di altri pianeti da sfruttare. Oltretutto, immagina l'esperto: «Questi esseri potrebbero sottomettere e colonizzare i pianeti a bordo di navi giganti». E sottolinea: «Basta guardare a noi stessi per vedere come potrebbe svilupparsi la vita intelligente in qualcosa che non vorremmo incontrare».

PRUDENZA
- Già in precedenza l'astrofisico aveva messo in guardia dagli incontri ravvicinati con gli altri inquilini dello spazio. «Se mai vi dovesse capitare di incontrare un alieno, state attenti: potreste essere contagiati da un virus contro il quale non possedete alcun anticorpo», aveva sostenuto Hawking in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo della Nasa.

Elmar Burchia


02/03/2009

Unabomber, archiviata la posizione di Elvo Zornitta. «Nessuna prova»

Unabomber, archiviata la posizione di Elvo Zornitta. «Nessuna prova»

 

L'ingegnere: «Finalmente respiro a pieni polmoni come un uomo libero». Accolta la richiesta della Procura: «Mancano elementi sufficienti per sostenere l'accusa»

 

Elvo Zornitta
Elvo Zornitta

TRIESTE - «Mancano elementi per sostenere l'accusa». Per questo motivo, il gip di Trieste, Enzo Truncellitto, ha disposto l'archiviazione del procedimento contro l'ingegnere Elvo Zornitta, unico indagato per gli attentati attribuiti a Unabomber. La richiesta di archiviazione era stata presentata lo scorso 30 dicembre dal sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste, Federico Frezza. Si chiude così, con una sconfitta per la giustizia, la ricerca del folle bombarolo che da almeno 14 anni terrorizza il Nordest, disseminando le sue trappole esplosive.

«UN UOMO LIBERO» - «Finalmente respiro a pieni polmoni come un uomo libero - è il primo commento di Zornitta all'Apcom -. È un gradissimo sollievo. Anzi, è una benedizione: con tutti i problemi che ci sono in questo momento, almeno uno lo abbiamo risolto». «Questa vicenda è durata veramente troppo - rivela l'ingegnere - ricordo che solo due anni fa si diceva che c'erano ben altre prove e adesso invece siamo alla fine di un calvario». Ma come ha fatto in tutti questi anni a mantenere la calma nonostante fosse l'unico sospettato? «Sono una persona molto nervosa, in realtà, anche se dal di fuori posso sembrare calmo. E sono anche un pessimista. È stato difficile mantenere la calma, ma l'ho dovuto fare per la mia famiglia che doveva trovare un riferimento e che non c'entrava nulla in questa vicenda».

IPOTESI DI REATO - Zornitta era indagato per le ipotesi di reato di lesioni personali gravissime e utilizzo di materiale esplosivo e si era trovato al centro di una complicata vicenda giudiziaria nella quale è indagato il perito balistico Ezio Zernar, in servizio nel Laboratorio Indagini Criminalistiche della Procura di Venezia. Nel processo in corso davanti al Tribunale di Venezia, Zernar è accusato di aver manipolato il lamierino trovato in un ordigno inesploso, attribuito a Unabomber, al fine di costruire una prova contro Zornitta. Sull'ingegnere friulano, Polizia e Carabinieri indagano da circa sei anni. Tre anni fa Zornitta aveva ricevuto un avviso di garanzia e circa due anni fa era comparso davanti al gip di Trieste nell'incidente probatorio che doveva accertare se un paio di forbici sequestrate in un suo capanno fossero le stesse che avevano tagliato il lamierino trovato nell'ordigno inesploso. Proprio durante l'incidente probatorio emerse l'ipotesi che il lamierino fosse stato manomesso da Zernar.

LE TAPPE - Su Unabomber hanno indagato quattro Procure, decine di investigatori, una ventina di magistrati. La prima esplosione risale al 21 agosto 1994, alla Sagra degli Osei, a Sacile (Pordenone). Gli attentati sono proseguiti per un paio d'anni con la stessa tecnica (un tubo metallico esplosivo), poi hanno subito uno 'stop' di circa quattro anni, dal 1996 al 2000, quando il bombarolo è passato a una confezione di uova, prima, un tubetto di pomodoro, poi, e uno di maionese acquistati in un supermercato di Portogruaro (Venezia), fino a un cero votivo nel cimitero di Motta di Livenza (Treviso). A Natale 2003 un ordigno è scoppiato nel Duomo di Cordenons (Pordenone). È a questo punto che viene costituito un nucleo specializzato di investigatori, il 'pool' interforze, che comincia a controllare centinaia di persone, cui segue un'intesa tra le Procure generali di Venezia e Trieste, che riuniscono i vari fascicoli d'indagine sparsi nel Nordest sotto l'ipotesi dell'aggravante terroristica, e le mettono in capo alle Procure distrettuali di Venezia e Trieste. In questo periodo Elvo Zornitta, ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone), sposato, una figlia, viene indagato per gli attentati. Da allora si susseguono altri episodi, tra cui lo scoppio in uno sciacquone di un bagno del Palazzo di Giustizia di Pordenone, l'esplosione di un evidenziatore giallo nelle mani di una bimba di nove anni sul greto del Piave e un accendino inesploso, avvolto in nastro adesivo nero, il 2 aprile 2004 dentro un inginocchiatoio nella chiesa di Sant'Agnese, a Portogruaro (Venezia). È proprio per questo episodio - che non è l'ultimo della serie - che nell'agosto 2006 il nome di Elvo Zornitta diventa pubblico.