16/11/2010
La Lotus finisce davanti alla Virgin e Branson dovrà travestirsi da hostess
La Lotus finisce davanti alla Virgin e Branson dovrà travestirsi da hostessIn occasione della traversata ci sarà un'asta di beneficenza per acquistare i posti. Il businessman ha perso la scommessa con Fernandes: si vestirà da donna su un volo AirAsia del rivale
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31/05/2010
Seimila candidati da tutta Italia per 50 posti negli asili milanesi
Seimila candidati da tutta Italia per 50 posti negli asili milanesiPer chi supererà la prova un ulteriore scritto e poi l'orale. I quiz per la preselezione al Forum di Assago. In palio il posto fisso e uno stipendio di 20mila euro
| Il concorso al Forum di Assago (Fotogramma) |
MILANO - Erano quasi seimila, arrivati da tutta Italia con il miraggio di un incarico a tempo indeterminato nelle scuole dell'infanzia e nei nidi del Comune di Milano, e uno stipendio fisso di 20 mila euro all'anno. Solo cinquanta coroneranno il loro sogno. In mezzo, giorni di prove e speranze infrante. Ai blocchi di partenza, in due turni - uno al mattino di circa duemila candidati, l'altro nel pomeriggio: 4mila aspiranti - laureati e laureate (la stragrande maggioranza) con anzianità fino a 15 anni, ma anche freschi di titolo, in cerca della prima occupazione. Al Forum di Assago, il palazzetto che di solito ospita concerti e partite di basket, si è svolta la prova di pre-selezione, con i quiz scritti, il cui superamento è necessario per accedere ad un'ulteriore prova scritta, e poi all'orale. Hanno risposto ai quiz di cultura generale - domande sulla Costituzione, sulla storia, l'attualità, la letteratura - e a quesiti tecnici, da Piaget alla Montessori. Solo duemila passeranno alla seconda fase delle selezioni, che si svolgerà il 15 giugno. Un nuovo viaggio «della speranza» per un terzo dei candidati. Ancora da fissare la data delle prove orali, che si svolgeranno dopo la valutazione degli scritti.
Erano anni che il Comune di Milano non bandiva un concorso pubblico di questo tipo: l'ultimo si è tenuto nel 2004. Hanno risposto in massa, da tutto il Paese (e quindi senza il requisito della residenza a Milano o in Lombardia), in un periodo di crisi e di tagli. «Si tratta di un'opportunità che abbiamo voluto dare ai giovani in un momento in cui c'è fame di lavoro» ha spiegato l'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano Mariolina Moioli. Il processo di selezione consentirà di mettere in organico 50 educatori per l'inizio del nuovo anno scolastico. «Ma la speranza - ha detto la Moioli - è di poterne assumere altri nel 2011, attingendo dalla graduatoria del concorso».
Redazione online
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27/05/2010
Berlusconi a Marcegaglia: “Vieni al posto di Scajola”
Berlusconi a Marcegaglia: “Vieni al posto di Scajola”Il premier agli industriali durante l'Assemblea Annuale: "Che ne direste?". Silenzio in platea. Il presidente del Consiglio: “Dite no? Allora non prendetevela con il governo”.
Marcegaglia al posto di Scajola. La proposta arriva dal presidente del Consiglio Berlusconi, testimone la platea di Confindustria, riunita per l'Assemblea Annuale all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Appena Marcegaglia finisce la sua relazione, Berlusconi prende la parola, mostra il discorso scritto precisando che non lo leggerà, e dice: "Per la prima volta c'è al governo un imprenditore, che cerca di governare l'Italia come faceva con le sue imprese, con concretezza. Ma ho bisogno di essere aiutato. Quando ti ho proposto di venire ad assumere la responsabilità del ministero dello Sviluppo tu mi hai risposto: 'Come la prendono in Confindustria'? Ora ti ripropongo l'offerta, e agli industriali presenti chiedo: "Voi come la prendereste?". E propone una votazione per alzata di mano, ma non si alza alcuna mano in sala. "Dite di no? E allora poi non prendetevela con il governo...", conclude il premier.
ASSEMBLEA CONFINDUSTRIA
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26/05/2010
La rivolta delle province "tagliate" «Incostituzionale e contro il Sud»
La rivolta delle province "tagliate" «Incostituzionale e contro il Sud»La manovra e gli enti locali. La parola ai presidenti che rischiano il posto: «Salve Imperia, La Spezia, e Sondrio? Come mai»
MILANO - «Non vorrei essere ricordato come l'ultimo presidente della provincia». Si preoccupa Franco Stella, partito democratico, presidente della provincia di Matera, alla notizia dell'abolizione delle province con meno di 220mila abitanti prevista dalla manovra del Governo. «È una notizia che ci fa sorridere».
In che senso scusi?
«Nel senso che ha il suo lato positivo».
E cioè?
«Fa vedere quando sia bistrattato il Sud. Perché sono più quelle del Sud le province tagliate, vero?».
Per la verità nella lista, depennate le province sopra i 220mila abitanti, le province che confinano con stati esteri, le province che ricadono nelle regioni a statuto speciale, ne restano 9: i dati Istat del 2009 rilevano la popolazione residente al 2008. Ecco l'elenco: Piemonte, Biella (187 mila abitanti); Toscana, Massa Carrara (203 mila abitanti); Marche, Ascoli Piceno (212 mila), Fermo (176 mila); Lazio, Rieti (159 mila); Molise, Isernia (88 mila); Basilicata, Matera (203 mila); Calabria, Crotone (173 mila) e Vibo Valentia (167 mila). La lista non è ufficiale perché l'Upi rileva come non siano ancora stati resi noti i parametri di riferimento: se fosse il censimento - si fa notare - le province sarebbero alcune, se fossero gli ultimi dati Istat, altre.
Matera però è tra quelle sicure. Presidente Stella, il governo taglia per risparmiare...
«Cosa c'è da risparmiare. Noi siamo virtuosi, in 11 mesi di mandato, ho tagliato personale e auto blu...»
Per la verità su internet appare come tramite per parlare con lei un capo gabinetto, una segretaria particolare, una segretaria operativa e un portavoce. Un po' tanti non crede?
« Non è così. Queste figure l'ho ereditate dalla precedente amministrazione. Ora il mio autista mi fa anche da usciere. E l'ufficio stampa da segreteria».
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| Luigi Mazzuto (Pdl), presidente della provincia di Isernia |
MAZZUTO (ISERNIA) - «Eliminare la provincia di Isernia è un atto di superficialità che non tiene conto della nostra storia, della peculiarità del nostro territorio e con il quale si va a penalizzare ulteriormente un’area dove negli ultimi anni sono stati effettuati già pesanti tagli negli enti locali e nei servizi». Per il presidente della Provincia di Isernia, Luigi Mazzuto (Pdl) si sta «facendo un grosso errore». «Non si capisce perché, se c’è tutta questa esigenza di recuperare soldi a causa della crisi, si è deciso di chiudere le Province non subito ma alla fine della legislatura. Non è meglio – ha evidenziato provocatoriamente il Presidente – chiuderle immediatamente? In ogni caso, a Roma però – ha concluso Mazzuto – sappiano che non siamo disposti a perdere ciò che abbiamo ottenuto a prezzo di grandi sacrifici e che intendiamo difendere la nostra autonomia a denti stretti».
SIMONETTI - (BIELLA) - Roberto Simonetti si concede al telefono durante un dibattito a Montecitorio. Già perché il presidente della provincia di Biella è anche deputato: «Voi giornalisti cercate sempre la critica. Io le dico che attendo di leggere bene il provvedimento».
Gli altri suoi colleghi hanno criticato. Non giornalisti...
«Forse lei non ha capito. Io sono anche parlamentare. Vedremo poi cosa accade nel dibattito. Io penso che Biella (Maria Teresa Armosino, parlamentare anche lei) si farà portavoce, insieme al presidente della regione Piemonte Cota, di un progetto per una definizione moderna del territorio».
MELILLI (RIETI) - La vicenda è comica per Fabio Melilli (Pd), presidente della Provincia di Rieti.
Lei ha detto che le sarebbe piaciuto scoprire chi è il «genio» che ha avuto questa pensata. L'ha scoperto?
«Non ancora ma confermo che si tratta di un genio. La cosa più divertente di questa vicenda è che scomparendo Isernia e Matera il Molise e la Basilicata diventeranno Regioni che coincidono con la Provincia. Per quanto riguarda la provincia di Rieti aspettiamo con ansia che il governo ci spieghi, visto che dovrà sparire la provincia di Roma, se dobbiamo essere accorpati a Terni a L'Aquila, o ad Ascoli e in quale Regione finiremo. I nostri 500 dipendenti dove vanno a lavorare a Terni? E tutti gli altri enti che fine fanno? Che senso ha avere il prefetto di una provincia che non esiste? Allo stesso modo il comando dei carabinieri o la questura, che fine fanno? Il provvedimento non taglia le province al confine con stati esteri. Allora mi chiedo: qual è la politica estera di Verbano-Cusio-Ossola?». Poi conclude con una «battuta»: «Come ha fatto a fissare l'asticella di 220mila abitanti per definire l'utilità o l'inutilità delle Province? Qualcuno ci dovrà spiegare infatti perché Imperia con 220 mila 712 abitanti è provincia utile ed Asti con 217 mila no. Forse si tratta di un amico della Liguria visto che anche La Spezia è appena sopra e si salva...».
ASTI E SONDRIO SALVE - In realtà per Antonio Misiani, deputato Pd e membro della Commissione bicamerale per il federalismo fiscale, l'amicizia dell'autore del provvedimento non sarebbe manifesta solo con la Liguria ma anche con il Piemonte: «La soglia dei 220mila residenti non ha alcuna logica se non fosse che tale limite coincide con la la popolazione della provincia di Asti (220.156 abitanti al 31-12-2008), presieduta da Maria Teresa Armosino (Pdl), già sottosegretario del Ministro Tremonti nella legislatura 2001-2006. Quanto agli altri due criteri definiti dalla manovra, se l'esclusione delle province delle regioni a statuto speciale può essere giustificata in ragione della competenza legislativa che tali regioni hanno in materia di autonomie locali, suona apparentemente incomprensibile l'altro criterio: il confine con uno Stato estero», aggiunge. «Incomprensibile, se non fosse che tra le province al di sotto della soglia critica e non appartenenti ad una regione a statuto speciale vi sarebbe anche quella di Sondrio (182.084 abitanti al 31-12-2008), terra natìa del ministro Tremonti. Nessun problema: con il criterio del confine con uno Stato estero anche la provincia di Sondrio, confinante della Svizzera, è sana e salva. Con buona pace delle altre nove province prive di padrini politici e cancellate d'autorità dal governo in nome della riduzione dei costi della politica. Se questa è la razionalizzazione che ha in mente il governo...». Tirata in ballo, Maria Teresa Armosino, presidente della Provincia di Asti, è decisa: «Se si vuole essere buoni amministratori e buona classe dirigente bisogna essere capaci di adottare misure anche impopolari. Tuttavia, per non seguire solo la demagogia, occorre pensare a un riordino complessivo che preveda anche una seria ridefinizione degli assetti territoriali delle province». Ma c'è un però nel suo caso personale: «Innanzitutto, secondo gli ultimi dati, la provincia di Asti ha superato quella soglia (220mila abitanti) - osserva -. In ogni caso il problema è più generale».
ZURLO (CROTONE) - «Avanzo dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, non penso che con un decreto legge si possano sopprimere le Province, che sono garantite dalla Costituzione e per le quali c'è un procedimento specifico parlamentare» dice il presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo. «I risparmi che si avranno - spiega Zurlo - sarebbero modesti. I costi più rilevanti di una Provincia riguardano il personale e la gente non può essere licenziata». Zurlo, che è a capo di un'amministrazione di centrodestra, critica la manovra del governo centrale perché penalizzerebbe soprattutto gli enti periferici che si trovano in aree difficili, come appunto quella del crotonese. «Se può avere una logica sopprimere la Provincia in un'area metropolitana, penso a Milano, Torino, Palermo ad esempio - dice Zurlo - dove il capoluogo "schiaccia" il ruolo delle Province stesse, viceversa per i territori piccoli si creerebbe un vulnus nelle funzioni che le Province hanno. Inoltre ci sarebbero sprechi e inefficienze a causa della distanza dei territori dai centri decisionali».
MASSA CARRARA - Osvaldo Angeli è il presidente della provincia di Massa Carrara, Pd. «Idea balzana. Ma siamo abituati a certe sparate. Dovrebbero guardare alle funzioni non agli abitanti per fare i loro tagli. Chi si occuperà delle scuole? Chi farà la manutenzione a 700 chilometri di strade? E poi, se mi consente è anche un'offesa. Siamo la prima provincia ad aver avuto la medaglia d'oro al valor militare nel '46 per il contributo alla lotta partigiana. E poi cosa si vuole risparmiare se i 350 dipendenti saranno assorbiti da altri enti? Forse i miei 3000 euro di stipendio?».
ASCOLI PICENO E FERMO - La Provincia di Fermo è fra le ultime nate (il primo presidente Fabrizio Cesetti, di centrosinistra, è stato eletto il 22 giugno 2009), creata dal distacco di una porzione della Provincia di Ascoli Piceno. Distacco che alimenta fra i due enti un contenzioso sulla spartizione dei beni (54,6 milioni di euro) e del personale. Con l'eventuale abolizione, le perdite sarebbero contenute: non è infatti stata sin qui istituita una Questura, la Prefettura è ancora solo istituenda e cadrebbe il processo in corso di insediamento dei Vigili del fuoco, dei Carabinieri e dell'Agenzia delle entrate. Di fronte all'abolizione, Cesetti non ci sta: «Il governo ignora la Costituzione, il taglio delle Province sarebbe anticostituzionale». Il deputato ascolano dell'Udc Amedeo Ciccanti, fiero oppositore del nuovo ente fermano, ricorda che l'operazione è costata mezzo miliardo di euro, e che «è stata voluta da Lega Nord, Fi e An, che adesso vogliono rimangiarsi tutto. Beh, andrebbero presi a pernacchie!». Piero Celani (Pdl), presidente della provincia di Ascoli Piceno è in auto. Corre a destra e a manca per salvare qualche posto di lavoro. «Io penso ai problemi seri. Prima hanno speso milioni di euro (30 solo il primo finanziamento) per mettere in piedi la provincia di Fermo (prefettura, guardia di finanza, incentivi al personale ect...) che potevano essere utilizzati ad esempio per incentivare le imprese. E adesso cosa vogliono fare? Chiudere tutto. È una cosa kafkiana, forse stiamo su "Scherzi a parte", ma, se così non fosse, chiederemo l'istituzione di una nuova Regione, quella del 'Marcuzzo' (connubio fra Marche e Abruzzo, ndr), perché abbiamo molta affinità con la Val Vibrata e Teramo. Sa cosa credo? Che alla fine non se ne farà niente. In Parlamento, un emendamento di qua, uno di là e vedrà che si blocca tutto».
Nino Luca
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17/02/2010
Fiat, Scajola: «Non rinnoviamo gli incentivi, sostegno solo alla ricerca»
Fiat, Scajola: «Non rinnoviamo gli incentivi, sostegno solo alla ricerca»
Per il ministro sono a rischio circa 2000 posti di lavoro a termini imerese. «Il governo ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento di tornare alla normalità del mercato dell'auto»
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| Claudio Scajola (Fotogramma) |
MILANO - «Il governo ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento di tornare alla normalità del mercato dell'auto, non rinnovando gli incentivi e intensificando invece il sostegno alla ricerca e all'innovazione». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Caludio Scajola nella informativa al Senato sulla questione di Termini Imerese.
2000 POSTI A RISCHIO - «Nello stabilimento di Termini Imerese sono impegnati 1.658 lavoratori. A questi se ne aggiungono altri 300 che operano nell'indotto. Si tratta quindi di 2.000 posti di lavoro in un territorio che offre scarse alternative di impiego. Per questa ragione, l'annuncio del nuovo Piano Fiat ha suscitato comprensibile preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie, allarmate per il proprio futuro» ha aggiunto Scajola nella sua informativa nell'Aula del Senato. «La situazione specifica dello stabilimento siciliano - ha evidenziato Scajola - va inquadrata nella prospettiva più ampia del settore automobilistico, che nell'ultimo decennio ha subito profondi cambiamenti. Bastano pochi dati per comprendere quanto sia mutato lo scenario: in Europa il numero dei marchi automobilistici è diminuito dai 58 del 1964 agli attuali 22; il numero dei modelli in produzione, per contro, è aumentato da 72 a più di 200». Negli ultimi anni, ha sottolineato Scajola, «l'offerta di auto nel mondo è stata superiore alla capacità di assorbimento del mercato: le aziende hanno aumentato considerevolmente la propria capacità produttiva, anche attraverso la realizzazione di molti nuovi impianti produttivi». «Il governo - ha aggiunto Scajola - sta compiendo ogni sforzo per tutelare una realtà industriale di grande rilevanza economica e sociale per la Sicilia e per l'intero Mezzogiorno, assicurandole un futuro quando Fiat cesserà la produzione di auto nel 2012».
INVESTIMENTI FIAT - La Fiat ha detto ancora Scajola: «Ha confermato la centralità dell'Italia e ha annunciato che destinerà al nostro Paese due terzi degli 8 miliardi di investimenti previsti nel prossimo biennio». L'azienda torinese ha anche «annunciato che gli stabilimenti auto di Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano d'Arco non subiranno riduzioni di capacità produttiva».
LE SCELTE DEL GOVERNO - Il «governo è determinato a garantire la vocazione industriale dell'aerea, privilegiando i progetti del settore automotive» ha detto ancora il ministro dello Sviluppo economico, ricordando che «altre iniziative, nel settore terziario, multimediale, turistico, agroindustriale, e logistico potranno concorrere a supportare i processi di sviluppo dell'area , integrando non sostituendo l'utilizzo produttivo del sito».
Redazione online
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10/01/2010
Mediaset: sciopero degli addetti al trucco, presidio a Cologno Monzese e a Roma
Mediaset: sciopero degli addetti al trucco, presidio a Cologno Monzese e a Roma
A rischio un centinaio di posti di lavoro. I lavoratori protestano contro la decisione di cedere il ramo d'azienda a partire dal primo febbraio

MILANO - Con un presidio di oltre cento lavoratori si sta svolgendo a Cologno Monzese e davanti alla sede romana uno sciopero dei lavoratori di Videotime, l'azienda attiva nelle produzioni televisive del gruppo Mediaset. Alcuni programmi tv potrebbero essere a rischio. È quanto rende noto Paolo Casamassima, delegato dello Slai Cobas, il sindacato di base che ha condiviso la protesta con le altre organizzazioni, Sistel-Cisl, Uilcom-Uil e Flc-Cgil.
PRESUNTE IRREGOLARITA' - Il sindacalista ha denunciato il fatto che «è stato impedito ai delegati che ne avevano fatto richiesta di entrare in azienda per verificare l'andamento dello sciopero». Secondo Casamassima infatti «sono stati visti entrare lavoratori di altre aziende che noi riteniamo siano stati utilizzati per svolgere le mansioni dei lavoratori in sciopero». Il sindacalista punta il dito contro l'azienda «di proprietà del presidente del Consiglio e guidata dal proprio figlio che non rispetta il contratto di lavoro che prevede per i rappresentanti sindacali il diritto di entrare in sede per verificare il funzionamento delle attività».
LA PROTESTA - Come detto la protesta è stata indetta dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil dopo avere avuto ufficiale comunicazione insieme alle Rsu di Videotime di Milano e Roma della intenzione della volontà della proprietà di procedere, prevedibilmente a partire dal primo febbraio 2010, alla cessione a Pragma Service srl del ramo d’azienda relativo alle attività di Sartoria, Trucco e Acconciatura, costituito da un organico complessivo di 56 addetti di cui 26 a Cologno Monzese, 4 a Milano Due e 26 a Roma. «Da qualche tempo - denunciano fra l’altro i sindacati - registriamo un graduale allentamento della qualità delle relazioni, che l’operazione di esternalizzazione rischia di compromettere in modo pesante. Siamo convinti che questa non sia la strada migliore per affrontare le trasformazioni in atto».
I COMUNICATI - Nel corso dell'edizione delle 13 del Tg5, nella quale non ci sono stati disservizi da segnalare, è stato letto un comunicato di solidarietà da parte del Comitato di redazione della testata ai lavoratori in sciopero. Il Cdr del Tg5 condivide «il timore espresso dai colleghi di Videotime-Mediaset che il progetto di cessione di questo ramo d'azienda possa essere l'inizio di un processo di affidamento di lavoro in appalto, che nell'ambito delle più generali trasformazioni dei settore televisivo, potrebbe coinvolgere altri settori, sedi o attività del gruppo Mediaset nel suo complesso». Da parte sua l'azienda, in un altro comunicato letto sempre in diretta durante l'edizione delle 13 del Tg5, «rassicura i dipendenti» spiegando che l'operazione «non avrà alcun effetto sull'occupazione o sulla condizione retributiva» dei lavoratori coinvolti che, assicura Mediaset, avranno «posto di lavoro assicurato». Inoltre l'azienda sottolinea che considera sempre «strategica l'attività televisiva».
17:10 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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06/11/2009
Uso di cocaina, Italia tra i primi 5 Paesi
Uso di cocaina, Italia tra i primi 5 Paesi
RAPPORTO. I consumatori sono il doppio della media Ue. Davanti a tutti per la cannabis
ROMA — Polvere. Bianca e leggera. In gergo ha un nome lieve: neve. In pratica è quell’arma letale con un nome internazionale: cocaina. Si consuma da decenni. Ma è un consumo che non passa di moda. Anzi: aumenta, sempre di più. In Europa, come ci segnala l’ultimo rapporto che arriva dall’osservatorio di Bruxelles, sono diventati 13 milioni i cittadini che ne hanno fatto uso almeno una volta (7,5 milioni hanno tra i 15 e i 34 anni). E anche la cannabis tiene il passo. Anzi, supera di gran carriera: 74 milioni i consumatori europei, l’Italia in pole position. Per gli spinelli, come per la neve. Il consumo della cocaina, dice il Cnr, nell’ultimo decennio è praticamente raddoppiato, passando dai 400 mila consumatori del 2001 al milione dell’anno passato.
Di più: è proprio l’osservatorio di Bruxelles che ci segnala come l’Italia sia fra i cinque paesi che consumano più cocaina in Europa, insieme alla Spagna, la Gran Bretagna, la Danimarca, l’Irlanda. Per capire: la media Europea di consumo della polvere bianca è di circa lo 0,4% della popolazione. In Italia è dello 0,8%. Per capire meglio: a dispetto di un consumo dell’1,1% spagnolo e dell’1% inglese non c’è paragone fra la cocaina che si consuma a Milano e a Londra. Milano stravince. Le analisi le hanno fatte all’Istituto Mario Negri di Milano, analizzando le acque reflue delle città (oltre Milano e Londra anche Lugano e altre quattro città italiane). I risultati li spiega Silvio Garattini, responsabile della ricerca: «Abbiamo calcolato che a Milano si consumano ogni giorno una media di 9,1 dosi di cocaina per mille abitanti, contro le 6,9 di Londra (le 6,1 di Lugano, 7,4 di Latina, 4,7 Cagliari, 3,2 Varese, 2,1 Cuneo). Siamo rimasti davvero sorpresi. Non ce lo aspettavamo ». Milano sorprende e spiazza. Sempre. E non è un caso che la Lombardia guida (dati Cnr) la classifica delle regioni che consumano più cocaina: 3,4% delle persone fra i 15 e i 64 anni, seguita dal 3,2% del Lazio, 3% del Piemonte, 2,6% della Liguria. Non è un caso che proprio qui sia nato il primo centro di recupero dedicato e mirato alla cocaina. Una comunità mista fra pubblico e privato sociale (associazione Saman, Lotta contro l’emarginazione, cooperativa di Bessino).
Ha aperto i battenti un mese e mezzo fa. Ed è stata letteralmente presa d’assalto. Spiega Riccardo De Facci, il presidente: «Nel nostro addiction center si cura principalmente il consumo di cocaina abbinato all’alcool. E da noi si usa una formula nuova per il recupero. Modulare. Nel senso: si rivolgono a noi professionisti, manager, giovani rampolli di famiglie in vista, consulenti finanziari. Persone, cioè, che non hanno in testa il vecchio metodo di chiudersi per anni dentro una comunità. Che arrivano da noi per un primo step di qualche settimana. Anche se più di uno ci ha già chiesto di tornare». Milano che spiazza. Sempre all’Istituto Mario Negri di Milano hanno calcolato negli scarichi che ogni giorno a Milano entra un chilo di cocaina e che diventa un chilo e mezzo durante il fine settimana. Anche i giovani italiani sono abbondantemente sopra la media del consumo europeo, ci segnala l’osservatorio di Bruxelles. E sono ben tre milioni i giovani europei che l’hanno provata nell’ultimo anno, così a certificare il consumo che aumenta. Ma c’è una voce che si leva forte dal coro contro questa catastrofe. E non è una voce da nulla, visto che è quella di Giovanni Serpelloni, capo del nostro dipartimento nazionale antidroga. Dice: «Dobbiamo guardare al futuro con ottimismo. Perché se scorporiamo i dati e li puntiamo sui 15-16enni, vediamo che per la prima volta in questa fascia il consumo della cocaina in Italia diminuisce. E non è certo una cosa da poco, visto che sono loro, gli adolescenti, a segnare il trend».
Alessandra Arachi
08:19 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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18/08/2009
Prendi il posto e scappa
Prendi il posto e scappa
Sei presidi su dieci già trasferiti in Meridione
Cambia stagione ma la canzone è sempre la stessa, si ripete come un disco rotto. L’anno scorso di questi tempi venivano nominati 80 presidi di ruolo per altrettante scuole di Milano e Lombardia. Dopo un anno, però, ben 50, cioè oltre il 60%, se ne sono già tornati a casa. Tutti al Sud.
E ora la storia si ripresenta uguale: stanno arrivando altri 103 nuovi presidi, sempre provenienti dal Sud: Campania, soprattutto, ma anche Calabria, Puglia, Sicilia. Occuperanno sedi rimaste prive di titolare. E se tutto va come (tristemente) previsto, tra un anno buona parte di questi 103 presidi chiederà, ottenendolo, il trasferimento a casa loro, cioè al Sud. In questo modo si riattiva un «vecchio» e perverso fenomeno, difficile da fermare: il noto giochino della serie «Prendi il posto e scappa».
Abbiamo citato il caso lombardo, ma nel complesso, in tutto il Nord Italia, attualmente sono 250 i posti da dirigente scolastico liberi, e tutti saranno occupati da personale proveniente dalle regioni del Sud. Stando alla percentuale-media del 60 per cento, facile calcolare quanti tra un anno di questi tempi avranno già fatto le valigie per tornarsene nella loro regione...
Ma quella dei presidi in fondo non è che la punta dell’iceberg di un «sistema» che rischia, se non di affondare, di fare grossi danni alla scuola italiana. Infatti il meccanismo che regola il viavai tra le cattedre italiane degli insegnanti - molto più numerosi dei presidi - è il medesimo. Stesso andazzo, stesso scandalo. E che il viavai sia parecchio frenetico lo dimostra questo dato: di 150mila domande di trasferimento presentate dagli insegnanti in tutta Italia nell’anno scolastico 2008/09, quelle accolte sono state ben 90mila (a confermare invece il carattere «meridionale» della nostra scuola sono le graduatorie che raggruppano gli aspiranti-docenti, dove due neolaureati su tre sono meridionali: circa il 67%).
Ma torniamo ai «nostri» presidi. Perché avviene tutto questo? Ciò avviene perché le graduatorie del Nord, sia quelle dei concorsi ordinari che quelle dei concorsi riservati, sono ormai esaurite. Come è possibile? I concorsi si svolsero nel 2004 e 2006 su base regionale. Concorsi banditi per un numero di posti ben definito. «Noi – dice Antonio Lupacchino, dirigente scolastico provinciale di Milano – abbiamo rigorosamente rispettato le disposizioni. In altre regioni invece hanno messo a concorso più posti del dovuto e sono stati dichiarati idonei personaggi che credo non siano migliori dei nostri bocciati. Così le graduatorie non finiscono mai». Insomma, per Lupacchino si doveva trovare un’altra soluzione: «Indire un nuovo concorso per coprire le sedi che in questi ultimi anni si sono liberate. Così si evitava di ricorrere agli idonei delle graduatorie riservate dove c’è di tutto». Un problema che da tempo sta sollevando polemiche. Basti ricordare la recente vicenda al consiglio provinciale di Vicenza dove era stata approvata una mozione in cui in sostanza si chiedeva che a capo delle scuole vicentine venissero scelti presidi locali. Una mozione bipartisan, col voto favorevole anche di esponenti del Pd. Perché la polemica, sia pur tra differenze e precisazioni, è ormai trasversale.
Il “triste” valzer che sta per riprendere nelle nomine dei presidi rappresenta indiscutibilmente un gravissimo handicap per la scuola italiana. Lo sa bene per esperienza Antonio Lupacchino che dal suo osservatorio privilegiato ha modo di verificare come l’introduzione dei nuovi presidi provenienti dal Sud stia diventando troppo spesso un problema per gli istituti scolastici. «Abbiamo dovuto intervenire ripetutamente – dice – per arginare molte disfunzioni in questo settore. In alcuni casi il fatto che dopo un anno le persone nominate se ne vadano, per noi è un sollievo. Speriamo che la prossima tornata di presidi ci porti gente migliore: la scuola milanese non merita certe presenze»
I presidi del Sud potranno scegliere la sede soltanto il prossimo 25 agosto. Solo qualche giorno prima di rendersi conto della realtà che dovranno affrontare. Ma paradossalmente la vicenda non sarà ancora finita perché altre scuole si troveranno a non avere ancora un preside. E allora saranno affidate in reggenza a un preside già in servizio che in tal modo dovrà dividersi tra due istituti. A meno che non si ripieghi su qualche preside «incaricato», docenti che da anno svolgono questa funzione magari anche dopo essere stati bocciati al concorso riservato. Ma comunque hanno già dimostrato di essere migliori di molti che sono rimasti per un anno e se ne sono andati. Quasi sempre - come ama sottolineare con perfidia la Lega - al Sud.
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22/07/2009
Cnel: «Mezzo milione di posti a rischio»
Cnel: «Mezzo milione di posti a rischio»
Presentato il nuovo Rapporto sul mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione a fine anno potrebbe collocarsi, «poco al di sotto del 9%»
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| (Emblema) |
ROMA - Fino a mezzo milione di posti di lavoro a rischio nel 2009 per effetto della crisi. È questa la prospettiva contenuta nel Rapporto sul mercato del lavoro del Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) riferita all'ipotesi peggiore per i prossimi mesi, quando «la disoccupazione continuerà ad aumentare e il ricorso agli ammortizzatori sociali sarà ancora significativo». In particolare, il rapporto messo a punto dalla commissione dell'informazione, indica la stima che nell'anno possa esserci una perdita di posti di lavoro tra le 350mila e le 540mila unità se misurati in forze di lavoro e tra le 620mila e le 820mila in termini di Ula (Unità lavorative annue). Quanto ai disoccupati, potrebbero aumentare in una forchetta che oscilla tra le 270mila e 460mila unità.
DISOCCUPAZIONE A FINE ANNO POCO AL DI SOTTO DEL 9% - Il tasso di disoccupazione a fine anno potrebbe collocarsi, nella peggiore delle ipotesi, «poco al di sotto del 9%». Nello specifico, le tabelle indicano un range tra il 7,9% come ipotesi ottimista e l'8,6% come ipotesi sfavorevole (8,3% lo scenario base). Peggio per le donne, per le quali il tasso di disoccupazione è atteso al 10% nel dato medio annuo, nello scenario base, rispetto all'8,5% del 2008, mentre per gli uomini passerebbe dal 5,5 al 7,1%. «Cruciali» nel determinare «caratteristiche e intensità della ripresa», viene quindi sottolineato, saranno gli ultimi mesi del 2009 ed i primi del 2010. Per questo motivo, «è importante che vi sia piena consapevolezza del fatto che nei prossimi mesi potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi per estendere e rendere ancora più flessibili i sostegni al reddito, così come diventa determinante anche l'impulso che le stesse parti sociali e le autorità regionali potranno dare agli strumenti in loro possesso (enti bilaterali, fondi interprofessionali, risorse regionali e soprattutto comunitarie)». A oggi, comunque, viene inoltre rilevato, «gli ammortizzatori sociali si stanno dimostrando più efficaci del previsto nel fronteggiare la caduta dell'occupazione» e le risorse stanziate dal governo, anche con il concorso delle regioni, destinate agli strumenti ordinari e straordinari, «coprono la maggior parte dei lavoratori».
PIL 2009 A RISCHIO CALO DEL 5,7% - La crescita dell'economia italiana nel 2009 può essere collocata all'interno di una "forchetta" i cui estremi sono compresi fra una contrazione che supera il 5,5%, attestandosi ad un -5,7% nello scenario più pessimista, ed una caduta inferiore al 5%, al 4,7%, che costituirebbe la soluzione più favorevole a partire dalle tendenze in corso. È quanto indicato nel Rapporto sul mercato del lavoro 2008-2009 del Cnel, sulla base delle stime Ref. I consumi nazionale a prezzi costanti potrebbero invece segnare un calo del 2,3%.
LA CRISI INTERNAZIONALE MOSTRA SEGNALI DI ATTENUAZIONE - Oltre ai dati negativi, nel rapporto del Cnel, si apre comunque anche qualche spiraglio positivo: «Siamo in una fase di forte difficoltà e di grande incertezza» ma, tuttavia, la crisi internazionale «sembra mostrare alcuni segnali di attenuazione. Vi sono, a livello mondiale, indicatori che appaiono rivelare una ripresa, sia pure lieve, dell'attività economica. È probabile, dunque, che il punto più basso della recessione sia stato superato».
11:32 Scritto in DISOCCUPAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/05/2009
Fini e il metrò per milanesi «Offende la Costituzione»
Fini e il metrò per milanesi «Offende la Costituzione»
«Basta leggere la Carta per capire che proposte come quella non si fanno». Il presidente della Camera boccia la proposta della Lega: «Oltraggio alla dignità delle persone»
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| Gianfranco Fini (LaPresse) |
ROMA - Gianfranco Fini boccia la proposta del leghista Matteo Salvini di riservare alcuni vagoni del metrò alle donne e ai milanesi. «Offende la dignità delle persone e la Costituzione a prescindere dalla razza, dalla lingua e dalla religione» ha dichiarato il presidente della Camera venerdì mattina, durante un incontro presso la Fiera campionaria con alcuni studenti milanesi.
«PROPOSTE COME QUESTE NON SI FANNO» - «Basta leggere la Costituzione per capire che proposte come quella non si fanno», ha chiosato Fini dopo aver precisato che «il presidente della Camera ha il dovere di essere imparziale nel dibattito politico tra maggioranza e opposizione».
«DAL DDL TOLTE NORME ANTICOSTITUZIONALI» - «Dal ddl sulla sicurezza - ha aggiunto Fini - sono state tolte due norme perché incostituzionali». Solo qualche giorno fa governo e maggioranza ha fatto dietrofront sulla norma relativa ai "presidi spia" dopo i dubbi espressi dal numero uno di Montecitorio. «Le norme - ha spiegato Fini - sono state cancellate anche perché il presidente della Camera aveva espresso dei rilievi di incostituzionalità».
SALVINI ALL'ATTACCO - Intanto, all’indomani della proposta di riservare in metrò carrozze a milanesi e donne, il deputato della Lega Matteo Salvini torna all’attacco e nella sua rubrica su Affaritaliani.it - «Arancini Padani» - attacca Gianfranco Fini, riportando i malumori dei milanesi: «Il presidente della Camera ci ha rotto le balle». «Io votavo per Fini ma c’ha proprio rotto le balle con ’ste difese di clandestini, islamici e zingari», è l’eco - riferisce Salvini - che giunge dal banco di frutta e verdure regolarmente vendute «con tanto di scontrini fiscali, mica come quegli str.... (due abusivi che vendono limoni, carciofi, rapanelli e insalata) che non pagano una lira di tasse e mi portano via il lavoro».
REAZIONI - Nel frattempo alla bocciatura del presidente Fini sulla proposta di Salvini si aggiunge quella del presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, Italo Bocchino: «La proposta di Salvini o è una becera provocazione o è una bestialità politica» ha detto Bocchino. «Chi ha responsabilità nello stesso partito del ministro degli Interni farebbe bene ad essere prudente su questi argomenti». «Quella di Salvini - secondo il ministro Gianfranco Rotondi - è la stecca nel coro di un piano serio e articolato sull'immigrazione e sulla sicurezza che il governo sta mettendo attentamente in campo. È chiaro che nessuno pensa di prendere in considerazione quella che non è nemmeno una proposta ma una provocazione».
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