07/02/2011

Vince al lotto e salva la sua ex azienda

Vince al lotto e salva la sua ex azienda

«Non potevo lasciarli in mezzo alla strada». A settembre si era aggiudicato 10 milioni... Camionista baciato dalla fortuna compra una piccola impresa di trasporti e ridà speranza ai suoi 15 dipendenti

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24/06/2010

Confindustria: l'Italia perderà 200mila posti nel 2010-11

Confindustria: l'Italia perderà 200mila posti nel 2010-11

Secondo il centro studi dell'associazione degli industriali nel prossimo biennio il pil crescerà fino al 1,6%, ma l'occupazione rischia di calare ancora. E senza evasione fiscale le tasse potrebbero scendere del 16%

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L'economia italiana è fuori dalla recessione e il Pil crescerà dell'1,2% quest'anno e dell'1,6% nel 2011 nonostante gli effetti negativi della manovra che peserà di 0,4 punti sia nel 2011 che nel 2012. Ma tra il primo trimestre del 2008 e il quarto trimestre del 2009 si sono persi in Italia 528mila posti di lavoro. E tra quest'anno ed il prossimo l'onda lunga della crisi economica potrebbe portare ad una ulteriore riduzione di 246mila posti di lavoro. Lo stimano gli economisti di Confindustria ipotizzando la domanda di lavoro attesa ed il possibile processo di riassorbimento dalla cassa integrazione (solo al 50% per la cig straordinaria, quasi completo per l'ordinaria). Cos' "il numero di persone occupate calerà di 144mila unità dal quarto trimestre 2009 al quarto del 2010, e di altre 102mila nel corso del 2011". Nonostante una forza lavoro prevista in crescita nel 2011 (+0,2%), il tasso di disoccupazione è atteso in aumento all'8,7% a fine 2010 ed al 9,4% a fine 2011. Questo è lo stato dell'arte dell'economia italiana secondo il Centro Studi di Confindustria che ha reso note oggi le nuove stime macroeconomiche.

A favorire la crescita rispetto alle stime di dicembre, che indicavano una crescita del pil nei prossimo bienni del 1,1% e del 1,3% sono intervenuti, secondo viale dell'Astronomia, "il deprezzamento del cambio dell'euro, il rapido recupero del commercio mondiale, il rafforzamento della ripresa italiana verrà dunque dalla domanda estera". Sul fronte del lavoro, invece, il centro studi sottolinea che il ricorso alla cassa integrazione "è ulteriormente aumentato nel primo trimestre 2010, sfiorando quota 460 mila", indicando che "l'andamento dell'occupazione nei prossimi mesi dipenderà in modo cruciale dal processo di riassorbimento dei cassintegrati".


A preoccupare il centro studi degli industriali è anche il livello dell'evasione fiscale il cui livello è stimato in 124,5 miliardi nel 2009, pari all'8,2% del Pil. Mentre "la pressione fiscale effettiva che grava sui contribuenti che pagano integralmente imposte e contributi e' al 51,4% del reddito italiano, contro il 43,2% ufficiale" che incorpora anche il sommerso e indica quindi una incidenza "solo apparente". A parità di gettito, "eliminando l'evasione - calcolano gli economisti di Confindustria - le aliquote fiscali e contributive potrebbero essere abbattute del 16%".


01/06/2010

Ad aprile persi 307mila posti di lavoro

Ad aprile persi 307mila posti di lavoro

Dati Istat. Tasso di disoccupazione all'8,9%, livello più alto mai raggiunto dal 2001. Tra i giovani è al 29,5%

 

(Ansa)
(Ansa)

MILANO - I dati dell'Istat lanciano l'ennesimo allarme sul fronte del lavoro: la disoccupazione continua a salire e il tasso raggiunto nell'aprile è all'8,9%, livello più alto mai raggiunto dal 2001. Nello stesso mese, secondo l'Istat, sono stati 370mila i posti di lavori persi.
Il numero di occupati ad aprile 2010 è pari a 22 milioni 831 mila unità (dati destagionalizzati), in aumento dello 0,2 per cento (+56 mila unità) rispetto a marzo e inferiore dell'1,3 per cento (-307 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Secondo i dati Istat il tasso di occupazione è pari al 56,9 per cento, in aumento, rispetto a marzo, di 0,1 punti percentuali, ma ancora inferiore di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile dell'anno precedente. Il numero di inattivi di età compresa tra i 15 e i 64 anni - spiega sempre l'Istat - è pari a 14 milioni 810 mila unità, con una riduzione dello 0,5% (-76 mila unità) rispetto a marzo 2010 e un leggero aumento dello 0,1% (+9 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il tasso di inattività è, quindi, pari al 37,5% (-0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile 2009).

OLTRE DUE MILIONI IN CERCA DI LAVORO - Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 220 mila unità, in crescita dell'1 per cento (+21 mila unità) rispetto al mese precedente e del 20,1 per cento (+372 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il tasso di disoccupazione si posiziona all'8,9 per cento, più elevato di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.

GIOVANI: «DISOCCUPAZIONE AL 29,5%» - La nuova ricerca sull'andamento del mercato del lavoro conferma anche che non si arresta la crescita del tasso di disoccupazione giovanile e che è anzi in questo settore che registrano i dati più allarmanti: ad aprile è pari al 29,5%, con un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009. L'Istat sottolinea che si tratta del dato più elevato da quando esistono le serie storiche mensili, ovvero dal 2004.


18/08/2009

La crescita degli immigrati non toglie lavoro agli italiani

La crescita degli immigrati non toglie lavoro agli italiani

 

STUDIO DI BANKITALIA. Evidenziata una «complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne»

 

Immigrati al lavoro (Emblema)
Immigrati al lavoro (Emblema)

ROMA- La crescita della presenza straniera in Italia negli ultimi anni «non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani», ma ha al contrario evidenziato una «complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne», favorendo maggiore spazi di occupazione.

L'ANALISI - È quanto afferma uno studio della Banca d'Italia contenuto nel rapporto sulle economie regionali secondo cui l'afflusso di lavoratori stranieri impiegati con mansioni tecniche e operaie ha accresciuto le opportunità «per gli italiani più istruiti» impiegati in «funzioni gestionali e amministrative», mentre le donne avrebbero beneficiato della presenza straniera, nel settore dei servizi sociali e alle famiglie, come per esempio colf e baby sitter, attenuando «i vincoli legati alla presenza di figli e l'assistenza dei familiari più anziani e permettendo di aumentare l'offerta di lavoro» femminile.

ANTIDOTO ALL'INVECCHIAMENTO - L’afflusso di immigrati dall’estero nell’ultimo decennio - secondo lo studio - ha sostenuto la crescita dell’occupazione in Italia, «contribuendo a contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione». Gli stranieri, recita lo studio, «hanno un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani e redditi da lavoro significativamente inferiori». E a questo fenomeno contribuiscono «un più basso livello di scolarità degli immigrati, una maggiore concentrazione in imprese meno produttive, il prevalente utilizzo in mansioni a ridotto contenuto professionale». Gli stranieri residenti nel Mezzogiorno, inoltre, hanno un’istruzione, tassi di occupazione e redditi da lavoro inferiori rispetto a quelli del Centro-Nord.

ITALIANI PIU' ISTRUITI E DONNE - «La crescente presenza straniera - evidenziano, come sottolineato pocanzi, gli studiosi di Via Nazionale - non si è però riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani, che al contrario, sembrano accresciute per gli italiani più istruiti e per le donne. In particolare, l’offerta di lavoro femminile italiana si è giovata dei maggiori servizi per l’infanzia e per l’assistenza agli anziani». Per le donne, infatti, «la crescente presenza straniera attenuerebbe i vincoli legati alla presenza di figli e all’assistenza dei familiari più anziani, permettendo di aumentare l’offerta di lavoro». L’afflusso di lavoratori stranieri impiegati con mansioni tecniche e operaie «può inoltre aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative, che richiedono qualifiche più elevate, maggiormente rappresentate tra gli italiani».

DIFFICILE INTEGRAZIONE DEI GIOVANI - Le nuove generazioni di stranieri, avvertono però gli economisti di Bankitalia, «che rappresenteranno una componente rilevante della futura forza lavoro nel Paese, registrano significativi tassi di abbandono scolastico e un livello di competenze inferiore a quello, già modesto nel contesto internazionale, degli italiani». In particolare, «le difficoltà scolastiche degli stranieri sono più accentuate nel Mezzogiorno». Tuttavia, «il processo di integrazione economico e sociale degli immigrati migliora con il perdurare della loro permanenza in Italia».