12/02/2012

Giovani e lavoro, il sogno resta il posto fisso. Per averlo l'84% è disposto a guadagnare meno. La corsia speciale per l'articolo 18

Giovani e lavoro, il sogno resta il posto fisso. Per averlo l'84% è disposto a guadagnare meno. La corsia speciale per l'articolo 18

L'osservatorio. Oltre il 70% è pronto ad allontanarsi da casa per un impiego sicuro. Ma solo il 56 andrebbe in un altro Paese. LA TRATTATIVA SUI NUOVI CONTRATTI DI LAVORO. Il governo vuole una seconda lettura in Parlamento per garantire i partiti e le parti sociali. Il Pd preme su Camusso

 

Continua...


08/02/2012

Silvia Deaglio: «Per me parla il curriculum»

Silvia Deaglio: «Per me parla il curriculum»

LA POLEMICA SUL POSTO FISSO. La figlia del ministro Fornero: «Io, già condannata da un blog. Non devo giustificarmi con nessuno»

Continua...


02/02/2012

Monti: «Il posto fisso non può essere a vita». Camusso: «Non faccia battute, dia risposte»

Monti: «Il posto fisso non può essere a vita». Camusso: «Non faccia battute, dia risposte»

Il premier su canale 5. E poi incita i giovani ad accettare le sfide della flessibilità. L'Idv: «Si scusi». Brunetta: «Un luogo comune ma coraggioso. Io sono stato crocifisso». Critiche da destra e da sinistra alle parole del premier sulla «monotonia» di uno stesso lavoro per tutta la vita

Continua...


31/05/2010

Seimila candidati da tutta Italia per 50 posti negli asili milanesi

Seimila candidati da tutta Italia per 50 posti negli asili milanesi

Per chi supererà la prova un ulteriore scritto e poi l'orale. I quiz per la preselezione al Forum di Assago. In palio il posto fisso e uno stipendio di 20mila euro

 

concorsi maestre.jpg

 

 

Il concorso al Forum di Assago (Fotogramma)
Il concorso al Forum di Assago (Fotogramma)

MILANO - Erano quasi seimila, arrivati da tutta Italia con il miraggio di un incarico a tempo indeterminato nelle scuole dell'infanzia e nei nidi del Comune di Milano, e uno stipendio fisso di 20 mila euro all'anno. Solo cinquanta coroneranno il loro sogno. In mezzo, giorni di prove e speranze infrante. Ai blocchi di partenza, in due turni - uno al mattino di circa duemila candidati, l'altro nel pomeriggio: 4mila aspiranti - laureati e laureate (la stragrande maggioranza) con anzianità fino a 15 anni, ma anche freschi di titolo, in cerca della prima occupazione. Al Forum di Assago, il palazzetto che di solito ospita concerti e partite di basket, si è svolta la prova di pre-selezione, con i quiz scritti, il cui superamento è necessario per accedere ad un'ulteriore prova scritta, e poi all'orale. Hanno risposto ai quiz di cultura generale - domande sulla Costituzione, sulla storia, l'attualità, la letteratura - e a quesiti tecnici, da Piaget alla Montessori. Solo duemila passeranno alla seconda fase delle selezioni, che si svolgerà il 15 giugno. Un nuovo viaggio «della speranza» per un terzo dei candidati. Ancora da fissare la data delle prove orali, che si svolgeranno dopo la valutazione degli scritti.

Erano anni che il Comune di Milano non bandiva un concorso pubblico di questo tipo: l'ultimo si è tenuto nel 2004. Hanno risposto in massa, da tutto il Paese (e quindi senza il requisito della residenza a Milano o in Lombardia), in un periodo di crisi e di tagli. «Si tratta di un'opportunità che abbiamo voluto dare ai giovani in un momento in cui c'è fame di lavoro» ha spiegato l'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano Mariolina Moioli. Il processo di selezione consentirà di mettere in organico 50 educatori per l'inizio del nuovo anno scolastico. «Ma la speranza - ha detto la Moioli - è di poterne assumere altri nel 2011, attingendo dalla graduatoria del concorso».

Redazione online


24/10/2009

Marcegaglia: «Situazione difficile, giù anche le tasse sui lavoratori»

Marcegaglia: «Situazione difficile, giù anche le tasse sui lavoratori»

 

Il presidente di Confindustria. «Non vediamo catastrofi». Sulla questione Irap: «Si passi dalle parole ai fatti, iniziando con le tasse sul lavoro»

 

Emma Marcegaglia (Inside)
Emma Marcegaglia (Inside)

MANTOVA - «La situazione è complessa e difficile, ma non vediamo panico e non vediamo catastrofi». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che, a proposito della «stima di un milione di aziende» a rischio, di cui ha parlato venerdì il presidente della Piccola industria, ha sottolineato che «è la stima di aziende in difficoltà che hanno difficoltà nel credito, ad avere ordini». Marcegaglia ha anche sottolineato e ribadito che «la stima ufficiale del centro studi di Confindustria è che si perderanno 700 mila posti di lavoro e non 4 milioni come ha detto la Cgil».

IRAP - Poi Marcegaglia ha parlato della proposta di riduzione fino all'abolizione dell'Irap. «Giovedì c'è stato l'annuncio di Berlusconi sul taglio dell'Irap. Diciamo a Berlusconi e Tremonti: ora passate ai fatti. Ascoltate la Lega, che ha detto di cominciare rendendo deducibili dall'Irap gli oneri finanziari e il costo del lavoro. Pensiamo anche che vadano tolte un po' di tasse sul lavoro, perché i lavoratori sono quelli che, insieme alle imprese, stanno soffrendo di più. Facciano le riforme e taglino la spesa pubblica improduttiva che sta diventando veramente inaccettabile in un momento di crisi come questo. L'Irap è una tassa odiosa anche per questo, perché incide sul costo del lavoro e fa pagare le tasse anche alle aziende in perdita».


23/10/2009

Bossi difende Tremonti: «Tentativo di farlo fuori»

Bossi difende Tremonti: «Tentativo di farlo fuori»

 

Il titolare di via XX settembre: «sui conti pubblici ferma linea del rigore. non mi dimetto». Il Cdm rinviato. In giornata Berlusconi vedrà il ministro dell'Economia che non si è recato a Palazzo Chigi

 

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi
Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi

ROMA - «C'è un tentativo di fare fuori Tremonti, ma io lo proteggo». Il leader della Lega Umberto Bossi torna a ribadire il suo sostegno al ministro dell'Economia, criticato negli ultimi giorni anche all'interno della stessa maggioranza di governo per le esternazioni sul posto fisso e colto di sorpresa dalle parole del premier sull'Irap. Tremonti non si è recato in mattinata a Palazzo Chigi dove alle 12 era convocato il Cdm - riunione poi annullata - ed è rimasto al ministero in attesa del ritorno di Berlusconi dalla Russia. La posizione del titolare di via XX Settembre non cambia e il ministro, dopo le perplessità espresse dal presidente della Camera e le parole del premier sull'Irap, non sembra disposto a cedere. «Sui conti pubblici resta ferma la linea del rigore» è la posizione di Tremonti, confermata dai suoi più stretti collaboratori. Fonti vicine al ministro garantiscono anche che Tremonti «non ha mai pensato di dimettersi e mai lo farà».

IN PROGRAMMA UN INCONTRO COL PREMIER - Il Consiglio dei ministri previsto per le 12 è stato rinviato a data da destinarsi, hanno riferito fonti ministeriali. A Palazzo Chigi si attende l'arrivo di Berlusconi di rientro dalla Russia. Il premier, rimasto bloccato all'aeroporto di San Pietroburgo da una tempesta di neve, dovrebbe ancora decidere quando riconvocare la riunione dei ministri e in giornata dovrebbe anche incontrare Tremonti. Il colloquio di chiarimento tra il ministro e il premier era stato concordato giovedì sera dai due durante una telefonata, dopo le parole del presidente del Consiglio su una «graduale riduzione dell'Irap».

RINVIATO IL CDM - Il Cdm dovrebbe tenersi a questo punto la prossima settimana, martedì o mercoledì. Venerdì mattina, prima di mezzogiorno, erano arrivati a Palazzo Chigi per la riunione che aveva all'ordine del giorno la riforma dell'Università, diversi ministri, tra gli altri, quella dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e quello della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Era già presente, invece, il ministro degli Esteri Franco Frattini, per una conferenza stampa.


21/10/2009

Berlusconi: «Io sto con Tremonti, posto fisso e partite Iva sono un valore»

Berlusconi: «Io sto con Tremonti, posto fisso e partite Iva sono un valore»

 

E il ministro dell'economia  precisa: «Ma dico no ai fannulloni». Cgil: «Si apra un tavolo». Il premier: «Lo dimostrano i provvedimenti del governo». No della Marcegaglia: «Ritorno al passato»

 

Emma Marcegaglia (Ap)
Emma Marcegaglia (Ap)

ROMA - «La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l'ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra. Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un 'valore' le cosiddette partite Iva». Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Il governo - aggiunge il premier - è a fianco dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono ricchezza per sé e per i loro collaboratori, nell'interesse dell'Italia». «Il governo lavora per una società fatta di libertà, di sviluppo economico e di solidarietà. A questi principi dell'economia sociale di mercato - dice il presidente del Consiglio - si ispira anche la tutela della famiglia come prezioso elemento di stabilità sociale ed economica, in piena sintonia con la Carta dei Valori del Popolo della Libertà, Carta che è esattamente la stessa della grande famiglia della libertà e della democrazia in Europa che è il Partito del Popolo Europeo».

MARCEGAGLIA CONTRARIA - Il premier si schiera dunque con il responsabile dell'Economia. Poco prima, invece, erano stati gli industriali a dire no alle idee di Tremonti sul valore ancora attuale del posto fisso nel mondo del lavoro. «Riteniamo che la cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile, che peraltro in questo Paese ha creato problemi» ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Ovviamente nessuno è a favore della precarietà e insicurezza in un momento come questo, in particolare. Però noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro che peraltro non si fa per legge» ha aggiunto.

FLESSIBILITA' REGOLATA - Per le imprese, dunque, il problema è duplice: «da una parte serve fare riforme per rendere le imprese più competitive, dall'altra serve una flessibilità regolata e tutelata come quella fatta con Treu e Biagi che ha creato 3 milioni di posti di lavoro», ha aggiunto la Marcegaglia. «Noi siamo quindi dell'idea che bisogna investire in ammortizzatori, formazione e in un migliore incontro tra domanda e offerta come indicato nel libro bianco del ministro Sacconi», ha detto la presidente di Confindustria, ancora sottolineando comunque che il grosso del precariato non arriva dall'industria «dove il lavoro è più stabile», ma è da cercare nell'università, nella pubblica amministrazione e nella scuola. «È a questo che dobbiamo dare una risposta», aggiunge. «La forza di questo Paese - ha concluso - non è la cultura del posto fisso ma proprio come dice Tremonti sta nei 5 milioni di imprenditori piccoli e medi che rischiano, vanno sui mercati e cercano di fare tutto il possibile anche in un momento come questo».

CGIL - Nel frattempo la Cgil chiede al governo l'apertura di un tavolo: «Se il governo è davvero interessato al superamento della precarietà - afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - apra un tavolo di confronto. È necessario affrontare questi temi senza perdere altro tempo».

TREMONTI: «MA NO AI FANNULLONI» - Poi è stato lo stesso Tremonti a tornare sulla questione: «Non è che se uno dice sì al posto fisso dice sì ai fannulloni» ha precisato ricordando che anche in un paese come l'America «ora si cerca la stabilita». «Io non sono un fanatico che vede nella mobilità un valore in sè», ha poi aggiunto. Tremonti ha detto inoltre di aver raccolto ieri l'assenso dell'ex ministro Tiziano Treu quando ha affermato che «il precariato è stato portato dalla globalizzazione, ma le leggi lo definiscono con elementi di stabilita. Con la legge non puoi abolire in lavoro precario - ha scandito il ministro - ma puoi fare in modo che sia meno duro e ansiogeno». Il ministro insiste: «Se uno vi chiede se preferite stare al caldo o al freddo mi pare una cosa molto normale rispondere al caldo». Tutto questo per spiegare che la sua valutazione non è assolutamente una novità: «L'ho scritto - dice - anche nel mio libro di due anni fa».


20/10/2009

Tremonti: «La mobilità non è un valore, il posto fisso è la base per progetti di vita»

Tremonti: «La mobilità non è un valore, il posto fisso è la base per progetti di vita»

 

Il ministro dell'economia: «Meno cogestione e più compartecipazione nelle imprese». «L'incertezza e la mutabilità lavorativa per alcuni sono un valore in sé, ma non per me»

 

Giulio Tremonti
Giulio Tremonti

MILANO - Il posto fisso è la base sulla quale costruire un progetto di vita e la famiglia, in quanto la mobilità lavortiva non è un valore di per sé. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, chiudendo i lavori di un convegno organizzato dalla Bpm. «Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia», ha affermato Tremonti.

L'ELOGIO DEL POSTO FISSO - «La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, la mutabilità per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no - ha aggiunto il ministro -. C'è stata una mutazione quantitativa e anche qualitativa del posto di lavoro, da quello fisso a quello mobile. Per me l'obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è base di stabilità sociale».

LA «COMPARTECIPAZIONE» - «Questo Paese ha meno bisogno della cogestione e più bisogno della compartecipazione da parte dei lavoratori nelle imprese», ha proseguito Tremonti. «La cogestione, come nascita di figure imprenditoriali miste, mi sembra meno positiva, mentre credo sia più positiva l'informazione sulla gestione dell'impresa. Il meccanismo compartecipativo può anche avere forme diverse. Per esempio, un favore fiscale sulla detassazione degli straordinari».

LE REAZIONI - Al convegno erano presenti anche i segretari confederali dei tre princiali sindacati italiani. «Sulla mobilità chiedete un commento all Confindustria», ha detto Guglielmo Epifani. Il numero uno della Cgil ha però sottolineato che la compartecipazione dei lavoratori sarebbe una soluzione auspicabile per un maggior coinvolgimento dei dipendenti nelle imprese, mentre una loro presenza nell'azionariato «non è la strada principale». Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ha invece sottolineato che «Tremonti parla come se fosse un nostro iscritto. Non so se gli farà piacere, ma è così». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, giudica invece «condivisibili» le parole del ministro . «L'esigenza di avere posti di lavoro stabili - ha detto - è un obiettivo che inseguiamo anche noi. Oggi il problema è quello di superare l'idea distorta di flessibilità. Chi è precario o flessibile deve essere pagato di più e avere più tutele e garanzie degli altri. Questo è un punto su cui la Cisl insiste da tempo».