26/01/2011

Khodorkovskij: «Uscirò dal carcere Il futuro della Russia è la democrazia»

Khodorkovskij: «Uscirò dal carcere Il futuro della Russia è la democrazia»

Il detenuto più celebre e imbarazzante della Russia. Il magnate prigioniero: «Putin sa quanto è debole il suo potere e cosa potrebbe farlo cadere»

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03/05/2009

Sesso, veleni e reality. Ecco «La Suite»

Sesso, veleni e reality. Ecco «La Suite»

 

Visita sul set (tutto toscano) del film del regista e produttore fiorentino Fabrizio Manfredini. La tv tra cinismo e intrighi di potere. Con Viale Mazzini ricostruito alla periferia di Prato

 

Rosaria Cannavò

Rosaria Cannavò

 

La vipera è un reality che parla to­scano e ha il volto di Rosaria Canna­vò, avviluppata da un tatuaggio che le sale dal piede sinistro su per la cavi­glia e da un tailleur pericoloso come un’arma di seduzione di massa. Si accendono le luci della fiction dentro le stanze del potere televisivo: è una piccola «Viale Mazzini» quella che il regista e produttore Fabrizio Manfredini ha ricostruito nella perife­ria pratese, al secondo piano di un pa­lazzo dietro il centro commerciale Co­op, nella sede di Very Office, per un set cinematografico di produzione in­teramente fiorentina che sta metten­do in scena «un reality sui reality».

 

 

Sul set del film «La Suite», girato a Firenze P a Prato, prodotto e diretto da Fabrizio Manfredini. Qui il «cattivo» Marco predolin in sala trucco (fotoservizio: Gianluca Panella / Manfredini’s Entertainment)

Sul set del film «La Suite», girato a Firenze P a Prato, prodotto e diretto da Fabrizio Manfredini. Qui il «cattivo» Marco predolin in sala trucco (fotoservizio: Gianluca Panella / Manfredini’s Entertainment)

Il presidente è l'ex calciatore Antonio Cabrini

Il presidente è l'ex calciatore Antonio Cabrini

L'intero set

L'intero set

LA SUITE - Si chiama La Suite e racconta gli intrec­ci di sesso, potere, inganni e denaro intorno all’universo televisivo. La temperatura erotica è alta: Susy Frecceri, il personaggio della show­girl siciliana, è intenta a solleticare la vanità del Presidente della televisio­ne pubblica, Antonio Cabrini. L’obiet­tivo è scucirgli la firma su un contrat­to: sale la gonna, scende la scollatu­ra, ma ai compromessi no, «non scen­diamo, né io né il mio personaggio: è questo che mi piace di Susy». E già prepara la pugnalata che lo disarcio­nerà dalla poltrona. Anche la tv, come la vita, è fatta a scale. Una pugnalata e scendi. Un’al­tra, e sali. Ma è fatta anche di ascenso­ri. E il fiorentino Fabrizio Manfredi­ni, al suo debutto come regista e pro­duttore de La Suite, ha una vera os­sessione per gli ascensori.

IN AUTUNNO IN TV O AL CINEMA - Ha appena finito di girare l’ultimo ciak di questa sua opera prima che vedrà la luce de­gli schermi tv (o cinematografici? An­cora non lo sa) in autunno. Gira in Hdtv, «con un look un po’ da spot e un po’ da film — spiega il direttore della fotografia Leonardo Torrini — un sapore di pubblicità e videoclip». Tutto nasce da un’ossessione: «Mi sono sempre chiesto cosa succedereb­be se un maniaco entrasse in ascenso­re » spiega Manfredini, che ha preso questa sua immagine da incubo e l’ha immersa nel mondo dei reality. «Abbiamo realizzato il 70 per cen­to del film a Firenze: prima all’Affra­tellamento, poi all’Hotel Mediterra­neo, e in tante altre location — rac­conta il regista, la cui carriera lo sta per portare nei paesi arabi, dove di­stribuirà per Mediaset Centovetrine e Il capo dei capi — A giugno sarà un anno che lavoriamo, ma finiremo pri­ma ». «Il progetto nasce in modo mol­to frivolo, leggero, dalla mia grande ammirazione per i reality: li amo, non li critico, li considero geniali nel loro contesto».

IL CAST - Nel cast sono tutti ex di qualche «casa», che sia I’isola dei famosi, La Talpa o La Fattoria: oltre a Cabrini e alla Cannavò, c’è anche Raffaello To­non. Insomma, tutta gente che sa di ciò che si parla e che ha cognomi non casuali: lei si chiama «Frecceri», co­me l’ex direttore di Rai2 ma con la «i» finale. Intorno a loro anche una serie di «attori veri», da Amerigo Fon­tani (lo scemo delle uova in La vita è bella) a Gianluigi Tosto. Il vero prota­gonista però è Marco Predolin, prota­gonista anche di una serie di «fuori onda» comici che hanno paralizzato l’ultima mattina di riprese. Il suo personaggio si chiama Frank Gilletti, come Massimo Gilet­ti ma con una «elle» in più. Nella scena conclusiva, in cui dà una lezio­ne di potere a Cabrini e Tonon, è ag­gressivo, un diavolo, poi cane basto­nato, afflosciato sulla sedia. Insom­ma, sì, si ride, ma si fa anche sul se­rio. «Sono io il cattivo — racconta — inciuciato con la politica, la chie­sa, insomma con tutto: lavorare in tv ti fa capire che su questo set sia­mo nel pieno della realtà». La spiega Tonon: «Analizziamo le situazioni legate alla tv, là dove c’è il potere ci sono tutti i giochi che qui raccontiamo: è un film manzoniano, perché i personaggi sono qui, oggi, ma anche domani, o nel milleseicen­to, non conta».

ROSARIA CANNAVO' - Le aspettative sexy sono tutte su di lei, la calendar-girl di Matrix Rosaria Cannavò. Era «la fidanzata di un cal­ciatore di cui non voglio più parla­re... ». Non ne parla lei ma il resto d’Italia sì, perché si tratta della testa calda Antonio Cassano. «Meglio par­lare del mio attuale, anche lui un cal­ciatore, è Christian Panucci». Calcio­maniaca: «Mi piacerebbe fare la gior­nalista sportiva». Nel film recita anche un vero diret­tore di produzione Mediaset: è Gior­gio Chessari, che interpreta il Mini­stro per le Telecomunazioni. «Era il sogno della sua vita — dice Manfredi­ni — passare per una volta da dietro le quinte a davanti alla camera».

Edoardo Semmola


02/03/2009

Ore 14,44: sfiorati dall'asteroide

Ore 14,44: sfiorati dall'asteroide

 

Il suo impatto avrebbe il potere distruttivo di 2mila bombe atomiche. Passaggio ravvicinato alla Terra di un corpo celeste di 40 metri di diametro

 

 

Un asteroide (Foto Afp)
Un asteroide (Foto Afp)

ROMA - E’ solo un macigno cosmico di una quarantina di metri di diametro, un mini-asteroide, ma nei giorni scorsi ha tenuto col fiato sospeso gli addetti alle varie reti di monitoraggio dei corpi minori del sistema solare, impegnati a calcolare orbite e a valutare i potenziali pericoli di questi oggetti. Alla fine si è raggiunta la certezza che 2009 DD45 -questa la sua sigla- avrebbe sfiorato la Terra lunedì 2 marzo alle ore 13,44 di tempo universale (14,44 ora europea), passandoci ad appena 72 mila chilometri, circa il doppio della distanza in cui vengono posti i satelliti geostazionari, per fortuna senza alcun rischio di caderci addosso.

DUEMILA ATOMICHE - Solo un brivido, al pensiero di essere sfiorati da un corpo celeste che, per dimensioni, è paragonabile a quello che si è abbatté il 30 giugno 1908 nella regione di Tunguska, in Siberia, scatenando un’esplosione equivalente a mille bombe atomiche come quella di Hiroshima e distruggendo oltre duemila chilometri quadrati di foresta. Insomma, piccolo sì, ma potenzialmente distruttivo.

TRAIETTORIA - Più i telescopi e gli strumenti di monitoraggio dei fenomeni celesti diventano sensibili e perfezionati, più cresce la consapevolezza che la Terra è un facile bersaglio per questo tipo di corpi, molti dei quali, in passato, devono essere caduti in mare o in zone disabitate, senza che fosse lanciato alcun tipo di allarme. Ora, grazie anche ai nuovi sensori automatici digitali, molti piccolissimi asteroidi che transitano sullo sfondo del cielo stellato, vengono immediatamente segnalati e, dopo una serie di osservazioni, è possibile calcolarne le traiettorie, con una precisione tale da stabilire la loro innocuità ovvero le probabilità di impatto con la Terra. Secondo le ultime valutazioni, il punto di maggiore avvicinamento dell’asteroide al nostro pianeta si trova sul Pacifico, poco a Ovest rispetto all’isola di Tahiti. L’asteroide 2009 DD45 è stato fotografato il 27 febbraio scorso come una debolissima stellina di 19 grandezza, mentre transitava fra le stelle. Ora, in coincidenza col suo massimo avvicinamento, la sua grandezza stellare è salita fino a 13, diventando accessibile anche ai piccoli telescopi. Così, dall’Australia fino alla Polinesia, cioè nei luoghi più favorevoli all’avvistamento del passaggio radente, è tutto un rimbalzare di messaggi via Internet fra gli appassionati di astronomia per osservare l’evento. Quanto agli altri recenti passaggi ravvicinati di asteroidi, per quanto se ne sappia, il record è detenuto da un altro frammento, chiamato 2004 FU162, che il 31 marzo del 2004 è passato ad appena 6.500 km dalla Terra: un vero miracolo che non ci sia finito addosso.

Franco Foresta Martin




10/01/2009

Femministe contro Rachida «madre drogata di potere»

Femministe contro Rachida «madre drogata di potere»

Ex pupilla di Sarko, la Guardasigilli è sempre più sola. Contestata per il rientro al lavoro 5 giorni dopo il parto

 

 


Femministe contro Rachida «madre drogata di potere»

PARIGI — Povera Rachida Dati. Nulla viene perdonato alla ministra della Giustizia, come se stesse vivendo la favola del brutto anatroccolo in senso inverso: da favorita del capo Sarkozy a personaggio ingombrante, da simbolo dell' integrazione e del successo — come donna e come maghrebina — a guardasigilli contestata in ogni anfratto dell'ordinamento giudiziario e del ministero, con dimissioni a catena di funzionari e collaboratori. Adesso ha contro anche le femministe che le rimproverano di essere andata a lavorare troppo presto dopo il parto. Non dicono che il comportamento è da madre snaturata, ma insinuano che l'aver presenziato al Consiglio dei ministri soltanto cinque giorni dopo la nascita di Fatima-Zohra potrebbe mettere in discussione decenni di battaglie e diritti ottenuti sui congedi di maternità (16 settimane in Francia). A qualcuna non va giù l'immagine della ministra all' uscita della clinica, in tailleur nero e tacchi a spillo, come se avesse partecipato a un cocktail. Il parto è sofferenza, che diamine! Una gravidanza difficile, una nascita prematura, con taglio cesareo, sarebbero un'esperienza abilmente nascosta per offrire un'immagine di perfetta efficienza, da donna di potere, per conservare la poltrona di ministro e non dare a Sarkozy pretesti per sostituirla. «E' uno scandalo — dice Maya Surduts, portavoce del collettivo per i diritti delle donne francesi —; i datori di lavoro potrebbero servirsene. Non bisogna sedersi sugli allori delle conquiste proprio quando vengono messe in discussione ». Florence Montreynaud, storica del movimento, paragona la Dati, «drogata di potere», alle operaie degli anni Venti che partorivano in fabbrica per paura di perdere il posto. Un atteggiamento che può dividere le donne «fra superwomen e lavative». Marie-Pierre Martinez, segretaria dell'associazione per il Planning familiare, difende la ministra, mettendola comunque in cattiva luce: «Non ha avuto scelta, era in gioco la sua carriera, nella sfera del potere l'assenza equivaleva a una dimissione ».

A questo punto, Rachida è davvero sola. Giornali, colleghi di partito e di governo non le hanno risparmiato pettegolezzi sull'identità del padre della bambina, sminuendo così anche l'immagine di donna sessualmente libera e capace di scelte complicate. L'opinione pubblica e la magistratura la criticano, anche se ha messo in cantiere le riforme «impossibili», quelle che toccano l'ordinamento di tribunali e giudici. Molte donne — comprese colleghe di governo, oltre alla first lady Carla Bruni — hanno mal sopportato il suo arrivismo, premiato dalla predilezione che Sarkozy ha avuto per lei. Il presidente della Repubblica la lanciò per dare ai francesi (e ai francesi delle banlieues) un messaggio di apertura verso le minoranze etniche e religiose. Rachida infine si è fatta un po' male da sola, ostentando stile di vita e arroganza che le hanno alienato molte simpatie. «Imperdonabile» l'amicizia con l'ex first lady, Cécilia. Vita dura dunque per i simboli. Ma c'è da scommettere che Rachida non si arrenda. Ha studiato di notte, ha lavorato duro per mantenere undici fratelli, si è fatta largo (con ogni mezzo, dicono i maligni), sgomitando nella rigida ed elitaria società francese. Non saranno le femministe a darle il colpo di grazia. Anzi, l'attacco potrebbe rafforzarla agli occhi di Sarkozy, che nei prossimi giorni deciderà un ampio rimpasto di governo. Partoriente senza lagne, mamma senza marito, donna in carriera, bella e libera: che almeno i «machi» comincino a raccogliere firme di solidarietà!

 


28/05/2012

Brunetta attacca Tremonti «Basta veti, ci ha commissariati»

Brunetta attacca Tremonti «Basta veti, ci ha commissariati»

 

L'Intervista al Corriere della Sera, ribadita in radio: «Tutti soffrono per il suo potere di veto. Ora bisogna cambiare passo». Bonaiuti: linea ispirata da Berlusconi

 

Renato Brunetta (Eidon)
Renato Brunetta (Eidon)

MILANO - Dopo 1 anno e mezzo di crisi, con i primi segnali positivi dall'economia «siamo in un altra fase: quella della ripresa, del rilancio. Bisogna guidare questa seconda fase. Da più parti nel Governo, a partire dal presidente del Consiglio, si è evidenziata questa esigenza di cominciare a fare respirare l'economia. Abbiamo però visto la continuità dei no e non può essere: si rischia di far morire sul nascere la ripresa». Così - dai microfoni di Rtl - il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ritorna sui "no" del titolare dell'Economia Giulio Tremonti, al centro della sua intervista concessa ad Aldo Cazzullo sulle colonne del "Corriere della Sera".

BONAIUTI: LINEA TREMONTI ISPIRATA DA BERLUSCONI - Ma «la linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e condivisa dall'intero governo». È quanto afferma il sottosegretario Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, dopo le critiche sollevate dal ministro Renato Brunetta. Quindi in sintesi, Tremonti ha l'appoggio di Berlusconi.

SACCONI E BONDI - Alle parole di Bonaiuti si aggiungono quelle del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «L'Esecutivo è solidissimo perché all'interno non ci sono politiche diverse e questo conta al di là dei rapporti personali». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Sandro Bondi Coordinatore nazionale del Pdl e Ministro della Cultura: «Mai come in questi giorni e in queste ore - afferma - è così lampante e visibile il contrasto tra due concezioni della politica: da un lato, quella rappresentata dal presidente del Consiglio, che prosegue un quotidiano e faticoso impegno per promuovere la diplomazia commerciale a vantaggio delle imprese italiane e dello sviluppo economico dell'Italia, mettendo a frutto l'autorevolezza e la credibilità conquistate dal nostro Paese nel mondo, e, dall'altro lato, quella che emerge dal solito rodeo delle dichiarazioni, una sorta di solipsismo politico che si felicita di disfare ciò che gli altri faticosamente costruiscono».

FASE 2 - Tornando all'intervista di Brunetta, «il tema vero - ha spiegato ancora il ministro Pubblica Amministrazione - è la fase 2. Abbiamo attraversato una tempesta, una burrasca, un anno e mezzo di crisi. La politica economica è stata portata avanti con serietà e determinazione» ed è stata «praticamente basata solo sui no». «No - ha continuato - che volevano dire rigore, no perchè non si poteva spendere, no per blindare la finanza pubblica. Lo abbiamo fatto tutti, consapevolmente. E il merito di tutto questo va al ministro Tremonti». Ora però - ha concluso Brunetta - «il rigore deve essere declinato all'interno dello sviluppo economico: investimenti, riforme, modernizzazione del Paese. Se no il Paese va in declino, perchè non riesce a cogliere il cambiamento».

L'INTERVISTA - Sul Corriere Brunetta ha spiegato che tutti i ministri la pensano come lui. «Tutti soffrono per il potere di veto di Tremonti», afferma. «Il Tesoro - aggiunge - esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell'intero governo». Secondo Brunetta, il titolare dell'Economia «non può sostituirsi al Consiglio e al premier Berlusconi: non è questo che vogliono gli italiani». Il responsabile della Pubblica Amministrazione riconosce tuttavia a Tremonti «il merito di aver tenuto la barra» mentre, da parte sua, respinge l'ipotesi di voler prendere il suo posto. «Non ho ambizioni personali. Io sto bene qui - assicura - dove combatto una battaglia epocale per la modernizzazione dello stato».