15/03/2010

Giappone, Prada licenzia i dipendenti «brutti, vecchi e grassi»: è polemica

Giappone, Prada licenzia i dipendenti «brutti, vecchi e grassi»: è polemica

 

La donna ha chiesto un risarcimento e di essere reintegrata nel suo ruolo. La denuncia di un'ex manager retrocessa e poi cacciata: «Il ceo Sesia non voleva che i visitatori mi vedessero»

 

Il quartier generale di Prada a Tokyo
Il quartier generale di Prada a Tokyo

TOKYO - Una controversia legale rischia di compromettere seriamente l'immagine di Prada in Giappone. Il celebre marchio italiano è accusato di molestie e discriminazioni sul lavoro da Rina Bovrisse, ex direttrice generale del gruppo nel Paese nipponico. Dopo aver tentato inutilmente di raggiungere un compromesso con la casa di moda milanese, l’ex manager che fino allo scorso novembre gestiva circa 500 dipendenti nei 40 negozi di Prada sparsi nel paese del Sol Levante, ha dichiarato che nei prossimi mesi presenterà una nuova azione legale contro la nota società di moda milanese.

MOLESTIE E DISCRIMINAZIONI - Tutto è iniziato lo scorso maggio quando l’allora direttrice generale del gruppo ha ricevuto da Davide Sesia, ceo di Prada nel paese nipponico, un ordine perentorio: licenziare 15 membri dello staff perché «brutti, vecchi e grassi e troppo lontani dallo stile Prada». L'amministratore delegato poi avrebbe fatto sapere alla manager che se voleva continuare a lavorare per il marchio italiano doveva cambiare pettinatura e soprattutto dimagrire. Sesia avrebbe detto alla Brovisse che «si vergognava della sua bruttezza e non voleva che i visitatori provenienti dall’Italia la vedessero».

DENUNCIA E COMPROMESSO FALLITO - Come racconta il sito di Japan Times, una prima denuncia contro l'azienda è stata presentata dalla Bovrisse lo scorso dicembre al tribunale distrettuale di Tokyo. La manager non solo ha chiesto il risarcimento per lo stress emotivo subito, ma soprattutto di essere reintegrata nel suo ruolo. Infatti dopo aver dichiarato di non essere d'accordo con gli ordini dell'amministratore delegato, la Bovrisse sarebbe prima stata retrocessa di livello e poi le sarebbe stata imposta una sospensione temporanea dall'attività lavorativa. In questi mesi l'ex direttrice generale ha tentato inutilmente di raggiungere un accordo con il marchio italiano. Lunedì scorso la doccia fredda: l’azienda italiana decide di licenziare la Bovrisse per le sue «false accuse nei confronti della società». In una dichiarazione ufficiale ripresa dal Telegraph di Londra, il quartier generale di Prada a Tokyo fa sapere che «il tribunale giapponese ha respinto tutte le accuse della dipendente e ha confermato che il licenziamento della signora Rina Bovrisse è perfettamente legale».

NUOVA AZIONE LEGALE - Adesso la Bovrisse ha dichiarato al quotidiano Japan Times che presenterà una nuova azione legale contro la società: «Sto raccogliendo nuove testimonianze e presenterò una denuncia dettagliata il più presto possibile». La Bovrisse che lavora da circa 18 anni nel mondo della moda ha aggiunto: «Il mio dovere è proteggere le donne che lavorano duro e fare in modo che possano lavorare in un ambiente sicuro». Secondo l'ex direttrice generale molte delle persone accusate di essere "brutte, vecchie e grasse" dall'amministratore delegato hanno subito il suo stesso destino. Prima sono state retrocesse di livello e poi licenziate.

 

Francesco Tortora


12/12/2009

Debutta il partito di Rutelli. Bertelli contro il premier

Debutta il partito di Rutelli. Bertelli contro il premier

 

I PARTITI. L'ad di Prada alla convention Api: «Va cacciato»

 

Debutta il partito di RutelliE Bertelli si scaglia contro il premier

Francesco Rutelli con Patrizio Bertelli ad di Prada

PARMA - L’Api di France­sco Rutelli nasce senza lustrini, senza gadget, senza vip da pri­ma fila. Anzi, uno c’è. E quan­do l’imprenditore Patrizio Ber­telli prende la parola dal palco il clima tiepido si scalda di col­po. «A Bonn il nostro premier ci ha messo in una condizione scandalosa di fronte all’opinio­ne pubblica mondiale...».

I mille in platea si spellano le mani e anche Rutelli si scio­glie in un applauso. «Mio figlio — riprende il filo l’ad del grup­po Prada — mi ha chiesto se non è possibile fare l' impeach­ment al premier». E meno male che non voleva parlare di Berlu­sconi e che si era definito «un agnostico» della politica: «Dob­biamo creare le condizioni per buttare fuori questo signore dal Parlamento italiano». Criti­ca come «inammissibili» gli in­centivi alla Fiat. Attacca Bassoli­no per la «vergogna» dei rifiuti a Napoli, causata da «incapaci che ancora governano invece di essere cacciati a calci nel se­dere ». Se la prende con il Pd «che non fa opposizione» e con i parlamentari da salotto: «Ormai la politica si fa a Porta a Porta , Matrix , Ballarò , Otto e mezzo ... » .

Di Fini pensa che stia facen­do «discorsi di buon senso». Di Marrazzo che il problema non è lui, quanto «i 40 mila viados autorizzati a prostituirsi». Ami­co di Rutelli «da una vita», tan­to che l’ex sindaco era sceso dal palco per abbracciarlo, il marito di Miuccia Prada conse­gna agli atti dell’assemblea na­zionale un intervento da disce­sa in campo. Ma lui giura di no, è solo che non ne può più di co­me vanno le cose: «Non mi va di impegnarmi in un partito, non ho queste pretese». Davve­ro non sogna un seggio? «Mam­ma mia!». E l’Api? Le piace il lo­go tricolore? «Terribile».

Rutelli se ne va col sorriso: «C’è un bellissimo clima, sono molto soddisfatto. Avete visto quanta gente? E Bertelli, lo ave­te sentito?». Il sondaggista Pie­poli gli dice che l’Api ha l’1% di bacino reale e il 30% di bacino potenziale, ma lui si mostra cauto: «Aspettiamo. Siamo gen­te umile, noi. Alle Regionali ci saremo in tutta Italia, ma per le alleanze c’è tempo». L’idea è stringere intese locali con l’Udc e anche con il Pd. Aprendo i la­vori Rutelli aveva letto un mes­saggio a Napolitano: «Il più al­to punto di garanzia per tutti gli italiani». In perfetta sinto­nia col Quirinale, tiene fuori la sua nuova creatura dalla «esa­sperazione politica» e si accolla il «dovere imprescindibile» di riportare l’equilibrio delle isti­tuzioni «verso il centro e non verso le estreme».

La scenografia è volutamen­te austera. I soldi sono pochi e il messaggio — indirizzato a piccoli e medi imprenditori, professionisti, giovani partite Iva — è che non vanno spreca­ti. La moglie del leader, Barba­ra Palombelli, è in venticinque­sima fila. Colonna sonora: Me­raviglioso dei Negramaro. Pan­theon: De Gasperi e Barack Obama, Falcone e Borsellino, Coppi e Bartali, Madre Teresa e Giovanni Paolo II. Ma l’Api non sarà «il partito dei cattolici né dei moderati». E l’apertura a Fi­ni? «Perché no, dipende da lui» insiste Rutelli. Sul palco Dellai, Tabacci, Linda Lanzillotta, Cale­aro, Vernetti, Pisicchio, Calga­ro, Mosella, Giuliano da Empo­li, Ubaldi... Un partito di fuoriu­sciti? «No — smentisce Dellai —. È la politica che è fuoriusci­ta dall’Italia». E oggi, da Israe­le, un messaggio di Kadima, il partito che Rutelli sogna di re­plicare con Fini e Casini.

Monica Guerzoni