05/10/2010
Maltempo: tre morti a Prato
Maltempo: tre morti a PratoNello stesso sottovia si teme ci siano altre vittime. Continua l'allerta in liguria. Tre donne di origine cinese sono annegate in un sottopassaggio invaso dall'acqua
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27/06/2010
Sicari, tangenti e affari a Chinatown I tre omicidi che scuotono Prato
Sicari, tangenti e affari a Chinatown I tre omicidi che scuotono PratoOmertà e dialogo ridotto tra le comunità. Su mille clandestini solo sette rimpatriati. I misteri dietro il trionfo del mercato sommerso. L’ambasciatore cinese in visita: troppi controlli
Per dirla con Mao, la trasferta pratese di venerdì 25 del nuovo ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei, non è stato un pranzo di gala. Le notizie che filtrano parlano di un confronto piuttosto acceso tra il diplomatico e il prefetto della città toscana, Maria Guja Federico. Anche il colloquio con il sindaco di centro- destra Roberto Cenni è stato a tal punto «franco» che la Lega Nord di Prato ha emesso un comunicato nel quale invita il ministro dell'Interno Roberto Maroni a protestare con Pechino e a chiedere il richiamo in patria dell'ambasciatore. Mai, nei pur delicati rapporti tosco-cinesi, la corda si era tesa tanto e il motivo è lampante: nel giro di pochi giorni a Prato si sono verificati tre omicidi, prima due sicari incappucciati hanno sparato alla testa di un imprenditore cinese e pochi giorni dopo alle 17 nella centrale via Strozzi un commando di giovani asiatici è entrato in una tavola calda e ha ammazzato a colpi di machete due connazionali.
Le indagini sono in corso e poco si sa. Non ci sono elementi fondati sul collegamento tra i due fatti di sangue e non c’è nemmeno una vera interpretazione su cosa stia succedendo nella Chinatown del Bisenzio, quali equilibri di potere si siano rotti. La sensazione però in città e in Procura è che dall’illegalità merceologica si stia marciando a grandi passi verso un sistema radicato di criminalità economica. E martedì 22 parlando in pubblico a 300 suoi concittadini (piuttosto preoccupati) il sostituto procuratore Laura Canovai ha usato parole molto dure: «La comunità cinese non ci aiuta, non collabora con le istituzioni». Xu Qiulin, l'unico imprenditore cinese iscritto alla Confindustria pratese, espressione di una borghesia asiatica in passato propensa al dialogo, parlando con la stampa locale ha espresso dubbi sull'ipotesi di uno sbarco in Toscana di cosche mafiose dall'Asia ma ha detto che ci sono in città «tanti giovani che sono sbandati, non si rendono conto nemmeno di dove vivono, anzi pensano di essere in Cina».
La visita dell’ambasciatore, seppur improvvisa e non sufficientemente preparata, avrebbe dovuto gettare acqua sul fuoco e porre le basi di una collaborazione. Invece ha sortito l’effetto contrario perché Ding Wei si sarebbe innanzitutto lamentato per i controlli anti-illegalità messi in atto dalle autorità di polizia e avrebbe espresso preoccupazioni per l’incolumità dei cinesi di Prato. Il prefetto non ha nascosto la sua irritazione e il successivo ping pong durato un’ora e mezza, a differenza dei tempi di Richard Nixon, non è stato sinonimo di diplomazia.
Dietro gli omicidi e i ferimenti di questi giorni (un altro giovane cinese che fa da interprete per i carabinieri è stato aggredito all’uscita dalla discoteca Siddharta), c’è la realtà del distretto tessile parallelo, di una Prato che si lecca le ferite della sua industria declinante e vede invece fiorire il business dei confezionisti cinesi, che importano il tessuto dal loro Paese e grazie all’attività dei laboratori clandestini riescono a vendere jeans e maglie a prezzi stracciati a camionisti e intermediari dell’Est europeo. Il tutto nell’apoteosi dell’economia sommersa: ogni giorno aprono 4 aziende cinesi e 2 chiudono, partite Iva che vanno e vengono, un giro d’affari di 2 miliardi di euro per più della metà in nero. A tingere di mistero e corruzione l’attività cinese è arrivata a fine marzo anche un’inchiesta della magistratura ribattezzata Permessopoli, che ha portato in carcere due capi della comunità, Bangyun Dong e Zhouwen Ye, il vice questore Fabio Pichierri, quattro poliziotti e due carabinieri. I ricchi cinesi, secondo l’accusa, pagavano i funzionari italiani per il rilascio di permessi di soggiorno e per avere soffiate sui controlli programmati dalle forze di polizia. I due stranieri sono ancora in carcere mentre Pichierri resta indagato ma è in libertà.
In tanto bailamme e in pochi mesi quasi tutti i protagonisti delle vicende sino-pratesi sono saltati. Sono cambiati da poco sia l’ambasciatore cinese a Roma (Sun Yuxu) sia il console a Firenze e anche in Questura sta arrivando da Livorno un nuovo capo al posto di Domenico Savi. Questo tourbillon non sembra però finora aver prodotto risultati, cambiando la formazione il risultato resta però lo stesso. L’unica buona notizia è che, in virtù del calo dell’euro, i prodotti tessili pratesi hanno ricominciato ad avere un po’ di mercato e le esportazioni nel primo trimestre del 2010 hanno fatto segnare +7,3%. Per il resto si naviga nel buio. L’idea avanzata qualche mese fa dal sindaco Cenni, proprietario dell’azienda di abbigliamento Sasch e quindi ottimo conoscitore del settore, di integrare i due distretti obbligando i cinesi a comprare il tessuto da Prato e impegnandosi a vendere i loro prodotti pronto moda a una grande catena internazionale tipo H&M non ha fatto nessun passo in avanti. Anzi, oggi sembra totalmente irrealistica. Ma anche la strada di un dialogo politicamente corretto tra le due borghesie, sostenuta con forza dal presidente della Provincia Lamberto Gestri (centro- sinistra) sembra sbarrata. Il tavolo italo-cinese non si riunisce più e anche le cinque associazioni della comunità si sono limitate, dopo gli ammazzamenti, a emettere un comunicato ma nessun cittadino asiatico ha collaborato finora con gli investigatori.
Visto che le Chinatown esistono dovunque e tutti hanno da imparare dai casi-limite ogni tanto arriva a Prato un inviato di testate internazionali. I francesi de Le Point, il New York Times e il Financial Times, persino Al Jazeera e se ne vanno (stupefatti) scrivendo che gli uffici di money transfer ogni giorno movimentano da Prato 1,2 milioni di euro diretti in Cina, un flusso continuo a fine anno dà la bella cifra di 500 milioni. Nel 2009, che per noi italiani è stato l’anno della recessione, il distretto cinese di Prato ha visto crescere del 13% le aziende, del 20% le importazioni di tessuti dall' Asia e del 25% le rimesse verso casa. Cifre record nonostante da un anno si siano intensificati i controlli e su 156 ispezioni effettuate nei primi mesi del 2010 tutti i 156 laboratori sono risultati fuorilegge. Ma, come ha detto sconsolatamente il magistrato Canovai, dopo 5 anni di sequestri il fenomeno non è in diminuzione. Su mille clandestini fermati nel 2009 si è riusciti a rimpatriarne solo 7. Una beffa continua perché non declinando i lavoratori fermati nome e cognome e non potendo essere identificati, hanno di fatto l’opportunità di tornare nella clandestinità. L’unico spiraglio che la visita di Ding Wei ha aperto riguarda l’intenzione annunciata da parte della comunità cinese di stilare una lista di connazionali pericolosi da trasmettere al console fiorentino Zhou Yunqi e poi all’ambasciata per poterli rimpatriare. Una concessione che a Prato è stata interpretata come un’implicita ammissione di come nella Chinatown toscana si siano infiltrate bande criminali. In città comunque le autorità non hanno intenzione di mostrarsi buoniste e quindi è facile arguire che i controlli continueranno. Il lungo travaglio di Prato non conosce tregua.
Dario Di Vico
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16/11/2009
Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento
Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento
Il presidente della camera contestato da un piccolo gruppo di leghisti. Intervento in Consiglio comunale a Prato: «Immigrati, non vi può essere integrazione se non c'è la legalità»
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| Gianfranco Fini con il sindaco di Prato Roberto Cenni (Ansa) |
MILANO - La maggioranza, anche se al governo, non può riscrivere le regole a proprio piacimento. Da Gianfranco Fini arriva una nuova indicazione ad uso e consumo dei colleghi del Pdl. «Sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell'alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani - ha detto durante un intervento alla seduta straordinaria del Consiglio comunale di Prato, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare -. Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l'impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa. Perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano». Secondo il presidente della Camera «è proprio la nostra Costituzione a indicare con chiarezza le modalità attraverso le quali è possibile modificare la Costituzione. È certamente possibile farlo avvalendosi di maggioranze ordinarie, ma in quel caso si è sottoposti all'assenso dell'unico soggetto che in una democrazia è sovrano: il corpo elettorale».
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| La manifestazione dei leghisti (Ansa) |
IMMIGRAZIONE E LEGALITA' - Il presidente della Camera ha poi affrontato il tema dell'immigrazione, sottolineando che «non ci può essere integrazione senza legalità». «Ci si integra solo se si è disposti a vivere in condizioni di rispetto della legalità. Se è doveroso da parte dell'Italia rispettare la cultura d'origine e le identità delle donne e degli uomini che vengono a partecipare con il loro lavoro alla crescita della nostra società, dobbiamo anche chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole, far proprio il valore della dignità della persona che è alla base della nostra cultura - ha sottolineato -. Non si possono reclamare solo diritti senza essere pronti ad adempiere ad altrettanti precisi doveri». Davanti al Comune un piccolo gruppo di leghisti ha atteso il presidente della Camera, con indosso magliette nere con scritto «No al voto agli immigrati» e «Ora di Islam a scuola, no grazie». Fini si è fermato brevemente per uno scambio di battute con i manifestanti affermando che «sul tema la pensiamo in maniera diversa». La contestazione, pacifica, si è conclusa poco dopo.
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16/09/2009
A Prato ucciso un 70enne Arrestata una ragazza di 22 anni
A Prato ucciso un 70enne Arrestata una ragazza di 22 anni
La giovane, di origine Rom, è stata arrestata. Prima del delitto ci sarebbe stata una lite tra i due, forse in seguito alla richiesta di soldi o altro
PRATO - Un uomo di 72 anni è stato ucciso la notte scorsa davanti al pronto soccorso dell'ospedale di Prato, dove aveva accompagnato la suocera per un ricovero. A colpirlo, con una coltellata, secondo la ricostruzione della polizia, è stata una giovane di 22 anni, nata e residente a Prato, di origine rom, che è stata arrestata con l'accusa di omicidio volontario.
UN LITIGIO ALL'ORIGINO DEL DELITTO - Secondo una prima ricostruzione, tra i due ci sarebbe stato prima un litigio, forse in seguito alla richiesta di soldi o altro da parte della giovane che stazionava davanti al pronto soccorso. Poi quest'ultima avrebbe tirato fuori il coltello e colpito l'uomo. Il settantaduenne è stato subito soccorso dai medici dell' ospedale, ma per lui non c'era più nulla da fare. Sul posto è poi intervenuta la squadra mobile di Prato che ha rintracciato la giovane sempre nell'area del'ospedale. Portata in questura e interrogata, la ventiduenne avrebbe ammesso le sue responsabilità.
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11/08/2009
I cassintegrati? Vadano a lavorare i campi
I cassintegrati? Vadano a lavorare i campi
«Facciamo nascere coltivazioni biologiche di altissima qualità». La proposta del neosindaco di Prato (centrodestra) piace anche ai sindacati, Cgil in testa
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| Il sindaco di Prato, Roberto Cenni |
PRATO – All’inizio qualcuno ha pensato a una provocazione ideologica. Anche perché l’atipica idea di mandare i cassaintegrati con zappa e piccone a lavorare negli orti l’aveva avuta un sindaco eletto dal centrodestra. E invece non solo la proposta del primo cittadino di Prato, l’imprenditore (è presidente della casa di abbigliamento Sasch) Roberto Cenni, è piaciuta, ma è stata adottata ed elaborata dai sindacati, Cgil in testa.
BIOLOGICO - «A Prato abbiamo centinaia di ettari di terreni incolti», dice il sindaco. «Affidiamoli ai cassaintegrati e facciamo nascere coltivazioni biologiche di altissima qualità. Possono essere un punto di riferimento per mense pubbliche, ospedali, ma anche privati e aiutare i lavoratori meno fortunati». I vantaggi? Da una parte una sostanziale integrazione dello stipendio dei lavoratori con salari tagliati, dall’altra un aiuto a quei problemi psicologici che, inevitabilmente, tormentano la maggioranza dei lavoratori rimasti senza occupazione. In più, sostengono i sindacati, ci potrebbero essere vantaggi per chi è stato licenziato e non ha ancora i requisiti per andare in pensione.
PROGETTO - L’idea è così piaciuta che in città si è già passati alla fase progettuale e a fine estate potrebbero nascere i primi gruppi di cassaintegrati, licenziati o in mobilità, specializzati nella produzione di verdura e frutta biologici di altissima qualità e di prodotti tipici. «Vorremmo realizzare serre alimentate da impianti fotovoltaici con una produzione di qualità superiore», spiega il segretario della Cgil, Manuele Marigolli, «ma per pensare a un piano industriale adeguato sono necessari investimenti e soprattutto aver garantiti acquirenti certi. A Prato mense scolastiche, comunali e ospedaliere, distribuiscono ogni giorno 15 mila pasti: a loro deve essere destinata questa produzione».
SINDACO - Il sindaco Cenni ha avviato i primi contatti, promette finanziamenti regionali e comunitari ed eventuali interventi comunali per acquistare le verdure da distribuire a famiglie in difficoltà. «Valuteremo anche altre possibilità di distribuzione», dice, «e ci incontreremo con i sindacati. Io sono convinto che ci siano tutti gli elementi per portare a compimento un progetto ecosolidale che non ha pari in Italia».
SLOW FOOD - Un sì al progetto è arrivato pure da Slow food che, proprio in questi giorni, sta lavorando alla nascita di un parco agricolo nell’area sud della città tessile. Il presidente di Slow Food Prato, Alessandro Venturi, chiede a sindacati e sindaco di unire gli sforzi: «Siamo convinti di poter dare lavoro a più di cinquecento persone perché sono molti i gruppi interessati all’acquisto di prodotti biologici di qualità». Ma che cosa dovrebbero coltivare i cassaintegrati? «Ogni tipo di frutta e verdura con un particolare riferimento alla produzione tipica della piana di Prato», spiega Venturi. «Penso a una particolare varietà di cavalo nero, o al melone “retato” pratese, straordinario per realizzare marmellate, mostarde e sorbetti. E ancora varietà autoctone di pomodori, zucchine, albicocche, ciliegie. E anche alla produzione dello zafferano, che a Prato veniva coltivato sino dal medioevo».
Marco Gasperetti
Fonte C.d.S.
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03/07/2009
Prato, centodue indagati in ospedale
Prato, centodue indagati in ospedale
L’inchiesta era partita da un esposto anonimo che segnalava l’abitudine, diffusa, di timbrare i cartellini di ingresso di colleghi assenti o in ritardo
Una scena del film
PRATO - Come nel film «Fantozzi subisce ancora», dove il più famoso ragioniere d'Italia era costretto a far muovere dei manichini che dovevano sembrare impiegati al lavoro. All'ospedale Misericordia e Dolce di Prato non c'era Fantozzi ma qualcuno che decideva di non andare a lavoro e qualcuno che timbrava i cartellini per gli assenti. L'inchiesta sull'assenteismo finisce con centodue indagati, tra medici, infermieri e dipendenti vari che facevano finta di essere in servizio e invece non c'erano affatto, tutto grazie a false vidimazioni del cartellino.
L'INCHIESTA - Erano solo due gli apparecchi marcatempo controllati dalle videocamere sugli otto presenti all’ingresso del lato nuovo dell’ospedale «Misericordia e Dolce» di Prato. Le avevano fatte installare i carabinieri, coordinati dal pm Roberta Pieri, nell’ambito dell’inchiesta su presunti illeciti compiuti da alcuni dipendenti nella vidimazione dei badge per l’orario di lavoro. Due videocamere sole, attive dal 29 maggio al 23 agosto 2008, che hanno permesso di scoprire ben 102 dipendenti dell’Asl che effettuavano vidimazioni irregolari.
CINQUE DIPENDENTI IN MANETTE - Sono alcuni dei dati forniti oggi dal procuratore della Repubblica di Prato, Piero Toni che insieme al sostituto Pieri, ha presentato i risultati dell’indagine che lo scorso 23 giugno aveva portato all’arresto di 5 dipendenti (un medico, un infermiere, due uscieri e un addetto alla sicurezza), mentre altri 22 dipendenti erano stati raggiunti da un avviso di garanzia. Truffa ai danni della Asl 4 di Prato l’accusa per tutti. Il gip ha confermato gli arresti domiciliari per 3 dei 5 dipendenti, mentre ha deciso la sospensione dal pubblico servizio per gli altri due. La stessa richiesta di sospensione è stata accettata anche per altri 6 indagati. L’inchiesta era partita da un esposto anonimo che segnalava l’abitudine, diffusa, di timbrare i cartellini di ingresso di colleghi assenti o in ritardo. Per gli altri 75 controllati, è stato spiegato, sono state riscontrate irregolarità dello stesso genere ma in misura inferiore (da 1 a tre) e a loro è stato comunicato l’avviso di conclusione delle indagini.
IL DIRETTORE DELLA ASL - «Occorre prendere spunto da questa situazione per assumere tutte quelle iniziative volte ad impedire e scoraggiare il ripetersi di ulteriori episodi di malcostume e a ricreare un clima in cui tutti siano motivati a svolgere con onestà e passione il loro lavoro.Sono amareggiato e sdegnato da questa vicenda». Lo afferma il direttore generale dell’Asl 4 di Prato, Bruno Cravedi, dopo le misure cautelari assunte dall’autorità giudiziaria nei confronti di alcuni lavoratori indagati per omessa o irregolare timbratura del cartellino personale che registra l’entrata e l’uscita dal servizio. Dopo le indagini, informa una nota, l’Asl ha adottato una serie di iniziative che riguardano l’avvio dei provvedimenti disciplinari e la sospensione dal servizio di dieci operatori. La sospensione ha avuto decorrenza immediata, in attesa anche degli accertamenti che saranno svolti dalla Commissione di indagine appositamente costituita per l’accertamento dei fatti e la proposta di sanzioni disciplinari. L’Azienda si riserva inoltre la facoltà di costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento dei danni. Tra le iniziative adottate, prosegue la nota, si segnalano il potenziamento e l’estensione della procedura informatica sulle presenze in servizio, con possibilità di visualizzazione, in tempo reale, della situazione in ogni struttura. Si procederà alla razionalizzazione delle postazioni marcatempo, attualmente collocate in sette punti diversi dell’ospedale, per ridurle a tre. Cravedi ha poi riunito gli organi di direzione aziendale e ha inviato una lettera a tutti i dirigenti ed ai quadri intermedi per richiamarli alle loro competenze e responsabilità in ordine alla gestione del personale assegnato. Sono stati inoltre convocati specifici incontri con le organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza.
20:26 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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02/07/2009
Protesta contro le case automobilistiche, centro «invaso» da minicar di cartone
Protesta contro le case automobilistiche, centro «invaso» da minicar di cartone
INSTALLAZIONE A PIAZZA VENEZIA. La denuncia di Terra!: le pubblicità sulle auto non rispettano la legge sulle emissioni di Co2
| Le minicar di cartone in piazza Venezia (Eidon) |
Singolare protesta in piazza Venezia. All'alba di giovedì alcuni attivisti per la salvaguardia dell'ambiente hanno messo in opera una grande installazione nel prato antistante l'Altare della Patria. Centinaia di piccole sagome di automobili di cartone, tra a piccoli conigli verdi - le mascotte dell'associazione «Terra!» - campeggiavano sull'erba accompagnate da cartelli che recitavano slogan come «Vietato calpestare il pianeta», «Stop alla pubblicità illegale», «Stop alla CO2».
INTERVENTO DI CARABINIERI E POLIZIA - Sul posto sono intervenuti quasi subito vigili urbani, carabinieri e polizia. Identificati alcuni dei 30 attivisti di Terra! che con il loro gesto hanno voluto protestare contro le emissioni di CO2 e contro le pubblicità illegali delle auto.
All'insegna della salvaguardia del pianeta, gli ambientalisti hanno presentato un nuovo rapporto sulle pubblicità delle auto, nell'ambito della campagna sull'efficienza energetica nel settore.
«Anche a Roma, dove il parco auto non è certo dei meno inquinanti, si continuano a commercializzare veicoli nuovi con pubblicità ingannevoli - spiegano Daniel Monetti e Fabio Ciconte, rispettivamente coordinatore della campagna e presidente di Terra! - contro le quali non viene applicata una legge che pure esiste: il Dpr n.84 del 17 febbraio 2003». Per chi desiderasse aderire alla campagna, su www.terraonlus.it sono pubblicate tutte le informazioni sul caso.
| (Eidon) |
CONTRO L'INDUSTRIA DELLE AUTO - Dal sito è scaricabila anche il rapporto «Venditori di fumo» - spiega l' associazione - che rileva come «il 91% delle pubblicità analizzate sia illegale perché non conforme alla legislazione vigente». Nei materiali promozionali «non si riporta alcuna informazione sulle emissioni di CO2 o le si riporta in forma scarsamente visibile». In particolare, su un campione di 492 inserzioni pubblicitarie esaminate in Italia, «solo il 9% può essere considerato conforme alla normativa», riportando in maniera corretta le informazioni sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei veicoli reclamizzati.
DENUNCIATE LE CASE AUTOMOBILISTICHE - Terra! ha presentato un esposto contro le principali case automobilistiche all'Istituto della Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), all'Unioncamere e le Camere di Commercio delle città sede dell'indagine per denunciare 96 differenti pubblicità. «Non ce ne è una che si salvi - spiega Monetti -. Il 5,68% delle pubblicità analizzate non riporta alcuna informazione su emissioni e consumi, mentre la stragrande maggioranza, l'85,6%, le riporta in dimensioni ben lontano dall' essere di facile lettura o della stessa evidenza rispetto alle informazioni principali fornite nel materiale».
15:52 Scritto in ECOLOGIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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22/06/2009
Treni: deraglia un merci tra Firenze e Bologna, disagi per chi viaggia
Treni: deraglia un merci tra Firenze e Bologna, disagi per chi viaggia
Ripristinato un binario della dorsale appenninica. Un convoglio uscito dai binari tra Vaiano e Prato alle 5.10. Convogli cancellati e ritardi superiori alle tre ore
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| Forti ritardi per il deragliamento di un merci tra Vaiano e Prato. Questa è la folla alla stazione di Firenze (I. Gori) |
BOLOGNA - L'Italia è rimasta spezzata in due per ore, con la linea ferroviaria Bologna-Firenze bloccata per un deragliamento sul tratto Bologna-Prato avvenuto nelle prime ore del mattino e i treni che non possono raggiungere Roma e Napoli, a partire da quelli dell'Alta Velocità. Solo in tarda mattinata i tecnici delle Ferrovie dello stato hanno ripristinato la circolazione su un binario per consentire il traffico alternato dei treni. Per il recupero della piena operatività, bisognerà però attendere la tarda serata di martedì.
IL DERAGLIAMENTO - Tutto è cominciato alle ore 5.10 circa sulla linea Bologna-Firenze quando due carri di un treno merci, uno dei quali di una ditta privata, sono usciti dai binari fra Vaiano e Prato per cause in corso di accertamento. È quanto riferiscono le Ferrovie dello Stato in una nota. Nessun danno per le persone, tuttavia la circolazione è stata interrotta in entrambe le direzioni.
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| Il treno merci deragliato (Ansa) |
DISAGI - La situazione però è ancora difficile per chi si deve mettere in viaggio. Si registrano infatti in molti casi annullamenti dei convogli o indicazioni di ritardi superiori alle 3 ore. Il problema più grave è per i viaggiatori già prenotati o già arrivati nelle stazioni. La notizia ha colto di sorpresa infatti i viaggiatori giunti alla stazione di Bologna per salire sui primi convogli diretti nel capoluogo toscano, intorno alle 5: convogli annullati e biglietti interamente rimborsati. Alcuni viaggiatori sono stati dirottati sul treno Alta Velocità delle 6 e 37, l'Eurostar 9423, dato invece in partenza, diretto a Roma e Napoli. Una lunga attesa, poi il via libera: il treno delle 6.37 -«il primo utile per raggiungere Roma», veniva precisato dagli altoparlanti della stazione- ha lasciato Bologna alle 7.50, diretto su una linea alternativa: Falconara, Orte, Roma. 180 minuti in più rispetto al tempo normalmente impiegato per arrivare nella Capitale. Orario d'arrivo previsto, le 12.30. A bordo del treno, nessun servizio di ristorazione è in funzione («per disservizi tecnici», avvisa la voce del capotreno). Per i passeggeri diretti a Prato e Firenze è stato invece reso disponibile un servizio sostitutivo di pullman. Analoga sorte per i viaggiatori del Firenze Milano delle 7.00: il cartellone alle 8.20 segnalava 180 minuti di ritardo.
I PROVVEDIMENTI - Trenitalia ha, fin dalla mattinata, preso i primi provvedimenti. «La circolazione è ripresa alle 10.21, con il regionale 6559 (Bologna - Prato), alternativamente su un solo binario con velocità ridotta a passo d'uomo» spiegano da Trenitalia. Sono stati perciò modificati i provvedimenti adottati «immediatamente dopo lo svio dalla Sala di controllo nazionale di Roma, attraverso i Centri operativi FS di Bologna e Firenze, per garantire i collegamenti fra il Nord e il Sud del Paese». Ora gli Es Av Roma - Milano e viceversa, con fermata a Firenze e Bologna, «hanno ripreso a percorrere la linea riaperta al traffico ferroviario. Restano al momento deviati via Ancona gli Es Roma - Venezia: per questo motivo i treni non fermano a Firenze; è invece confermata la fermata a Bologna». Gli Es Av Fast no stop Roma - Milano e viceversa- la cui offerta commerciale è stata dimezzata del 50%- percorrono, sulla direttrice Tirrenica, gli itinerari Roma - Pisa - Genova, oppure Roma - Firenze - Pisa - Genova. Il ritorno alla normalità della circolazione «è prevista nella tarda serata di domani, martedì 23 giugno» conclude il comunicato di Trenitalia.
15:31 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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30/05/2009
Orrico, ex tecnico dell' Inter anni '90, trova il figlio impiccato in casa
Orrico, ex tecnico dell' Inter anni '90, trova il figlio impiccato in casa
Il 40enne era separato, dal matrimonio era nata una bambina. La scoperta del dramma è avvenuta intorno alle 10 nella rimessa dell'abitazione del padre
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| Corrado Orrico |
VOLPARA (Massa Carrara) - Dramma per Corrado Orrico, ex allenatore dell'Inter nei primi anni Novanta. Ha scoperto il corpo del figlio Orlando, 40 anni, che si è tolto la vita impiccandosi nella casa a Volpara, in provincia di Massa Carrara. Orrico è attualmente il tecnico del Prato. La scoperta del dramma è avvenuta intorno alle 10 di sabato mattina nella rimessa dell'abitazione a cui si accede dal giardino. Orlando Orrico, invalido civile, aveva una figlia ed era separato ma non ha lasciato alcun messaggio. Il gesto potrebbe essere dovuto a una forte depressione. È stata predisposta l'autopsia per lunedì.
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