04/01/2011

L'esercito rifiuta il caporal maggiore Fabri: «Inidonea perché incinta»

L'esercito rifiuta il caporal maggiore Fabri: «Inidonea perché incinta»

DISCRIMINAZIONI MILITARI. Precaria da 5 anni. Non potrà partecipare al concorso per l'assunzione a tempo indeterminato. Ricorre al Tar

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19/02/2010

«A 17 anni non ho voluto abortire. Ora sono senza casa con mia figlia»

«A 17 anni non ho voluto abortire. Ora sono senza casa con mia figlia»

 

La lettera. «Ho lo sfratto da un alloggio occupato. Alemanno mi aiuti»

 

Cintamani Puddu
Cintamani Puddu
Giovane, diplomata, tanti lavori precari, lo stage a 400 euro al mese, il sogno di una casa: nonostante il nome di battesimo decisamente inusuale, la vita di Cintamani Puddu, la ventunenne romana autrice della lettera che pubblichiamo, a prima vista è simile a quelle di migliaia di altre sue coetanee in Italia. A fare la differenza è sua figlia Sita, avuta a soli 17 anni, e il suo coraggio nel fare di tutto per dare a quella «piccola famiglia felice» composta soltanto da loro due, stabilità e futuro. Cintamani e la sua bambina vivono in una casa occupata da cui stanno per essere cacciate, la famiglia di origine non può o non vuole aiutarle, la piccola rischia di essere affidata ai Servizi sociali, nonostante sia «una bambina serena», con una «madre disperata» che ha solo bisogno di un po’ di aiuto per guardare al futuro con serenità. E speriamo che chi ha il potere di farlo non si tiri indietro. Ecco la lettera scritta da Cintamani Puddu al sindaco di Roma Gianni Alemanno e, per conoscenza, al Corriere della Sera.

LA LETTERA - Non sono contraria, ma sapevo che dentro di me avevo la forzadi andare avanti e amavo già questa bambina, sapevo che ce la potevo fare e ho preso la mia coraggiosa decisione. Ho passato il mio diciassettesimo compleanno portando a testa alta il mio pancione e combattendo con tante persone che non condividevano la mia scelta. Come può immaginare all’epoca frequentavo ancora il liceo, mia figlia è nata nel novembre del mio 4˚ anno all’Istituto Tecnico Statale e per Geometri Federico Caffè. Mia madre non ha mai voluto aiutarmi con la mia bambina ma mi ha permesso di restare a casa con lei finché non mi fossi diplomata. Fortunatamente ho avuto tutto l’aiuto possibile da parte dell’istituto. Visto che all’epoca le assenze non erano motivo di bocciatura, ho passato il 4˚ anno studiando a casa e passando a scuola quando riuscivo a trovare qualcuno che tenesse la mia bambina qualche ora, e in quel tempo mi sottoponevo alle interrogazioni e compiti in classe che i miei compagni svolgevano durante la settimana. Ho studiato a casa, da sola e con una neonata. Quell’anno non ho avuto i massimi voti ma sono riuscita a passare senza debiti formativi. Il 5˚ anno è stato più «semplice», perché grazie all’inserimento di mia figlia all’asilo nido ho potuto frequentare le lezioni. La mattina portavo la mia bambina a scuola, poi mi andavo a lezione al mio istituto e tornavo a casa. Pensavo al mio fratellino e a mia figlia e la notte studiavo. Sono riuscita a diplomarmi nel giusto tempo e con ottimi voti. E’ stata dura, e come sempre sono orgogliosa di me. Dopo il diploma ho dovuto lasciare la mia casa.

La situazione in famiglia non era più sostenibile e sono dovuta andare via. Ho abitato per un anno a casa di una mia amica e del suo compagno, anche lei con una bimba dell’età della mia. Vivevamo in 5 in 2 stanze e io e mia figlia avevamo una «camera» improvvisata dividendo il salone con una libreria. Vi era lo spazio solo per il mio letto a soppalco con sotto la culla della mia bambina. Come era immaginabile, ho dovuto lasciare anche quell’alloggio. Mi sono ritrovata nella situazione di non avere un posto dove abitare. In quella situazione ho avuto la «fortuna » di occupare una casa popolare. Attualmente sto occupando a Roma un alloggio di proprietà dell’ATER, l’Istituto di Case Popolari. Sono residenza in Via Donna Olimpia 30, lotto I, scala A, Interno 4. E come potrà immaginare ho ricevuto lo sfratto. Ragazza madre, con un minore a carico e lavoratrice precaria, sembra che io non abbia i requisiti per ottenere un alloggio. Nell’anno passato ho guadagnato 7.900 euro. Io non so se lei immagina quanto sia dura per una famiglia normale permettersi un affitto con 2 stipendi, soprattutto con gli stipendi che purtroppo ci sono qui per noi gente normale. Io lavoro dal mattino alla sera e quando riesco anche la notte e nei week end. Ma nonostante questo non ho nessuna possibilità di potermi permettere un «normale» affitto.

In questo Paese si predica la proliferazione. Vedo continuamente servizi sul come «nascono pochi bambini » o «le persone non fanno più figli» o «i giovani restano a casa dei genitori troppo a lungo»: ogni volta, mi viene un malore al solo pensiero. Perché mai, e sottolineo mai, ho sentito un servizio del genere che dicesse la verità sul perché succede. Mantenere un bambino, in Italia, è diventato davvero difficile. Non posso permettermi nemmeno di andare dal dottore se sto male perché per me significherebbe perdere un giorno di lavoro e rischiare il posto. Per questo motivo un anno fa sono finita in ospedale con la broncopolmonite. L’assistenza sociale ha detto che l’unico aiuto che potrà dare sarà a mia figlia e non a me perché non ci sono i soldi necessari per inserirmi in una qualche struttura se resto senza alloggio. Sto rischiando di perdere la mia bambina per colpa… del Paese? Dell’economia? Dei soldi? E questo significherebbe non solo rovinare una madre, ma soprattutto rovinare un bambino. Non mi drogo, non ho nessun tipo di dipendenza o problema psicologico. Mia figlia è una bambina serena e io sono una buona madre. Se ritenessi di non fare abbastanza, abbasserei la testa e accetterei. Ma io torno a casa distrutta la sera. Io do tutta me stessa tutti i giorni. Sempre. Sono una madre disperata con una figlia meravigliosa, ho costruito una piccola famiglia felice. Sono una ragazza coraggiosa che ha bisogno di aiuto. Non voglio perdere la mia bambina e a quanto pare non posso farcela da sola. E non ho nessun altro a cui chiedere se non allo Stato.

Cintamani Puddu

Lettera pubblicata sul Corriere della Sera


25/01/2010

Una vita da precaria tra i banchi di scuola «Mi butto sul porno»

Una vita da precaria tra i banchi di scuola «Mi butto sul porno»

 

Trevigiana lascia la cattedra per l’hard. Presenterà il suo primo film il giorno di San Valentino

 

Michelle Liò (nome d'arte) dice di aver insegnato in molte scuole della provincia di Treviso (archivio)

Michelle Liò (nome d'arte) dice di aver insegnato in molte scuole della provincia di Treviso (archivio)

 

TREVISO — A quarant’anni è tempo di fare un bilancio della propria vita professionale. Obiettivi raggiunti, occasioni perse, speranze per il futuro. E se ci si scopre ancora precari, con contratti che strangolano ogni possibilità di investire in un domani migliore, beh è facile la tentazione di gettare tutto all’aria. E cambiare completamente vita. Forse avrà pensato questo la maestra trevigiana che sei mesi fa ha deciso di lasciare la cattedra e cambiarsi d’abito. O meglio, l’abito se l’è proprio tolto di dosso. Ed è diventata porno attrice. Il suo film sta per essere presentato nello storico sexy shop di Treviso, il «De Sade» di via Pisa. La data prescelta per la prima? Nessuno ha avuto dubbi: San Valentino. Ormai Treviso non se la scolla più di dosso. Dopo Pietro Germi, che nel 1966 diresse «Signore & Signori», il capoluogo della Marca Trevigiana ha la fama di contenitore di relazioni peccaminose sotto gli abiti di una borghesia bigotta. Che in piazza mostra ciò che dentro casa non vive. E negli ultimi tempi non si è certo cercato di smentire la nomea. Basti citare l’agendina dell’avvocato coi giudizi sulle prestazioni sessuali dei colleghi.

E la più recente porno-nonna accusata da un quarantenne di averlo molestato a forza di proposte a luci rosse. Ma l’ultimo caso rischia di superarli tutti. Lei in arte si chiama Michelle Liò e i suoi film probabilmente andranno a ruba. Perché rappresenta tutto ciò che di proibito possa immaginare un adolescente. E forse anche un adulto. La porno maestra. L’insegnante del sesso. La professoressa nel letto. E avanti, con tutte le definizioni che ci si possono immaginare. Perché Michelle (il suo vero nome al momento è tenuto segreto), 40 anni e una famiglia normalissima alle spalle, è stata sul serio maestra. «Una vita da precaria, però - spiegano dal De Sade -. Sbattuta tra istituti scolastici di mezza provincia, da Treviso a Conegliano. Pare che, tra le altre scuole dove ha insegnato, ci siano stati addirittura istituti a conduzione religiosa. Per anni e anni. Senza mai un contratto a tempo indeterminato che le desse serenità». Fino all’estate scorsa. Quando ha deciso di mollare tutto. Il marito l’ha presa bene. Anzi, la aiuta nella nuova carriera. Di più: si è proposto di farle da manager. Infatti, è lui che gestisce incontri, spettacoli e set cinematografici. La (giovanissima) figlia? Sorride e non mette i bastoni tra le ruote. Michelle è sicura di aver fatto la scelta migliore. Almeno così riesce a campare.

Qualche soldo lo ha già preso. «E l’attesa è forte per la presentazione del film, girato nella romantica Toscana con una casa di produzione molto nota - anticipano sempre dal De Sade -. Sembra che “La Principessa”, questo il suo secondo nome d’arte, abbia prodotto parecchie ore di video. Che potrebbero tradursi in almeno quattro o cinque dvd erotici». Ma di più, al momento, non si sa: segreti professionali. Di certo, sarà un ottimo business per il sexy shop, noto in mezzo Veneto per aver punti vendita anche a Jesolo, nel Veneziano, e a Montebelluna, sempre nel Trevigiano. Il negozio dell’hard, infatti, ha ottenuto l’esclusiva per la vendita dei film della porno-maestra trevigiana. I titolari stanno pensando di organizzare un grande evento per la «vernice» della pellicola. Sembra che la data prescelta sia quella del 14 febbraio. Per ovvi motivi. «Ma non è escluso che si riesca ad anticipare - chiude il titolare - vista la crescente curiosità che Michelle sta attirando». La donna, che abita a Treviso, infatti, è già diventata una piccola star del settore, coi fans che su facebook le chiedono esibizioni persino a Rimini. E quando i trevigiani scopriranno che abita vicino a casa loro...

Mauro Pigozzo


28/02/2009

Giulia, 30 anni: è lei la terza musa di Allen

Giulia, 30 anni: è lei la terza musa di Allen

 

Ha trovato un messaggio su MySpace: «Woody va pazzo per la sua musica e vorrebbe usarla nel suo nuovo film», la Tellarini è un ex insegnante precaria

 

Giulia Tellarini (da internet)

Giulia Tellarini, da insegnante precaria a nuova musa di Woody Allen (da internet)

MILANO - All’inizio credeva fosse uno scherzo. «Quando trovai un messaggio sul mio sito MySpace firmato dall’assistente di Woody Allen, che diceva "Woody va pazzo per la sua musica e vorrebbe usarla nel suo nuovo film", pensai che qualcuno mi stesse prendendo in giro». Giulia Tellarini in quei giorni era insegnante precaria in Germania e suonava nei weekend per le strade di Berlino, come un qualunque artista di strada: era normale diffidare del messaggio. Che però era vero. Il maestro aveva scelto colei che, accanto a Scarlett Johansson e al premio Oscar Penélope Cruz, sarebbe diventata la terza diva, quella "nascosta", del suo Vicky Cristina Barcelona.

Giulia Tellarini nel videoclip «Barcelona» (da internet)

Giulia Tellarini nel videoclip «Barcelona» (da internet)

 

LA SCOPERTA - La voce e le note che accompagnano il film sono quelle di Giulia. E il modo casuale in cui ci sono arrivate, nell’epoca dei talent show e delle star "programmate", fa l’effetto di una boccata d’aria fresca. «Vivevo a Barcellona proprio nel periodo in cui Allen era in città per girare il film. Il chitarrista della band con cui suonavo a tempo perso, consigliato dalla sua fidanzata, passò dall’hotel in cui alloggiava il regista e gli lasciò alla reception un cd artigianale con una manciata di nostre canzoni: finì in cima a una montagna di altri pacchettini tra sceneggiature, curriculum, libri, cd, book fotografici e altra roba. Era come giocare un terno al lotto, ma per qualche ragione il nostro demo finì davvero nelle mani di Allen. E lui decise che quella era la musica che cercava».

TRASFERITA A BERLINO - C’è solo un problema. Mentre il regista newyorchese fa le sue scelte, Giulia, che non immagina ciò che l’attende, ha lasciato la Spagna e si è trasferita a Berlino, in cerca di un’occupazione più stabile del suonare nei locali notturni: comincia a insegnare, riservando alla musica qualche esibizione estemporanea per le strade di Kreuzberg, quartiere bohémien, nei fine settimana. «In questa fase ci ha aiutato la tecnologia. L’unico modo che la produzione di Vicky Cristina Barcelona ha trovato per contattarci era MySpace. Ma all’inizio nessuno voleva crederci. E anche quando è diventato chiaro che si trattava veramente di Woody Allen, c’è stato un lungo periodo di incertezza e di timore che saltasse tutto, prima che arrivasse la firma del contratto e la certezza che ce l’avremmo fatta».

VITA RANDAGIA - Giulia, 30 anni, ha iniziato presto con la musica. «È da sempre una mia passione, ma fino a poco tempo fa era solo un hobby, non avrei potuto vivere di quello. Al massimo ero riuscita a ottenere di incidere un jingle per la pubblicità». Berlino e la Catalogna sono solo le ultime tappe della sua vita randagia: da Treviso, città natale, si è trasferita con i genitori a sei anni a Cottsmore, nel Regno Unito, dove il padre, pilota aeronautico, era istruttore in una base della Raf, aeronautica militare britannica. Poi Roma e quindi da sola a Parigi, dove frequentava l’università e lavorava come fonico alla radio. Infine la decisione di tentare la sorte a Barcellona, gioiello della Spagna giovane e in ascesa, luogo del suo appuntamento con il destino.

 

Giulia y los Tellarines (da internet)

 

Giulia y los Tellarines (da internet)

Giulia y los Tellarines (da internet)

 

ADDIO BARCELLONA - Oggi, l’ex insegnante precaria è nuovamente in Spagna, questa volta in tournée. Ha dato l’addio  all'insegnamento per vivere la musica a tempo pieno. «Tanto, con la crisi che c’è, mi avrebbero licenziata comunque. Ora almeno sono precaria per fare la vita che amo». Il suo gruppo si chiama Giulia y los Tellarines, un gioco di parole tra il suo cognome e il modo in cui gli spagnoli chiamano i tagliolini, simbolo della sua italianità. Dal festival cinematografico della Catalogna è arrivato il premio per la migliore colonna sonora originale e gira voce che il brano Barcelona (video), che apre il film insieme ai titoli di testa, sia stato adottato dall’ufficio del turismo cittadino come inno ufficioso: «Davvero? - si sorprende Giulia -. Questa non la sapevo. Se fosse vero, spero che mi paghino i diritti», ride. A Barcellona, comunque, Giulia non tornerà a vivere: «Non c’è più l’atmosfera di una volta, è diventata un parco giochi grosso e costoso, i piccoli locali chiudono e suonare per strada è sempre più difficile. Provo un po' ciò che si sente per un ex amante: rimane una cosa speciale, ma devo guardare avanti».

MUSICA E CINEMA - Lavorare con il cinema, invece, è un’esperienza destinata a ripetersi. «La mia musica è molto cinematografica, crea immagini. È stata usata anche in film a basso costo spagnoli e in qualche documentario televisivo, quindi è una strada che continuerò a percorrere. Adoro il cinema poetico, alla Fellini per intenderci, e oggi quello di Benigni e Garrone. Nel frattempo, dopo Eusebio, primo album uscito nel 2008 purtroppo senza distribuzione in Italia, stiamo lavorando al disco previsto per la prossima estate. Ci saranno nuovi strumenti, nuove idee, ma sempre con questo "swing gitano" che amiamo tanto».