07/01/2011

«Grazie, mi avete dato la felicità»

«Grazie, mi avete dato la felicità»

Lotteria Italia: a Genova il primo premio. Il vincitore della lotteria è disoccupato padre di 3 figli. Fax al bar di Genova dove ha acquistato il biglietto

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05/10/2010

Traccia il tuo percorso per Giove

Traccia il tuo percorso per Giove

SETTIMANA MONDIALE DELLO SPAZIO. L'Agenzia spaziale europea ha lanciato un gioco online che permette di disegnare percorsi interplanetari

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29/09/2010

Superenalotto, nessun 6. E il Jackpot diventa da record

Superenalotto, nessun 6. E il Jackpot diventa da record

Il montepremi è il più ricco al mondo e il più longevo di sempre. La sua corsa dura da 99 estrazioni, ovvero da 231 giorni

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10/06/2010

Mario Balotelli a Napoli se la spassa Notti brave tra donne, vicoli e premi

Mario Balotelli a Napoli se la spassa Notti brave tra donne, vicoli e premi

Il talento dell'inter in campania. Lontano da Lippi il calciatore si diverte: discoteche, fughe notturne a Capri e giro in scooter ai Quartieri

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NAPOLI - Che personaggio, Mario Balotelli. Simpatia, estro e un pizzico di follia. Anche il suo passaggio a Napoli e costiera, negli ultimi giorni, non è passato inosservato. Donne, divertimento, affetto dei tifosi e qualche «fuga» notturna a Capri. Com'è successo nell'ultimo weekend durante la premiazione al «Golden goal» di Sorrento, quando SuperMario ha deciso di fare una puntatina sull'isola azzurra e a Positano, per poi tornare alla base per ricevere il riconoscimento nella kermesse diretta da Walter De Maggio.

Le «performance» di Balotelli in questi giorni in Campania sono state un'attrazione irresistibile; a Sorrento è stato visto saltellare nell'ascensore dell'hotel Parco dei Principi con alcuni suoi amici bresciani al grido di: «Chi non salta bergamasco è!», per l'accesa rivalità con gli atalantini. Non solo: in molti raccontano di averlo visto palleggiare davanti alla reception dell'albergo.

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Ma le «bravate» di Super Mario nella sua settimana partenopea non finiscono qui: ieri serata dance scatenata coi suoi amici, attorniato dalle numerose belle donne del «Nabilah», il noto locale in riva al mare di Bacoli. La passione di Mario per le donne non è, però, paragonabile a quella dei tifosi napoletani per lui, che sognano un giorno di vederlo giocare al San Paolo. I tifosi azzurri hanno abbracciato «Balo» e lo hanno portato un po' dovunque per la città: Balotelli è stato visto in giro in motorino e in auto per i vicoli, non disdegnando tour «pericolosi» nei Quartieri Spagnoli. Prima di andare in aeroporto e lasciare l'hotel Royal, ieri pomeriggio, attorno alle 14, girava in motorino al Pallonetto di Santa Lucia, tra la gente incredula. «Napoli è una città che mi ha sempre divertito tanto - ha detto SuperMario alle telecamere di Sky - anche quando venivo in ritiro. Ho rivisto il San Paolo e mi ha fatto un effetto straordinario, è lo stadio di Maradona. Emozione unica».

 

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Redazione online


08/06/2010

Isvap: «Rc auto, il premio medio in Italia è il doppio di quello in Francia e Spagna»

Isvap: «Rc auto, il premio medio in Italia è il doppio di quello in Francia e Spagna»

Il presidente Giannini: tra il 2002 e il 2009 incrementi tripli rispetto alla media europea, «provvigioni abnormi» per le polizze legate a mutui, varato un provvedimento

 

Giancarlo Giannini, presidente dell'Isvap (Blowup)
Giancarlo Giannini, presidente dell'Isvap (Blowup)

MILANO - E' quello della Rc auto il nodo irrisolto del settore assicurativo italiano. Le polizze continuano ad aumentare in una misura che non ha paragoni rispetto agli altri Paesi europei. Lo ha detto il presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini nel corso della sua relazione annuale.

COSTO POLIZZE AUTO - «Si sono acuite nel 2009 le difficoltà del settore Rc auto, che rischia di divenire una sorta di tallone d'Achille del sistema, con effetti penalizzanti sui cittadini», ha detto Giannini. «Nel periodo aprile 2009-aprile 2010 sono aumentate a due cifre le tariffe medie ponderate relative a tutte le tipologie di assicurati sotto osservazione», si legge nella sintesi della relazione letta da Giannini. «La valutazione dell'Autorità sugli aumenti tariffari è nota e non può che essere ribadita: non è la risposta corretta, è solo la leva più immediata e a più rapido effetto», ha detto Giannini. In Italia, rileva Isvap, «il premio medio è praticamente doppio che in Germania, Francia e Spagna (407 euro contro rispettivamente 222, 172, 229)», con incrementi cumulati tra il 2002 e il 2009 quasi tripli (17,9% contro il 7%) della media Ue.

PROVVIGIONI ECCESSIVE SUI MUTUI ASSICURATI - Altro punto debole del sistema su cui ha deciso di intervenire l'Isvap con un provvedimento che entrerà in vigore a dicembre è quello delle «provvigioni abnormi» per le polizze legate a mutui e finanziamenti. Giannini, nella sua relazione annuale, ha ricordato la recente disciplina varata dall'autorità per tutelare i consumatori. Già un anno fa l'Isvap aveva sollevato il problema del costo incongruo ed eccessivo «di queste provvigioni - pari in media al 50% del premio con punte anche superiori all'80% - percepite da banche e altri istituti finanziari sulle polizze legate a mutui immobiliari e prestiti. L'intervento di autoregolamentazione operato da Abi e Ania non ha prodotto per gli utenti i benefici sperati», ha detto Giannini. Per questo l'autorità, ha emanato una norma che è «intervenuta alla radice». Vietando alle banche di essere «contemporaneamente beneficiarie e intermediarie delle polizze». È stata poi resa più facile «la restituzione delle quote dei premi e delle provvigioni non godute in caso di trasferimento del mutuo da banca a banca in modo di rendere concreta la portabilità» ed è stata imposta «la trasparenza delle provvigioni percepite dall'intermediario».

LA REPLICA DELL'ANIA - Appena terminata la relazione di Giannini arriva la risposta dell'associazione delle assicurazioni. I prezzi rc auto sono alti in Italia perchè i costi sopportati dalle imprese di assicurazione sono abnormi, i più alti d'Europa, afferma l'Ania in una nota in risposta ai rilievi mossi dall'Isvap in materia di Rc auto. Secondo l'Ania alla base delle anomalie italiane ci sono diversi fattori. Tra questi «una legislazione che permette di considerare permanenti microinvalidità che in tutta Europa non sono considerate tali; un inadeguato contrasto delle frodi e delle speculazioni che sono sempre più diffuse; norme sbagliate e distorsive che impediscono il corretto funzionamento del mercato e inspiegabili ritardi nell'attuazione della normativa prevista dal Codice delle assicurazioni per la valutazione dei sinistri più gravi».

Redazione online


06/06/2010

Calderoli: «Meno soldi ai giocatori» La Russa critico: «Pensi alla Padania»

Calderoli: «Meno soldi ai giocatori» La Russa critico: «Pensi alla Padania»

IL MINISTRO PER LA SEMPLIFICAZIONE. Il ministro: «Ridimensionare i premi del Mondiale. I sacrifici sono per tutti». Buffon: «Basta sparate»

 

Calderoli (Ansa)
Calderoli (Ansa)

MILANO - Scontro tra Roberto Calderoli da una parte e Ignazio La Russa e Gigi Buffon dall'altra. Tutto nasce da alcune dichiarazioni del ministro della Semplificazione normativa, che ha fatto un appello alla Federcalcio perchè riduca i premi previsti per gli azzurri in vista dei Mondiali, ma anche alle società di club perchè rivedano in basso le cifre destinate agli ingaggi. «Se tutti fanno sacrifici -sottolinea l'esponente del Carroccio- il sacrificio si ridurrà per tutti e potrà essere sopportato meglio da tutti. È chiaro che il mio può essere solo un appello, ma sarebbe opportuno che la Federcalcio riducesse i premi previsti per i calciatori della Nazionale in vista dei Mondiali e che gli stessi giocatori decidessero di rinunciarci a titolo onorifico. Inoltre sarebbe bene che anche le società abbassassero gli ingaggi, che stridono con quella che è l'attuale situazione economica».

COMPETIVITÀ DELLE SQUADRE: TROPPI STRANIERI- Ma, è stato chiesto al ministro, non pensa che questo potrebbe diminuire la competitività delle società italiane, visto che all'estero i club concedono ai loro tesserati anche ingaggi più alti? «Al contrario -risponde Calderoli- perchè oggi abbiamo squadre che vincono gli scudetti soltanto con stranieri in campo o coppe europee facendo giocare solo per due minuti l'unico italiano in rosa, Materazzi. Sarebbe invece più giusto investire per rafforzare i vivai di casa nostra piuttosto che andare a comprare all'estero il prodotto finito. È chiaro -conclude l'esponente leghista riferendosi ai sacrifici economici- che noi possiamo fare soltanto appelli, ma possiamo anche intervenire per ridurre una serie di agevolazioni previste per le società».

LA RUSSA: « CALDEROLI? SI OCCUPI DELLA PADANIA» - «Calderoli mi piace molto di più come ministro che come commentatore sportivo, anche perchè la sue conoscenza calcistica si limita alla vittoria della Padania su non so quale squadretta». Ignazio La Russa, al telefono con l'Ansa, commenta così le parole del ministro leghista sugli stipendi dei calciatori della nazionale e dei club. Insomma, ha aggiunto il ministro della Difesa, acceso tifoso interista, «è meglio che Calderoli si occupi della Padania».

BUFFON: «BASTA SPARATE». LA REPLICA: «PROBLEMAI SUOI» - «Se Calderoli mi dice dove dovrebbero andare i nostri possibili non introiti, magari ci potrei fare un pensierino», ha detto il portiere della Nazionale Gigi Buffon. «Non capisco come mai i politici cavalchino sempre l'onda dei Mondiali per fare certe sparate, per poi fare retromarcia se le cose vanno bene», ha aggiunto.
«Sono problemi di Buffon, francamente, ma ho visto seccati anche i magistrati. Alla fine tutti dovrebbero avere un ruolo e dare un contributo a questa manovra. Se viene spontaneamente dai calciatori, ben venga! Diversamente faremo quello che potremo».

«TAGLI ANCHE AGLI STIPENDI RAI» - E parlando di tagli agli stipendi nella Pa, Calderoli ha sottolineato che «ora che i dirigenti delle pubblica amministrazione vedono ridursi i loro redditi, chiedo che vengano ridotti anche quelli delle star televisive». Intanto, si rafforza il «sogno» di Brunetta: «la Rai andrebbe privatizzata. Via il canone, via i tetti pubblicitari: una sola rete deve restare pubblica, le altre sul mercato». «L'emendamento per tagliare gli stipendi in Rai lo porterò in Consiglio dei ministri e ne discuteremo. Preferisco le parole ai fatti».

Redazione online


24/05/2010

Premi dei manager, in arrivo la maxistangata di Tremonti

Premi dei manager, in arrivo la maxistangata di Tremonti

Manovra da 24 miliardi. Aumenta l'aliquota su bonus e stock option. Condono, Decideranno le regioni

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ROMA - È la richiesta che gli è arrivata da più parti per rendere più equa una manovra carica di sacrifici per molti. Ed è l’unica strada per non incappare nella incostituzionalità della norma che riduce lo stipendio ai vertici della pubblica amministrazione. Giulio Tremonti sabato ne ha discusso a lungo con Gianni Letta, Maurizio Sacconi, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed Emma Marcegaglia. Dunque, a meno di sorprese, la misura farà parte della manovra 2011-2012: l’innalzamento del 10% della tassazione su stock option e bonus aziendali.

Per i maxicompensi ai manager privati è la seconda stangata in pochi anni. A giugno del 2008 fu una circolare dell’Agenzia delle Entrate a porre fine al regime agevolato al 12,5%. Da allora, manager come Corrado Passera, Alessandro Profumo o Fulvio Conti devono pagare su quei compensi le tasse come se si trattasse un qualunque altro reddito, ovvero l’imposta massima al 43%. Ad essa ora si aggiunge un ulteriore aggravio del 10%. In questi giorni non c’è ministro che non abbia ricevuto telefonate di lamentela da parte degli alti gradi della pubblica amministrazione. «Un assedio», avrebbe riferito Tremonti nei colloqui riservati. Il ministro dell’Economia spera così di spegnere ogni polemica, compresa quella montata da parte dell’ala finiana del partito, preoccupata di non scontentare il suo elettorato di riferimento, gli statali. In nome dell’equità, Tremonti ha rivisto al rialzo anche il limite oltre il quale i dipendenti pubblici dovranno pagare l’una tantum del 10%: non più a 75mila, bensì a 90mila euro.


Da sindacati e Confindustria è arrivata invece la richiesta, accolta, di ritentare l’introduzione di una fiscalità di vantaggio al Sud. La norma messa a punto prevede la sperimentazione di aree nelle «zone franche urbane» individuate dal ministero dello Sviluppo. Per la sanità la soluzione sarà «federalista». Niente revisione del Patto per la Salute, né il governo imporrà ticket o tetti insormontabili alla spesa farmaceutica. Ogni Regione si regolerà come crede: se vorrà imporre il ticket sulla diagnostica lo potrà fare. L’importante sarà non superare i tetti di spesa, diversamente scatteranno sanzioni e aumenti automatici delle addizionali Irpef e Irap.

Stessa cosa avverrà per la regolarizzazione di immobili fantasma e per il condono edilizio: fatte salve le norme paesaggistiche, ogni Regione deciderà dove porre i paletti fra la mera emersione di irregolarità fiscali e la sanatoria degli abusi. Dall’ultima bozza della manovra salta anche il tetto di reddito per gli assegni di accompagnamento degli invalidi. Troppe le polemiche delle associazioni, il governo si limiterà a rafforzare i controlli dell’Inps.

Resta ancora un punto interrogativo su quale sarà la nuova soglia oltre la quale non sarà più possibile effettuare pagamenti in contanti. Oggi è a 12.500 euro, Tremonti avrebbe voluto farla scendere a tremila, il premier la considera troppo bassa. Berlusconi ha chiesto di fissare l’asticella a settemila, l’ultima bozza della manovra ipotizza un limite a 5.000 euro. Oltre quella cifra sarà obbligatorio usare strumenti «tracciabili» come carte di credito e assegni. «Tracciabili», oltre una certa soglia, saranno anche le fatture.


Alla fine l’entità complessiva della manovra dovrebbe fermarsi a 24 miliardi. I tempi per l’approvazione definitiva sono strettissimi. Nella peggiore delle ipotesi il via libera arriverà dal consiglio dei ministri di venerdì. Tremonti, preoccupato di subire attacchi speculativi sui mercati, è però determinato a chiudere mercoledì, prima dell’Assemblea di Confindustria e del vertice Ocse di Parigi, giovedì, al quale è atteso insieme a Berlusconi. L’agenda di Tremonti prevede l’incontro con le parti sociali martedì, oggi stesso dovrebbe essere convocata la Consulta economica del Pdl. L’ultima parola sulla manovra uscirà da lì.

ALESSANDRO BARBERA


15/05/2010

La Babele di bonus, contributi, sussidi i 101 modi per avere soldi pubblici

La Babele di bonus, contributi, sussidi i 101 modi per avere soldi pubblici

INCHIESTA ITALIANA. L'italiano medio può nascere, crescere e invecchiare a spese dello Stato. Da Sud a Nord premi per gli ecorisciò a pedali e aiuti a chi gioca alla lippa. Una giungla di vantaggi economici

 

ROMA - Gli appassionati del tartufo, alla fine, sono rimasti scornati. A poco è servito il doppio tentativo del senatore piemontese Luca Malan di concedere sgravi fiscali: norma bocciata sia in Finanziaria sia nel decreto "milleproroghe". E' andata meglio ai produttori di prosciutto, premiati dal Parlamento con un nuovo fondo da dieci milioni di euro. E così, nella primavera di una travagliata fase economica, anche chi lavora "derrate agricole a stagionatura prolungata" si è iscritto al club del contributo pubblico.

Insieme ai proprietari di montoni riproduttori, agli organizzatori di circhi e spettacoli viaggianti e a chi coltiva il ruscus, meglio noto come pungitopo. Insieme a chi pianta un albero nel proprio giardino ma anche a chi, nel suddetto orto, si limita a sfalciare il prato. A chi impianta un vigneto ma pure a chi lo espianta.


Abbiamo fatto un viaggio fra i soci di questo circolo immaginario, trovandone 101: sono i beneficiari di altrettanti, diversi, aiuti concessi dallo Stato e dalle Regioni, spesso e volentieri con fondi dell'Unione europea. Un percorso a zig-zag nel Paese dell'assistenza e dell'incentivo facile assegnato con funzione anti-ciclica, malgrado la carenza di risorse. Ci siamo imbattuti in figure mitologiche come l'ammansitore del cavallo della Murgia e l'alpeggiatore dell'alto Lazio: entrambi meritevoli di un sussidio. Fino a riconoscere la sagoma rassicurante dell'italiano medio - di famiglia dignitosa seppur non particolarmente agiata - che sotto l'ala protettrice di un governo liberista può nascere, crescere, invecchiare a carico dell'ente pubblico. Il primo sostegno lo riceve dallo Stato, sotto forma di bonus bebè (un prestito sino a 5 mila euro), poi ha diritto a chiedere nella maggior parte delle Regioni un buono scuola che arriva sino a 1.500 euro l'anno, godere - se meritevole - di borse di studio universitarie (media 2 mila euro) e, terminata la vita lavorativa, ottenere a 65 anni una social card da 480 euro o in alcune zone d'Italia un buono socio-assistenziale da 443 euro. E gli spetta, se ha un reddito inferiore a 15 mila euro e una moglie che non lavora, la vacanza "agevolata": grazie a un buono da 785 euro da spendere in lidi o stazioni montane. Sono le regole del welfare, si dirà. Ma quale parte, dell'enorme mole di risorse previste per sussidi, aiuti, contributi non si incanala nei mille rivoli dello spreco? E, soprattutto dove sono, visti gli asfittici bilanci, i soldi necessari a concedere queste agevolazioni?


SE LO STATO NON HA PIÙ SOLDI

Domanda legittima, questa, rileggendo la storia degli ultimi incentivi assegnati dal governo. Sconti sull'acquisto di lavastoviglie, forni elettrici, cucine, motocicli, collegamenti a Internet e motori marini fuoribordo. Poi, quando il decreto legge è stato convertito dalle Camere, ecco pure i soldi per gli acquirenti di battelli solari e per i produttori di bottoni. Trecento milioni a disposizione a partire dal 15 aprile scorso, con l'immediata avvertenza dei rappresentanti dei consumatori: "Questi incentivi sono una goccia nel mare, i fondi finiranno entro un mese", aveva detto Paolo Landi, presidente dell'Adiconsum. Esagerava: in ottimismo. A fine aprile erano già esauriti i fondi per incoraggiare l'acquisto dei ciclomotori. Non è andata meglio, l'anno scorso, per le biciclette: la prima tranche di contributi è volata via in tre settimane, la seconda è stata bruciata addirittura in 4 giorni. Agevolazioni utili a far rifiatare l'economia? Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha definito "parziale" l'intervento statale, sottolineando che settori-chiave quale l'arredamento sono stati esclusi dagli incentivi. "Adesso tocca anche allo Stato stringere la cinghia", il grido di battaglia della leader degli industriali.

Musica per le orecchie del "rigorista" Tremonti, omaggiato dall'
Economist per aver impedito il "solito mercanteggiamento" durante il dibattito sulla Finanziaria. Eppure è sempre in azione, la macchina del contributo: basta dare una rapida occhiata alla tabella F della legge, quella che elenca gli "importi da iscrivere in bilancio in relazione alle autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali": e lì, accanto ai fondi accantonati "per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale", ci sono le ultime spesucce (4 milioni) per i mondiali di nuoto di Roma dell'anno scorso e gli oltre sette milioni da distribuire alle imprese italiane che vogliono realizzare alloggi popolari in Libia: una misura contenuta nel trattato di "amicizia" siglato con Gheddafi nel 2008. Ma è nelle regioni che le maglie della finanza pubblica si allargano. Ed è lì che, a dispetto dei patti di stabilità, trionfa contributo selvaggio. Ma dove sono le centrali dello spreco?

DALLA SICILIA AL FRIULI

Non è solo una questione meridionale. I 101 modi per chiedere i soldi all'ente pubblico costringono a spostamenti repentini da Sud a Nord, da Palermo a Udine. In Sicilia, per dire, puoi chiedere un premio annuo (con fondi europei) se allevi un animale in via d'estinzione: un asino pantesco vale 500 euro, una capra girgentana 200. O puoi salire sulla rutilante giostra dei finanziamenti allo sport: fondi sempre più ridotti, che suscitano le lamentele del Coni, ma meccanismi di erogazione che premiano chi gioca in serie A, anche in campionati sconosciuti, o chi propaganda prodotti tipici: capita così che il ricco Palermo Calcio di Zamparini incassi un contributo non proprio irrinunciabile da 123 mila euro e che ad essere bagnati dai soldi pubblici risultino 46 club di pallatamburello, 20 di pallapugno e sette associazioni che praticano la lippa e il tiro alla fune. Evviva.

In Puglia si ritrova l'asino protetto, stavolta quello di Martina Franca, ma merita rispetto anche il cavallo della Murgia: le azioni per tutelare i due animali costano 205 mila euro, che se ne vanno anche per organizzare corsi di "ammaestratore" e "ammansitore". Vanno a pedali, e non a trazione animale, i risciò finanziati dall'amministrazione Vendola per accompagnare gli sposi all'altare, all'interno di uno dei 422 progetti giovanili che hanno contribuito al successo del governatore pugliese. Naturalmente, c'è già un nuovo bando. "Ritorno al futuro", sempre in Puglia, garantisce la frequenza di un master post-universitario all'estero con contributi, per singolo studente, da 25 mila euro. Qualche ente di formazione ne ha approfittato, e pur di incamerare quattrini ha organizzato in Polonia e in Spagna corsi tenuti da professori baresi in italiano. E' scattata un'inchiesta.


In Molise, la Regione sostiene generosamente il ritorno in patria degli emigrati: pagando, con contributi sino a 2000 euro a testa, il viaggio per interi nuclei familiari, ma anche il trasporto delle masserizie e il rimpatrio delle salme.


Non solo le Regioni, ma anche parchi e comunità montane sono una fonte cui attinge chi cerca aiuti finanziari. Risalendo la Penisola, il cacciatore di contributi può far tappa nel parco dei Monti simbruini, in provincia di Roma, che garantisce 500 euro l'anno ai pastori e agli allevatori che conducono il bestiame all'"alpeggio". O nella comunità montana della Valle di Scalve, nel Bergamasco, che offre - con risorse regionali e strutturali - somme a fondo perduto a chi falcia i prati e si impegna a tenerli in ordine, a chi pulisce i boschi da masse di legna o sistema le mulattiere. E a chi, ancora, ristruttura le malghe. Non è l'unico ente a concedere contributi del genere, sopra la linea gotica. Il viaggio si avvia a conclusione proprio sulle Alpi, nella Val d'Aosta che, per difendere le sue aree sciistiche, copre fino all'ottanta per cento del prezzo di acquisto di motoslitte usate. E ha l'ultima tappa in Alto Adige, dove Provincia autonoma e Comuni erogano fondi per installare segnali sui sentieri di montagna. E dove la magistratura ha aperto un'inchiesta dopo aver scoperto che tre quarti dei cartelli installati da un'associazione turistica - che ha ricevuto contributi europei - contiene indicazioni in una sola lingua: il tedesco. Una giungla di vantaggi economici, fiscali, contributivi dove si annidano paradossi e inefficienze. Quali?


L'ITALIA DEI DOPPIONI

L'ultima relazione del ministero dello Sviluppo economico sul sistema degli incentivi alle imprese è dell'estate del 2009: 97 pagine di un documento analitico, nel quale è scritto come sono stati spesi, nell'anno precedente, i 12 miliardi di euro concessi alle aziende dei settori più svariati. E già nelle prime valutazioni, i tecnici del ministero denunciano "l'elemento di maggiore criticità: la numerosità degli interventi": nel Paese, fra il 2003 e il 2008, sono stati censiti 1.307 interventi agevolativi diversi, 91 nazionali e 1.216 regionali. Misure figlie di un ampio ventaglio di leggi, molte delle quali oggi inattive o sterilizzate dalla mancanza di fondi: oltre a capisaldi come credito d'imposta e 488, sono elencate norme per la valorizzazione degli stilisti o per la demolizione di navi obsolete, all'interno di un ginepraio che, scrivono gli autori della relazione, evidenzia "fenomeni di sovrapposizione e duplicazione degli strumenti di agevolazione, una polverizzazione di interventi che si traduce in diseconomie nell'utilizzo delle risorse finanziarie".

Anche il settore della solidarietà non fa eccezione: se è vero che a Palermo, negli uffici della Regione, da anni è in corso uno strisciante tira e molla con lo Stato per la gestione (e l'onere finanziario) di borse di studio, assegni scolastici, contributi a chi ha subito estorsioni e richieste usuraie, speciali elargizioni ai parenti delle vittime della mafia: misure presenti sia nella legge regionale che in quella nazionale.


E non mancano le contraddizioni: come i buoni scuola teoricamente riservati ai meno abbienti che in Lombardia finiscono nelle tasche di 4 mila famiglie con reddito fra i 100 e i 200 mila euro annui, alcune delle quali residenti nelle zone più ricche di Milano, da piazza San Babila alla Galleria Vittorio Emanuele. O come, in agricoltura, i contributi per l'impianto ma anche per l'espianto dei vigneti: questi ultimi concessi da diverse regioni dopo che l'Unione Europea - visto il calo nei consumi del vino - ha stabilito che bisogna ridurre la superficie coltivata a vite: e per questo scopo ha messo a disposizione oltre un miliardo di euro in tre anni, fino al 2011. Con finanziamenti che vanno dai 1.740 ai 14.760 euro ad ettaro. I rubinetti della spesa, insomma, non si chiudono. Anche se le politiche di sostegno cambiano con l'evolversi della società. Come?


ISLAM E TRADIZIONI COSTOSE

Un paese multietnico e in viaggio verso il federalismo favorisce l'integrazione con gli immigrati islamici ma, insieme, la difesa delle tradizioni locali. Con nuove agevolazioni pubbliche. Una di queste è l'inserimento fra le prestazioni del servizio sanitario nazionale della pratica della circoncisione, misura attuata in forma sperimentale - fra le proteste della Lega e l'obiezione di coscienza di diversi medici - negli ospedali di tre regioni del Nord: Liguria, Piemonte e Friuli.

Intanto, in attesa dei decreti attuativi sul federalismo fiscale le regioni "autonome" raddoppiano gli sforzi per tutelare la propria specificità. Il Friuli Venezia Giulia del tenace sogno bilingue ha anticipato i tempi: e già nel 2000 stanziò quattro miliardi, poi diventati cinque milioni di euro, per chi volesse studiare i celti o si ispirasse a loro per progetti culturali. Nella regione del Nord-est, in virtù di leggi nazionali e regionali, è possibile a tutt'oggi usufruire di finanziamenti per la diffusione del marilenghe, la lingua locale, che pesano sul bilancio per quattro milioni di euro l'anno. C'è chi ha ottenuto una fetta di questi finanziamenti per tradurre Brecht o per realizzare il T9 per cellulari in friulano. Anche la Sardegna difende a suon di quattrini la propria lingua. E ogni anno elargisce contributi per la produzione di notiziari radio e di programmi televisivi in sardo. L'ultimo bando della Regione porterà sugli schermi i format "Die pro die" e "Mannigos de attualidade". E nelle casse delle due emittenti vincitrici 75 mila euro.

EMANUELE LAURIA


01/02/2010

Grammy Awards: vince Beyoncé

Grammy Awards: vince Beyoncé

 

La cantante si aggiudica sei delle sue dieci nominations in una serata segnata dal ricordo di Michael Jackson e dalla solidarietà nei confronti delle vittime di Haiti.

 

 

 

Nella notte dei Grammy, la più alta funzione nel mondo della musica, a trionfare è stata  proprio la musica, a cui gli organizzatori della cerimonia che ha avuto luogo sul palco dello Staples Center di Los Angeles  hanno lasciato grande spazio con performance indimenticabili da  parte dei  suoi grandi protagonisti.

Uno spettacolo nello spettacolo, iniziato con il duetto tra Lady Gaga ed Elton John e culminato nel tributo a Michael Jackson con Carrie Underwood, Celine Dion, Jennifer Hudson, Smokey  Robinson e Usher a cantare le sue canzoni. E con performance di decine di star, a partire dai Green Day, onorati come "21st Century Breakdown", per arrivare ad Andrea Bocelli o alla  rivisitazione di gruppo di We are the World, con la raccolta di  fondi per Haiti.

Un'atmosfera, che ha fatto passare in secondo piano la  competizione, tutta al femminile o quasi, che però ha visto Beyonce trionfare con sei premi, anche se quello più importante è andato a Taylor Swift, la più giovane artista nella storia, solo vent'anni, ad avere vinto il grammy come migliore album  dell'anno.

Era stata proprio Beyonce, che comunque è l'arista femminile ad avere vinto più grammy in una stessa edizione, ad avere raccolto il maggiore numero di nomination, ben dieci, tra cui  quello di canzone dell'anno, che si è aggiudicata battendo le canzoni di Lady Gaga, Maxwell, Kings of Leon e Taylor Swift.

La cantante r&b si è vista però sottrarre un altro premio importante dalla band Kings of Leon. Il quartetto del Tennessee  si è infatti aggiudicato il premio di migliore disco dell'anno, con 'Use Somebody', diventando la prima band di Nashville, luogo sacro per gli amanti del rock, a vincere questo premio. La Swift ha vinto anche altri tre grammofoni, tra cui quello  per il migliore album country.

Il gruppo country The Zac Brown Band, ha vinto il grammy come migliore nuovo artista, battendo Keri Hilson, MGMT, Silversun Pickups e Ting Tings. Era dal 2005 che una band non si aggiudicava il premio per l'artista rivelazione.


Questi i vincitori nelle principali categorie della 52ma edizione dei Grammy Awards.

Album dell'anno - Fearless - Taylor Swift
Disco dell'anno - Use Somebody - Kings of Leon
Canzone dell'anno- Single Ladies (Put A Ring On It) - Beyonce
Migliore artista esordiente - Zac Brown Band
Migliore performance vocale femminile - Halo - Beyonce
Migliore performance vocale maschile - If You Don't Know Me By Now - Seal
Migliore performance di un gruppo vocale - I Gotta Feeling - The Black Eyed Peas
Migliore album pop vocale - The E.N.D. - The Black Eyed Peas
Migliore disco dance - Poker Face - Lady Gaga
Migliore album vocale pop tradizionale - Michael Buble Meets Madison Square Garden - Michael Buble
Migliore performance rock singolo - Working On A Dream - Bruce Springsteen
Migliore album rock - 21st Century Breakdown - Green Day
Migliore canzone rap - Run This Town - Jay-Z, Rihanna e Kanye West
Migliore performance vocale country femminile - White Horse - Taylor Swift
Migliore performance vocale country maschile  - Sweet Thing - Keith Urban


06/07/2009

Quella gara a chi seduce più colleghe: scandalo nella marina australiana

Quella gara a chi seduce più colleghe: scandalo nella marina australiana

 

Erano previsti premi in denaro. Quattro marinai già allontanati. Inchiesta del ministero della Difesa, ma non è il primo caso

 

La HMAS Success
La HMAS Success

Scandalo sessuale nella marina australiana. La "Royal Australian Navy" ha aperto un'inchiesta che coinvolge diversi ufficiali della "HMAS Success", la più grande nave della flotta australiana: i marinai avrebbero organizzato un singolare concorso che destinava ricchi premi in denaro a quei membri dell'equipaggio che riuscivano a sedurre e a portare a letto le colleghe presenti sulla nave militare. Le regole erano semplici ed erano state "ufficializzate" in un documento, chiamato "The Ledger". Più donne si conquistavano più i guadagni aumentavano. Inoltre se un ufficiale riusciva ad avere rapporti sessuali con una collega in luoghi "inusuali" (ad esempio su un tavolo da biliardo) otteneva somme ancora più consistenti.

INDAGINE - Il documento su cui erano immortalate le scommesse e le conquiste è stato scoperto lo scorso maggio da Simon Brown, capitano della fregata, ferma per un breve periodo nel porto di Singapore. Brown ha condotto un'accurata indagine tra i 220 membri dell'equipaggio e dopo aver conosciuto i nomi dei principali marinai coinvolti in questa storia, ha ordinato a quattro ufficiali della fregata di ritornare immediatamente in Australia. Adesso sarà il Ministero della Difesa, dopo aver eseguito nuove indagini, a stabilire se sono state infrante le regole interne della Marina militare. Quindi gli organi competenti decideranno se licenziare o punire diversamente gli ufficiali che hanno ideato questo concorso sessuale. Julia Gillard, la vicepremier del governo australiano, ha confermato che l'inchiesta è ancora in corso e teme che questa storia possa scoraggiare ulteriormente le donne ad arruolarsi in marina: «Naturalmente faremo di tutto per fare emergere la verità» ha dichiarato la vicepremier all'emittente televisiva locale "Channel Ten". «Per tanti anni abbiamo detto che vogliamo che tutte le nostre Forze armate, dall'esercito alla marina siano composte da uomini e da donne affinché il paese possa sentirsi unito» ha continuato la Gillard. «Non vogliamo che nulla precluda alle donne di aver una buona carriera nelle nostre forze armate».

MOLESTIE - Tuttavia questo non è il primo scandalo sessuale che coinvolge la marina australiana. Dal 1983, anno in cui le donne sono state ammesse a bordo delle navi militari del paese anglofono, si sono ripetuti numerosi casi di molestie sessuali. Secondo le stime del quotidiano australiano Daily Telegraph in meno di due anni sono state inoltrate agli uffici della marina ben 102 denunce di molestie sessuali. Inoltre nel 1997 cinque donne affermarono di aver subito per diversi anni aggressioni sessuali da parte di alcuni colleghi, ma le Autorità della Royal Australian Navy insabbiarono il caso per non gettare discredito sull’intera marina. Ma sembra che questa volta non ci sarà nessuna omissione: «La nostra marina non può tollerare questo tipo di comportamento» ha dichiarato Russ Crane, vice ammiraglio della Royal Australian Navy. «Una volta che queste accuse sono state rese note, la marina ha agito immediatamente, eliminando gli ufficiali coinvolti in questa brutta storia».

Francesco Tortora