04/06/2010

Messico e nuvole sull'Italia. Bonucci-gol, azzurri ko: 2-1

Messico e nuvole sull'Italia. Bonucci-gol, azzurri ko: 2-1

A Bruxelles la squadra di Aguirre passa nel primo tempo con Vela e nella ripresa con Medina, nel finale il gol del difensore del Bari. Gli uomini di Lippi accusano il lavoro del Sestriere, Buffon graziato in più di una circostanza.

 

italia_messico_gol_vela_ap.jpg

Italia-Messico 1-2
16' Vela, 84' Medina, 89' Bonucci


Il colpo di testa di Iaquinta sporcato sulla traversa al secondo minuto del primo tempo aveva fato pensare ad un'Italia cattiva, aggressiva e in palla. Ma non è stato così. Gli uomini di Marcello Lippi hanno rinculato presto, sorpresi dalla brillantezza delle giovani frecce di Aguirre. Il Messico ha messo subito paura a Buffon. Già all'8' Torrado ha provato la conclusione dalla distanza. Poi, al 16', sono emersi i primi evidenti limiti dell'Italia. Una linea difensiva approssimativa non è riuscita a mettere in fuorigioco Vela, che ha superato il portiere azzurro dopo essere stato smarcato da un tocco di Giovani Dos Santos. L'Italia non ha reagito, anzi, ha dimostrato scarsi automatismi difensivi. E l'amichevole di Bruxelles è diventata una vetrina per i giovani gioielli messicani.

Schierata con il 4-2-3-1, con Marchisio trequartista e Bonucci al fianco di Cannavaro al posto dell'infortunato Chiellini, l'Italia ha visto qualche buono spunto in ripartenza con Di Natale e Iaquinta, ma le gambe non hanno girato a sufficienza. Di buono c'è che il ritmo agonistico è sempre stato elevato. Quasi eccessivo, a tratti, con tante entrate e gialli ben poco amichevoli. L'Italia in tutto questo non ha trovato la spinta per rendersi pericolosa, mentre Salcido ha spaventato ancora Buffon.


Nella ripresa, con Pepe al posto di Di Natale, Lippi ha schierato un più accorto 4-4-1-1, ma la linea verde del Messico non ha dato respiro agli azzurri. Vela ha letteralmente affettato la retroguardia nerazzurra. Barrera, smarcato da un errore di De Rossi, ha sprecato con un cucchiaio, solo davanti a Buffon. Al 7', una serie di buchi difensivi ha costretto Buffon al recupero. Lo squillo l'Italia lo ha provato con Gilardino, pescato però in fuorigioco. La difesa, poi, ha fatto l'ennesima brutta figura sul gol di Medina, ispirato sul filo del fuorigioco dall'intramontabile Blanco. Solo il carattere dell'Italia ha fatto credere nella rimonta: Bonucci, alla sua seconda presenza in maglia azzurra, ha segnato sugli sviluppi di un corner. Poi, lo sforzo finale non ha portato ad avere l'occasione del pareggio. Anzi, Buffon ha dovuto impegnarsi su Guardado per evitare un passivo più pesante.


Il tabellino

Italia
: Buffon; Zambrotta (Maggio), Cannavaro (Bocchetti), Bonucci, Criscito; De Rossi (Quagliarella), Pirlo (Palombo); Di Natale (Pepe), Marchisio, Iaquinta; Gilardino (Pazzini).
Messico
: Perez; Aguilar, Osorio, Rodriguez (Moreno), Salcido; Juarez (Guardado) Marquez (Barrera); Torrado, G. dos Santos (Medina), Hernandez (Blanco); Vela (Castro).


16/03/2010

Jacko fa guadagnare anche da morto

Jacko fa guadagnare anche da morto

 

L'intesa ha un valore di 250 milioni di dollari. In cantiere anche dvd e videogame. Accordo con la Sony e la famiglia del re del pop per la produzione di dieci nuovi album in sette annni

 

Michael Jackson (Ap)
Michael Jackson (Ap)

WASHINGTON - Come era prevedibile, anche ora che non è più in vita Michael Jackson, tramite le sue canzoni, continua ad essere una miniera d'oro per i suoi eredi. La multinazionale Sony Music Entertainment ha infatti firmato con gli amministratori dei beni del cantante un accordo da 250 milioni di dollari, un contratto descritto come «il più lucroso della storia della musica».

DIECI NUOVI ALBUM - Il contratto, firmato da John Branca e John McClain, esecutori testamentari dei beni di Jacko, prevede la distribuzione, nell'arco di sette anni, di almeno 10 nuovi progetti del Re del Pop, tra cui il lancio di canzoni inedite, film e persino videogiochi. L'accordo garantirà ai famigliari di Jacko almeno 200 milioni di dollari.

DEBUTTO A NOVEMBRE - La prima delle nuove produzioni destinate a rendere ancora più immortale la voce di Michael Jackson è prevista per il prossimo novembre. Il debutto della nuova serie sarà affidato, a quanto si è appreso, ad un album di temi inediti. Tra i progetti in cantiere ci sarebbe tra l'altro, la riedizione di «Off the Wall», il quinto album di Jackson prodotto in uno studio e uscito nel 1979. Prima della sua morte, nel giugno scorso, la pop star aveva infatti espresso il desiderio di ripubblicare proprio questa raccolta. Secondo Tmz, «il Re del pop» avrebbe lasciato materiale sufficiente per produrre almeno tre album con materiale nuovo di zecca.

 

Redazione online


01/01/2010

Pezzi di asteroide, polo Sud lunare e Venere: la Nasa sceglie la nuova missione

Pezzi di asteroide, polo Sud lunare e Venere: la Nasa sceglie la nuova missione

 

I tre progetti finalisti del programma «Nuove frontiere». Realizzazione di imprese spaziali a medio costo, ma altamente specializzate

 

Ricostruzione dello sbarco su Venere (da Nasa)
Ricostruzione dello sbarco su Venere (da Nasa)

Propongono rispettivamente un'analisi dell'atmosfera e della superficie di Venere, il reperimento di rocce al polo Sud della Luna e il recupero di frammenti di un asteroide. Sono i tre progetti finalisti prescelti dall'Agenzia spaziale statunitense tra i quali sarà scelta la sua prossima missione nello spazio. Le tre idee sono state proposte dalla comunità scientifica internazionale nell'ambito del programma New Frontiers, istituito dalla Nasa per stimolare la ricerca nell'ambito della scienza planetaria.

MISSIONI A BASSO COSTO - Solo uno dei tre progetti selezionati sarà effettivamente tradotto in realtà: il vincitore sarà annunciato entro la metà del 2011, e dovrà essere messo a punto e pronto per il lancio per la fine del 2018. Fondamentale che il costo complessivo per la sua realizzazione non superirori i 650 milioni di dollari. Questo perché lo scopo delle Nuove Frontiere della Nasa è proprio quello di intraprendere nuove e importanti esplorazioni a medio termine del nostro sistema solare, con una spesa per così dire ridotta. A ciascuno dei finalisti è stato assegnato un finanziamento di 3,3 milioni di dollari, affinché da qui al 2011 gli scienziati coinvolti possano sviluppare la propria idea in modo più dettagliato e approfondito.

 

Kuiper Belt

 

Jupiter Polar Orbiter

Lunar South Pole-Aitken Basin

Comet Surface Sample

 

PROTAGONISTI - A contendersi la possibilità di entrare nella lista ufficiale delle «missioni future» per poi diventare parte della terza esplorazione celeste prevista da New Frontiers, sono questa volta il Surface and Atmosphere Geochemical Explorer (Sage), che ha come obiettivo l'esplorazione di Venere, quindi l'Osiris-Rex, pensato per portare sulla Terra 60 grammi di materiale prelevato da un asteroide, e infine la missione Luna, che prevede un atterraggio nei pressi del polo Sud del nostro satellite naturale per prelevare un chilogrammo di materiale lunare. Come dichiarato da Ed Weiler, dello Science Mission Directorate presso la Nasa, «queste tre proposte sono quelle di maggior valore, scientificamente parlando, tra le otto sottoposte all'attenzione della Nasa quest'anno». Il primo progetto avvallato dagli scienziati di New Frontiers è stato New Horizons, lanciato nel 2006 e attualmente in corso, per l'esplorazione di Plutone; il prossimo in lista è Juno - data di lancio 2011 - per lo studio del campo magnetico di Giove.

Alessandra Carboni


25/09/2009

Gli Usa: sventata «minaccia imminente»

Gli Usa: sventata «minaccia imminente»

 

A giudizio un 24enne di origine afgane: «Preparava attacco terroristico con armi di distruzione di massa», contatti con al qaeda ma alcuni particolari non sono ancora chiari

 

Najibullah Zazi (Afp)
Najibullah Zazi (Afp)

WASHINGTON – Le autorità federali americane hanno incriminato l’afghano Najbullah Zazi per un presunto complotto terroristico. L’autista di bus, residente a Denver (Colorado), avrebbe organizzato una cellula per eseguire attacchi con esplosivi simili a quelli usati a Madrid e Londra. L’uomo è stato arrestato insieme al padre e ad un complice (accusato di aver detto il falso), ma l’Fbi non ha escluso che nel network siano coinvolte altre persone. In base alle indagini Zazi era legato ad elementi che vivevano nell’area di New York. Per la magistratura l’estremista era pronto ad usare “una o più armi di distruzione di massa”.

AMMISSIONI - Durante le indagini Zazi ha ammesso di aver frequentato un “campo di addestramento di Al Qaeda in Pakistan” dove avrebbe imparato a preparare ordigni esplosivi. Un’affermazione tuttavia che ha bisogno di ulteriori riscontri. I funzionari dell’antiterrorismo vogliono capire se esistono davvero i legami con la rete eversiva e, in caso positivo, di che tipo. O se invece l’afghano fosse un terrorista fai-da-te, alla testa delle cosiddette “cellule spontanee”. L’inchiesta è stata in parte compromessa dalle rivalità tra l’Fbi e la polizia su come gestire il caso. Tanto è vero che un alto dirigente della sezione anti-terrorismo di New York è stato trasferito: aveva mostrato le foto dei sospettati ad un imam che ha subito avvisato gli indagati. Una fuga di notizie che ha forse permesso ai complici di Zazi di far sparire prove compromettenti. Un aspetto citato dagli inquirenti in risposta a quanti hanno sollevato dubbi sulla reale pericolosità del gruppo.

Guido Olimpio


24/09/2009

La paura di insegnare dei nuovi professori

La paura di insegnare dei nuovi professori

 

Temono il rapporto con gli alunni stranieri e con i genitori. Elementari, il 66,9% dei maestri non è laureato


Hanno appena firmato un con­tratto di assunzione a tempo indeterminato, il che — so­prattutto di questi tempi — dovreb­be aiutare a mettere da parte una buo­na dose di pensieri e preoccupazioni. Hanno detto definitivamente addio agli anni di precariato, all’ansia da graduatorie, ai contratti che scadono con il suono dell’ultima campanella.

Eppure, gli insegnanti italiani non sono tranquilli. Li mette in ansia la difficoltà nel gestire classi dove è in aumento la presenza di bimbi e ragaz­zi stranieri, sfida affascinante ma complicata da gestire senza un’ade­guata preparazione. Li destabilizza la comunicazione sempre più zoppican­te con le famiglie, e non va granché meglio nel match con le nuove tecno­logie: alle scuole superiori, addirittu­ra il 49% riconosce di avere un rap­porto non facile con computer e Web.

E più di 2 su 5, tra le new entries che ce l’hanno (finalmente) fatta, non possiedono un titolo di laurea.

Ritratto di insegnanti in un inter­no, quello della scuola italiana ai tem­pi delle riforme che si accavallano e dei fondi che non bastano mai. Ritrat­to accurato, perché le pennellate so­no davvero molte, e fittissime: 15.071, per la precisione, pari al nu­mero dei maestri e prof che hanno (volontariamente) risposto al que­stionario di 223 domande diffuso dal­la Fondazione Agnelli in otto regioni italiane. Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia (che avevano già preso parte a una prima indagine, nel 2008); e an­cora, Lombardia, Veneto, Liguria, Marche e Campania. Otto gli Uffici scolastici regionali coinvolti. Com­plessivamente, 16.000 insegnanti ne­oassunti nell’anno scolastico 2008-2009 (il 64% del totale italiano). E quasi tutti, appunto, hanno voluto contribuire con il proprio personalis­simo tocco di pennello.

Le indagini precedenti, per dare l’idea, si aggiravano di norma intor­no alle cinquemila interviste. «Aver superato i 15 mila questionari compi­lati — ammette con un certo orgo­glio Stefano Molina, dirigente di ricer­ca della Fondazione e tra i coordinato­ri del lavoro — significa di gran lun­ga ottenere la più ampia analisi sugli insegnanti mai realizzata in Italia». Non solo: «In questi anni di vacche magre, di assunzioni a tempo indeter­minato se ne sentono poche. Qui, in­vece, parliamo di 50 mila ingressi in ruolo nel 2008, 25 mila nel 2009: stia­mo parlando del più grande fenome­no italiano di immissione a tempo in­determinato nel mondo del lavoro. E il paradosso è che finora non si sape­va bene chi fossero, queste persone: il meccanismo di reclutamento è un po’ opaco, lo stesso ministero ne co­nosce la classe di abilitazione, non i titoli di studio...».

I titoli di studio, ecco. Quella lau­rea che manca, ancora, al 40,7% degli intervistati. I picchi sono, ovviamen­te, nei primi ordini di scuola: nessun «pezzo di carta» per il 75,6% dei «nuo­vi » maestri d’asilo e per il 66,9% degli insegnanti delle primarie. Il motivo? Presto detto: «Si sta raschiando il fon­do del barile delle graduatorie — è la sintesi efficace di Molina —. I neoas­sunti arrivano, per la metà, dalle gra­duatorie di concorso: ma l’ultimo è del 1999, e queste sono persone che si trovavano in una posizione così bassa da vedersi passare davanti, ne­gli anni, moltissimi altri colleghi. L’al­tra metà, invece, viene dalle gradua­torie ad esaurimento, in questo mo­mento chiuse: supplenti che hanno avuto l’abilitazione in stagioni diver­se, con regolamenti diversi». Inse­gnanti del futuro, ma già da rottama­re? Certo che no, anzi: «Stiamo par­lando di professionisti che in media hanno superato i 40 anni di età, di cui quasi 11 di precariato. E se i titoli non sono sempre brillantissimi, han­no una buona esperienza e un’anzia­nità di servizio che sopperiscono in parte alla formazione iniziale inade­guata ».

Perché poi, in questo quadro a for­ti chiaroscuri che ritrae l’ultimo batta­glione schierato nelle aule italiane, spiccano dei dati incontestabilmente positivi. «Nel corso degli anni — con­ferma Laura Gianferrari, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna e coordinatrice in­sieme a Molina — abbiamo avuto la sorpresa di trovare sempre più la rap­presentazione di un lavoro che ha un’attrattività forte, che dà soddisfa­zione agli insegnanti. Nonostante al­cuni aspetti ben noti: la retribuzione bassa, il riconoscimento sociale che non viene avvertito, gli anni di preca­riato ».

E in effetti, se l’80% dei neoassunti ribadisce di aver fatto una scelta «per passione», ben il 95% — un dato in crescita rispetto al 2008 — rifarebbe la stessa scelta. I motivi di soddisfa­zione: il lavoro con i ragazzi (93%), l’interesse per la disciplina (89%), la consapevolezza della propria utilità sociale (84%). Il livello retributivo, per contro, è ritenuto soddisfacente solo nell’11,7% dei casi, mentre il rico­noscimento sociale si ferma al 31,1% — con picchi positivi al Sud: oltre il 40% in Campania, poco sotto in Pu­glia.

Il problema vero, però, è un altro.

Le nuove tecnologie

Nelle superiori il 49% dei docenti appena assunti ammette di non conoscere a sufficienza computer e Web Il giudizio «Per la prima volta chi sta in cattedra si sente fortemente inadeguato, soprattutto nel rapporto con gli allievi»

E va sotto il nome di «difficoltà nel­l’insegnare ». Una sensazione «in au­mento » e «fortemente trasversale», commenta l’economista Andrea Ga­vosto, direttore della Fondazione Agnelli. «L’impressione è che forse per la prima volta gli insegnanti italia­ni inizino a sentirsi fortemente inade­guati, soprattutto nel rapporto con gli allievi: c’è la percezione di un diva­rio generazionale, tecnologico, di vi­ta e di apprendimento, e loro non sen­tono di avere tutti gli strumenti per affrontarlo». Soprattutto, dati (nuova­mente) alla mano, nelle scuole supe­riori: il 63% degli intervistati confes­sa problemi nel gestire la multicultu­ralità in classe, il 55% non sa interagi­re come vorrebbe con i genitori. Per­sino lavorare in équipe, per il 48% dei neodocenti, è complesso.

«Il punto — prosegue Gavosto — è che il meccanismo di formazione produce una tipologia di insegnante sempre uguale a se stessa, che però inizia a rendersi conto di non essere più quello che serve ai ragazzi di og­gi ». E in questo senso, la programma­zione diventa fondamentale: «Più che annunciare tante riforme, l’obiet­tivo per il Paese dovrebbe essere inve­stire in una scuola di qualità. Sulla formazione iniziale, ad esempio: la bozza di regolamento del ministero punta molto su una preparazione di tipo disciplinare, mentre quella peda­gogica è ritenuta sovradimensionata. Bene, gli insegnanti ci stanno dicen­do esattamente l’opposto». Sarebbe il caso di prenderne atto.

Gabriela Jacomella


30/08/2009

Volevano uccidere figli di pentiti: 4 arresti

Volevano uccidere figli di pentiti: 4 arresti

 

Gli arrestati disponevano di notevoli quantità di armi e di uomini. I pregiudicati pensavano di rapire due bambini di 7 e 11 anni e un ragazzo appena maggiorenne

 

NISCEMI (Caltanisetta)- Dalle parole volevano passare ai fatti. Dalle minacce alla realtà. Li avevano avvisati che se avessero fatto rivelazioni a proposito di Cosa Nostra ci sarebbe andata di mezzo la famiglia. Così quattro pregiudicati stavano pianificando il rapimento e la probabile uccisione di figli e parenti di due pentiti in pectore, tra cui due bambini di 7 e 11 anni e una ragazzo appena maggiorenne. A fermarli la squadra mobile di Caltanisetta con gli uomini del commissariato di Niscemi e di Vittoria.

LE INDAGINI- I poliziotti li hanno pedinati, intercettati e fermati nella notte tra sabato e domenica su ordine del pubblico ministero Fabio Scavone, della Dda di Catania. In manette sono finiti i pregiudicati Rosario Lombardo, 48 anni, soprannominato «Saru Cavaddu», già agli arresti domiciliari, Giuseppe Lodato, di 54, detto «Peppi Vureddu», Alessandro Ficicchia, 42 anni, tutti di Niscemi, Alessandro Aparo, 27 anni, di Vittoria. Per tutti l'accusa è di associazione mafiosa. Gli arrestati disponevano di notevoli quantità di armi e di uomini. Uno dei due pentiti delle cosche di Nisceni, che ha già cominciato a fare importanti rivelazioni, aveva subito, l'11 luglio scorso, l'incendio di due auto e ricevuto intimidazioni telefoniche anonime pervenute alla sua convivente. La madre, inoltre, aveva ricevuto una «visita» nella propria abitazione. Proprio la madre del collaboratore di giustizia è apparsa la più determinata nel denunciare tutto alla polizia e così sono scattate le indagini che hanno portato all'operazione di stanotte, denominata «Crazy Horse».


04/06/2009

Preparavano attentati al metrò Arrestati cinque magrebini

Preparavano attentati al metrò Arrestati cinque magrebini

 

La cellula che era parte di una più ampia rete transnazionale. Accusati di associazione con finalità di terrorismo in Italia e all'estero. Nel mirino anche Bologna

 

MILANO - Erano pronti a colpire la metropolitana di Milano e la chiesa di San Petronio a Bologna: cinque maghrebini sono stati raggiunti oggi da un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Milano. Il gruppo, attivo anche in Algeria, Marocco e Siria, voleva mettere a segno gli attacchi nella primavera del 2006. Per i cinque l'accusa è di associazione con finalità di terrorismo in Italia e all'estero, di finanziamento del terrorismo internazionale, di reclutamento e addestramento di numerose persone inviate in Iraq ed Afghanistan al fine di compiere attentati contro obiettivi civili e militari.

OBIETTIVI IN VARI PAESI - Nel mirino della vasta organizzazione transnazionale c'erano, secondo i Ros, oltre all'Italia, anche la Francia, la Spagna e la Danimarca. La minaccia individuata all'epoca dalle indagini dei Carabinieri era stata ritenuta così concreta ed imminente da suggerire un provvedimento immediato di espulsione di alcuni fiancheggiatori da parte del Ministro dell'Interno. Il generale Giampaolo Ganzer, comandante dei carabinieri del Ros, spiega l'intervento di oggi ha riguardato «una cellula che era parte di una più ampia rete transnazionale considerata particolarmente mobile e pericolosa dall'autorità di Milano che ha disposto le ordinanze di custodia cautelare, proprio per la sua concreta progettualità che era orientata sia ad azioni terroristiche verso i teatri di conflitto, Iraq e Afghanistan, sia ad attentati in direzione dell'Italia e di altri Paesi europei». Il comandante del Ros precisa poi che la cellula sgominata stava progettando «attentati contro una chiesa di Bologna e la metropolitana di Milano, peraltro obiettivi che già erano compresi in precedenti indagini condotte dall'autorità milanese e dai carabinieri».

RECLUTAMENTO E ADDESTRAMENTO - «Ancora una volta - dice Ganzer - il sistema combinato investigativo-giudiziario di prevenzione e repressione ha funzionato». E ciò «fin dal momento in cui, in seguito ad inequivocabili elementi raccolti, venne disposta a suo tempo l'espulsione immediata di alcuni soggetti che stavano progettando attentati in vari Paesi, tra cui l'Italia». Da allora, spiega il generale, «le indagini sono proseguite, in Italia e all'estero, documentando l'attività di questo gruppo, attivo anche nel reclutamento e nell'addestramento di soggetti da inviare in Iraq e in Afghanistan» per compiere attentati. Uno dei presunti terroristi, rileva il comandante del Ros, è stato seguito fino in Marocco, dove è stato arrestato dalle forze di polizia locali alle quali avrebbe confessato di stare progettando un attentato contro l'ambasciata Usa a Rabat. Si tratta comunque, conclude Ganzer, di un «circuito di jhiadismo itinerante assolutamente pericoloso»: gli elementi raccolti dai carabinieri hanno evidenziato «concrete progettualità e una concreta minaccia».