12/10/2010

Nudo davanti a Obama, per pubblicità E un fan gli lancia un libro alle spalle

Nudo davanti a Obama, per pubblicità E un fan gli lancia un libro alle spalle

Movimentato comizio a Filadelfia per il presidente Usa. Arrestato un 24enne, senza vestiti e con una scritta sul petto per promuovere il sito del miliardario Alki David

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09/09/2010

La First Lady va in meta: Michelle Obama gioca a football

La First Lady va in meta: Michelle Obama gioca a football

La moglie del presidente degli Stati Uniti in campo per la lotta all'obesità infantile. Lanci e scatti tra i campioni della palla ovale a New Orleans, dove stanotte Saints-Vikings apre la grande stagione della Nfl.

 

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13/07/2010

Usa: sondaggi a picco per Obama

Usa: sondaggi a picco per Obama

IL NODO IRRISOLTO RESTA L'ECONOMIA.

Il presidente, secondo la rilevazione Abc/Washington Post, non ha la fiducia di quasi 6 americani su dieci.

 

 

Barack Obama (Ansa)
Barack Obama (Ansa)

WASHINGTON - Sondaggi a picco per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama a quattro mesi dal voto di metà mandato. Secondo l'ultimo rilevamento AbcNews/Washington Post quasi sei americani su dieci non hanno fiducia nella capacità del presidente di prendere le decisioni giuste per il paese.

DISAPPROVAZIONE - Una chiara maggioranza di americani disapprova inoltre quello che sta facendo Obama per l'economia. Il presidente raccoglie ancora la stima dei membri del Congresso, ma anche su questo fronte la forbice si sta chiudendo. Sette elettori registrati su dieci dicono di non aver fiducia dei parlamentari democratici e una percentuale analoga ha altrettanto bassa stima dei colleghi repubblicani. Oltre un terzo degli americani - il 36% - non si fida della classe politica, sia che occupi la Casa Bianca che Capitol Hill. Tra gli indipendenti la delusione è ancora più alta: due terzi degli elettori si dicono insoddisfatti o addirittura arrabbiati per come sta funzionando il governo federale. Solo il 43% adesso approva quel che sta facendo Obama per l'economia, mentre il 54% disapprova. Su questo fronte anche un terzo dei democratici è pronto a bocciare il suo presidente. Sulla questione della leadership il 58% non crede che Obama sia in grado di prendere decisioni giuste per l'America contro un 42% che continua a riporre fiducia nell'inquilino della Casa Bianca.


10/07/2010

La Casa Bianca vuole una rete meno anonima

La Casa Bianca vuole una rete meno anonima

Una proposta del governo Usa punta a regolare meglio l’identità e ridurre i rischi legati all’anonimato in rete. Perplessi gli attivisti per la privacy online che criticano l’approccio “da patente di guida obbligatoria per Internet”

 

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“Su Internet nessuno sa che sei un cane” diceva una leggendaria vignetta del settimanale New Yorker. Era il 1993 e già agli albori della rete l’anonimato era individuato come una delle caratteristiche principali dell’universo online. Diciassette anni più tardi, il privilegio della segretezza virtuale è sempre più a rischio. Lo erodono servizi come Facebook, che ci invitano a rivelare il più possibile su di noi, ma anche governi insofferenti rispetto alla possibilità di agire online sotto un costante velo di segretezza. Ultimo esecutivo in ordine di tempo ad agire su questo fronte è quello americano, che il 25 giugno scorso ha presentato una strategia per rendere la rete più sicura che ruota proprio intorno ad un maggiore controllo delle identità degli utenti.

Intitolata
“National Strategy for Trusted Identities in Cyberspace”, la bozza di documento getta le basi per un “ecosistema” che, secondo la Casa Bianca, dovrebbe ridurre alcuni dei problemi che inquinano la fiducia degli utenti nella rete, come le frodi online e i furti di identità. Al centro dello schema disegnato da Howard Schmidt, numero uno della cyber sicurezza a stelle e strisce, stanno i concetti di privacy, partecipazione volontaria e interoperabilità. Nello scenario ipotizzato nelle 39 pagine della proposta  gli utenti potranno scegliere di ricevere vari tipi di credenziali da parte di alcuni fornitori di identità sicure.

Dalla carta di identità digitale ai certificati inviati direttamente sul telefonino, questi lasciapassare - che potranno essere rilasciati tanto da enti pubblici quanto da aziende private - consentiranno al cittadino di accedere al proprio conto online, ai dati sanitari, o semplicemente alla posta elettronica. Il vantaggio per l’utente è che non dovrà più essere costretto a ricordare, come oggi, differenti nomi utente e password e che una sola certificazione (magari fornita da un popolare fornitore di servizi web) varrà per i vari servizi utilizzati. Quanto che si prefigura è un sistema “federato”, in pratica, un’estensione alla rete nel suo complesso di quello che accade già oggi all’interno delle galassie web di Microsoft, Google o Yahoo! dove l’accesso alla posta elettronica garantisce, per esempio, anche quello alla messaggeria istantanea.


Nonostante le ampie rassicurazioni sul carattere volontario dell’adesione all’ecosistema, la proposta ha sollevato perplessità tra i difensori della riservatezza personale che non vedono di buon occhio un intervento governativo su questi temi. Lauren Weinstein, attivista,
l’ha definita “da brividi” e ispirata da una mentalità “da patente di guida obbligatoria per Internet”. Sul fronte opposto, l’approccio della Casa Bianca è stato criticato come troppo morbido. Stewart Baker, che in passato ha lavorato per la National security agency, ha detto al New York Times, che gli standard adottati dall’amministrazione preludono ad un sistema “macchinoso, meno efficace e non buono per la sicurezza”.

Intanto, anche gli utenti della rete possono esprimere il proprio parere sulla proposta che fino al 19 luglio
sarà aperta ai commenti. Per ora le osservazioni che raccolgono maggiore consenso suggeriscono un approccio “leggero” al problema: chiedono la massima decentralizzazione delle iniziative di controllo e gestione dell’identità e invitano a promuovere migliori abitudini ed educazione in materia di privacy.

Raffaele Mastrolonardo


08/06/2010

Marea nera, Obama: "Quale sedere devo prendere a calci?"

Marea nera, Obama: "Quale sedere devo prendere a calci?"

Il presidente americano, in un'intervista alla Nbc, alza la voce contro i responsabili del disastro ambientale nel Golfo del Messico. "La Bp ripagherà ogni persona che ha subito danni", dice. E Robert Redford gira un corto sulle conseguenze della macchia

 

 

 

Il presidente americano Barack Obama, a un mese e mezzo dall’esplosione della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, alza ancora la voce contro i responsabili del disastro ambientale. “Non me ne sto qui ad ascoltare gli esperti come se fossi al seminario di un college – ha detto in un’intervista alla Nbc –. Ci parlo per sapere da loro di chi sia il sedere che devo prendere a calci”. Il presidente ha tuonato anche contro Tony Hayward, amministratore delegato della Bp. “Dopo quel genere di commenti non lavorerebbe più per me”, ha affermato Obama. Il riferimento è alle parole che il numero uno della British Petroleum si è lasciato sfuggire nelle scorse settimane. “Nessuno più di me desidera che tutto questo finisca. Rivoglio una vita”, aveva detto.

Obama, criticato per la gestione dell’emergenza, ha ripetuto che la società petrolifera britannica ripagherà “appropriatamente ogni singola persona che ha subito danni”. Un sondaggio Washington Post/Abc, condotto tra circa 1.000 persone tra il 3 e il 6 giugno, ha rivelato che il 69% degli americani è convinto che il governo abbia fatto un lavoro "non così buono" o "poco soddisfacente" per contenere la crisi. Accuse arrivano anche da Robert Redford che, da ragazzo, ha lavorato nell’estrazione del greggio. L’attore, fondatore del Sundance Festival, ha criticato i politici per non aver preso alcun provvedimento contro le aziende petrolifere. “Continuano a sostenere le lobby del greggio – ha detto – ma dobbiamo cominciare a usare le energie alternative per creare un mondo più pulito”. Redford ha girato un corto di cinque minuti sui danni causati dalla marea nera.

Sono quasi 200 i chilometri di costa colpiti dalla fuoriuscita di petrolio. Dopo i rifugi degli animali selvatici in Louisiana e le isole in Mississippi e Alabama, il greggio ha raggiunto ora alcune delle famose spiagge bianche della Florida, dove l'industria del turismo vale 60 miliardi di dollari all'anno e offre lavoro a circa un milione di persone. La Bp, che progetta di sostituire l’attuale tappo con uno più grande, ha dichiarato di aver portato a 15.000 barili al giorno la raccolta del petrolio. Secondo gli esperti, però, dal tubo rotto in 24 ore escono circa 20.000 barili. L’inquinamento, quindi, continua. I danni causati dalla marea nera, dice il Wwf nella Giornata mondiale degli oceani, dureranno almeno 50 anni.

Redazione online


02/04/2010

Nucleare, Obama alza la voce: aumentare la pressione sull'Iran

Nucleare, Obama alza la voce: aumentare la pressione sull'Iran

 

INTERVISTA ALLA CBS. «Teheran stia diventando sempre più isolata». Accelerati i negoziati per dare il via a nuove sanzioni

(Ap)
(Ap)
WASHINGTON- Nuova stretta degli Usa sull'Iran. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama intende «incrementare la pressione» su Teheran per il suo controverso programma nucleare, che, ha detto il presidente americano alla Cbs, la sta ulteriormente isolando. A tal fine stanno accelerando i negoziati per approvare una nuova tornata di sanzioni all'Onu, la quarta, contro la Repubblica islamica.

IL RISCHIO DELLA CORSA AGLI ARMAMENTI - Secondo Obama, «tutte le prove» indicano che Teheran sta cercando di ottenere una capacità nucleare per produrre armi atomiche, e questo "destabilizzerebbe" il Medio oriente e provocherebbe una corsa agli armamenti nella regione. «Intendiamo aumentare la pressione sull'Iran ed esaminare il modo migliore su come rispondere con il sostegno di una comunità internazionale sempre più unita su questo problema» ha poi detto il capo della Casa Bianca nell' intervista alla Cbs. Obama ha avuto giovedì una lunga conversazione telefonica di circa un'ora, con il presidente cinese Hu Jintao. Nella conversazione, ha fatto sapere la Casa Bianca, Obana ha sottolineato l'importanza di agire insieme «per assicurare che l'Iran rispetti i suoi obblighi internazionali». «Ho già detto in precedenza che non escludiamo alcuna opzione e continueramo a fare pressione e valutare come reagiscono», ha spiegato il presidente.

Redazione online


25/03/2010

Catturato l'hacker del profilo di Obama

Catturato l'hacker del profilo di Obama

 

Il giovane era riuscito ad intrufolarsi anche nelle pagine di altri vip, come Britney Spears. Arrestato dalla gendarmerie e dall'Fbi il 25enne che si era introdotto anche nel Twitter del presidente Usa

 

La pagina Twitter del presidente americano Barack Obama
La pagina Twitter del presidente americano Barack Obama

PARIGI - Un pirata informatico ricercato dalla polizia francese e dall'Fbi statunitense per avere violato l'account su Twitter del presidente Usa Barack Obama è stato arrestato nella regione del Puy-de-Dome, nel centro della Francia, al termine di un'indagine che Parigi e Washington portavano avanti da diversi mesi.

GUSTO PER LA SFIDA - L'hacker, un giovane francese di 25 anni conosciuto sul web con lo pseudonimo di «Hacker-croll», ha fatto «tremare» la rete dopo essere riuscito ad accedere come amministratore al servizio di micro-blogging, potendo così creare o eliminare profili utenti a suo piacimento. Secondo la polizia, il cyber-criminale agiva per «il semplice gusto della sfida». Non solo il giovane aveva violato l'account si Twitter del presidente Obama: secondo diversi siti internet francesi, tra le sue «vittime» ci sarebbero anche numerose personalità dello spettacolo tra cui la cantante pop americana Britney Spears.

L'FBI IN CAMPO - Nel 2009 l'Fbi aveva notato strani movimenti attorno all'account su Twitter del capo della Casa Bianca ed aveva accertato che il paese di provenienza degli assalti informatici era la Francia. Era stata così allertato l'ufficio competente per la lotta contro la criminalità sul web. Seppure in misura minore, l'hacker transalpino, di cui non sono state rese note le generalità, imperversava anche su Facebook, il social network, e su account di posta elettronica come G-Mail. Secondo vari media online, il giovane era già conosciuto dalla polizia per «piccole frodi gli avevano fruttato 15.000 euro», stando a una fonte vicina alle indagini. Dalle sue incursioni su Twitter, tuttavia, non ha tratto profitto.

TRADITO DALLA VANITA' - «Si introduceva nel sistema in modo fraudolento ma non ha modificato nessun dato e non ha truffato nessuno», ha detto il procuratore di Clermond-Ferrand, Jean-Yves Coquillat. A tradirlo sono state l'imprudenza e forse un pizzico di vanità. «Hacker Croll» aveva infatti creato un proprio blog in cui raccontava delle sue prodezze e aveva addirittura concesso un'intervista al sito internet Zataz.com nella quale spiegava lungamente il metodo usato per le sue scorribande su Twitter. Diplomato in elettronica e senza conoscenze particolari di informatica, con il computer era abile ma anche fortunato. A volte riusciva a scoprire le password degli account per puro caso. Altre volte ricorreva al metodo della «domanda segreta» cui un utente che ha dimenticato una parola d'ordine deve rispondere per avere un altro codice d'accesso. Si tratta spesso di quesiti elementari tipo 'Come si chiama tua madre da ragazza?' o 'Per quale squadra tifi?'. «Indovinare la risposta giusta in questi casi è tutt'altro che impossibile», ha spiegato una fonte della polizia. L'indagine è stata condotta dall'Ufficio centrale per la lotta alla cyber-criminalità (Occltic). Gli inquirenti francesi e quattro agenti federali Usa sono riusciti a rintracciare Hacker Croll, che dopo essere stato fermato è stato rimesso in libertà in attesa di comparire in tribunale il 24 giugno prossimo. (Fonte: Ansa).