18/08/2010

Il testamento politico in 4 lettere sigillate

Il testamento politico in 4 lettere sigillate

Cossiga e l'amore per la patria servita con «fedeltà» e «passione». Al segretario del Senato 4 missive indirizzate al premier, al capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato

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03/03/2010

Di Girolamo in aula al Senato: troppi innocenti stanno pagando senza colpe, a partire dalla mia famiglia

Di Girolamo in aula al Senato: troppi innocenti stanno pagando senza colpe, a partire dalla mia famiglia

 

E sulla foto in compagnia del mafioso : «In campagna elettorale se ne fanno tante». «Mi dimetto per allontanare l'ignominia. Sono considerato Lucifero e untore»

 

 

 

ROMA - «Mi dimetto per allontanare da me e dalla Camera alta questa ignominia». Nicola Di Girolamo ha preso la parola nell'aula del Senato per spiegare il perché delle proprie dimissioni, presentate a seguito del coinvolgimento nell'inchiesta sul riciclaggio. «Sarò forse ricordato come l'unico che dà le dimissioni in questo Paese» ha detto il senatore uscente che ha però tenuto a ribadire la propria estraneità ai fatti contestati e che ha sottolineato di non avere «portato la'indegnità della 'ndrangheta in quest'aula».

LA FOTO INCRIMINATA - Di Girolamo ha parlato anche della fotografia scattata in occasione dei festeggiamenti per l'elezione, che lo ritrae in compagnia di un mafioso: «Davanti a quella torta feci 300 foto - ha spiegato -: anche con il parroco e con il maresciallo dei carabinieri. Quello che si asserisce essere un mafioso, mi fu presentato come il proprietario di una catena di ristoranti all'estero. In campagna elettorale non si chiede il certificato penale a tutti coloro con i quali si scatta una foto». L'esponente del Pdl ha poi esortato ad accertare i fatti senza coinvolgere persone innocenti: «Ce ne sono già che stanno pagando loro malgrado per questa vicenda - ha detto -, a partire dalla mia famiglia».

«IO LUCIFERO, L'UNTORE» - «Vorrei ringraziare tutti coloro del gruppo - ha poi annunciato Di Girolamo -. Non faccio nomi, visto che sono il Lucifero e l'untore. Credo che i colleghi sanno a chi è diretta la mia riconoscenza. Per loro stessa tutela non li chiamo per nome. Vale anche per i colleghi di opposizione con molti dei quali ho lavorato».

IL VOTO IN AULA - Il Senato si esprimerà in tarda mattinata sulle dimissioni. Il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, aveva fatto sapere che il suo partito è pronto ad accettare il passo indietro del senatore. L'opposizione chiede invece che prima delle dimissioni sia rivalutata la questione della decadenza di Di Girolamo: la sua elezione nella circoscrizione estero era infatti stata subito contestata (in quanto non residente a Bruxelles, come dichiarato) ma la maggioranza non aveva ritenuto di procedere con la decadenza. Le dimissioni senza decadenza comporteranno che Di Girolamo possa continuare a godere di alcuni dei benefit previsti per i senatori anche al termine del loro mandato.

Redazione online


01/03/2010

Di Girolamo scrive a Schifani «Mi dimetto da senatore»

Di Girolamo scrive a Schifani «Mi dimetto da senatore»

 

In Aula mozione della maggioranza per la decadenza. L'esponente Pdl coinvolto nell'inchiesta sul riciclaggio ha presentato le dimissioni da parlamentare

 

Nicola Di Girolamo (Ansa)
Nicola Di Girolamo (Ansa)

ROMA - Come anticipato, Nicola Di Girolamo ha presentato le dimissioni da senatore. L'esponente del Pdl coinvolto nell'inchiesta sul riciclaggio ha comunicato la sua decisione con una lettera al presidente del Senato, Renato Schifani.

L'ITER IN AULA - Le dimissioni dovranno essere votate dall'aula di Palazzo Madama. La data di tale votazione dovrà essere calendarizzazione dalla conferenza dei capigruppo del Senato, che è convocata per domani alle 11. Sia il Pd sia il Pdl avevano depositato in mattinata mozioni per la decadenza del senatore eletto all'estero dal suo seggio, mentre è in calendario per martedì alle 12 una audizione dello stesso Di Girolamo, coinvolto nello scandalo riciclaggio, davanti alla giunta per le Elezioni e le immunità del Senato.

MOZIONE PDL PER LA DECADENZA - Intanto a Palazzo Madama, una mozione presentata dal Pdl chiede che venga ripresa in Aula «la discussione sulla decadenza del senatore Di Girolamo». Nel testo predisposto dal Popolo della Libertà si fa riferimento al «tempo trascorso dalla deliberazione con la quale si era sospeso l'esame della proposta di decadenza. Oggi infatti si può inquadrare in una prospettiva diversa l'intera vicenda, senza attendere l'esito di un procedimento penale che nel frattempo è diventato più complesso. Il prestigio del Senato si difende meglio quando si ha un quadro completo dei fatti».


26/02/2010

Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»

Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»

 

Di biagio (pdl): «Il voto all'estero è un diritto, non cancro da estirpare». Polemiche politiche sul sistema elettorale all'estero. Il presidente del Senato: «Scandalo da eliminare»

 

Il presidente del Senato Renato Schifani (Ansa)
Il presidente del Senato Renato Schifani (Ansa)

ROMA - Il caso Di Girolamo, il senatore pdl coinvolto nell'inchiesta su corruzione e riciclaggio che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle, ha scatenato un acceso dibattito politico. Il parlamentare è accusato dai magistrati di essere stato eletto tra gli italiani all'estero con i voti della 'ndrangheta. La questione imbarazza la maggioranza. La decisione del presidente del Senato Renato Schifani di accelerare sulla questione della decadenza di Di Girolamo, convocando l'Aula ancora prima che la Giunta per le autorizzazioni decida sull'arresto o meno del senatore pdl, sembrerebbe dimostrare l'intenzione del Pdl di scaricare il parlamentare coinvolto nell'inchiesta. Alla luce delle accuse mosse al senatore pdl, inoltre, maggioranza e opposizione si interrogano proprio sulla questione più ampia del voto all'estero. Lo stesso Schifani è tornato sull'argomento con parole dure, dicendo che «il voto per corrispondenza è uno scandalo da eliminare. Va cambiata la legge». Sulle intercettazioni Schifani ha poi aggiunto: «Servono nuove regole: urge limite o divieto di pubblicazione». Da parte sua, il presidente della giunta delle elezioni e immunità di Palazzo Madama, Marco Follini (Pd) ci ha tenuto a precisare che «la soluzione da parte della giunta sulla decadenza di Di Girolamo era già stata presa nel gennaio 2009». Secondo Follini tocca ora all'Aula scegliere e non più alla Giunta, che in giornata ha comunque proseguito l'esame della vicenda del senatore inquisito. «Riteniamo che la decisione sul procedimento autorizzativo debba essere celere e debba costituire l'occupazione prioritaria della Giunta. Il possibile revirement sul procedimento che porterebbe alla decadenza del senatore Di Girolamo, che il Presidente del Senato suggerisce di realizzare in tempi egualmente stretti, è in realtà una responsabilità dell'Assemblea, più che della Giunta» ha detto il senatore Francesco Sanna, capogruppo del Pd nella Giunta sulle immunità.

PD - A proposito del voto all'estero, i democratici aprono a Schifani. «È positivo che ci sia accordo nel modificare la legge elettorale per gli italiani all'estero. Il Partito Democratico sostiene da tempo che la modifica è assolutamente improcrastinabile. Noi proporremo un testo in Parlamento e siamo disponibili a confrontarci per arrivare a un ampio consenso» ha dichiarato Francesco Tempestini, capogruppo Pd in commissione Affari Esteri.

LA MAGGIORANZA - La maggioranza è pressoché compatta. «Noi abbiamo detto per primi - ha ricordato il sottosegretario Paolo Bonaiuti -,Maurizio Gasparri, la revisione del sistema elettorale all'estero «si rende indispensabile perché evidentemente quella legge non ha funzionato e va quindi corretta» ma «senza negare la rappresentanza degli italiani all'estero in Parlamento». Va rivista la legge sul sistema elettorale all'estero anche secondo Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, e secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, che in una intervista parla di «esperimento fallito» e si dice convinto che «gli italiani all'estero devono poter votare, qui o per corrispondenza, ma per deputati e senatori che stanno in Italia». dopo le politiche del 2006, che nelle elezioni degli italiani all'estero è avvenuto di tutto e di più: le schede, per esempio». Per il presidente dei senatori di maggioranza,

«IL VOTO ALL'ESTERO È UN DIRITTTO» - Nella maggioranza però c'è anche chi dissente da Gasparri e Giovanardi. «Il voto all'estero è un diritto, certamente non è un problema nè un cancro da estirpare» ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del Pdl. «Da come si sta parlando in queste ore, - ha aggiunto - tutti sapevano e tutti preannunciano il marcio nelle elezioni degli italiani nel mondo, un eccesso di saccenza che delude e sposta l'epicentro del problema attuale. Siamo dinanzi ad un presunto reato grave e deplorevole compiuto da un signore, e di conseguenza è necessario ed opportuno che la giustizia faccia il suo corso, ma da qui a condannare tutto il comparto degli italiani nel Mondo e le loro modalità di esercizio di voto mi sembra qualcosa detto giusto per aprire bocca».

«MANTENERE ALL'ESTERO LE CIRCOSCRIZIONI» - Il tema non interessa solo la maggioranza. Secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini «bisogna mantenere le circoscrizioni elettorali fuori dall'Italia perché gli italiani all'estero sono una grande risorsa, tuttavia bisogna rivedere la normativa in senso garantista per evitare rischi di manipolazione dei voti». Al contrario il segretario del Pri Francesco Nucara ritiene che «il voto degli italiani all'estero andrebbe abolito, perché non controllabile». «Se non lo si vuole abolire perlomeno si impedisca il voto per corrispondenza» ha detto Nucara.

IDV - «Da tempo Italia dei Valori insiste sulla necessità di cambiare la legge elettorale per l'elezione dei parlamentari italiani all'estero. In tempi non sospetti è stata depositata una mia proposta di legge per introdurre il voto elettronico e abolire quello per corrispondenza» ha ricordato Antonio Razzi, deputato Idv eletto nella circoscrizione Europa. «Il voto elettronico - ha aggiunto Razzi - è l'unica modalità che permette di scongiurare i brogli elettorali, irregolarità che si sono sistematicamente ripetute sia nelle elezioni del 2006 e quelle del 2008. Se il centrodestra ha intenzione seriamente di modificare il sistema di voto all'estero calendarizzi la nostra proposta di legge e la porti subito in Parlamento».

Redazione online