27/05/2011
La Fifa mette sotto inchiesta il suo capo
La Fifa mette sotto inchiesta il suo capoL'INDAGINE ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI. Blatter non avrebbe denunciato tangenti
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27/04/2011
Masi lascia la Rai per la guida della Consap
Masi lascia la Rai per la guida della ConsapOggi l'assemblea degli azionisti. La Siliquini alla presidenza della concessionaria pubblica
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22/04/2010
Marchionne: «Spin-off auto in 6 mesi» Ma senza incentivi vendite giù del 30%»
Marchionne: «Spin-off auto in 6 mesi» Ma senza incentivi vendite giù del 30%»IL PIANO FIAT - raddoppio della produzione di auto nel nostro paese entro il 2014. Nel primo trimestre conti vicini al pareggio. L'ad: «Investiremo in Italia 30 miliardi entro il 2014. Scorporo di Iveco, Cnh e Powetrain in Fiat Industrial»
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| Da sinistra a destra l'ad di Fiat Sergio Marchionne, il nuovo presidente John Elkann e il presidente uscente Luca Cordero di Montezemolo (Afp) |
MILANO - I risultati e le prospettive. Il piano immediato e le previsioni. Nel suo intervento, Sergio Marchionne, amministratore delegato, delinea il futuro del gruppo Fiat e scioglie alcuni dei nodi che ancora non aveva affrontato, come lo spin-off dell'auto (avverrà «nel giro di sei mesi») e lo scorporo del settore dei mezzi pesanti - le attività di Iveco, Cnh e parte di Powertrain - in una società che chiamerà Fiat Industrial. Marchionne ha affrontato tutti gli altri temi sul tappeto, compreso quello del mercato e degli aiuti statali. «Senza gli incentivi si prevede un calo delle vendite auto in Italia del 30%» ha detto Marchionne, illustrando agli analisti i risultati del primo trimestre 2010 del gruppo Fiat. L'ad, dopo aver lanciato un allarme anche sul futuro dei marchi Lancia e Alfa Romeo, ha annunciato un piano di investimenti in Italia da 26 miliardi di euro entro il 2014, più altri quattro in ricerca e sviluppo, per un totale quindi di 30 miliardi di euro. «Il livello degli investimenti che si vuole destinare all'Italia - ha detto Marchionne - è enorme, pari a due terzi di quelli di tutti i business del gruppo Fiat a livello mondiale». E qualora sindacati e governo si opponessero ai suoi progetti per l'Italia, Marchionne ha spiegato che «è già pronto un piano B. E non è un piano molto bello». In ogni caso, questo «non è un piano di sacrifici, io parlo di impegno. Non ci sarà alcun taglio, ma anzi incremento degli organici». Ci sono nuovi partner in vista? «Sono abile nel cogliere opportunità. Le opzioni che si aprono con lo scorporo sono essenziali per entrambi i business: il suo maggiore vantaggio è offrire opzioni strategiche ed io sono abbastanza abile nel cogliere opportunità»..
IL FUTURO - Il gruppo Fiat lancerà nei prossimi 5 anni in Europa 34 nuovi modelli, ha quindi aggiunto Marchionne, precisando che a questi si aggiungeranno 17 restyling. Di questi due terzi saranno realizzati da Fiat e un terzo da Chrysler. Entro il 2014 Fiat e Chrysler venderanno in Italia 6 milioni di auto, «il minimo richiesto per essere un global player competitivo». Con il progetto "Fabbrica Italia", il gruppo Fiat prevede di raddoppiare la produzione di auto in Italia, portandola dalle 650.000 unità del 2009 a 1,4 milioni di auto nel 2014, oltre a 250mila veicoli commerciali. Secondo i piani presentati da Marchionne, il 65% della produzione verrà esportato, contro il 40% del 2009. Entro il 2012, inoltre, l'Alfa Romeo sarà negli Usa, forse con una spider.
IMPIANTI E MODELLO DI PRODUZIONE - Per arrivare a queste cifre Fiat chiede d'altro canto la piena utilizzazione degli impianti, il rigoroso contenimento del costo del lavoro, la flessibilità nella risposta ai bisogni del mercato, l'accesso a periodi temporanei di messa a riposo durante la fase di industrializzazione. Si tratta «di un nuovo modello di lavoro basato su un impegno congiunto per il futuro. Ci vogliono almeno 4 anni per tornare ai livelli della domanda sul mercato europeo uguali al 2007. Questo significa che è necessario trovare una migliore integrazione tra Fiat e Chrysler per utilizzare al meglio le loro organizzazioni produttive e per i loro prodotti» ha poi aggiunto Marchionne. «Quello dell'auto - ha spiegato successivamente - è un business in cui i margini sono minimi. Occorre quindi fare massa critica. Senza Chrysler il futuro di Fiat sarebbe stato quello di un attore marginale sulla scena economica». Le prospettive: nel 2014 i ricavi della 'nuova Fiat' comprensiva del contributo della Chrysler sono stimati in 104 miliardi e il margine di gestione si prevede arriverà all'8%.
OCCUPAZIONE E ACCORDI SINDACALI - «I sei stabilimenti Fiat italiani hanno funzionato ben al di sotto della loro capacità» ha detto poi Marchionne che sempre nel corso dell'investor day ha preannunciato «misure correttive». «Se continuiamo a lavorare così in sotto capacità non siamo sostenibili. Ci vogliono misure correttive. Dobbiamo ristrutturare la base industriale che ci consenta di raggiungere livelli ottimali in ogni stabilimento». «Gli accordi sindacali non sono più adeguati, dobbiamo ridefinirli» ha detto ancora Marchionne.
SCORPORO - A proposito dello scorporo delle controllate industriali del gruppo Fiat, l'ad ha spiegato che «non ci sono significativi ostacoli» di natura finanziaria. Secondo quanto ha affermato Marchionne, lo scorporo sarà fiscalmente neutrale e non darà luogo al diritto di recesso da parte degli azionisti. «Tecnicamente - ha spiegato - si tratterà di una scissione parziale proporzionale, e la nuova 'Fiat Industrial' avrà le stesse tre classi di azioni della Fiat. Ogni azionista avrà una azione FI per ogni azione detenuta».
I CONTI - In precedenza in una nota il colosso automobilistico torinese aveva reso noti i conti del primo trimestre 2010. L'utile della gestione ordinaria del gruppo Fiat ha raggiunto i 352 milioni di euro rispetto alla perdita di 48 milioni di euro dello stesso periodo 2009, con oltre la metà del risultato determinato dai business delle automobili. Il risultato netto di Fiat nel primo trimestre 2010 è prossimo al pareggio (perdita di 21 milioni di euro rispetto alla perdita di 411 milioni di euro del primo trimestre 2009). I ricavi, pari a 12,9 miliardi di euro, sono aumentati del 14,7% rispetto al primo trimestre 2009, con Fiat Group Automobiles che ha conseguito un incremento del 22,1%. Fiat Group Automobiles ha registrato un utile della gestione ordinaria di 153 milioni di euro a fronte della perdita di 30 milioni di euro del primo trimestre 2009, «Per effetto - spiega in una nota la casa torinese - di volumi significativamente più elevati e di un miglior mix delle vendite, grazie al maggior contributo dei veicoli commerciali leggeri». La controllata Cnh ha invece registrato un utile della gestione ordinaria di 127 milioni di euro (49 milioni di euro nel primo trimestre 2009), Iveco di 3 milioni di euro (perdita di 12 milioni di euro nel primo trimestre 2009). I risultati del gruppo Fiat nel primo trimestre rappresentano «un primo passo nel lungo percorso che abbiamo di fronte a noi» ha commentato Marchionne, sottolineando che «i costi sono sotto controllo, la liquidità resta forte». La collaborazione con Chrysler continua, ha aggiunto il manager, per il quale «anche Iveco ha registrato una ripresa», anche se le difficoltà del mercato restano. Quanto al risultato netto, «siamo arrivati quasi al breakeven».
INDEBITAMENTO - L'indebitamento netto industriale del gruppo Fiat è infatti pari a 4,7 miliardi di euro, di poco superiore ai 4,4 miliardi di euro di fine 2009 «per effetto dell'aumento stagionale del capitale di funzionamento». La liquidità è rimasta forte a 11,2 miliardi di euro (12,4 miliardi di euro a fine 2009), nonostante il rimborso, nel corso del trimestre, di un prestito obbligazionario di un miliardo di euro. «Il Gruppo - spiega ancora la nota della casa automobilistica torinese - continuerà ad implementare le rigorose azioni di contenimento dei costi iniziate tempestivamente nell'ultima parte del 2008. Per i programmi di investimento è prevista una crescita nei confronti dei livelli anomali e particolarmente bassi del 2009, con il ripristino di un livello di investimenti normalizzato per tutti i settori, in aumento del 30-35% rispetto al 2009. Gli obiettivi per l'anno in corso sono confermati: ricavi superiori a 50 miliardi; utile della gestione ordinaria tra 1,1 e 1,2 miliardi; risultato netto vicino al break-even; indebitamento netto industriale superiore ai 5 miliardi. La Fiat disporrà comunque di risorse più che adeguate per una transizione a quello che ci si aspetta essere un contesto di mercato normalizzato nel 2011 e negli anni successivi. Lavorando per il conseguimento degli obiettivi, il Gruppo Fiat continuerà a implementare la strategia di alleanze mirate, al fine di ottimizzare gli impegni di capitale e ridurre i rischi».
CHRYSLER - Positivi anche i risultati del gruppo Chrysler (controllato da Fiat) che ha chiuso il primo trimestre del 2010 con un utile operativo di 143 milioni di dollari, contro una perdita di 297 milioni nel quarto trimestre 2009. I ricavi sono passati da 9,434 a 9,687 miliardi di dollari, le perdite sono scese da 2,691 miliardi a 197 milioni. In crescita anche le quote di mercato, che passano dall'8,1% (nel quarto trimestre 2009) al 9,1% sul mercato Usa, e dall'11,6% al 13,7% sul mercato canadese. Il cash flow sale da 5,9 a 7,4 miliardi, la liquidità totale da 8,3 a 9,8 miliardi.
Redazione online
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21/04/2010
Fiat, nel primo trimestre 2010 conti vicino al pareggio, ricavi aumentati del 14,7%
Fiat, nel primo trimestre 2010 conti vicino al pareggio, ricavi aumentati del 14,7%Indebitamento ai livelli dello scorso anno, resta forte la liquidità. Perdita di 21 milioni di euro contro una flessione di 411 milioni nello stesso periodo del 2009
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| Da sinistra a destra l'ad di Fiat Sergio Marchionne, il nuovo presidente John Elkann e il presidente uscente Luca Cordero di Montezemolo (Afp) |
MILANO - L'utile della gestione ordinaria del gruppo Fiat ha raggiunto nel primo trimestre 2010 i 352 milioni di euro rispetto alla perdita di 48 milioni di euro dello stesso periodo 2009, con oltre la metà del risultato determinato dai business delle automobili. Il risultato netto di Fiat nel primo trimestre 2010 è prossimo al pareggio (perdita di 21 milioni di euro rispetto alla perdita di 411 milioni di euro del primo trimestre 2009). I ricavi, pari a 12,9 miliardi di euro, sono aumentati del 14,7% rispetto al primo trimestre 2009, con Fiat Group Automobiles che ha conseguito un incremento del 22,1%.
Fiat Group Automobiles ha registrato un utile della gestione ordinaria di 153 milioni di euro a fronte della perdita di 30 milioni di euro del primo trimestre 2009, «Per effetto - spiega in una nota la casa torinese - di volumi significativamente più elevati e di un miglior mix delle vendite, grazie al maggior contributo dei veicoli commerciali leggeri». La controllata Cnh ha invece registrato un utile della gestione ordinaria di 127 milioni di euro (49 milioni di euro nel primo trimestre 2009), Iveco di 3 milioni di euro (perdita di 12 milioni di euro nel primo trimestre 2009).
INDEBITAMENTO - L'indebitamento netto industriale del gruppo Fiat è pari a 4,7 miliardi di euro, di poco superiore ai 4,4 miliardi di euro di fine 2009 «per effetto dell'aumento stagionale del capitale di funzionamento». La liquidità è rimasta forte a 11,2 miliardi di euro (12,4 miliardi di euro a fine 2009), nonostante il rimborso, nel corso del trimestre, di un prestito obbligazionario di un miliardo di euro.
OBIETTIVI - «Il Gruppo - spiega ancora la nota della casa automobilistica torinese - continuerà ad implementare le rigorose azioni di contenimento dei costi iniziate tempestivamente nell'ultima parte del 2008. Per i programmi di investimento è prevista una crescita nei confronti dei livelli anomali e particolarmente bassi del 2009, con il ripristino di un livello di investimenti normalizzato per tutti i settori, in aumento del 30-35% rispetto al 2009. Gli obiettivi per l'anno in corso sono confermati: ricavi superiori a 50 miliardi; utile della gestione ordinaria tra 1,1 e 1,2 miliardi; risultato netto vicino al break-even; indebitamento netto industriale superiore ai 5 miliardi. La Fiat disporrà comunque di risorse più che adeguate per una transizione a quello che ci si aspetta essere un contesto di mercato normalizzato nel 2011 e negli anni successivi. Lavorando per il conseguimento degli obiettivi, il Gruppo Fiat continuerà a implementare la strategia di alleanze mirate, al fine di ottimizzare gli impegni di capitale e ridurre i rischi».
Redazione online
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20/04/2010
Montezemolo lascia Fiat
Montezemolo lascia FiatLuca Cordero di Montezemolo lascia alla vigilia della presentazione del piano industriale del gruppo. John Elkann sarà il prossimo presidente della Fiat. L'annuncio sarà dato nel pomeriggio
Luca Cordero di Montezemolo lascia dopo sette anni la presidenza della Fiat e il suo posto sarà preso da John Elkann. A quanto si apprende, Montezemolo sembra comunque destinato a rimanere nel cda e al vertice della Ferrari. Sarà con ogni probabilità questo l'annuncio che sarà dato nella conferenza stampa convocata per oggi pomeriggio a sorpresa dai vertici del Lingotto alla vigilia della presentazione del Piano 2010-2014, in programma domani.
Tra venti giorni, Elkann sarà chiamato anche a guidare l'accomandita della famiglia Agnelli.
Il cambio al vertice, a quanto si apprende, è legato al piano di riordino del gruppo e allo spin off del settore auto che sarà annunciato domani. All'ad del gruppo Sergio Marchionne andrà la gestione del settore auto. Montezemolo lascia la presidenza dopo 7 anni e resta comunque nel consiglio di amministrazione oltre che alla presidenza di Ferrari.
L'avvicendamento alla presidenza della Fiat fra Luca Cordero di Montezemolo e John Elkann sancisce di fatto "la fine della fase di traghettamento". Così lo stesso Montezemolo ha commentato con i suoi più stretti collaboratori la sua decisione. Il manager si è detto "sereno, contento e sollevato".
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04/11/2009
America al voto un anno dopo: campanello d'allarme per Obama?
America al voto un anno dopo: campanello d'allarme per Obama?
Obama, prime sconfitte In Virginia e New Jersey vincono i repubblicani
Washington - E' un anniversario decisamente amaro per Obama. A un anno esatto dalla sua elezione alla Casa Bianca Virginia e New Jersey vanno a due governatori repubblicani. Pur trattandosi di un voto "locale" il dato di fondo che emerge in modo inequivocabile è che la "luna di miele" per Obama è finita. I repubblicani si prendono la loro bella rivincita. Ma è ancora presto per parlare di sconfitta. Il vero e proprio referendum su Obama ci sarà nel novembre 2010, quando negli Stati Uniti si rinnoverà un terzo del Senato, tutta la Camera dei rappresentanti e più di due terzi dei governatori.
Doppietta repubblicana Obama esce dall'Election Day 2009 con due sconfitte nette: dalla Virginia e dal New Jersey suona un campanello d'allarme per la Casa Bianca. I due stati al centro del primo test elettorale dopo le presidenziali dell'anno scorso hanno eletto governatori del Gop (Great Old Party, soprannome del Partito repubblicano). In Virginia, che un anno fa aveva scelto Obama, puntando su un candidato democratico presidenziale per la prima volta dal 1964, il repubblicano Bob McDonnell ha battuto il democratico Creigh Deeds.
New Jersey e Virginia In New Jersey il governatore uscente democratico Jon Corzine, per cui Obama aveva fatto campagna fino a domenica, é stato sconfitto dal rivale Chris Christie. Scontenti per lo stato dell'economia, hanno votato per McDonnell in Virginia gli indipendenti che un anno fa avevano catapultato Obama alla Casa Bianca. Corzine, un ex banchiere di Goldman Sachs, è stato danneggiato dalla presenza sulla scheda di un terzo incomodo, l'indipendente moderato Chris Daggert. Per i repubblicani in Virginia c'era un incentivo in più alla vittoria, dal momento che l'elezione di McDonnell ha rappresentato uno sgarro per il governatore uscente Tim Kaine, che è anche presidente del partito democratico e che si è dimostrato incapace di garantire l'elezione del suo successore.
Riscossa repubblicana I repubblicani hanno fatto l'en plein portando a casa oltre al governatore, il suo numero due e il ministro della giustizia statale. Rabbia e frustrazione al posto di 'Yes We Can': Obama non ha seguito i risultati, ha detto il suo portavoce Robert Gibbs, ma il voto della Virginia e del New Jersey, dominato dallo scontento sull'economia e la paura per il posto di lavoro, è stato il primo vero segnale di insoddisfazione per la sua presidenza. L'interrogativo è se l'esito del mini-test nelle poche competizioni ieri in calendario - tra le più seguite, oltre alla Virginia e il New Jersey c'é anche un'elezione suppletiva per un seggio alla Camera nello stato di New York - siano un antipasto del ben più importante appuntamento del voto di metà mandato del 2010, quando l'intera Camera del Rappresentanti, un terzo del Senato e un terzo dei governatori rimetteranno il mandato.
Barometro elettorale In New Jersey e in Virginia una maggioranza degli elettori ha detto che Obama non è stato un fattore nelle loro scelte di voto. New Jersey e Virginia sono i due stati in cui le elezioni per governatore sono sfalsate di un anno rispetto al voto presidenziale: in entrambi i casi le competizioni assumono a torto o a ragione l'importanza di barometri degli umori della nazione.
New York, confermato Bloomberg
Senza sorprese il voto per il sindaco di New York: il primo cittadino uscente Michael Bloomberg è stato confermato per il terzo mandato dopo aver speso di tasca sua circa 90 milioni di dollari per farsi rieleggere ed aver cambiato la costituzione del comune che imponeva limiti al suo incarico. Bloomberg, un indipendente, ha battuto senza problemi il rivale democratico William Thompson, l'assessore comunale al bilancio, in una elezione dove l'affluenza alle urne è stata modesta e la campagna elettorale intensa fino alle ultime ore di apertura dei seggi, nelle strade della Grande Mela, ma anche sui forum di comunicazione sociale come Twitter. Un miliardario dei media passato alla politica, Bloomberg è il quarto sindaco nella storia di New York a ottenere un terzo mandato dopo Fiorello La Guardia, un repubblicano (1934-45) e i democratici Robert Wagner Jr. (1954-65) e Ed Koch (1978-89).
Boston, ancora un italoamericano Boston continua ad avere un italo-americano come sindaco: Thomas Menino, un democratico, è stato eletto per il quinto mandato prolungando la sua presenza al timone della città del Massachusetts, già senza precedenti, al record dei due decenni. Menino, che ha 66 anni ed è stato il primo sindaco di Boston di origine italiana, ha battuto il rivale Michael F. Flaherty 57 contro 43 per cento. La vittoria mette Menino alla stregua di leggendari sindaci di grandi città che hanno governato per decenni, come Richard Daley di Chicago, al potere per 20 anni.
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25/09/2009
Fiorentina, Andrea Della Valle lascia la presidenza del club
Fiorentina, Andrea Della Valle lascia la presidenza del club
La famiglia resta proprietaria della società. Comunicato sul sito ufficiale. Lettera ai tifosi: «Non c'è più condivisione del progetto, pronti a farci da parte»
| I fratelli Diego ed Andrea Della Valle (Ansa) |
FIRENZE - Andrea Della Valle si è dimesso dalla carica di presidente della Fiorentina. La decisione è stata annunciata nel corso della riunione straordinaria del consiglio di amministrazione. Il vice-presidente Mario Cognigni assumerà le funzioni di presidente. Lo fa sapere una nota del club toscano. Lascia, dunque, l'uomo che, insieme al patron e fratello Diego, ha riportato la Fiorentina dalla serie C2 alla serie A e alla Champions League, dopo il fallimento della società allora gestita da Mario Cecchi Gori. Pur abbandonando la presidenza i Della Valle restano proprietari della società. Il Cda si è svolto al gran completo, con Diego ed Andrea Della Valle in conference-call.
LA NOTA - «Il consiglio - recita il comunicato - ha inoltre esaminato e valutato l'andamento della gestione della società esprimendo un ringraziamento al sindaco Renzi e all'amministrazione comunale per la rapidità con la quale hanno affrontato i problemi inerenti alla Cittadella Viola». «Sarà premura delle persone delegate dal consiglio - si legge - instaurare i rapporti necessari per valutare nei dettagli il progetto. La Cittadella Viola, teniamo a precisare per la chiarezza di tutti, non è un regalo che il Comune di Firenze fa alla Fiorentina, noi crediamo invece che sia una grande opportunità per la Città di Firenze, per i milioni di turisti in più che potrà portare e per i numerosi posti di lavoro che potrà creare. I grandi investimenti necessari saranno da noi messi a disposizione e nulla costeranno al contribuente fiorentino».
LETTERA AI TIFOSI - Nel pomeriggio è stata diffusa una lettera aperta ai tifosi, firmata proprio da Andrea Della Valle. «Non c'è più la necessaria condivisione del nostro progetto» spiega l'ex presidente. «Cari tifosi - si legge - oggi ho assunto la decisione di fare un passo indietro. Da alcuni mesi avverto in modo forte che non c'è più la necessaria condivisione del nostro 'Progetto' che, con coerenza e serietà, ho cercato di portare avanti in questi anni di mia presidenza, grazie anche al grande e decisivo supporto di Voi tutti e della Città. Un clima ben diverso da quello che si percepiva anche quando andavamo tutti a sostenere una squadra che si chiamava «Florentia Viola» (non avendo trovato al nostro arrivo nemmeno il nome storico della Società), che giocava in serie C2 in piccoli paesi della provincia italiana. Momenti in cui si sentiva chiaro l'amore comune, e la voglia di accettare una sfida, per una squadra che aveva di fronte un percorso lungo e difficile, e da più parti ritenuto impossibile». «Per quanto riguarda l'indispensabile rapporto di fiducia reciproca, con grande franchezza, voglio che la Città di Firenze e tutti i tifosi sappiano che, se si ritiene che ci sia qualcun altro, più adatto di noi a portare avanti questo progetto - continua Della Valle - si faccia avanti ora e, se avrà le necessarie garanzie per attuarlo, siamo pronti a farci da parte e consegnargli in mano la Società, se questo è quello che serve». Quello che a me sta più a cuore - dice Della Valle - è che questa Società raggiunga obiettivi sempre più alti e che tutti quelli che la sostengono con fede siano soddisfatti e sereni».
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02/09/2009
Spalletti lascia, la Roma sceglie Ranieri: «baronetto di Testaccio» firma per 2 anni
Spalletti lascia, la Roma sceglie Ranieri: «baronetto di Testaccio» firma per 2 anni
CALCIO. Raggiunto accordo economico con l'ex della Juve. Il saluto di Totti : «Volevo chiudere la carriere con te»
| Spalletti lascia la panchina a Ranieri (Ansa) |
ROMA - Claudio Ranieri è il nuovo tecnico della Roma. L'ex tecnico della Juventus firmerà un contratto biennale e comincerà subito il lavoro a Trigoria. L'annuncio arriva dall'avvocato Mattia Grassani, legale dell'allenatore: «C'è l'accordo -ha confermato -. Domani (mercoledì, ndr) ci sarà firma, il contratto sarà di due anni». Il sì definitivo è arrivato dopo una lunga giornata di incontri: in mattina, dopo l'abbandono di Luciano Spalletti, Ranieri è stato ricevuto a Villa Pacelli dal presidente Rosella Sensi. La prima offerta del club sarebbe stata rifiutata dal tecnico romano e per questo, nel pomeriggio, l'avvocato Grassani ha avuto un incontro di circa tre ore a Trigoria con i dirigenti giallorossi. Alla fine, l'accordo economico è stato raggiunto. «La Roma - ha aggiuntoGrassani - ha fatto anche più di un passo verso Ranieri e Ranieri ha fatto più di un passo verso la Roma. Abbiamo portato a termine una trattativa che 24 ore fa non era neanche cominciata. Ci siamo sentiti intorno a mezzogiorno di lunedì - ha ricordato Grassani - i contratti sono già pronti».
SPALLETTI LASCIA TRA LE POLEMICHE- Spalletti, ha abbandonato martedì mattina la panchina dell'As Roma a zero punti in campionato. «Ho dato le dimissioni e la società le ha accettate: si è chiuso quindi il mio rapporto con la Roma» ha detto uscendo da Villa Pacelli. I rapporti tra il tecnico toscano e la squadra si erano già deteriorati alla fine della scorsa stagione, ma poi l'allenatore aveva parlato con la Sensi e la frattura si era ricomposta. Ma dopo le due sconfitte in campionato e la chiusura del calcio-mercato ( i due acquisti della Roma sono giudicati gravemente insufficienti dal toscano) l'addio di Spalletti s Spalletti potrebbe trovare un nuovo incarico allo Zenit San Pietroburgo, come si era già vociferato in estate.
ANCHE TOTTI E DE ROSSI DA ROSELLA - Il capitano della Roma, Francesco Totti, e il suo compagno di squadra Daniele De Rossi si sono recati a Villa Pacelli, la residenza della famiglia Sensi. I due giocatori giallorossi hanno avuto un incontro di circa un'ora con il presidente Rosella Sensi per poi andar via. Il capitano ha voluto ringraziare pubblicamente Spalletti: «Grazie per quello che hai fatto per la Roma e per me - ha detto -. Volevo chiudere la carriera con te».
TORNA A CASA IL «BARONETTO DEL TESTACCIO» - Nato nella Capitale 58 anni fa, quello di Ranieri è un ritorno a casa. Nel 1973 esordì da terzino con la maglia giallorossa contro il Genoa (fu una sconfitta, ma poco importa): un sogno per chi come lui ha iniziato nell'oratorio di piazza San Saba, a due passi da Testaccio, storico quartiere romanista dove il padre aveva una macelleria. Da allenatore è lungo l'elenco delle panchine: dalla Vigor Lamezia ('86) al l Cagliari ('89), dal Napoli (91) alla Fiorentina (1993 -1996) che riporta in A. Dopo comincia a girovagare in Europa: Valencia e Atletico Madrid in Spagna, Chelsea in Inghilterra. In otto anni riesce a vincere una Coppa del Re nel 1999, mentre nel 2003/2004 sfiora l'impresa con il Chelsea, ottenendo un secondo posto in Premier League e fermandosi in semifinale di Champions. Nel 2004 viene insignito dall'ambasciatore italiano a Londra del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana, ma tutti hanno imparato a chiamarlo «baronetto», per quella sua impenetrabile flemma. Nella stagione 2004/2005 ritorna ad allenare il Valencia ma, dopo avere vinto la Supercoppa europea, decide di tornare in Italia. Si siede sulla panchina del Parma e nel 2007 viene invece ingaggiato dalla Juventus per sostituire Didier Deschamps. Riporta la squadra bianconera in Champions League, con quattro turni d'anticipo, regalandole il terzo posto. 18 maggio 2009 arriva l'esonero. Adesso, il ritorno nella Roma, il primo amore.
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25/06/2009
Usa, il governatore scomparso era in Argentina con l'amante
Usa, il governatore scomparso era in Argentina con l'amante
Mark Sanford, che dalla Carolina del Sud puntava alla Casa Bianca, ammette la "scappatella": «Chiedo scusa». Ma la moglie non lo perdona
| Mark Sanford (Ap) |
WASHINGTON – Per la seconda volta in una settimana, l'adulterio silura le ambizioni presidenziali di due leader conservatori, e priva i repubblicani del monopolio dei valori. Una settimana fa, il senatore del Nevada John Ensing ammise una relazione extraconiugale con la moglie del suo capo di gabinetto. Adesso, il governatore della Carolina del sud, Mark Sanford, confessa il tradimento con una signora argentina, sposata e con due figli. Né l’uno né l'altro si sono dimessi – Sanford ha solo lasciato la direzione dell’Associazione dei governatori – ma se si scoprisse che hanno usato denaro pubblico per le loro avventure potrebbero essere costretti a farlo.
RICERCHE - La vicenda di Sanford, 49 anni, padre di quattro figli, un papabile alla Casa bianca nel 2012, è tra il farsesco e il romanzesco. Il governatore scomparve lo scorso week end, cosa estremamente insolita, e per cinque giorni il suo staff e i media gli dettero la caccia. Dapprima la moglie dichiarò che, da esperto alpinista, si era recato in gita sui Monti appalachiani. Più tardi il suo staff la corresse, affermando che era andato in Argentina per una vacanza "esotica". Al ritorno da Buenos Aires, Sanford, sorpreso dai fotografi all'aeroporto di Atlanta, non ha saputo mentire. Era stata una vacanza erotica, con una cara amica: «La conobbi 8 anni fa, e il nostro rapporto divenne sentimentale l’anno scorso». A una tumultuosa conferenza stampa, il governatore, un "top gun" della Riserva, ha chiesto scusa ai quattro figli, «i miei gioielli», alla moglie, «che è sempre stata al mio fianco e mi ha aiutato a essere eletto», e allo stato della Carolina del sud. E ha promesso che farà fronte alle sue responsabilità «di padre e di marito», lasciando intendere che la sua love story era finita, perché l'amica argentina, con cui s'era incontrato tre volte, non voleva più fare del male alla famiglia.
SEPARAZIONE - Ma Jenny, la moglie di Stanford, non sembra disposta a perdonarlo. Secondo il quotidiano "The state", si è di fatto separata da lui, e ha ordinato ai ragazzi di tacere con tutti. Ovviamente, il sesso non è il punto debole dei soli repubblicani: l'anno scorso, il governatore democratico dello stato di New York, Eliot Spitzer, dovette dimettersi per la sua frequentazione delle escort più esclusive della Grande mela, pagate tra l'altro con denaro pubblico. Ma a differenza di Ensign e Sanford, che si professano «politici cristiani», Spitzer non si era mai presentato agli elettori come un crociato della sacralità della matrimonio, della famiglia e dei valori. Nella guerra culturale americana, i conservatori, contrari all'aborto e alle unioni gay, e favorevoli alla pena di morte, si sono esposti all’accusa di ipocrisia da parte dei liberal.
Ennio Caretto
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09/03/2009
De Bortoli rinuncia alla presidenza Rai
De Bortoli rinuncia alla presidenza Rai
«Ringrazio Franceschini e Letta per l'offerta ma resto alla direzione del Sole». L'annuncio dopo che i giornali avevano data per certa la sua nomina. Nuovi colloqui pd-pdl
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| Ferruccio de Bortoli (Inside) |
MILANO - Ferruccio de Bortoli rinuncia alla carica di presidente della Rai. «Ringrazio Dario Franceschini e Gianni Letta per l'offerta di presiedere la Rai, azienda patrimonio del paese. Un incarico di grande prestigio per il quale mi ero reso disponibile. Dopo attenta riflessione ho però deciso di restare dove sono: a fare solo il giornalista». Così il giornalista milanese ha annunciato la scelta di rimanere direttore del quotidiano «Il sole 24 ore».
LA SCELTA - La decisione a sorpresa di de Bortoli arriva dopo che i principali giornali avevano dato per certa la nomina del direttore del quotidiano della Confindustria.
NUOVO INCONTRO FRANCESCHINI-LETTA - Dopo l'annuncio di de Bortoli Gianni Letta e Dario Franceschini si sono visti ancora una volta per una ventina di minuti, presso la sede del Pd a Sant'Andrea delle Fratte. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il leader del Pd non hanno potuto che prendere atto della decisione di de Bortoli. Il «no, grazie» del direttore del Sole 24Ore rimette in gioco l'intera partita del vertice Rai, ma dal colloquio tra Letta e Franceschini, a quanto si è appreso, sarebbe emersa la comune volontà di stringere i tempi per rispettare la data di martedì dell'assemblea degli azionisti Rai che dovrebbe indicare sia il nome dell'ottavo componente del Cda sia quello del candidato presidente da sottoporre al voto della commissione parlamentare di Vigilanza. È molto probabile, pertanto, che Letta e Franceschini torneranno a vedersi durante la giornata.
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