13/03/2012

Tasse, governo sotto attacco

Tasse, governo sotto attacco

Il Garante per la privacy: «E' proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli». Il presidente della Corte dei Conti: «Il peso delle imposte punta al 45%, un livello che ha pochi confronti nel mondo»

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21/04/2011

Violazione della privacy, accuse alle Apple: iPhone e iPad raccolgono i dati riservati

Violazione della privacy, accuse alle Apple: iPhone e iPad raccolgono i dati riservati

Gli iPhone e gli iPad raccolgono i nostri dati: precisamente luogo e ora di utilizzo degli apparecchi. Lo riporta il Daily Mail. L'Adoc chiede l'intervento del Garante per la privacy

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29/12/2010

Utenti in rivolta: «Le applicazioni di iPad e iPhone ci spiano»

Utenti in rivolta: «Le applicazioni di iPad e iPhone ci spiano»

Dopo un servizio del Wall Street Journal è pronta una class action contro la Apple. L'accusa è di trasmettere informazioni personali a società di ricerca e pubblicitarie senza il consenso di chi le usa

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04/07/2010

«Ribelliamoci al controllo della privacy»

«Ribelliamoci al controllo della privacy»

«La tecnologia può essere lo strumento per cambiare in meglio la società». Il grido d'allarme degli hacker riuniti a Roma: troppi Grandi Fratelli controllano le nostre vite, diciamo basta

 

(Fotogramma)
(Fotogramma)

ROMA - Mentre la politica italiana ruota attorno al ddl sulle intercettazioni e all'ossessione per il timore che vengano ascoltate telefonate private e ne siano poi diffusi i contenuti anche in assenza di rilievi penali - ancora ieri il premier Berlusconi è tornato sul tema, spiegando che l'Italia «è il Paese con più intercettazioni al mondo» -, dalla periferia di Roma si alza l'allarme contro i tanti «Grandi fratelli» che ogni giorno monitorano la vita di milioni di cittadini. A lanciarlo sono gli hacker di tutta la penisola che si sono dati appuntamento al centro sociale La Torre per la tredicesima edizione dell'«Hackmeeting», il raduno degli anarchici del web, che al grido di «Combatti il controllo» hanno dato il via ad una tre giorni tutta all'insegna della Rete e della necessità di mantenerla libera da ogni vincolo e da ogni limitazione.

SOCIAL DANGER - «Telecamere, carte magnetiche, telefonini e social network - fanno notare gli organizzatori - controllano ogni aspetto della nostra vita e la registrano. Spostamenti, consumi, abitudini, conversazioni: tutto viene osservato, indicizzato e catalogato». Insomma, se la privacy delle persone è a rischio lo è anche e soprattutto per la presenza di strumenti all'apparenza innocui. Che per di più, in molti casi, vengono attivati volontariamente. Basti pensare al fenomeno di Facebook e delle altre piattaforme di condivisione che via via stanno prendendo piede: «Pubblichiamo spensieratamente le nostre foto - spiegano gli hacker - e mettiamo a disposizione il contenuto delle nostre email in cambio di una pubblicità mirata e meno fastidiosa e offriamo persino la mappa completa delle nostre relazioni personali, indicando amicizie, conoscenze e affetti». Insomma: «Siamo noi stessi ad offrire spontaneamente tutti quei dati che il grande fratello da solo non riesce ancora a carpire».

I GRANDI FRATELLI - Tutti gli altri, invece, sono già a disposizione: transazioni con bancomat e carte di credito che permettono di tracciare un profilo delle attività di ciascuno, le carte fedeltà dei supermercati che consentono di individuare gli stili di vita e i gusti personali sulla base degli acquisti effettuati, provider internet che memorizzano i dati sulle mail inviate o sui siti visitati con tanto di indicazione di tempi e quantità, cellulari che nei passaggi da una cella all'altra lasciano traccia dei propri spostamenti. E poi ci sono gli occhi elettronici sparsi per le città. Solo a Roma, ad esempio, è stata inaugurata due mesi fa la «sala sistema Roma», una centrale che mette in rete le oltre 5 mila telecamere dislocate nei vari punti della capitale e anche sugli autobus. Un sistema pensato per la sicurezza ma che espone i cittadini al rischio di un controllo invasivo per la capacità della macchina di esaminare automaticamente il contenuto di migliaia di immagini al minuto.

«COME IN GUERRA» - «Insomma - evidenziano gli hacker - una struttura sostanzialmente in grado di seguire con i suoi mille occhi un cittadino lungo un intero percorso da un punto qualsiasi della città fino al suo capo opposto». Una situazione che non promette alcunché di buono: «Uno spazio di vita così controllato - dicono gli organizzatori del raduno, che prevede seminari e dibattiti e che sarà all'insegna dell'Internet gratuito grazie ad una rete wlan autoprodotta messa a disposizione dei partecipanti - è solo tipico delle aree di prigionia o di guerra. Una cittadinanza sotto controllo perde la coscienza del proprio diritto alla privacy e con esso della propria dignità e dei propri diritti in generale. Viene creata una generazione incapace di rivendicare i propri diritti perché non sa di averne».

TECNOLOGIA E LIBERTA' - La tecnologia da questo punto di vista è una minaccia, dunque. «Ma può essere utilizzata anche per rovesciare i mezzi e i modi della produzione, dando valore alla collaborazione, al bene collettivo e alla condivisione - spiega Deckard, uno dei partecipanti che come vuole la prassi si presenta solo con il proprio nickname, nella fattispecie ispirato ad un racconto di Philip Dick -. Basti pensare al software libero, che ha dimostrato che si possono scrivere programmi e sistemi operativi migliori e più efficienti di quelli prodotti dalle grandi multinazionali, semplicemente dando valore alle persone invece che ai soldi».

Al. S.


01/06/2010

Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social network

Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social network

Gli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo. Una goccia nel mare rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma si cercano alternative

 

MILANO - Per il momento è stato un mezzo flop: 34 mila utenti hanno aderito finora all'iniziativa QuitFacebookDay.com in cui gli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo dal popolare social network. Poche rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma forse non tutto è perduto per gli organizzatori. E nel frattempo ci si guarda intorno in cerca di alternative.

FLOP - I commenti sul sito sono migliaia: «Dopo questo post lascio per sempre Facebook», scrive Alejandro, «anche se aiuta a incontrare vecchi amici, la gente che ti sta attorno si dimentica oramai di dirti "ciao"». Un altro utente si lamenta: «Siete soltanto frustrati perché Facebook è ormai conosciuto in tutto il mondo. È tutta invidia». Sul sito sono pubblicate tutte le indicazioni e un video che spiega come chiudere il proprio account dalla rete sociale. Poco più di 34 mila di loro hanno annunciato di abbandonarlo per protesta contro le regole sulla privacy adottate dal social network, sulla scia di un crescente sentimento di disincanto, di critiche e polemiche sollevate non solo dagli utenti, ma anche dagli organi d'informazione e da qualche politico. Non si può dunque parlare di successo per la giornata Quit Facebook Day, indetta per il 31 maggio dai due giovani canadesi, Joseph Dee e Matthew Milan: l'iniziativa è riuscita a malapena a raggiungere lo 0,01% dell'utenza totale. Forse perché è stata mal pubblicizzata, sostengono alcuni analisti: negli Usa, stando a un sondaggio della Vision Critical, appena l'11% degli intervistati era a conoscenza dell'evento.

FUTURO DI INTERNET - Anche se nei giorni scorsi Mark Zuckerberg, il capo della società californiana, aveva fatto alcune concessioni e annunciato con un post sul blog istituzionale misure di emergenza per reinstaurare i sistemi di controllo ottimali e ripristinare così l'immagine del network, l'iniziativa va ben oltre la questione del controllo dei propri dati. «Il modo in cui Facebook vuole organizzare il futuro di Internet e si erge a mercante della nostra identità online non mi piace affatto», ha spiegato Joseph Dee.

DIASPORA - Ma Facebook non è insostituibile: gli utenti scontenti di Facebook si guardano intorno in cerca di alternative. In queste settimane si è fatto un gran parlare in Rete del progetto Diaspora, l'iniziativa di quattro newyorkesi, mirato a creare un social network decentralizzato, più aperto e trasparente rispetto a quelli attuali e che dovrebbe partire entro la fine dell'estate. Insomma, un concorrente che vuole raccogliere tutti quei delusi da Facebook. E sembra proprio che ce ne siano già tanti. Nel giro di pochi giorni Diaspora ha infatti raccolto quasi 200 mila dollari in donazioni attraverso il sito Kickstarter. A contribuire con un'offerta privata è stato persino il capo di Facebook, Zuckerberg, che ha definito Diaspora una «bella idea».

MACCHINA DA CLIC - Ciò nonostante, visto che i «fuggiaschi» di Facebook sono ancora pochi, l'artista americano Sean Dockray suggerisce un'altra strada e lancia il «Facebook Suicide Bomb Manifesto». La strategia è semplice: l'utente, in maniera del tutto indiscriminata, deve cliccare il pulsante «mi piace» sul più vasto numero di pagine possibili, aderire a qualsiasi «gruppo» e raccogliere il maggior numero possibile di amici stranieri. «Diventate una macchina da clic», consiglia Dockray. «Ogni clic decompone il tuo io virtuale creato per te da Facebook». L'invisibilità nelle reti sociali, conclude l'artista, nasce anche dal sovraccarico di informazioni.

Elmar Burchia


27/05/2010

Privacy su Facebook, la nuova linea

Privacy su Facebook, la nuova linea

L'annuncio dato in diretta mondiale dal fondatore del social network. Zuckerberg dopo le accuse dei giorni scorsi annuncia impostazioni semplificate. Più facile tutelarsi

 

Mark Zuckerberg durante il suo speech da Palo Alto (Ap)
Mark Zuckerberg durante il suo speech da Palo Alto (Ap)

Mark Zuckerberg ritratta e presenta il suo piano per rendere la privacy in Facebook più semplice. Dopo le accuse e il botta e risposta con giornali e blogger, il fondatore di Facebook si collega con i giornalisti di tutto il mondo (lo ha fatto mercoledì nel tardo pomeriggio dai suoi uffici di Palo Alto, California) e racconta le nuove impostazioni sulla privacy del suo social network. Un affare che nel mondo interessa quasi 500 milioni di utenti e che nelle ultime settimane aveva sollevato un polverone, scatenando anche una protesta strutturata come quella di Quit Facebook Day che propone di abbandonare il social network a fine maggio, e dedicarsi a nuove reti sociali meno invasive sul fronte della riservatezza, come il progetto Diaspora, creato da un gruppo di sviluppatori dell’università di New York.

LA LEZIONE – Tutto cambia in casa Zuckerberg, che dichiara a CNet a fine conferenza: «Queste settimane sono state costruttive per me e per noi perché abbiamo capito che le persone hanno bisogno di un controllo più semplice su come le loro informazioni vengono condivise». Detto, fatto: Zuckerberg impara la lezione e ora, anche in italiano, sono disponibili spiegazioni semplificate su come i dati vengono raccolti e su come proteggersi da troppa invasività del sistema. La pagina è unica: «Controlla il modo in cui condividi» spiega che «puoi condividere le tue informazioni con amici, amici di amici o tutti, e ti offriamo delle impostazioni predefinite per farlo. In alternativa, se lo preferisci, puoi personalizzare le tue impostazioni». Dunque un passaggio più semplice, con un solo click (basta andare sulle impostazioni della «Condivisione su Facebook» e spuntare l’opzione «Consigliata»), permette ora di controllare un po’ di più quel che viene seminato di noi.

PRIVACY VERSO TERZI – Ma non basta. Facebook è un sistema e in quanto tale vi sono parti che non vengono controllate direttamente dalla rete sociale. Per questo, per proteggersi fino in fondo (per esempio da messaggi pubblicitari mirati, ottenuti grazie a tecnologie che possono localizzare la nostra posizione), è necessario compiere controlli aggiuntivi. E nel manifesto di Facebook, che Zuckerberg nel blog aziendale ha chiamato “Making control simple” ora è più chiaro come farlo. Per esempio le spiegazioni sulla privacy consigliano ora di controllare tutti gli elementi che condividiamo, con un apposito menu a tendina che si apre (il simbolo è quello di un lucchetto) nel momento in cui decidiamo di aggiornare il nostro stato o di pubblicare un post, di modo che di volta in volta siamo noi utenti a poter scegliere se confermare o meno le impostazioni generali che abbiamo configurato. Resta poi valido il consiglio di disattivare la personalizzazione istantanea del proprio profilo. Ovvero, sempre nel pannello di controllo, andare su “Applicazioni e siti Web” per vietare a siti terzi di vedere e usare le nostre informazioni personali.

PERFEZIONE LONTANA – Il tema privacy resta una spina nel fianco nella gestione del social network. Ma questa volta Zuckerberg sembra aver convinto, e la sua dichiarazione di umiltà è piaciuta a chi lo ha ascoltato mentre raccontava: “Ho compiuto 26 anni solo pochi giorni fa. Quando Facebook è nato ne avevo 19 ed è incredibile voltarsi indietro e vedere come si è evoluto. (…) Ogni qualvolta apportiamo un cambiamento proviamo a imparare dal passato, ma ogni volta commettiamo anche nuovi errori. Siamo lontani dalla perfezione, ma cerchiamo sempre di fare del nostro meglio per costruire il miglior servizio per voi e per il mondo intero. Grazie”.

Eva Perasso


19/05/2010

Privacy, il Garante apre istruttoria su Google Street View

Privacy, il Garante apre istruttoria su Google Street View

L'Autorità vuole verificare "la liceità e la correttezza del trattamento dei dati personali". Sotto accusa le auto che, oltre alle immagini, hanno raccolto anche comunicazioni elettroniche e informazioni relative alla presenza di reti WiFi

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Il Garante per la Privacy contro Google. L’Autorità ha avviato un’istruttoria per verificare “la liceità e la correttezza del trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito del servizio Street View”. Il procedimento riguarda il territorio italiano ma anche altri Paesi, tra cui la Germania, si starebbero muovendo contro il motore di ricerca. Sotto accusa la raccolta effettuata dalle auto di Street View che, come ha ammesso Google Italia, non ha riguardato solo immagini ma anche dati relativi alla presenza di reti wireless e di apparati di rete radiomobile. Sarebbero stati captati anche frammenti di comunicazioni elettroniche, prevalentemente trasmesse dagli utenti su reti WiFi non protette.

Google dovrà comunicare al Garante la data di inizio della raccolta delle informazioni, con quale modalità e per quale finalità è stata effettuata, per quanto tempo e dove sono conservati i dati. La società dovrà chiarire, inoltre, se ha usato apparecchiature o software particolari e se le informazioni siano accessibili ad altri o se siano state cedute. L’Autorità ha invitato Google a sospendere qualsiasi trattamento dei dati raccolti fino ad una nuova direttiva.


27/04/2010

Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»

Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»

Nuove regole per la videosorveglianza. Da sei mesi ad un anno per adeguarsi. Appositi cartelli per segnalare la loro presenza e verifica dell'authority prima della loro attivazione

 

Due telecamere per la videosorveglianza nel centro Milano (Ansa)
Due telecamere per la videosorveglianza nel centro Milano (Ansa)

Sistemi integrati di videosorveglianza solo nel rispetto di specifiche garanzie per la libertà delle persone. Appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere collegate con le sale operative delle forze di polizia. Obbligo di sottoporre alla verifica del Garante della privacy, prima della loro attivazione, i sistemi che presentino rischi per i diritti e le libertà fondamentali delle persone, come i sistemi tecnologicamente avanzati o «intelligenti».

I TEMPI - Queste, in sostanza, le nuove regole varate dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti pubblici o privati. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno. Il provvedimento generale, che sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità, si è reso necessario - spiega il Garante - non solo alla luce dell'aumento massiccio di sistemi di videosorveglianza per diverse finalità ma anche in considerazione dei numerosi interventi legislativi adottati in materia: tra questi, quelli più recenti che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze, in particolare in materia di sicurezza urbana, così come le norme, anche regionali, che hanno incentivato l'uso di telecamere. Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell'interno e dall'Anci.

LE REGOLE - Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante. Principi generali Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati siano collegati alle forze di polizia è necessario uno specifico cartello, sulla base del modello del Garante. Le telecamere istallate a fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l'utilizzo di cartelli che informino i cittadini. Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante. Settori di particolare interesse Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l'obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza. La conservazione dei dati non può superare i 7 giorni. Sistemi integrati: per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza «in remoto» da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza. Per alcuni sistemi è necessaria la verifica preliminare del Garante. Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza dotati di software che permettono l'associazione di immagini a dati biometrici (es. «riconoscimento facciale») o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli è obbligatoria la verifica preliminare del Garante. Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo. Deposito rifiuti: lecito l'utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed «eco piazzole». Settori specifici Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all'interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli). Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. È ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l'accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati. Istituti scolastici: ammessa l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura. Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida. Trasporto pubblico: lecita l'installazione ma rispettando limiti precisi come l'angolo visuale circoscritto. Web cam a scopo turistico: la ripresa deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone. Soggetti privati Tutela delle persone e della proprietà: si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante. (Fonte: Ansa)


30/03/2010

Facebook vuole cambiare di nuovo le impostazioni di privacy

Facebook vuole cambiare di nuovo le impostazioni di privacy

 

Localizzazione degli utenti, accesso alle informazioni personali da parte di compagnie esterne e nuove regole per il tagging. Le modifiche possono essere discusse fino al 3 aprile. Le prime reazioni

 

facebook

 

L'anno scorso bastò una piccola modifica per sollevare un pandemonio in rete: utenti sul piede di guerra e finanche minacce di azioni legali. Tanto che Mark Zuckerberg fu costretto a fare mea culpa nel giro di pochi giorni, promettendo che in futuro qualsiasi modifica sarebbe stata comunicata in maniera trasparente, dando agli utenti la possibilità di dire la propria prima dell'entrata in vigore.

E' passato più di un anno e Facebook ora ci riprova di nuovo a cambiare il "patto legale" che regola il trattamento dei dati personali degli iscritti. Con un
post pubblicato sul blog ufficiale, sono state annunciate nuove modifiche. C'è tempo fino al 3 aprile per leggere le proposte e discuterle in questa sezione del sito. Poi Facebook potrà decidere di adottarle, tenendo conto dei suggerimenti arrivati.
Naturalmente non è facile muoversi nel "legalese" dei documenti pubblicati. Accanto a modifiche formali, ci sono anche cambiamenti più sostanziali che potranno avere un impatto rilevante sulla condivisione delle informazioni personali, l'utilizzo che possono farne le applicazioni terze e il nuovo servizio di localizzazione degli utenti.

Molti cambiamenti sono stati inseriti in vista del lancio di nuove funzionalità che saranno annunciate alla conferenza F8 in programma per il 21 aprile. Tra queste ci dovrebbe essere anche la localizzazione automatica degli utenti attraverso il dispositivo da cui si accede (computer o cellulare).


Ma vediamo più da vicino quali sono le novità più importanti presenti nella nuova bozza della
"Normativa sulla Privacy" e della "Dichiarazione di Diritti e Responsabilità" di Facebook.

1) Non si potrà creare più di un account. Una volta rimosso un profilo, bisognerà chiedere l'autorizzazione per poterne attivare uno nuovo. In questo modo Facebook vuole evitare il proliferare di finti account, soprattutto nel caso dei giochi online o di adesione a gruppi politici.


2) Non si potrà "taggare" o inviare mail ad un utente senza il consenso preventivo. Si vuole evitare, in questo modo, la pratica del tagging su foto e documenti che possono rivelare informazioni personali di un utente a sua insaputa. Facebook prova così anche a rispondere alle recenti obiezioni arrivate dall'Unione Europea che intende
aprire un'istruttoria sulla privacy contro Facebook e Google.

3) Le agenzie pubblicitarie potranno accedere ai dati personali degli utenti, ma non potranno più trasferirli all'esterno. Si cerca così di frenare il "business dei dati personali" che stava prendendo piede tra le compagnie più spregiudicate.


4) Le applicazioni terze potranno accedere a un maggior numero di informazioni (i nomi degli amici, il genere sessuale, le foto del profilo, la località in cui si vive o da cui ci si connette con il computer). Queste informazioni tenderanno a diventare sempre più pubbliche. Il che deve essere letto nell'ottica di "twitterizzazione" di Facebook: diventare un social network sempre più aperto e meno privato.


Per il momento, le reazioni degli utenti non sembrano molte preoccupate. Nella versione italiana dei documenti si trovano molti "like" e commenti frettolosi di assenso ("Ok, va bene"). Solo qualche utente sottolinea che: "Non ci penso proprio a leggere tutto. Anche se utile, non ho tempo ne voglia. E così credo molti altri utenti. E questo è un dato di fatto di ciu tenerne conto, se volete realmente un feedback. Dovreste evidenziare solo le modifiche rispetto allo statuto attuale. Allora potrei leggerlo. E con me molti altri utenti". C'è poi chi contesta le nuove funzionalità di localizzazione automatica: "Non capisco perchè sia necessario raccogliere informazioni sul dispositivo usato per l'accesso e sul browser, ma soprattutto perchè raccogliere informazioni sulle pagine visualizzate". E qualcuno storce il naso anche per la condivisione pubblica dei dati: "Non sono d'accordo, voi caricate i nostri dati, poi in qualunque momento li potete dare a chiunque".


In generale comunque sono davvero pochi gli utenti che stanno intervenendo: siamo nell'ordine delle migliaia, davvero una piccolissima minoranza di quegli oltre 400 milioni di utenti attivi che continuano a condividere risorse online, ignari di ogni diritto o rischio.


04/03/2010

Terrorismo, installato a Fiumicino il primo body scanner d'Italia

Terrorismo, installato a Fiumicino il primo body scanner d'Italia

 

SICUREZZA. Venerdì mattina via alla sperimentazione: durerà 4-6 settimane. Immagini non archiviate per privacy

 

ROMA - I primi passeggeri lo testeranno venerdì mattina al molo T5, quello dei voli sensibili diretti negli Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna. E' il primo body scanner d'Italia, installato e presentato giovedì mattina nell'aeroporto di Fiumicino. La macchina è stata attivata alla presenza dei ministri dei Trasporti e della Salute, Altero Matteoli e Ferruccio Fazio, e del presidente dell'Enac, Vito Riggio.

Il body scanner: il primo è stato installato giovedì a Fiumicino (foto Ap)
Il body scanner: il primo è stato installato giovedì a Fiumicino (foto Ap)

FASE DI PROVA - La fase sperimentale durerà dalle 4 alle 6 settimane: dopo Fiumicino - se la sperimentazione darà i risultati sperati - altri body scanner verranno attivati a Malpensa e Venezia.
Non ci sono problemi, è stato assicurato, né per la salute né per la privacy: le onde millimetriche emesse sono infatti molto inferiori a quelle emesse da altri apparecchi elettronici in commercio; quanto alla privacy la macchina riproduce soltanto una sagoma stilizzata, non l'immagine e il volto della persona che si sta sottoponendo al controllo. Il costo del dispositivo è di circa 150 mila euro.

FAZIO: NESSUN PERICOLO - Nessun problema per la salute dai body scanner. Lo ha assicurato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. «La nostra commissione scientifica - ha spiegato Fazio - ha accertato oltre ogni possibilità di dubbio che le onde elettromagnetiche emesse dai body scanner non possono causare problemi alla salute e non sono pericolose».
Da parte sua Matteoli ha sottolineato come il dispositivo consentirà di snellire i controlli in aeroporto: «una delle preoccupazioni che avevo - ha spiegato - era che l'adozione dei body scanner comportasse perdite di tempo. Mi pare, da quel che abbiamo visto, che non ci sia questo problema, anzi forse si potrà risparmiare qualche secondo e quindi sono molto soddisfatto».

OGGETTI INGERITI - La macchina rileva tutto quanto è sulla superficie del corpo ma non sarebbe in grado di individuare liquidi o solidi ingeriti. Resta dunque il problema degli uomini-bomba che potrebbero ingerire meccanismi esplosivi. Per quanto concerne la privacy l'Enac ptrecisa che le immagini risultati sullo schermo di controllo del body scanner non vengono in alcun modo archiviate - i volti sono peraltro 0pacizzati - ed ha invitato il garante Pizzetti a verificare le modalità operative previste.
Il presidente dell'Enac Vito Riggio ha ricordato che i passeggeri possono scegliere volontariamente se sottoporsi o meno al controllo tramite body scanner ed ha sottolineato che «la sperimentazione è stata voluta dall'Enac, su sollecitazione del Governo, proprio per dare risposta alle nuove minacce che recentemente sono emerse nei confronti del sistema dell'aviazione civile».

ADOC: «NON SIAMO CAVIE» - «Non siamo cavie, il ministro Fazio pubblichi gli studi che dimostrano l'assoluta non nocività dei body scanner. Non comprendiamo questa sperimentazione, tra l'altro decisa senza aspettare la decisione della Ue in merito e senza ascoltare il parere delle Associazioni dei consumatori, gli esperimenti non possono e non devono essere condotti sulle persone. Ci chiediamo perché l'Italia debba essere all'avanguardia in Europa nell'adozione di un sistema controllo che non garantisce in maniera completa il rispetto della salute e della privacy». Lo dichiara, in una nota, Carlo Pileri, presidente dell'Adoc. «Chiediamo inoltre di pubblicare anche le caratteristiche degli apparecchi relative alla privacy, per esempio le immagini per quanto tempo rimangono in archivio. I body scanner sono comunque un mezzo invasivo della privacy, per questo chiediamo che in ogni aeroporto dotato di tale strumentazione sia presente un "controllore", nominato dalle Associazioni dei consumatori di concerto con il Garante della privacy, che sia pronto a dirimere i dubbi dei passeggeri, a registrare ogni segnalazione e anomalia e a monitorare costantemente l'operato degli addetti. Infine, crediamo che sia necessario, una volta installati i body scanner, aumentare del 30% il numero del personale di controllo e dei varchi, al fine di non rallentare le operazioni di imbarco, mantenendolo in linea con gli standard attuali. Se così non fosse, si rischierebbero file chilometriche che danneggerebbero pesantemente i consumatori e l'intero sistema aeroportuale».

Redazione online