09/05/2012

Parcheggiatori abusivi davanti al tribunale sotto accusa gli ausiliari del traffico

Parcheggiatori abusivi davanti al tribunale sotto accusa gli ausiliari del traffico

MESTIERI ILLEGALI DELLA CAPITALE. A piazzale Clodio l'auto si lascia solo pagando la «mancia» agli irregolari, che si vantano: «Qui le multe non le fa nessuno, i controllori sono dalla nostra parte»

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20/11/2011

Mille anni alla 'ndrangheta del Nord. Condannati 110 affiliati alle cosche

Mille anni alla 'ndrangheta del Nord. Condannati 110 affiliati alle cosche

Il maxiprocesso. Dagli imputati applausi ironici e urla contro il giudice. «Danni di immagine a Regione e Comuni»

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04/08/2011

Egitto, Mubarak alla sbarra Manifestazioni pro e contro

Egitto, Mubarak alla sbarra Manifestazioni pro e contro

L'EX PRESIDENTE NELLA GABBIA DEGLI IMPUTATI IN BARELLA. È accusato di omicidio premeditato nei confronti dei manifestanti morti in piazza Tahrir. «Sono innocente»

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23/03/2011

Processo breve, ridotti i tempi di prescrizione per gli incensurati

Processo breve, ridotti i tempi di prescrizione per gli incensurati

Tutta l'opposizione ha votato contro. Pd e Terzo Polo lasciano i lavori. La Commissione giustizia della Camera ha approvato la norma presentata dal relatore Paniz

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05/03/2011

La proposta del premier: a processo il lunedì

La proposta del premier: a processo il lunedì

I processi I nodi. Ghedini incontra il presidente del Tribunale. Ma i giudici punteranno sul sabato o su doppie udienze

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28/02/2011

Mediaset, «Berlusconi contumace»

Mediaset, «Berlusconi contumace»

Ghedini: «testimoni ridotti, impossibile difendersi». E su ruby: «la chiameremo come teste». Il premier «assente» in udienza. I legali non presentano legittimo impedimento. Processo rinviato all'11 aprile

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31/12/2009

Non era il figlio di Mike, 25 anni per la sentenza

Non era il figlio di Mike, 25 anni per la sentenza

 

IL CASO. Hayden perde la causa contro Bongiorno. Dopo processi a Milano, Londra e New York

 

MILANO — Chissà, forse avrebbe detto «Allegria!» anche questa volta. Ma tra sé e sé, tirando un sospiro trattenuto per venticinque anni. Oppure avrebbe guardato negli occhi i tre figli amatissimi. Peccato, Mike Bongiorno non può più raccontarci questa vittoria attesa fino all’ultimo: Philip Hayden, l’uomo che dal 1984 lo reclama come suo padre naturale, ha perso la causa di riconoscimento.

Philip Hayden che dal 1984 sosteneva di essere figlio naturale di Mike Bongiorno
Philip Hayden che dal 1984 sosteneva di essere figlio naturale di Mike Bongiorno

Con una sentenza depositata il 23 dicembre, i giudici del Tribunale di Milano hanno rigettato la sua richiesta. Per Mike non ci sarebbe stato regalo di Natale più gradito. Philip Hayden (a sinistra), che dal 1984 sosteneva di essere figlio naturale di Mike Bongiorno Cinque lustri di battaglie legali. Se le ricorda tutte, Mino Auletta, avvocato milanese e caro amico di Bongiorno per oltre 35 anni. «Era il 1984. Dopo una serie di azioni di disturbo, compresi alcuni appostamenti, Hayden avviò le procedure per il riconoscimento di paternità naturale». Un passo indietro. Per raccontare l’intera storia bisogna tornare al 1952, quando Michael Nicolas Salvatore Bongiorno, giovane presentatore italo-americano cresciuto tra New York e Torino, conobbe a Roma la vicina di casa Ruth Hayden, inglesina di 22 anni. Tra i due, entrambi reduci da un matrimonio fallito, pare fosse scoppiato l’amore. Nel ’55 la ragazza rimase incinta. Philip — capelli biondi, occhi azzurri, una vaga somiglianza con il re del quiz— nacque a Londra nell’aprile del ’56. Ruth gli diede il cognome del marito (da cui poi divorziò): Spencer. Lo fece cambiare in Hayden molto più tardi.

Quasi trent’anni di silenzio. Poi, nel 1984, la causa di Philip contro Bongiorno. «All’epoca — spiega Auletta — erano previste due fasi processuali. Una di ammissibilità e, quindi, una di merito. La prima, con due appelli e due sentenze di Cassazione, è durata fino al 1999. La seconda è stata avviata nel 2006». Botta e risposta, contrasti, rivelazioni scandalistiche. I giornali del 1993 titolavano così: «Arrenditi papà Mike, anche il Tribunale mi dà ragione», riferendosi alla Cassazione che dichiarava ammissibili le richieste di Hayden in applicazione del diritto italiano (in precedenza erano state rifiutate perché al caso doveva essere applicato il diritto inglese secondo cui «la madre può richiedere un accertamento di paternità nel termine massimo di tre anni dalla nascita»). Per Philip, che nel frattempo si era trasferito a San Juan de Porto Rico, sembrava fatta.

Mike Bongiorno
Mike Bongiorno

Altre mosse: «Hayden aveva addirittura dato ai propri legali la delega per trattare con imedia», ricorda Auletta. «Aveva anche chiesto la prova del Dna. Mike si dichiarò disponibile a sottoporsi al test». E quando i giudici italiani diedero l’ok al prelievo di sangue, «colpo di scena»: alla prima data stabilita per gli accertamenti, nel novembre 2007, Philip non si presentò. Certificato di indisposizione firmato da un agopunturista portoricano. E altre improbabili scuse fino all’ultimo appuntamento mancato, nel giugno 2008. Mistero. Con tanto di rinuncia al mandato da parte dei difensori di Hayden. «E a quel punto — analizza l’avvocato di Bongiorno — i giudici di Milano, valutando il comportamento delle parti, hanno deciso: la domanda di Hayden è stata rigettata». Sentenza definitiva. Dovuta non tanto a un prelievo mai fatto, ma a una battaglia legale combattuta per anni nelle aule di giustizia di mezzo mondo: Milano, New York, Londra, Porto Rico. L’unico rammarico: la sentenza è arrivata troppo tardi. Doveva essere depositata a giugno. Poi, per slittamento dei termini, è passata a dicembre. Mike Bongiorno è mancato l’8 settembre scorso. «Lo vidi l’ultima volta il 4 agosto. Anche allora parlammo del caso. Sapeva che sarebbe stata questione di poco». Aveva ragione, Mike. La sua vittoria è giunta per Natale. Un regalo postumo. Per lui e per la sua famiglia. Quella vera.

Annachiara Sacchi


24/11/2009

Bilanci e doping amministrativo, assolti Giraudo, Moggi e Bettega

Bilanci e doping amministrativo, assolti Giraudo, Moggi e Bettega

 

Il giudice: «Il fatto non sussiste». L'inchiesta sui tre ex dirigenti Juve riguardava le plusvalenze nella compravendita dei giocatori

 

Giraudo, Bettega e Moggi (archivio LaPresse)
Giraudo, Bettega e Moggi (archivio LaPresse)

TORINO - Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega sono stati assolti, «perché il fatto non sussiste», al processo per i conti della vecchia gestione della Juventus. La causa si è celebrata con il rito abbreviato ed era lo sbocco dell'inchiesta sulle cosiddette plusvalenze legate alla compravendita di giocatori. I pm Marco Gianoglio e Antonio Pacileo avevano chiesto tre anni per Luciano Moggi e Antonio Giraudo, due anni per Roberto Bettega. Il giudice Dante Cibinel, che aveva respinto la richiesta di patteggiamento della società Juventus, chiamata in causa per le stesse motivazioni che hanno portato al processo degli ex dirigenti, ha deciso di assolvere anche il club.

LE REAZIONI - Alla lettura del dispositivo hanno assistito Bettega e Giraudo, i quali hanno lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino senza fornire dichiarazioni. «È il trionfo della giustizia - ha commentato invece uno degli avvocati difensori, Andrea Galasso - sulle considerazioni metagiuridiche che hanno animato questa dolorosa vicenda giudiziaria».

LA TRIADE - Bettega si è dimesso nel 2007 dalla Juve, di cui è stato vice presidente, dopo essere uscito dal cda della società a seguito del cosiddetto scandalo "Calciopoli", nel 2006. Moggi e Giraudo -- rispettivamente ex direttore generale ed ex amministratore delegato della squadra bianconera -- erano invece rimasti direttamente coinvolti nello scandalo, e interdetti per cinque anni dalle cariche federali sportive.


11/05/2009

Calciopoli, i pm vogliono 11 condanne Chiesti cinque anni per Giraudo

Calciopoli, i pm vogliono 11 condanne Chiesti cinque anni per Giraudo

 

A Napoli il rito abbreviato davanti al gup De Gregorio. L'accusa per l'ex amministratore delegato della Juve è di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva

 

I pm Beatrice e Narducci accerchiati dai giornalisti (Ansa)
I pm Beatrice e Narducci accerchiati dai giornalisti (Ansa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NAPOLI - I pubblici ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto 11 condanne nei confronti degli imputati di Calciopoli che vengono processati con rito abbreviato davanti al gup Eduardo De Gregorio. La condanna più pesante, a 5 anni di reclusione, è stata chiesta per l'ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo.

LE RICHIESTE - Giraudo è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Due anni di reclusione sono stati chiesti per l'ex presidente dell'Aia, Tullio Lanese. Queste le altre richieste di condanna. Per quanto riguarda gli arbitri, tre anni e 6 mesi per Tiziano Pieri, due per Stefano Cassarà, Paolo Dondarini e Marco Gabriele, un anno e quattro mesi per Domenico Messina e Gianluca Rocchi. Sul fronte assistenti, c'è la richiesta di tre anni per Duccio Baglioni, uno Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli.


30/01/2009

Cassazione: «Intercettazioni essenziali»

Cassazione: «Intercettazioni essenziali»

 

Inaugurazione dell’anno giudiziario. Carbone: «In Italia processi più lenti che in Africa». Alfano: «Riforma per frenare la gogna mediatica»

 

 

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, il primo presidente della Corte Vincenzo Carbone, il Procuratore Generale Vitaliano Esposito (LaPresse)
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, il primo presidente della Corte Vincenzo Carbone, il Procuratore Generale Vitaliano Esposito
ROMA - Riforma e intercettazioni. Riflettori puntati su questi due punti durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Le intercettazioni telefoniche costano molto, ma sono strumenti di indagine essenziali. Questo il punto di vista espresso dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. «Sono strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto. L’auspicio è che siano reperite risorse adeguate a un servizio più efficiente».

«STOP A GOGNA MEDIATICA» - Nel suo intervento il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha spiegato che le riforme del processo penale a cui il governo sta lavorando avranno, tra l'altro, come obiettivo quello di porre un freno a una «gogna mediatica» che danneggia la dignità della persona. «Stiamo lavorando ad un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all'investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile». Nel suo discorso il Guardasigilli ha messo anche l'accento sulle polemiche circa i rapporti tra politica e magistratura, sottolineando che «esse suscitano l'interesse degli addetti ai lavori, ma non sempre coinvolgono quel popolo italiano nel cui nome ogni giorno, tra mille difficoltà che nessuno intende negare». Secondo il ministro della Giustizia, inoltre, «vi è un nemico non convenzionale e occulto della giustizia: è la rassegnazione all’inefficienza, alle polemiche e allo status quo». L’obiettivo dell’azione del governo a riguardo, ha spiegato Alfano, cui devono contribuire tutti gli attori del mondo della giustizia «facendo gioco di squadra» è «quello di ridare con urgenza dignità alla giustizia civile» che per troppo tempo è rimasta «la sorella povera del sistema giudiziario».

«LA RIFORMA SIA CONDIVISA» - Anche il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha parlato della riforma della giustizia, sottolineando che deve essere «praticabile e condivisa». «Quella che stiamo vivendo è una fase interessante per affrontare le riforme necessarie nel settore giustizia, come Lei, con grande equilibrio e riconosciuto senso delle istituzioni, puntalmente sottolinea auspicando capacità di ascolto e di dialogo fra le forze politiche e la magistratura» ha detto rivolgendosi al presidente Napolitano. Il Csm, aggiunge Mancino «è pronto a fare la sua parte, a dare il suo contributo».

PROCESSI LENTI - Il primo presidente Vincenzo Carbone ha sottolineato che in Italia i processi del settore civile avvengono a una velocità che ci pone - nella graduatoria dell'efficienza giudiziaria - al posto numero 156 (su un totale di 181 Paesi), attestandoci così dopo Stati come l'Angola, il Gabon, la Guinea e Sao Tomè. I dati sono tratti da un rapporto della Banca Mondiale. «Non possiamo andare avanti così - ha aggiunto Carbone -. La crisi della giustizia ha conseguenze che vanno ben al di là dei costi e degli sprechi di un servizio inefficienti e si estendono alla fiducia dei cittadini, alla credibilità delle istituzioni democratiche, allo sviluppo e alla competitività del Paese. La crisi di fiducia da parte dei cittadini è la conseguenza più dolorosa dei dati appena esposti e l'incoraggiamento più forte a lavorare per modificarli».

I PRESENTI - Al Palazzo di Giustizia di Roma sono presenti, oltre al presidente Napolitano e al ministro Alfano, i presidenti di Senato e Camera Schifani e Fini, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, i ministri degli Esteri Franco Frattini, della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, della Semplificazione legislativa Roberto Calderoli, il ministro ombra del Pd per la Giustizia Lanfranco Tenaglia, i vertici delle forze dell'ordine e militari.