07/10/2011
Emma fa la morale in pubblico ma patteggia sulle mazzette
Emma fa la morale in pubblico ma patteggia sulle mazzette
In pubblico la Marcegaglia costruisce manifesti programmatici con gli imprenditori e i banchieri, mettendo in fila regole rigidissime, parametri europei, standard di trasparenza e qualità. In privato, invece, per chiudere i conti e i contenziosi di un passato non proprio limpido, il suo gruppo sborsa all'Eni 4 milioni di euro per chiudere un imbarazzante contenzioso...
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10/01/2010
Calderoli, ministro della complicazione
Calderoli, ministro della complicazione
ANNUNCI E REALTA'. Dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi
| Il ministro della Lega Roberto Calderoli |
ROMA - Dal Carroccio aveva giurato battaglia, Alberto Da Giussano-Calderoli, alla burocrazia del Barbarossa romano. Mulinando sopra la testa lo spadone da ministro della Semplificazione Normativa: «Taglierò 50 mila poltrone! 34 mila enti impropri! 39 mila leggi inutili!». Ma di poltrone, finora, manco una. Degli enti impropri, poi, non ne parliamo.
Sulle prime Roberto Calderoli li aveva definiti minacciosamente nel suo Codice delle Autonomie addirittura «enti dannosi»: consorzi di bonifica, bacini imbriferi, comunità montane, difensori civici, tribunali delle acque, enti parco… Poi, dopo aver cancellato con un tratto di penna quel termine «dannosi» (troppo crudo?) la lista degli enti da abolire è stata alleggerita fino a svanire completamente. Come neve al sole. Qualche taglietto era rimasto nella manovra del 2010? Via anche quello. Secondo Italia Oggi l’abolizione dei difensori civici (ma solo quelli comunali) e delle circoscrizioni nei Comuni slitterà di un anno grazie a un emendamento al decreto milleproroghe, varato dal governo tre giorni dopo la Finanziaria. E slitterà anche la prevista riduzione delle poltrone delle giunte e dei consigli degli enti locali. Mentre anche gli enti pubblici non economici che dovevano finire sotto la mannaia del cosiddetto taglia-enti hanno ottenuto una scappatoia per la sopravvivenza: gli è stato sufficiente presentare un piano riordino prima del 31 ottobre 2009. E la semplificazione delle leggi? Almeno quella è andata in porto, come ha orgogliosamente rivendicato il Nostro («Calderoli, missione compiuta, via 39 mila leggi», titolava l’Ansa il 19 ottobre 2009)? Dipende che cosa si intende per semplificazione. Eliminare migliaia di leggi inutili perché «esauste», che cioè hanno esaurito la propria funzione e quindi non sono più concretamente vigenti, anche se formalmente continuano a essere in vigore, è un’operazione di per sé inutile. Anche la legge che le elimina può quindi essere considerata una legge inutile.
La prova? Siccome lo spadone del ministro era calato all’inizio anche su provvedimenti magari un po’ vecchiotti ma forse non proprio inutili, come la legge che ha abolito la pena di morte o quella che ha istituito la Corte dei conti, dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi. Ben altro è semplificare. Significa scrivere norme chiare e comprensibili a tutti i cittadini. Come evidentemente sa bene anche Calderoli. Lui stesso ha voluto che in una legge approvata il 18 giugno dello scorso anno ci fosse un articolo intitolato: «Chiarezza dei testi normativi». Una norma draconiana, con la quale si stabilisce che quando si cambia o si sostituisce una legge, esercizio da noi piuttosto frequente, sia obbligatorio indicare «espressamente» che cosa viene cambiato o sostituito. E che quando in una legge c’è un «rinvio ad altre norme contenute in disposizioni legislative», si debba anche indicare «in forma integrale, o in forma sintetica e di chiara comprensione» il testo oppure «la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento». Ma si afferma pure il principio che le disposizioni sulla chiarezza dei provvedimenti «non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito». Ebbene, da quando queste norme sono state approvate, il governo del Semplificatore ha scritto leggi se possibile ancora più indecifrabili e complicate. L’ultima perla scintillante è il cosiddetto decreto milleproroghe.
Un comma a caso. Il numero 14 dell’articolo 1: «Al comma 14 dell’articolo 19 del decreto legislativo 17 settembre 2007, n. 164, le parole: "Fino all’entrata in vigore dei provvedimenti di cui all’articolo 18 bis del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del medesimo decreto" sono sostituite dalle seguenti: "Fino al 31 dicembre 2010, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58..."». Che cosa vuol dire? Che fino a quando non sarà operativo l’Albo dei consulenti finanziari gestito dalla Consob, potrà fare il consulente finanziario soltanto chi già lo faceva alla data del 31 ottobre 2007. Un’altra norma a caso. Sempre articolo 1, comma 19: «All’articolo 3, comma 112, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni, le parole: "Per l’anno 2008" sono sostituite dalle seguenti: "Per l’anno 2010" e le parole "31 dicembre 2009" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2010"». La traduzione? Il distacco di 21 dipendenti delle Poste presso la pubblica amministrazione viene prorogato di un altro anno. Se questo è il risultato, ministro Calderoli, non sarebbe stato meglio chiamare il suo dicastero in un altro modo? Magari «Ministero della Complicazione normativa»?
Sergio Rizzo
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25/09/2009
Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione
Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione
Approvato all'unanimità il testo presentato dagli Usa. La riunione presieduta da Barack Obama
| Obama, Brown e Hatoyama (Reuters) |
NEW YORK - Via libera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla risoluzione sul disarmo e la non proliferazione nucleare. Il testo, proposto dagli Stati Uniti, è stato approvato all'unanimità. Ad annunciarlo è stato il presidente Usa, Barack Obama.
STORICO - Si è trattato di un vertice storico. È la prima volta, infatti, che un vertice del Consiglio di sicurezza viene guidato da un presidente degli Stati Uniti da quando è stato costituito, nel 1946. E si è trattato inoltre del quinto meeting del Consiglio di sicurezza riunito a livello di capi di Stato, ed il primo a concentrarsi esclusivamente sulla proliferazione e il disarmo nucleare. «Ho convocato questo (vertice) per poter affrontare al più alto livello una minaccia fondamentale alla sicurezza di tutte le nazioni: la diffusione e l'utilizzo delle armi nucleari», ha detto Obama. «Questa importante istituzione è stata fondata agli albori dell'era nucleare, in parte perché la capacità umana di uccidere deve essere limitata, e nonostante abbiamo evitato un incubo nucleare nel periodo della Guerra Fredda, oggi affrontiamo una proliferazione di una complessità che richiede nuove strategie e nuovi approcci». Obama ha sottolineato che l'anno prossimo sarà «assolutamente critico» per determinare l'efficacia degli sforzi per fermare la diffusione e l'uso delle armi nucleari.
IL TESTO - La risoluzione presentata dagli Usa chiede «ulteriori sforzi nell'ambito del disarmo nucleare» ed esorta tutti i paesi che non hanno ancora firmato il trattato di non proliferazione nucleare del 1970 (Npt) a sottoscriverlo al più presto. La risoluzione chiede inoltre di porre fine alla proliferazione di armi nucleari, e ricorda ai membri dell'Npt di rispettare la promessa di non sviluppare armi atomiche. I cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza -- Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia -- sono tutti dotati di bombe atomiche. La risoluzione non menziona Paesi specifici, ma l'esortazione agli Stati che non hanno firmato il Tnp a partecipare allo sforzo per giungere al disarmo è un riferimento a India e Pakistan (mentre Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere ordigni atomici). La risoluzione, senza nominare direttamente Iran e Corea del Nord, menziona anche le «grandi sfide esistenti al regime di non proliferazione nucleare».
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24/09/2009
Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»
Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»
Il leader usa: «Non possiamo fare da soli, serve l'impegno di tutti». Il presidente americano all'Assemblea generale dell'Onu: «La democrazia non sia imposta dall'esterno»
| Barack Obama durante il suo intervento (Reuters) |
NEW YORK - Esordisce rispolverando il tema vincente della sua esaltante campagna elettorale: «La speranza e il cambiamento sono possibili». Lancia i «quattro pilastri» della politica americana: «Disarmo, pace, clima ed economia». E chiede a tutti i Paesi «una nuova era di impegno». Barack Obama interviene per la prima volta da presidente Usa davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed elenca le sfide che il mondo si trova a dover affrontare: «Estremisti che stanno cercando di seminare il terrore, conflitti che si protraggono all'infinito, genocidi e atrocità di massa, sempre più nazioni con armi nucleari, calotte polari che si sciolgono, persistente povertà e malattie pandemiche». «Dico tutto questo - afferma il leader Usa - non per seminare la paura ma per affermare un fatto: le nostre azioni non sono state ancora alla altezza della vastità delle sfide esistenti».
DIREZIONE NUOVA - Per questo, secondo Obama, «è giunto il momento che il mondo si muova in una direzione nuova. Dobbiamo impegnarci per il reciproco rispetto e dobbiamo farlo da subito. Sono consapevole dell'aspettativa che circonda il mio incarico, ma so che non ha radici in quello che io rappresento, ma nel fatto che il mondo è scontento dello stato e vuole cambiare. L'America è pronta a guidare questo cambiamento». Il leader Usa ribadisce che il suo Paese non può fare da solo: «Tutti devono cooperare contro il terrorismo e per il clima. I nostri destini sono condivisi. Chi ha criticato l'America in passato per avere agito da sola non può adesso aspettare che sia l'America da sola a risolvere i problemi del mondo». Obama rilancia dunque il multilateralismo: «È il momento di condividere le responsabilità nella risposta globale alle sfide globali».
DISARMO - A proposito del disarmo, Obama afferma che bisogna «fermare la diffusione di armi nucleari». Il presidente americano tende la mano a Iran e Corea del Nord perché accettino la via negoziale e rinuncino alla proliferazione nucleare. Nel suo appello rivolto dalla tribunetta dell'Assemblea generale, Obama dice che «il futuro non appartiene alla paura» e riconosce il diritto di Pyongyang e Teheran di garantire «il benessere e la ricchezza dei loro popoli», ma senza che questo rappresenti «una minaccia alla sicurezza internazionale». E sulla questione mediorientale il leader americano lancia una provocazione. «Non sono ingenuo, so che questo è un obiettivo difficile, ma dobbiamo chiederci se vogliamo seriamente la pace, o se invece la vogliamo solo a parole. È il momento di rilanciare il negoziato senza precondizioni, nell’ottica di una soluzione permanente delle questioni in gioco: la sicurezza di israeliani e palestinesi, i confini, i profughi e Gerusalemme».
ECONOMIA - Non manca l'impegno sulla crisi economica. Al vertice del G20 di Pittsburgh dei prossimi giorni, assicura, «lavoreremo insieme con le più grandi economie per disegnare una struttura per la crescita che sia equilibrata e sostenibile».
PACE - Obama cita poi Roosevelt: «La pace non è il lavoro di un uomo solo - dice - di un partito, di una Nazione. Non c’è una pace delle nazioni grandi o piccole, la pace è il frutto della cooperazione di tutto il mondo». «L'Onu - continua Obama - è fatta di Stati sovrani e purtroppo questo organismo troppo spesso diventa un forum di discordia, piuttosto che di consenso, è un teatro per giochi politici e per fare sfogo a tensioni piuttosto che risolvere problemi. Dopo tutto, è facile salire su questo podio e puntare il dito contro gli altri, alimentare divisioni. Quello sono capaci tutti a farlo». E poi aggiunge: «La democrazia non può essere imposta dall'esterno. Ogni società deve trovare la sua strada e nessuna strada è perfetta. Gli Stati Uniti - osserva - sono stati troppo spesso selettivi nella loro promozione della democrazia«. Secondo Obama, però, «ci sono alcuni principi di base che sono universali» e l'America «non vacillerà mai negli sforzi di far rispettare il diritto dei popoli in ogni angolo del mondo di determinare il loro destino».
GHEDDAFI - Subito dopo l'intervento di Obama, è toccato al leader libico, Muhammar Gheddafi, che si è congratulato con il presidente Usa (che però non è rimasto in sala ad ascoltarlo ed è uscito insieme al segretario di Stato, Hillary Clinton): «È un raggio di luce nel buio - ha dichiarato Gheddafi - Nessuno potrà dire cosa sarà l'America dopo Obama, saremmo contenti se fosse presidente per tutta la vita», ha aggiunto il colonnello. Gheddafi, vestito con una tunica marrone, con un berretto scuro sulla testa, si è poi scagliato contro la Carta dell'Onu, contro il Consiglio di sicurezza («dovrebbe essere chiamato Consiglio del terrore») e si è detto contrario a nuovi seggi permanenti. Il colonnello ha poi detto che nessuna nazione ha il diritto di interferire negli affari di altri Paesi, neanche in caso di dittature. E a proposito del virus dell'influenza A ha affermato che «potrebbe essere stato prodotto in un laboratorio militare ed essere uscito fuori controllo». Gheddafi, al suo primo intervento davanti all'Assemblea generale, ha parlato per un'ora e 35 minuti, ben oltre il quarto d'ora previsto per i leader della Terra.
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13/06/2009
Nord Corea: «Blocco atto di guerra Useremo il plutonio a fini militari»
Nord Corea: «Blocco atto di guerra Useremo il plutonio a fini militari»
DOPO L'INASPRIMENTO DELLE SANZIONI DA PARTE DELL'ONU. Il regimendi Pyongyang: «Azioni militari in caso di isolamento»
PYONGYANG - La Corea del Nord minaccia. Dopo l'inasprimento delle sanzioni economiche deciso venerdì dall'Onu, con il beneplacito di Cina e Russia, il regime di Pyongyang ha chiarito che intraprenderà azioni militari se «gli Stati Uniti e i loro alleati cercheranno di isolarla». Lo rende noto l'agenzia nordcoreana Kcna.
BLOCCO ATTO DI GUERRA - La Corea del Nord torna così ad alzare la posta nella sfida con la comunità internazionale e annuncia di voler dedicare al programma militare nucleare tutto il plutonio ottenuto dalle barre di uranio esausto. Proprio poche ore prima il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso all'unanimità l'inasprimento delle sanzioni che prevede l'ispezione delle navi sospettate di portare in Corea del Nord materiale proibito dall'embargo e utile per i programma militare atomico e missilistico.
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