26/11/2011
La « preside coraggio» vince la prima battaglia
La « preside coraggio» vince la prima battagliaLA SCUOLA DI CAIVANO assediata dalla camorra. La professoressa Eugenia Carfora: «Il ministro Profumo ha promesso che verrà da noi, ora mi sento meno sola»
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21/11/2011
La scuola con 27 cattedre libere dove nessuno vuole andare ad insegnare
La scuola con 27 cattedre libere dove nessuno vuole andare ad insegnareLettere di solidarietà da tutta italia La preside fa anche la segretaria e la bidella. Vicino Napoli, in un quartiere popolare fortino della criminalità. Dove un ragazzo su due non va a scuola
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19/11/2010
Università Reggio Calabria: 'ndrangheta condizionava esami e test d'ingresso
Università Reggio Calabria: 'ndrangheta condizionava esami e test d'ingressoUndici indagati alla facoltà di architettura. Interrogati professori, impiegati e studenti con le accuse di falso ideologico e truffa
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25/02/2010
Alunni bocciati? Tutti gli insegnati a casa
Alunni bocciati? Tutti gli insegnati a casa
Meno della metà degli studenti erano riusciti a ottenere il titolo di studio. Una scuola di Central Falls, nel Rhode Island, manda via i 74 professori per incapacità. Plauso di Washington
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| La Central Falls Senior High School |
RHODE ISLAND - Se l'alunno non è bravo a scuola è colpa dell'insegnate: a questa conclusione è giunta l'autorità scolastica di un istituto americano di Rhode Island. Che ha licenziato tutti gli insegnati.
LICENZIATI - Alla fine dell'anno scolastico, previsto per inizio giugno, tutti i 74 insegnati della Central Falls Senior High School dovranno riordinare la loro cattedra e lasciare la scuola: il comitato scolastico dell'istituto nella cittadina di Central Falls ha infatti deciso rimedi estremi dopo che meno della metà degli studenti dell'unica scuola superiore del luogo erano riusciti a ottenere il titolo di studio in quattro anni. Una lettera blu di licenziamento verrà spedita anche al preside e ad altri 19 dipendenti della scuola.
DIRETTIVE - La mozione, votata a maggioranza dai membri del comitato della scuola, è arrivata dopo settimane di acceso dibattito: la sovrintendente scolastica, Frances Gallo, aveva presentato un piano agli insegnanti per migliorare la prestazione che, in sostanza, chiedeva ai professori di trascorrere più tempo con i loro allievi dopo la scuola, oltre a frequentare corsi di aggiornamento, riporta il Providence Journal. Gli insegnanti, tuttavia, pretendevano più retribuzione per le ore in più. Ne è nata un disputa. E il risultato è stato il licenziamento. «È stata la decisione più difficile di tutta la mia vita, ma dopotutto devo adempiere alle direttive federali» ha spiegato Gallo.
INSEGNANTI - La scuola pubblica, che tra i suoi ex alunni vanta anche la nota attrice di colore Viola Davis, candidata all'Oscar nel 2009 per la sua interpretazione in «Il dubbio» (Doubt), si trova ora al centro di feroci polemiche. Soprattutto da parte dei sindacati degli insegnanti che hanno già annunciato di intraprendere vie legali contro questa decisione. Nel frattempo, sono scesi in piazza per dimostrare contro questa decisione. Come riferisce il giornale di Providence soltanto il sette per cento degli alunni dell'ultimo anno scolastico 2009 avevano sufficienti nozioni di matematica. La scuola conta 800 alunni. Ed è l'unica nella cittadina di Central Falls, considerata tra le più povere dello Stato del Rhode Island, sulla costa orientale non troppo distante da New York. È frequentata in maggioranza da figli di immigrati; il 65 per cento sono ispanici e per loro l'inglese è la seconda lingua.
OBAMA - La decisione presa dal comitato scolastico trova però il plauso del segretario all'istruzione di Barack Obama, Arne Duncan: «Hanno mostrato coraggio e fatto la cosa giusta per i ragazzi». L'istruzione rimane infatti una priorità nell'agenda dell'amministrazione Obama che nei mesi scorsi ha deciso un investimento sulla scuola che non ha precedenti nella storia americana: oltre quattro miliardi di dollari. Tuttavia, il presidente Usa ha espressamente indicato fra gli obiettivi la valutazione degli insegnanti e l'aggancio delle loro retribuzioni alle performance degli alunni.
Elmar Burchia
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07/02/2010
I professori in esubero? «Al lavoro nei musei»
I professori in esubero? «Al lavoro nei musei»
Cultura - Fra le misure per il rilancio l'allungamento delle aperture serali. Il ministro Bondi: sì al servizio civile nell'arte
ROMA — Impiegare nei musei italiani e nella valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale gli insegnanti in esubero (ovviamente col loro accordo e d'intesa col ministero dell'Istruzione). Anticipare l'orario di apertura delle raccolte d'arte alle 8 del mattino per favorire turisti e scolaresche: studiare nello stesso tempo allungamenti serali, immaginare varie fasce di prezzi nei periodi dell'anno (a seconda dei flussi) e programmare eventi in cui l'ingresso sia gratuito. Eliminare le file estive utilizzando il pagamento con carte prepagate, dotate di un chip per la lettura a distanza con i varchi elettronici. Prevedere pre-pagamenti con ricevuta sul telefonino, sempre da far leggere agli ingressi telematici. Ricorrere alle nuove tecnologie per la protezione delle opere dai furti. Raggiungere accordi tra ministero dei Beni culturali e presidenza del Consiglio per realizzare un piano nazionale di servizio civile che metta a disposizione duemila giovani per musei, aree archeologiche, archivi. Accordarsi con la Conferenza dei Rettori per permettere ai neo-laureati di lavorare per 1-2 anni nelle Soprintendenze riconoscendo quel periodo come tirocinio formativo da usare come accesso alla pubblica amministrazione.
Questo è il pacchetto di proposte per il futuro dei Beni culturali firmato ieri dalla Uil-Beni culturali. Ma la prima novità, l'ipotesi che riguarda gli insegnanti, viene direttamente dal ministro Sandro Bondi che l'ha messa sul tappeto proprio commentando il materiale prodotto dalla Uil: «Vorrei discutere col ministro Gelmini la possibilità di impiegare gli insegnanti in esubero nei musei e nella valorizzazione del nostro patrimonio artistico e ambientale. Potrebbero essere utilizzati anche come dirigenti di strutture se non addirittura di musei». Un'idea, quella di Bondi, che nasce da una considerazione: il personale dei beni culturali scarseggia, alcuni insegnanti invece potranno essere più numerosi del necessario. Ieri la Uil Beni culturali, diretta da Gianfranco Cerasoli, ha tenuto il suo congresso ribaltando l'immagine di un sindacato conservatore, corporativo, chiuso agli apporti esterni. E il segretario ha avanzato le sue proposte tenendo conto del drammatico calo di presenze nei musei italiani che si è registrato nella prima parte del 2008. Una crisi che va affrontata. Lo sbigliettamento elettronico, dice Cerasoli, permetterebbe di «recuperare almeno 500 unità di personale ai servizi di vigilanza e accoglienza, eliminando le file». Circa gli orari «tutti gli indicatori sociali, inclusa una recente ricerca del Cnr, ci dicono che i giovani vedono nella cultura un'alternativa ai locali notturni. Ma bisogna aiutarli lasciando i musei aperti fino a tardi. In quanto ai prezzi, è tempo di differenziarli in base a periodi dell'anno, orari e cicli di affluenza fino a lasciare momento di gratuità per esempio tra novembre e marzo», cioè quando i flussi turistici sono più bassi.
Invece il Piano nazionale di servizio civile «permetterebbe l'impiego di almeno 2000 giovani nella tutela, valorizzazione e promozione dei beni culturali». Infine la possibile intesa con la Conferenza dei Rettori per l'uso, come supporto, di neo-laureati nelle Soprintendenze: «Un titolo da usare come tirocinio formativo per l'accesso alla pubblica amministrazione». Ieri Bondi è parso d'accordo su tutta la linea. Commentando il pacchetto, ha aggiunto la proposta sugli insegnanti. In quanto al resto: «Le proposte di Cerasoli mi paiono sensate, ragionevoli e meritevoli di essere accolte con un impegno comune già preso con la nomina di Mario Resca a direttore generale per la Valorizzazione». Le proposte sull'ampliamento degli orari e l'impiego di nuove tecnologie di sorveglianza e sicurezza «sono condivisibili, possiamo lavorare insieme per realizzarle». Il ministro è particolarmente d'accordo sulla rete di volontariato civile da parte dei giovani: «In ogni città potrebbero prendersi cura di un monumento, di un museo, di un sito archeologico non solo per tutelare un segno della propria identità locale ma anche per valorizzarlo». Critico, invece, il segretario della Cisl Beni culturali Claudio calcara: «Le proposte di Cerasoli sono le nostre del 2001 quando lui le rifiutò, bene arrivato tra noi. In quanto ai tirocini, agli stage, al servizio civile non vorrei che tutto questo si trasformasse in lavoro nero...»
Paolo Conti
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24/08/2009
L'esame delle medie diventa più severo
L'esame delle medie diventa più severo
Il regolamento. I ragazzi avranno maggiori difficoltà nell'ottenere il massimo dei voti
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ROMA — L'esame di terza media diventa più difficile. Dal prossimo anno superare a pieni voti la «minimaturità» — l'appellativo è nato dopo l'introduzione della prova nazionale Invalsi a base di test — potrebbe diventare un'impresa davvero complicata. Se dovessimo paragonare le due prove tenendo conto della facilità con cui si riesce a ottenere il punteggio massimo, l'esame di terza media edizione 2010 risulterà più severo e rigoroso della stessa maturità.
Insomma i tredicenni avranno minori probabilità di ottenere un bel 10 — e relativa lode — di quante ne avranno i diciottenni di strappare un ambitissimo 100 o un 100 e lode. La colpa, secondo uno studio apparso su Tuttoscuola.com, è del nuovo regolamento sulla valutazione appena entrato in vigore e che per l'esame di terza media avrà effetto dal prossimo anno. Un'iniezione di rigore e severità; ammissione solo se uno ha tutte sufficienze, frequenza obbligatoria e anche una nuova regola: i voti alti non si regalano, da imparare a tredici anni. Dall'esame di terza media 2010. Fino all'anno scorso (2007-2008) c'erano i giudizi. E i prof non lesinavano. L'«ottimo», il massimo, è stato conseguito dal 17,25% degli studenti che hanno sostenuto l'esame. Quest'anno sono arrivati i voti espressi in decimi e i «superbravi» sono scesi al 7,92 per cento. Il passaggio dagli aggettivi alle cifre ha comportato — senza che fosse entrato in vigore il regolamento di valutazione e quindi con i prof abbastanza liberi nella valutazione — un dimezzamento degli studenti che sono riusciti a ottenere il punteggio più elevato.
Nel prossimo esame, lascia intendere Tuttoscuola.com, i 10 saranno ancora di meno. Una rarità. La ragione principale si chiama media aritmetica. Durante lo scrutinio finale il consiglio di classe non dovrà fare altro che sommare i risultati, in decimali, di tutte le prove (scritte e orali), compreso il voto di ammissione all'esame (detto «giudizio di idoneità»), espresso anch'esso in decimi, e poi dividere. Si tratta di sei o sette voti. Non sarà facile, almeno per la quasi totalità degli oltre 500 mila ragazzi che tra un anno sosterranno la «minimaturità», strappare un 9,5 (si può arrotondare) in cinque o sei prove, nel giudizio di idoneità e ottenere la media del 10. Nel regolamento dell'esame di terza media, che introduce per i tredicenni che si distinguono il 10 e lode, non si dà molto peso al profitto del ragazzo nei tre anni precedenti, a differenza di quanto succede alla maturità. Qui 25 punti su 100 sono attribuiti col credito scolastico, cioè in base al profitto. Un ragazzo che ha sempre studiato ha maggiori possibilità di compensare una o due prove non troppo fortunate. Nell'esame di terza media non c'è nessun credito, nessun «bonus». Difficile perciò, con il singolo voto di idoneità, compensare il risultato di altre cinque o sei prove.
Giulio Benedetti
11:13 Scritto in SCUOLA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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12/08/2009
Prof di religione e scrutini, la Cei contro il Tar : «Sentenza vergognosa»
Prof di religione e scrutini, la Cei contro il Tar : «Sentenza vergognosa»
«L'Ora di religione parte integrante della cultura italiana». I vescovi: «Dai giudici decisione che danneggia la laicità dello stato e alimenta diffidenza verso le toghe»
MILANO - Affondo della Cei sulla sentenza del Tar. Il tribunale del Lazio ha stabilito che i crediti scolastici aggiuntivi concessi a chi segue le lezioni di religione sono illegittimi e che i docenti di religione, non avendo diritto a concorrere con il proprio insegnamento alla formazione del voto finale, non possono partecipare a pieno titolo agli scrutini. E i vescovi parlano di «decisione vergognosa» e «pretestuosa». Per monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'Università, la decisione dei giudici è «povera di motivazioni» e «danneggia la laicità dello stato». Monsignor Michele Pennisi, commissario Cei annuncia inoltre che appena i vescovi si riuniranno «a settembre per la commissione episcopale dell'Educazione e della Scuola», il problema sarà «analizzato» e «certamente da parte della Cei ci sarà una netta presa di posizione».
«ORA DI RELIGIONE PARTE DELLA NOSTRA CULTURA» - Per Coletti, dietro la sentenza del Tar c'è «un atteggiamento pregiudiziale anche se non del tutto ideologico», che rischia di «incrementare il sospetto e la diffidenza verso la magistratura». Non solo: il presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica ritiene, spiegandolo ai microfoni di Radio Vaticana, che l'ora di religione non va «a sostenere scelte religiose individuali», ma «è una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane». Coletti parla poi di «bieco illuminismo». «Se per laicità si intende l'esclusione dall'orizzonte culturale formativo civile di ogni identità si cade nel più bieco e negativo risvolto dell'illuminismo che prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle identità».
«NON TOCCA A NOI FARE RICORSO» - «Non credo - afferma poi l’esponente della Conferenza episcopale italiana - che tocchi alla Chiesa come tale fare un ricorso. Tocca a cittadini italiani, più o meno organizzati in partiti o in associazioni culturali, esprimere il loro parere, il loro dissenso, di fronte ad una sentenza così povera di motivazioni. Credo che lo stesso Ministero dovrà fare un ricorso, perché ciò che è stato messo sotto accusa non è un’opinione della Chiesa o dei vescovi, ma è una circolare del Ministero e qualcosa che attiene all’organizzazione della scuola di Stato».
LE CRITICHE DI AVVENIRE - «La decisione del Tar laziale ha già suscitato la legittima protesta dei docenti, per l'evidente tentativo, già per altro portato avanti anche nel recente passato, di emarginare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche italiane», scrive da parte sua il quotidiano cattolico Avvenire. Per il giornale della Cei, siamo davanti a «un tentativo alquanto maldestro. La sentenza del Tar, infatti, arriva dopo la conclusione dei lavori della commissione paritetica Ministero dell'Istruzione-Cei, che ha deciso all'unanimità di passare dalla votazione con gli 'aggettivì (sufficiente, buono...) ai voti numerici. Quando la decisione sarà avallata dal Consiglio di Stato, anche il voto di religione - sottolinea il quotidiano cattolico - farà media e il problema dei crediti sarà quindi superato una volta per tutte».
REAZIONI - La sentenza continua dunque ad alimentare polemiche. Da una parte, le chiese evangeliche e i Valdesi esprimono viva soddisfazione per la decisione del Tar. Ed esulta Marco Rizzo, dei Comunisti Sinistra Popolare: «Finalmente si riconosce agli studenti il diritto a essere esaminati da docenti scelti con pubblici concorsi e non dal giudizio insindacabile delle curie vescovili». «Il Tar del Lazio ha ragione, la Cei ha torto: abolire l'ora di religione» afferma Franco Grillini, presidente di Gaynet. Dall'altra parte non mancano le critiche alla sentenza, giudizi negativi che arrivano in particolare modo dal Pdl. «Siamo di fronte ad una deriva anticattolica che non ha precedenti nella storia e nella tradizione del nostro paese» ha detto in una nota il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «La Gelmini dia mandato e impugni subito quella incivile sentenza» è la richiesta che viene dal deputato dell'Udc Luca Volontè.
L'ANM - E non è piaciuta all'Anm la presa di posizione della Cei contro la sentenza del Tar. Per il numero uno del sindacato dell toghe Luca Palamara «è legittimo che i provvedimenti giudiziari possano essere criticati e noi non possiamo che ribadirlo, purché - sottolinea - le critiche siano espresse nel rispetto di chi emette i provvedimenti. Colpiscono, nel giudizio espresso da monsignor Diego Coletti, quelle critiche che suonano solo come affermazioni generiche nei confronti di tutta la magistratura, e questa è una cosa che sentiamo molto».
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24/03/2009
Scuola, saltano 37 mila insegnanti
Scuola, saltano 37 mila insegnanti
Campania, Puglia, Sicilia e Calabria perderanno il maggior numero di docenti. Diffuse le cifre dei tagli che il governo intende operare. Il 40% è concentrato in quattro regioni del Sud
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| Una manifestazione di docenti (Ansa) |
ROMA - Saranno circa 37 mila i tagli dei professori dell'organico di diritto previsti dalla circolare che sarà emanata presto dal Ministero dell'Istruzione. La conferma è venuta al termine di un incontro che si è svolto a Viale Trastevere con i sindacati di categoria. Fermo restando che si tratta di dati relativi all'anno scolastico 2009-2010, si deve considerare che sono in cantiere anche altri 5 mila tagli del cosiddetto «organico di fatto».
DECIMATO IL SUD - Secondo i dati forniti ai sindacati, nella scuola elementare i tagli dei docenti riguarderebbero 10 mila posti, nelle medie oltre 15.500, nella scuola secondaria oltre 11.350. Sempre nella stessa riunione sono stati forniti i dati delle previsioni degli alunni: nella scuola primaria è previsto un aumento di 4 mila unità, nella secondaria di primo grado ci saranno 10.500 studenti in più, mentre nella secondaria di secondo grado continua la flessione demografica con un meno 26.700. Per quanto riguarda i docenti di sostegno il numero rimane sostanzialmente quello dell'anno scolastico in corso (circa 90.500 unità). Il 40% dei tagli sull'organico docente si realizzerà in quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.
INGLESE E TEMPO PIENO - Nel provvedimento (una ventina di pagine a cui sono allegate alcune tabelle) si sottolinea l'esigenza che le Regioni e gli enti locali vengano coinvolti nella fase di elaborazione del piano di assegnazione delle risorse alle singole province e anche per il prossimo anno saranno consentite compensazioni tra i contingenti di organico relativi ai diversi gradi di scolarità «anche nell'ottica, ove possibile, dell'estensione del tempo pieno». A questo proposito «l'organizzazione del tempo pieno è realizzata nei limiti dell'organico assegnato per l'anno scolastico 2008-2009» precisando che «le ore di insegnamento residuate dalla istituzione di classi con 24 ore e dalla presenza aggiuntiva di docenti specialisti per l'insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica, nonchè dal recupero delle ore di compresenza del tempo pieno, possono essere impiegate per ampliare l'offerta formativa della scuola» e dunque anche per una estensione del tempo pieno. Per quanto riguarda l'inglese potenziato, potrà essere autorizzato «compatibilmente con le disponibilità di organico» e «solo in assenza di esubero dei docenti delle seconde lingue comunitarie sia nell'ambito della scuola interessata che a livello provinciale».
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06/02/2009
PROF NEOASSUNTI, IL 13,7% TRA 50 E 60 ANNI
PROF NEOASSUNTI, IL 13,7% TRA 50 E 60 ANNI
ROMA - Altro che forze fresche! Con l'ultima infornata di docenti, i 50 mila assunti con il piano dell'ex ministro dell'Istruzione Fioroni, ha conquistato la cattedra un esercito di ultraquarantenni. Se l'età media di ingresso è di 41 anni e due mesi, c'é un buon 13,7% di neoassunti tra i 50 e i 60 anni e addirittura un 1,2% di over60 che rischia di andare in pensione subito dopo essere entrato in ruolo.
I neoassunti con meno di 30 anni sono appena il 2,5% del totale. La fotografia emerge da un'indagine della Fondazione Agnelli anticipata nel numero dell'Espresso in edicola domani. Dati che confermano quello che da tempo si sa e cioé che gli insegnanti italiani sono i più anziani d'Europa: la percentuale di over50 raggiunge, infatti, nel nostro Paese quota 55% contro il 32% Regno Unito, il 30% della Francia e il 28% della Spagna. Gli anni di precariato dei neo assunti sono in media 10,7, con un crescendo dalla materna alle superiori dove il 54,6% dei docenti assunti ha più di 10 anni di servizio alle spalle.
E' vero che è in vista un bel numero di pensionamenti (300 mila in 10 anni secondo la Fondazione Agnelli), ma - fanno notare i ricercatori - con i tagli delle ore di lezione, il maestro unico e le eventuali nuove regole sulle pensioni, c'é da scommettere che prima che l'esercito dei 260 mila precari in lista d'attesa entri in ruolo la sua età media (ora di 37 anni) si sarà alzata di un bel po'. La ricetta della Fondazione Agnelli è quella di un doppio canale che da un lato selezioni tra i precari in lista d'attesa dall'altro riapra le porte della scuola ai neolaureati.
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08/01/2009
Università, è legge il decreto Gelmini
Università, è legge il decreto Gelmini
Il ministro: finalmente valore al merito Grande soddisfazione del ministro Maria Stella Gelmini per la conversione definitiva in legge da parte della Camera del decreto da lei proposto sulle Università. "L'Università oggi cambia.Valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all'Università per diventare professori o ricercatori. Da questi 3 pilastri - sottolinea il ministro- non si potrà prescindere".
Ecco le principali innovazioni contenute nella legge per cambiare volto all'università italiana.
Trasparenza dei concorsi Reclutamento professori universitari Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva fino ad ora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Si evita così il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare.
Reclutamento dei ricercatori In attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento dei ricercatori universitari le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.
Assunzioni Le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno effettuare nuove assunzioni. La norma pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune università (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi le università che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.
Ricercatori Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori. I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori dunque saranno esclusi dal blocco del turn over. Gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni che è entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche. Queste tre iniziative permetteranno di assumere 4000 nuovi ricercatori.
Fondi alle università migliori
Diritto allo studio Per la priva volta in Italia tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio. L’incremento di 135 milioni di euro sarà destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. 180 mila ragazzi oggi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono di fatto già oggi. 65 milioni di euro sono stanziati per nuove strutture per il 2009: 1700 posti letto in più per studenti universitari. Saranno realizzati progetti per le residenze universitarie.
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