11/04/2011
Quanto ci costa la Rai anti Cav? 35 milioni di euro all'anno
Quanto ci costa la Rai anti Cav? 35 milioni di euro all'annoIl Fatto sostiene che Minzolini, Ferrara e Sgarbi graveranno sul servizio pubblico per 25 milioni. Ma in un triennio. Eppure per gli ultra-schierati Santoro, Fazio e Dandini si spende molto di più: 10 milioni solo per Che tempo che fa
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12/06/2010
Berlusconi: le toghe di sinistra negano la democrazia
Berlusconi: le toghe di sinistra negano la democraziaNuovo affondo del presidente del Consiglio contro i giudici. Il premier promette una "imminente riforma" della giustizia e parla dei programmi Rai che definisce pollai in cui si diffama il premier: "Tutti i talk show Rai contro di noi tranne uno"
Riforma della giustizia, Rai, ici, par condicio. Questi alcuni degli argomenti affrontati da Silvio Berlusconi che sul sito forzasilvio.it ga risposto alle domande dei simpatizzanti di partito.
L'intervento più forte è quello contro la giustizia e i programmi di Viale Mazzini, pollai in cui si diffama il premier.
Le toghe politicizzate puntano a rovesciare il voto - Silvio Berlusconi ha rivolto un nuovo attacco ai magistrati: esiste una "anomalia grave", quella di una certa parte di giudici "politicizzati" che quando non condividono una legge la "impugnano" e la portano davanti alla Corte Costituzionale, che "è costituita da una maggioranza di giudici di sinistra" e la fanno abrogare. Per la necessità di "porre rimedio a questa anomalia", ha spiegato, è "ormai imminente" una "grande riforma della giustizia alla quale stiamo lavorando".
Secondo il presidente del Consiglio alcuni giudici hanno come "obbiettivo rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale, il voto della gente". E ha aggiunto: "Quando una legge votata da questa maggioranza non è da loro condivisa, impugnano questa legge, la portano davanti alla Corte costituzionale costituita in maggioranza da giudici di sinistra e ne ottengono l'abrogazione". "E questo la sinistra lo chiama rispetto delle regole, ma è l'esatto contrario, è la negazione della democrazia, è un'anomalia grave che non va confusa con lavoro della grande maggioranza dei magistrati che sono persone perbene".
Immediata la riposta del segretario del Pd Pierluigi Bersani. "Quando il premier parla di giustizia, non si sa mai cos'abbia in testa. La sta già azzoppando in modo molto serio con la legge sulle intercettazioni". "Combatteremo su quella - osserva Bersani riferendosi al ddl sulle intercettazioni - e se ne arriveranno altre combatteremo su altre".
I talk show Rai contro il governo - Silvio Berlusconi, sul sito Internet dei simpatizzanti del Pdl ha risposto anche a domande relative alla situazione in cui versa la tv italiana. "La sinistra continua a ripetere come un mantra che il presidente del Consiglio controlla tutte le televisioni", ma in Rai "tutti i talk show tranne uno sono contro il premier e il governo" ha affermato. Per quanto riguarda Mediaset il premier ha aggiunto che, a parte Emilio Fede "l'ultimo dei Mohicani che fa il tifo per me", tutte le altre trasmissioni sono assolutamente "super partes". E ha aggiunge: "Per apparire in Tv, il premier in Italia dispone di una conferenza stampa di fine anno oppure di uno o due talk show all'anno dove i temi sono scelti da altri e i tempi sono cosi' ristretti da impedire una comunicazione efficace". Tra l'altro c'è "una comunicazione che considero del tutto impossibile nei pollai allestiti" in alcune trasmissioni dove "si fa solo diffamazione e disinformazione a vantaggio di una stessa parte politica che è la sinistra".
Iva - A proposito dell'Iva, Berlusconi ha dichiarato che si tratta di "una promessa che il nostro governo ha mantenuto". L'Iva per cassa, ha aggiunto "è uno dei primi provvedimenti varati come governo dopo le elezioni, la complessità della materia ha reso necessario un regolamento attuativo, ma dall'aprile 2009 è vigente e, a quanto mi risulta, applicata".
Par condicio - Sul sito forzasilvio.it il presidente del Consiglio ha inoltre preannunciato una riforma della par condicio. "Per impedirmi di comunicare in tv la sinistra si è anche inventata la legge della cosiddetta par condicio"; "appena possibile dovremo rivedere da cima a fondo le regole sulla comunicazione politica in televisione".
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12/05/2010
Microsoft integra Office con il web
Microsoft integra Office con il webLa sfida con google in un settore chiave del business dell'azienda di redmond. Disponibile alle aziende la versione 2010: per la prima volta alcuni programmi (Word, Excel, Powerpoint) saranno fruibili online e il file si potranno salvare su web
Word, Excel e soci si aprono definitivamente al web. Disponibile da oggi alle aziende (il lancio al pubblico è previsto per giugno), Microsoft Office 2010 presente poche novità immediatamente visibili per chi è abituato alla versione 2007 (l'interfaccia "Ribbon", "a nastro" pressoché analoga) ma molti miglioramenti "sotto il cofano" e nelle funzioni, soprattutto per chi usa le modalità avanzate di lavoro collaborativo in azienda.
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WEB E SOCIAL NETWORK - C'è per la prima volta la possibilità di avere alcuni applicativi fruibili online (Web Apps) e quindi di salvare i propri documenti "nella nuvola" del web piuttosto che su un pc fisico, per poi andare a editarli in modalità avanzata con i più evoluti programmi (Word, Excel, Powerpoint, Access, etc) installati fisicamente sulle macchine. Oltre a questa grossa novità ci sono ovviamente molti interventi sui singoli programmi, per lavorare meglio e più rapidamente. Molte novità sono concentrate su Outlook che, oltre a una gestione più semplice dei grossi flussi di messaggi, gestirà anche l'integrazione con i social network, ormai parte integrante della vita digitale della maggioranza degli utenti.
Due le versioni riservate alle aziende, mentre altri 6 pacchetti, con costi differenti saranno riservati al pubblico dei consumatori.
PROVOCAZIONE GOOGLE - Microsoft risponde così, in un settore chiave del proprio business, alla sfida di Google e al suo modello web-centrico. Proprio la casa di Mountain View, alla vigilia del lancio di Office 2010, ha pubblicato sul suo blog aziendale una tabella che confronta il suo Google Docs con le (ormai vecchie) versione di Office 2003/2007. E invece di investire risorse nell'upgrade al 2010 invita gli utenti a passare Google Docs.
p. ott.
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19/03/2010
Cavaliere indagato, il fascicolo a Roma
Cavaliere indagato, il fascicolo a Roma
L’inchiesta su Politica e tv. Restano invece alla Procura di Trani le indagini su Innocenzi e Minzolini e i testi delle intercettazioni
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| Berlusconi (Fotogramma) |
TRANI - Le carte sono pronte. Le ultime firme stamattina e poi il fascicolo Berlusconi sarà trasmesso altrove. A Roma, pare, perché è lì che sono stati commessi i reati contestati al presidente del Consiglio: concussione e «violenza o minaccia a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario». La procura di Trani quindi si è convinta: non è sua la competenza per la parte del caso Rai-Agcom che riguarda il premier Silvio Berlusconi. Restano invece ancorate a Trani (perché commessi qui i reati) le indagini sugli altri due inquisiti, il commissario dell'Authority per le Comunicazioni Giancarlo Innocenzi (accusato di favoreggiamento) e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini (al quale è stata contestata la rivelazione di segreto istruttorio). Le carte passano a Roma, è vero. Ma di fatto le intercettazioni ormai note fra il premier e il commissario Agcom resteranno a Trani assieme al fascicolo di Innocenzi (a meno che anche per quel fascicolo si decida la competenza romana). Perché sarebbe impossibile un eventuale processo a Innocenzi che non tenesse conto dei colloqui telefonici con il presidente del Consiglio.
Perché ad accusare il commissario dell'Authority ci sono per lo più le chiamate fatte o ricevute da Silvio Berlusconi: le parole scambiate fra i due per "concertare" la chiusura di Annozero, la trasmissione di Santoro sgradita al Cavaliere. Spesso era il presidente che chiamava il commissario e per Innocenzi era quasi sempre un tormento perché gli toccava discutere ogni volta daccapo la stessa richiesta: impedire a Santoro di andare in onda. Le trasmissioni che Berlusconi non avrebbe voluto vedere alla fine non sono state bloccate, nonostante Innocenzi abbia tutte le volte convocato una sfilza di politici, amici magistrati, dirigenti Agcom, Rai, della Vigilanza. Lo scopo era studiare un modo, che apparisse il più legale possibile, per bloccare Annozero. Eppure quando Innocenzi fu sentito dai magistrati di Trani, il 17 dicembre dell'anno scorso, negò categoricamente di aver mai ricevuto pressioni per intervenire su qualche programma televisivo. «Mai» disse davanti alle domande del pubblico ministero Michele Ruggiero. Ne è sicuro? lo incalzò il sostituto «Assolutamente sì». Anzi, di più: disse «Non è nelle nostre competenze imporre la sospensione di un programma ». Ci aveva provato, invece, a più riprese. Il 30 novembre 2009, mentre era al telefono con il vicepresidente della Commissione parlamentare di vigilanza Giorgio Lainati, sembrava convinto di aver trovato una soluzione alle richieste pressanti del premier. Credeva che Santoro stavolta non avrebbe trasmesso la puntata sul caso Mills (che poi invece andò in onda) e immaginava già una reazione possibile: «È evidente che un secondo dopo verrà scatenato il putiferio a Zavoli».
Giusi Fasano
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18/03/2010
Il Cavaliere chiamò i carabinieri «Santoro vi offende, fate un esposto»
Il Cavaliere chiamò i carabinieri «Santoro vi offende, fate un esposto»
Politica e tv - Le carte. E in una telefonata a Innocenzi: «Clima di odio, volevano ammazzarmi»
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| Il premier con il generale Gallitelli |
TRANI — Un giorno fra fine ottobre e metà novembre del 2009. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è infuriato perché Annozero di Michele Santoro «non fa che trasmettere puntate contro di me», dice. Si lamenta con più di un interlocutore. Soprattutto con chi crede che possa risolvergli il «problema Santoro» facendo qualcosa che blocchi la sua trasmissione. A un certo punto chiama il generale di Corpo d’Armata Leonardo Gallitelli. Il presidente del Consiglio vorrebbe che il generale firmasse un esposto contro Santoro per le parole anticarabinieri pronunciate durante Annozero. Ma di quella telefonata non c’è traccia da nessuna parte. Non è agli atti semplicemente perché né Berlusconi (indagato per concussione e minaccia) né il generale sono intercettati. Per il generale non ce ne sarebbe motivo, per il capo del governo, sebbene sott’inchiesta, non è possibile procedere alle intercettazioni se non c’è un’autorizzazione formale della Camera (mai chiesta).
La telefonata a Innocenzi
Però è intercettato Giancarlo Innocenzi, il commissario dell’Agcom che nell’inchiesta di Trani è indagato per favoreggiamento. E il Cavaliere lo chiama. «Ho parlato con Gallitelli per la storia dell’esposto» gli spiega. «Allora va bene, ti chiamerà lui». Effettivamente il giorno dopo Gallitelli chiama Innocenzi, anche perché è difficile, se sei un generale dei carabinieri, non fare la cortesia di una chiamata chiesta dal premier. La chiamata c’è. Quello che non c’è è l’esposto di Gallitelli che, stando ai fatti, non esaudisce il desiderio del presidente.
«Volevano ammazzarmi»
Il premier è stressato perché è convinto che tutte le parole contro di lui pronunciate ad Annozero alimentino un clima di odio nei suoi confronti. In una delle tante sfuriate con Innocenzi cerca di fargli capire quanto quella trasmissione lo danneggi: «Dicono così tante cose contro di me... sono una fabbrica di fango. Pensa che l’altro giorno volevano perfino ammazzarmi. Sai, è venuto fuori che volevano farmi un attentato con una macchina accostata alla mia fra palazzo Chigi e casa. Qualcuno ha perfino minacciato la figlia di Ghedini».
Il pressing e Masi
Innocenzi, come dimostrerebbe più di una telefonata, si prende ogni volta l’impegno di aiutare il premier senza riuscire nell’intento. Il pressing di Berlusconi è tale da far dire al direttore generale della Rai Mauro Masi (poi aggiornato sulle telefonate, perfino sugli insulti del premier contro Innocenzi): «Pressioni così manco nello Zimbabwe». Eppure Masi, anche se riluttante, si dà molto da fare per non scontentare il presidente. Fin troppo, sono convinti in Procura, dove due giorni fa hanno acquisito agli atti le carte che lo stesso Michele Santoro ha messo nelle mani dei pubblici ministeri durante la sua deposizione. E’ lo scambio di lettere fra lui e il dg Rai e gli inquirenti sembrano avere da quelle carte una sorta di conferma del «ruolo attivo» di Masi nelle azioni anti-Santoro. «La situazione del dg Rai» confida a uno di loro «è compromessa ».
I contatti con Letta
Dall’inchiesta di Trani emergono ogni giorno nuovi dettagli, altri stralci di intercettazioni. Gli ultimi riguarderebbero il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: una telefonata di inizio dicembre 2009. E’ Innocenzi che telefona al sottosegretario dopo aver ricevuto una sfilza di chiamate dal presidente del Consiglio e averne fatte altrettante nel tentativo di mettere a punto le sue richieste. Innocenzi spiega a Letta i passaggi fatti fino a quel momento. «La Vigilanza sa tutto... Masi, sa tutto l’Autorità». Dice che ha «fatto fare a due amici magistrati tutta l’analisi». Insomma: il «pacchetto anti-Santoro» è pronto. Innocenzi spiega a Letta che «ho dato tutto a Mauro» (secondo la Procura Mauro Masi) e gli dice che però Mauro vuole pararsi le spalle: quel che serve è che Calabrò, il presidente dell’Authority delle comunicazioni, dica a Santoro: «Niente trasmissione, non la puoi fare». Letta non commenta con approfondimenti. Sembra liquidare il suo interlocutore e taglia corto: «Va bene, lo cerco». In sostanza deve cercare Calabrò e convincerlo a fare il passo forte che vuole Mauro Masi.
Le lamentele
Ancora una volta Innocenzi telefona a Masi. E si lamenta di come Berlusconi lo tratta. « Mi manda a quel paese ogni tre ore», confida al dg Rai. «Mi insulta. Mi dice che l’Agcom si deve vergognare, che è una barzelletta». Masi raccoglie gli sfoghi e ogni volta prova ad aiutare l’amico vessato. Ma non intende scoprirsi senza motivo: o c’è la carta giusta, l’esposto, l’ordine dell’autorità giusta, oppure lui non fa niente.
La puntata su Mills
L’ordine giusto non arriva. Santoro manda in onda la trasmissione sul caso Mills e Berlusconi va su tutte le furie. Chiama Innocenzi e lo riempie di insulti. Il commissario Agcom cerca di difendersi come può: «Sono anche andato da Calabrò incazzato come una biscia» cerca di giustificarsi. Ma il Cavaliere non si contiene. E chiede di fermare quantomeno la trasmissione del giovedì successivo: «Giovedì sera c’è il processo Spatuzza, voi non riuscite veramente a fare questa roba...». E’ un altro tormento per Innocenzi. Che ancora una volta però mette in moto la macchina contro Annozero. Tutto inutile.
Giusi Fasano
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16/03/2010
Alfano: «Talpe da individuare e punire» Santoro ascoltato dai pm di Trani
Alfano: «Talpe da individuare e punire» Santoro ascoltato dai pm di Trani
L'inchiesta rai-agcom. Il giornalista sentito per due ore dai magistrati: «Annozero? Pressioni di dominio pubblico»
| Michele Santoro |
TRANI - Michele Santoro al mattino, gli ispettori nel pomeriggio. Giornata impegnativa al palazzo di giustizia di Trani, al centro delle cronache per l'inchiesta sulle presunte pressioni del premier, Silvio Berlusconi, per bloccare Annozero. «Gli ispettori da oggi hanno cominciato a lavorare senza interferire nell'inchiesta per contribuire all'accertamento di quanto accaduto principalmente in riferimento alla presenza di talpe, che ci auguriamo vengano immediatamente individuate e punite» ha spiegato il ministro della Giustizia Angelino Alfano. In attesa di incontrare gli ispettori inviati da via Arenula, i magistrati di Trani hanno ascoltato per due ore Santoro, sentito come persona informata dei fatti. «Non posso fornire alcun elemento - ha affermato il conduttore di Ann0zero al termine dell'audizione - non si possono dare informazioni sul contenuto del colloquio avuto con i magistrati». «Per quanto riguarda le pressioni che ci sono state su Annozero - ha proseguito Santoro - credo che siano pressioni di dominio pubblico».
«PARTE CIVILE» - «Pressioni pubbliche ci sono sempre state - ha aggiunto il conduttore di Annozero, - editti bulgari sono stati pronunciati e mai rimossi e contemporaneamente si è andati anche a chiudere, con una decisione storica, negativa, tutti i programmi di approfondimento informativi in campagna elettorale, sottraendo un servizio pubblico importante all'opinione pubblica che ha diritto ad essere informata». Quanto all'ipotesi di costituirsi parte civile, Santoro ha poi spiegato: «Come è stato detto da alcuni miei collaboratori, ho semplicemente detto di considerare la possibilità da parte mia di valutare la mia posizione di persona offesa».
ALFANO E GLI ISPETTORI - Nel pomeriggio. gli ispettori inviati dal ministero della Giustizia incontreranno il capo della Procura di Trani, Carlo Maria Capristo, che sarà affiancato dai quattro sostituti procuratori titolari della indagine sulla vicenda Rai-Agcom. Gli inviati ministeriali - ha spiegato Alfano - devono «contribuire all'accertamento di quanto avvenuto relativamente ad alcune patologie che sono sotto gli occhi di tutti», ma «non interferiscono, non possono e non vogliono con le indagini». Tre in particolare i nodi che sono chiamati a verificare: eventuali irregolarità nell'utilizzo delle intercettazioni («a strascico», le ha definite il ministro), la competenza territoriale della Procura di Trani, anziché di quella di Roma, e la fuga di notizie («gravemente immorale oltre che illegale»). Quanto al Csm, che dovrebbe discutere in giornata del caso degli ispettori inviati a Trani dal Guardasigilli, Alfano ha assicurato che non esiste alcun conflitto tra il ministero della Giustizia e il Csm, sottolineando però che l’organo di autogoverno della magistratura, «deve risolvere i problemi della giustizia e non fare politica».
L'INCHIESTA - Nel registro delle notizie di reato - a quanto si è appreso - sarebbero iscritti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per concussione e minacce (reati commessi, secondo l'accusa, ai danni dell'Autorità garante delle comunicazioni), il commissario Agcom, Giancarlo Innocenzi, per favoreggiamento (in un interrogatorio del 17 dicembre scorso avrebbe negato di aver ricevuto pressioni dal premier perché fossero presi «provvedimenti» contro la trasmissione di Santoro), e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per violazione del segreto investigativo (avrebbe reso noto il contenuto dell'interrogatorio al quale era stato sottoposto dalla Procura di Trani).
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14/03/2010
Zavoli: «La Rai ripristini i programmi di approfondimento politico»
Zavoli: «La Rai ripristini i programmi di approfondimento politico»
Il presidente della commissione di Vigilanza. «Perso gran parte del tempo che spettava al Paese per misurarsi con le proprie idee sulle prossime elezioni»
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| Sergio Zavoli (Lapresse) |
ROMA - La Rai ripristini i programmi di approfondimento politico cancellati dall'attuale interpretazione della par condicio. Lo ha richiesto il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli. «Oggi tocca al consiglio di amministrazione della Rai che ha il prestigio, il senno e il dovere di fare, con i suoi margini d'autonomia, la prima mossa ripristinando i programmi di approfondimento», ha dichiarato Zavoli in una nota alla vigilia della riunione in seduta straordinaria del cda Rai in programma lunedì. «Tra errori veri e finti, diritti calpestati e declamati, si è perduta gran parte del tempo che spettava al Paese per misurarsi con le proprie idee sulle prossime elezioni».
RISCHI - Una situazione che «va sfebbrata», aggiunte Zavoli. «Il rischio è che all'appuntamento arrivino prima i comunicati sulle dispute e poi le idee su come votare. Fermiamoci, ciascuno rinfoderi le sue ragioni; poi, a conti fatti, ci si raccolga intorno alla politica per rifare, se possibile insieme, le regole prima di mandare all'aria la credibilità di una Repubblica alla quale i padri costituenti avevano augurato di 'non essere ancella di se stessa, di scuotersi, sapendo per cosa veramente doversi battere...'», vale a dire - conclude Zavoli - «per le regole». E intanto il Cda Rai - dice il senatore - cominci con il fare la prima mossa decidendo autonomamente per la messa in onda dei programmi di approfondimento al momento sospesi.
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05/03/2010
Par condicio: non c'è Annozero, crollano gli ascolti di Rai2, perso il 10,8% di share
Par condicio: non c'è Annozero, crollano gli ascolti di Rai2, perso il 10,8% di share
Al posto del talk show di santoro è andato in onda il film «la carica dei 101». Durante la stessa fascia oraria i vari programmi hanno fatto registrare 2,5 milioni di spettatori in meno
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| Michele Santoro (Afp) |
MILANO - Il nuovo regolamento sulla par condicio in Rai pesa, eccome. Sugli ascolti in primo luogo e quindi di riflesso sulla pubblicità. Lo testimonia anche il risultato in termini di ascolti di Rai2 di giovedì che ha fatto registrare una perdita secca di 2.594.000 telespettatori pari al 10.80% in termini di share nella fascia oraria 21,14-23,40, quella normalmente dedicata ad Annozero.
CALO DI AUDIENCE - Senza il programma di Michele Santoro, Raidue registra un brusco calo in termini di audience, lasciando per strada oltre la metà degli ascolti ottenuti il giovedì sera. È quanto risulta dalle comparazioni dei dati Auditel effettuate dalla stessa redazione della trasmissione. In virtù del regolamento della par condicio sono stati cancellati i talk show: giovedì dunque il programma di Santoro non è andato in onda. Nella fascia occupata da Annozero - 21,14-23,40 - Raidue è stata seguita da 1.970.000 telespettatori pari cioè all'8,42%. Giovedì scorso, 25 febbraio, la puntata di Santoro sul caso Morgan era stata seguita da 4.564.000 telespettatori (19,22%). Nella serata di giovedì scorso, l'offerta di Raidue comprendeva La carica dei 101 dalle 21,04 alle 22,45: per il film 2.574.000 telespettatori e il 9.66% (e giovedì prossimo si prepara già la messa in onda del sequel, La carica dei 102). A seguire, tre minuti di Elezioni regionali, dalle 22,47 alle 22,50: per la rubrica 807.000 telespettatori e il 3,52%. Quindi, dalle 22,51 alle 23,04, il Tg2 con 988.000 spettatori e il 4,54%. Infine Electra - in onda dalle 23,07 alle 24,35 - con 837.000 spettatori pari al 7.29%.
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03/03/2010
Conduttori Rai in piazza contro lo stop ai talk show
Conduttori Rai in piazza contro lo stop ai talk show
Sit in di protesta con Giovanni Floris, Michele Santoro, Bruno Vespa contro la cancellazione dei programmi d'informazione in nome della par condicio decisa dai vertici di Palazzo Mazzini.
Dagli schermi tv alla piazza, contro la decisione del Cda Rai di sospendere alcuni talk show fino alle regionali. Protestano la Federazione della stampa e l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti della televisione pubblica. In piazza tutti i volti più conosciuti della televisione. Da Michele Santoro ad Andrea Vianello, passando per Giovanni Floris. In via Teulada c’era anche il popolo viola. Immancabili le reazioni politiche. Sostegno dall'Italia dei valori e dal Pd: "Per Berlusconi sarà un boomerang", prevede il segretario Pier Luigi Bersani. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, ha già chiesto al premier Silvio Berlusconi di intervenire.
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01/03/2010
Par condicio, il cda Rai ha deciso «Stop ai talk show fino a fine voto»
Par condicio, il cda Rai ha deciso «Stop ai talk show fino a fine voto»
Van straten: «è una scelta sbagliata». Cda vota a maggioranza la proposta di Masi: si fermano Porta a Porta, Annozero, L'ultima Parola e Ballarò
| Giovanni Floris, conduttore di Ballarò |
MILANO - Il consiglio d'amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle Regionali. Lo ha reso noto per primo il consigliere d'amministrazione Giorgio Van Straten, esprimendo la sua contrarietà. Successivamente, in un comunicato di viale Mazzini è stato specificato che il cda, «in applicazione» del regolamento varato dalla commissione di Vigilanza, ha deliberato a maggioranza «la sospensione temporanea, per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo Porta a Porta (Raiuno), Annozero, L'ultima Parola (Raidue), Ballarò (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali, dando mandato al direttore generale di assicurare i termini e le modalità operative per assicurare il rispetto delle previsioni del citato Regolamento». Le puntate delle trasmissioni sospese «verranno recuperate appena possibile», recita il comunicato Rai.
«RESTANO I TG» - «Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del TG1, non può rassicurare nessuno - ha detto Van Straten -. È una scelta sbagliata perché fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari. Come consigliere di amministrazione ho espresso la mia totale contrarietà a questa scelta di applicazione del regolamento della Vigilanza, un regolamento che oltretutto molti autorevoli giuristi hanno valutato come incostituzionale», ha concluso. La proposta del dg Mauro Masi sarebbe passata a maggioranza, contrari i consiglieri d’opposizione e il presidente Paolo Garimberti.
«UNA BRUTTA PAGINA» - Di decisione «contraddittoria e sbagliata, che tradisce profondamente i doveri del servizio pubblico» parla anche l'altro con consigliere d'opposizione Nino Rizzo Nervo. «Con cinque voti a favore e quattro contrari il consiglio di amministrazione - ha spiegato - è andato oltre lo stesso regolamento approvato dalla Commissione parlamentare che, pur limitando pesantemente la libertà di espressione, non prevedeva la cancellazione per un mese di programmi importanti come Porta a Porta, Ballarò, Annozero e L'ultima parola. Sconcerta anche la totale mancanza di rispetto dimostrata nei confronti delle capacità professionali dei conduttori e dei direttori di rete ai quali in sostanza si dice: vi sospendiamo sino alla fine della campagna elettorale perchè non ci fidiamo di voi». Per Rizzo Nervo, «commissione di Vigilanza e Rai hanno scritto una brutta pagina: la legge sulla par condicio è soltanto un alibi inconsistente tant'è che nei dieci anni di sua applicazione mai erano state soppresse trasmissioni di approfondimento giornalistico».
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