29/06/2011
Napoli, De Magistris bloccò i fondi ma adesso come sindaco li rivuole
Napoli, De Magistris bloccò i fondi ma adesso come sindaco li rivuoleIn gennaio all’europarlamento pur di boicottare il governo riuscì a far approvare una risoluzione in cui chiedeva di congelare 145 milioni per l’emergenza rifiuti in Campania. Adesso come sindaco si batte per riaverli. Mentre la Ue minaccia sanzioni
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31/05/2011
«Se vince de Magistris mi suicido» E ora la Rete prende in giro Mastella
«Se vince de Magistris mi suicido» E ora la Rete prende in giro MastellaDe magistris e l'ex guardasigilli. «Gli ricordiamo la promessa»:la pagina su Facebook conta più di 27 mila fan
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30/09/2010
Berlusconi: "La Salerno Reggio Calabria pronta per il 2013"
Berlusconi: "La Salerno Reggio Calabria pronta per il 2013"Bersani: "Come si fa a prendere sul serio quanto ha detto?". Casini: "Stamattina la sua maggioranza ha tagliato i fondi per questa infrastruttura. Lei lo sa? Prendono in giro lei o lei prende in giro noi?
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23/01/2010
Wall Street respinge la svolta di Obama Fed, rinnovo in dubbio per Bernanke
Wall Street respinge la svolta di Obama Fed, rinnovo in dubbio per Bernanke
FINANZA E REGOLE. Nuovo calo delle Borse americane dopo la stretta sulle banche promessa dal presidente
NEW YORK - Wall Street di nuovo in calo sulla scia della proposta di Obama per imporre nuovi limiti alle banche in termini di dimensioni e attività rischiose. A New York si è trattato del terzo calo consecutiva: il Dow Jones ha ceduto il 2,09%. Lo S&P 500 è arretrato del 2,21%. Il Nasdaq del 2,67%. Il tonfo degli ultimi due giorni spinge in rosso il bilancio settimanale dei listini, con il Dow Jones che lascia sul terreno il 4,1% e lo S&p 500 il 3,9%, appesantiti da un settore finanziario sotto forte pressione. Anche l'Europa ha chiuso in rosso, perdendo 55 miliardi di capitalizzazione e riportandosi dell'1,5% sotto ai valori di inizio anno, ma l'indice paneuropeo Stoxx 600 resta comunque in crescita del 36,75% rispetto al valore di un anno fa.
DRAGHI: BENE OBAMA - La proposta di Barack Obama di imporre nuovi limiti alle banche, risolvendo i problemi legati agli istituti ritenuti troppo grandi per fallire, ha incassato comunque il via libera del Financial Stability Board (Fsb), l'organismo presieduto dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. La proposta di Obama «rientra nel range di opzioni e approcci che l'Fsb sta valutando» nella preparazione del suo lavoro in vista del G20 di ottobre. «Un lavoro iniziato lo scorso autunno e che si tradurrà in raccomandazioni che saranno sottoposte ai leader» dei 20 paesi più industrializzati al mondo. L'Fsb - aggiunge la nota - sta esaminando anche altre opzioni per risolvere il problema del 'too-big-to-fail'», da risolvere con un «mix di approcci, data la diversità delle istituzioni e dei contesti nazionali e cross-border coinvolti. Allo stesso tempo, questi approcci - prosegue la nota - devono preservare un mercato dei servizi finanziari integrato» e non creare differenze negli approcci regolatori.
CASO BERNANKE - Inoltre, ad appesantire le Borse americane ci sono anche i dubbi sul rinnovo per il presidente della Federal Reserve. Il Bernanke-bis appare infatti in bilico: la riconferma del presidente della Fed alla guida della banca centrale per altri quattro anni non appare certa, nonostante la piena fiducia accordatagli dal presidente Barack Obama: «È la persona migliore per la Fed dopo aver contribuito a evitare la grande Depressione». A complicare il voto in Senato e il futuro di Bernanke è il numero crescente di defezioni in casa democratica. Un voto slittato alla prossima settimana anche se una data non è ancora stata fissata una data. Ad alimentare il coro di no all'attuale presidente della Fed sono due senatori democratici chiave: la californiana Barbara Boxer e Russell Feingold del Wisconsin. Indeciso su come esprimersi, invece, il leader della maggioranza in Senato, Harry Reid. «È il momento di cambiare», afferma Boxer. «Il prossimo presidente della Fed deve rappresentare una rottura con le pratiche del passato». Feingold, nello spiegare il proprio no, osserva: «Sotto la guida di Ben Bernnake la Fed ha permesso attività finanziarie irresponsabili che hanno portato alla peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione».
LA SQUADRA DI OBAMA - Con Bernanke in bilico la squadra economica presidenziale incassa un nuovo colpo e traballa. «Una delle conseguenze a sorpresa della debacle in Massachusetts è che i democratici si rivoltano contro gli architetti del salvataggio finanziario», sostiene sulle colonne del New York Times, il premio Nobel per l'economia Paul Krugman. «La riconferma di Bernanke non è certa, e Geithner e Summers sono apparentemente fuori». Il riferimento è all'ascesa dell'ex presidente della Fed Paul Volcker, a scapito dello stesso Geithner che, secondo indiscrezioni, si sarebbero detto scettico sulla linea dura scelta dal presidente, ritenendo che i nuovi limiti possano causare un'eventuale perdita di competitività a livello globale per le banche americane. Geithner comparirà il prossimo 27 gennaio in Congresso per fornire la propria versione del salvataggio di Aig e, soprattutto, delle e-mail inviate dalla Fed di New York, della quale nel 2008 era presidente, chiedendo al colosso assicurativo di non divulgare informazioni in merito ai pagamenti alle banche.
SALVATAGGI NECESSARI - «I contribuenti hanno salvato le banche e devono essere interamente rimborsati», afferma intanto Obama dall'Ohio, mettendo in evidenza come «stabilizzare le banche sia stata una pillola amara da digerire visto il ruolo che hanno giocato nel creare la crisi». I salvataggi, però, per quanto «impopolari» erano necessari per evitare «una catastrofe economica ancora maggiore: se il sistema finanziario fosse collassato, si sarebbe trascinato dietro l'intera economia e milioni di famiglie. Avremmo avuto una Seconda Grande Depressione». Ma, aggiunge, grazie alle azioni prese, «il peggio di questa tempesta economica è passato». (Fonte: Ansa)
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14/01/2010
Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia
Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia
«Non tutti ci credettero quando dissi che sarei rimasta ad hammamet». Anna Craxi: vivo nella nostra casa sulla collina e riposerò con lui
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| Bettino Craxi ad Hammamet (Ansa) |
HAMMAMET (TUNISIA)— Craxi lo seppellirono su un furgone Transit, dentro una fossa scavata nottetempo nella sabbia, sotto le mura della medina di Hammamet. Nella concitazione del funerale, un fotografo ci cadde dentro, lo tirarono fuori i colleghi a braccia. La bara era troppo piccola per il suo corpo: dovettero togliere il rivestimento di zinco per poterla chiudere. Dieci anni dopo, domenica prossima, verrà qui a onorarlo mezzo governo. Il suo migliore amico è presidente del Consiglio. La sua città gli dedica una via. Rino Formica e altri propongono di riportarlo in Italia. Lui però è ancora qui, tra le tombe di coloni francesi del secolo scorso e la lapide di un bambino che «visse tra due crepuscoli».
«E qui Bettino resterà, come lui stesso ha stabilito. Per me non è cambiato nulla. Ho tenuto fede a quanto dissi allora: sono rimasta ad Hammamet, sono diventata cittadina della Tunisia. Vede quella lapide, vicina a quella di mio marito? È di mia madre, Giuseppina. Ha vissuto con me fino a quando non è morta, qui, nell’agosto del 2008, a 98 anni. Vede quello spazio accanto a Bettino? È per me. L’abbiamo tenuto libero in tutti questi anni. Ce lo siamo promessi quando vedemmo per la prima volta questo cimitero, nel 1967: un domani riposeremo insieme». Anna Craxi viene qui quasi ogni giorno, in silenzio. Non ha dato interviste per questo anniversario, né lo farà. «Non tutti ci credettero, quando dissi che non sarei tornata in Italia. Invece vivo nella nostra casa sulla collina, con la sua pensione da parlamentare: 5.127 euro. Non ci credevano neppure quando Bettino diceva che sarebbe tornato solo da uomo libero. Era una persona di parola, mio marito. Non potevo essere da meno». Dieci anni fa si celebrarono le esequie di un uomo in disgrazia. Funerali di Stato; ma dello Stato tunisino. Berbere le divise del picchetto d’onore. Litanie in arabo. Al governo c’era D’Alema, che mandò Minniti, Dini e Angius: entrarono in chiesa cinque minuti dopo l’inizio ma furono notati lo stesso e presi a monetine, come Craxi sotto il Raphael. Uno che c’era allora e tornerà adesso, Fabrizio Cicchitto, racconta che pareva di essere tra reduci di Salò: una rabbia da esuli in patria. Volti noti alle cronache — Giallombardo, Mach di Palmstein, Renato Squillante, Del Turco, La Ganga —, giornalisti amici — Onofrio Pirrotta, Alda D’Eusanio stretta a Mengacci— e una piccola folla di assessori, amministratori della Metro milanese, dirigenti siciliani del Psi che nella caduta del capo avevano visto il segno della propria disgrazia. Da quel giorno, al cimitero sono stati raccolti 25 registri zeppi di firme. Migliaia di italiani sono stati sulla tomba di Craxi. Qualcuno lo maledice, altri gli chiedono perdono. Chi invoca la punizione divina su Borrelli, chi sui comunisti. Gli rimproverano Berlusconi e lo ringraziano per Berlusconi.
Dieci anni fa, al cimitero, Berlusconi piangeva con le lacrime. Al suo fianco c’era anche Veronica, che — ricorda Anna Craxi— negli anni dell’esilio telefonava ogni sera. Berlusconi chiamava di rado, sempre dall’estero, per paura delle intercettazioni. Dice oggi Bobo, che ad Hammamet ha passato le vacanze di Natale: «La guerra del Cavaliere non è la nostra. La nostra guerra è finita con la morte di papà. Il paragone è improponibile: Berlusconi è il padrone d’Italia, non ha nulla da temere; Craxi era solo contro i giudici. Io ho cercato di tenerne viva l’eredità salvando un piccolo partito socialista. Non ci sono riuscito. Ricordo quando con De Michelis andavamo ai vertici di maggioranza, tra il 2001 e il 2006: ci trattavano con sufficienza, come intrusi; l’unico cortese era Fini. Da questo anniversario non mi attendo nulla, fuorché le parole di Napolitano. Ho parlato spesso con lui, nei due anni che sono stato nel governo Prodi. Credo che il capo dello Stato dirà cose destinate a lasciare il segno». La casa sulla collina è quasi come l’ha lasciata lui. La piscina senz’acqua, i cimeli di Garibaldi, il busto del Duce, una delle false teste di Modigliani omaggio dei burloni livornesi, il ritratto di Anna vestita di rosso. Qualche ospite ha creduto di riconoscere un quadro di sua proprietà e ha intentato una causa per ricettazione. Foto di Stefania bambina sul pony e di Craxi gigantesco con una lady Diana quasi intimidita; Bobo in divisa da recluta dell’Aeronautica, Reagan con il cappello da cow-boy. Ricorda la signora Anna che, una delle prime estati, quando i figli erano piccoli e vedevano le vacanze nella Tunisia preturistica come un incubo, il marito inventò una caccia al tesoro, animata da un personaggio immaginario: Axi. Ogni sera Axi lasciava un biglietto con l’indicazione per il giorno dopo. Stefania ha conservato l’ultimo: «Picchi picchi/ siete proprio due bei micchi/ il tesoro è qui a due passi/ e voi due cercate sassi/ il tesor, milioni e rotti/ troverete in via Condotti». Il tesoro— un baule con monete e mani di Fatima portafortuna — era nella condotta dell’acqua, trovata dal rabdomante del villaggio. Poi Hammamet (che è il plurale di «hammam» e quindi significa banalmente Bagni) divenne luogo dell’immaginario. Paolo Rossi cantava: «Dov’è finita la fontana di piazza Castello? Ad Hammamet! » . «Ad Hammamet!» gridava Pecoraro Scanio, futuro ministro, salendo in groppa a un cammello al Gilda on the Beach, dopo aver tagliato la torta per il compleanno di Tangentopoli. Tra il ’94 e il 2000 la casa sulla collina divenne la scena di una vicenda a tratti drammatica, a tratti picaresca. Arrivavano Lucio Dalla dopo un concerto a Cartagine e volenterosi con le presunte prove che Di Pietro era un agente della Cia, Vauro con un sacchetto di terra italiana emilitanti socialisti con caciotte e dolci regionali, Arafat e l’intera giunta di Aulla. Artisti minori dipingevano e scolpivano in veranda. All’ingresso vegliavano le Tigri dei corpi speciali di Ben Alì: un giorno — ricorda Bobo — riferirono con toni da cospiratori di «un italiano sorpreso mentre preparava un attentato a Craxi, che aveva detto di chiamarsi Scalfaro o Scalfari. Ci facemmo due risate». Bettino dipingeva vasi tricolori, mandava fax ai giornali anche di notte e scriveva furiosamente: un giallo, Da Parigi a Hammamet, poesie che ora saranno pubblicate, la storia di un martire cristiano in Tunisia rimasta incompiuta.
Poi, a ogni anniversario, si è celebrato qui il rito craxiano. Voli charter con mezza pensione e pernottamento, tutto incluso. Gare di processi tra i pellegrini (la spuntò Giovanni Battista Lombardozzi sindaco di Guidonia: 22 assoluzioni su 22). Antonio Craxi, il fratello, che ne vaticinava la reincarnazione, il sindaco di Aulla che progettava di trafugare la salma. Cene da Achour, il ristorante che ancora espone il suo ritratto. Chokri, il piccolo cui Bettino pagò i denti nuovi, è partito militare. Marcello, il centralinista del Raphael, si è convertito all’Islam: ora si chiama Mohammed, ha sposato una tunisina, gli è appena nato il secondo figlio. Racconta Bobo che il cimitero sotto le mura della medina è diventato anche «il rifugio del capro espiatorio. Il debito pubblico? Colpa di Craxi. Di Pietro? Colpa di Craxi. Berlusconi? Colpa di Craxi. Un giornale importante mi chiamò per informarmi che in realtà Noemi Letizia era figlia sua, e quindi mia sorella: minacciai querela. La tomba di Craxi come una discarica per ogni male della nazione». Forse. Ma anche segno di una storia patria che — sia pure in circostanze imparagonabili — non depone i leader ma li abbatte. Monza, piazzale Loreto, via Caetani. Ferita aperta, pietra dello scandalo, memento di quanto l’Italia sappia essere prima servile e poi crudele.
Aldo Cazzullo
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21/05/2009
INDIA: ABBATTUTA CASA BABY ATTRICE DA OSCAR
INDIA: ABBATTUTA CASA BABY ATTRICE DA OSCAR
NEW DELHI - Il comune di Mumbai ha abbattuto anche l'altra casa della baby attrice Rubina Ali e la polizia ha picchiato il padre, che cercava di opporsi alle ruspe. La piccola star indiana del film Il Milionario, vincitore di otto premi Oscar, quando è stata intervistata è scoppiata in lacrime, disperata perché non sa dove andare a dormire e perche' il padre è ferito. La settimana scorsa il comune della capitale economica dell'India aveva mandato i bulldozer ad abbattere lo slum di Garib Nagar.
Tra le baracche abbattute, anche quella di Azhar, l'altro baby attore del film, e quella della madre naturale di Rubina, subito accorsa sul posto e ripresa dalle telecamere mentre piangeva abbracciando sua madre. Stamattina le ruspe hanno continuato l'opera di demolizione della baraccopoli abbattendo, fra le altre, l'abitazione nella quale Rubina viveva con suo padre e con la seconda moglie di questi, Munni Qureshi, che alla televisione ha denunciato che suo marito è stato anche picchiato dalla polizia mentre tentava di bloccare la demolizione della casa.
Nonostante il film diretto da Danny Boyle abbia vinto premi e incassato milioni di euro, la vita per i piccoli attori non è cambiata e dopo le riprese hanno continuato a vivere nelle baracche dalle quali sono stati scelti per girare il film. Sia il governo del Maharastra che diversi privati avevano promesso una casa ai baby attori che avevano portato lustro all'India. Ma delle case, come anche dei soldi della produzione, non si è vista l'ombra e i baby attori protagonisti del film continuano a vivere nello stato di indigenza nel quale si trovavano prima di venire selezionati. Di recente la piccola Rubina era già finita all'attenzione delle cronache quando il settimanale britannico The News of the World ha sostenuto che il padre sarebbe stato disposto a venderla ad una coppia araba per 200mila sterline. Una notizia poi smentita dall'interessato.
07:12 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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21/01/2009
PERDE CAUSA CONTRO BERLUSCONI SU PROMESSE ELETTORALI
PERDE CAUSA CONTRO BERLUSCONI SU PROMESSE ELETTORALI

MILANO - Aveva citato in giudizio Silvio Berlusconi per mancato mantenimento di promesse elettorali, ma alla fine il Tribunale civile gli ha dato torto. La singolare causa era stata avviata da Andrea Casamassima, che accusava il premier di aver fatto dichiarazioni non rispettate nel corso della trasmissione "Porta a Porta" dell'8 maggio 2001. In quella occasione, Berlusconi aveva dato lettura del "Contratto con gli italiani", in cui si impegnava a non ripresentare la propria candidatura se al termine dei cinque anni di governo non fossero stati raggiunti i traguardi enunciati.
Malgrado tali promesse non fossero state realizzate, Berlusconi sarebbe rimasto in lizza nelle successive elezioni politiche. Da qui una richiesta di risarcimento simbolico formulata nella misura di 5 mila euro, che però la prima sezione del Tribunale civile ha respinto sostenendo che quelle dichiarazioni non potevano avere valore contrattuale. Per effetto di questa decisione, il promotore della causa è stato condannato a pagare 500 euro al presidente del Consiglio oltre alle spese di giudizio fissate in 7.551 euro.
23:11 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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