30/04/2011
Una soluzione per fermare il declino
Una soluzione per fermare il declinoLa proposta di 7 mosse per l'italia. Possibile che invece di subire passivamente gli eventi non ci rimbocchiamo le maniche e li preveniamo da subito?
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09/02/2011
Politica e criminalità, i dati dell'Antimafia
Politica e criminalità, i dati dell'AntimafiaLa proposta dell'ex ministro: «Il codice di autoregolamentazione diventi legge». Alle ultime amministrative 45 violazioni, tutte al Centro e al Sud. Pisanu: «Ma il fenomeno è di certo più ampio»
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12/01/2011
Adesso Platini fa tremare le big: niente Coppe per le società in rosso
Adesso Platini fa tremare le big: niente Coppe per le società in rossoLe società hanno debiti per 1,2 miliardi di euro. Idea 2022: rivoluzionare i calendari e giocare i mondiali a gennaio
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29/12/2010
Affondo dell'Isvap sulla Rc auto «Possibile una riduzione dei premi»
Affondo dell'Isvap sulla Rc auto «Possibile una riduzione dei premi»UN PACCHETTO DI PROPOSTE PER REGOLARE LE ASSICURAZIONI. L'Istituto propone di abbassare le tariffe del 15-18 % , l'abolizione del tacito rinnovo e regole contro le frodi
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13/09/2010
L'Udc cambia nome e chiede aiuto al web
L'Udc cambia nome e chiede aiuto al webL'obiettivo è invitare gli utenti a formulare proposte per trovare la sigla di “una nuova realtà”: il "Partito della Nazione". In palio, ci sono 5.000 euro. È il primo esperimento di crowdsourcing applicato alla politica italiana
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16/04/2010
«La mafia italiana famosa per Gomorra»
«La mafia italiana famosa per Gomorra»E sull'emergenza affollamento carceri: «Scontare ai domiciliari l'ultimo anno di pena». Il premier: «Sarebbe la sesta al mondo, ma fiction e letteratura sono un supporto promozionale»
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| Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (Eidon) |
ROMA - «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c'è stato un supporto promozionale che l'ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto...». Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi a margine della presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata, dopo la riunione del Consiglio dei ministri. Già in passato il Cavaliere aveva citato lo sceneggiato della Rai come esempio di trasmissione che danneggia l'immagine del Paese. Ora ha aggiunto anche il libro di Roberto Saviano. «Vorrei dire che tutti i mafiosi di cui si parla nelle fiction - ha però chiosato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano - , l'ultima è il Capo dei capi, sono sottoposti al regime di 41 bis».
«MAFIE DISTRUTTE ENTRO LEGISLATURA» - Il premier ha ribadito la volontà del governo di porsi come obiettivo di legislatura «di avere distrutto tutte le organizzazioni criminali». «Abbiamo superato le cinquecento operazioni di polizia giudiziaria, con quasi cinquemila arresti di presunti criminali - ha sottolineato - . La nostra azione di contrasto alla criminalità organizzata non ha nessun paragone possibili con precedenti governi». «In meno di due anni di governo - ha aggiunto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - abbiamo arrestato 23 latitanti della lista dei 30, considerati come i più pericolosi. L'ultimo, due giorni fa, è Nicola Panaro detto 'Nicolinò vero reggente del clan dei Casalesi». Il ministro ha poi evidenziato che «sono stati sottratti alla criminalità organizzata oltre 10 miliardi di euro». «Sono 16.679 i beni sequestrati alla criminalità organizzata - ha precisato Maroni - per un controvalore di 2 miliardi di euro mentre ne sono stati confiscati 4407, al 31 marzo, per un controvalore di 2 miliardi. Complessivamente il patrimonio sottratto alla mafia da quando siamo al governo supera largamente i 10 miliardi di euro». Maroni ha poi fatto osservare come «gli interessi delle organizzazioni criminali si stanno spostando fuori dall'Italia perchè sta diventando un paese in cui queste organizzazioni non si sentono più a proprio agio».
ULTIMO ANNO DI CARCERE AI DOMICILIARI - Berlusconi ha poi spiegato che l'esecutivo è al lavoro sul fronte dell'emergenza affollamento nelle carceri e che a questo proposito si potrebbe pensare di far scontare ai detenuti l'ultimo anno di carcere ai domiciliari. «Stiamo lavorando per aumentare la capacità delle carceri - ha detto - e a un decreto legge che preveda che a chi manca solo un anno di detenzione vada ai domiciliari. Nessuno ha interesse a sottrarsi a questa misura perché se scappassero vedrebbero raddoppiata la durata della loro detenzione».
Redazione online
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09/04/2010
«Io candidato? Non è il mio mestiere Oggi non c'è spazio per la politica pulita»
«Io candidato? Non è il mio mestiere Oggi non c'è spazio per la politica pulita»«L'emergenza rifiuti in Campania? Non è risolta. Hanno solo spazzato un po' il centro». Roberto Saviano in videochat con i lettori di Corriere.it: «Ho ricevuto proposte da tutti, anche dalla Lega Nord»
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| Roberto Saviano durante la videochat con i lettori di Corriere.it |
MILANO - Un sondaggio della Swg per l'Espresso lo indica come ousider tra i possibili sfidanti di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni politiche. E tra quanti leggono i suoi libri, sono molti quelli che lo vorrebbero impegnato in prima persona nella gestione della cosa pubblica, per dare una risposta di legalità a quel malaffare che, come raccontato in «Gomorra» e in tutti i suoi lavori, poggia sostanzialmente sul doppio pilastro di politica e criminalità in stretta connessione. A dire il vero, negli ultimi tempi le proposte di candidatura non gli sono mancate: dal Pd alla sinistra più radicale, dall'Italia dei valori a Forza Nuova. E perfino la Lega Nord, che nei giorni scorsi aveva ipotizzato un candidato leghista per il comune di Napoli, lo avrebbe voluto tra le sue fila alle ultime elezioni europee. Ma Roberto Saviano ad entrare in politica non ci pensa affatto: «Non credo sia il mio mestiere - ha spiegato nel corso della videochat con i lettori di Corriere.it -. Il mio è scrivere, parlare, cercare di continuare ad usare la parola per costruire cose. La politica, invece, in questo periodo ha un sapore strano. Oggi temo che non ci siano spazi per una politica pulita».
FUGA DAL MERIDIONE - La parola come strumento di lotta alla criminalità organizzata, in primo luogo la camorra. Che Saviano continua a denunciare e da cui continua a ricevere minacce di morte. Ma che quella parola, ora che è scritta e che continua ad essere pronunciata, davvero non riesce a sconfiggere. E proprio «La parola contro la Camorra» (Einaudi) è il titolo del nuovo libro con dvd di Saviano che raccoglie quella che nel retro di copertina viene definita una «orazione civile» contro la criminalità organizzata. Ma che è anche un grido d'orgoglio di un giovane che ha a cuore la propria terra, violentata e devastata dalle attività illecite che oltre ad avere avvelenato il territorio hanno ucciso anche la speranza. Ed è proprio da qui che, secondo Saviano, la politica dovrebbe partire: da una politica «che freni l'emoraggia di giovani, che ne permetta il ritorno». Perché se un tempo l'abbandono delle regioni del sud era il risultato di una rassegnazione alla mancanza di lavoro e di prospettive, oggi la fuga riguarda soprattutto le energie positive: «Andare via - ha spiegato lo scrittore nel corso del faccia a faccia con i lettori - è considerato sinonimo di forza e di successo. E non è possibile che questa cosa venga del tutto ignorata». Perché oggi in Campania - così come in Calabria o in Sicilia - «finisce col restare a casa propria solo il rassegnato o il compromesso».
I SOLDATI E L'ECONOMIA - Giornali e tv parlano spesso di arresti di pezzi grossi e piccoli della criminalità organizzata. Che sia il segno di un cambiamento? Saviano non ci crede. «Questo governo ha sicuramente svolto attività positive rispetto ad alcune operazioni in alcuni territori, soprattutto con l'arresto nei segmenti militari della camorra. Ma si sta parlando di operazioni le cui inchieste sono partite anni fa. Si sta recuperando in parte il tempo perduto, arrestando i soldati. Ma non si tiene conto del fatto che oggi vengono alla luce gli affari che la camorra ha iniziato a fare 10 o 15 anni fa. E' su questo che bisognerebbe lavorare piuttosto che stare a sbandierare le proprie vittorie». In particolare, secondo lo scrittore, manca la vera strategia con cui combattere efficacemente ogni forma di mafia: il monitoraggio delle attività economiche. Perché è inutile arrestare i soldati se poi si lascia nelle mani della criminalità organizzata il controllo dell'economia. Quella reale, «perché se non si esce dalla logica degli appalti assegnati con il solo criterio del massimo ribasso alla fine vinceranno sempre loro». E quella sommersa, che fa grandi affari soprattutto con la droga: «I governi, sia questo sia il precedente, non hanno fatto molto sul narcotraffico - è la denuncia di Saviano - e siamo al punto che oggi le organizzazioni italiane danno lezioni a tutto il mondo su come prosperare con le droghe. Gli africani parlano di petrolio bianco. E Milano ne è la capitale».
FEDERALISMO E «COSE NOSTRE» - E se arrivasse il federalismo fiscale, chiede un lettore, per le mafie le cose andrebbero meglio o peggio? Saviano non ha una risposta certa: «Con il livello di infiltrazione che c'è nelle regioni del meridione, potrebbe finire con l'essere un regalo perché poi ognuno si fa gli affari propri e allora diventano davvero "cose nostre", un nome che non è stato scelto a caso. Tuttavia potrebbe anche essere l'occasione per dare alle istituzioni il modo per rispondere in prima regione del denaro che deve essere messo a frutto nella propria regione». Saviano, sollecitato dalle domande, ha criticato il fatto che nella sua regione, la Campania, «chi ha vinto ha fatto campagna elettorale senza mai pronunciare la parola camorra e senza mai fare intendere che il contrasto alla criminalità organizzata sarebbe stato prioritario». E ha ricordato che le organizzazioni criminali hanno appoggiato indistintamente il centrodestra e il centrosinistra, secondo la massima del boss Carmine Alfieri secondo cui «la camorra è democratica e sta sempre con chi vince».
EMERGENZA IRRISOLTA - E sempre restando alla sua regione ha spiegato che anche il problema rifiuti è tutt'altro che risolto: «Si è solo spazzata un po' di polvere dal centro, la raccolta differenziata non è partita e le discariche tornano ad essere statolle e non solo di spazzatura napoletana, ma di rifiuti provenienti da tutta Italia. Rifiuti spesso tossici che hanno distrutto l'agricoltura del luogo e spezzato centinaia di migliaia di vite». E' uno dei temi portanti di «Gomorra» quello del business dei rifiuti pericolosi e degli sversamenti clandestini, a cui può essere correlata un'elevata incidenza di tumori in alcune delle zone più soggette agli scarichi illegali. E Saviano ci torna sopra con insistenza: «Non ci sono i sacchetti per strada nel cuore di Napoli, ma le colonne di fumo nero si vedono ancora tutti i giorni e in tutta la Campania: sono quelle dei rifiuti tossici che vengono bruciati prima di essere gettati in discarica». Non si tratta di poca roba: «Mettendo insieme tutti i rifiuti che ha gestito la camorra e di cui si è venuti a conoscenza dalle inchieste - ha calcolato - verrebbe fuori una montagna alta quanto l'Everest». Invece quella montagna non si vede, resta sotterranea, mischiata al terreno, infiltrata nelle falde. Sotto forma di veleni.
LIBERTA' E FELICITA' - La rabbia e l'orgoglio, la voglia di continuare a denunciare e non arrendersi mai. C'è tutto questo nelle domande dei lettori e nelle parole dell'autore di «Gomorra». Ma c'è un briciolo di felicità nella vita di uno scrittore condannato a stare nel mirino? Cos'è - chiede un lettore - la felicità per Roberto Saviano? «E' l'idea di poter tornare ad essere libero. Nella costituzione americana è previsto il diritto alla felicità, perché senza il diritto di goderne non può esistere alcuna democrazia. Uno dei motivi per cui invito i giovani a ribellarsi è proprio questo: poter tornare ad essere felici, ritrovare la capacità di fare quello che si vuole della propria vita».
Alessandro Sala
Fonte: corriere.it
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24/03/2010
«Tibor, Fabrizio, Andrea: la mia vita da molestata»
«Tibor, Fabrizio, Andrea: la mia vita da molestata»
«L'ultimo è stato assolto dal reato di stalking ma non importa». Michelle Hunziker: uno l’ho denunciato 15 volte
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| Michelle Hunziker (Ansa) |
MILANO— Non è delusa. «In questi casi non c’è uno che vince e uno che perde». Anzi, ha molta fiducia nella giustizia. «Continuo a confidare moltissimo nei giudici, persone sensibili e attente». Legge nella sentenza che l’altro ieri ha assolto il suo ennesimo molestatore una opportunità. «Adesso potrò capire ancora meglio le donne che si rivolgono a Doppia Difesa, l’associazione che ho fondato nel 2007 con Giulia Bongiorno. Il messaggio è che denunciare è importante, sempre, anche se poi il percorso non va a buon fine: non bisogna scoraggiarsi». È pure d’accordo con il magistrato dell’ottava sezione penale del Tribunale di Milano che lunedì ha firmato l’assoluzione. «Il fatto è stato accertato, ma evidentemente non costituisce reato. Va bene così. Sono contenta di averlo denunciato in tempo, prima che quell’uomo si inasprisse. E sono anche sicura che ora, dopo questa esperienza, non mi darà più fastidio». Michelle Hunziker, gentile e luminosa nel soggiorno bianco del suo appartamento milanese, polo chiara e jeans, parla serena di Silvano N., il quarantenne che nell’aprile del 2008 l’ha riempita di telefonate al numero di casa proponendosi come guardia del corpo.
«Si era presentato pure qua sotto, con la divisa da guardia giurata, la pistola bene in vista. Lo trovavo terribile. Gli avevo spiegato che non era quello il modo appropriato di proporsi per un lavoro. Lui non ha smesso e così l’ho dovuto denunciare». L’uomo è stato assolto per il reato di stalking ed è stato invece condannato perché custodiva 36 proiettili senza averli mai denunciati. «Ecco, vedi, rivolgersi alla magistratura è servito». Lei si sente comunque fortunata e privilegiata. «Come me ci sono migliaia di altre donne che vengono infastidite, molestate, seguite, minacciate. Io ormai ho la "pellaccia" e soprattutto ho la possibilità di pagare una guardia del corpo, di affrontare un processo, ho tutto il supporto che mi serve, ho pure creato una fondazione che si occupa di questo. A Doppia Difesa una volta è venuta una signora che aveva già sporto 82 denunce. Il mio record è stato quindici, con Tibor». Tibor fu il primo a firmarsi con nome e cognome. «Perché poi la cosa pazzesca è che lo stalker non si nasconde. Slovacco, si era convinto di essere il padre di mia figlia Aurora, che chiamava Aurelia. È stato condannato due anni fa a tre mesi, ma da allora si è reso irreperibile». Cosa faceva? «Mi riempiva di lettere scritte nella sua lingua in cui diceva di essere un pentito mafioso e di aver bisogno della mia protezione. Raccontava una storia delirante di come fosse entrato nella camera in cui io e Eros dormivamo insieme e di aver concepito così Aurora. Scriveva pure a lei, ho dovuto metterla sotto protezione. Lui mi faceva trovare biglietti davanti alla mia porta di ingresso, addirittura riuscì a intrufolarsi nel camerino del Teatro della Luna per lasciarmi tre pacchi pieni di cose irripetibili, con pesanti allusioni sessuali. Se si appostava sotto casa chiamavo le forze dell’ordine, quelle arrivavano, lo portavano via e lui ritornava dopo. Ho deciso di parlarci, chiedendo agli agenti di stare a dieci metri di distanza, e ho capito quanto fosse irragionevole e pericoloso. Così ho cercato il miglior avvocato penalista su piazza, volevo fosse donna: Giulia Bongiorno. E l’ho denunciato».
Ora è serena, è vero. Ma all’inizio anche lei ha avuto paura. «Quando uscivo di casa mi guardavo sempre alle spalle. A un certo punto, era il periodo di Tutti insieme appassionatamente e Cabaret a teatro, avevo il timore di essere aggredita sul palco, mi sentivo molto vulnerabile. Poi però ho capito che dovevo superarlo, che se ho scelto di fare questo lavoro devo accettare la mia esposizione. Mi sento come Michael Schumacher, che corre malgrado il rischio della velocità: si è preso il pacchetto completo». Fabrizio è arrivato quasi nello stesso periodo di Tibor. «Si era convinto che fossi la sua anima gemella. Mi aspettava alla fine di ogni spettacolo, mi scriveva, mi pedinava. Tipico dello stalker, che non accetta di essere respinto, si è incattivito e ha minacciato di uccidere la mia guardia del corpo». Lo ha denunciato, il processo è in corso, la prossima settimana è fissata l’udienza, spiega il legale Davide Steccanella, che insieme con Giulia Bongiorno difende la Hunziker per conto di Doppia Difesa. Michelle aggiunge: «La nostra fondazione offre agli stalker un supporto psicologico, per aiutarli a prendere coscienza di quello che hanno fatto. Anche a Fabrizio lo abbiamo proposto, ma lui lo ha rifiutato». Andrea, condannato a 9 mesi di reclusione e diecimila euro di risarcimento per minacce, è quello della lametta da barba. «Me l’aveva spedita a Striscia la notizia in una busta chiusa: voleva sfregiarmi. Io in trasmissione denunciai il gesto e lui, sentendosi sfidato, mi scrisse di nuovo da un Internet Point, con altre minacce. La polizia postale fu bravissima a rintracciarlo». Ora Silvano, assolto. «Va bene così. Sono certa che non ci riproverà».
Elvira Serra
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14/11/2009
Roma, corteo Cgil contro il governo Epifani: «Il peggio deve ancora arrivare»
Roma, corteo Cgil contro il governo Epifani: «Il peggio deve ancora arrivare»
Sulla Finanziaria: «Non dà nulla al lavoro». Sacconi: «Non legge nostre proposte». Replica: ne vorremmo di diverse, presenti pd e idv. Appello a Cisl e Uil per l'unità
ROMA - Gli effetti negativi della crisi non sono finiti, anzi il peggio per i lavoratori arriverà nelle prossime settimane. La previsione è del segretario Cgil Guglielmo Epifani, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal sindacato di Corso d'Italia contro la politica economica del governo a Roma. «La crisi avrà gli effetti più negativi sull'occupazione nelle prossime settimane e il governo non sta facendo nulla per sostenere il lavoro e i pensionati» spiega Epifani. Un punto su cui il leader della Cgil chiama a raccolta gli altri sindacati confederali, Cisl e Uil.
UNITÀ SINDACALE - «Avevano detto che avrebbero fatto uno sciopero generale nel caso in cui non ci fossero stati interventi nei confronti delle categorie dei lavoratori e dei pensionati, aspetto il loro giudizio e attendo di vedere se confermeranno lo sciopero - dice Epifani -. Lavorerò ancora per l'unità sindacale ma bisogna avere volontà da tutte le parti. Spero sempre di riuscire a fare una cosa che nel passato abbiamo sempre fatto, manifestazioni insieme». Parlando della Finanziaria e della questione dei fondi destinati ai giovani ricercatori dell'università (confermati dal ministro Gelmini), il leader della Cgil ha detto: «È una manovra che non dà nulla al lavoro, agli investimenti e al Mezzogiorno e non c'è soluzione neanche per i precari dell'università. Gli interventi del governo vanno contro il mondo del lavoro». Epifani commenta poi il differimento del taglio sull'acconto Irpef: «Tra le cose che abbiamo chiesto c'è un intervento per ridurre il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati, però nella sostanza non c'è nulla: ancora una volta non si è data una risposta al mondo del lavoro e degli anziani».
BERSANI - Un argomento, quello del sostegno al lavoro, che affronta anche un assente al corteo della Cgil, Pierluigi Bersani. «Il governo ha perso 18 mesi preziosissimi - scrive il segretario del Pd in un messaggio a Epifani, spiegando di non esserci a causa di «impegni presi da tempo» -. È l'ora di una svolta, il Parlamento deve varare una vera manovra anti-ciclica a sostegno della domanda aggregata, quindi dei consumi delle famiglie e, per tale via, degli investimenti delle imprese, dell'occupazione, dei profitti». Bersani parla dell'«aspetto peggiore della difficilissima fase in corso, che è l'occultamento dei problemi, la forzata rappresentazione di una normalità inesistente. Si continua a ripetere che il peggio è alle nostre spalle: non è così per l'economia reale». Sull'argomento si è spesa anche la vicepresidente della Camera Rosy Bindi: «Il lavoro è un'emergenza nazionale e una questione centrale nella agenda del Pd. La crisi è ancora molto pesante e il governo non può continuare a minimizzare gli effetti drammatici, sociali e occupazionali che si scaricano su milioni di famiglie italiane».
SACCONI-EPIFANI - Sulla Finanziaria c'è stato anche un botta e risposta a distanza tra il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e Guglielmo Epifani. Il ministro ha accusato il segretario della Cgil di opporsi in modo aprioristico ai provvedimenti del governo: «Mi pare che si possa dire che le nostre proposte non le ha lette e non gli sono piaciute». Replica di Epifani: «L'unica cosa che non può dire è che non leggiamo le proposte del governo. È che vorremmo leggere cose diverse. Non ce l’abbiamo con il governo, ma con quello che il governo fa».
IN PIAZZA PD E IDV - La Cgil scende in piazza a Roma per la seconda volta, dopo la manifestazione nazionale del 4 aprile al Circo Massimo, per protestare contro le politiche economiche e per la tutela del reddito, chiedendo «risposte concrete per l'Italia che lavora». Al corteo, partito alle 14 da piazza della Repubblica e che terminerà in piazza del Popolo, partecipano oltre 100mila persone secondo gli organizzatori. Davanti a tutti lo striscione «Il lavoro e la crisi: esigiamo le risposte». Tante le bandiere della Cgil e della pace, ma anche di partiti: Pd, Idv, Comunisti Italiani. Presenti diversi esponenti politici: Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, Enrico Letta per il Pd. Ci sono anche i lavoratori di diverse aziende in crisi, tra cui l'Eutelia.
CENTINAIA DI STUDENTI - Nel corteo è comparso anche un fantoccio di Berlusconi in gommapiuma: sorriso smagliante, banconote da 500 euro che escono dalle tasche e coda da diavolo. In piazza con la Cgil anche centinaia di studenti, perché - sottolinea l'Unione degli Universitari - «con questo indirizzo il governo intende fare una scelta molto precisa, quella di eliminare l'istruzione universitaria dalla spesa pubblica, scelta che contestiamo profondamente perché l'università pubblica non può chiudere».
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29/10/2009
Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese
Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese
Saia, relatore al ddl Finanziaria: Intervento di 2-3 miliardi di euro, «massimo di 4». La maggioranza presenta tre proposte. Il vice ministro Vegas: «Interessante, ma ora non ci sono risorse»
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| (Ansa) |
MILANO - «Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese con meno di 50 addetti e che potrebbe essere legato al mantenimento dei lavoratori in azienda». È questa una «ipotesi allo studio» della maggioranza che potrebbe presentare una nuova proposta con l'obiettivo di introdurre la novità già nella Finanziaria. Lo riferisce il relatore Maurizio Saia (Pdl), a margine dei lavori della commissione Bilancio al Senato, evidenziando come si tratti ancora di una fase preliminare e come il governo non abbia ancora espresso alcuna valutazione in merito. «In tutto si potrebbe trattare di un intervento del peso di circa 2-3 miliardi. A dirla grande di 4 miliardi», spiega Saia. Ma il lavoro del relatore non sarà facile in quanto dovrà mettere d'accordo la proposta della Lega sopra citata, con quelle del Pdl che variano tra 8 e 12 miliardi, e il Tesoro che, per bocca del vice ministro Vegas, dice «proposte interessanti, ma ora non ci sono risorse».
I DETTAGLI - Al momento, spiega Saia, il tentativo è di trovare «una sintesi tra le proposte messe in campo dalla maggioranza, dalla Lega ma anche dall'opposizione». Si tratta «di un'ipotesi che può venire anche smentita. Io come relatore mi carico delle istanze parlamentari e cerco di sollecitare il governo». Nel caso in cui si arrivasse a trovare una mediazione già in commissione, la proposta potrebbe essere comunque formalizzata solo dal relatore o dal governo. L'Irap sarà comunque «tra gli ultimi capitoli che affronteremo» durante l'esame in commissione spiega il relatore. In alternativa, occorrerebbe attendere l'approdo del testo in aula.
EMENDAMENTI - Sul taglio dell'Irap, il Pdl ha presentato due proposte di modifica in commissione Bilancio e la Lega una. «Abbiamo presentato un emendamento complessivo che include interventi sull'Irap e sull'Irpef per 35 miliardi di euro», spiega il presidente della commissione Finanze al Senato, Mario Baldassarri (Pdl). «Poi sono stati presentati singoli emendamenti che sono pezzi di un quadro. Dentro questo, uno sull'Irap con deduzione sul monte salari per tutti che costa 12 miliardi di euro. Un altro che deduce il monte salari fino a cento addetti e costa 8 miliardi. La Lega ha presentato un emendamento sul taglio dell'Irap per le aziende sotto i 50 addetti e l'opposizione ha presentato proposte di modifica».
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