12/08/2010

L'Aquila, tesoro da 150mila euro tra le macerie Gli operai lo riconsegnano ai proprietari

L'Aquila, tesoro da 150mila euro tra le macerie Gli operai lo riconsegnano ai proprietari

Durante i lavori di puntellamento, gli addetti della ditta "I platani" trovano buoni postali, 10 orologi e altri oggetti preziosi. Non ci pensano su e consegnano tutto ai carabinieri

Continua...


30/07/2010

Bolidi parcheggiati davanti ad Harrods: ganasce per le auto dei reali del Qatar

Bolidi parcheggiati davanti ad Harrods: ganasce per le auto dei reali del Qatar

GRAN BRETAGNA. I vigili urbani multano le vetture dei nuovi proprietari dei magazzini londinesi: erano in divieto di sosta

 

I due bolidi con le ganasce
I due bolidi con le ganasce

MILANO - Una sorpresa poco piacevole per i reali del Qatar: i nuovi proprietari di Harrods avevano parcheggiato i loro bolidi davanti ai grandi magazzini londinesi in divieto di sosta. Si sono ritrovati con le supercar bloccate dalle ganasce.

DIVIETO DI SOSTA
- I vigili urbani londinesi non conoscono pietà e non importa quanto lussuosa sia l'auto da multare. Una Lamborghini Murcielago LP670-4 SuperVeloce dal valore di 420 mila euro e una Koenigsegg CCXR da 1,5 milioni di euro (ce ne sono solo sei al mondo), sono state bloccate dalle grosse ganasce gialle della polizia inglese davanti ai famosi magazzini a Knightsbridge. La disavventura è capitata a due membri della famiglia reale al-Thani del Qatar.

MULTA
- La Qatari Holdings, che rappresenta la famiglia reale del Qatar, aveva infatti acquistato ad aprile il mega-store per circa 1,8 miliardi di euro da Mohamed al Fayed. I due reali sono entrati nei magazzini, ma avevano fatto a meno di pagare le 12 sterline necessarie per un parcheggio. Hanno invece preferito lasciare le vetture proprio davanti all'entrata del lussuoso complesso. Una zona soggetta a divieto di sosta. Per liberare le due supercar i reali hanno dovuto pagare una multa di circa 400 dollari e compilare una serie di fastidiosi moduli, oltre a dover sopportare i commenti e i sorrisetti compiaciuti dei passanti.

Elmar Burchia


28/01/2010

A Ischia è guerriglia, scontri per difendere le case abusive: sassaiola e feriti

A Ischia è guerriglia, scontri per difendere le case abusive: sassaiola e feriti

 

Barricate dei proprietari che cospargono la strada di accesso di nafta. Cariche della polizia, sei agenti feriti


 

 

Video amatoriale da "IO REPORTER"

NAPOLI - Alle fine è esplosa la «rivolta». Da una parte centinaia di residenti in difesa dei seicento manufatti abusivi (si partiva stamane con l'abbattimento di una casa in via Monte Cito a Casamicciola), dall'altra la polizia in tenuta antisommossa. Un confronto che, per tutta la notte, si è tenuto sul filo della tensione, non mancando qualche ruvidezza e qualche provocazione.
Poi alle 9, quando le ruspe si sono presentate per il «lavoro», il caos è diventato totale. La polizia ha caricato i manifestanti in località «Fango», nel comune di Casamicciola, riuscendo ad allontanarli dalla sede stradale. I manifestanti avevano bloccato con una barricata la piccola strada attraverso la quale si accedeva all’abitazione da demolire, lanciando sassi e bottiglie nei confronti delle forze dell'ordine (sei agenti feriti, prognosi da due a sei giorni). Attimi di vero terrore quando alcuni «rivoltosi» hanno cosparso di nafta la sede stradale per impedire l’ accesso delle ruspe e costruito uno sbarramento con dei camion ed una barricata.
La zona è ora presidiata da circa 200 agenti e carabinieri, mentre il giudice monocratico, Giovanni Carbone, ha respinto la sospensione degli abbattimenti. come chiesto in un ricorso

 

Una fase degli scontri (Ansa)
Una fase degli scontri (Ansa)

RICORSO RESPINTO - Secondo quanto apprende l'agenzia il «Velino», non ci sarebbero stati i presupposti giuridici per accogliere la richiesta di sospensiva. La notizia rischia di far salire ulteriormente la tensione a Ischia dove manifestanti e forze dell'ordine attendono l'ufficialità della sentenza. E il procuratore aggiunto di Napoli, Aldo Chiara, commenta. «Non ci sono ostacoli di natura giuridica per procedere alla demolizione».

NOTTE DI TENSIONE - Già ore prima, in una notte freddissima, Ischia aveva conosciuto momenti di paura. Trecento manifestanti avevano affrontato con barricate e lanci di sassi 150 poliziotti e alcune decine di carabinieri sbarcati da Napoli con un ordine di demolizione per una casa abusiva. La Procura di Napoli l’aveva disposta in seguito a una sentenza passata in giudicato. Sospesa per qualche giorno in seguito a pacifiche manifestazioni di protesta, è ora diventata esecutiva e il clima si è fatto pesante. La demolizione doveva , infatti, essere eseguita il 19 gennaio scorso, ma un gruppo di cittadini aveva inscenato un «muro umano» davanti all’accesso della casa da abbattere, e il procuratore aggiunto Aldo De Chiara aveva prospettato una sospensione temporanea. Decisione accolta con favore dal comitato che si oppone alla demolizione, che, a detta degli organizzatori, sostiene una «battaglia sociale» «per il diritto alla casa».

CORTEO CON 3000 PERSONE - Pochi giorni dopo, centinaia di studenti delle scuole medie superiori si erano recati a Casamicciola per esprimere la solidarietà alla famiglia destinataria del provvedimento giudiziario, un picchetto che non ha praticamente mai abbandonato l’ingresso alla casa, davanti al quale si è tenuta perfino una veglia di preghiera.
Due giorni fa, un corteo di 3000 persone aveva sfilato tra Lacco Ameno e Ischia, esponendo striscioni e gridando slogan. Molte le case abusive sull’isola, soggetta a vincolo paesaggistico e ambientale, che rischiano l’abbattimento. Tra queste, non solo giganti di cemento ma anche comuni abitazioni.

LE CARICHE - Alla fine di un lungo braccio di ferro, le forze dell’ordine hanno deciso di intervenire, con l’obiettivo di smantellare le barricate e rendere eseguibile la sentenza. Durante una prima carica contro i manifestanti, alcuni dei quali a volto coperto e muniti di bastoni e pietre, alcuni poliziotti sono rimasti leggermente feriti (tra questi il primo dirigente della Questura di Napoli Luigi Peluso, colpito da un oggetto alla fronte), e alcune donne che partecipavano alla protesta hanno dato in escandescenze. Una decina di persone è stata sottoposta a fermo.

ANCHE A PIANURA - Tensione tra polizia ed inquilini di un edificio abusivo destinato alla demolizione anche a Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli. Questa mattina le forze dell’ordine hanno scortato i tecnici del Comune incaricati di procedere alla demolizione ed hanno avviato l’evacuazione di uno stabile in via Torciolano. Uno degli occupanti dello stabile è salito sul tetto dell’edificio ed ha cominciato un lancio di pietre contro gli agenti. L’uomo è stato fermato e trasferito nel commissariato di zona. Sul posto gli occupanti dello stabile e polizia si fronteggiano in attesa della decisione di procedere o meno oggi stesso alla demolizione.


28/12/2009

Malindi, le ville degli italiani in fiamme

Malindi, le ville degli italiani in fiamme

 

L'incendio a Natale nel quartiere più esclusivo della piccola oasi turistica keniota. Forse il fuoco è divampato da un corto circuito e si è propagato grazie ai tipici tetti in makuti (foglie e rami)

 

 

Una delle ville bruciata (Robert Nyagah)
Una delle ville bruciata (Robert Nyagah)

Malindi si riempie di vacanzieri (e di Vip) che vogliono passare al caldo le ferie dell’ultimo dell’anno, ma il fuoco è nuovamente in agguato. L’anti vigilia di Natale l’ennesimo incendio, scoppiato nel quartiere più esclusivo della piccola oasi turistica keniota, tra Casuarina e Maiungo, ha distrutto quattro lussuose ville, tra cui quella del manager di Briatore, Pierino Liana. Bruciate anche la Tembo Hause e la Saba House. Le fiamme si sono sviluppate nell’hotel Marafiki (per fortuna chiuso per ristrutturazione), probabilmente appiccato da un corto circuito. Una parte dell’albergo è andata distrutta. Si sono propagate poi facilmente – anche grazie al vento che le ha alimentate - attraverso i tetti in makuti, quelli tipici della costa orientale africana, costruiti con foglie e rami secchi facilmente incendiabili.

VILLE ITALIANE - In pochi minuti due ville bellissime, tutte di proprietà di italiani, una appartenente a Pierino Liana, sono andate distrutte e altre due gravemente, e forse irreparabilmente, danneggiate. Due delle quattro piscine erano vuote (perché le ville non erano abitate) e quindi senza quell’acqua che viene utilizzata in questi casi per domare gli incendi. Philp Chai, segretario dell’associazione degli albergatori di Malindi, citato dal quotidiano keniota Nation, ha accusato le autorità di non aver fatto «come al solito» nulla per impedire il disastro: «Hanno mandato sul posto una vecchia Land Rover scassata – ha detto –. E’ stata subito assalita dal fuoco e non ha potuto fare molto». Ha poi chiesto agli investitori, soprattutto italiani, di organizzare da soli qualcosa per combattere eventi di questo genere.

LE INDAGINI - Intanto la polizia indaga per appurare che non si tratti di un incendio doloso. I tetti in makuti sono bellissimi ma anche molto pericolosi. Poiché vanno comunque rifatti ogni quattro o cinque anni, malti proprietari di ville, per evitare incendi, stanno sostituendoli con più sicuri (ma anche meno caratteristici) tetti in tegole di terra cotta. Le ville di Malindi solitamente sono coperte da assicurazione che però riguarda solo l’immobile e non gli oggetti di pregio che contiene. Queste abitazioni normalmente sono arredate con pezzi d’arte di un certo valore. A Malindi sono cominciati ad arrivare i vip. Tra gli altri Zucchero Fornaciari, che ha affittato per sé e per i suoi amici un intero campo tendato nella savana. Da qualche mese a Malindi è cominciata una serrata campagna contro il turismo sessuale e la pedofilia culminata il 5 dicembre con un concerto cui ha partecipato Tullio De Piscopo. Ora in tutti gli alberghi viene distribuito un volantino significativo: una bambina nera, vista di spalle e vestita elegantemente, è seduta sulla spiaggia. La didascalia è un pugno nello stomaco: «Non sono il tuo giocattolo, rispettami!» E poi: «Qui proteggiamo i bambini, collabora con noi! Ogni attività sessuale con i minori è un crimine». Il progetto, dell’organizzazione non governativa CISP e finanziato dalla Cooperazione Italiana con 91.000 euro, ha l’obiettivo di combattere tutte le forme di sfruttamento sessuale dei bambini, attraverso la sensibilizzazione delle famiglie, delle comunità e degli operatori turistici.

Massimo A. Alberizzi


09/12/2009

Buco da 132 mila euro. «Obbligati a vendere la casa»

Buco da 132 mila euro. «Obbligati a vendere la casa»

 

Un debito di 25 mila euro solo per la fornitura dell’acqua potabile. Condominio di via Crespi, difficile convivenza con gli stranieri. «Sono proprietari, ma non pagano le spese»

 

Il palazzo di via Crespi (foto Mauro Sioli)
Il palazzo di via Crespi (foto Mauro Sioli)

MILANO - Tra gli italiani rimasti, uno di cognome fa Corea e l’altra è la moglie di Abtellatif. Egizia­no, Abtellatif nel 1986 diede fuoco agli abbaini popolati da clandestini, che infatti sloggia­rono, alcuni dei quali con qual­che ustione. Poi Abdellatif av­viò la ricostruzione e si creò, raccontano mettendo a tacere i contrari a suon di minacce e sfuriate nelle assemblee di con­dominio, un attico abusivo a due piani. Travi, finestroni, piante che si arrampicano, mu­retti a vista. Per tutte queste cose è stato indagato, arrestato e condan­nato a sei anni di prigione. Pe­rò la moglie continua ad abita­re lassù (ha usufruito di qual­che condono?). Del resto pare che in casa la regola sia di fre­garsene degli altri. Difatti la si­gnora, nelle spese condominia­li, ha un debito, lasciato pasco­lare e ingrassare negli anni, di 20.546,74 euro. Cosa volete che sia: tutto il palazzo, il civi­co 10 di via Crespi, una piccola traversa del primo tratto di via­le Monza, ha arretrati per 132 mila euro, dei quali 25 mila sol­tanto per l’acqua (i numeri so­no contenuti nei rendiconti in­viati a Comune e Prefettura).

Fregi e letti a castello
Fino a quarant’anni fa nel palazzo, di ringhiera, «abitava­no professori e commerciali­sti, c’erano i fregi, insomma, era un luogo borghese», dice l’amministratore, «un vesuvia­no che ama Milano, o amava, perché, carissimo mio, Milano mi fa paura, non governa più i suoi pro­blemi». In dieci dei 48 appartamen­ti abitano italia­ni. Gli altri sono di proprietà di egiziani (17), ci­nesi (4), cingalesi (4), filippini (1) e sudamericani vari (12). Via Crespi 10 è un ottimo osser­vatorio per provare a capire co­me e se l’integrazione procede nella Milano che conta 40 mila condomìni. A Oppeano, in Veneto, la scorsa settimana, un sindaco leghista ha annunciato la pro­posta di introdurre, proprio nei condomìni, un numero chiuso per gli immigrati. A guardare il civico 10 di via Cre­spi, e chissà quanti altri civici di altre strade, si dovrebbe piuttosto cominciare con il nu­mero chiuso per i residenti in ogni singolo alloggio. In quello di Abdur R. sono sta­ti contati 21 inquilini. Da Hossain B. 17. Da Amukul B. 12. Da Hasan K. 18. Qualcuno giura sull’esi­stenza di camere con letti a ca­stello da quattro piani.

Uno degli inquilini, venditore di rose (foto Mauro Sioli)
Uno degli inquilini, venditore di rose (foto Mauro Sioli)

Se son rose sono euro
In un casa, dei ragazzi cinga­lesi guardano, su un canale te­levisivo del loro Paese, uno show. Si balla, canta, ride. In cucina (altrove, con estrema cortesia, ci viene impedito di sbirciare) c’è un grande pento­lone sul fornello, un pentolone da caserma, e ci sono una scar­piera intasata, i vetri appanna­ti, un foglio con elencate le spe­se settimanali per il mangiare. Non si capisce chi sia il proprie­tario e chi paghi l’affitto a chi. Mowla ha 30 anni, fa le puli­zie in un palazzo. Kamal ne ha 27 e per «cinque euro l’ora» pulisce la casa di una coppia italiana. C’è un terzo ragazzo, basso e timido. Un quarto si è appena svegliato, vende di notte le rose nei ri­storanti e fuori dalle discoteche. Un quin­to si mette giaccone e cappuccio, inforca le ro­se, le sfiora per pulirle, o forse le accarezza nella spe­ranza che portino fortuna. Via Crespi 10. Nel consuntivo delle spese condominiali, leggia­mo che la famiglia Luo Z. ha ar­retrati per 1.225 euro, Moha­med S. per 3.089, Gamal E. per 1.261, l’italiano P. per 3.372, Araft E. per 10.510. Non è una questione di nazionalità, o non soltanto. È una questione di gen­te che non paga. Di alloggi in su­baffitto, di dormitori, di poveri e di furbi, di menefreghismo.

«Il crollo dei prezzi»
Sulle scale un estintore fuo­ri posto, nessuno scarabocchio sui muri, musica marocchina, infinita biancheria a stendere, la rastrelliera per le biciclette, cinesi di corsa sugli alti tacchi «non capile italiano». Nemme­no i più informati raccontano di grossi giri di droga, coltella­te, risse. Non è un angolo di cri­minalità, il palazzo, anche se solo nell’ultimo mese la poli­zia ha fatto quattro visite-blitz. In via Crespi 10 non si trema per la sicurezza eppure gli ita­liani se ne sono andati. Sven­dendo: «Si viaggia sui 2.400, 2.500 euro al metro quadrato. Un nulla, data la zona e dato il palazzo» dice l’amministrato­re. Che si presenta come uno che combatte contro i mulini a vento. E se i mulini a vento fos­sero le vecchie case milanesi di ringhiera di questa città da 190 mila residenti stranieri? Passa Alì, muratore, clandestino. Pas­sa Jama, cingalese, aiuto-ban­carella al mercato, clandesti­no. Fuori passano i vigili, stan­gano sui divieti di sosta.

Andrea Galli


18/08/2009

Salerno, due pescatori di frodo inchiodati da YouTube

Salerno, due pescatori di frodo inchiodati da YouTube

 

L'intervento della guardia costiera ha interrotto questa pratica scorretta e dannosa per l'intero ecosistema

 

SALERNO (18 agosto) - È Youtube ad inchiodare i pescatori di frodo salernitani. A mettere sulle loro tracce la Guardia Costiera è stato, infatti, un video apparso sul più popolare sito del mondo e che mostrava alcune imbarcazioni effettuare la pesca a strascico a poca distanza dalla riva, nel litorale a sud di Salerno.

Dopo aver verificato la zona e le unità interessate, i militari hanno fatto scattare l’operazione di contrasto e repressione, utilizzando lo speciale gommone «Hurricane» con una velocità di 40 nodi che, in piena notte, ha finto il comportamento di un natante da diporto intento alla pesca sportiva, per poi intervenire in modo da cogliere i motopesca in flagranza di reato.

Contestualmente operavano due pattuglie in auto civetta. Alle 3,30 sono stati individuati e colti in flagrante due pescherecci. Le reti sono state confiscate, mentre i due comandanti sono stati denunciati.

16/08/2009

Muore per overdose a un rave party

Muore per overdose a un rave party

 

La vittima aveva 23 anni. Al raduno, non autorizzato, erano presenti circa duemila giovani, è avvenuto tra Castro marina e Marittima di Diso, nel Salento


DISO - Aveva 23 anni. Ed è stata stroncata da una probabile overdose durante un rave party tra Castro marina e Marittima di Diso, nel Salento: al raduno giovanile, non autorizzato, erano presenti circa duemila persone.

INTERVENTO - Carabinieri e polizia municipale di Diso, dopo la denuncia dei proprietari dei terreni dell'occupazione del loro fondi, hanno chiesto agli organizzatori di terminare la manifestazione.


20/07/2009

Box, ritardi e prezzi raddoppiati Il Comune: no agli aumenti

Box, ritardi e prezzi raddoppiati Il Comune: no agli aumenti

 

Govone, Risorgimento, Darsena: centinaia i proprietari sulla carta. Costruttori in liquidazione e cantieri infiniti. I clienti: una truffa, per fare il rogito ci chiedono sempre più soldi.

 

Il cantiere infinito in piazza XXV Aprile (Newpress)
Il cantiere infinito in piazza XXV Aprile (Newpress)

MILANO - Proprietari, ma «precari». I 267 citta­dini che hanno comprato un box in via Govone, zona Mac Mahon, aspettano da gennaio 2007 di firmare l’acquisto di fronte a un notaio. Dopo due anni e 3 mesi di ritardo sui lavori, oltre 40 mi­la euro già pagati e una richiesta d’au­mento dei prezzi del cento per cento, possono usare il loro garage. Ma ne hanno preso possesso secondo l’inedi­to equilibrismo giuridico della cessio­ne «a titolo precario». Altri 23 cittadi­ni, che contestano il rincaro dei prezzi, non hanno neppure ritirato le chiavi. Va anche peggio in piazza Risorgimen­to: qui altri acquirenti, che si sono rifiu­tati di cedere ad aumenti di prezzo del loro garage (aumenti giudicati illegitti­mi dal Comune), sono stati esclusi dal­la cooperativa. «E ora andremo in Tri­bunale», dicono.

Poi c’è piazza XXV Aprile, dove il costo dei box è già salito da 26 a 33 mila euro. Prima ancora del­l’inizio dei lavori. La politica dei parcheggi interrati ha disseminato la città di crateri prima, di contenziosi e battaglie legali oggi. I ca­si di Govone, Risorgimento e XXV Apri­le sono tutti legati alla stessa azienda, la Vfv Consultecno della famiglia Villo­resi. Una galassia di cooperative rag­gruppate nel consorzio edilizio «Il Qua­drello». E due Spa, tra cui quella che do­vrà scavare per costruire 700 posti au­to sotto la Darsena. Lì sui Navigli, il cantiere non è neppure partito. E da tre anni l’antico porto di Milano è ridotto a una discarica, in cui gli unici a goder­sela sono i topi che sguazzano tra fan­go e immondizia. Le nuove perizie spiegano come è stato impostato l’«affare box»: dal 2001 l’«interesse pubblico» di ridurre il traffico ha dato il via a oltre duecento cantieri per parcheggi sotterranei, un giro d’affari da oltre un miliardo di eu­ro, finito per lo più in mano a 5 grossi gruppi di costruttori. Con un sistema di regole che garantiva sentieri e scor­ciatoie.

Funzionava così: il Comune metteva a bando un’area, si faceva la gara, se l’aggiudicava quasi sempre la prima azienda ad essersi proposta. A quel punto veniva fissato un prezzo medio a cui vendere i box, i cittadini accorrevano e pagavano, poi spuntava­no una miriade di lavori «imprevisti» in corso d’opera e i prezzi salivano del 10, 20, 50 per cento. E anche di più. Con il cambio della giunta, da Albertini a Moratti, e con la città martoriata da lavori infiniti e proteste, è arrivata una stretta sulle regole. Il caso di via Govone è emblematico: a maggio 2004 l’area viene concessa al­la società «Il Quadrello», a patto che co­struisca il parcheggio in 540 giorni e venda i posti auto a un costo medio di 19.930 euro. I cittadini firmano e paga­no. I lavori dovrebbero terminare a no­vembre 2005, ma il parcheggio viene concluso oltre 2 anni dopo, a dicembre 2007. Ma la vera sorpresa è il prezzo: la richiesta per un box (come riportato dalla perizia «arbitrale» depositata il 30 giugno scorso) sale a 36.238 euro. Perché? L’azienda elenca una serie di impro­babili «imprevisti», come l’obbligo di doversi adeguare in corso d’opera alle leggi antincendio (che ovviamente do­vevano essere già rispettate nel proget­to iniziale).

In più chiede un aumento di quasi 3 milioni di euro (spese da di­stribuire tra chi ha comprato i box) per i due anni e tre mesi di ritardo. Rispon­de il Comune (il 3 ottobre scorso): «Si ritiene che l’operatore non possa avan­zare richieste di danni a fronte di pro­lungamenti » dovuti a «una sua carente organizzazione del cantiere». In sinte­si: aziende che prima avevano mano li­bera nell’allungare i lavori e alzare i co­sti, oggi si trovano di fronte il muro di Palazzo Marino. Che, in Govone, rico­nosce un prezzo di vendita di 21 mila euro a box (il perito «arbitro» ha infine stabilito il prezzo finale a 24 mila). Risultato: due anni di braccio di fer­ro e rogiti non ancora firmati. Proteste: «Questo tirare in lungo è una sorta di ricatto». Ma oggi c’è un’incognita peg­giore. Perché una delle imprese che sta­va lavorando in XXV Aprile, la Cega, è in liquidazione dopo aver accumulato oltre 180 protesti in sei mesi. È la stes­sa che ha costruito il parcheggio di via Govone, con i box che i cittadini hanno pagato senza diventarne proprietari. Gli acquirenti «precari» oggi hanno pa­ura: «Se i nostri box venissero pignora­ti, perderemmo tutto».

Gianni Santucci


06/06/2009

FINTI POVERI CON AUTO D'EPOCA

FINTI POVERI CON AUTO D'EPOCA

 

 

REGGIO EMILIA  - Imprenditori di medio livello, tutti appassionati di auto di grossa cilindrata e 'affetti' da amnesia al momento di compilare la dichiarazione dei redditi da cui facevano sparire, appunto, le macchine d' epoca acquistate e a volte con quotazioni milionarie, come Ferrari, Lamborghini, Porsche. E' l'identikit dei dodici imprenditori, quasi tutti edili, di Reggio Emilia scoperti dalla Guardia di finanza di Reggio dopo mesi di indagini. Attraverso il cosiddetto redditometro che permette di verificare i redditi dei contribuenti in base ai beni mobili e immobili a disposizione, le Fiamme gialle hanno contestato loro un 'buco' di oltre 4,5 milioni di redditi sottratti al fisco. Fra loro il caso di un imprenditore che, nella sua collezione, vantava una Ferrari 250 Gt del 1962 e una 275 Gt del '66 pur dichiarando un reddito da semplice lavoratore dipendente. Oppure un mediatore, proprietario di una Porsche 911, che negli anni 2006-2007 ha dichiarato di non aver percepito alcun guadagno, fino al caso di un evasore totale che ha potuto disporre di una Porsche, una Mercedes, una Ferrari, una Land Rover e una Bmw. Per la Finanza si tratta di una prima tranche di finti poveri gia' individuati.


06/05/2009

Usa: banca distrugge ville. «I proprietari non pagano e ci costa mantenerle»

Usa: banca distrugge ville. «I proprietari non pagano e ci costa mantenerle»

 

In California nella contea di San Bernardino. Nel 2007 quando vennero costruite valevano 325 mila dollari, ora meno della metà

 

Una delle case distrutte a Victorville (da Los Angeles Times)
Una delle case distrutte a Victorville (da Los Angeles Times)

WASHINGTON – Prima o poi doveva capitare. Per non perdere altri soldi, una banca ha fatto abbattere sedici sontuose nuove ville di cui si era rimpossessata. Gli acquirenti non erano riusciti a onorare i contratti, e la banca, impossibilitata a trovarne altri, ha deciso di limitare i danni. Mantenere le case in periodo di crisi le sarebbe costato vari milioni di dollari. Con poche centinaia di migliaia di dollari, ha risolto il problema.

RUSPE - Sotto gli occhi di una folla sorpresa e infuriata, le ruspe hanno spianato gli edifici. L’incredibile episodio è avvenuto a Victorville, città di centomila abitanti circa a 150 km circa a nord di Los Angeles, nella provincia di San Bernardino in California. Nel settembre del 2007, quando la Guaranty Bank del Texas aveva dato il via alla costruzione, il prezzo medio di vendita di una villa era di 325 mila dollari. Ma adesso è sceso di più della metà. Ha dichiarato Yvonne Herter, la portavoce della banca: «Non avevamo più scelta. Nessuno compra. Badare alle case, ai giardini, alle strade ci sarebbe costato troppo». La Guaranty Bank ha realizzato qualche soldo vendendo a prezzi stracciati le suppellettili delle ville, dai tavoli di marmo ai vasi di fiori. Un muratore, Curtis Forrester, che le aveva costruite con i compagni, ha trascorso quasi due settimane a trattare coi clienti. «Non ero mai vissuto in tanta agiatezza», ha ammesso. «Distruggerle è un vero peccato». E abbandonarle? «Impossibile», ha spiegato Yvonne Herter, «lo vietano i regolamenti comunali e a poco a poco avrebbero inquinato l’ambiente».

SETTORE FERMO - L’idea di assegnarle pro tempore ai senza tetto non ha sfiorato nessuno. Non è escluso che l’episodio si ripeta. In California, sono stati sospesi i lavori su quasi 10 mila ville e altri edifici adibiti ad abitazione, e altri Stati, l’Arizona, il Nevada, la Florida, si trovano in situazioni analoghe. In America a marzo, le vendite delle case già esistenti sono salite del 3,2 per cento, un salto inaspettato. Ma la crisi dei mutui subprime o ad alto rischio continua e il settore immobiliare è tuttora in panne. Per evitare che il cattivo esempio della Guaranty Bank venga seguito da altre banche bisogna che gli Stati intervengano. Ma come? In America, l’edilizia pubblica è sempre stata molto debole.

Ennio Caretto