27/03/2012

Provincia, truffa da 20 milioni su fatture. Arrestato il presidente regionale Confapi

Provincia, truffa da 20 milioni su fatture. Arrestato il presidente regionale Confapi

UN'ALTRA INCHIESTA A BARI SUGLI APPALTI. Ai domiciliari i fratelli Antro, appalti per le strade. Erasmo è il numero due della Camera di Commercio. Sequestrate 62 case: da Cortina d’Ampezzo a Olbia

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13/03/2012

Provincia, il consigliere Zaccai tenta il suicidio. Ma lui nega: «Solo un grosso equivoco»

Provincia, il consigliere Zaccai tenta il suicidio. Ma lui nega: «Solo un grosso equivoco»

IL GIALLO. Pier Paolo Zaccai aveva annunciato alla sorella l'intenzione di togliersi la vita: la donna ha avvisato il 113. Nel 2010 era stato coinvolto in festino con trans e cocaina

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04/01/2011

Padova, il calendario dell’identità cambia il 25 aprile e il primo maggio

Padova, il calendario dell’identità cambia il 25 aprile e il primo maggio

Politica, le sfide. L’assessore leghista inserisce la festa di San Marco al posto della Liberazione. Provincia sotto accusa: insorge il Pd, protesta un Comune

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01/01/2011

Napoli: il presidente della Provincia Luigi Cesaro dà un'altra lezione su come si motivano i fannulloni

Napoli: il presidente della Provincia Luigi Cesaro dà un'altra lezione su come si motivano i fannulloni

Concorso scandalo alla Provincia di Napoli 40mila euro per «motivare i fannulloni»

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03/08/2010

Pedaggi autostradali, stop al governo

Pedaggi autostradali, stop al governo

Il Consiglio di Stato conferma la decisione del Tar che nei giorni scorsi aveva bocciato gli aumenti dopo il ricorso della Provincia di Roma e di Rieti. Bloccati i rincari

 

ROMA - I pedaggi autostradali aumentati dal decreto del governo devono essere abbassati secondo quanto disposto giovedì scorso dal Tar del Lazio. Il Consiglio di Stato ha infatti oggi rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tribunale amministrativo avanzata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, che aveva presentato un ricorso urgente contro il Tar. Il Consiglio, si legge nell’ordinanza, ha fissato la discussione nel merito al 31 agosto.

STOP AI RINCARI - Resta perciò in vigore lo stop agli aumenti dei pedaggi autostradali, deciso dalla sentenza del Tar nella scorsa settimana contro le disposizioni contenute nella Manovra. Secondo il Consiglio di Stato «la situazione controversa» relativa all’aumento dei pedaggi autostradali «va conservata immutata in tutti i suoi aspetti sino alla decisione cautelare da parte del Collegio». Infatti, specifica il decreto, «non ricorrono gli estremi per una misura cautelare connotata dalla estrema urgenza», come invece teorizzato nel ricorso della presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Consiglio ha così respinto "l’istanza di misure cautelari provvisorie" e ha stabilito che l’appello del governo contro l’ordinanza del Tar «potrà essere esaminato nel rispetto del contraddittorio tra le parti nella camera di consiglio fissata per il 31 agosto».

ZINGARETTI : «VITTORIA DEI CITTADINI» - «Esprimo grande soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato, che proprio oggi ha rigettato il ricorso d'urgenza presentato da Anas e Governo contro la sentenza del Tar inerente gli aumenti ai caselli. Si tratta di un'altra vittoria per tutti i cittadini». Lo afferma in un comunicato Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, che aveva presentato il ricorso al Tar seguito ad molti comuni della provincia.«Adesso, al più presto, l'Anas si adegui alla decisione presa dal Tar e confermata dal Consiglio di Stato di diminuire i pedaggi - conclude Zingaretti - perché chi amministra la cosa pubblica deve rispettare la legge senza atteggiamenti servili con i potenti e lassisti con le persone normali». red 031416 ago 10

Redazione online


29/07/2010

Loreto, spara contro la sua ex e la famiglia di lei

Loreto, spara contro la sua ex e la famiglia di lei

La sparatoria è avvenuta nel piccolo paese in provincia di Ancona. L’uomo ha fatto fuoco sulla sua ex, ferendola. E uccidendo la madre e la sorella di lei. Dopo una breve fuga l’assassino si è consegnato alle forze dell’ordine

 

 

Silvana Mannino, 30 anni, una delle due vittime della sparatoria di Loreto, condivideva un appartamento di via De Gasperi 26, in località Grotte, con la sorella Vincenza, 28 anni, rimasta ferita. L'altra donna uccisa nella mattanza è la loro madre, Rita Pulvirenti. Una strage, probabilmente a sfondo passionale, avvenuta sotto gli occhi dei figli di Vincenza Mannino, di 3 e 7 anni, che si erano nascosti sotto il letto e che da lì hanno assistito all'uccisione di zia e nonna e al ferimento della madre.

A fare fuoco, con una pistola calibro 22 l'ex fidanzato di Vincenza, Claudio Alberto Sopranzi, 59 anni, un siciliano residente a Sirolo (Ancona). Dopo il delitto, l'uomo si è allontanato a bordo di una bicicletta, che è stata ritrovata dagli investigatori poco distante. Dopo un tentativo di fuga durato poche ore, l'uomo si è consegnto alle forze dell'ordine.


Stando a quanto si è appreso, Sopranzi aveva avuto una relazione sentimentale con la giovane sopravvissuta, Vincenza Mannino, e non accettava che fosse finita. Cosi', avrebbe cercato la vendetta sparando contro di lei e i suoi familiari.


La tragedia si è consumata in un ambiente di immigrati di origine siciliana, da tempo residenti nelle Marche come operai.


Silvana Mannino era separata dal marito, Graziano Strano, rimasto in Sicilia, e madre di due ragazzi, Gaetano, 14 anni, e Salvatore, di solo un anno e mezzo. Le testimonianze sono discordanti, ma sembra che almeno uno dei due minori fosse in casa al momento della sparatoria. Le Mannino, e la loro madre Rita, condividevano una villetta rossa a due piani, in un blocco di villette a schiera nuove in frazione Grotte, quasi al confine fra Loreto e Porto Recanati.


Alcuni vicini hanno raccontato ai giornalisti che in quella casa si sentiva spesso litigare ("prima o poi si ammazzano" commentava qualcuno) ma non è chiaro se Sopranzi, che vari condomini dicono di non conoscere, abbia vissuto anche lui fra quelle mura, o semplicemente andasse a trovare la fidanzata, ormai ex.


29/04/2010

Non lo pagano, fa lo sciopero della fame «Dormo nel cortile dell’azienda debitrice»

Non lo pagano, fa lo sciopero della fame «Dormo nel cortile dell’azienda debitrice»

Piccolo imprenditore protesta per onorare gli stipendi. Il trevigiano Matteo Portalupi vanta crediti anche dalla Provincia

 

Matteo Portalupi nel cortile della Brusutti di Tessera (Errebi)

Matteo Portalupi nel cortile della Brusutti di Tessera (Errebi)


 

VENEZIA — Fa lo sciopero della fame perchè il cliente non lo paga e lui non riesce a versare contributi e stipendi ai suoi quattro dipendenti, che avanzano 14 mila euro. Matteo Portalupi, trevigiano di 36 anni e proprietario della «Gobbo Servizi » di Badoere (trasporto pubblico locale), da lunedì «fa picchetto » nel cortile della «Brusutti srl» di Tessera, che gli deve 9 mila euro, su un totale di 16.571. La prima tranche, di 7571 euro, l’ha ottenuta martedì, a 24 ore dalla protesta. La srl veneziana sta a sua volta aspettando di essere saldata dalle Ferrovie dello Stato proprio per il servizio erogato attraverso la «Gobbo Servizi», cioè il trasporto di macchinisti, controllori e altro personale dei treni dalle stazioni di Mestre e Venezia Santa Lucia al deposito locomotori di Marghera. In più aspetta 70 mila euro dalla Provincia, deputata a pagare le aziende di trasporto pubblico locale con i fondi corrisposti dalla Regione ma non ancora ricevuti. Insomma una catena che, soprattutto con la crisi, soffoca i piccoli.

«Non tocco cibo da lunedì— racconta Portalupi—e rimarrò nel cortile della Brusutti fino a saldo avvenuto. La prima notte l’ho trascorsa in un pullmino navetta, ma si sono lamentati, perciò ora dormo in auto. Avanzo 16.571 euro per il periodo ottobre 2009/febbraio 2010 e altri 15 mila dalla gestione precedente, che però l’attuale non riconosce. I vertici della srl dicono che non mi versano il dovuto perchè non hanno ancora incassato dalle Ferrovie dello Stato, ma io il rapporto di lavoro ce l’ho con loro e gli accordi vanno rispettati». Non è tutto. Portalupi sostiene di essere creditore di altri 115 mila euro dalla Provincia di Treviso, da lui anticipati per l’attività dei primi cinque mesi dell’anno. «Un sacrificio non indifferente— rivela—ormai le banche non ci sostengono. E poi noi privati prendiamo 1,031 euro al chilometro, cui va sottratto il 10% di Iva, mentre i vettori pubblici guadagnano il 20% in più e possono contare sui fondi statali, perciò soffrono meno. E infatti in Veneto il 90% del servizio è in mano ad aziende pubbliche, capaci comunque di intentare una causa da 30 milioni di euro alla Regione perchè dal 1996 i contratti non sono stati adeguati all’inflazione programmata. La seconda udienza, al Tar, è prevista per maggio, ma in altre parti d’Italia per lo stesso contenzioso il Consiglio di Stato si è espresso a favore dei ricorrenti e le giunte senza liquidità hanno saldato in... pullman. Sono felice di aver scoperchiato un pentolone in ebollizione: proseguirò la protesta a Palazzo Ferro Fini».

Intanto i suoi dipendenti continuano a lavorare, coprendo le corse da Zero Branco a Castelfranco. «Sanno che farò di tutto per versare i loro compensi — assicura il trevigiano —. E’ una responsabilità che sento molto, siamo un’azienda piccola, una famiglia. L’anno scorso per corrispondere le buste paga agli autisti non ho pagato il riscaldamento di casa e ho trascorso l’inverno con una temperatura di 8 gradi. Ho i reni compromessi dalla nefrite, sto rischiando molto, ma in gioco c’è tanto e poi sono stanco di sentire tutte le baggianate che racconta chi non rispetta le scadenze, nascondendosi dietro un gioco di scatole cinesi. Che almeno certa gente si assuma le proprie responsabilità». Tiene duro, Portalupi, sorretto dal Consorzio «Attiva Scarl», di cui fa parte e che comunica: «La sua vicenda riflette la situazione di tutti noi, piccoli imprenditori privati che operiamo nei servizi di pubblica utilità e che, specie in questa prima parte dell’anno, rileviamo un ritardo crescente nei pagamenti per i servizi svolti. Questi ritardi da parte delle Regioni provo cano una crescente tensione finanziaria e inevitabili difficoltà gestionali». Una rivolta che irrita Valter Varotto, proprietario del 66,5% delle azioni della Brusutti: «Sono polemiche di bassa lega, verseremo la seconda rata quando a nostra volta incasseremo dalle Ferrovie dello Stato, cioè tra qualche giorno. Rientra nei normali rapporti tra clienti e fornitori: paghiamo a 90 giorni e nessuno, prima d’ora, si era mai lamentato. Se Portalupi ha problemi di liquidità, non possiamo fargli da banca. Se vorrà continuare a lavorare con noi e non creerà altri problemi ben venga, altrimenti ci rivolgeremo altrove».

Per la Provincia di Treviso parla invece il presidente, Leonardo Muraro: «Gli abbiamo pagato il 2009, per il 2010 avanza poco più di 70 mila euro, compresi gli adeguamenti contrattuali, non 115 mila. I contratti di trasporto pubblico locale sono scaduti il 31 dicembre 2009 e la Regione doveva indire le gare per assegnare le nuove concessioni, ma è andata in proroga fino al marzo 2010. Il mese scorso ha approvato la delibera che prolunga le concessioni fino al 31 dicembre 2010, sbloccando così la situazione. In attesa dei fondi da Palazzo Balbi stiamo rinnovando i contratti ai concessionari per tutto il 2010 e a quelli con la documentazione in regola pagheremo i primi quattro mesi dell’anno. Appena Portalupi ci porterà le carte, se risulteranno a posto, in 15 giorni sarà saldato ». Quanto alle responsabilità della Regione, annuncia il governatore Luca Zaia: «Sarà mia cura condurre un’attenta verifica sul caso, nell’interesse di tutti ».

Michela Nicolussi Moro


03/02/2010

La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone

La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone

 

La decisione presa per «decentrare i servizi e gli uffici». Avranno presidente, vice e consiglieri. Con rimborsi

 

ROMA — Il 6 marzo la Provincia di Vibo Valentia compie 18 anni. E apprestandosi a conquistare la maggiore età, si è riprodotta con successo: per partenogenesi, come le alghe dello splendido mare calabrese. Da un solo ente sono così nate altre cinque piccole Province, chiamate Circondari. Ciascuna con presidente, vicepresidente, e relativo consiglio circondariale.

Sull’abolizione delle Province, promessa in campagna elettorale, è stata messa una pietra sopra. Come pure sui consorzi di bonifica, i tribunali delle acque, i commissariati per gli usi civici, i bacini imbriferi montani... Che però, dopo aver tagliato i tagli, almeno non si creassero nuovi enti, era davvero il minimo. Evidentemente non in quel pezzo di Calabria che nel 1992 è stato sottratto per legge alla Provincia di Catanzaro e reso autonomo. Il 30 dicembre 2009, mentre si preparavano i botti di Capodanno, il consiglio provinciale di Vibo Valentia ha pensato bene di approvare un regolamento che suddivide il territorio della Provincia in cinque Circondari. Che cosa sono? Enti intermedi fra le Province e i Comuni che erano stati istituiti nel 1859 dal ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi, per essere poi soppressi nel 1927. Nel 2000 il testo unico degli enti locali li ha tuttavia formalmente riesumati e in giro per l’Italia ne è spuntato di nuovo qualcuno. Per esempio nei dintorni di Torino, Bologna, Siena, Livorno, Forlì-Cesena, Firenze e Reggio Calabria. Ma cinque Circondari nuovi di zecca tutti insieme, in una Provincia che conta in tutto 270 mila abitanti, e poi in questo momento, a pochi mesi dalle elezioni regionali, non possono passare inosservati.

E poi, a che cosa servono? «Con il Circondario», dice il regolamento, «la Provincia attua il decentramento dei servizi e degli uffici, compatibilmente con le concrete esigenze di gestione, mediante l’istituzione di propri uffici decentrati e funzionali ». Insomma, un decentramento del decentramento. Che comporterà l’apertura di altre strutture provinciali nei «capoluoghi di Circondario ». Perché ognuno di questi nuovi enti intermedi avrà anche un capoluogo, coincidente con il comune più popoloso, a meno che i sindaci della zona non decidano diversamente. Il capoluogo del Circondario di Tropea non potrà che essere Tropea, 6.836 abitanti. Quello di Serra San Bruno, Serra San Bruno: 7.068 residenti, un record. Quello di Nicotera, Nicotera: 6.778 persone. Quello dell’Alto Mesima, Acquaro: che di anime ne ha appena 3.046. Mentre la scelta del capoluogo del Circondario di Filadelfia cadrà senza alcun dubbio su Filadelfia. Comune di 6.283 abitanti dove c’è un sindaco democratico ex popolare, Francesco De Nisi, che è contemporaneamente anche il presidente della giunta provinciale.

E in quanto principale esponente della maggioranza si becca la stroncatura senza appello di Giovanni Macrì, consigliere provinciale del Pdl: «Sa con quale motivazione questi nuovi enti inutili sono stati creati? Per far sentire la Provincia più vicina al cittadino in un territorio dove le strade sono disastrate, dicono. Le pare un motivo serio? I Circondari non servono assolutamente a nulla. È una ragione di poltrone e basta». Opinioni, naturalmente. Anche se qualche strapuntino, va detto, ci sarà. Ogni Circondario ha un presidente e un vicepresidente che durano in carica due anni e possono essere scelti fra i rappresentanti dei Comuni o i consiglieri provinciali. C’è poi un «consiglio circondariale » composto dagli stessi consiglieri della Provincia eletti in quel territorio nonché dai sindaci dei Comuni che ne fanno parte, oppure dai loro delegati. Non basta: c’è anche un «collegio dei presidenti dei Circondari », presieduto dal presidente della Provincia e di cui dovrebbe far parte anche il sindaco di Vibo Valentia, Francesco Sammarco. Ma è tutto gratis. Ai consiglieri, al presidente e al suo vice «non spetta alcuna indennità per l’esercizio delle proprie funzioni, né alcun gettone di presenza». Certo, se però nella loro autonomia i Comuni lo decidono, nessuno gli potrà impedire «la corresponsione, ai propri rappresentanti, di indennità di missione e/o rimborso delle spese sostenute e di quelle di viaggio». Sia chiaro, sempre «con oneri a proprio carico ». Ci mancherebbe...

Sergio Rizzo


25/09/2009

L'Aquila, torna la paura: scossa di magnitudo 4.1

L'Aquila, torna la paura: scossa di magnitudo 4.1

 

Il sisma è stato avvertito dalla popolazione. Epicentro tra Pizzoli, Barete e Capitignano

 

 

L'epicentro del sisma (dal sito INGV)
L'epicentro del sisma (dal sito INGV)

L'AQUILA - La gente scende di nuovo in strada. E torna la paura. Una forte scossa di terremoto è stata avvertita distintamente dalla popolazione dell'aquilano, seguita da un lieve boato che si è protratto per alcuni secondi. La scossa ha avuto una magnitudo di 4.1. Secondo il Dipartimento della Protezione Civile, l'epicentro del sisma è stato localizzato nei comuni di Pizzoli, Barete e Capitignano, in provincia dell'Aquila. Numerosissime sono state le telefonate ai vigili del fuoco. Fonti della Protezione Civile sottolineano che «al momento non si segnalano danni a persone o cose».

ALLE 18 e 14 - La scossa è stata registrata dagli strumenti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 18.14 a 9,7 chilometri di profondità, nella zona sismica del Gran Sasso. Il terremoto «è ancora una replica del sisma del 6 aprile», rilevano gli esperti della sala sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «Non si tratta di un evento legato alla sequenza in atto nella zona dei Monti Reatini - osservano i sismologi - e non è escluso che questo sisma possa innescare altri eventi nelle prossime ore».


28/06/2009

Provincia di Firenze : Carla Fracci nuovo assessore alla cultura

Provincia di Firenze : Carla Fracci nuovo assessore alla cultura

 

L'annuncio del Presidente Barducci: «sono emozionato e orgoglioso». «È un punto di riferimento per la cultura italiana. E’ una donna con forte senso civico, con idee per il territorio»

 

 

 

Carla Fracci (Omniroma)
Carla Fracci (Omniroma)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE - Carla Fracci sarà il nuovo assessore alla Cultura della Provincia di Firenze. Lo annuncia «con molto orgoglio e anche con una certa emozione» il Presidente della Provincia Andrea Barducci. «Carla Fracci - afferma Barducci annunciando la nomina- è un punto di riferimento per la cultura italiana e non solo. E’ una donna con forte senso civico, con idee per il nostro territorio, dove da molti anni vive, e con la capacità di metterle a frutto. Ma soprattutto, e questo è il punto che mi preme di più, è un’artista, e penso che in questo momento a Firenze ci sia bisogno dello sguardo, della sensibilità di un’artista, che aiuti a svolgere un lavoro serio sulla cultura. Per questo abbiamo deciso di chiedere alla signora Fracci di lavorare con noi, e siamo davvero felici che lei abbia accettato».

IL RESTO DELLA GIUNTA - «Sulla composizione finale della giunta stiamo ancora lavorando - aggiunge il presidente -. Posso solo dire che sarà rappresentata la coalizione, che saranno rappresentati i territori, e confermare i nomi di Elisa Simoni alla formazione, Alessia Ballini alle politiche sociali e allo sport, Laura Cantini vicepresidente e delega alle infrastrutture, Tiziano Lepri al bilancio e personale, Pietro Roselli all'agricoltura e Stefano Giorgetti al patrimonio e edilizia. Entro martedì al massimo daremo gli altri nomi».