02/12/2009
Fini: imparzialità non è rinuncia alle opinioni
Fini: imparzialità non è rinuncia alle opinioni
Scajola: Fini fuori dalla linea del Pdl. Le parole in fuorionda del presidente della Camera provocano un terremoto politico nella maggioranza.
Ha suscitato una tempesta la pubblicazione ieri sul sito di Repubblica di un fuori onda di Gianfranco Fini con il procuratore di Pescara.
E il terremoto politico non si placa il giorno dopo.
Torna sul caso anche lo stesso Gianfranco Fini, durante la cerimonia in ricordo di Nilde Iotti a dieci anni dalla sua scomparsa.
"Come presidente della Camera dei deputati, Nilde Iotti offrì un esempio di imparzialità e di equilibrio che le valse il riconoscimento e la stima di tutte le parti politiche. Non rinunciava, però, alle sue idee. Come disse Luciano Violante, 'la sua imparzialità non fu mai neutralità".
E ha aggiunto: "Essere super partes non significava per lei rimanere estranei al confronto delle opinioni. Ciò non diminuì affatto l'apprezzamento che la circondava, perché la cultura democratica si fonda, a ben vedere, sul confronto delle idee. E' da lì che viene la capacità di dialogo e di ascolto".
"Se le dichiarazioni di ieri (di Fini, ndr) dimostrano qualcosa, dimostrano una volontà e un'azione che è diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della Liberta"'. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, in margine a un convegno dell'Ispi ha commentato il fuorionda del presidente della Camera Gianfranco Fini.
La polemica nasce dal fuorionda nel quale Fini parla di un premier che confonde il suo consenso con l'immunità, definisce le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza sul premier "una vera bomba atomica".
Berlusconi furibondo fa replicare il portavoce del Pdl Capezzone: la linea su giustizia e pentiti è stata decisa dal Pdl, Fini spieghi se è d'accordo.
Il presidente della Camera ribatte a sera a Ballarò: "Berlusconi non c'entra nulla con la mafia. Ma io non ho nulla da chiarire e non cambio opinione, chi governa deve rispettare gli altri poteri".
Arriva anche il commento del coordinatore del Pdl Sandro Bondi: "L'intervento di Fini nel corso della puntata di ieri di Ballarò mi ha particolarmente amareggiato. Il problema non era e non è, come ho tentato di sostenere durante tutta la trasmissione, la giusta distinzione tra la sfera della democrazia, la sfera del consenso democratico che è all`origine della legittimità della politica, e quella della legalità, cioè della sottomissione alla legge anche di coloro che sono investiti di una rappresentanza politica, sia pure nei limiti della reciproca autonomia e indipendenza".
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19/11/2009
Il monito di Obama sul nucleare «Basta provocazioni da Corea e Iran»
Il monito di Obama sul nucleare «Basta provocazioni da Corea e Iran»
LA VISITA. Il presidente Usa: «Pyongyang rinunci alle sue ambizioni». E parla di sanzioni contro Teheran
| Obama saluta le truppe durante la sua visita a Seul (Afp) |
SEUL - Le provocazioni devono finire ed è tempo che Pyongyang torni al tavolo negoziale: i presidenti di Usa e Corea del Sud, Barack Obama e Lee Myung-bak, concordano sulla necessità di dare una svolta alle trattative in stallo per la denuclearizzazione della penisola coreana. «La cosa che voglio sottolineare è che io e il presidente Lee siamo d'accordo sul fatto di voler spezzare il modello del passato, con la Corea del Nord che si comporta provocatoriamente e che poi è disposta a tornare a parlare e, infine, è alla ricerca di concessioni», afferma Obama in conferenza stampa al termine del faccia a faccia, poco prima di ripartire per Washington. Lee, da parte sua, afferma che la Corea del Nord potrebbe sperare in robusti aiuti economici rinunciando alle ambizioni nucleari attraverso «un processo completo e verificabile, e soprattutto con una soluzione omnicomprensiva».
COLLOQUI - Obama annuncia quindi che l'inviato speciale Usa, Stephen Bosworth, sarà in Corea del Nord l'8 dicembre. «Continueremo a lavorare sulla questione nordcoreana - spiega - nell'ambito dei colloqui a Sei per il disarmo nucleare completo». Lee, sempre sul nucleare, ricorda che non è stata convenuta alcuna scadenza, anche se «il nostro obiettivo è risolvere il problema quanto prima possibile». I legami tra «i nostri due paesi sono solidi: gli Stati Uniti sono fortemente motivati a difendere la Corea del Sud, anche con il deterrente nucleare», aggiunge ancora Obama, rinnovando in questo modo la validità del cosiddetto «ombrello nucleare» a protezione del Paese asiatico.
IRAN - C'è spazio anche per l'Iran: Obama dichiara di aver avviato i colloqui con gli alleati «per prendere in considerazione le conseguenze» nel caso il Paese rigetti l'offerta d'accordo sul nucleare. Obama ha sottolineato come rimanga ancora aperta la porta del negoziato, o quanto meno la possibilità per Teheran di fare marcia indietro e accettare l'accordo proposto dall'Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea): la valutazione delle sanzioni - che avranno bisogno del sostegno russo e cinese per poter essere approvate dal Consiglio di Sicurezza - non avverrà che nelle «prossime settimane».
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07/10/2009
A Venditti non piace la Calabria
A Venditti non piace la Calabria
LE POLEMICHE. Reazioni indignate per le frasi del cantautore riprese da un video messo su Youtube. E la radio non mette dischi
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| (Foto Reuters) |
ROMA - Aumentano le polemiche per le frasi-provocazione di Antonello Venditti sulla Calabria. Su Youtube è stato caricato un video di un concerto in Sicilia del cantautore romano in cui parla della Calabria. «Ma perché - si chiedeva Venditti nell'introdurre un suo brano - Dio ha fatto la Calabria? Io spero che si faccia il ponte, almeno la Calabria esisterà. Qualcuno deve fare qualcosa per la Calabria». E, ancora. «Ho conosciuto un ragazzo calabrese che prendeva il traghetto per la Sicilia, dove trovava una ragione, la cultura. In Calabria non c'è veramente niente, ma niente che sia niente».
LA REAZIONE DELLE ISTITUZIONI - Parole che non sono piaciute a Bova, il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, quelle dell'artista romano. «Ad Antonello Venditti la Calabria ed i calabresi proprio non piacciono», ha commentato stigmatizzando i «pesantissimi giudizi espressi dal cantante. Poveretto - ha aggiunto Bova - da quando canta meno, gli capita di sbagliare tono e note. Evitiamogli di peggiorare, lasciamolo a riposo. È già grave che un cantante stecchi una nota. Diventa imperdonabile se stona tutta una canzone». Anche il Sindaco di Reggio Calabria è intervenuto: «Come calabresi siamo indignati e offesi» ha detto Giuseppe Scopelliti, continuando: «Venditti spesso è venuto nella nostra regione riscuotendo consenso, successo, applausi e fiumi di danaro».
POLEMICHE IN RADIO - Radio Libera Bisignano, dal 1976 la radio più ascoltata a Cosenza e Provincia e sempre all'apice degli ascolti in Calabria, ha deciso di non mandare più in onda dischi di Venditti. «Chieda scusa ai calabresi». L'iniziativa viene estesa e proposta alle altre emittenti al fine di «poter levare una voce univoca di protesta» Tra le dichiarazioni riportate da un sito internet che proprio non vanno giù: «In Calabria non c'è nulla, nè arte e nè cultura».
FACEBOOK - Sono otto i gruppi costituiti su Facebook contro Antonello Venditti. Il gruppo che ha raccolto più adesioni, 732, è «petizione online contro le idiozie di Antonello Venditti sulla Calabria». C'è poi «la Calabria odia Antonello Venditti», con 353 membri. Infine, c'è «Antonello Venditti: Dio, perchè hai fatto la Calabria?», con 378 adesioni. E intanto Giacomo Mancini, ex deputato ed esponente del Pdl dedica a Venditti il «Vaffa» di Masini.
LA SMENTITA DI ANTONELLO - «Mai offesa, è una terra che amo» così Venditti ha dichiarato nella lettera di smentita. «Una terra che è, sotto molti profili, disagiata per notissimi problemi che ne pregiudicano il futuro sereno che invece meritano tutti i calabresi, soprattutto i giovani»
La lettera
Venditti: «Mai offesa la Calabria, è una terra che amo». Il cantautore interviene sulla polemica scatenata da una sua frase durante un concerto
In merito agli articoli apparsi in data 6 ottobre e anche in considerazione delle dichiarazioni rilasciate da personaggi politici nell’immediatezza della pubblicazione della notizia, ho il dovere di precisare quanto segue. L’ascolto integrale delle mie dichiarazioni attraverso il filmato pubblicato su YouTube, peraltro senza alcun consenso né da parte mia nè da parte dell’organizzatore del concerto, rende il significato esatto delle mie parole.
In quel concerto ho dedicato “Stella”, una canzone-preghiera, alla Calabria, una terra che amo moltissimo ma che è, sotto molti profili, disagiata per notissimi problemi che ne pregiudicano il futuro sereno che invece meritano tutti i calabresi, soprattutto i giovani. In questo senso ho auspicato che “qualcuno deve fare qualcosa”. La mia denuncia nata, lo ripeto, dall’amore per la terra calabrese e per le persone oneste che la abitano ha mutato il proprio significato attraverso il gioco di omissioni e tagli giornalistici alle dichiarazioni rese, nonché di commenti certamente non continenti che mi hanno descritto come un male al pari della ‘ndrangheta (si veda il servizio pubblicato su www.cn24.tv, dal titolo “La polemica: dopo la ‘ndrangheta ci mancava Venditti”). A conferma di una polemica confezionata devo aggiungere che la notizia non può essere annoverata fra quelle di cronaca, dato che il concerto si è svolto nell’estate del 2008 e non, come il sito Strill.it vorrebbe far credere, “la scorsa estate”. Nell’estate del 2009 ho cantato nuovamente in Calabria, nell’area portuale di Corigliano Calabro, esprimendo ancora parole d’amore e di denuncia davanti a 100 mila persone. Tutti hanno capito ed applaudito. Ma se, come è evidente, si preferisce il silenzio di chi denuncia ciò vuol dire che le parole possono ancora muovere le coscienze. Ciò di cui invece bisogna aver terrore è proprio il silenzio.
Antonello Venditti
Fonte: Corriere della Sera
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29/06/2009
Una donna contro Ahmadinejad: la foto simbolo della protesta in Iran
Una donna contro Ahmadinejad: la foto simbolo della protesta in Iran
Il video postato domenica dalla onlus secondoprotocollo.org. Lo scatto ritoccato, scovato su YouTube, racconta la protesta a Teheran. E ricorda piazza Tienanmen
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| Ahmadinejad e una donna di fronte alla vettura presidenziale in una foto su Twitter |
Questa invece è la foto ritoccata in cui la donna mostra il dito medio
MILANO - È un fotomontaggio ma ha tutti i requisiti per essere un'immagine simbolo dell'Iran di oggi. Ritrae una donna con il velo nero ed una leggera maglietta verde sui jeans. La giovane ha un tascapane a tracolla. Il braccio destro allungato. Il polso sottile che spunta dalla manica. Il pugno è chiuso. Il dito medio è alzato. È sola, a piedi. Davanti a lei, enorme nella foto schiacciata dal teleobiettivo, il muso di un suv grigio. Dal tetto spunta il presidente Mahmud Ahmadinejad, sorridente, quasi benedicente. Alle sue spalle le sagome di due guardie del corpo. Ricorda lo studente di piazza Tienanmen davanti al carro armato. Nella foto originale (ma non vi è al momento alcuna conferma di autenticità), postata su Twitter, la donna è davanti alla macchina blindata del presidente e sembra fargli segno di fermarsi ma senza insultarlo, senza alzare cioè il dito medio. Non si conosce la data in cui la foto è stata scattata, né l'occasione.
SU YOUTUBE - La foto ritoccata è emersa invece da YouTube, pubblicata domenica da un utente con nickname "secondoprotocollo", in una selezione di immagini montata con una toccante colonna sonora e firmata «www.secondoprotocollo.org», una onlus italiana con contatti in Gran Bretagna e che sul suo sito dichiara di avere «come obiettivo la difesa dei Diritti Umani in qualsiasi parte del mondo».
Video eccezionale che prova come Amadinejad ha chiesto al Consiglio di truccare il voto
Video amatoriale fornito da un anonimo iraniano che prova come Ahmadinejad abbia chiesto al Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione (quello che oggi si è espresso a suo favore) di truccare il voto. Appena possibile il video verrà sottotitolato. L'incontro è avvenuto dopo le elezioni nella città di Qom alla presenza dell'ayatollah Mesbah-Yazdi e di altri ayatollah. Ahmadineja parla di pianificare la trasformazione dell'Iran da una “repubblica islamica” ad uno “stato islamico”, in pratica in una dittatura senza più elezioni. Egli dice: “sono in grado di sentire che la gente è spiritualmente pronta” per poi passare a pianificare i brogli.
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28/06/2009
Iran: arrestati otto impiegati dell'ambasciata britannica
Iran: arrestati otto impiegati dell'ambasciata britannica
Sono tutti iraniani. ieri la minaccia di Ahmadinejad all'occidente». L'agenzia Fars: «Hanno avuto un ruolo di rilievo nelle manifestazioni di protesta per l'esito del voto»
TEHERAN (IRAN) - La rezione del regime di Teheran alle «interferenze» dell'Occidente comincia a farsi sentire. Otto impiegati di nazionalità iraniana dell'ambasciata britannica a Teheran sono stati arrestati con l'accusa di «aver avuto un ruolo di rilievo» nelle manifestazioni di protesta per l'esito ufficiale del voto delle elezioni presidenziali del 12 giugno.
RITORSIONI - Soltanto ieri il presidente Ahmadinejad, rieletto appunto nelle contestate elezioni di questo mese, aveva personalmente minacciato i Paesi europei (la Gran Bretagna in particolare) e gli Stati Uniti. Oggi la notizia, comunicata dall'agenzia di stampa semiufficiale iraniana Fars, conferma che, una volta sedate con la forza le proteste di piazza, le ritorsioni sono cominciate. Londra per il momento non offre conferme ufficiali degli arresti: «Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto numerose, a volte confuse, notizie di arresti di cittadini britannici o di persone connesse a cittadini britannici. Continuiamo a chiedere loro notizie alle autorità iraniane», ha commentato il ministero degli Esteri britannico. Nei giorni scorsi, l'Iran ha espulso due diplomatici britannici e Londra ha risposto con una misura uguale.
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Iran, caccia sul web alle camicie bianche
Iran, caccia sul web alle camicie bianche
Sono agenti del governo di Teheran. Molti dei picchiatori e cecchini, secondo i manifestanti, sarebbero basiji, volontari che fanno il «lavoro sporco»
Caccia aperta alle «camicie bianche»: sono gli agenti del governo di Teheran che attaccano i manifestanti con manganelli, catene, coltelli e, secondo diverse testimonianze, hanno sparato sulla folla (così li chiamano alcuni iraniani, anche se non tutti indossano camicie bianche). I manifestanti iraniani e i loro simpatizzanti in tutto il mondo stanno pubblicando su internet le foto di questi agenti, allo scopo di identificarli. Quest’uomo (guarda la foto) con un Ak-47, appostato su un tetto avrebbe sparato il 15 luglio sulla folla davanti ad un palazzo di basiji, uccidendone alcuni: sarebbe stato identificato con nome e cognome (e c’è pure l’indirizzo). Quest’altro (guarda la foto) è stato fotografato in moto mentre estrae una pistola: accanto c’è un’altra foto in cui si troverebbe nel ben più rispettabile ruolo di amministratore delegato di una industria iraniana. E sarebbe stato identificato anche come il capo dei basiji della moschea di Al Hadi. Un altro ancora (guarda) è stato fotografato con una mazza di legno durante le proteste: qualcuno ha trovato un'altra foto che mostrerebbe lo stesso uomo (ma in realtà non è del tutto visibile) accanto ad Ahmadinejad.
Molti dei picchiatori e cecchini, secondo i manifestanti, sarebbero basiji, ovvero volontari di una forza paramilitare usata spesso per il «lavoro sporco», controllata dai Guardiani della rivoluzione (o pasdaran), i quali a loro volta rispondono direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei. Altri, secondo il fondatore dei pasdaran Mohsen Sazegara, ora esule negli Stati Uniti, sarebbero membri dell’unità di intelligence degli stessi pasdaran. A segnalare i link a diversi di questi siti è il blogger «Medius Oriens», alias TM Law, ricercatore con un programma post-dottorato della British Academy presso la facoltà di studi orientali dell’Università di Oxford. Creare questi siti, dice, «è una scommessa forte dell’opposizione, che rischia la propria sicurezza nella speranza di vincere alla fine.
Mentre parte del sito Gerlab.ir, legato ai Guardiani della rivoluzione, viene usato per identificare i manifestanti per arrestarli (o peggio), questi siti web mirano a identificare i basiji per umiliarli pubblicamente. Nel lungo periodo, potrebbero rivelarsi utili a identificare coloro che meriterebbero di essere incriminati per le atrocità commesse contro i manifestanti. D’altro canto, se Ahmadinejad e Khamenei resistono, i responsabili di questi siti saranno in grave pericolo perché il regime molto probabilmente tenterà di punirli duramente». Come scrive, sul blog americano Huffington Post, Bob Osertag, docente di Studi Tecno-culturali e musica all’Università della California-Davis, le autorità iraniane non stanno infatti solo censurando ma anche sorvegliando la Rete. I manifestanti riescono a evadere la censura, e dunque a vincere nel breve periodo, ma nel lungo periodo devono cercare di non essere identificati. «Nella battaglia tra chi pubblica e chi censura, il primo vince se riesce a divulgare le notizie. Ma nella battaglia tra attivista e spia della polizia vince il secondo se l’identità e il luogo in cui si trova l’attivista viene rivelato».
Oltre ai link postati spesso su Twitter per identificare uno per uno i picchiatori, ci sono siti e blog dedicati interamente allo scopo. Questo è uno dei primi ad essere stati creati: http://lebasshakhsi.blogspot.com/ «Per favore, diffondete le immagini qui sopra tra la gente per riconoscere queste persone ed evitarle», dice in farsi una scritta sopra le foto dei presunti basiji su quest'altro sito (http://tinypic.com/view.php?pic=fbhs8m&s=5). Stesso scopo hanno il blog «Out the basij» , dove tra le repliche degli utenti c’è chi ha inserito una lista di nomi e di numeri di telefono di presunti picchiatori, questo sito su Flickr e «Id the basiji». «Sono determinato a trovare chi è coinvolto nel picchiare i propri concittadini - scrive l'autore - . Qui ci sono alcune immagini che non sono state mostrate in precedenza. Aiutate me e gli iraniani. Ricordate: non voglio violenza contro questi uomini. Voglio solo che sappiano che non sono anonimi e che le loro azioni non sono giustificabili». Una delle foto postata su molti dei siti mostra un «chagoo-kesh», che in farsi indica i teppisti di strada armati di coltelli. Ma l’uomo non è giovane: è un signore di mezza età con baffi grigi e camicia bianca a mezze maniche. I dettagli su di lui sono stati divulgati: nome, cellulare, indirizzo di casa, ruolo nei Guardiani della rivoluzione. Una fonte sostiene che si è spaventato: «Ha lasciato la città!» Medius Oriens segnala anche il blog Basij Hunt «diversamente dagli altri siti, non sembra volere soltanto umiliare i picchiatori». Uno dei messaggi sotto le foto dice: «Sappiamo chi sei e ti uccideremo».
Viviana Mazza
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17/06/2009
Iran, l'opposizione torna in piazza
Iran, l'opposizione torna in piazza
Indetto corteo nel pomeriggio. Ahmadinejad: «Ha vinto la causa rivoluzionaria». Arrestati un professore e il direttore di un giornale. Stretta alla stampa, i Pasdaran minacciano internet
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| Manifestazione di esuli iraniani a Berlino (Reuters) |
TEHERAN - L'appuntamento è per le ore 17, mentre continuano gli arresti di esponenti riformisti e i pasdaran cercano di censurare anche il web. E Mousavi chiama a raccolta i suoi per giovedì per ricordare le vittime degli scontri dei giorni scorsi.
NUOVA MANIFESTAZIONE - I seguaci di Mir Hossein Mussavi hanno programmato una nuova manifestazione mercoledì in piazza Haft-e-Tir, nel centro di Teheran, secondo quanto affermato da alcuni loro rappresentanti. Il raduno di martedì è stata dapprima revocato, poi si è svolto in una zona a nord della città per evitare il contatto con i sostenitori del presidente Mahmud Ahmadinejad, che avevano programmato una contro-manifestazione nella centralissima piazza Vali Asr.
MOUSAVI: «RICORDARE VITTIME» - Mousavi ha chiesto ai suoi sostenitori di riunirsi anche giovedì per una marcia pacifica e raduni in segno di lutto per i manifestanti uccisi lunedì a Teheran, secondo quanto riferisce Al Jazeera. Mousavi ha chiesto «al popolo iraniano di tenere marce pacifiche e di riunirsi nelle moschee per consolare le famiglie dei martiri e dei feriti» nelle manifestazioni dei giorni scorsi. Lo stesso ex premier parteciperà personalmente alla giornata di lutto.
ARRESTI - Intanto il governo continua la battaglia contro la stampa. Cancellati gli accrediti degli inviati stranieri e divieto di seguire le manifestazioni. Inoltre il ministero degli Esteri ha dichiarato che i giornali stranieri sono «i portavoce di chi fomenta scontri» e che «a questi nemici sarà dato scacco matto». Ci sono stati anche due arresti: un noto esponente del movimento (il professore di sociologia all'Università di Teheran, Hamid Reza Jalaipur) e il direttore del giornale economico Sarmayeh (l'economista e analista politico Said Laylaz, fermato in aeroporto), spesso critico con il presidente Mahmoud Ahmadinejad.
INTERNET, GIRO DI VITE - I Pasdaran (Guardiani della rivoluzione) hanno inoltre minacciato di intervenire contro i mezzi di informazione online se non rimuoveranno da siti e blog notizie o commenti che «alimentino le tensioni». Si tratta della prima presa di posizione pubblica dei pasdaran dalla fine delle elezioni. I siti web e i social network come Facebook o Twitter sono diventati in Iran uno dei principali mezzi utilizzati dai persiani per cercare notizie di quanto avviene nel loro Paese sui siti internazionali.
«CAUSA RIVOLUZIONARIA HA VINTO» - Ahmadinejad dal canto suo rivendica il successo alle elezioni. «La causa rivoluzionaria ha vinto - ha detto il presidente rieletto -. Venticinque milioni di persone hanno approvato la gestione del Paese» . Secondo i dati ufficiali, contestati dagli altri candidati, Ahmadinejad è stato riconfermato presidente con oltre 24 milioni di voti. «Le recenti elezioni sono un simbolo della fiducia del popolo verso il sistema» ha concluso.
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15/06/2009
Teheran, centinaia di migliaia in piazza «Spari sulla folla: ucciso manifestante»
Teheran, centinaia di migliaia in piazza «Spari sulla folla: ucciso manifestante»
Khamenei: inchiesta sui brogli. usa: «preoccupati». Imponente corteo pro-Mousavi, malgrado i divieti governativi. Il leader riformista: pronto a nuove elezioni
TEHERAN - Precipita la situazione post-elettorale a Teheran: nella capitale iraniana, una sparatoria durante l'imponente manifestazione pro-Mousavi ha fatto un morto e diversi feriti, provocando il panico tra le centinaia di migliaia di sostenitori del leader riformista (c'è chi parla di due milioni) che sono scese in piazza, sfidando i divieti governativi, per denunciare il presidente Ahmadinejad di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali. Momenti di tensione si sono registrati durante il corteo quando sono stati uditi alcuni spari, di cui ha parlato anche la tv di stato, mostrando le immagini di gente in fuga. La Bbc, citando un fotografo della Ap presente sul posto, sostiene che uno dei dimostranti è stato ucciso nel corso di scontri scoppiati a margine della manifestazione. Il fotografo ha riferito che ad aprire il fuoco sarebbe stata una milizia filo-governativa, dopo l'assalto di un gruppo di manifestanti, spiega un testimone, ad un edificio che ospita i membri della milizia Basij. Dopo la sparatoria nella centrale piazza Azadi, altri spari sono stati avvertiti in tre quartieri nella zona settentrionale della capitale.
«PRONTO A NUOVE ELEZIONI» - In piazza è sceso lo stesso candidato riformista alle presidenziali, sconfitto ufficialmente il 12 giugno da Ahmadinejad. Mousavi si è detto pronto a partecipare a «nuove elezioni», aggiungendo che «il voto del popolo è più importante della persona di Mousavi o di chiunque altro». Il lunghissimo viale su cui hanno marciato i sostenitori di Mousavi è lo stesso su cui si svolsero tra il 1978 e il 1979 alcune delle più imponenti manifestazioni durante la rivoluzione contro la monarchia Pahlavi.
CHI CONTESTA I RISULTATI - Nel Paese cresce il fronte dei contestatori dei risultati delle presidenziali. L'ayatollah Khamenei, massima autorità religiosa del paese, ha ordinato un'inchiesta sull'accusa di brogli avanzata dall'opposizione (una prima risposta dovrebbe arrivare dal Consiglio dei guardiani entro una decina di giorni). Khamenei, che ha ricevuto Mousavi, lo ha invitato ad «agire con calma e seguendo le vie legali» e ha assicurato che sarà avviata un'indagine sui presunti brogli, sottolineando però che i disordini a Teheran sono il risultato di «provocazioni dei nemici che agiscono da dietro le quinte». L'opposizione iraniana «andrà avanti fino in fondo» per contestare l'elezione di Mahmud Ahmadinejad, ha dichiarato Zahra Rahnavard, la moglie di Mousavi. Anche l'ex presidente riformista e predecessore di Ahmadinejad, Mohammad Khatami, annunciando la sua partecipazione alla manifestazione ha chiesto l'annullamento dei risultati e un nuovo voto.
USA, UE E ONU -«La genuina volontà del popolo iraniano deve essere pienamente rispettata» è l'appello del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, il quale ha spiegato che le Nazioni Unite stanno seguendo da vicino la situazione del dopo-elezioni. «Preoccupazione» è stata espressa dalla Casa Bianca, mentre dall'Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini fa sapere che il nostro Paese «mantiene l'invito all'Iran» al G8 esteri di Trieste su Afghanistan e Pakistan, nonostante ciò che sta succedendo nel Paese dopo le elezioni presidenziali. I ministri degli esteri della Ue hanno chiesto congiuntamente a Teheran di avviare un'indagine sullo svolgimento delle elezioni e di rispettare il diritto degli oppositori a manifestare in modo pacifico. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto spiegazioni all'Iran sulle elezioni presidenziali e ha dichiarato che l'ambasciatore iraniano a Berlino è stato convocato per riferire della situazione.
ARRESTI - Scontri si erano già registrati in mattinata tra i sostenitori del vincitore delle ultime elezioni presidenziali Ahmadinejad e quelli di Mousavi, dopo quelli del weekend che hanno portato all'arresto di 170 persone.
MEDIA IMBAVAGLIATI - Il presidente Ahmadinejad ha deciso di rinviare a martedì la partenza per una visita in Russia. Il governo agisce intanto sul fronte dell'informazione. Il giornale di Mousavi, Kalameh Sabz, è stato messo al bando. Domenica la polizia, scrive il quotidiano riformista Sarmayeh, ha fatto irruzione nella sede del giornale, ha effettuato una perquisizione e sigillato l'edificio. Anche il giornale VelayatSarmayeh. In questo caso il provvedimento sarebbe legato alla pubblicazione di una caricatura non meglio precisata e a un reclamo per oltraggio ad Ahmadinejad. Il giornale Asr Eghtesad era stato censurato già sabato mattina poiché prevedeva di titolare «Il verde della primavera prosegue», con riferimento al colore del partito di Mousavi. Da domenica inoltre è vietato l'accesso a YouTube, dove erano stati pubblicati filmati degli scontri a Teheran ripresi con i telefoni cellulari. Presi di mira anche i media stranieri. Una troupe della tv pubblica spagnola Tve è stata costretta a lasciare il Paese dopo la copertura delle manifestazioni di protesta. è stato costretto a sospendere la pubblicazione, sempre secondo
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14/06/2009
Ahmadinejad: «Il popolo ha scelto» Mousavi: «Brogli». Scontri, tre morti
Ahmadinejad: «Il popolo ha scelto» Mousavi: «Brogli». Scontri, tre morti
Arresti a Teheran, aggredita troupe del TG3. Presidenziali iraniane con accuse reciproche. L'ayatollah Khamenei: «Calma e pazienza, è il presidente di tutti»
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| Ahmadinejad, riconfermato alla guida dell'Iran (Ap) |
NYTIMES: «MOUSAVI AGLI ARRESTI» - E, a far crescere la tensione, si sono anche diffuse le voci secondo le quali il leader dell'opposizione iraniana Mousavi sarebbe stato messo agli arresti domiciliari sono state raccolte da Bill Keller, il direttore del New York Times che si trova a Teheran per seguire le elezioni iraniane. Keller, in un servizio da Teheran pubblicato sul sito online del giornale, suggerisce che le autorità iraniane abbiano impedito a Mousavi di apparire in pubblico mentre erano in corso manifestazioni dei suoi sostenitori. «Mouosavi, che è scomparso tra voci che lo danno agli arresti domiciliari o peggio, ha fatto sapere che non si torna indietro ma non ha detto come o quando i suoi sostenitori dovrebbero contestare l'esito del voto», ha scritto Keller nel suo «Memorandum da Teheran». Ma successivamente, dal suo sito internet, il candidato sconfitto ha lanciato ai suoi sostenitori un invito alla non violenza e alla calma. «Le violazioni nel voto sono molto serie - ha detto Mousavi - e avete tutto il diritto a sentirvi profondamente feriti». Tuttavia, ha aggiunto, «vi invito alla non violenza, a non perdere la vostra calma. Ognuno di voi deve tracciare una linea tra se stesso e qualsiasi comportamento violento».
LA VITTORIA DI AHMADINEJAD: «SCELTA DEL POPOLO» - Il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad è dunque uscito vincitore già al primo turno delle elezioni presidenziali iraniane e spazza via le speranze dei moderati che puntavano su Mir Hossein Mousavi. Per il ministero dell'Interno iraniano non ci sono dubbi: nel corso di una votazione con affluenza record (oltre l'85% di partecipazione), le presidenziali sono state vinte nettamente dal presidente in carica con il 62,6% dei consensi. Ma il suo principale avversario di dubbi ne ha, e neppure pochi: Mousavi, dato a poco più del 33,7%, denuncia irregolarità nelle operazioni di scrutinio e promette che il popolo «non si piegherà a chi prende il potere con gli imbrogli». Molto più indietro nei risultati l'ex comandante dei Pasdaran, Mohsen Rezai, con il 2 per cento e ancora più staccato l'ex presidente della Camera (Majlis) Mehdi Karroubi con meno dello 0,9 per cento. Secondo la Commissione Elettorale presso il ministero dell'Interno il presidente uscente ha raccolto 19.761.433 voti mentre l'ex premier ne ha ottenuti 9.541.056. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato che le elezioni presidenziali di ieri nel suo paese sono state «libere» e «democratiche». «Quasi 40 milioni di persone hanno partecipato a libere elezioni, hanno superato un grande test democratico di fronte al mondo e hanno scelto il cammino del risveglio, l'orgoglio e la dignità», ha detto Ahmadinejad in un discorso alla nazione in diretta televisiva.
KHAMENEI: È PRESIDENTE DI TUTTI - La «guida suprema iraniana», ayatollah Ali Khamenei, ha detto che Mahmud Ahmadinejad, dichiarato vincitore delle elezioni, è «il presidente di tutta la nazione» e ha invitato alla «calma e pazienza» i sostenitori dei candidati sconfitti. «L'affluenza alle urne di oltre l'80 per cento - ha affermato Khamenei, in un messaggio letto alla televisione di Stato - è stata una vera festa, che ha garantito lo sviluppo e la sicurezza del Paese e una felicità permanente». La Guida ha poi fatto un riferimento implicito alle proteste del candidato moderato sconfitto Mir Hossein Mussavi, che si era rivolto anche a lui denunciando gravi irregolarità nel voto e nello scrutinio, ma soltanto per respingere tali affermazioni. «I nemici - ha detto Khamenei - pensano che con provocazioni ostili possono allontanare la dolcezza di questo evento. Ma io chiedo a tutta la nazione, soprattutto ai giovani, di essere vigili. Oggi è il giorno della calma e della pazienza».
L'APPELLO ALL'AYATOLLAH - Mousavi aveva infatti denunciato brogli e si era appellato al supremo leader iraniano, Alì Khamenei, al quale l'esponente moderato ha inviato una lettera. La notizia è stata data al canale in persiano della Bbc da Said Shariati, un portavoce dello stesso Mousavi, il quale ha affermato che i risultati sono «totalmente contrari alle notizie raccolte ieri» dallo staff del candidato moderato. «Anche se lui accetta questi risultati, non li accetteranno i suoi sostenitori», ha aggiunto Shariati, senza precisare il contenuto della lettera alla Guida.
«RISULTATO ILLEGITTIMO» - Mousavi non era stato l'unico a protestare per quella che passerà alla storia come un'elezione come minimo «controversa». Anche Mehdi Karroubi contesta il risultato delle elezioni presidenziali in Iran. Secondo l'ex presidente del Parlamento le elezioni sono «illegittime e inaccettabili». «L'istituzione che esce da tale scrutinio è illegittima e inaccettabile», ha aggiunto.
SCONTRI A TEHERAN, AGGREDITA TROUPE DEL TG3 - Durante gli scontri, secondo quanto riferisce l'inviato del Corriere della Sera, è rimasta coinvolta anche una troupe della Rai. Notizia poi subito confermata dalle agenzie di stampa che precisano che ad essere stata ferita è l'interprete iraniana che accompagnava l'inviata del Tg3, Lucia Goracci: la donna ha ricevuto una manganellata sulla schiena durante una delle cariche della polizia. Il cameraman, Ettore Cianchi, è stato invece fermato per un quarto d'ora dagli agenti, che gli hanno sequestrato la cassetta con le immagini degli scontri. Inoltre ci sono stati degli arresti e tra questi anche il vice di Karroubi, uno degli antagonisti di Ahmadinejad.
TIMORI IN ISRAELE - La vittoria di Ahmadinejad alle presidenziali iraniane è giudicata «molto preoccupante» in Israele. «È uno sviluppo molto preoccupante che porta il Paese a opporsi al mondo occidentale, perchè Ahmadinejad è il più militante del candidati», ha commentato una fonte ufficiale dello Stato ebraico. Per Israele, inoltre, l a comunità internazionale deve intensificare la sua azione per fra fronte «immediatamente» ai programmi nucleari di Teheran dopo l'esito del voto e la riconferma del leader oltranzista. Per il viceministro degli Esteri israeliano, Dany Ayalon, che ha ammesso che il vertice politico di Israele non avrebbe dato un giudizio positivo neppure in caso di vittoria di Hossein Mussavi, . «la rielezione di Ahmadinejad è giunta a dimostrare una volta di più la crescente minaccia rappresentata dal'Iran».
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12/06/2009
Iran: Mousavi si proclama vincitore Il governo: Ahmadinejad verso trionfo
Iran: Mousavi si proclama vincitore Il governo: Ahmadinejad verso trionfo
Obama: «Dopo elezioni, possibili nuove relazioni con Teheran». I pasdaran nelle strade della capitale. Alta affluenza: seggi chiusi 6 ore dopo. Opposizione denuncia brogli
Il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad all'uscita dal seggio (Reuters)
TEHERAN - I pasdaran hanno occupato le strade di Teheran subito dopo l'annuncio dell'agenzia di stampa ufficiale Irna della vittoria del presidente Mahmoud Ahmadinejad al primo turno delle elezioni presidenziali in Iran. L'ex primo ministro, il candidato riformista Mir Hossein Mousavi, già prima della chiusura delle urne (l'orario è stato prolungato di sei ore) si è proclamato vincitore con «un notevole margine». Un collaboratore ha parlato del 65%, che renderebbe inutile il ballottaggio. Ma pochi minuti dopo la chiusura dei seggi a mezzanotte (le 21,30 in Italia), l'Irna ha detto l'esatto contrario: «Ha vinto Mahmoud Ahmadinejad». Anche il ministero dell'Interno annuncia: «Con il 35% dei voti scrutinati, Ahmadinejad è accreditato del 69% e Mousavi del 29%». Secondo Agha Mohammadi, ex portavoce del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e ancora molto vicino alle stanze del potere iraniano, Ahmadinejad sarà eletto al primo turno con poco più del 50%.
«GOLPE PASDARAN» - Il sito ufficiale di Mousavi ha denunciato che i Guardiani della rivoluzione islamica (pasdaran) «stanno per fare irruzione» nelle sedi del candidato nella capitale. Lo cita la tv saudita al Arabiya, secondo cui altri sostenitori parlano di «golpe dei pasdaran». Al Arabiya ha riferito anche di «grandi raduni dei sostenitori di Mousavi nelle strade di Teheran per festeggiare la vittoria».
Il quarto candidato, l'ex capo storico dei Pasdaran Mohsen Rezaei (Ap)
URNE - L'orario di chiusura dei seggi, inizialmente fissato alle 18, è stato spostato prima alle 22 e poi a mezzanotte (le 21,30 in Italia). «Abbiamo un'affluenza alle urne senza precedenti», aveva dichiarato il capo della commissione elettorale. Il ministro dell'Interno, Sadeq Mahsuli, ha detto che si prevede un'affluenza superiore al 70%, contro il 60% di quattro anni fa, quando salì al potere Ahmadinejad.
OBAMA - A urne aperte, dagli Stati Uniti il presidente Barack Obama aveva fatto sapere che dopo le elezioni «sono possibili nuove relazioni» tra Usa e Iran, «chiunque ne esca vincitore». «Siamo entusiasti nel vedere in Iran ciò che appare un forte dibattito», ha dichiarato Obama. «Dopo il mio discorso al Cairo abbiamo provato a inviare un chiaro messaggio: pensiamo che un cambiamento sia possibile e, in ultima analisi, l'elezioni sono per gli iraniani un'opportunità per decidere».
QUATTRO CANDIDATI - A sfidarsi c'erano quattro candidati: il presidente uscente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, l'ex premier riformista Mir Hossein Mousavi, che gode di un grande consenso tra i giovani iraniani, l'ex presidente del Parlamento Mahdi Karroubi e l'ex capo storico dei pasdaran Mohsen Rezaei. Secondo l'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani queste elezioni sono «fra le più importanti e decisive nella storia del Paese» e ha auspicato che non avvengano brogli nei conteggi. «In questa consultazione la gente sente una responsabilità maggiore che in tutte quelle precedenti, e lo ha dimostrato con la sua consapevolezza nelle università, nelle strade e ovunque» ha detto uscendo dal seggio. Rafsanjani, ritenuto uno dei principali sponsor del candidato moderato Mousavi, è stato duramente attaccato con accuse di corruzione da Ahmadinejad. L'ex presidente ha quindi scritto una lettera aperta alla Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, chiedendogli di garantire elezioni «pulite».
MOUSAVI DENUNCIA IRREGOLARITÀ - Ma proprio dallo staff di Mousavi era arrivata la denuncia di irregolarità in diversi seggi elettorali di Teheran, dove non avevano avuto accesso gli osservatori. Sembra infatti che molti dei delegati di Mousavi e di Karroubi non abbiano potuto esercitare le proprie funzioni. Inoltre pare che «la commissione elettorale abbia stampato oltre 7 milioni di schede elettorali in più del necessario». C'è stato anche un attacco contro la sede elettorale di Mousavi, a Teheran: un gruppo di persone ha lanciato dei fumogeni seminando il panico tra i presenti, nessuno è rimasto ferito.
«OSCURATI SITI INTERNET» - Un'altra denuncia era giunta dalla radio indipendente Radiozamaneh: «Cinque siti che durante la campagna elettorale avevano sostenuto la candidatura di Mousavi sono stati oscurati dal governo iraniano. Anche un sito vicino a Karroubi è stato censurato». Sia Mousavi che Karroubi negli ultimi giorni avevano chiesto di garantire la libertà d'informazione anche durante la giornata del voto. Altri media indipendenti hanno denunciato il fatto che da giovedì sera il servizio di sms non è più funzionante in tutto il Paese.
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