06/04/2012

Via libera alle biciclette contromano in città

Via libera alle biciclette contromano in città

VIABILITA' SOSTENIBILE. Il provvedimento per le strade larghe almeno 4,25 metri. La Fiab: «Accolta una nostra richiesta, prevalso il buonsenso»

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28/06/2010

Gli Stati Uniti preparano l'«interruttore ammazza Internet»

Gli Stati Uniti preparano l'«interruttore ammazza Internet»

Il provvedimento presentato dal senatore Joe Liberman. Il presidente Usa per gravi minacce potrà "staccare la spina" alla rete per un termine massimo di 120 giorni

 

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L'hanno ribattezzata Internet Kill Switch, l'interruttore ammazza Internet. O anche, con mirabile miscela di concisione e ironia, Kill Bill, ovvero la proposta di legge (bill) che potrebbe fare a pezzetti l'indipendenza della Rete. In nome, beninteso, della sicurezza nazionale americana. Si tratta del provvedimento sulla Protezione del cyberspazio come risorsa nazionale (Protecting Cyberspace as a National Asset Act) appena approvato dalla Commissione per la sicurezza nazionale e gli affari governativi del Senato Usa, e quindi in pole position per incassare il sì dell'assemblea.

LA PROPOSTA DI LEGGE - Una proposta legislativa che fa i conti con l'ossessione cyber-sicuritaria cresciuta negli ultimi mesi nell'amministrazione statunitense e che in buona sostanza conferisce al presidente l'autorità di adottare "misure di emergenza a breve termine" al fine di proteggere la rete Internet nazionale e le infrastrutture collegate da eventuali attacchi, virtuali e non. Tra i poteri concessi anche quello di chiedere alle principali aziende del settore di staccare la spina, sospendendo le connessioni per un limite massimo di 120 giorni (oltre il quale è necessaria l'autorizzazione del Congresso). A dover sottostare al provvedimento (e a una nuova agenzia creata ad hoc, il National Center for Cybersecurity and Communications) saranno dunque i fornitori di connettività, i motori di ricerca, ma anche case produttrici di software e hardware in base, pare di capire, alla discrezionalità del Dipartimento della Sicurezza nazionale. Per "infrastruttura informativa", si legge nella proposta di legge, s'intende infatti la cornice che supporta "l'elaborazione, la trasmissione, la ricezione o l'archiviazione di informazioni elettroniche, inclusi apparecchi elettronici programmabili, reti di comunicazioni e ogni hardware, software e dato associato". Una definizione tanto vaga quanto ampia che ha subito generato una levata di scudi non solo nella forte lobby hi-tech, ma anche tra le associazioni a difesa dei consumatori e delle libertà digitali.

LE PROTESTE - Queste ultime, tra cui la American Civil Liberties Union e il Center for Democracy & Technologies, hanno inviato una lettera pubblica al Senato, in cui chiedono proprio di specificare cosa s'intende per infrastrutture critiche e per misure d'emergenza. Pur riconoscendo che la legge non amplia la sorveglianza elettronica al di fuori dei limiti consentiti attualmente, per cui è comunque necessario l'avallo di un giudice - un timore che dai tempi dell'amministrazione Bush è rimasta una preoccupazione vigile tra gli attivisti digitali - la missiva sottolinea che "la legislazione sulla cybersicurezza non deve erodere i nostri diritti". E che dunque "le misure d'emergenza prese non devono, senza fondati motivi, interrompere le comunicazioni Internet".

IL MODELLO CINESE - Il provvedimento, presentato dal senatore indipendente filo-democratico Joe Liberman, non molto esperto di Rete ma vicino ai repubblicani sulla politica estera e la sicurezza, potrebbe avere anche conseguenze al di fuori dei confini americani, sia per la natura interconnessa di Internet, sia perché definisce "infrastruttura informativa nazionale" anche ciò che si trovi fisicamente fuori dagli Stati Uniti ma la cui distruzione possa provocare un danno catastrofico nel Paese. Certo non rassicura il fatto che Liberman, per difendersi dalle critiche, abbia preso a modello Pechino: «La Cina può disconnettere parti di Internet in tempo di guerra - ha dichiarato il Senatore -. Abbiamo bisogno di poter fare lo stesso».

CYBER-SICUREZZA PRIMA DI TUTTO - Tuttavia, a favore di Kill Bill, sono arrivate altre voci. Secondo alcuni commentatori, la legge non aumenterà affatto i poteri del presidente, anzi, potrebbe semmai limitarli. Il paradosso deriva dal fatto che, come sostiene Alan Paller, direttore dell'istituto tecnologico SANS Institute, non ci sarebbe nessuno interruttore ammazza Rete perché tale eventualità è già prevista dalla legislazione vigente, e precisamente dal vecchio pre-Internet Communications Act del 1934. Disquisizioni giuridiche a parte, è comunque chiara la volontà di Washington di mettere la cyber-sicurezza in cima alla lista delle proprie priorità. Una decisione accelerata probabilmente dall'attacco subito da Google e da una trentina di aziende americane lo scorso dicembre, quando degli hacker di probabile provenienza cinese violarono mail e sistemi di sicurezza blindati. E forse non è un caso che proprio in questi giorni il direttore della Cia Leon Panetta abbia definito la cyber-guerra la minaccia più grave tra quelle a cui gli Usa non stanno prestando la dovuta attenzione. Anche se ora, a ben vedere, di attenzione ce n'è fin troppa.

Carola Frediani


03/06/2010

Manovra, i magistrati scioperano Il premier: leale lavoro con Tremonti

Manovra, i magistrati scioperano Il premier: leale lavoro con Tremonti

Sarà il comitato direttivo centrale a decidere le modalità della protesta. Un «pacchetto» di due giorni deciso dalla giunta dell'Anm, su tempi e modi si decide sabato

 

Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Ansa)
Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Ansa)

ROMA - Magistrati sul piede di guerra contro la manovra. Tutte le toghe sciopereranno contro gli effetti del provvedimento varato dal governo, che contiene misure considerate «ingiustamente punitive». Lo ha deciso la giunta dell’Associazione nazionale magistrati. Tempi e modalità dell’astensione dal lavoro dei magistrati saranno decisi sabato dal «parlamentino» del sindacato delle toghe. Il «pacchetto» che i vertici dell’Anm proporranno al comitato direttivo centrale prevede anche giornate di protesta e mobilitazione con «sospensione delle attività di supplenza». E mentre le toghe promettono battaglia contro la manovra, una nota di Palazzo Chigi, sempre sulla manovra, prova a sgomberare il campo delle voci di possibili tensioni tra il premier e il ministro dell'Economia : «Fuori dai giochi e dagli intrighi di palazzo - si legge -, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti hanno lavorato insieme e continueranno a lavorare insieme legati, oltre che dall'impegno di Governo, da una leale ed antica amicizia personale».

LA NOTA DI PALAZZO CHIGI - Nella nota di Palazzo Chigi in cui si afferma che il presidente del Consiglio sta lavorando con il ministro dell'Economia su due punti essenziali: la «manovra di stabilizzazione finanziaria» e «su ciò che è necessario e possibile per rendere il nostro Paese competitivo sulla crescita, a partire da un grande progetto di liberalizzazione delle attività economiche». Quanto alla manovra, aggiunge la nota, è basata «sull'impegno europeo e poi sviluppata attraverso un comune e intenso lavoro di preparazione. Nell'ambito di una grave crisi finanziaria, la più grave nel mondo dopo quella del 1929, il Governo Berlusconi è fermamente convinto di avere fatto la cosa giusta, nel tempo giusto, nell'interesse dell'Italia. Il Governo - si legge ancora - la presenterà in Parlamento forte delle sue convinzioni, certo del senso di responsabilità della sua maggioranza».

«SIAMO RISORSA, NON SPRECO» - «I magistrati - si legge d'altra parte in una nota dell'Anm - sono consapevoli della crisi economica in cui versa il Paese e non intendono sottrarsi al loro dovere di cittadini e di contribuenti, ma devono denunciare che le misure approvate dal governo sono ingiustamente punitive nei loro confronti e di tutto il settore pubblico. È inaccettabile essere considerati non una risorsa, ma un costo o addirittura uno spreco per la giustizia».

«EVASORI SALVI» - Questa manovra, afferma ancora l'Anm, «incide unicamente sul pubblico impiego, senza colpire gli evasori fiscali, già beneficiati da numerosi condoni, i patrimoni illeciti, le grandi rendite e le ricchezze del settore privato; paralizza l'intero sistema giudiziario e scredita e mortifica il personale amministrativo; svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l'indipendenza e l'autonomia della magistratura; incide in misura rilevante sulle retribuzioni dei magistrati nella prima fase della carriera, soprattutto dei più giovani che subiscono una riduzione di stipendio fino al 30 per cento. Questo significherà allontanare i giovani dalla magistratura». Inoltre, secondo l'Anm, la manovra «colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio, un pubblico dipendente magistrato o altro funzionario, con uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio di 3.000 euro lordi l'anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa 40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro lordi l'anno, circa il 25% dello stipendio». L'Anm chiede al governo, «interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate dalla magistratura associata: la soppressione dei piccoli Tribunali, delle sezioni distaccate di Tribunale e della metá degli Uffici del Giudice di pace; misure che consentirebbero di risparmiare, a regime, decine di milioni di euro».

Redazione online


20/05/2010

Camera e Senato sospendono i prepensionamenti di anzianità

Camera e Senato sospendono i prepensionamenti di anzianità

Schifani e Fini "hanno adottato un provvedimento di sospensione dei pensionamenti anticipati di anzianità previsti per i dipendenti dei due rami del Parlamento". Schifani: è giusto che in tempi di difficoltà economica anche le Camere taglino le spese

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"Con il presidente Fini riteniamo che sia giusto e doveroso che in questo momento il Parlamento dia segnali concreti e non soltanto proclami". Il presidente del Senato, Renato Schifani, a margine della commemorazione di Massimo D'Antona a Palazzo Giustiniani conferma la volontaà di incidere sui costi del Parlamento.

Per questo motivo, i presidente di camera e Senato "hanno adottato un provvedimento congiunto di sospensione dei pensionamenti anticipati di anzianità previsti per i dipendenti dei due rami del Parlamento, con effetto immediato e sino al 31 luglio 2010". Lo rende noto un comunicato spiegando che il provvedimento "si è reso necessario per consentire ai rispettivi Uffici di presidenza di definire, nel periodo di sospensione, attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali, misure finalizzate a ridurre la dinamica della spesa in questo settore".


"Seguendo un percorso di scelte decisionali forti - riferisce Schifani - ho incontrato i questori e i vicepresidenti e abbiamo tracciato un programma di riduzione dei costi del Senato. Mercoledì ci incontreremo con il presidente della Camera, i vicepresidenti e i questori, per concordare assieme regole nuove, condivise che incidano sensibilmente sulla riduzione dei costi della politica".


24/04/2010

Arizona, legge contro immigrati illegali «Arresti sulla base del semplice sospetto»

Arizona, legge contro immigrati illegali «Arresti sulla base del semplice sospetto»

La governatrice, Jan Brewer, firma il provvedimento. Obama contrario: «Violazione di libertà»

 

Alcuni manifestanti protestano contro la legge anti-immigrati illegali
Alcuni manifestanti protestano contro la legge anti-immigrati illegali

NEW YORK - La governatrice repubblicana dell'Arizona, Jan Brewer, ha firmato la conversione in legge di un controverso provvedimento contro l'immigrazione illegale negli Stati Uniti. La legge, duramente criticata dal presidente Barack Obama, autorizza le forze dell'ordine ad arrestare anche senza motivo persone sospettate di essere entrate illegalmente nel Paese. La governatrice, che non aveva mai espresso sostegno per la misura, ha firmato la legge in diretta televisiva, con il palazzo del governo a Phoenix assediato da cortei di protesta.

LA POLEMICA
- La Brewer ha detto che la legge «è nell'interesse dell'Arizona» e colma un vuoto di potere lasciato dal governo federale. La governatrice ha garantito che non ci saranno episodi di discriminazione razziale nell'attuazione del provvedimento. Ma è una promessa difficile da mantenere. Prima ancora della firma, Obama ha commentato la legge che secondo lui «viola la libertà individuale degli americani» e ha detto che i legali della Casa Bianca sono già al lavoro sulla questione. La legge porta il tema dell'immigrazione in primo piano in vista del voto politico del novembre prossimo (fonte: Apcom)


11/03/2010

Il legittimo impedimento è legge Sì ai due voti di fiducia al governo

Il legittimo impedimento è legge Sì ai due voti di fiducia al governo

 

Protesta idv, senatori a terra con la costituzione. In mattinata ripreso il dibattito sul provvedimento. L'opposizione chiede a Berlusconi di riferire in aula

 

L'aula del Senato
L'aula del Senato

ROMA - Via libera della maggioranza in Senato ai due voti di fiducia chiesti dal governo sul disegno di legge sul legittimo impedimento. Il ddl regola la possibilità per il premier e i ministri di privilegiare gli impegni di governo rispetto alle convocazioni nei procedimenti giudiziari. Il governo aveva deciso di porre sul provvedimento la questione di fiducia (la trentesima dall'inizio della legislatura), scatenando le proteste dell’opposizione. Maggioranza ed esecutivo hanno giustificato la scelta con l’elevato numero di emendamenti presentati, oltre millesettecento, ma in aula c'è stato un violento scontro polemico con reciproche accuse di "arroganza" fra il Pd e il Pdl. Attorno alle 19,30 l'aula ha poi dato il via libera al provvedimento nel suo complesso. I voti favorevoli sono stati 169, quelli contrari 126, gli astenuti 3.

PROTESTA - In mattinata le opposizioni avevano chiesto che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, riferisse in aula sulle ragioni che lo hanno spinto a chiedere la fiducia su un provvedimento «di origine parlamentare» che «non fa parte del programma di governo». Durante il dibattito c'è stata anche la protesta dell’Italia dei valori: i senatori dell'Idv si sono seduti per terra nell’emiciclo con in mano una copia della Costituzione. Nei banchi è rimasto solo Luigi Li Gotti per evitare che il gruppo fosse fatto allontanare dall’aula.

Redazione online


28/01/2010

Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»

Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»

 

CDM A REGGIO CALABRIA: APPROVATO ANCHE IL PROVVEDIMENTO CONTRO IL LAVORO NERO. Il Cdm approva il piano anti-mafie e l'Agenzia per i beni confiscati. Il premier: «Meno clandestini, meno crimini»

 

Berlusconi davanti alla prefettura di Reggio (Ansa)
Berlusconi davanti alla prefettura di Reggio (Ansa)

REGGIO CALABRIA - Un piano in dieci punti per combattere la criminalità. Il Consiglio dei ministri che si è svolto a Reggio Calabria ha dato il via libera al piano straordinario di contrasto alla criminalità organizzata.

L'esecutivo ha approvato il ddl con le nuove norme antimafia, in dieci punti, e varato un decreto che istituzionalizza l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati, con sede nella città calabrese. Ecco le misure previste dal disegno di legge: l'istituzione di un codice antimafia, un testo unico che raccoglie e razionalizza tutte le leggi approvate in materia dal 2001 a oggi; la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali; la realizzazione di un sistema di informazione sulle cosche attraverso un desk interforze; interventi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti.

«MENO IMMIGRATI, MENO CRIMINE» - Nella conferenza stampa al termine del Cdm, Berlusconi ha parlato del codice delle leggi antimafia: «Abbiamo fatto un grande lavoro per riassettare tutti gli impianti legislativi per combattere la criminalità organizzata. Il codice ha una veste utile ed efficace per tutti, forze di polizia e magistratura, per una maggiore attività di contrasto alla mafia». Attività che, spiega, avrà tra i principali obiettivi la confisca dei patrimoni mafiosi. Facendo riferimento ai fatti di Rosarno (da cui è scaturita la volontà di organizzare il Cdm in Calabria), il premier spiega: «I risultati sui nostri contrasti all'immigrazione clandestina sono molto positivi e una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Ma il governo chiede anche il sostegno economico all'Europa nel contrasto all'immigrazione clandestina: «Stiamo facendo un'azione molto forte nei confronti dell'Unione europea che deve caricarsi il costo della vigilanza che la Libia e altri Paesi sopportano per fermare e rimpatriare gli immigrati».

Da sinistra: Alfano, Maroni, Bossi, in piedi, e Berlusconi (Ap)
Da sinistra: Alfano, Maroni, Bossi, in piedi, e Berlusconi (Ap)

MARONI: «AGGREDIRE I PATRIMONI MAFIOSI» - L'altro versante fondamentale dell'intervento riguarda la criminalità organizzata. E l'arma di attacco più efficace, accanto alle operazioni di polizia, principale è quella economica, spiega il ministro dell'Interno Maroni. «La Direzione Investigativa Antimafia è una struttura di eccellenza, che ha tanti compiti, ma da ora in avanti avrà come priorità l'aggressione ai patrimoni mafiosi - dice -. Credo che fra 15 giorni potremo tornare a Reggio Calabria per insediare qui l'Agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie». Prospettiva che deriva dal pacchetto contro la criminalità, suddiviso in un Ddl e in un decreto. Quest'ultimo proprio per la creazione dell'Agenzia sui beni confiscati. «Nel decreto - dice Maroni - si prevede l'immediata costituzione dell'Agenzia dei beni confiscati perchè abbia visione complessiva» e che possa rendere «immediatamente utilizzabili i beni» sequestrati alla criminalità organizzata. Il ministro evidenzia i risultati fin qui raggiunti: «Nei 19 mesi del governo Berlusconi sono stati sequestrai 12.111 beni mobili e immobili alle organizzazioni criminali, per un controvalore di 7 miliardi di euro (+100% rispetto allo stesso periodo precedente) e sono stati confiscati 3.122 beni per un controvalore di circa 2 miliardi di euro (+345%)». Il tema della messa all'asta dei beni confiscati è stato controverso nei mesi scorsi: il rischio è che mafia e 'ndrangheta se ne riappropino. «Qualche bello spirito - dice a questo proposito Berlusconi - ha detto che i criminali sono pronti a ricomprare i beni sequestrati messi all'asta. Molto bene, vuol dire che noi così li sequestreremo un'altra volta». Il premier afferma poi che «la mafia, la 'ndrangheta, la camorra e le altre organizzazioni criminali sono una terribile patologia per il Paese: ne paghiamo le conseguenze anche per l'immagine che diamo all'estero per la brutta abitudine di programmi sulla mafia che portano in giro per il mondo questa immagine negativa. Una moda - sottolinea il premier - che spero sia ormai finita». Berlusconi affronta, poi, in generale, anche il tema dell'attuale scenario politico, affermando che non c'è «nessuno scontro con nessuna istituzione. Non c'è mai stato e non c'è».

LAVORO NERO - A Reggio è stato deciso anche il via libera al piano straordinario Sacconi contro il lavoro nero in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Prevede che 550 ispettori effettuino controlli in 20mila aziende. Nel mirino i settori dell'agricoltura e dell'edilizia. La task force sarà formata da personale del ministero del Lavoro, dell'Inps e carabinieri. Le ispezioni riguardano in particolare l'uso di mano d'opera anche stagionale, il fenomeno del caporalato e le truffe ai danni dell'Inps attraverso fittizi rapporti di lavoro, attività gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali. Obiettivo: verificare 10mila aziende agricole (2mila in Calabria, 2.500 in Campania, 3mila in Puglia e 2.500 in Sicilia) e altrettanti cantieri (1.346 in Calabria, 3.814 in Campania, 2.564 in Puglia e 2.276 in Sicilia). Nell'edilizia, le ispezioni riguarderanno sia gli appalti privati che quelli pubblici.

DUE MILIONI DI EURO - Particolare attenzione sarà riposta sulla correttezza delle procedure di appalto e subappalto e sul rispetto della normativa antimafia, argomento toccato sia da Maroni sia dal ministro della Giustizia, Alfano. Il piano prevede risorse aggiuntive per quasi due milioni di euro, destinate alle spese di viaggio, vitto e alloggio per gli ispettori provenienti da altre regioni (50, «per assicurare una maggiore trasparenza»). In occasione della riunione del Cdm sono stati presentati i risultati dell'azione ispettiva nel 2009: a fronte di una diminuzione delle violazioni di carattere formale (-28% per la tenuta del libro unico del lavoro), sono fortemente aumentate le violazioni accertate in materia di lavoro nero (+44%), di appalti e somministrazione (+193%), di orario di lavoro (+118%), di rispetto dello Statuto dei lavoratori (+208%), di truffe nei confronti degli Istituti (+483%), di sicurezza sul lavoro (+53%).

ALFANO: 'NDRANGHETA NELLA LEGISLAZIONE - «Da domani la parola 'ndrangheta farà parte della legislazione nazionale» ha spiegato il ministro della Giustizia . «Siamo intervenuti per introdurre nella legislazione italiana la parola 'ndrangheta che prima non figurava. La modifica andrà inserita nel decreto in vigore domani». Si è dunque seguito l'esempio del 1982, quando nel 416 bis si inserì il riferimento alla mafia. «È una grande operazione di natura culturale, ma anche di natura tecnica» che darà maggiori strumenti ai magistrati, ha detto Alfano.

La manifestazione dei lavoratori (Afp)
La manifestazione dei lavoratori (Afp)

BERLUSCONI CONTESTATO - Arrivando in prefettura, il premier Berlusconi si è rivolto ad alcuni cittadini che attendevano il suo arrivo: «Siete contenti che abbiamo portato qui il Cmd? Così vi facciamo vedere quello che stiamo facendo contro la criminalità». Ma non c'erano solo sostenitori: così come avvenuto per il pullman che ha portato i ministri, anche il corteo di auto del premier è stato contestato davanti all'ingresso posteriore della prefettura. Tra i manifestanti diversi lavoratori a rischio licenziamento e alcuni che sono già in cassa integrazione. «La nostra azienda non ha più accesso al credito e sta per chiudere. Siamo un centinaio» ha spiegato il capo delegazione della De Masi costruzioni. E un portuale di Gioia Tauro: «In due anni 500 persone hanno perso il posto di lavoro. Siamo qui a chiedere un intervento serio al governo. La 'ndrangheta si sconfigge con il lavoro, non solo con le chiacchiere e potenziando le forze di polizia. Se non c'è occupazione la manovalanza della mafia crescerà».

«MANTERREMO LE PROMESSE» - Il premier si è rivolto ai calabresi anche con un messaggio pubblicato sul quotidiano La Gazzetta del Sud: «La riunione a Reggio Calabria del Consiglio dei ministri è un'altra promessa mantenuta. Il governo, con questo gesto, ribadisce che anche in Calabria lo Stato c'è. La sconfitta della 'ndrangheta e di tutte le altre mafie costituisce per noi l'emergenza più importante, in assoluto. Per questo dobbiamo ripristinare il controllo dello Stato su tutto il territorio, come premessa indispensabile per la riuscita degli interventi sull'economia e sulle infrastrutture che abbiamo già predisposto e in parte già avviato».

Redazione online


20/01/2010

Processo breve, via libera dal Senato

Processo breve, via libera dal Senato

 

Giustizia / Resta il muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Il provvedimento passa ora alla Camera. Bagarre in aula, Gramazio (Pdl) lancia un faldone contro l'Idv

 

 

Il Senato approva il ddl sul processo breve. Il provvedimento passa ora all' esame della Camera. Nel corso della discussione i capigruppo hanno espresso le intenzioni di voto, ribadendo le posizioni difese nei giorni scorsi. Nel corso della discusione in aula i senatori dell'Italia dei Valori hanno inscenato una contestazione contro Maurizio Gasparri, capo gruppo del PDL al Senato.  Berlusconi fatti processare", "muoiono processi Cirio-Parmalat". Sono queste le scritte apparse su alcuni cartelli esposti dai senatori dell'Idv al termine degli interventi in Aula sul processo breve. I commessi hanno prontamente tolto i manifestini dalle mani dei parlamentari, ma loro continuano a tenerli sui banchi. C'è ne è anche uno listato a lutto con scritto "La giustizia è morta". Il senatore del Pdl, Domenico Gramazio, dal centro dell'emiciclo ha tirato il fascicolo degli emendamenti contro i banchi dell'Idv. Ma anche lui eè stato allontanato dai commessi.

In precedenza duro attacco del PD che per voce di Anna Finocchiaro, boccia il provvedimento. "Con il processo breve decretate la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini". Lo afferma la Presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, nella dichiarazione finale in aula al Senato per il ddl sul processo breve. Finocchiaro aggiunge: "Fissate in due ore la durata di una tratta ferroviaria, ben sapendo che la vecchia locomotiva potrà farcela solo in tre ore".

E' invece a fare il PDL. Maurizio Gasparri dice nell'aula del Senato "Ma è davvero breve questo processo? Nel ddl la parola breve non c'è. La legge che noi proponiamo non cancellerà i processi. Riguarderà solo l'1% dei processi". Lo afferma in aula al Senato il capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, nella dichiarazione finale sul processo breve. Gasparri aggiunge: "Per i reati di mafia e terrorismo arriviamo ad oltre 15 anni di durata. E' questo un processo breve?". Gasparri sottolinea che "l'articolo 111 della Costituzione prevede il giusto processo e l'articolo 6 della Convenzione
europea per i diritti dell'uomo prevede la ragionevole durata dei processi".

Il processo breve incassa l'approvazione della Lega Nord che rilancia accusando l'opposizione "Fino a pochi mesi fa eravate d'accordo con questa riforma. Quando vi siete accorti che questa riforma avrebbe riguardato anche il Presidente Berlusconi, avete cambiato idea e vi siete contraddetti. Siete voi che vi dovreste vergognare". ha detto il capogruppo della Lega, Federico Bricolo.

L'Italia dei valori esprime tutto il suo dissenso sul processo breve. "Si vuole salvare Berlusconi dai suoi processi. Approvate così una norma che non esiste in nessuna parte del mondo. L'Italia, culla del diritto, rinnega il diritto - dice il capogruppo dell'Idv al Senato Luigi Li Gotti, nelle dichiarazioni finali in aula. Li Gotti aggiunge: "Non sapete cosa significhi l'interesse collettivo. Il Parlamento è smarrito ed asservito".

L'UDC bocca il provvedimento. Gianpiero D'Alia, capogruppo dell'Udc, invita in aula la maggioranza a non procedere all'approvazione del ddl sul processo breve: "Fermatevi finché siete in tempo. Restano in piedi incongruenze e storture - dice D'Alia - come possiamo votare questa amnistia? Noi voteremo contro".

 


27/11/2009

Mauro aggredisce Veronica, il Grande Fratello minaccia pesanti provvedimenti

Mauro aggredisce Veronica, il Grande Fratello minaccia pesanti provvedimenti

 

Il salumiere scherza pesantemente e poi mette le mani addosso alla moretta che si arrabbia, interviene massimo che deve essere trattenuto a forza dagli altri ragazzi

 

Lo scontro tra Veronica e Mauro

Notte di violenza al Grande Fratello. E forse un espulsione in arrivo. Tanto che con un comunicato la gestione del programma di Canale 5 censura l'accaduto. «Questa notte nella Casa si sono verificati episodi assolutamente scorretti e contrari alle norme non solo di Grande Fratello, ma della convivenza civile. Lunedì sera Grande Fratello vi comunicherà le decisioni in merito ai gesti provocatori e comunque sbagliati di cui si è reso protagonista Mauro e alle reazioni degli altri abitanti della Casa; in quella sede avrete anche modo di discutere a fondo di quanto successo, e chiarire definitivamente le vostre opinioni sull'accaduto». È questo il duro monito degli autori del reality. Un monito consegnato stasera ai concorrenti. «Con questo comunicato, Grande Fratello vi ammonisce per l'ultima volta - è detto - a tenere un comportamento più rispettoso delle vostre diverse personalità e della sensibilità del pubblico che vi segue: eccessi di violenza verbale o, peggio, fisica, non saranno in alcun modo tollerati».

LO SCONTRO - La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato lo scontro tra Veronica e Mauro. Mauro ha preso sgarbatamente un biscotto alla moretta che se l'è presa. Per reazione, poco dopo la ragazza ha lanciato a terra un osso di pollo sfidando Mauro a raccoglierlo. Quando il giovane ha tentato di mangiarlo, la ragazza lo ha fermato, ma lui si è divincolato e lo ha mangiato. Il fare scherzoso si è poco dopo trasformato in una vera e propria aggressione violenta di Mauro a Veronica. Lei si è poi divincolata insultandolo pesantemente. A questo punto è intervenuto Massimo che ha tentato di affrontare il salumiere. I due hanno alzato la voce ma poi sono stati divisi dagli altri inquilini



15/10/2009

«Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sul pagamento delle imposte in futuro»

«Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sul pagamento delle imposte in futuro»

 

Il direttore generale di Bankitalia Saccomanni critico sul provvedimento,Tremonti: «meccanismo viene applicato ormai dappertutto: non è più un problema italiano»


Giulio Tremonti (Ansa)
Giulio Tremonti (Ansa)

ROMA - Botta e risposta tra Bankitalia e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Materia del contendere questa volta è lo scudo fiscale per il quale il Fisco ha recentemente inviato 50mila avvisi agli ex residenti all'estero.

BANKITALIA - «Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte in futuro» ha detto il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, nel corso dell'audizione sulla Finanziaria davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Palazzo Madama. Di contro, però, ha rilevato Saccomanni, «lo scudo fiscale può avere effetti positivi ai fini della ripresa economica se almeno una parte dei fondi rimpatriati viene investita in imprese produttive o comunque destinata alla ricapitalizzazione di queste ultime. L'agevolazione per gli aumenti di capitale contenuta nello stesso provvedimento favorisce questo impiego».

TREMONTI - Non si è fatta attendere la risposta di Tremonti. «Questo meccanismo viene applicato ormai dappertutto: non è più un problema italiano. Se c'è una ragione di allarme, e lo escludo, c'è per tutti i Paesi». Quello di palazzo Koch - ha aggiunto il ministro dell'Economia - «è un rilievo che può avere o no ragione, secondo me è discutibile. Detto questo, il discorso dello scudo è molto semplice: è un meccanismo applicato dappertutto e non è un problema italiano. Tutti lo stanno facendo, quindi se c'è un rischio sui flussi futuri è un rischio che devono affrontare tutti».
Lo scudo porta vantaggio al Fisco «perchè chi non pagava inizia a pagare», ha detto ancora Tremonti, e quanto alle critiche si chiede: «è mai possibile che l'etica legale coincida con gli interessi dei banchieri svizzeri?». Inoltre, «l'azione contro i paradisi fiscali non è strumentale allo scudo, continuerà. E sarà sempre più sofisticata, più intensa e più efficace. Non è che la facciamo e poi incassati i soldi dello scudo... Noi vogliamo evitare che alcune aree siano la caverna in cui vai a nascondere il bottino dell'evasione fiscale. E siccome quella linea d'azione non è finita o provvisoria, sarà sempre più forte. Questa è la nostra strategia».