22/01/2011
E Libero rivela il cellulare di Santoro
E Libero rivela il cellulare di SantoroIN PRIMA PAGINA SUL QUOTIDIANO. «Vendetta» dopo la messa in onda del telefonino di Berlusconi: «Così Michele proverà lo stesso brivido»
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15/10/2010
Manchester: le chiamate alla polizia vanno su Twitter
Manchester: le chiamate alla polizia vanno su Twitter«I tagli del governo stiano aumentando il problema». Il capo degli agenti: «Così i politici capiranno la nostra mole di lavoro. C'è bisogno di maggiore attenzione»
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27/09/2010
Santoro pubblica il suo Cud
Santoro pubblica il suo CudSantoro: «mi auspico che dirigenti, conduttori e collaboratori rai facciano lo stesso». Il conduttore mostra sul sito di «Annozero» la sua retribuzione Rai: 662.443,45 euro
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05/08/2010
L'evasore più ricco è un italiano
L'evasore più ricco è un italiano«Stern» intervista la super-talpa che ha ceduto i dati sui conti in nero. La lista segreta del Liechtenstein. «È un ereditiere, conto da 450 milioni»
MILANO - Ammesso che ci sia del turismo «puro» nel piccolo Stato del Liechtenstein ora si potrà visitare anche il parcheggio pubblico di Vaduz usato dai super-evasori di tutto il mondo per passare i soldi in contanti — attraverso una porta d'acciaio segreta — nei forzieri della fiduciaria Liechtenstein Global Trust. Quelli affidati al settimanale Stern da Heinrich Kieber, 42 anni, la gola profonda che aveva venduto ai servizi di intelligence tedeschi sui dati esteri i dischetti con la lista di 3.929 conti in nero di fondazioni e 5.828 di persone fisiche, è materiale succulento per i giallisti. Ma i pochissimi particolari che ha dato sul re dell'evasione, «un italiano ereditiere di una famiglia industriale», ha scatenato già la guerra all'uomo. Chi sarà? Di certo abbiamo un altro «primato» nazionale di cui non andare fieri. La super-talpa Kieber, anch'essa ricca visto che in cambio dei documenti aveva incassato 5 milioni di euro dal Bundesnachrichtendienst, non ha aggiunto molto altro. Se non che la cifra in questione sarebbe vertiginosa: 450 milioni di euro. Un capitale che farebbe appunto dell'italiano il maggior evasore tra tutti coloro che si erano affidati allo schermo del Liechtenstein.
Il maggior evasore tedesco, ha aggiunto Kieber per dare un elemento di confronto, aveva nascosto un patrimonio di «soli» 35 milioni. In realtà sembra che il giornalista di Stern prima di pubblicare la notizia avrebbe guardato le carte pur impegnandosi a mantenere il segreto sull'identità dell'italiano. Ma ciò che conta è che quei dati siano in mano al fisco tedesco. L'Agenzia delle Entrate aveva già detto in passato di essere pronta ad accogliere dati da uffici di altri Paesi. Il passaggio sarebbe più che legittimo e non creerebbe nessun tipo di complessità in un eventuale processo visto che non è stato il Tesoro italiano a pagare per avere i dati. È dunque probabile che già ieri siano stati in molti ad avviare la caccia all'uomo, sempre che il fisco italiano già non abbia quelle carte in mano: la lista era stata venduta infatti ben due anni fa tanto che aveva portato già a delle catture eccellenti come quella dell'ex presidente delle Poste tedesche, Klaus Zumwinkel, condannato nel 2009 a due anni di reclusione con la condizionale, a una multa da un milione e al pagamento dei 3,9 milioni evasi. In ogni caso per lo stato italiano e per il governo Berlusconi, che dopo lo scudo fiscale aveva ripromesso una stretta sui capitali nascosti all'estero, sarebbe un colpaccio. Per il magistrato Pier Luigi Dell'Osso che si occupa di anti-riciclaggio e reati di mafia «la notizia è rilevante ed è interesse economico dello Stato italiano sapere chi è la persona indicata. Naturalmente si tratta di vedere quali sono gli elementi dietro la segnalazione.
Nell'ambito della collaborazione tra Stati della Ue, se la lista è in possesso del fisco tedesco, è interesse di quello italiano chiedere ulteriori informazioni . Si può anche attivare l'ex Ufficio cambi di Bankitalia, oggi Uif, che fa parte delle financial intelligence units europee e che rappresentano un'altra possibilità investigativa». In realtà esiste anche la possibilità che nel frattempo la superevasione sia stata scudata. La grande caccia all'uomo si trasformerebbe così in una grande beffa, sia per il Tesoro che per i cittadini onesti. Con l'operazione di rientro dei capitali che si è chiusa definitivamente lo scorso aprile i soldi detenuti illegittimamente all'estero potevano essere sanati definitivamente con il pagamento del 5%. Insomma, con soli 22,5 milioni, il ricco ereditiere italiano potrebbe non tremare affatto leggendo la notizia. Tutto dipende dunque dalla velocità con cui si era mosso il fisco e dal fair play dei colleghi tedeschi nel segnalare il nome. In questi anni le spy stories legate a liste di evasori si sono arricchite di nuovi capitoli con la lista Falciani e quella Pessina. Ma, risultati a parte, con l'uscita di Stern la vicenda di Kieber si candida a diventare quella più intrigante: tra i particolari rilevati dall'ex dipendente del fondo c'è l'inquietante notizia che gli addetti ai conti segreti tenevano dei veri e propri dossier con notizie riguardanti «liti familiari, seconde o terze mogli o figli naturali». «Ne sanno più loro delle mogli, dei figli o degli stessi partner d'affari» ha concluso. Si capisce perché lo stesso Kieber vive oggi in una località nascosta sotto la protezione dei servizi segreti.
Massimo Sideri
08:13 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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27/07/2010
Il guru di WikiLeaks: governi tremate, in arrivo altri scoop
Il guru di WikiLeaks: governi tremate, in arrivo altri scoopJulian Assange, fondatore del sito che ha svelato i segreti della guerra in Afghanistan spiega a Sky.it: mi alleo con i grandi editori per verificare le notizie e aumentarne l’impatto. Agli italiani promette: mandatemi le vostre intercettazioni…
A festeggiare non ci ha nemmeno pensato, nonostante sia responsabile di uno dei maggiori scoop della storia del giornalismo. Da Londra, dove ha messo in piedi un ufficio stampa temporaneo, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, conferma che non viaggerà negli Stati Uniti per un po’, dopo aver svelato i segreti sulla guerra in Afghanistan. Così rilevanti da aver costretto il Pentagono ad aprire un'inchiesta penale sulla fuga di notizie. Ma rivela: "il mio sito ha più di un ammiratore all'interno della Difesa americana", avremo nuovi colpi nei prossimi 6 mesi. E agli italiani promette: mandateci le vostre intercettazioni telefoniche. Noi le pubblicheremo sempre.
Partiamo dall’Afghanistan. Quale risultato sperate sortisca l’ultimo vostro scoop?
Speriamo che conduca ad un'ampia soluzione di pace per la nazione. E' un risultato molto difficile da realizzare ma sembra che l'attenzione in Usa, in Europa, in Pakistan e in Afghanistan si stia concentrando sulla scelta di un nuovo modo di procedere.
Avete più volte confermato di avere in mano il video del massacro di Garani (quando un attacco aereo americano causò la morte di molti civili afghani, tra cui parecchi bambini, ndr) ma non l'avete ancora pubblicato. Lo farete?
Arriverà, ma il materiale è molto complesso.
Lo era anche quello che avete appena pubblicato. E’ per questo che avete scelto New York Times, the Guardian e Der Spiegel come partner per questo scoop?
Sono le più influenti pubblicazioni nelle loro rispettive nazioni, sono molto conosciute nel mondo, dispongono di ingenti risorse e fanno costantemente giornalismo di inchiesta. Ci sono anche altri che lo fanno, penso a testate francesi per esempio, ma dato il poco tempo che avevamo per mettere a punto una partnership questi giornali erano i primi tre nella nostra lista.
In passato vi siete lamentati di come i giornalisti hanno trattato alcuni documenti che avete pubblicato. E' soddisfatto del lavoro di queste testate?
Credo che sia stata un'esperienza interessante ed efficace avere una collezione di 4 soggetti di questo tipo ( il quarto è WikiLeaks, ndr) che hanno lavorato pubblicando anche i documenti originali: questo ha costretto tutti ad avere una prospettiva più onesta. Credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Il Guardian, oltre a 14 pagine nell'edizione di lunedì, ha fornito la copertura meglio strutturata sul web. Der Spiegel ha dedicato 17 pagine all'evento. Il New York Times è stato un po' più difensivo sulla pubblicazione di quello che avrebbe dovuto essere; per esempio si è rifiutato di fornire il link a WikiLeaks, il che mi sembra poco professionale. Penso però che la loro copertura, pur all'interno delle limitazioni del contesto americano, sia stata piuttosto buona.
Come avete lavorato sui documenti e quante persone sono state coinvolte?
La prima fatica è stato cercare di capire la struttura di base dei materiali e dare a questi una forma dalla quale i giornalisti potessero partire e poi metterli online in una presentazione tale che la comunità globale potesse leggerli. L'analisi è andata avanti per più di un mese. Quanto al numero di persone, più o meno una dozzina.
E' questo il tipo di collaborazione con i media che pensate per il futuro?
In passato abbiamo collaborato con singoli soggetti. Per esempio con una tv islandese per mandare dei giornalisti a Bagdad per fare ricerche sul video “Collateral Murder” (che mostrava un elicottero americano uccidere dei civili a Bagdad, ndr). E' la prima volta che abbiamo strutturato una coalizione che tiene insieme tanti diversi gruppi editoriali così significativi. Ha funzionato molto bene. Lo faremo ancora tutte le volte che sarà necessario.
Chi farete arrabbiare la prossima volta?
I materiali che pubblicheremo nei prossimi 6 mesi avranno un impatto importante pressoché su tutte le nazioni.
Ha seguito le vicende delle leggi italiane sulle intercettazioni proposte dal governo Berlusconi? Che ne pensa?
Mandateci le vostre intercettazioni telefoniche e noi le pubblicheremo.
Il video dell'attacco americano in Iraq:
Raffaele Mastrolonardo
18:29 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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26/07/2010
Wikileaks svela i segreti della guerra in Afghanistan
Wikileaks svela i segreti della guerra in AfghanistanIl portale pubblica i rapporti top secret dell’intelligence Usa. “Il conflitto è un fallimento. I servizi pakistani aiutano Al Qaeda”. L’ira della Casa Bianca: “La fuga di notizie mette in pericolo i nostri soldati”
E' Un ritratto "devastante" del conflitto afghano quello che esce dalla pubblicazione di 92.000 documenti riservati che mostrano anche l'atteggiamento ambiguo dei servizi segreti del Pakistan. I documenti che Wikileaks ha deciso di passare a New York Times, The Guardian e Der Spiegel, alcune settimane fa, mostrano, soprattutto, come il Pakistan, ufficialmente alleato degli Stati Uniti, permettesse ai propri servizi segreti di trattare e complottare con i talebani. Ma è la visione globale del conflitto a uscirne compromessa. I documenti, secondo The Guardian, "danno un'immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan". Le autorità statunitensi hanno condannato con fermezza la pubblicazione di questi documenti riservati, in quanto metterebbe in pericolo la vita dei soldati statunitensi e dei loro alleati in Afghanistan e hanno comunque garantito che non influirò sulle alleanze con Afghanistan e Pakistan. I documenti raccontano anche delle unità alleate create per uccidere o imprigionare senza processo i leader talebani e come le autorità militari statunitensi cerchino di coprire come i talebani stiano acquisendo sempre maggiori capacità militari e potenza di fuoco.
La Casa Bianca ha "fortemente condannato" la fuga di notizie sulla guerra in Afghanistan. In una lunga dichiarazione, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jim Jones, sottolinea che l'azione di Wikileaks mette a repentaglio "le vite sia di americani, sia dei nostri alleati, e rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale Wikileaks - ha aggiunto Jones - non ha fatto alcuno sforzo di contattarci circa questi documenti. Il governo degli Stati Uniti ha appreso da organizzazioni giornalistiche che questi documenti sarebbero stati pubblicati. Proprio per la grave situazione che si era creata nel corso degli anni, il presidente Obama ha annunciato la nuova strategia, basata su un sostanziale incremento di risorse in Afghanistan". Jones ha sottolineato poi il rapporto di forte alleanza che esiste tra Usa e Pakistan: "Gli Stati Uniti restano a sostegno del popolo pachistano e dello sforzo del Pakistan focalizzato a sradicare i gruppi estremisti violenti".
Il fondatore di Wikileaks, l'australiano Julien Assange, intervistato dalla CNN, ha però difeso la decisione di pubblicare i documenti riservati perchè "fanno emergere il vero squallore della guerra, e permettono alla gente di decidere se continuare a sostenerla oppure no". "Grazie a questi documenti è possibile farsi un'idea più precisa di cosa sta succedendo in Afghanistan ed è giusto che la gente lo sappia".
Assange, 39 anni, australiano con un passato di hacker e programmatore di computer, ha citato ad esempio le operazioni della Task Force 373, "uno squadrone della morte" delle forze speciali Usa incaricato di eliminare singole persone incluse in una lista nere. "Hanno assassinato almeno sette bambini e altri innocenti", ha riferito Assange sottolineando che a decidere chi doveva finire sulle 'liste della morte', "erano i governatori locali o altre autorita sulla base di prove deboli e senza il controllo di alcun giudice".
17:15 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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02/07/2010
Party con 6 ballerine per Berlusconi. Palazzo Chigi: "Falso"
Party con 6 ballerine per Berlusconi. Palazzo Chigi: "Falso"Una nota ufficiale smentisce la notizia pubblicata su un giornale online brasiliano: "Breve spettacolo di folclore tipico con la partecipazione di alcuni artisti brasiliani"
Ancora un giallo anima le trasferte internazionali del premier Berlusconi. Se a Toronto aveva fatto discutere la presenza della misteriosa "Dama bianca" nella delegazione al fianco del premier, in Brasile invece - dopo la barzelletta hard sulla cameriera - si parla di ballerine. Sei per la precisione. Ma Palazzo Chigi smentisce la notizia pubblicata dal quotidiano brasiliano online "Estadao" per cui il presidente del Consiglio avrebbe partecipato a un party privato a San Paolo con sei ballerine. "Lunedì 28 giugno - si legge nella nota - il presidente Berlusconi, accompagnato da persone del suo staff e da numerosi agenti della sua sicurezza, ha partecipato, su invito di un imprenditore, ad uno dei molti ricevimenti tenutisi in occasione della sua visita in Brasile. In tale circostanza è stato organizzato un breve spettacolo di folclore tipico con la partecipazione di alcuni artisti brasiliani".
Continua la nota: "Il presidente Berlusconi non ha partecipato alla successiva cena e, dopo una breve permanenza di cortesia, si è allontanato per ulteriori impegni di lavoro". Pertanto, conclude Palazzo Chigi, "le notizie apparse su alcuni siti online sono destituite di fondamento e sono frutto evidente della volontà di qualcuno di procurarsi della pubblicità".
00:56 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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13/05/2009
Mentana racconta l'addio a Mediaset: «Un gruppo che è un comitato elettorale»
Mentana racconta l'addio a Mediaset: «Un gruppo che è un comitato elettorale»
Il giornalista pubblica la sua lettera (inedita) scritta a Confalonieri, nel suo primo libro «passionaccia» uscirà il 13 maggio (rizzoli). vanity fair ne anticipa un capitolo
![]() |
| La copertina di «Vanity Fair» in uscita il 13 maggio |
MILANO - «La nostra cena si è conclusa da poche ore. Le dico francamente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving... Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine... Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo... Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi». Sono le parole della lettera - mai resa nota - che Enrico Mentana scrisse a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, dopo una cena con i vertici di Mediaset e tutti i suoi direttori giornalistici, a una settimana dal trionfo elettorale di Berlusconi. La pubblica nel suo primo libro, Passionaccia (Rizzoli), in uscita il 13 maggio.
L'ANTICIPAZIONE - A Vanity Fair, che gli dedica la copertina - in edicola dal 13 maggio - Mentana anticipa un capitolo del libro e risponde a molte domande rimaste senza risposta. Su quella notte («Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi»), su come Confalonieri lo convinse a restare, e sul perché il 9 febbraio scorso, la sera della morte di Eluana, l'azienda scelse invece la rottura.
Lei scrisse a Confalonieri perché tra di voi c’era un rapporto speciale. Era stato lui a difenderla ogni volta che qualcuno aveva chiesto la sua testa. Perché, allora, lo scorso febbraio ha smesso di stare dalla sua parte?
«Non lo so. Ma sa qual è l’aspetto della nostra “rottura” che mi è dispiaciuto di più? In questi mesi, Confalonieri non si è mai ricordato di un fatto che lo qualifica, nella mia vita, in modo diverso rispetto a un qualunque altro dirigente Mediaset: è stato uno dei miei testimoni di nozze».
Motivo di più per chiedersi perché.
«Evidentemente o lui o l’azienda hanno ritenuto che la misura fosse colma. Si saranno chiesti: è più importante stare tranquilli o tenerci Mentana?». E si sono dati una risposta nel giro di poche ore. «Il punto è che io mi sono dimesso da direttore editoriale, dopodiché loro mi hanno licenziato da conduttore di Matrix. Mi ha sorpreso la determinazione a troncare – senza dialettica, e senza neppure il coraggio di dirmelo in faccia – un rapporto che durava da 17 anni».
Con Mediaset c’è tuttora un contenzioso aperto.
«Ho presentato una richiesta di reintegro al Tribunale del lavoro. La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Dopodiché, anche se dovessi vincere, Mediaset potrebbe “risolvere” immediatamente il contratto. Ma voglio che siano loro a dire che mi mandano via. Mi interessa fare chiarezza in un rapporto che è stato importante: a Mediaset, ho fatto nascere dal niente un telegiornale, l’ho diretto per 13 anni, l’ho portato a essere il primo del Paese, ho creato una trasmissione, Matrix, che dopo tre anni e mezzo era il più seguito programma informativo in seconda serata... È giusto che tutto questo abbia un finale chiaro».
In 17 anni, quante volte Silvio Berlusconi ha chiesto la sua testa?
«Parecchie. A volte, però, si chiede la testa di qualcuno per non ottenerla. È uno “sfogatoio”, un modo per marcare il territorio».
Del suo impegno politico da ragazzo parla nell’ultimo capitolo del libro. Ricorda gli scontri tra autonomi e polizia, nel maggio 1977 a Milano, che portarono all’uccisione dell’agente Antonio Custra. E svela una notizia inedita riguardo all’inchiesta.
«Nel 1987, un magistrato milanese aveva riaperto le indagini su quell’omicidio, scoprendo che a uccidere Custra era stato Mario Ferrandi, detto Coniglio. Lui stesso fino a quel momento non aveva mai sospettato di aver sparato il proiettile responsabile dell’assassinio, ma, messo di fronte alle perizie, collaborò immediatamente con il giudice istruttore Guido Salvini. Nessuno prima di me ha mai svelato che Ferrandi e Salvini erano stati amici. Loro stessi non lo hanno mai detto. Io lo so perché tutti e tre avevamo fatto militanza insieme in un gruppo anarchico, da liceali, all’inizio degli anni Settanta».
Il video non le manca?
«No. Sarà che mi sentivo a rischio e che, quindi, ero psicologicamente preparato a fermarmi. Soprattutto dopo la vicenda Di Pietro». Che lei invitò spesso in trasmissione – l'ultima volta il 3 febbraio, sei giorni prima del lunedì di Eluana – nonostante le avessero chiesto di non invitarlo più.
Fu Confalonieri in persona a domandarglielo?
«Sì. Del resto, che tra Di Pietro e il pianeta Berlusconi ci sia della ruggine non è un segreto».
Cose che avrebbe voluto e che non è ancora riuscito a fare?
«Avrei voluto condurre una bella puntata di Matrix sulla morte di Eluana».
07:10 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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