04/11/2011
Disoccupati bloccano l'auto del sindaco. Volano insulti: «Anche tu come gli altri»
Disoccupati bloccano l'auto del sindaco. Volano insulti: «Anche tu come gli altri»NAPOLI: anche diverse donne nel «blitz» contro il primo cittadino. De Magistris fermato per 15 minuti dai senzalavoro
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29/08/2010
Il sindaco e l'ambulante picchiato «Non siamo razzisti, lancio un'idea»
Il sindaco e l'ambulante picchiato «Non siamo razzisti, lancio un'idea»IL CASO DI CIVITANOVA MARCHE. La proposta di Massimo Mobili: «Tutti i venditori di spiaggia intorno a una tavola, serviti dai bambini»
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27/08/2010
Bambini prendono a calci un immigrato tra l'indifferenza e le risate degli adulti
Bambini prendono a calci un immigrato tra l'indifferenza e le risate degli adultiL'episodio in spiaggia a Civitanova Marche. La vittima è un venditore ambulante bengalese
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08/08/2010
Milano, Parla la madre del giovane che ha ucciso una filippina scelta a caso
Milano, Parla la madre del giovane che ha ucciso una filippina scelta a caso«Mio figlio Oleg, l'assassino per i medici non era un violento», «In casa mazze e coltelli. Stava con la donna sbagliata. Gli psichiatri mi avevano detto che non era matto»
| La polizia mostra la foto di Oleg, il pugile assassino |
MILANO - Gli occhi piccoli si fermano a fissare il vuoto. Davanti agli agenti, alla portinaia del suo palazzo, di fronte a ogni domanda sui misteri del suo Oleg. Il pugile assassino.
Larisa, 49 anni, ha il fisico minuto avvolto in una tuta di maglina e i capelli corti di un castano chiarissimo. Le sue mani piccole, che stringono i manici di un borsone riempito in fretta e furia con i vestiti per suo figlio detenuto, ancora tremano quando oltrepassa il portone di casa. Sono le nove e mezza, suo figlio è in carcere da 13 ore: «Mi hanno detto che devo portare i vestiti, credo sia a San Vittore». Lo sguardo vola verso l'angolo tra viale Gran Sasso e il grande e trafficato viale Abruzzi, dove Oleg Fedchenko, venerdì mattina, ha colpito come fosse un sacco da palestra una 41enne filippina scelta a caso tra la folla. «Ha visto cos'ha fatto? Indietro non si può tornare», parole che restano sospese mentre solleva quel borsone dentro al taxi che l'aspetta pochi metri più in là.
Per la polizia, per il magistrato, Oleg il puglie ha colpito in preda alla follia. Pazzia fatta di botte e frasi sconnesse, di odio e bestemmie. Larisa è in Italia da 10 anni, da 8 mesi convive con un pilota d'aereo di origini americane, «che però è sempre all'estero». Fa la cameriera nel ristorante di un albergo a due passi dalla stazione Centrale di Milano. Con i soldi ha sempre mantenuto il figlio, gli pagava la palestra, le poche uscite la sera.
Nelle sue parole, con quell'accento duro ricordo delle sue origini ucraine, ci sono i ricordi, le passioni, i dubbi di una madre che ha scoperto l'inimmaginabile: «Non era matto. Nessuno mi ha mai detto che poteva essere violento. I medici lo hanno visitato, gli hanno dato delle pastiglie. Oleg non le prendeva, ma s'era ripreso».
Però c'è quella telefonata alla polizia, venerdì mattina pochi secondi prima del massacro: «Venite, mio figlio è impazzito, può fare del male a qualcuno». Larisa sospira, chiude gli occhi: «Da due giorni non mangiava, non dormiva. Era strano. Quando è uscito in strada era una furia. È grande e grosso, poteva far male a qualcuno. A me? Mai, neppure uno schiaffo». Alla polizia ha sventolato un certificato medico, l'abilitazione al pugilato agonistico, rilasciato da un medico sportivo autorizzato dall'Asl di Milano solo il 26 giugno scorso: «Come poteva non essere sano? Oleg è un salutista, tiene al suo fisico, non beve, non fuma, non si droga. Vuole fare il pugile». In un vecchio referto medico, il figlio ha invece raccontato di aver assunto, abusato, di steroidi e stupefacenti: cannabis e popper, la droga sintetica inalata da piccole boccette di vetro. Ai medici che lo hanno visitato dopo l'arresto ha detto che aveva smesso di drogarsi ma che in palestra «usava punture di anabolizzanti». Le parole di mamma Larisa si fermano, le risposte si fanno meno decise, come se d'improvviso quel ragazzo in una cella d'isolamento con un braccio ingessato e le mani coperte di bende non fosse più figlio suo: «Non so, cosa posso sapere? Ma no, no, non era violento». In casa aveva anche un grosso coltello con la lama di 32 centimetri, insieme ad un altro a farfalla: «Non ho mai visto quell'arma, con il coltello più piccolo a volte lo vedevo giocare, faceva le mosse, come si fa con le arti marziali. Era un appassionato». E ancora, Oleg il pugile aveva una mazza da baseball nel porta ombrelli di casa: «No, quello era un regalo degli amici, analizzatela, non è mai stata usata. Mai».
Il suo corpo esile si stringe quando si parla di Emlou, la vittima del massacro: «Aveva figli? Oddio...». Le braccia si aprono e iniziano a gesticolare quando invece si parla di Annete, la bella fidanzata lettone di sette anni più grande di Oleg: «Stavano assieme da un anno. Non mi è mai piaciuta. Era più grande, non era per lui». Suo figlio ha detto che lei voleva farle lasciare Annete? «Parliamoci chiaro, avrei preferito che si lasciassero - racconta la madre -. Quella ragazza aveva qualcosa di strano. A volte litigavano, lui si agitava, e avevo paura che tornassero i problemi di tre anni prima. Ci voleva tranquillità con Oleg».
Lei, la bionda hostess arrivata da Riga, dopo il delitto s'è presentata a casa di Oleg: «Dov'è? Dovevamo andare a vedere i delfini». Poi venerdì sera, dopo essere stata ascoltata dagli inquirenti, è tornata in Questura: «Sto cercando la mamma di Oleg, a casa non c'è. Le devo parlare». Mamma Larisa era nel suo bilocale, ma non ha mai aperto. Annete ha lasciato anche il numero di cellulare alla portinaia: «Abbiamo parlato - ha raccontato la madre -, vuole sapere come sta Oleg. Lui le vuole bene».
Cesare Giuzzi
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06/08/2010
La fidanzata lo lascia: lui scende in strada e uccide la prima donna che incontra
La fidanzata lo lascia: lui scende in strada e uccide la prima donna che incontraLa madre del 25enne aveva chiamato la polizia: «ho paura che voglia uccidere qualcuno». Un ucraino con l'hobby del pugilato ha picchiato una passante filippina in viale Gran Sasso: morta in ospedale
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31/07/2010
"Non amichevole" Cagliari: la partita finita in rissa
"Non amichevole" Cagliari: la partita finita in rissaUna partita, che sarebbe dovuta essere un'amichevole, finita a calci e pugni. A Villacidro è andata in scena una maxi zuffa, tanto che l'arbitro ha dovuto sospendere il match tra i rossoblù e il Bastia al 76'.
Villacidro, amichevole tra Cagliari e Bastia: al '76 l’arbitro sospende la partita per una rissa scoppiata in campo, che ha coinvolto diversi giocatori delle due squadre. I rossoblù sono tornati negli spogliatoi sul 3 a 0 per la squadra di Bisoli, con gol di Matri e doppietta di Ragatzu. Nel primo tempo c'era anche stata l'espulsione di un giocatore del Bastia, Lanzini. Nella ripresa sembrava tornata la calma, ma al '75 c'è stato il parapiglia che ha convinto il direttore di gara a fermare definitivamente il match.
VIDEO AMATORIALE
VIDEO DAL TG VIDEOLINA
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31/03/2010
«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»
«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»
Scoppiata domenica sera in un ristorante di Roma. Il racconto di Luca Cieri l'imprenditore presente alla lite con Bertolaso: inveiva, tirava piatti, poi è scappato
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| Massimiliano Fuksas |
ROMA - «Non mi ero nemmeno accorto che c’era Massimiliano Fuksas. Ero a cena con mio figlio, mia madre, mio padre, i miei fratelli e mio nipote». Insomma, una normale cena di famiglia al ristorante. Normale fino a quando la porta della Nuova Fiorentina si è aperta ed è entrato Guido Bertolaso. «All’improvviso Fuksas ha iniziato a inveire» racconta Luca Cieri, ovvero il «bullo che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci» come lo ha definito l’architetto della «Nuvola» dell’Eur, protagonista domenica sera di una lite furibonda scoppiata in un ristorante del quartiere Prati, a due passi dalla Rai, finita con l’arrivo della polizia e qualche contuso.
INSULTI - «Ha cominciato a urlare "pezzo di m..., ’sto c.... di Bertolaso ancora va in giro". E poi di nuovo "pezzo di m...." e alzava sempre di più la voce», racconta Cieri, 43 anni, che non è «un bullo», ma l’amministratore delegato della Ecofim, un’impresa di costruzioni di Roma che «non fa né appalti pubblici né privati, ma solo sviluppo», precisa. Alla Nuova Fiorentina, uno dei più classici ritrovi della domenica sera romana per una pizza o una tagliata prima del cinema, c’erano un centinaio di persone e «molte famiglie». E così, all’ennesimo insulto l’imprenditore si è alzato: «Sono andato al tavolo di Fuksas, che era con la moglie e una coppia di amici, per dirgli di abbassare la voce e soprattutto moderare i termini visto che c’erano dei bambini e poi credo che il capo della Protezione Civile meriti rispetto. La risposta? "Fascista squadrista" ed è partita una formaggiera».
URLA - Che Cieri non è riuscito del tutto ad evitare: «Mi hanno medicato al Gemelli, ma non è niente». Alla formaggiera, però, sono seguiti «piatti, posate, bicchieri, è volata anche una bottiglia d’olio. Sembrava un invasato». A dargli una calmata ci ha pensato il nipote di Cieri, 16 anni, un metro e novanta e tanto canottaggio nelle braccia, il quale vista l’evoluzione dell’alterco nel frattempo si era avvicinato al tavolo dell’architetto. L’archistar «ha ripreso a urlare "squadristi, fascisti. Siete tutti dei fascisti", ma non rivolto a Bertolaso o a me, ma al ristorante. E a quel punto è scoppiata la rissa». Fuksas ha rimediato «un paio di pizze» ha raccontato la moglie Doriana «ed è scappato via — aggiunge Cieri — altrimenti l’avrebbero linciato». Due minuti dopo è arrivata la polizia. E Bertolaso? Il capo della Protezione Civile non ha reagito: «Ha fatto finta di niente, Fuksas urlava ma lui non sembrava curarsene. Ha raggiunto il suo tavolo insieme alle persone che lo accompagnavano. Però quando il clima è diventato pesante si vedeva che era imbarazzato, anzi direi mortificato».
Federico De Rosa
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30/03/2010
Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante
Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante
Lancio di piatti e pugni nel locale di roma. Interviene la polizia. L’architetto: ladro. Un costruttore lo difende
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| Guido Bertolaso |
ROMA — Peggio di una missione. Peggio di un terremoto. Una cena finita con piatti lanciati da un tavolo all'altro, con i bambini in lacrime e la gente che urla. Centro di Roma, domenica sera. Guido Bertolaso da una parte, ad assistere sbigottito alla rissa tra un omone che lo accusava di essere «un ladro », Massimiliano Fuksas, archistar, grande progettista, e altri clienti che lo difendevano, incassando insulti, spintoni e schiaffoni. «Possibile che adesso non si è nemmeno liberi di commentare un fatto al proprio tavolo con degli amici?», sbotta seccata Doriana Mandrelli, moglie di Massimiliano, che era al tavolo con il marito e altre persone.
Quello che loro hanno riferito agli amici, vorrebbe ridimensionare l'accaduto, ma chi c'era racconta ben altro. Le nove di sera passate da poco. Nel ristorante che si affaccia sul vialone che parte da piazza Mazzini c'è il solito pienone della domenica sera: niente stelle Michelin, ma buona cucina di tradizione toscana, carne, paste, gente della Rai, attori, produttori, volti noti della politica e dello spettacolo. Fuksas è già seduto quando entra Guido Bertolaso con un piccolo gruppo di persone. Viene riconosciuto e in sala corre un mormorio. Rotto dalla voce possente di Fuksas, fisico imperioso, testa pelata, Mascella volitiva, che sovrasta decisamente il tintinnio di piatti e bicchieri: «Dove deve sedere quel ladro, pezzo di m....». Ed è l'inizio della fine. Il mormorio si alza di nuovo e di nuovo viene interrotto da un signore che si alza e lascia il tavolo con la moglie e due bambine. «Qui ci sono dei ragazzini, vogliamo moderare i termini. E quell'uomo non è un ladro. Non ti permettere di insultarlo».
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| Massimiliano Fuksas |
Fuksas sa usare testa e mani, Roma attende la conclusione della «Nuvola», tempio alla genialità creativa e adeguato alle necessità di ospitare grandi eventi congressuali. Fuksas anche ora sa usare testa e mani e impugna una «formaggiera», si legge perfino nel verbale della polizia, e la tira contro il difensore del capo della Protezione Civile. Che nel frattempo era rimasto al suo tavolo, senza capire esattamente cosa stesse accadendo. La formaggiera, nel frattempo, fa il suo percorso aereo di guerra, ma finisce in terra, senza colpire nessuno. Per fortuna. Perché a questo punto succede il vero parapiglia. Volano piatti, cadono sedie, la gente urla. Peggio di una rapina. C’è chi porta via i bambini. Chi li nasconde dietro un angolo. Chi scappa. «Bertolaso, nel frattempo, si era tutto rannicchiato sotto il tavolo. Io non capisco come certa gente abbia ancora il coraggio per andare in giro...», racconta Doriana Mandrelli Fuksas.
Secondo lei non sarebbe volata alcuna formaggiera, ma ci sarebbero state soltanto «due belle pizze», e non di quelle che si preparano nel forno, finite sulla faccia del difensore di Bertolaso. Ed è proprio su quest’uomo che c’è ancora mistero. Secondo alcuni sarebbe un costruttore romano, secondo altri un commercialista. «Un bullo - secondo la Fuksas - che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci, proprio come un teppista, classico atteggiamento che dilaga nei talk show. Insomma è stata una provocazione e noi ci siamo difesi». Pochi minuti dopo, il locale era diventato quasi deserto. Qualche sirena che annuncia l’arrivo della polizia, qualche testimonianza, molta riservatezza. Ieri, lunedì, giorno di riposo del ristorante, serrande abbassate. Guido Bertolaso fa sapere che non presenterà alcuna denuncia. Per lui, soltanto una serataccia da dimenticare.
Flavia Fiorentino
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11/02/2010
Agricoltura, governo battuto alla Camera Rissa tra deputati leghisti e dell'Idv
Agricoltura, governo battuto alla Camera Rissa tra deputati leghisti e dell'Idv
Seduta sospesa. casini colpito in testa da un libro: «Siamo allo squadrismo». La maggioranza va sotto su 2 emendamenti di Pd e Udc. Evangelisti grida «scimmie» al Carroccio e volano pugni
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| Fabio Evangelisti dell'Idv (Ansa) |
MILANO - Pugni e insulti alla Camera durante la discussione sul ddl in materia di competitività del settore agroalimentare. Il governo è stato battuto tre volte e la seduta è stata sospesa quando tra un deputato dell'Idv, Evangelisti, e un collega leghista, Rainieri, è scoppiata la rissa. La giornata è stata intensa: prima, intorno alle 17, passa un emendamento dell'Udc (244 sì e 235 no), due ore dopo un emendamento di Pd e Udc viene approvato contro il parere del governo per un voto (252 sì e 251 no). Nel frattempo l'assemblea boccia la richiesta della maggioranza di rinviare il testo in commissione.
PROVVEDIMENTI - Il primo emendamento approvato incrementa di 25 milioni di euro all'anno dal 2010 al 2012 un fondo che favorisca il ricambio generazionale e lo sviluppo delle imprese agricole dei giovani, in particolare nell'imprenditoria femminile. Passa per 9 voti: colpa delle assenze nel Pdl e nei banchi del governo (nella maggioranza mancavano 88 deputati), dove siede il solo ministro delle Politiche agricole Luca Zaia: il quale, però, non può votare visto che non è deputato. L'opposizione esulta, mentre nella maggioranza la tensione è alta: lo testimoniano le parole grosse volate in Transatlantico tra Simone Baldelli del Pdl e il collega di partito Mario Pepe. Il presidente della commissione Agricoltura Paolo Russo prova a far rinviare il testo, ma il centrosinistra fa valere al voto la propria superiorità numerica e prosegue. Il secondo emendamento (in cui il governo è stato battuto per un voto) ha l'obiettivo di favorire le operazioni di concentrazione delle imprese agricole cooperative a mutualità prevalente e prevede la facoltà di usufruire nei tre anni successivi alla fusione di un credito d'imposta che ammonta al 20% del patrimonio netto riportato dal bilancio di fusione, per un importo massimo di 1,4 milioni di euro.
RISSA LEGA-IDV - Dopo la seconda votazione il centrosinistra non trattiene la sua gioia e Fabio Evangelisti dell'Idv attacca duramente il ministro Zaia: «Questo è il grande ministro della Lega, sei davvero arrivato al capolinea. Meriti di andare a fare l'agricoltore in Veneto» gli urla. Immediata la protesta dei leghisti che si avventano sui banchi dell'Idv, mentre il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi tenta di riportare la calma. Evangelisti lo ferma: «Li lasci perché le scimmie quando escono dalla mostra fanno così». Il riferimento era a una querelle su una mostra sui primati allestita dalla Regione Piemonte e duramente contestata dal centrodestra poco prima. I commessi si interpongono, il presidente della commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti (presidente leghista della commissione Bilancio) blocca Gianluca Buonanno. Ma Evangelisti non si placa e mostra il dito medio ai leghisti che lo insultano. Verso di lui vola un volume del Regolamento della Camera, che finisce però per sfiorare Pier Ferdinando Casini. A quel punto, mentre Fabio Raineri della Lega arriva al banco di Evangelisti (ma viene bloccato da due commessi), il dipietrista gli sferra un pugno: poi negherà di aver colpito il collega, ma in tanti confermano che il "gancio" è arrivato a segno. Vittima del parapiglia anche Bruno Cesario (Api): un leghista, spingendolo, lo colpisce alla gamba e i medici della Camera gli danno due giorni di prognosi. Lupi sospende la seduta, ma gli animi non si raffreddano: neppure quando il vicepresidente annuncia per giovedì una seduta speciale dell'ufficio di presidenza su quanto avvenuto.
«NON MI SONO MOSSO» - C'è stato poi un "tempo supplementare" nei corridoi adiacenti al Transatlantico, con il leghista Brigandì che, trattenuto a forza dal personale della Camera, cercava di saltare addosso a Evangelisti. Tutto davanti agli occhi dei cronisti, che conversavano con l’esponente Idv per capire cosa fosse successo in Aula. Secondo le versioni fornite da diversi parlamentari, infatti, Evangelisti avrebbe colpito Rainieri. «Io non mi sono mosso - spiega il deputato -, non ho dato né ricevuto pugni. Ovviamente, tra darle e prenderle preferisco darle, ma io non mi sono allontanato dal mio posto. C’è stato un tentativo di aggressione nei miei confronti, sono intervenuti i commessi e ho chiesto al presidente l’acquisizione dei filmati per sanzionare i protagonisti della tentata aggressione».
«TI SPACCO IL C...» - Nel frattempo passa Brigandì. Evangelisti alza la voce lo chiama in causa, ironico: «Ecco, lui era uno di quelli che voleva menarmi». Parole che scatenano il corpulento deputato leghista: «Guarda che se vuoi posso farlo anche adesso». Brigandì si scaglia contro Evangelisti, sorvegliato a vista da diversi commessi dopo il primo "round" in Aula. Il leghista viene bloccato, prova inutilmente a divincolarsi e, rosso in volto, rovescia un fiume di insulti verso l’esponente Idv: «Str..., guarda che a me non me ne fotte un c... Non farti vedere in giro, perché appena ti incontro e non c’è nessuno ti spacco la faccia. Dì una parola e ti spacco il c...». Alla fine i due vengono separati, ma Brigandì non è ancora calmo e, quando incontra dei colleghi leghisti, insiste: «Lo str... è lì, andiamo a prenderlo». Il capogruppo della Lega in commissione Giustizia a Montecitorio spiegherà poco dopo la sua versione dei fatti in una nota: «Tutto nasce da una provocazione di Evangelisti in Aula proseguita poi in Transatlantico, quando ha ripetuto il gesto offensivo del dito medio alzato invitandomi ad avvicinarmi al fine di andare alle vie di fatto. A questo punto mi sono sentito in dovere di difendermi e rispondere a tali provocazioni».
CASINI: IMPRESSIONATO - Pier Ferdinando Casini, uscendo dall'Aula dopo la bagarre, si è detto «impressionato». Durante la rissa è stato colpito da un volume del Regolamento della Camera. Incrociando in Transatlantico il ministro Zaia sottobraccio a uno dei protagonisti della rissa, Fabio Rainieri, il leader Udc gli ha detto: «Per favore, un minimo di decenza. Ho visto i leghisti venire giù come dei pazzi, mi è anche arrivato un Regolamento in testa. Siamo allo squadrismo, non è che possiamo trasformare la Camera dei deputati nella Camera dei fasci».
Redazione online
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06/10/2009
Torino, picchiato sul bus da un ragazzino Pensionato muore due giorni dopo
Torino, picchiato sul bus da un ragazzino Pensionato muore due giorni dopo
Una volta in ospedale è stato colpito da un ictus e non si è più ripreso, Ercole Ferraro era intervenuto perché il giovane voleva salire sul mezzo con la bici: si è preso due pugni sul volto
TORINO - Sabato è stato picchiato su un autobus da un ragazzino, due giorni dopo è morto all'ospedale Giovanni Bosco di Torino. Ernesto Ferrero, 76 anni, è deceduto per emorragia cerebrale dopo essere stato malmenato sabato scorso su un autobus della linea 75 da un ragazzotto a cui aveva detto che sul bus le biciclette non si potevano portare.
LA DINAMICA - Ferrero, ex tranviere, era intervenuto per aiutare l'autista, una donna, che, alla vista del giovane che saliva con la bicicletta, aveva soltanto detto che avrebbe chiesto ai suoi superiori se era possibile farlo e che nel frattempo il passeggero sarebbe dovuto scendere. Una banale affermazione che ha scatenato il giovane con insulti e imprecazioni nei confronti della giovane autista. Un comportamento che ha indotto Ferrero, su quel mezzo dopo essere andato a trovare un amico, ad intervenire per difendere la collega. Parole pacate, dettate dall'esperienza di chi ha già vissuto in passato mille casi di questo tipo, ma che non hanno calmato il giovane. Anzi. Dalle ricostruzione fatta dagli agenti della squadra mobile diretta da Sergio Molino, il giovane, magro, con un'età inferiore ai 18 anni, capelli castani e altezza di un metro e 65, ha invece sferrato due pugni al volto dell'ex tranviere ed è scappato, lasciando la bicicletta, peraltro da donna, sul bus.
L'ICTUS - Ernesto Ferrero ha barcollato ed è poi caduto su un sedile. Lì per lì era cosciente, lucido, ha fatto anche qualche battuta agli agenti che sono intervenuti per prestargli soccorso. Poi è stato trasportato in ospedale, dove lo ha raggiunto anche il figlio, un medico neurologo dell'ospedale di Orbassano, ma all' improvviso è stato colto da un ictus ed è andato in coma. Difficile dire se ci sia un nesso tra i pugni ed il grave malore che lo ha poi portato alla morte. I sanitari non si sbilanciano. Solo l'autopsia potrà stabilirlo con certezza. Nel frattempo la squadra mobile di Torino sta setacciando la città alla caccia del ragazzo del bus. In mano ci sono le descrizioni dei testimoni presenti sul bus ma anche i fotogrammi delle telecamere presenti sul mezzo pubblico. «Lo stavo aspettando - ha raccontato la moglie Rosanna parlando di quel maledetto sabato pomeriggio - era andato a trovare un vecchio collega. Non lo vedevo arrivare e così mi ero iniziato a preoccupare. Poi mio figlio medico è stato avvisato dai colleghi e così ho saputo che qualcuno lo aveva picchiato. Non riesco proprio a dare una spiegazione di quello che è accaduto».
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