18/08/2010

La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciata

La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciata

Il nostro Paese è solo al 23esimo posto nella classifica di Newsweek. Ci distinguiamo per la qualità dei servizi sanitari, i terzi al mondo dietro Svizzera e Giappone; ma siamo indietro nel campo dell'istruzione (solo 34esimi)

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05/07/2010

Consumi, crolla la spesa media mensile

Consumi, crolla la spesa media mensile

I DATI DELL'ISTAT. Giù dell'1,7%. Oltre 1/3 delle famiglie riduce la qualità o la quantità di cibo acquistato. Cresce spesa per il mutuo.

ROMA - Nel 2009 la spesa media mensile delle famiglie italiane è calata dell'1,7%. a 2.442 euro, secondo l'indagine Istat realizzata lo scorso anno su un campione di circa 23 mila famiglie. L'Istat spiega che per consumi delle famiglie si intendono i beni e servizi acquistati o autoconsumati dalle famiglie per il soddisfacimento dei propri bisogni. Vi rientrano i beni che provengono dal proprio orto o azienda agricola, i beni e i servizi forniti dal datore di lavoro ai dipendenti a titolo di salario, i fitti figurativi (cioè quello che una famiglia con casa di proprietà spenderebbe se fosse in affitto). Questo, dicono i tecnici dell'Istituto, spiega il valore di spesa mensile, che a prima vista può risultare troppo alto.


Tornando ai dati, il calo è ancor più accentuato
(-2,9%) se si considera la mediana, con la metà delle famiglie che non ha raggiunto una spesa mensile di 2.020 euro. Oltre 1/3 delle famiglie dichiara di aver ridotto la qualità o la quantità di cibo e bevande che acquista, mentre cresce la spesa per il mutuo.

L'Istituto di statistica spiega che la variazione
incorpora sia la dinamica inflazionistica (0,8% indice Nic), sia la diminuzione del valore del fitto figurativo (-1,1%) , "dunque la riduzione della spesa media mensile per consumi in termini reali appare alquanto significativa". La contrazione della spesa per consumi appare particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. Diminuisce del 3%, a 461 euro al mese rispetto al 2008, la spesa media per generi alimentari e bevande (che rappresenta il 18,9% della spesa totale) con una percentuale di famiglie che dichiara di aver diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti acquistati pari al 35,6% rispetto al 2008. All'abitazione viene ormai destinato oltre 1/3 della spesa totale (il 33,5% del 2009 contro il 32,1% del 2008), con una quota di famiglie che vive in affitto al 17,1%, come nel 2008 e una spesa media effettiva per il canone locativo pari a 372 euro (447 euro delle regioni del Centro e i 295 euro del Mezzogiorno, dove tuttavia si osserva l'incremento maggiore rispetto all'anno precedente). Il 74% delle famiglie vive in abitazione di proprietà e di queste il 15,9% paga un mutuo (era il 16,3% nel 2008). Questa voce di bilancio, pur non essendo una spesa per consumi ma piuttosto un investimento, "rappresenta un'uscita consistente che, per circa 2 milioni 902 mila famiglie, è pari, in media, a 510 euro al mese (erano 465 nel 2008)", spiega Istat. La spesa non alimentare risulta stabile a livello nazionale e pari a 1.981 euro mensili mentre diminuisce quella per servizi sanitari, tabacchi, comunicazioni.

In aumento la spesa per combustibili ed energia, che si associa a un periodo invernale particolarmente lungo e rigido. Diminuisce anche la quota di spesa destinata al tempo libero e alla cultura (dal 4,3% al 4,2%): in particolare quella per l'acquisto di nuove tecnologie, CD, DVD, giornali ed aumenta quella per l'acquisto di televisori (indotta dal passaggio al digitale terrestre), per attività sportive e per totocalcio, lotto e altri giochi con vincita. Nel 2009, la Lombardia è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.918 euro), seguita da Veneto (2.857) ed Emilia Romagna (2.799). Fanalino di coda, ancora una volta, la Sicilia con una spesa media mensile (1.721) di oltre mille euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata.

Redazione online


28/10/2009

Conti affidati ai manager e meritocrazia Cambia il volto dell'Università in Italia

Conti affidati ai manager e meritocrazia Cambia il volto dell'Università in Italia

 

Norme più rigide anche sul reclutamento. I rettori in carica non più di 8 anni. Docenti giudicati dagli studenti e contributi parametrati alla qualità degli insegnamenti. Stop ai ricercatori a vita

 

 

Via libera dal governo alla riforma dell'Università

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge sull'università del ministro Mariastella Gelmini. La figura del ricercatore diventa a tempo determinato, cambiano le modalità di elezione dei rettori, arrivano il fondo per il merito degli studenti più bravi e anche i codici etici anti-parentopoli.

Quando la riforma sarà approvata le università avranno 180 giorni per rivedere i loro statuti, snellire consigli di amministrazione e senato accademici, ridurre le facoltà, inserire personale esterno nei nuclei di valutazione.

Tremonti. I finanziamenti della riforma, ha assicurato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ''saranno disponibili con la Finanziaria, e dentro la sua meccanica sarà fondamentale la priorità nei fondi del rimpatrio dei capitali'', cioè dall'utilizzio prioritario delle risorse dello scudo fiscale a favore della riforma degli atenei.

Entro sei mesi dall'approvazione della legge le università dovranno approvare statuti con queste caratteristiche.

Adozione di un codice etico. Ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele. Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente saranno ridotti i finanziamenti del ministero.

Mandato rettori. Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori, con valenza retroattiva.

Senato e Consiglio d'Amministrazione. Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il cda ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate. Il cda non sarà elettivo, ma fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni. Il presidente del cda potrà essere esterno. Il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell'ateneo.


Nucleo di valutazione d'ateneo. Il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

Gli studenti valuteranno i professori. Questa valutazione sarà determinante per l'attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero

Possibilità per gli atenei di fondersi o aggregarsi.
Ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca.

Riduzione dei settori scientifico-disciplinari. Dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore), i settori scientifico-disciplinari saranno ridotti per evitare che si formino micro-settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.

Riorganizzazione interna degli atenei. Riduzione molto forte delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo.

Abilitazione nazionale. Il ddl introduce l'abilitazione nazionale come condizione per l'accesso all'associazione e all'ordinariato. L'abilitazione è attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati.

Questi i punti salienti: commissioni di abilitazione nazionale autorevoli con membri italiani e, per la prima volta, anche stranieri; cadenza regolare annuale dell'abilitazione a professore al fine di evitare lunghe attese e incertezze; attribuzione dell'abilitazione, a numero aperto, sulla base di rigorosi criteri di qualità stabiliti con decreto ministeriale, sulla base di pareri dell'Anvur e del Cun; distinzione tra reclutamento e progressione di carriera.

Entro una quota prefissata (1/3), i migliori docenti interni all'ateneo che conseguono la necessaria abilitazione nazionale al ruolo superiore potranno essere promossi alla luce del sole con meccanismi chiari e meritocratici; messa a bando pubblico per la selezione esterna di una quota importante (2/3) delle posizioni di ordinario e associato per ricreare una vera mobilità tra sedi, oggi quasi azzerata; procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.

Accesso di giovani studiosi. Il ddl introduce interventi volti a favorire la formazione e l'accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica.

Questi i punti salienti: revisione e semplificazione della struttura stipendiale del personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei docenti più giovani; revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori tutele con aumento degli importi; abolizione delle borse post-dottorali; nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione della possibilità di docenza gratuita se non per figure professionali di alto livello; riforma del reclutamento con l'introduzione di un sistema di tenure-track: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3).

Al termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario terminerà il rapporto con l'università maturando però dei titoli utili per i concorsi pubblici. Questo provvedimento si rende indispensabile per evitare il fenomeno dei ricercatori a vita e determina situazioni di chiarezza fondate sul merito.

Inoltre il provvedimento abbassa l'età in cui si entra di ruolo in università da 36 a 30 anni con uno stipendi che passa da 1300 euro a 2100; chiarificazione delle norme sul collocamento a riposo dei docenti; valutazione complessiva delle politiche di reclutamento degli atenei ai fini della distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario.

Gestione finanziaria. I bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio. Commissariamento e tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario

Valutazione degli atenei. Le risorse saranno trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica. Fine della distribuzione dei fondi a pioggia. Obbligo di accreditamento, quindi di verifica da parte del ministero, di tutti i corsi di laurea e di tutte le sedi distaccate per evitare che si creino insegnamenti e strutture non necessarie. Valutazione dell'efficienza dei risultati conseguiti da parte dell'Anvur.

I docenti avranno l'obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Viene per la prima volta stabilito un riferimento uniforme per l'impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.

Scatti di stipendio solo ai professori migliori.
In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.

Diritto alla studio e aiuti agli studenti meritevoli. Delega al governo per riformare organicamente la legge 390/1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi universitari e mobilità. Inoltre sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e di gestire su base uniforme, con tassi bassissimi, i prestiti d'onore.

Mobilità personale. Sarà favorita la mobilità all'interno degli atenei. Possibilità per chi lavora in università di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.

 


08/12/2008

In Italia peggiora la qualità della vita E' Siena la città dove si vive meglio

In Italia peggiora la qualità della vita E' Siena la città dove si vive meglio
Indagine di Italia Oggi sulle 55 province italiane. Male quasi tutto il Sud, crolla il Nord Ovest con Milano e Torino che perdono posizioni. Risale Roma, allarme criminalità a Bologna
 
 
 

siena, piazza del campo  Toscana, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna sono le regioni dove si vive meglio. In generale, però, il Centro Nord supera l'esame sulla qualità della vita. A decretarlo è il "Rapporto 2008", che sarà pubblicato domani da Italia Oggi.

 

Siena svetta in questa speciale classifica per servizi, lavoro, ambiente, sicurezza, mancanza di disagio sociale, popolazione, tempo libero e tenore di vita. Maglia nera, invece, alla provincia di Agrigento, all'ultimo posto preceduta da Enna e Napoli. In realtà, però, è tutto il Sud a uscire con punteggi bassissimi: per trovare le prime province meridionali bisogna scendere al 41° e 48° posto con Campobasso e Bari.

 

Si vive bene anche a Trento e Bolzano (rispettivamente seconda e terza), mentre nel Nord Ovest la situazione è peggiorata: Milano e Torino, ad esempio, hanno perso alcune posizioni in classifica rispetto al 2007. In netto miglioramento invece Roma, che è salita al 29° posto, dal 58° del 2007. Migliorata anche la situazione di Isernia, maglia nera 2007, risalita di 24 posizioni.

 

Rispetto al 2007, tuttavia, la qualità della vita è peggiorata: in 55 province su 103 è risultata scarsa o insufficiente, il peggior risultato degli ultimi sei anni.

 

Queste nel dettaglio le situazioni prese in considerazione:

- CRIMINALITA’: E’ Bologna la provincia meno sicura, agli antipodi c’è invece Matera. Genova conta il maggior numero di borseggi, Modena e Savona il maggior numero di furti d’auto e in appartamento. A Napoli si concentrano le rapine, a Isernia le truffe, a Crotone gli omicidi, a Bologna le violenze sessuali su maggiori di 14 anni a Rimini su minori di 14 anni.

 

- DISAGIO SOCIALE: E’ una piaga che colpisce in primo luogo le province di Avellino, Caserta e Trapani. Trieste e Gorizia sono invece i territori in cui il problema si sente meno. Gli infortuni sul lavoro capitano soprattutto a Rimini, i suicidi o tentativi di suicidio si concentrano a Vercelli e Trieste. Il più alto tasso di disoccupazione si ha a Palermo, il piu’ alto numero di minori denunciati a Messina.

 

- SERVIZI: La provincia di Aosta è quella che ne offre di più ai cittadini. Fanalino di coda Prato. Siracusa è la provincia che mette a disposizione piu’ insegnanti, Grosseto più medici ospedalieri, Crotone più posti letto nei centri di cura.

 

- TEMPO LIBERO: In cima alla classifica c’è Firenze, che è la provincia che conta anche il maggior numero di associazioni. Ancona è al primo posto per l’offerta di palestre, Sondrio per le sale cinematografiche, Parma per le librerie.

 

- TENORE DI VITA: Il più alto è a Milano (qui le pensioni medie sono le più alte di Italia, come anche i depositi bancari pro capite), il più basso ad Agrigento. Il prezzo al metro quadro per gli appartamenti si registra a Napoli. Le spese più alte per i consumi si hanno a Belluno.

 

- LAVORO: La disoccupazione si fa sentire soprattutto ad Agrigento; i fallimenti di imprese sono più frequenti a La Spezia. Parma brilla per il suo tasso di occupazione (72,4%). Grosseto conta il maggior numero di imprese registrate.


Ecco uno stralcio
della classifica, con le prime e ultime posizioni e alcune tra le principali province (provincia punteggio posizione 2007):

1 SIENA 1000,00 6
2 TRENTO 944,32 2
3 BOLZANO 894,03 1
4 AOSTA 876,57 12
5 RAVENNA 854,17 8
...
8 FIRENZE 801,40 7
21 BOLOGNA 698,59 4
29 ROMA 630,12 58
31 MILANO 619,21 29
48 BARI 472,99 84
50 TORINO 414,17 38
...
99 COSENZA 125,92 90
100 TARANTO 80,92 99
101 NAPOLI 69,99 102
102 ENNA 38,06 94
103 AGRIGENTO 0,00 98

 

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