18/09/2010
Montecarlo, ecco il contratto che scotta firme uguali, Tulliani affitta a se stesso?
Montecarlo, ecco il contratto che scotta firme uguali, Tulliani affitta a se stesso?Abbiamo trovato il contratto della casa di Montecarlo tra la società off shore e Giancarlo. Sorpresa, le firme del locatore e del locatario sono identiche. C'è il sospetto che il vero proprietario sia proprio il cognato di Fini:Presidente, ci spieghi. E la garanzia bancaria per risiedere è di almeno 300mila euro: non si sa come sono arrivati. Ma i pm sarebbero pronti ad archiviare tutto
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13/08/2010
«Fini arredò la casa di Montecarlo» La replica: «Delirio diffamatorio»
«Fini arredò la casa di Montecarlo» La replica: «Delirio diffamatorio»Il portavoce del presidente della Camera: «È calunnia, quereliamo». Su alcuni quotidiani: «Lui e Elisabetta si sono occupati del mobilio». Feltri: «Ora rinunci a Montecitorio»
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07/08/2010
Casa a Montecarlo, parla una vicina
Casa a Montecarlo, parla una vicinaSono in pochi a conoscere Giampiero Tulliani nell'edificio del principato di Monaco. La procura di Roma intanto apre una rogatoria internazionale per verificare gli atti della compravendita
Ecco le immagini dell'edificio di Boulevard Princesse Charlotte 14 nel principato di Monaco che ospita l'appartamento donato dalla contessa Colleoni al partito di Gianfranco Fini e poi rivenduto alla societa Printemps per 300mila euro. Giampiero Tulliani qui lo conoscono in pochi e l'unica persona che si confida ai microfoni di SkyTG24 è una vicina di casa che racconta come a un possibile acquirente era stato detto che la casa fosse stata già venduta a qualcuno della televisione italiana.
La procura di Roma intanto, che sta indagando per truffa aggravata ha aperto una rogatoria internazionel con Montecarlo per chiedere gli atti della compravendita e scoprire se nella cessione dell'immobile qualcuno sia stato favorito.
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06/08/2010
Elisabetta Tulliani: al Superenalotto vinsi io, non Gaucci
Elisabetta Tulliani: al Superenalotto vinsi io, non GaucciI legali dell'attuale compagna di Gianfranco Fini hanno consegnato a "Repubblica" la copia della ricevuta dell'incasso firmata dalla loro assistita. L'ex patron del Perugia sosteneva di essere lui ad aver giocato la schedina vincente
Il biglietto vincente del Superenalotto esiste e lo ha ritirato Elisabetta Tulliani. I legali dell'attuale compagna di Gianfranco Fini hanno consegnato a Repubblica una copia della matrice e della ricevuta dell'incassso che avrebbe firmato la loro assistita.
La vincita è finita al centro della querelle con Luciano Gaucci, che ieri al settimanale Panorama ha dichiarato di essere stato lui a compilare la schedina, aggiungendo di aver lasciato all'ex fidanzata i propri beni dopo il crac del Perugia calcio.
Una versione contestata dai legali dell'attuale compagna del presidente della Camera, che nei giorni scorsi aveva querelato Il Giornale, sul quale la notizia era stata per la prima volta pubblicata.
Intanto ieri è stato reso noto che la procura di Roma ha aperto un'indagine sulla casa ereditata da An e poi venduta in circostanze da chiarire a società offshore.
I pm, a quanto si è appreso, hanno disposto l'acquisizione di documenti riguardanti l'appartamento. Si tratterebbe di un atto dovuto che segue la denuncia presentata nei giorni scorsi da due esponenti locali del gruppo La Destra.
"Ben vengano le indagini su tutto ciò che concerne il patrimonio di An, anche se la denuncia proviene da avversari politici" è stato il commento del presidente della Camera.
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04/08/2010
I legali della Tulliani: «Da Il Giornale affermazioni false e diffamatorie»
I legali della Tulliani: «Da Il Giornale affermazioni false e diffamatorie»A risposta della compagna di Gianfranco Fini tra il quotidiano di via Negri. Sui beni contesi con Gaucci: «Li acquistai grazie ad una vincita miliardaria all'Enalotto»
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| Fini con la compagna Elisabetta Tulliani (Benvegnù-Guaitoli) |
MILANO - Con una lettera dei suoi legali alla direzione del quotidiano diretto da Vittorio Feltri, Elisabetta Tulliani, compagna del Presidente della Camera Gianfranco Fini, definisce «false, inesistenti e diffamatorie» le notizie riportate in questi giorni dal quotidiano Il Giornale in articoli del vicedirettore Alessandro Sallusti, secondo cui l’imprenditore Luciano Gaucci la avrebbe denunciata per appropriazione indebita, al termine della loro relazione. Motivo per cui i legali della signora Tulliani chiedono al Giornale di pubblicare integralmente il testo della smentita. «Trattandosi di affermazioni non veritiere e lesive della reputazione della signora Tulliani - sottolineano gli avvocati Guglielmo e Adriano Izzo - si chiede di pubblicare la seguente rettifica, dandole il medesimo risalto grafico e collocazione nell’ambito del prossimo numero del quotidiano Il Giornale secondo quanto previsto dalla legge».
I BENI - «Non risponde assolutamente a verità - si legge nella rettifica dei legali di Elisabetta Tulliani - l'affermazione secondo la quale la Signora Tulliani sarebbe stata denunciata dall'imprenditore Luciano Gaucci per appropriazione indebita. Altrettanto falsa e diffamatoria è l'affermazione secondo la quale il Gaucci, poco prima di fallire e di partire per Santo Domingo, avrebbe intestato una ingente quantità di beni immobili e mobili (case, appartamenti, quadri di valore e auto di lusso) alla Signora Tulliani e ai suoi familiari». «In primo luogo - prosegue la richiesta di rettifica - tra la Signora Tulliani ed il Sig. Gaucci è pendente soltanto una controversia civile dinanzi al Tribunale Ordinario di Roma per l`accertamento della titolarità di un complesso di beni immobili e mobili. Nessuna denuncia per appropriazione indebita è stata proposta dal Sig. Gaucci nei confronti della Sig.ra Tulliani. La nostra assistita intende fare definitivamente chiarezza sull'argomento e, al riguardo, ribadisce quanto già ampiamente affermato e provato nell'ambito del giudizio civile pendente nei confronti del Sig. Gaucci. I beni mobili e immobili indicati dal Signor Gaucci nell'atto di citazione sono stati acquistati con denaro proprio della Signora Tulliani e della sua famiglia».
LA VINCITA - «In particolare - affermano i legali della Tulliani - l'acquisto dei suddetti beni è avvenuto con i ricavi di una vincita all'Enalotto e con gli ulteriori risparmi dei genitori della Signora Tulliani. Di tale circostanza la nostra assistita ha fornito ampia prova documentale, dimostrando, in particolare, che la vincita all'Enalotto era di sua esclusiva pertinenza e che, addirittura, dopo l'incasso della somma, una parte cospicua di essa, esattamente Lire 1.100.000.000 (unmiliardoecentomilioni), è stata messa a disposizione del Sig. Gaucci con l'espresso incarico di provvedere a gestirla in proficui investimenti nell'interesse della medesima. Tale somma non è mai stata restituita dal Sig. Gaucci, con la conseguenza che la Signora Tulliani si è trovata costretta a svolgere apposita domanda di restituzione nel giudizio civile in corso».
GAUCCI - Ma l'atto di citazione di Luciano Gaucci contro Elisabetta Tulliani, pubblicato da Il Giornale, «non è mai stato reso pubblico da noi o consegnato a persone estranee». Almeno così precisano in una nota gli avvocati di Gaucci, Francesca e Vincenzo Montone, che condannano «questi metodi selvaggi nella lotta politica» e lamentano «un danno al nostro cliente al quale riserviamo ogni valutazione e determinazione». Secondo i legali di Gaucci, in passato legato sentimentalmente alla Tulliani, la pubblicazione dell'atto è stata fatta «per fini facilmente ravvisabili nelle vicende politiche di questi giorni che riguardano» l'attuale compagno della Tulliani, il presidente della Camera Gianfranco Fini. I due avvocati ritengono «che sia stato prodotto un grave danno, non solo noi, che nella pubblicazione passiamo per volgari «delatori» laddove siamo completamente ignari ed estranei, quanto anche un danno al nostro cliente».
Redazione online
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03/08/2010
Casa a Montecarlo, il Giornale pubblica il contratto
Casa a Montecarlo, il Giornale pubblica il contrattoSul quotidiano diretto da Vittorio Feltri si parla del contratto con cui l’immobile sarebbe stato venduto per 300 mila euro da Alleanza nazionale a una società costituita 40 giorni prima. Critiche al “silenzio di Fini”.
Dalle campagne di Monterotondo a via della Scrofa, e dalla sede di An a Roma dritti a Montecarlo, passando due volte dal via dell’isola caraibica di Saint Lucia. Nella versione politica del Monopoli tutti i concorrenti gareggiano all’insegna del fair play e, in primo luogo, della riservatezza. Il «premio» è l’appartamento al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, nel Principato di Monaco, dove da qualche mese è in affitto il giovane imprenditore Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta.
La storia, con i suoi buchi neri e le sue omissioni, è già nota ai lettori. Ma il Giornale è riuscito a scardinare il segreto monegasco e a visionare il contratto di compravendita, ed è dunque in grado di dimostrare come quella casa sia stata ceduta direttamente da Alleanza nazionale a una finanziaria off-shore con sede a Saint Lucia, paradiso fiscale caraibico, nella lista grigia dell’Ocse come Paese a rischio riciclaggio, per una cifra di molto inferiore al suo valore di mercato. Quella del perché la casa sia stata alienata a un tale prezzo di favore è una delle tantissime domande alle quali potranno dare una risposta solo Fini e i suoi, che tacciono.
Ma andiamo con ordine. Scorrendo le dodici pagine del contratto di compravendita, archiviato nel fascicolo 1283A-Acte0009A della conservatoria monegasca, appare il rogito. È dell’11 luglio del 2008, e il frontespizio già lascia poco spazio all’immaginazione: «Vente par l’Association de droit italien dénommé “Alleanza nazionale” au profit de la société “Printemps Ltd”». In calce, annotato a mano, il prezzo della compravendita: 300mila euro. Tondi tondi.
Poi, prima pagina del contratto e prima sorpresa. Al rogito era presente Francesco Pontone, tesoriere di An, avvocato e senatore di lungo corso (è alla settima legislatura), e il dettaglio mal si concilia con le reticenze e i buchi di memoria dello stesso. Che al Giornale è letteralmente caduto dalle nuvole sul contratto, sulla società, sulla casa. Su tutto.
Ma lasciamo parlare l’atto.
«Di fronte al sottoscritto Paul-Luis Aureglia, notaio in Monaco (Principato), in boulevard des Moulins, 4, è comparso il senatore Francesco Pontone, che elegge domicilio a Roma, via della Scrofa, 39, di nazionalità italiana, nato a Napoli il 30 marzo 1927, che agisce in nome e per conto dell’associazione di diritto italiano chiamata “Alleanza nazionale”, partito politico la cui sede è a Roma, via della Scrofa, 39, identificato dal codice fiscale numero 80204110581, in virtù dei poteri generali che gli sono stati conferiti, compreso quello di disporre dei beni sociali, dal signor Gianfranco Fini, nella sua qualità di presidente della citata associazione, ai termini di una procura generale ricevuta da Mario Enzo Romano, notaio in Roma, il primo dicembre 2004 (...)». Se Pontone e An sono le vendeur (i venditori), l’acquéreur (l’acquirente) prosegue l’atto, è «la società denominata “Printemps Ltd”, con capitale di mille dollari Usa, che ha sede in Manoel Street, 10, Castries, Saint Lucia, costituita con scrittura privata il 30 maggio 2008, registrata lo stesso giorno presso il registro societario di Saint Lucia al numero 2008-00324». A rappresentare la Printemps dal notaio, l’amministratore delegato Bastiaan Anthonie Izelaar e l’amministratore James Walfenzao, entrambi residenti a Monaco, ed entrambi direttori della Jaman Directors Ltd, altra società off-shore che controlla la Printemps, con sede allo stesso indirizzo dell’isola di Saint Lucia. Nella Printemps figura pure un italiano, Gianfranco Comparetti, il quale rintracciato al telefono aggiunge ulteriori anomalie alla storia: «Io di questa società non so niente, non la conosco, non capisco come ci possa essere finito dentro. Non conosco Tulliani, conosco Fini solo per nome, da 25 anni sono via dall’Italia. Vivo tra Montecarlo e i Caraibi e di questo appartamento e della società Timara che lo detiene non so nulla». L’affare si complica.
Si passa poi alla descrizione dell’immobile oggetto della compravendita, all’interno di «una proprietà al numero 14 di Boulevard Princesse Charlotte, a Monte Carlo, composta da due immobili contigui, Palais Milton e Palais Shakespeare, con giardino, il tutto occupante una superficie approssimativa di 1.065 metri quadri». La casa ereditata da An consiste nella «totalità del nono lotto, comprendente un appartamento situato al pianterreno dell’immobile sopra descritto (...) e composto da: sala, due camere, cucina, bagno e balcone».
L’atto notarile sa bene da dove arriva quell’appartamento, e infatti dedica all’origine della proprietà un paragrafo. «I beni e i diritti immobiliari attualmente in vendita appartengono al venditore per averli ricevuti nella successione della signorina Anna Maria Colleoni, di nazionalità italiana, nata a Roma il 26 luglio 1934, in vita disoccupata, residente e domiciliata a Roma, dove è deceduta il 12 giugno 1999». Si dà anche conto del testamento olografo, datato 6 dicembre 1997, con il quale la nostalgica e generosa donna ha nominato «il partito Alleanza nazionale» suo erede universale, nella persona di Gianfranco Fini suo presidente. Titolo riconosciuto, osserva il notaio, anche «in virtù di un’ordinanza emessa il primo agosto 2001 dal presidente del tribunale di primo grado del Principato di Monaco» a favore dell’associazione Alleanza nazionale.
La Colleoni, si apprende ancora dall’atto, «aveva acquisito i citati beni dalla società anonima monegasca denominata “Società immobiliare Milton-Shakespeare” (...) il dieci luglio 1962, (...) al prezzo di 30mila nuovi franchi dell’epoca». Di certo fu un buon investimento. Ma erano altri tempi (curiosa la data d’acquisto originaria, esattamente 46 anni e un giorno prima della “svendita” di An), e per scoprire uno strepitoso investimento basta arrivare a pagina 8 del contratto, dove si parla di soldi. «La presente vendita è rispettivamente consentita e accettata al prezzo di 300mila euro, che l’acquirente ha pagato in contanti», scrive il notaio. Val la pena di ricordare che per comprare quell’appartamento, ancora nel 2006, uno degli altri inquilini del Palais Milton aveva offerto a via della Scrofa un milione e mezzo di euro, come termine ultimo di una lunga serie di proposte d’acquisto inoltrate a partire dal 2000, partite da Monaco e rimbalzate indietro dai rifiuti o dai silenzi dei dirigenti del partito romano. E per magra che sia, persino la Printemps otterrà una plusvalenza quando, tre mesi dopo, cederà alla Timara Ltd l’appartamento a un prezzo di 330mila euro, con un rogito affidato alla figlia del notaio Aureglia, Nathalie Aureglia Caruso. Anche se, come è emerso, Printemps e Timara hanno lo stesso indirizzo di sede legale, ossia quella comune anche alla Jaman Directors.
L’atto di acquisto specifica anche i vincoli a cui l’acquirente era tenuto, prima di avviare lavori di miglioria e ristrutturazione, che poi in effetti (previa informazione del syndict del condominio, Michel Dotta) hanno avuto luogo, come è noto, sotto la supervisione dello stesso futuro inquilino, ossia Giancarlo Tulliani. Al documento sono allegate copie dell’atto costitutivo della Printemps e i certificati d’agenzia dei rappresentanti della stessa società off-shore, ma c’è anche la procura con la quale Fini, nel 2004, nominò il senatore Pontone procuratore generale per il «tesoro» del partito, redatta «in Roma, ministero degli Esteri»: il presidente della Camera all’epoca era infatti titolare della Farnesina, e il notaio andò semplicemente a trovarlo «in ufficio».
Siamo dunque alla svolta. Più i conoscitori dei segreti dell’appartamento Colleoni tacciono e più si diradano le ombre su quell’appartamento in posizione invidiabile, nel cuore di Montecarlo, a mezza strada tra la stazione ferroviaria e lo storico casinò. La cui donazione ad An, come ricordano negli ultimi giorni Francesco Storace e altri esponenti politici che non hanno gradito il nuovo corso finiano, era vincolata alla «buona battaglia». Che Fini in persona ha combattuto sinché era in vita la nobildonna. Ora è chiaro, certificato, dimostrato a chi An ha venduto, e si sa chi abbia poi ceduto la casa alla Timara Ltd proprietaria dell’immobile poi affittato a Giancarlo Tulliani. Ci sono le date, e i prezzi delle transazioni registrati dal notaio e in conservatoria. Ma non tutti i misteri sono chiariti. C’è la cifra che An avrebbe iscritto a bilancio proprio per la cessione di un immobile ereditato da Anna Maria Colleoni, e che secondo quanto ipotizzato da Libero è proprio l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, 14: 67mila euro. Oltre a essere risibile, non corrisponderebbe alla già bassissima quotazione che risulta dall’atto. E poi c’è il giallo di queste società off-shore create ad hoc, sarà la coincidenza, per l’operazione (entrambe «nascono» a maggio del 2008, le due compravendite sono di luglio e ottobre), in che modo An le ha individuate come potenziali acquirenti? E come mai proprio il «cognato» dell’ex leader di An ha finito per affittare quell’appartamento? Anziché tacere (e querelare) perché Gianfranco Fini non ci aiuta a dare una spiegazione ai lettori? E già che c’è, sul piano della legalità senza se e senza ma, può dirci se reputa normale questo giro di Monopoli nei paradisi fiscali?
Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica
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11/03/2010
Contestatore "placcato" da La Russa
Contestatore "placcato" da La Russa
Un uomo interrompe il premier durante la conferenza, il ministro lo blocca e lui annuncia: «Lo querelo». Rocco Carlomagno non è nuovo a episodi del genere. nel 2008 fece infuriare Pannella
| Il ministro La Russa e il contestatore Rocco Carlomagno (Afp) |
MILANO - Momenti di tensione e convulso finale di conferenza stampa, mercoledì nella sede del Pdl a Via dell'Umiltà gremita per l'intervento di Silvio Berlusconi sul caos delle liste. Il clima si è acceso quando, per la terza volta consecutiva, un attivista politico, Rocco Carlomagno, ha interrotto il premier, togliendo la parola anche ad altri giornalisti e domandando conto a gran voce dei soldi spesi in Abruzzo e dell'inchiesta che coinvolge Bertolaso. «Si vergogni, questa è la sinistra» è stato lo sfogo del Cavaliere, che ha chiesto diverse volte ai suoi collaboratori di fare uscire l'uomo dalla sala stampa, mentre il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, che già in un primo momento aveva raggiunto l'uomo seduto tra i giornalisti, si è nuovamente avvicinato a Carlomagno e dopo averlo energicamente invitato a parole a smetterla, lo ha preso per il bavero della giacca e lo ha strattonato, sotto gli occhi di telecamere e macchine fotografiche che hanno ripreso l'intera scena (GUARDA IL VIDEO). A questo punto, l'uomo ha iniziato ad accusare il premier e il governo, mentre Berlusconi lasciava la sala, visibilmente irritato. All'uscita, il contestatore, che è iscritto al Pd (come spiega su Facebook il candidato democratico alle elezioni regionali a Roma, Livio Ricciardelli) e fa parte del coordinamento nazionale contro i siti di stoccaggio nucleare e del coordinamento «aiutiamo l'Abruzzo», è stato preso di mira dai militanti del Pdl, che manifestavano fuori dal palazzo, diventando l'ultima «attrazione» di telecamere e giornalisti.
LA QUERELA E LA NOTA DEL PDL - «Mi chiamo Rocco Carlomagno e querelerò il ministro Ignazio La Russa per aggressione perché la libertà di stampa si difende anche così» ha detto il contestatore, quando, finita la conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi, è stato accompagnato all'esterno della sede del Pdl in via dell'Umiltà dalla security del Pdl. Rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse successo ha spiegato: «Quando La Russa si è accorto che volevo fare domande diverse da quelle preconfezionate fatte fino a quel momento ha cercato di chiudermi la bocca, è venuto subito a sedersi vicino a me per impedirmi di parlare e ha alzato le mani su di me». «Il ministro La Russa mi ha dato due pugni nello sterno. Del resto lui era un picchiatore» ha aggiunto Carlomagno intervenendo telefonicamente a una trasmissione di Radio2. «Verdini - ha raccontato Carlomagno - mi ha pregato di non querelare La Russa e mi ha detto "Facciamo che la cosa finisce qui"». D'altra parte il Pdl, attraverso una nota, ha bollato Carlomagno come «una persona non nuova a simili gesti provocatori», spiegando che «alla conferenza stampa che si è significativamente tenuta nella sede del Pdl in Via dell'Umiltà e a cui erano ammessi a partecipare i giornalisti di tutte le testate, si è introdotto indebitamente, con una palese violazione, un soggetto che ha ripetutamente dato in escandescenza e che provocatoriamente ha più volte disturbato e interrotto la conferenza stampa».
«La persona in questione - specifica la nota del Pdl - è subito risultata non essere iscritto all'Albo dei giornalisti professionisti, né essere neanche semplicemente pubblicista. All'ingresso ha fugacemente esibito, contando sulla buona fede degli addetti alla reception un tesserino tipo pass per il Senato, qualificandosi falsamente come ufficio stampa del Senato, circostanza risultata falsa». «Nonostante ciò e nonostante fosse stato poi riconosciuto come persona non nuova a simili gesti provocatori, solo alla fine è stato invitato a fornire spiegazioni e generalità, che aveva l'obbligo di fornire stante l'arbitrario ingresso in un luogo privato - si legge ancora -. Il soggetto si è rifiutato, producendosi anzi in insulti anche verso il ministro La Russa che era intervenuto proprio per calmarlo ed evitare che durante la conferenza fosse allontanato dagli addetti alla sicurezza, cosa che avrebbe cresciuto il disturbo». Lo stesso La Russa, in serata, è tornato su quanto accaduto con Carlomagno in conferenza stampa: «Io sono andato da lui perché ha esagerato con gli insulti. Dice che gli ho dato due pugni? Magari mi denuncia e lo dice davanti a un giudice, perché in quel caso c'è la mia controquerela e rischia fino a 4 anni» ha spiegato il ministro.
QUANDO FECE INFURIARE PANNELLA - In effetti, Rocco Carlomagno (che ad appena due ore dal battibecco col premier vantava già doversi gruppi di fan su Facebook) non è nuovo a questo genere di episodi: è infatti un frequentatore assiduo di conferenze stampa e manifestazioni di partito. Disturbatore di professione (L'Unità lo definisce «il Paolini della politica»), compare spesso nei dibattiti politici per porre domande irriverenti e fuori dagli schemi. Walter Veltroni, Massimo D'Alema, da ultimo Luciano Violante dieci giorni fa, sanno qualcosa del cipiglio argomentativo di Carlomagno che è iscritto al Pd, è vicino al Popolo viola (GUARDA IL VIDEO) e tra le sue vittime illustri annovera nientemeno che Marco Pannella. In una infuocata assemblea dei Radicali a Torre Argentina, con il leader radicale in sciopero della sete contro le candidature veltroniane alle politiche del 2008, Carlomagno chiese il microfono per urlare il proprio sdegno sulle liste «piene di indagati». Pannella gli diede la parola e il contestatore si sfogò per diversi minuti, dimostrando di non volere riconsegnare il microfono. Anche il pacifista guru radicale a quel punto perse la pazienza: «Ooooohhhh!!! Hai finito!?», urlò a Carlomagno che, mesto, riconsegnò il microfono.
Fonte: Corriere.it
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15/10/2009
Palazzo Chigi querela il Times «L'Italia non ha dato soldi ai talebani»
Palazzo Chigi querela il Times «L'Italia non ha dato soldi ai talebani»
Il quotidiano aveva accusato l'Italia di foraggiare i ribelli. Ma da Kabul: «Non è possibile». La presidenza del consiglio: nessuna lamentela formale da parte della Casa Bianca. La Russa: li quereliamo
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| Il quartier generale italiano della missione Isaf a Herat (Ansa) |
ROMA - Palazzo Chigi smentisce seccamente l’articlo del Times secondo il quale i servizi segreti italiani avrebbero pagato le milizie talebane per mantenere calma la regione afgana di Sarobi e utilizzato una tattica simile anche a Herat. E il ministro La Russa, che bolla il contenuto di quel pezzo come «spazzatura», annuncia che l'esecutivo presenterà una querela contro il quotidiano britannico.
«MAI PAGATO» - «Il governo Berlusconi - si precisa in una nota della Presidenza del Consiglio - non ha mai autorizzato né consentito alcuna forma di pagamento di somme di danaro in favore di membri dell’insorgenza di matrice talebana in Afghanistan, né ha cognizione di simili iniziative attuate dal precedente governo». Nella nota «si esclude altresì che l'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma abbia, all'inizio del mese di giugno 2008, inoltrato al governo italiano un formale reclamo da parte del suo Paese in relazione ad ipotetici pagamenti in favore dell'insorgenza talebana».
«NUMEROSI ATTACCHI CONTRO DI NOI» - A riprova di ciò, si afferma nella nota, «è sufficiente ricordare che soltanto nella prima metà dell'anno 2008 i contingenti italiani schierati in Afghanistan hanno subito numerosi attacchi e, specificamente nell'area del distretto di Surobi, il 13 febbraio 2008, nel corso di uno di questi è rimasto ucciso il sottotenente Francesco Pezzulo. Nonostante le difficoltà ambientali, l'opera del contingente italiano è comunque proseguita in linea con le indicazioni fornite dal governo sulla base degli impegni assunti a livello internazionale, conseguendo unanime consenso in ambito Nato e da parte dei Paesi alleati». In proposito, continua la nota, «è utile altresì evidenziare che, come si rileva anche da agenzie di stampa dell'epoca, l'operato della Fob (Forward operational base) nel distretto di Surobi è stato oggetto di apprezzamento e riconoscimenti in ambito Isaf e, in particolare, da parte del generale Usa David McKiernan, all'epoca comandante in capo delle forze Nato in Afghanistan, il quale ha sottolineato "i risultati ottenuti dal contingente italiano, in particolare nel distretto di Surobi". Con la costruzione di ponti, pozzi, scuole ed aiuti all'agricoltura, questa zona, rurale prima dell'arrivo degli italiani, è diventata un modello da seguire per l'Isaf. Parimenti, nel periodo indicato - conclude la nota - numerose sono state le manifestazioni di gratitudine e riconoscenza per il contributo offerto dall'intelligence italiana, riconosciuta capace di fornire un supporto informativo estremamente tempestivo e contestualizzato a favore di tutte le forze Isaf».
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| Il ministro La Russa durante una visita in Afghanistan, lo scorso luglio (Ansa) |
LA RUSSA: «SPAZZATURA» - Come detto, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non ha intenzione di lasciar correre sull'accaduto. «Le informazioni date oggi dal Times con parole nemmeno di probabilità ma di certezza - ha spiegato a margine del consiglio dei ministri - sono assolutamente spazzatura e come tali vanno considerate. Ho dato incarico al mio capo di Gabinetto di procedere ad affidare ai legali il compito di denunciare il Times. Vediamo chi ha la potestà di farlo, se il mio dicastero o il governo, ma questa è la mia valutazione». «La notizia in base alla quale pagavamo i talebani per non essere attaccati - ha proseguito il ministro - è offensiva per i nostri morti e per i nostri militari. Nessun organo dello Stato ha mai operato come dice il Times. E per questo ritengo odioso che un giornale che sta operando con un sentimento di anti-italianità abbia dato una notizia senza verificarla. Non fa onore alla testata».
ANCHE KABUL DIFENDE L'ITALIA - Una difesa dell'operato degli italiani arriva anche da Kabul. «Non è possibile. Non è vero» ha commentato Fawzia Koofi, vice presidente della Wolesi Jirga, la camera bassa del Parlamento afghano. «In Afghanistan - ha affermato la Koofi in un colloquio con Adnkronos International - circolano molte accuse tra le forze Nato, con i Paesi che puntano il dito uno contro l'altro. Solitamente si tratta di accuse prive di fondamento». In un momento delicato per il Paese che deve ancora conoscere i risultati definitivi delle elezioni presidenziali del 20 agosto, secondo la vice presidente della Wolesi Jirga, «non è il caso che all'interno della comunitá internazionale si inizi con un meccanismo di accuse uno contro l'altro». «Simili atteggiamenti - prosegue - non contribuirebbero a migliorare la situazione».
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