26/09/2010

Due inchieste per il Roma-Palermo finito fuori pista nell'aeroporto siciliano

Due inchieste per il Roma-Palermo finito fuori pista nell'aeroporto siciliano

TRAGEDIA SFIORATA VENERDì SERA ALLO SCALO DI PUNTA RAISI. Paura per i 143 passeggeri a bordo: una ventina i feriti. Polemica: «Soccorsi in ritardo». Voli deviati o cancellati

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02/08/2010

C'erano una volta le amichevoli. In rissa anche il match del Brescia

C'erano una volta le amichevoli. In rissa anche il match del Brescia

CALCIO D'ESTATA. Tensione e provocazioni nella partita con i greci del Larissa. E alcuni tifosi intervengono in campo

 

Tensione tra un giocatore della squadra greca e un tifoso
Tensione tra un giocatore della squadra greca e un tifoso

BRESCIA - L'estate dei nervi tesi. E delle botte. Un'altra amichevole finisce in rissa. Stavolta tocca ai giocatori di Brescia e Larissa terminare il match nel peggiore dei modi. Forse non si è arrivati ai livelli di Cagliari-Bastia o di Catania-Iraklis (i clamorosi casi degli ultimi giorni), ma nemmeno i minuti finali della partita giocata dalle rondinelle e dalla squadra greca sono stati uno spettacolo edificante. Un «tutti contro tutti» in piena regola, in cui sono stati coinvolti anche alcuni tifosi del Brescia che al termine della gara hanno scavalcato le recinzioni dello stadio 'Grilli' di Storo per cercare di raggiungere i giocatori della squadra del Larissa.

GLI EPISODI
- Oggetto della rabbia dei tifosi, ma anche di alcuni dei giocatori del Brescia - che hanno ceduto alle provocazioni degli ellenici - sono stati il numero 4 Dabizas (campione d'Europa 2004) e il numero 8 Puri. Rei rispettivamente di aver innescato la scintilla e di aver fatto incendiare definitivamente gli animi. Al 20' della ripresa Dabizas si rende protagonista di un brutto fallo su Hetemaj. Risultato: Dabizas espulso e primo accenno di parapiglia con il gioco che riprende soltanto 5 minuti dopo. Fallo dopo fallo, i greci arrivano a pareggiare il gol di Caracciolo al 37' con Puri. Il quale pensa bene di girarsi verso la tribuna e di rivolgersi al pubblico con il dito portato alla bocca per zittirlo. Un gesto che fa irritare notevolmente i tifosi. Al 39' Taddei riporta in vantaggio il Brescia e per i greci c'è ancora il tempo di contare il secondo espulso: al 45' cartellino rosso per Romeu, autore di una bruttissima entrata su Taddei. L'arbitro Sguizzato fischia la fine della gara e a quel punto si vede Dabizas, il primo espulso del match che siede in panchina, alzarsi e puntare dritto verso Budel che al momento della sua cacciata dal campo lo aveva colpito.

TIFOSI IN CAMPO
- Così si accende una vera e propria rissa ed entrano in scena alcuni tifosi del Brescia. Sono dieci-dodici quelli che riescono a scavalcare la recinzione, un paio di loro entrano in campo e cercano il contatto con i giocatori del Larissa che a loro volta reagiscono. Gli staff, i dirigenti e alcuni addetti al campo intervengono per placare gli animi e placcare qualcuno. Man mano la situazione torna alla normalità e le squadre rientrano negli spogliatoi. In casa Brescia si cerca di minimizzare. Così l'allenatore Iachini: «Da un certo lato sono contento che sia stata una partita vera, ma loro si sono evidentemente innervositi e sono passati alle maniere forti nel momento in cui noi siamo prima passati in vantaggio e poi ci siamo creati altre opportunità per segnare. Siccome poi non è la prima volta che succedono cose così, si vede che fa parte del loro modo di fare». Così Andrea Caracciolo: «Probabilmente ci tenevano moltissimo a vincere ed erano particolarmente caldi. Hanno giocato come se si fosse trattato della finale di Champions league. Comunque non è successo niente».

Redazione online


06/03/2010

Decreto «salvaliste», Di Pietro contro il Colle : «Estremi per l'impeachment»

Decreto «salvaliste», Di Pietro contro il Colle : «Estremi per l'impeachment»

 

Il pd: sabato 13 grande manifestazione con tutto il centrosinistra. «Arbitro avrebbe collaborato per cambiare le regole del gioco mentre la partita era aperta»

 

 

Antonio Di Pietro (Ansa)

MILANO - Dopo il varo del decreto salvaliste, si scatena l'ira dell'opposizione. E il leader dell'Idv Antonio Di Pietro concentra la sua rabbia contro il capo dello Stato. «Venerdì appena ho saputo che Napolitano aveva firmato la legge salva Pdl, che permette a chi ha violato la legge di essere riammesso alla competizione elettorale, ho pensato tra me e me, come già è avvenuto per le altre leggi ad personam, che il Presidente della Repubblica si era comportato da Ponzio Pilato, lavandosene le mani. Poi, stamattina, dalla lettura dei giornali ho appreso che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo. Se così fosse sarebbe correo visto che, invece di fare l'arbitro, avrebbe collaborato per cambiare le regole del gioco mentre la partita era aperta» afferma in una nota il presidente dell'Italia dei Valori, che aggiunge: «Allora, c'è la necessità di capire bene il ruolo di Napolitano in questa sporca faccenda onde valutare se non ci siano gli estremi per promuovere l'impeachment nei suoi confronti per aver violato il suo ruolo e le sue funzioni». «Lo dico - prosegue - con tutto il rispetto per la sua funzione ma anche con il dovere che spetta ad una forza politica presente in Parlamento che deve salvaguardare la democrazia. Da subito - avverte - ci attiveremo per mobilitare i cittadini onesti con una grande manifestazione a difesa della Costituzione contro quest'ennesima legge ad personam».

MANIFESTAZIONE IL 13 MARZO - Anche il Pd e il centrosinistra hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro il decreto «interpretativo» con cui il governo è intervenuto sul caso delle liste non ammesse alle Regionali. La manifestazione nazionale si terrà a Roma il prossimo 13 febbraio. Manifestazioni locali si terranno a Roma e a Milano questo pomeriggio. E a proposito così scrive il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini, in un commento pubblicato su twitter: «E' un decreto che calpesta le regole senza vergogna. Subito in piazza e in parlamento contro il governo e per difendere la democrazia violentata».

MA IL PD SI SMARCA DALL'ATTACCO AL CAPO DELLO STATO - Tuttavia anche se sostiene una manifestazione comune con tutto il centrosinistra, Il Pd respinge l'attacco a Napolitano fatto da Di Pietro. «Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non poteva esimersi dal firmare il decreto del Governo per le elezioni regionali» ha spiegato Massimo D'Alema, presidente del Copasir ed esponente di spicco del Partito democratico. «Il Presidente poteva opporre un problema di costituzionalità per una norma sostanziale», ha detto D'Alema, mentre questo non poteva avvenire per «una forma interpretativa». «La responsabilità politica è del governo» ha attaccato. «C'è una casta pasticciona che si autoassolve, siamo di fronte a un atto d'arroganza».

LA DIFESA DEL PDL - Gli attacchi di Di Pietro al capo dello Stato scatenano la reazione del centrodestra, questa volta a difesa di Napolitano. «Nessuna campagna elettorale può legittimare un attacco al capo dello Stato, la cui autorevolezza, il cui prestigio sono noti a tutti i cittadini italiani, come garante della Costituzione e del senso alto delle istituzioni» ha dichiarato il presidente del Senato Renato Schifani.
«Il decreto approvato venerdì, e controfirmato dal Presidente della Repubblica, ha il piccolo obiettivo di consentire a tutte le forze politiche significative, nel Lazio e in Lombardia, di potersi presentare alla competizione elettorale. Di conseguenza, coloro che alzano la voce, parlano di colpo di mano, addirittura di Pinochet e di golpe o parlano a vanvera, da quei piccoli demagoghi che sono, o non sanno di cosa parlano» gli fa eco in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

FINI - «La via del decreto mi sembra il male minore, e tutto quello che è stato detto e che si sarebbe verificato in mancanza di una interpretazione autentica della legge»: sottolinea invece il presidente della Camera, Gianfranco Fini che poi difende il capo dello Stato dalle accuse di Di Pietro. «La prima cosa che non bisogna fare è tirare in ballo, in nessun modo, il Capo dello Stato. Non da quella parte dell'opposizione che lo accusa di essere di parte o come Ponzio Pilato - ha detto ancora Fini - nè da quella parte di maggioranza che, dietro la firma, si nasconde per dire che è la prova della bontà del decreto». «Invocare addirittura l'impeachment - ha concluso Fini - significa perdere una buona occasione per tacere o per poter studiare in modo un po più approfondito la Costituzione. La posizione di Di Pietro è francamente incomprensibile e comunque inaccettabile».

CASINI- Critico invece verso il decreto è il leader dell'Udc Pierferdinando Casini: «Alla fine posso essere anche contento che abbiano riammesso le liste, ma il messaggio che passa al paese è devastante. Il messaggio è che le regole valgono solo per i deboli, mai per i forti». «Ora ci devono spiegare - ha concluso Casini - perchè noi dobbiamo essere i fessi che rispettano le regole e, se non le rispettiamo, perchè manca ad esempio un timbro, siamo esclusi dalle elezioni di Trento e invece chi fa il forte va sempre avanti. Per loro c'è sempre il nemico. Ma qui dove è il nemico? Dove sono i giudici comunisti? Il complotto contro Berlusconi? Non c'è stato nessun complotto. È solo che hanno litigato sino all'ultimo per cambiare i posti nelle liste e sono arrivate fuori tempo».

Redazione online


25/02/2010

L'Isola dei Famosi parte male: caduta per la Ventura e infortunio per Dallan

L'Isola dei Famosi parte male: caduta per la Ventura e infortunio per Dallan

 

La rabbia dei naufraghi vip dopo il tuffo dall'elicottero:«Ci siamo buttati da un'altezza di 10 metri in un mare profondo solo un metro»

 

 

Partenza falsa per l'«Isola dei famosi». La prima puntata del reality condotto da Simona Ventura sarà ricordata più per gli infortuni che per il gruppo di naufraghi scelti. Durante la serata, infatti, prima la conduttrice cade in studio vittima probabilmente di un gradino non visto. Lei si rialza, visibilmente scossa, ma con grande freddezza commenta: «Tutto a posto, l'importante non è cadere, ma sapersi rialzare».

«Isola dei famosi» al via con imprevisto: durante la prima puntata Simona Ventura è caduta in diretta, forse per colpa dei tacchi altissimi. La conduttrice si è rialzata subito: «So cadere - ha detto - perché sono stata più volte sugli sci e la cosa più difficile è sapersi rialzare» (Liverani)

 

(Liverani)

(Liverani)

Più serio invece quanto accaduto a più concorrenti al momento dello sbarco: come è consuetudine di questo reality, i naufraghi vip devono lanciarsi in mare da un elicottero. Tutto sembra andare bene, salvo il fatto che alcuni di loro accusano dei dolori. Luca Ward alla schiena, Mastrostefano alla caviglia, Claudia Galanti al "lato b". L'infortunio più serio però è quello capitato a Denis Dallan, giocatore di rugby: il concorrente trevigiano infatti sembra aver subito una distorsione al ginocchio e alla caviglia. Per questo motivo viene portato di peso a riva e scoppia in lacrime.

Mastrostefano, ex tronista e campione mondiale di nuoto per salvamento, commenta: «Qualcuno mi spieghi questa cosa. Come si fa a buttarsi da un elicottero da un'altezza di dieci metri con un fondale di un metro. Si è sbagliato il pilota?». In studio si vivono momenti di apprensione: la Ventura sembra non essere d'accordo con le decisioni degli autori del programma che le dicono di andare avanti con quanto previsto dalla scaletta. Alla fine si impone e stravolge il finale di puntata non facendo votare i non-famosi. In nominati vengono dunque decisi solo dai naufraghi vip e sono: Aldo Busi, Federico Mastrostefano e Simone Rugiati.

Il gruppo dei naufraghi famosi e il ritorno di due ex
La puntata si era aperta con la presentazione dei naufraghi famosi: Clarissa Burt, Aldo Busi (che ieri ha festeggiato i suoi 62 anni), Denis Dallan, Claudia Galanti, Loredana Lecciso, Federico Mastrostefano, Sandra Milo, Simone Rugiati, Nina Senicar e Luca Ward.
Rossano Rubicondi, inviato speciale sull'Isola per questa settima edizione, dà il via alla prima prova del reality: i dieci concorrenti hanno dovuto liberarsi da alcune corde con cui erano legati, salire su una barca per andare a salvare due persone in mezzo al mare. Più che persone, due personaggi visto che sono stati ex concorrenti proprio di questo reality: Den Harrow, cantante italiano divenuto famoso per le lacrime versate nella quarta edizione, e il bidello Carlo Capponi, naufrago non famoso e vincitore morale della passata edizione. L'impresa, nonostante le evidenti difficoltà della 73enne Milo, viene portata a termine: i naufraghi conquistano così alcuni sacchi contenenti alimenti e altri oggetti utili.
Meno fortunata la prova del fuoco: Ward, Rugiati, la Senicar e la Lecciso dovevano resistere al calore delle fiamme per almeno quattro minuti totali. Non ci riescono e così per l'intera settimana dovranno riuscire ad accedersi il fuoco da soli.

Tra i non famosi il palestrato del web
Durante la serata sono stati presentati anche i naufraghi "Non Famosi": sei persone comuni, donne e uomini che vivono le loro vite lontano dai riflettori, anche se, specifica la Ventura, per questa edizione è stata tolta la regola tassativa di non aver mai partecipato a programmi televisivi. Questi i loro nomi: Davide Di Porto (venditore ambulante e culturista), Tracy Fraddosio (estetista), Dario Nanni (manager), Aura Rolenzetti (modella), Luca Rossetto (ingegnere) e Silvia Zanchi (giornalista). Proprio fra questi concorrenti Davide è già molto famoso, soprattutto grazie a «Striscia la notizia»: il programma di Antonio Ricci ha infatti più volte incluso i video "In forma con Davide" dove il 49enne venditore ambulante e culturista si era lanciato in imperdibili consigli sul come fare colpo sulle ragazze con i propri muscoli in marcato accento romano.


10/11/2009

Frana a Ischia, persone in mare Morta una ragazzina di 15 anni

Frana a Ischia, persone in mare Morta una ragazzina di 15 anni

 

Squadre di vigili del fuoco gia' arrivate da Napoli. Smottamento da un costone di montagna, nei pressi del porto di Casamicciola. Ancora dispersa una donna

 

Auto travolte dal fango a Ischia (Ansa)
Auto travolte dal fango a Ischia (Ansa)

NAPOLI -Ennesimo disastro ambientale in Italia che, questa volta, ha colpito uno dei luoghi simbolo del "Bel Paese": Ischia, dove una grossa frana si è staccata da un costone di montagna, nei pressi del porto di Casamicciola. Il bilancio, provvisorio vista la difficoltà dei soccorsi per il maltempo, è di una ragazzina di 15 anni morta e di una ventina di feriti, di cui uno grave. Sono circa dieci le auto finite in mare e un pullmino, ma non si sa ancora se vi erano persone a bordo. I sommozzatori della Guardia Costiera sono arrivati sul luogo della frana, per le ricerche di eventuali persone precipitate in mare. Un bambino che era dato per disperso è stato poi trovato in buone condizioni, mentre secondo la protezione civile manca ancora all'appello una donna.

AREA DEVASTATA DAGLI INCENDI DURANTE L'ESTATE - Sull'isola sono arrivate squadre dei vigili del fuoco anche da Napoli, che stanno provvedendo alla evacuazione dell'area. Lo smottamento è avvenuto in località Tresca e ha riguardato il Monte Epomeo, questa estate colpito da una serie di incendi, spenti con l'intervento di Canadair. Un'altra piccola è rimasta invece ferita in modo grave. Estratta dal fango è stata trasportata da una motovedetta della Capitaneria di Porto in un ospedale di Napoli. Casamicciola è accessibile soltanto via mare, perché le strade sono inagibili a causa della pioggia.

Una imbarcazione della guardia costiera di fronte a Ischia (Ansa)
Una imbarcazione della guardia costiera di fronte a Ischia (Ansa

BERTOLASO: «RABBIA E TRISTEZZA» - La frana «da un lato mi fa grande rabbia, dall’altro mi rattrista moltissimo, perché significa che tutto il lavoro che è stato fatto fino a oggievidentemente non è stato sufficiente». Lo ha detto il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: «Lo sapevamo - ha aggiunto Bertolaso - fino a quando non si fa questo grande progetto di manutenzione del territorio e di messa in sicurezza di tutto il nostro ambiente continueremo a dover subire questo genere di situazioni». «La prevenzione - ha proseguito - è fondamentale. Fino a quando non faremo prevenzione seria in campo antisismico e del rischio idrogeologico dovremo continuare a confrontarci con questo genere di tragedie. La Protezione civile può garantire un intervento immediato, ma ci vuole progettazione, visione di lungo respiro in modo da cominciare a fare una serie di opere di prevenzione».

NEL 2006 UN'ALTRA TRAGEDIA SIMILE: QUATTRO MORTI - Nel 2006 ci furono quattro morti sempre per lo smottamento di un costone di montagna. Allora a cedere furono le pareti del monte Vezzi che precipitarono su un casa in cui dormivano sei persone. Solo due furono estratte vive.


FOTO da Corriere.it

 

 


02/07/2009

«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»

«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»

 

Intervista Smentisce il ritorno col Bologna: «Adesso non mi va». Moggi: «Vedrete che intercettazioni verranno fuori»

 

Uno striscione contro Moggi esposto in uno stadio (Image Sport)
Uno striscione contro Moggi esposto in uno stadio (Image Sport)

MILANO - «È andata così. Sono arrivato a Bologna e ho pensato: ora tele­fono al mio caro vecchio amico Renzo Menarini, gli chiedo se ha voglia di andare a cena e...».
E Menarini aveva voglia.
«Sì, certo che aveva voglia... Ma perché non si dovrebbe aver voglia di venire a cena con me? È vietato? O forse qualcu­no vuole impedirmi di vedere gente, di parlare, di vivere?».
Luciano Moggi, senta: qual­cuno è solo preoccupato di un suo possibile rientro nel mon­do del calcio.
«E perché? E che ho fatto, io? Ho ucciso? No. Ho rubato? No. Ho fatto solo del bene, io, al calcio italiano...».

(Luciano Moggi da Monticia­no, 72 anni, ex capostazione, ex temuto direttore generale della Juventus non casualmen­te soprannominato Lucianone, Big Luciano, Lucky Luciano e Gran Burattinaio, già squalifi­cato per cinque anni dalla Cor­te federale della Federcalcio e imputato a Napoli nel processo per Calciopoli, risponde da uno dei suoi cinque telefonini. Non sembra preoccupato, né imba­razzato. Anzi, nel corso del col­loquio riderà spesso. E se le sen­sazioni contano qualcosa, gli è rimasta la risata da uomo po­tente).
Menarini le ha offerto di collaborare con il Bologna?
«Ma chi l’ha messa in giro questa voce?».
Moggi, su.
«Guardi che io vado a cena spesso anche con altri presiden­ti ».
Tipo?
«Zamparini, Spinelli...».
Però con Menarini avete parlato di lavoro.
«Con Menarini abbiamo par­lato di tutto... perché poi, sia chiara una cosa...».
Cosa?
«Io avrò pure una squalifica di cinque anni, ma potrei co­munque fare il consulente... so­lo che... non mi va».
Bugia.
«Giuro: per adesso, non ho voglia. Anche se mi chiamano in tanti».
Chi?
«Decine di presidenti. E non solo in Italia. Volessi, potrei chiudere questa telefonata e ri­cominciare a lavorare».
Lei aveva una formidabile, molto chiacchierata rete di contatti. Potrebbe essere an­cora operativa?
«La mia rete è intatta. Cono­scenze, rapporti, amicizie. Tut­to potrebbe tornare a funziona­re in pochi minuti».
Queste sue affermazioni fanno venire i brividi.
«E perché? Voi giornalisti scrivevate allusivi che ero il re del mercato, ma io sono solo uno che capisce di calcio».
In effetti, alla Roma che vo­leva trattare Davids, lei chiese in cambio De Rossi, Aquilani e D’Agostino, appena diciot­tenni.
«Li avevo visti in una partita contro la Primavera della Juve. Perché io, ecco, andavo in giro, visitavo gli stadi...».
E telefonava agli arbitri.
«Gli telefonavo, e allora?».
Bergamo, Pairetto. Sorteg­gi pilotati. Brutta storia, Mog­gi.
«Brutta per come la racconta­te voi, sui giornali. Ma presto vi accorgerete che razza di in­tercettazioni ci sono nel proces­so di Napoli. E chi coinvolgo­no. Dovrete venire tutti a chie­dermi scusa...».
Intanto i tifosi del Bologna le sconsigliano di tornare in città.
«Ma chi se ne importa dei ti­fosi del Bologna... io non ho mi­ca chiesto niente al Bolo­gna... ».
Moggi, ma non si stanca mai di stare nella parte del cattivo?
«No. Perché io, in fondo, so­no buono».

Intervista di Fabrizio Roncone


01/07/2009

Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu

Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu

 

Nella notte striscioni contro l'ex dg bianconero davanti allo stadio felsineo. Il patron Menarini conferma dei contatti ma precisa: «I tifosi stiano tranquilli perché non li tradiremo»

 

Luciano Moggi (Emblema)
Luciano Moggi (Emblema)

BOLOGNA - La rabbia dei tifosi ha fermato la «relazione pericolosa» tra il Bologna calcio e Luciano Moggi. L'ex direttore generale della Juventus (squalificato per 5 anni dalla giustizia sportiva a seguito dei processi di Calciopoli) almeno per il momento, non avrà alcun ruolo nel Bologna. Un'ipotesi contro cui la città aveva innalzato un muro che vedeva schierati in prima fila proprio i tifosi rossoblu. Il patron del Bologna, Renzo Menarini, ha tuttavia ammesso di aver cenato martedì sera con Moggi e di aver parlato di calcio con l'ex direttore sportivo bianconero, ma ha poi spiegato: «Io non voglio che Moggi entri nel Bologna e lui non vuole entrare nel Bologna. Non l'ho mai coinvolto nelle sorti del Bologna e lui non l'ha mai chiesto. I tifosi dovranno stare tranquilli perché non li tradiremo. Il caso Moggi non esiste». Una tesi confermata dal presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, che ha aggiunto: «Il signor Moggi è un uomo che ha lavorato tanti anni nel mondo del calcio, ha tanti amici e tanti estimatori e poi va bene così». Menarini ha escluso anche la possibilità che Franco Ceravolo, ex direttore sportivo del Livorno, possa ricoprire un ruolo nella società.

«NESSUN NOME DI INVESTITORI» - Da Moggi «non sono mai arrivati nomi e cognomi di possibili investitori, ma se avessi avuto da lui suggerimenti che potevano essere presi in considerazione per la società, li avrei presi - ha detto ancora il patron rossoblu -. Moggi ha detto che ha della gente che gira e che cerca investimenti nelle società, ma nulla di specifico». Il geometra infatti non nega «l'emorragia di capitali» che ha colpito il Bologna nell'ultimo anno, da quando la famiglia Menarini ha rilevato la proprietà. «Aspettavamo il soccorso della città, che però non ha risposto - spiega -. Qualcuno si è affacciato, ma senza proposte concrete. La nostra capacità di investimento è limitata, ma sufficiente per affrontare il prossimo campionato. Andremo avanti da soli, ma se ci sono compagni di viaggio che condividono la nostra visione li accoglieremo».

LA RABBIA DEI TIFOSI - Martedì, quando sembrava ormai certo l'arrivo di Moggi sotto le Due Torri, la città si è mobilitata: striscioni, rabbia sul web, perfino un'interrogazione parlamentare promossa da due deputate del Pd. Nella notte sono stati affissi di fronte allo stadio Dall'Ara alcuni striscioni che non lasciano spazio a dubbi: «Moggi magari muori oggi!», «Meglio la B con dignità che con Moggi in A», «Bologna campione del calcio pulito». Molti i messaggi nei forum dei tifosi, arrivati anche a organizzarsi per boicottare la campagna abbonamenti. Ma ora l'allarme sembra rientrato. Ma resta da ricostruire la squadra. Serve una campagna acquisti vivace se, come si propone la presidente Francesca Menarini, per il prossimo campionato si vuole stare «nella parte sinistra della classifica».

MOGGI: «HO MOLTI AMICI» - Lo stesso Moggi ha escluso un suo ingaggio al Bologna: «È ora di finirla con l'accostamento del nome Moggi a tutte le squadre in difficoltà. Dall'inizio dell'anno a oggi ne ho contate ben 12, dalla Pro Patria, passando per il Livorno e fino al Bologna». «Ho molti amici nel mondo del calcio - ha aggiunto - tra i quali molti presidenti che mi chiamano per chiedermi consigli non retribuiti. Comunque da oggi ho dato mandato ai miei legali per denunciare penalmente e civilmente tutti coloro che stanno strumentalizzando il mio nome infangandolo ancora di più di quanto hanno fatto in occasione dello scoppio di Calciopoli, creato dalla stampa». Moggi ha anche parlato della sua situazione giudiziaria: «Ho molto rispetto dei giudici del Tribunale di Napoli, a differenza di quelli sportivi, che mi hanno condannato sulla base di congetture e intercettazioni insignificanti. In questo momento il mio unico pensiero è quello di arrivare alla conclusione della mia vicenda processuale positivamente».


06/02/2009

Scambio di bare a Malpensa Rabbia dei parenti: salta il funerale

Scambio di bare a Malpensa Rabbia dei parenti: salta il funerale

 

Il feretro partito per Casablanca anziché per Roma. Le due casse erano sistemate vicine, in un angolo dell'obitorio. Il pilota, avvertito, ha tirato dritto

 

 

MILANO - Quando se ne sono accorti hanno fatto chiamare dalla torre di controllo. «Comandante sull'aereo è stata caricata per errore una bara che era destinata a Fiumicino. Le chiediamo cortesemente il rientro». Ma il pilota della Royal Air Maroc, decollato da mezz'ora verso Casablanca, ha preferito tirare dritto. Nonostante avesse a bordo il feretro sbagliato, cioè quello di settantacinquenne di Ostia morto per infarto in Kenya martedì scorso. E non quello di una donna marocchina.

Il disguido è avvenuto giovedì mattina dentro la camera mortuaria dell'hub varesino. Verso le 10 le due casse erano sistemate vicine, in un angolo dell'obitorio. Una in attesa di essere stivata su un volo Alitalia per Fiumicino e la seconda, appunto, per Casablanca. Ma a un certo punto si sono perse le tracce di quella con dentro l'italiano morto a Malindi. Sparita, a circa un'ora dal previsto decollo per Roma, dopo aver passato una notte all'obitorio. Alle 13 si sono resi conto che c'è stato uno scambio. E la notizia dello sbaglio è stata comunicata alla torre di controllo. Ma la supplica inoltrata al velivolo della Royal Air Maroc si è rivelata inutile. L'aereo era già decollato e il comandante ha ribadito la sua intenzione di non voler fare rientro a Malpensa. Il funerale dell'italiano è a rischio. Era previsto per domani, a Ostia. «Ma non sappiamo quando rimpatrieranno il feretro» spiega Danilo Lorenzetti titolare dell'agenzia funebre che ha organizzato il rientro. La bara della donna marocchina partirà oggi, con il volo pomeridiano per Casablanca.

 


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