26/07/2011
I ragazzi norvegesi: ecco i volti
I ragazzi norvegesi: ecco i voltiNOMI E STORIE DELLE VITTIME. La Spoon River pubblicata dal tabloid Dagbladet
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05/11/2010
Gerry, il surfista italiano sopravvissuto allo tsunami
Gerry, il surfista italiano sopravvissuto allo tsunamiIl terremoto in indonesia. Si trovava su una delle isole devastate il 25 ottobre. «Pensavo di morire. Ecco come mi sono salvato...»
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04/11/2010
Anna, una storia che sta in piedi
Anna, una storia che sta in piediDalla nascita difficile alla conquista di un pezzo dimondo. Anna, una storia che sta in piedi. Un libro racconta le vicende di una donna di 42 anni malata di cerebro paralisi spastica, una vita difficile ma ricca e assolutamente degna di essere vissuta
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05/10/2010
Così mi sono salvato per un soffio dal monossido di carbonio
Così mi sono salvato per un soffio dal monossido di carbonioMilano, 2 ottobre: una fuga di veleno inodore in una palazzina uccide due persone e ne intossica altre sette. Tra loro, ricoverato in gravi condizioni, c'era anche un giornalista di Sky.it. Che racconta la sua esperienza e come ha potuto uscirne vivo
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26/07/2010
Mai più Love Parade
Mai più Love ParadeBufera sul festival techno in cui sono morte 19 persone, tra cui l'italiana Giulia Minola e altri 5 stranieri. “Non sappiamo spiegarci come sia potuto accadere” dicono le autorità locali. Ma sugli organizzatori piovono le accuse.
“Non sappiamo spiegarci quello che è successo. Avevamo predisposto tutto”.
Queste le parole di autorità locali e organizzatori nel corso della conferenza stampa all'indomani dalla strage alla Love Parade di Duisburg, dove 19 persone, tra le qual Giulia Minola, un'italiana di Brescia di soli 21 anni, sono rimaste schiacciate dalla folla in tunnel che conduceva al festival techno.
"Non vi possono essere parole sufficienti a descrivere il nostro choc" ha detto Rainer Schaller, tra gli organizzatori del festival. E ha assicurato che si faranno tutti gli sforzi per capire il perché di questa drammatica tragedia.
Il giorno dopo, Duisburg cerca di fare i conti con la tragedia; per capire cosa non ha funzionato e chi ha sbagliato.
E intanto montano le polemiche e la accuse ad organizzatori e autorità locali per non aver approntato un sistema di sicurezza adeguato.
E dopo il cancelliere tedesco, Angela Merkel, che sabato notte si era dichiarata sconvolta, ha parlato il presidente Christian Wulff che ha chiesto un'inchiesta approfondita per determinare le cause del drammatico incidente. Intanto, il sindaco della città tedesca, Adolf Sauerland, ha difeso il suo operato parlando di un sistema sicurezza "solido" messo in campo in vista del raduno che, secondo le stime, ha attirato 1,4 milioni di persone. "Non è stato il sistema di sicurezza che non ha funzionato, ma probabilmente la responsabilità risiede in errori individuali" ha detto. Molti la pensano diversamente.
Le accuse - Il fondatore della manifestazione, Matthias Roeingh conosciuto come Dr Motte, che da anni non ha più nulla a che vedere con la kermesse musicale, accusa gli organizzatori di aver mirato solo a far soldi, trascurando le necessarie misure di sicurezza. "I responsabili sono gli organizzatori", ha spiegato, definendo "uno scandalo" il fatto che ai giovani partecipanti sia stato consentito l'accesso allo scalo merci dismesso di Duisburg solo attraverso un unico ingresso. "L'unica cosa che contava era fare soldi", attacca Dr. Motte, "gli organizzatori non hanno mostrato il minimo senso di responsabilità verso la gente". Anche il sindacato di polizia ha criticato le lacunose misure di sicurezza adottate, poiché secondo il vice presidente della polizia del Nordreno-Westfalia, Wolfgang Orscheschek, l'area su cui si è svolta la Love Parade era troppo piccola per poter accogliere tutti i partecipanti, "vittime di interessi materiali". Orscheschek ha aggiunto che i responsabili dell'amministrazione cittadina sono stati fortemente condizionati dagli organizzatori, "quando hanno manifestato i loro forti dubbi riguardanti le misure di sicurezza", ma alla fine non hanno potuto far altro che accettare. Un alto funzionario di polizia ha dichiarato che la manifestazione di Duisburg è stata autorizzata dai responsabili cittadini solo il 21 luglio, "con un testo di appena due pagine, quando per una semplice festa rionale le norme da rispettare richiedono almeno cinque volte tanta carta". Dal canto suo, l'organizzatore della festa raver, Rainar Schaller, si è trincerato dietro risposte evasive, sostenendo che spetta adesso alla procura chiarire le cause di quanto é accaduto.
Mai più Love Parade - Ad oggi, però, una cosa sola è certa. Non ci saranno più Love Parade. L'organizzatore Rainer Schaller ha infatti annunciato la chiusura definitiva della manifestazione. "Le parole non bastano per spiegare le dimensione dello sconcerto", "la cosa più importante è che si chiariscano i fatti", ha aggiunto.
L'inchiesta - La Procura di Duisburg ha ufficialmente aperto un'inchiesta sulla tragedia alla Love Parade di Duisburg indagando al momento per omicidio colposo. L'area dove si svolgeva il concerto "poteva accogliere oltre 300.000 persone, ma non è mai stata piena", ha sostenuto in conferenza stampa Wolfgang Rabe, capo dell'unità di crisi. Secondo gli organizzatori, la Love Parade ha richiamato, nel corso dell'intera giornata, circa 1,4 milioni di persone. Per Rabe, le "sole cifre attendibili" sono quelle relative alle persone arrivate via treno, che alle 14 risultavano essere 105.000.
Le vittime - La polizia di Duisburg ha accertato l'identità di tutte e 19 le vittime nella tragedia della Love Parade. Si tratta di 11 donne e 8 uomini di età compresa tra i 18 e i 38 anni. Gli stranieri morti a Duisburg sono un'italiana, Giulia Minola, una 27enne australiana, una cinese, un bosniaco, un olandese e due studenti universitari spagnoli, un ragazzo e una ragazza. Tutte le famiglie sono state informate, ma le autorità tedesche non hanno ancora reso noti i nomi. Per quanto riguarda i feriti, invece, l'ultimo bilancio è di 516, di cui quattro italiani, questi ultimi tutti medicati e già dimessi.
I giovani sono morti schiacciati, calpestati, asfissiati nella calca terribile chesi è creata attorno alle 17 di sabato in un tunnel lungo 200 metri e largo 20 che avrebbe dovuto portarli sulla grande spianata all'aperto per il concerto finale. Il sottopasso si è trasformato in una trappola mortale, un imbuto che ha stritolato la gente. Nella ressa asfissiante, molti giovani hanno cercato una scorciatoia all'aperto arrampicandosi su una scala di sicurezza e alcune impalcature. Sotto il peso, le strutture sarebbero crollate schiacciando la gente sotto e creando panico generale.
Intervista agli italiani residenti a Duisburg
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25/07/2010
Love parade, i video della catastrofe su YouTube
Love parade, i video della catastrofe su YouTubeBastano meno di 50 minuti per far finire in rete le scene più tragiche, girate in diretta prima dell'arrivo dei cameramen professionisti. E nuove video testimonianze continuano a essere caricate in queste ore.
Citizen journalism o testimonianza in diretta. Nella calca infernale che ha trasformato la Love parade di Duisburg in tragedia c'erano migliaia di ragazzi con telecamere e macchine fotografiche digitali, o anche semplicemente con telefonini. Ragazzi che si erano dati appuntamento via internet e via internet si erano messi d'accordo con coetanei di tutta Europa per raggiungere la cittadina tedesca per un 24 luglio che doveva essere di festa.
Ecco perché, mentre la notizia delle vittime faceva il giro del mondo, c'era chi aveva postato su Youtube il documento filmato di quello che stava accadendo.
Come l'utente RadioFunClub
... e poi cercare disperatamente di allontanarsi da quella trappola di folla.
Ancora il tunnel incriminato in queste immagini di Artex212, dove si vede anche un pulmino della polizia tedesca, prima fermo, poi con la sirena accesa mentre tenta di andare avanti in una folla immane, rumorosa che si richiude intorno a qualsiasi mezzo di soccorso.
E ancora le immagini di Gigalogi girate con un iPhone nella stessa zona del tunnel quando il peggio è passato e ci sono finalmente i socorritori. Ci sono ragazzi trascinati di peso dagli amici, altri rianimati a terra da medici e infermieri, qualcuno cammina sotto choc, altri corrono.
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13/07/2010
Pippi-Nilsson torna in tv 40 anni dopo: «La nuova Calzelunghe? È Madonna»
Pippi-Nilsson torna in tv 40 anni dopo: «La nuova Calzelunghe? È Madonna»L'attrice che la interpretava negli anni 70 si racconta ai bambini italiani. Su DeaKids uno speciale dedicato all'eroina dai capelli arancioni, che ha stregato intere generazioni di ragazzini
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| Una scena del telefilm: Pippi è insieme a Tommy e Annika su una mongolfiera |
Capelli rosso fuoco lunghi e ribelli, raccolti in due trecce perennemente piegate all'insù. Un volto sbarazzino costellato di lentiggini e caratterizzato da un sorriso di quelli che non si dimenticano e da due occhi azzurri come il cielo di montagna. Ecco Pippi Calzelunghe come tutti ce la ricordiamo, nella trasposizione cinematografica del libro di Astrid Lindgren che aveva inchiodato al teleschermo un paio di generazioni di bambini degli anni Settanta, quando ancora la tv commerciale non esisteva e nelle case degli italiani arrivavano solo i primi due canali della Rai, che per la maggior parte delle famiglie erano ancora in bianco e nero. Sono passati quarant'anni (o giù di lì), ma Pippi Calzelunghe continua ad affascinare anche i bambini del nuovo millennio, che seguono le sue avventure su DeaKids, sul canale 601 del decoder Sky. Quello con Pippi è un appuntamento quotidiano: il telefilm va in onda tutte le sere alle 20 - e in qualche è diventato un'alternativa forzata al tg istituzionale - e in replica in altri momenti della giornata. Ed è uno dei programmi cult nel palinsesto dell'emittente del gruppo De Agostini dedicata all'intrattenimento dei più giovani.
AVVENTURE E SCORRIBANDE - Sono passati quarant'anni, insomma, ma non si è ancora esaurito il piacere di scoprire in quali nuove avventure sarà impegnata quella piccola ragazzina dotata di forza sovrumana, per niente timida e anzi anche un po' impertinente, pazza e coraggiosa al tempo stesso, che vive sola nell'immensa e un po' sgarruppata Villa Villacolle assieme al cavallo Zietto e al Signor Nilsson, la scimmietta che si è portata appresso da uno dei viaggi in mare con il padre, il capitano Efrem Calzelunghe, capo dei pirati e re di un'isola sperduta in qualche parte in qualche non precisato oceano. Di fatto orfana («la mia mamma vive in cielo e il mio papà è il terrore dei sette mari»), Pippi passa le giornate in compagnia dei suoi due amichetti, Tommy e Annika, e si mantiene grazie ad una valigia colma di monete d'oro frutto delle scorribande del padre. Il personaggio ha conquistato subito il pubblico di tutto il mondo. E parte del successo, al di là della sceneggiatura che ricalca fedelmente il libro della Lindgren pubblicato nel 1954, lo si deve probabilmente a Inger Nilsson, la ragazzina che interpretava Pippi davanti alla macchina da presa.
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| Inger Nilsson oggi (foto Mirta Lispi) |
RICORDI DI UN EX BAMBINA - Anche per lei sono passati qualcosa come quarant'anni: oggi Inger è una bella signora che pur essendo decisamente cambiata rispetto a come il grande pubblico l'ha conosciuta, non ha perso lo sguardo e le espressioni che l'hanno resa famosa da bambina. E se le si chiede chi potrebbe essere oggi, nella vita reale, una possibile Pippi Calzelunghe, risponde senza esitazioni: «Madonna, perché fa e dice ciò che vuole proprio come Pippi». La Nilsson, in un'intervista esclusiva che andrà in onda su DeaKids martedì sera alle 21,30, ha parlato anche della sua esperienza sul set - dopo il personaggio che l'ha resa celebre ha avuto altre piccole parti nel corso degli anni, ma non si è dedicata al cinema a tempo pieno -, spiegando che sul set era davvero diventata amica dei bambini che hanno interpretato Tommy e Annika, con cui era solita giocare nelle pause di lavorazione. E sempre sul set ha incontrato più volte la stessa Lindgren, che in Svezia è un vero mito, tanto che a Stoccolma esiste un museo-parco giochi al coperto, lo Junibacken, interamente ispirato alle sue fiabe che fa il paio con l'Astrid Lindgren World di Vimmerby, città natale della scrittrice: «Siamo rimaste in contatto anche in questi anni, fino alla sua morte. Ricordo quando veniva a trovarci sul set: non avevo timore, nonostante lei fosse più grande e già affermata. Si era instaurato un bellissimo rapporto».
PIPPI E I SUOI SEGRETI - L'intervista all'attrice, preceduta dalle domade che diversi bambini italiani hanno rivolto attraverso le telecamere alla loro Pippi (tipo: «Come fai a tenere le trecce in aria?» «Come riesci a vivere senza i genitori?») è inserita nello speciale «Ecco sono qui - Alla scoperta di Pippi Calzelunghe» che l'emittente ha voluto dedicare al suo personaggio di punta. L'intramontabile eroina dai capelli arancioni continua a stupire e ad affascinare oggi come allora. «Pippi ci ha insegnato ad essere indipendenti - sostiene Inger Nilsson -. Questa è la sua caratteristica più forte».
Alessandro Sala
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12/06/2010
Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appalto
Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appaltoAppalti - I documenti. Il racconto di un funzionario. «Una nota riservata da Matteoli a Fusi»
| Gli scatti del Ros: Fusi (a destra) con De Santis |
FIRENZE — La piccola West Point toscana era solo un inizio. Leggendo le nuove carte depositate dai magistrati fiorentini sulla Scuola Marescialli si capisce che secondo loro quell'appalto— considerato pilotato dall'inizio alla fine— era il grimaldello che stava portando la procura nel complesso mondo del ministero delle Infrastrutture. Gli atti integrativi di indagine, circa 3.000 pagine, sono divisi in due parti. La prima cerca di cementare le accuse già note ad Angelo Balducci e Fabio De Santis con riscontri e ammissioni. La seconda vuole dimostrare come nessuna fase di quell'appalto, spalmato in un arco temporale che va dal 2001 al 2009, sia stata fatta nell'interesse pubblico.
IL RAPPORTO - Lo scorso 7 giugno i carabinieri del Ros di Firenze depositano una ponderosa informativa nella quale elencano le «prove documentali» ovvero i riscontri a quanto desunto dalle intercettazioni. Si tratta di un lavoro certosino che va dalle ricevute e le foto degli orologi che Francesco Piscicelli e il patron della Btp Riccardo Fusi regalano sotto Natale a Fabio De Santis, un Audemars Piquet acciaio da 4.270 euro e un Chopard da 4.063 euro, fino a un verbale di gara relativo a una gara d'appalto per il G8 della Maddalena nel quale Fusi formula un'offerta assolutamente identica a quella che gli suggerisce — «dettare» è il verbo usato dai carabinieri— Piscicelli, l'intermediario di Angelo Balducci. Nelle nuove carte vi sono testimonianze considerate fondamentali, come quella di Claudio Iafolla, capo di gabinetto del ministro Altero Matteoli, che parla della nomina «pilotata» di De Santis (che non aveva i titoli) a provveditore delle Opere pubbliche toscane. Una nomina sponsorizzata da Verdini per conto dell'amico imprenditore Riccardo Fusi e considerata come un favore a Balducci, e quindi una prova di corruzione, che Iafolla racconta così: «Me lo disse il ministro, come fa di solito dice: "ci sarebbe questo De Santis, io vorrei mandarlo al provveditorato di Firenze"». E ancora: nell'informativa ci sono documenti che provano pratiche che potrebbero essere classificate alla voce «do ut des» come l'assunzione, da parte di una azienda che ha appena vinto un appalto, della figlia di Anna Maria Pallavicini, la «zarina» del ministero delle Infrastrutture.
AL MINISTERO - Gerardo Mastrandrea è il capo ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture. Nella sua deposizione dello scorso 17 maggio racconta «in modo leale», parole dei pubblici ministeri, il complesso iter dell'appalto della Scuola. A cominciare dai rapporti tra l'imprenditore Fusi, il suo sponsor Denis Verdini e il ministro Altero Matteoli. «Io non vengo contattato da Verdini. Ho modo di vederlo a un pranzo... a un pranzo, che si svolge... ad ottobre, in cui mi convoca il ministro, si svolge all’Harry's Bar, intorno al 20, 25 ottobre. Dice "mi raggiunga a questo pranzo". Io vado all'Harry's Bar e vedo lì Verdini e Fusi... e il ministro Matteoli. Non sapevo di trovarmi di fronte... Io ho avuto proprio l'impressione che volesse, in qualche modo, dimostrare a Fusi che aveva fatto un lavoro di messa in contatto (...). Mi disse, mi disse il ministro "Mastrandrea, che cosa state facendo?". Ho detto "noi abbiamo avuto questa delibera dell'Autorità, adesso vedremo". Punto. Poi si son messi a parlare, tra l'altro, di politica, poi un pranzo anche molto veloce, insomma». Intorno al 24-25 novembre 2008, ricorda Mastrandrea, arriva la delibera sul cantiere da parte dell'Autorità dei Lavori Pubblici. Il funzionario viene messo in guardia dai consulenti. «Mi dicono "non prenderlo per oro colato, perché ha una visione comunque parziale del problema"». L'illegittimità del cantiere dell’Astaldi, alla quale Fusi vorrebbe fosse revocato l'appalto, non sembra così conclamata. «Mi ero un po' preoccupato perché, devo dire la verità, da giurista quella delibera l'avevo trovata, tra virgolette, un po' troppo di parte, cioè non avevo mai visto un atto in cui si prendono le ragioni di una delle due parti in causa in maniera così evidente, perciò... Però erano ragioni comunque giuridicamente sostenibili per cui alla fine... non me la sono sentita, insomma, di non dar seguito». Le pressioni per bloccare i lavori vanno avanti, dunque. Un funzionario «ribelle», Mercuri, si mette di mezzo. Verrà poi esautorato. Mastrandrea riprende coraggio: «Vado dal ministro e dico al ministro "guardi ministro non ci sono le condizioni per sospendere il cantiere, a mio avviso, perché stanno emergendo dei dati che l'Autorità dei Lavori Pubblici stranamente non sapeva, non lo so, non gliel'hanno detti, non... eccetera per cui non... a quel punto... io ministro non me la sento di farle firmare alcun atto o qualche cosa che comporti la sospensione dei lavori"». Una misura estrema, la giudica il funzionario, «del tutto spropositata». Ma inarrestabile, pare. Intanto De Santis ha ottenuto l'agognata nomina a provveditore delle Opere Pubbliche toscane. «L'ho conosciuto solo una volta che è venuto nella mia stanza assieme a Balducci. Era un appuntamento strano. Mi hanno chiesto questo appuntamento per venire da me quasi per dire... "te l'abbiamo detto"». Arriviamo nel 2009, e Mastrandrea prepara una nota riservata per il ministro, che i magistrati scoprono essere finita nelle mani dell’imprenditore Fusi. Si dimostrano molto interessati a questa fuga di notizie. Mastrandrea: «Non mi voglio sbagliare, ma quel fax è questa nota qui, che io ho dato al ministro. Non posso escludere che il ministro l'abbia data a Verdini. Verdini l'ha girata a Fusi, hanno visto che era quel contenuto e lui, Vinti (il vecchio legale di Fusi ndr), è tornato da me, o m’ha chiamato il 27 per dire “guarda che quella procedura non c’entra nulla con la cosa, perché non riguarda...", insomma era al corrente».
IL COGNATO - Pierfrancesco Gagliardi è il cognato di Piscicelli, con il quale condivide la celebre conversazione nella quale quest'ultimo «ride» davanti alle immagini del terremoto dell’Aquila. Definirlo come un pentito è forse eccessivo. Ma nell'interrogatorio del 21 maggio, il cognato ammette certe pratiche corruttive da parte della presunta «cricca». I pm chiedono se gli orologi fossero un modo per ammorbidire le persone al ministero che «non volevano dare un segnale». Risposta: «Un orologio, un regalo, a Natale, Pasqua e Capodanno come diceva e... i lavori alla villetta o se aveva preso altri accordi in termini di dazione di danaro, questo lui non me lo ha mai esplicitato (...), gli orologi erano per qualcuno lì dell’ufficio della Ferratella, per De Santis o per la dottoressa Forleo». Gagliardi, poi, conferma gli incontri del cognato con Denis Verdini. E racconta di aver consigliato a Fusi di andare a parlare con «il capo dei capi», ovvero Matteoli. Alla domanda se Gagliardi conosca davvero il ministro, la risposta è quasi una confessione di millantato credito. «Io ho preso un caffè con Altero Matteoli, una volta a giocare a calcetto, ma è questa la questione capito... la persona a cui volevamo parlare era Matteoli, ma l’avevo visto cinque minuti a pigliare un caffè in giardino lì alle Mazzette, allora... mi ero fatto bello, ecco, diciamo così...».
Marco Imarisio
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26/03/2010
«Denudato e picchiato in classe» Indagata una maestra nel Ferrarese
«Denudato e picchiato in classe» Indagata una maestra nel Ferrarese
A raccontare la vicenda sarebbero stati gli amici del bambino umiliato. E' accaduto in un asilo. L'insegnante ha presentato le dimissioni, la procura apre un'inchiesta
FERRARA - Nudo, in mezzo alla classe, colpito dai compagni. Era questa la punizione riservata dalla maestra a un bambino di sei anni di un asilo di Ferrara, quando faceva i capricci. A riportare la vicenda è il sito Quotidiano.net, secondo il quale la piccola vittima è stata trasferita in un'altra scuola materna mentre l'insegnante sott'accusa ha rassegnato le dimissioni.
LA VICENDA - «Siamo sconvolti», dicono i genitori. «Non riusciamo a capacitarci - spiegano - di come questo possa essere avvenuto e ora vogliamo la verità». E’ stato il dirigente del circolo didattico a raccontare ai genitori quello che era successo. «Si è scusato con noi - spiegano - era mortificato, diceva di aver già parlato con quell’insegnante, la quale si era subito dimessa, e che aveva già provveduto ad avviare un procedimento nei suoi confronti. A raccontare quel che succedeva in classe per la prima volta sarebbe stato il migliore amico del bimbo; sua madre poi, dopo essersi confidata con altri genitori e avere ottenuto conferme, si sarebbe presentata dal dirigente. «Ora nostro figlio - riprendono i genitori - non vuole nemmeno più parlare con quel bambino perché forse, anche lui, era tra quelli costretti a colpirlo dall'insegnante». La procura minorile ha aperto un'inchiesta, la maestra è stata indagata per maltrattamenti verso fanciulli.
Redazione online
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12/02/2010
«Il concerto del Boss? Per il frastuono ho avuto un attacco di panico»
«Il concerto del Boss? Per il frastuono ho avuto un attacco di panico»
Il 17 maggio sarà chiamato a testimoniare anche l'assessore comunale Giovanni Terzi. Il racconto di alcuni residenti della zona di San Siro al processo che vede imputato il manager di Springsteen
MILANO - «La casa, i vetri e i lampadari tremavano e mi è venuto un attacco di panico, perché soffro di problemi di cuore. Ho chiamato l'ambulanza». Così un uomo di origine brasiliana, che vive vicino allo stadio di San Siro, ha raccontato davanti al giudice della decima sezione penale di Milano il «rumore spaventoso» provocato dal concerto di Bruce Springsteen del 17 maggio 2008, in relazione al quale è imputato un manager italiano del Boss per disturbo della quiete pubblica. Secondo quanto ricostruito dalle indagini del pm di Milano Giulio Benedetti, quella sera la performance del cantante statunitense nello stadio milanese terminò una ventina di minuti dopo rispetto all'orario, le 23.30, fissato nel regolamento sui concerti a San Siro, sforando anche i limiti dei decibel. Per questo il promoter italiano di Springsteen, Claudio Trotta, è imputato anche per inosservanza dei provvedimenti dell'autorità pubblica.
LE TESTIMONIANZE - Giovedì, davanti al giudice, hanno sfilato alcuni anziani che abitano vicino allo stadio (un comitato di cittadini si è costituito parte civile), i quali hanno spiegato di aver vissuto «un vero e proprio terremoto» quella sera. «Non riuscivo a dormire - ha raccontato un uomo di 88 anni - e attendevo con ansia la fine del concerto». Per la prossima udienza, fissata per il 17 maggio, è stato chiamato a testimoniare anche l'assessore comunale Giovanni Terzi, che all'epoca dei fatti aveva la delega ai Giovani e al Tempo libero. L'assessore è stato citato come teste, sempre il 17 maggio, anche in un altro processo che vede imputato un altro promoter, Vittorio Quattrone, che organizzò i concerti di Lanny Kravitz e dei Subsonica del 14 e 18 luglio 2008 all'Arena Civica di Milano, anch'essi terminati oltre l'orario stabilito. «Il palco è dell'artista - ha detto oggi in aula Quattrone - io ho fatto oltre 200 concerti e non ho mai avuto l'incubo di dover "spegnere" un concerto». (fonte: Ansa)
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