02/02/2012

Imprenditore minacciato: la camorra dà serenità, lo Stato no

Imprenditore minacciato: la camorra dà serenità, lo Stato no

Dopo aver denunciato il racket napoletano, gli hanno incendiato il negozio. Ora, a SkyTG24, Davide Imberbe consiglia ai suoi colleghi di pagare il pizzo: "Mi hanno messo in ginocchio. Mi arrendo, hanno vinto loro"

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04/12/2011

Arrestato per racket il boss laureato con tesi sulle estorsioni della mafia

Arrestato per racket il boss laureato con tesi sulle estorsioni della mafia

Per il lavoro sul «modus operandi» di cosa nostra prese 104 su 110. Torna in carcere Cesare Lupo che discusse coi prof universitari il suo elaborato sul fenomeno del pizzo

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15/12/2010

'Ndrangheta, in manette ex senatore tra i 49 arrestati il boss scarcerato ieri

'Ndrangheta, in manette ex senatore tra i 49 arrestati il boss scarcerato ieri

Bonaventura La Macchia, già parlamentare dell'Udeur, è accusato di tentata estorsione nell'ambito del racket delle pompe funebri. Torna in cella Michele Bruni, per il quale erano stati appena disposti i domiciliari. Arrestati anche due carabinieri

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14/12/2010

Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla Marcegaglia

Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla Marcegaglia

RISPOSTA ALLE BATTAGLIE CONTRO IL RACKET. Senza proiettili, è stato spedito nella sede dell'associazione

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09/08/2010

Racket delle pompe funebri video schock girato in ospedale

Racket delle pompe funebri video schock girato in ospedale

L'associazione Sos racket e usura diffonde su Internet la sua inchiesta

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05/08/2010

Palermo, false fatture per pagare il pizzo

Palermo, false fatture per pagare il pizzo

Emettevano documenti fiscali per servizi mai resi. Il racket scoperto dai carabinieri ha portato a 8 arresti. Nessuna collaborazione da parte degli imprenditori vittime. I magistrati: "Adesso però non hanno più alibi per la loro omertà"

 

 

Emettevano regolari fatture, pagando anche l'Iva per servizi e forniture mai resi. In questo modo pagavano il pizzo alla mafia. L'escamotage, scoperto dai Carabinieri del comando provinciale di Palermo, ha portato in manette 8 persone con l'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento e traffico di stupefacenti. I provvedimenti cautelari, emessi su ordine della Direzione disrettuale antimafia, hanno decapitato il vertice delle famiglie mafiose di Ficarazzi, paese a pochi chilometri da Palermo.

Le indagini, avviate nel novembre del 2008, sono partite da una serie di attentati incendiari di evidente matrice mafiosa. La modalità era sempre la stessa: l'uso di copertoni irrorati di benzina.


In particolare, a destare l'attenzione degli investigatori è un episodio avvenuto nel settembre del 2008, quando un autocarro, riconducibile ad un'impresa edile di Bagheria, viene dato alle fiamme alla luce del sole. Pochi giorni dopo il titolare dell'azienda rimane ferito in un pestaggio anche questa volta in pieno giorno. Ma la vittima non denuncia l'accaduto ai carabinieri, che acquisiscono la notizia informalmente.


Gli inquirenti denunciano scarsa collaborazione da parte degli imprenditori vittime del racket. "Abbiamo deciso di non sentirli nemmeno durante le indagini perché abbiamo capito che non ne avremmo cavato nulla", ha detto il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci. "Con questi arresti, gli imprenditori non hanno più alibi per la loro omertà. O parlano, o pagheranno le conseguenze del loro silenzio".


L'operazione denominata "Iron Man" avrebbe evitato una possibile guerra di mafia a Ficarazzi. Giovanni Trapani, 54 anni, indicato come l'attuale reggente della famiglia mafiosa, titolare di una ditta di movimento terra, doveva guardarsi dall'attacco di Atanasio Alcamo, palermitano di 34 anni. Quest'ultimo, secondo gli inquirenti, voleva sfruttare il vuoto di potere provocato dal blitz Perseo. Nel 2008 era infatti stato decapitato anche il vertice della famiglia di Bagheria da cui Ficarazzi dipende.


02/07/2010

Usura e racket a Milano, maxi blitz contro la 'ndrangheta

Usura e racket a Milano, maxi blitz contro la 'ndrangheta

Una nota famiglia originaria di Reggio Calabria, presente in Lombardia dagli anni '70, avrebbe costituito un'organizzazione di tipo mafioso che usurava imprenditori in difficoltà. Il da Boccassini alle vittime: "O con lo Stato, o contro lo Stato"

 

 

Quindici arresti, perquisizioni e sequestro di immobili. Questo il bilancio dell'operazione delle forze dell'ordine contro un clan della 'ndrangheta calabrese vicino alla famiglia De Stefano, attivo a Milano dagli anni Settanta e ritenuto responsabile di un grosso giro di usura e racket nel campo degli immobili.

Questi beni, spesso intestati a prestanome, sarebbero il provento di attività di usura che l'organizzazione criminale ha svolto negli ultimi anni nei confroni di imprenditori in difficoltà.

Le accuse a carico degli arrestati sono di associazione mafiosa, usura e intestazione fittizia di beni. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia; oltre 250 gli agenti impegnati nell'operazione che ha portato all'esecuzione di oltre 70 perquisizioni, in seguito alle indagini della procura di Milano, coordinate dal pm Ilda Boccassini.

"O con lo Stato o contro lo Stato". E' stato questo il messaggio inviato dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Ilda Boccassini, agli imprenditori e artigiani vittime di usura da parte di organizzazioni mafiose. "Imprenditori e artigiani hanno una sola strada: denunciare il loro stato di soggezione", ha detto il procuratore durante la conferenza stampa per presentare la maxi-operazione che ha sgominato un clan della 'ndrangheta presente nel Milanese e dedito all'usura.


19/04/2010

84 estorsioni in tre mesi, 21 arresti a Napoli

84 estorsioni in tre mesi, 21 arresti a Napoli

I carabinieri del capoluogo campano hanno sgominato una banda camorrista dedita al racket dell’estorsione. Alcuni commercianti di Ercolano avrebbero subito più di ottanta richieste di “pizzo” dall’inizio dell’anno fino a fine marzo

 

 

I carabinieri in un blitz hanno notificato 21 ordini di custodia cautelare, alcuni ad affiliati già detenuti nei confronti di esponenti del clan Ascione-Papale, attivo ad Ercolano, nel napoletano, per estorsione aggravata e associazione a delinquere di stampo mafioso.

Le indagini, sviluppo di un'altra inchiesta, da gennaio a marzo di quest'anno hanno consentito di rivelare un quadro di richieste di “pizzo” capillari nella cittadina alle porte di Napoli a 30 imprenditori e commercianti, individuando almeno 84 estorsioni tentate o consumate. Alcune delle vittime, sentite come persone informate dei fatti, hanno ammesso gli episodi di racket.


08/02/2010

«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket

«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket

 

Avevano smascherato con un video la «Signora Gabetti», boss delle case Aler occupate. Terza intimidazione in pochi mesi per il presidente Frediano Manzi: «Siamo stati abbandonati»

 

Frediano Manzi (Salmoirago)
Frediano Manzi (Salmoirago)

MILANO - Dopo l'ennesimo atto intimidatorio, il presidente di Sos Racket e Usura Frediano Manzi ha deciso di sciogliere l'associazione attiva da 13 anni. Domenica mattina ignoti hanno dato fuoco con liquido infiammabile al suo furgone per la consegna dei fiori a Caronno Pertusella (Varese). Manzi che ha poi contattato i sette membri del Consiglio direttivo e insieme hanno deciso la chiusura dell'associazione. «Negli ultimi tre mesi - spiega - questo è la terza pesante intimidazione che riceviamo, dopo che hanno sparato contro un chiosco a Parabiago e hanno messo una bomba carta nel chiosco di Nerviano, senza contare ovviamente le telefonate ricevute. Ma non è per paura che chiudiamo, ma per la totale impossibilità di lavorare in condizioni di sicurezza». Manzi spiega di non sapere da dove provengano tutti questi atti intimidatori «viste le decine d'inchieste aperte in tutta Italia in conseguenza alle nostre denunce» ma non intende mettere a rischio «le decine di volontari che collaborano con un'associazione alla quale non è stata trovata neanche una sede sicura».

LA «SIGNORA GABETTI» - Una delle ultime denunce di Sos Racket e Usura ha portato all'arresto di Giovanna Pesco, detta «la signora Gabetti», e di altre persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'occupazione abusiva di appartamenti, alcuni di proprietà dell'Aler, in via Padre Luigi Monti, nella periferia nord di Milano. «Dopo questa denuncia - ricorda Manzi - si sono interrotti completamente i rapporti con la Regione Lombardia, mentre da gran parte delle istituzioni milanesi non abbiamo mai avuto nessun appoggio: il sindaco Moratti non ha mai detto una parola, il vicesindaco De Corato ci ha delegittimati in pieno».

QUARTIERI «PROIBITI» - Da quando Sos Racket e Usura si è occupata del racket delle case popolari a Milano, «non possiamo più entrare in alcuni quartieri della città senza essere bersagliati da insulti e minacce», prosegue Manzi. «Questo non è tollerabile in un paese civile, come non è tollerabile che parte delle istituzioni milanesi abbiano con noi avuto un atteggiamento non d'appoggio ma di scontro e delegittimazione, dopo che noi abbiamo dimostrato che, per la loro inerzia, hanno creato a Milano dei quartieri ghetto, permettendo di fatto alla criminalità organizzata di sostituirsi allo stato». Collaborazione è arrivata dalle forze dell'ordine ma «per il resto siamo stati totalmente lasciati allo sbando. Non ce la sentiamo più di andare avanti in questo stato - aggiunge - sembra di essere nel quartiere Zen di Palermo, non a Milano». Sul sito dell'associazione, un video che proviene dagli abitanti di via Padre Luigi Monti: «Questo sarà l'ultimo documento che noi pubblicheremo». Cancellato anche il presidio per la legalità organizzato dall'associazione per sabato 13 febbraio in via Ciriè a Milano.

Redazione online

 

 


11/06/2009

BLITZ DEI CARABINIERI NELLA PERIFERIA DI NAPOLI

BLITZ DEI CARABINIERI NELLA PERIFERIA DI NAPOLI

 

Droga, racket e traffico d'armi a Portici. Smantellato il clan Vollaro: 32 arresti

 



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NAPOLI (10 giugno) - I carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno eseguito nel corso della notte a Portici, nel Napoletano, 32 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla magistratura nei confronti di capi, affiliati e fiancheggiatori del clan camorristico dei Vollaro. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, traffico e spaccio di stupefacenti, violazione alla legge sulle armi. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, i carabinieri hanno scoperto numerosissime estorsioni, attuate a tappeto ai danni di ogni tipo di attività, imprenditoriale e commerciale (nessuno le aveva mai denunciate), e hanno inoltre sequestrato armi e munizioni nella disponibilità del clan e smantellato le principali piazze di spaccio della città per lo smercio di cocaina e marijuana.


La città di Portici - 60 mila abitanti - era completamente sotto il gioco del potentissimo ed egemone clan camorristico dei Vollaro che da anni imponeva il pagamento del pizzo a commercianti ed imprenditori, senza risparmiare nessuno, per finanziare con il ricavato il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina.

È lo spaccato drammatico che emerge dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Napoli che hanno portato a scorsa notte all'arresto di 32 esponenti del gruppo camorristico, sulla base di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Tra gli arrestati, anche Antonio Vollaro, attuale capo del clan ed altri quattro figli di Luigi Vollaro, soprannominato 'o califfo, per la sua eccezionale prolificità (è padre di 27 figli avuti da una decina di donne), fondatore e capo storico del clan.

Attualmente detenuto dopo essere stato condannato a due ergastoli per altrettanti omicidi.