19/04/2011
Blitz di Hamas finisce nel sangue: morti due assassini di Arrigoni
Blitz di Hamas finisce nel sangue: morti due assassini di ArrigoniConflitto a fuoco con i terroristi salafiti. Uno dei due (un giordano) si sarebbe ucciso per evitare l'arresto. Ma il padre smentisce
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15/04/2011
I rapitori non rispettano l'ultimatum Ucciso a Gaza il pacifista Arrigoni
I rapitori non rispettano l'ultimatum Ucciso a Gaza il pacifista ArrigoniLa polizia ha reso noto di aver arrestato due persone. LA FARNESINA CONDANNA. Trovato in un appartamento di Gaza City il cadavere del volontario italiano in ostaggio di un gruppo salafita.
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14/04/2011
Gaza: rapito volontario italiano
Gaza: rapito volontario italianoSe hamas non libererà dei prigionieri morirà tra 30 ore. Vittorio Arrigoni prigioniero di estremisti salafiti che minacciano di ucciderlo in un video
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14/09/2010
Liberato l'imprenditore rapito
Liberato l'imprenditore rapitoL'uomo sarebbe stato sequestrato da un commando armato. I carabinieri lo hanno trovato incatenato a Marigliano, nel napoletano
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13/09/2010
Rapito imprenditore a Nola: chiesto un riscatto di 5 milioni
Rapito imprenditore a Nola: chiesto un riscatto di 5 milioniAntonio Buglione è stato sequestrato il 12 settembre. Sarebbe già stata chiesta una cifra per la sua liberazione ma gli investigatori non escludono si tratti di una vendetta. Buglione era stato in passato indagato per associazione di stampo camorristico
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14/07/2010
Intrigo Usa-Iran, lo scienziato Amir: “Così mi hanno rapito”
Intrigo Usa-Iran, lo scienziato Amir: “Così mi hanno rapito”Parla Shahram Amiri, il fisico nucleare misteriosamente scomparso nel 2009 e riapparso lunedì a Washington. L’Iran ha accusato la Cia di averlo prelevato con forza. Stati Uniti: nessun sequestro, era in America di sua volontà
“Ho attraversato due strade, un furgone bianco si è fermato davanti a me. C’erano tre persone nel veicolo: un autista, un’altra persona con la barba vestita in modo formale e una terza sul sedile posteriore. Anche questa era vestita in modo formale. In lingua Farsi mi hanno detto di far parte di un gruppo di pellegrini e hanno aggiunto: andiamo verso una moschea e saremo felici di portare anche te”. Così Shahram Amiri, lo scienziato nucleare iraniano misteriosamente scomparso nel 2009 e riapparso lunedì a Washington dicendo di esser stato rapito dalla Cia durante un pellegrinaggio in Arabia Saudita e trattenuto per 14 mesi, racconta a una televisione danese alcuni dettagli del suo sequestro.
E continua: “Stavo per entrare nel furgone e quando ho aperto la porta per sedermi la persona sul sedile posteriore mi ha puntato una pistola e mi ha detto: stai tranquillo non fare rumore. Il governo israeliano vuole assumersi tutte le responsabilità di questa vicenda. Hanno detto: se non l’obbligate a cooperare siamo pronti a prenderci le responsabilità di questo rapimento, prendere in custodia questa persona e obbligarla a parlare. Se non parla lo terremo nelle nostre prigioni segrete e daremo informazioni false a suo nome ai media, che verranno usate per danneggiare la repubblica islamica dell’Iran”.
Lo scienziato iraniano nucleare, Shahram Amiri, ha lasciato ora gli Stati Uniti e ha annunciato che al suo arrivo a Teheran racconterà ai media iraniani tutti i particolari del suo "sequestro". Amiri è partito da Washington con un volo diretto verso un Paese terzo, da cui prenderà una coincidenza per l'Iran. La repubblica islamica ha accusato gli Stati Uniti di aver rapito lo scienziato, che ha lavorato per l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, ma secondo altre fonti avrebbe scelto liberamente di collaborare con Washington fornendo informazioni sul programma atomico iraniano e in questo ultimo anno avrebbe vissuto in Arizona, prima di decidere il rimpatrio per le pressioni ricevute dalla sua famiglia. Per il Dipartimento di Stato Usa Amiri non è stato né rapito dalla Cia, né imprigionato negli Usa né torturato. Amiri era negli Stati Uniti "di sua volontà ed è libero di andarsene se vuole", ha detto il segretario di stato Hillary Clinton. E il portavoce del Dipartimento ha sottolineato: "Non posso dire se Amiri abbia dato informazioni sul programma nucleare iraniano”.
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09/06/2010
Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"
Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"«Donna irreprensibile. Con noi da 10 anni, la riprenderemmo ora»
«Qui non sono ammessi errori: i ricoverati sono tutti in condizioni delicate e hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24. E Rita, da questo punto di vista, era irreprensibile». Arturo Agovino ha da poco terminato un intervento chirurgico su una paziente. Dirigente medico, conosce Rita da anni e come tutti gli altri scuote la testa ogni volta che si parla di lei. «Siamo allibiti, Rita si è sempre dimostrata affidabile e preparata. Chieda anche agli altri infermieri: tutti diranno la stessa cosa». Ed è così. In questo reparto al primo piano del padiglione L del Cardarelli ci sono venti posti letto e regna un’insolita calma. «Non è sempre così - spiega un infermiere -. Alcuni giorni ci sono barelle ovunque e Rita si rimboccava le maniche e lavorava sodo».
Alla fine del corridoio c’è un altarino: una statua della Madonna, immagini di Padre Pio. C’è sempre qualcuno che prega, e c’è chi giura che anche Rita si fermava spesso qui. Una donna è esterrefatta: «Incredibile, è sempre stata così gentile. Da qualche tempo non si vedeva in reparto, chissà quanto deve aver sofferto». Ma c’è anche chi pensa all’altra mamma, quella del piccolo Luca, passata dalla gioia alla disperazione in poche ore. «Come madre - spiega una donna in visita a un parente - non oso pensare a cosa abbia passato la mamma di quel neonato».
Annarita Buonocore è entrata in questa reparto dieci anni fa dopo aver superato regolare concorso, e sempre qui ha prestato la sua opera. Il 10 maggio scorso aveva comunicato la sua assenza per malattia poi, dopo una quindicina di giorni, la caposala l’aveva contatta. «Mancava personale, ho telefonato a Rita per chiederle quando sarebbe rientrata», spiega Flora Verde. Il giorno dopo, a testimonianza del suo ottimo rapporto con tutti, Rita era in corsia. «Mi ha detto - ricorda la caposala - che dal giorno seguente sarebbe ritornata in malattia».
C’è un’infermiera però che ricorda che a loro, Rita, aveva spiegato che era incinta e che a fine mese avrebbe partorito. «Che tipo era? Ottimo elemento», anche la caposala elogia l’infermiera irreprensibile diventata ladra di bambini. «Ci fidavamo tutti di lei. Qualche anno fa anche mio marito ha subito un intervento in questo reparto - spiega Flora Verde -. Quando rientravo a casa chiedevo a Rita di assisterlo. Di lei mi fidavo ciecamente, la conoscevo da dieci anni».
ANTONIO SALVATI
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08/06/2010
L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»
L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»La madre di Luca: «La perdono». Il movente: voleva dimostrare all'uomo che amava di aver avuto un figlio da lui, quindi ha rapito il neonato.
| Annarita Buonocore l'infermiera di 42 fotografata lunedì notte prima di essere interrogata dalla polizia (Ansa) |
NOCERA INFERIORE (SALERNO) - Era agitatissima all'inizio, ha negato tutto e si è mostrata molto aggressiva con gli inquirenti. Poi però ha ceduto Annarita Buonocore, l'infermiera di 42 anni che lunedì ha rapito un neonato nell'ospedale di Nocera Inferiore a pochissime ore dalla nascita. A chi l'ha interrogata la donna ha detto che avrebbe voluto restituire alla sua famiglia il piccolo Luca Cioffi stamattina. La donna, madre di due figlie, una di 11 e l'altra di 19 anni, ha alle spalle un matrimonio e una convivenza. Agli investigatori in un primo momento avrebbe detto «il bimbo me l'hanno portato per accudirlo» e ha raccontato di essere stata incinta davvero ma che ha avuto un aborto spontaneo. Per questo ha rapito il piccolo Luca, per fare credere all'amante di avergli dato un figlio. Poi avrebbe ammesso: «Ho due figlie femmine e anch'io vorrei un figlio maschio». «Se lo trovo bello e fatto - ha aggiunto l'infermiera del Cardarelli - lo allevo».
LA STORIA - Quella della Buonocore è una relazione con un uomo sposato, di Napoli, un amministrativo dello stesso ospedale in cui lavora come infermiera, e da lui avrebbe dovuto avere un figlio proprio in questi giorni. La gravidanza però non è andata a buon fine: la donna ha dichiarato agli inquirenti durante l'interrogatorio di aver subito un aborto naturale nei primissimi mesi. Della circostanza non aveva informato l'amante, che invece, a quanto pare, avrebbe voluto diventare padre. Così la donna avrebbe simulato, per tutti questi mesi, di aspettare un figlio. Vistasi alle strette, poi, avrebbe pianificato di portar via un piccolo proprio dall’ospedale di Nocera. Un luogo che lei conosceva e nel quale si muoveva agilmente. La donna, infatti, è proprio di Nocera. All'amante aveva chiesto proprio lunedì una visita a casa: così in mattinata aveva rapito il piccolo Luca Cioffi dalla stanza di sua madre, poche ore dopo il parto, e lo aveva portato a casa sua, spacciandolo per suo figlio. La donna avrebbe anche detto ai suoi figli, un minorenne e una maggiorenne, di dover accudire il neonato perché la madre non era stata bene. Un racconto al quale i suoi familiari avevano creduto. Sentito nell'imminenza del ritrovamento del neonato rapito, l'uomo, che non è indagato, ha risposto agli agenti che gli chiedevano chi fosse il piccolo Luca Cioffi: «Questo è mio figlio». La Buonocore era riuscita dunque a simulare una gravidanza in tutti questi mesi. Arrivata al giorno del presunto parto era riuscita ad evitare una visita del padre del bambino, che era andato a trovarla solo lunedì a casa sua, dopo il rapimento del piccolo Cioffi. La donna, che non ha precedenti penali, né risulta affetta da patologie psicologiche, è ora in stato di arresto per sequestro di persona.
IL VICINO - Contro l'infermiera professionale in servizio al pronto soccorso dell'ospedale «Cardarelli» di Napoli, c'era la testimonianza di un uomo, un insegnate che l'aveva conosciuta anni prima e che proprio ieri pomeriggio si è trovato di passaggio nel reparto di ostetricia proprio mentre Annarita Buonocore, con il camice bianco da infermiera, usciva tenendo in braccio il piccolo Luca Cioffi. L'insegnante si è rivolto alla polizia stradale di Angri, non appena ha saputo, attraverso i mezzi di informazione, che c'era stato il rapimento di un bimbo nell'ospedale di Nocera. L'esame dell'identikit, diffuso nella tarda serata di lunedì, ha tolto ogni dubbio al testimone del rapimento. La polizia, che non aveva però indicazioni precise sul nome dell'infermiera, ha rintracciato il padre di quest'ultima. È scattata la perquisizione in casa del genitore della rapitrice, dove è stata recuperata una foto recente della donna mostrata subito ad Annalisa Fortunato, madre del piccolo Luca, e alla zia che hanno subito riconosciuto l'infermiera che si era allontanata con il bimbo.
IL BLITZ NELLA NOTTE - Subito dopo gli inquirenti sono passati all'azione. La preoccupazione che Annarita Buonocore potesse disfarsi del piccolo Luca nel modo più folle ha indotto gli agenti della Squadra Mobile di Salerno e del Commissariato di Nocera a bloccare porte e finestre dell'appartamento al settimo piano dove abita la Buonocore e ad agire con la massima rapidità. La donna, che lunedì sera, poco dopo le 23 era in casa con le due figlie, non ha avuto il tempo di reagire. La polizia l'ha bloccata mentre metteva in salvo il piccolo. Nell'abitazione le tre donne stavano seguendo gli sviluppi della vicenda, attraverso la televisione, ma del rapimento le due figlie erano all'oscuro. La madre aveva detto loro che quel neonato le era stato affidato da un'amica per qualche giorno. La stessa giustificazione Annarita Buonocore ha cercato di darla anche ai poliziotti che hanno eseguito il blitz, ma nessuno le ha creduto. In casa della donna gli agenti, guidati dal capo della Mobile, Carmine Soriente, hanno trovato pannolini e biberon, che la donna avrebbe acquistato poco dopo il rapimento.
IL PERDONO DELLA MADRE - Intanto martedì mattina le prime parole di Annalisa Fortunato, mamma del piccolo appena nato, ancora sofferente dopo il parto cesareo, sono di perdono per l'infermiera: «Mi dispiace molto per questa persona, perché molto probabilmente non sta bene, non la odio, non provo niente. Sì, la perdono». «È nato per la seconda volta». Annalisa Fortunato ha espresso così la sua fortissima emozione poi ha iniziato a raccontare: «È entrata, era molto tranquilla. Non tremava. Era un'infermiera, aveva il camice». La rapitrice era riconoscibile, perché ha agito a viso scoperto: «Aveva gli occhiali e uno spillone nei capelli - ha raccontato la donna -. Aveva un comportamento normale. Ha parlato normalmente. Era un'infermiera dolcissima». Quella donna, che Annalisa ha dichiarato di non conoscere, si è presa cura di lei: «Mi ha aggiustato il catetere, mi ha aggiustato la flebo. Mi ha detto anche che è un peccato che certe donne abbandonino i bambini». Annalisa è disposta a perdonare chi le ha portato via suo figlio: «Non gli ha fatto del male - ha continuato - l'ha fatto pure mangiare. Lunedì quando è arrivato qui Luca dormiva». «Mi dispiace per questa persona - ha aggiunto - molto probabilmente non sta bene. La perdono, sì». Ritornando ai momenti di angoscia provati, la donna dice soltanto: «Ho pregato, pregato». «Finalmente è finita - ha concluso - è andato tutto bene. Grazie a tutti». Annalisa sa che tutto il paese ha partecipato: «Lo so bene, me lo hanno detto, anche se non ho visto la televisione. Voglio ringraziare davvero tutti. Ieri mio figlio è nato per la seconda volta». Che farà per prima cosa Annalisa, quando uscirà dall'ospedale? «Andrò al santuario di San Gerardo», risponde piangendo».
Redazione online
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29/04/2010
«Non porti il velo»: violenta la moglie e le rapisce il figlio di tre anni
«Non porti il velo»: violenta la moglie e le rapisce il figlio di tre anniBIMBI CONTESI. «Te lo riporto morto, piuttosto che farlo ritornare da te». La donna di 29 anni ha denunciato il marito egiziano
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| Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Foto LaPresse) |
ROMA - Non portava il velo. Rifiutava di coprirsi il volto quando il marito egiziano invitava gli amici a casa. Una «ribellione» pagata a caro prezzo: a 29 anni una ragazza romana si è ritrovata in un incubo. Anzi, in un doppio incubo: picchiata e anche violentata dal coniuge, un coetaneo che lavora presso un banco di fiori, e privata del figlio piccolo, rapito dal padre durante un viaggio dai nonni in Egitto. Una vicenda andata avanti per quasi un anno, fra minacce, violenze e soprusi. Poi la giovane, disperata per la sorte del bimbo di tre anni e terrorizzata all’idea di non poterlo più vedere, ha deciso di rivolgersi alla polizia denunciando il marito. E il ragazzo è stato arrestato dagli investigatori della Squadra mobile. Nei suoi confronti le accuse sono molto pesanti: sequestro di persona, violenza sessuale, sottrazione di minore, maltrattamenti in famiglia, percosse. Il gip Nicola Di Grazia ha convalidato il provvedimento notificato all’egiziano al suo rientro a Roma per riprendere a lavorare.
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| (LaPresse) |
Già nei mesi scorsi la ragazza aveva raccontato agli agenti ciò che era stata costretta a subire. Un’escalation di violenze, arrivate al culmine nel gennaio scorso. Grazie a un escamotage, ora al vaglio degli investigatori, il fioraio è riuscito a far rilasciare un passaporto al bambino che ha seguito i genitori dai nonni. Giunti al Cairo, però, il padre ha obbligato la moglie a ripartire per l’Italia. Un viaggio-trappola, un piano messo a punto anche con minacce alla donna: «Te lo riporto morto, piuttosto che farlo ritornare da te», ha detto l’egiziano, intenzionato a far crescere il figlio dai nonni. Le indagini della polizia, con gli investigatori egiziani e il Servizio di cooperazione internazionale, hanno fatto fallire tutto. Dopo una trattativa con i genitori del fioraio, il piccolo è stato consegnato alle autorità del Cairo e imbarcato su un volo per Roma accompagnato da una hostess delle linee aeree egiziane. Ed è stato così che martedì scorso ha potuto riabbracciare la mamma.
Rinaldo Frignani
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02/03/2010
Tommy, la “foresta silenziosa” del web non ha dimenticato
Tommy, la “foresta silenziosa” del web non ha dimenticato
Il 2 marzo 2006 Tommaso Onofri, il bimbo di 18 mesi, veniva rapito dalla sua casa di Casalbaroncolo e ucciso. Quattro anni dopo sono centinaia i messaggi lasciati da blogger e internauti sulle bacheche dei tanti gruppi nati su Facebook.
Sono passati quattro anni dal sequestro di Tommaso Onofri, il bimbo di 18 mesi di Casalbaroncolo (Parma) portato via dalla sua casa davanti agli occhi dei suoi genitori.
La sua storia aveva sconvolto tutti. Per la durezza della vicenda, per la disperazione dei genitori che per un mese intero avevano lanciato appelli ai rapitori dalle tv chiedendo loro di somministrare al figlioletto il Tegretol, un farmaco di cui aveva bisogno perché malato di epilessia. Dalla sera del 2 marzo del 2006 fino al 1 aprile, quando le speranze furono interrotte dalla notizia del ritrovamento del corpo, appresa dagli Onofri direttamente dai telegiornali. Poi il processo e le condanne: ergastolo per Mario Alessi, 30 anni di carcere per la compagna Antonella Conserva e 20 anni per Salvatore Raimondi, mentre Pasquale Barbera è stato assolto. E l’infarto che ha colpito il papà di Tommy nell’agosto del 2008, facendolo finire in uno stato vegetativo.
Ma da quel 2 marzo ad oggi non si è mai interrotto l’affetto della gente. Quella foresta silenziosa di blogger e internauti di cui parla Paola Pellinghelli, la madre di Tommaso, sul sito dell’associazione Tommy nel Cuore. Lo testimoniano le decine di gruppi presenti su Facebook dove gli utenti lasciano messaggi per Tommy. Ogni giorno.
Tutti vogliono scrivere a un “piccolo angelo volato via troppo presto”, come afferma Alessandra sulla bacheca della pagina ufficiale che ha sul social network Tommy nel cuore, l’associazione fondata dalla famiglia Onofri nel gennaio del 2007 “per perseguire finalità di solidarietà sociale, di promozione dei diritti dei minori, fornendo assistenza psicologica, sociale, pedagogica, socio-sanitaria, come di ogni altra forma di assistenza e soccorso ai bambini che vivono in condizioni disagiate o di emergenza”, come si legge sul sito.
Sul gruppo, che ha più di 3 mila iscritti, ci sono commenti, foto del bimbo, le date principali della vicenda, gli eventi organizzati dall’associazione o applicazioni che permettono di lanciare un palloncino virtuale in cielo “per non dimenticare”. Molti gli utenti che commentano la vicenda giudiziaria lamentandosi della pena a loro avviso “inadeguata” inflitta a Mario Alessi e invocando una giustizia divina. Alessandra nota con disprezzo la presenza su Facebook di un gruppo dedicato proprio al muratore siciliano condannato all’ergastolo. Una pagina dove in realtà si danno informazioni sul processo che lo ha visto imputato. C’è chi c.
Non tutti però usano parole di condanna nei confronti dei responsabili. “
Decine anche i commenti per dire alla mamma di Tommy: Paola ti siamo ancora vicini.
Chiara Ribichini
11:23 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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