13/04/2012

L'Imu si pagherà in tre rate

L'Imu si pagherà in tre rate

Conte (pdl) si dice contrario a modifiche a favore degli anziani in casa di riposo. La novità sarà contenuta in un emendamento del relatore al dl fisco che sarà presentato lunedì mattina

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12/11/2009

Economia:«Mutui, 230 mila famiglie a rischio. Ora attenzione al tasso variabile»

Economia:«Mutui, 230 mila famiglie a rischio. Ora attenzione al tasso variabile»

 

Bankitalia: la rata può raggiungere anche il 32% del reddito. Bankitalia: la rata può raggiungere anche il 32% del reddito

 

Dietro il semaforo, palazzo Koch sede della Banca d'Italia (La Presse)
Dietro il semaforo, palazzo Koch sede della Banca d'Italia (La Presse)

ROMA - La crisi finanziaria «ha accentuato i timori per la capacità delle famiglie, in parti­colare quelle a basso reddito, di ripagare prestiti, mutui e cre­dito al consumo». E ad essere più in difficoltà sono certamen­te le 230 mila famiglie meno abbienti, già alle prese con una rata del mutuo che ha raggiun­to il 32% del reddito disponibi­le contro una media del 17%. A dirlo sono i dati della Banca d’Italia illustrati ieri alla Came­ra da Roberto Rinaldi, capo del servizio di supervisione degli intermediari specializzati. La valutazione sulle famiglie in difficoltà per le rate di mu­tuo, risulta dall’indagine con­dotta da Bankitalia tra il 2004 e il 2006, prima quindi della cri­si.

Oggi la situazione (i risultati della nuova indagine non sono ancora pronti) potrebbe però essere ancora più grave. Nel settore dei prestiti per l’acqui­sto di una casa si stanno ripe­tendo, in qualche modo, pro­prio le condizioni del 2004 quando la stragrande maggio­ranza dei contratti veniva sti­pulata a tasso variabile per co­gliere le opportunità offerte dai bassi tassi di interesse. Con la conseguenza di trovarsi a pa­gare rate troppo onerose, e lo dicono appunto i dati di fine 2006, al momento del successi­vo rialzo. Allora rappresentava­no il 90% del totale, oggi, nel primo trimestre del 2009, il 70%. È tornata la corsa al variabi­le, più conveniente grazie ai bassi tassi, rispetto alla scelta della rata fissa, che di solito presenta una rata mensile o se­mestrale più elevata anche se costante nel tempo e quindi immune dall’andamento del costo del denaro (attualmente il tasso di riferimento della Bce è pari all’1%). Ed è tornato il ri­schio di un aggravio della rata legato all’inasprimento delle condizioni di mercato.

Tanto che Bankitalia avverte le ban­che: «È essenziale che gli inter­mediari forniscano alla cliente­la una corretta e sostanziale in­formazione sui rischi connessi alla stipula di mutui il cui one­re finanziario può lievitare si­gnificativamente in presenza di aumenti dei tassi di interes­se » ha detto Rinaldi. Proprio poche settimane fa l’Abi ha sot­toscritto un avviso comune per una moratoria sui mutui a favore delle famiglie in difficol­tà. Lasciando da parte i mutui, il credito al consumo nel suo complesso, dice Bankitalia, è più costoso che altrove: circa il 10% più elevato rispetto al da­to medio dell'area dell'euro. I tassi più alti si riscontrano nel­le carte di credito revolving (ol­tre il 17%), seguono i prestiti personali (11%) e la cessione del quinto, con un tasso del 9% senza le spese accessorie.

Stefania Tamburello


28/04/2009

«I vostri genitori non pagano» Tolto il pasto, a digiuno 34 scolari

«I vostri genitori non pagano» Tolto il pasto, a digiuno 34 scolari

 

All’istituto comprensivo di Pessano. Il preside: versamenti in ritardo per 432 famiglie, non ci sono soldi. Gli insegnanti cedono il pranzo agli alunni

 

 

Mensa scolastica (Fotogramma)
Mensa scolastica (Fotogramma)

MILANO - Alcuni sono in cassa integra­zione. Qualcuno è stato licenzia­to. Altri sono stranieri. «Non ab­biamo i soldi per pagare la retta della mensa scolastica ai nostri figli», spiegano i genitori. Risul­tato: niente pasti ai bambini. In tutto sono 432 le famiglie che non hanno versato il contribu­to per i pranzi all’istituto com­prensivo Mauri di Pessano con Borna­go. «E ora non sap­piamo più come da­re da mangiare agli alunni», dice il presi­de Felice Menna. E il Comune? «Purtrop­po non possiamo far­ci carico dei disagi di tutte le famiglie. E non sarebbe giusto aumentare la retta a chi già paga», si di­fende l’assessore al­l’Istruzione Monica Meroni. Per il mo­mento a 34 bambini è stato tolto il pasto, «quelli che sono più in ritardo con il pa­gamento – continua il preside - . E il rischio è che an­che a tutti gli altri sia, a breve, vietata la mensa. È assurdo».

Tempo di crisi e a farne le spese sono i soggetti più debo­li. La vicenda comincia a set­tembre. C’è chi non paga la ret­ta già dall’inizio dell’anno scola­stico. E con il trascorrere dei mesi il loro numero aumenta. Si parla di un buco da 78 mila euro. La Dussman service, la so­cietà che fornisce il servizio, sol­lecita i pagamenti. Ma senza ri­sultato. I genitori si giustifica­no: «Non abbiamo i soldi». E al­la fine la decisione estrema: niente pasto a chi non paga. Dal 20 aprile, 34 bambini non possono più accedere alla men­sa. «Chi può torna a casa per pranzare, ma non tutti i genito­ri riescono a venirli a prende­re ». E una quindicina di alunni, rimane nell’istituto, senza po­ter mangiare. «Tutti frequentano la scuola dell’obbligo. È una situazione drammatica». Tanto da rendere necessario l’intervento del cor­po docente. In un consiglio d’istituto straordinario gli inse­gnanti hanno deciso di rinun­ciare al loro pasto per darlo agli studenti. C’è chi digiuna o chi si accontenta di un panino. «Ma i bambini devono mangia­re, è un loro diritto».

La situa­zione rischia di precipitare: «E se, in futuro, tutte le famiglie non riescono più a pagare, cosa accadrà?». La speranza di Men­na è che i genitori riescano a trovare «anche dieci euro per fermare il provvedimento». E si appella al Comune: «Faccia un passo indietro». Ma non è così semplice. «Per­ché questa situazione va avanti da troppo tempo», spiega l’as­sessore. Fino al 2008 c’era un buco da 50 mila euro. «Adesso bisogna aggiungerne altri 28 mila: non riusciamo a coprire il debito solo con la nostra cas­sa». Così la decisione di sospen­dere la mensa ai ritardatari. «Lo so, è triste ma non c’erano altre soluzioni. Senza contare che il contributo per la mensa scola­stico è minimo». E sul caso prende posizione anche la Cgil scuola. «Lo stato di morosità delle famiglie non può essere motivo di impedi­mento al regolare svolgimento delle attività didattiche». In gio­co ci sono anche «i diritti al­l’istruzione e all’infanzia che do­vrebbero essere garantiti a tut­ti. Anche a chi non
paga».

Benedetta Argentieri