16/04/2009

Delitto di Posillipo: i 3 killer confessano I romeni avevano bevuto champagne

Delitto di Posillipo: i 3 killer confessano I romeni avevano bevuto champagne

 

Napoli: il massacro di franco ambrosio «re del grano» e della moglie. «Mamma ho fatto un guaio, ho ucciso 2 persone» ha detto al telefono alla madre uno dei romeni fermati

(ph. Pressphoto)

NAPOLI - Duplice omicidio di Posillipo: i tre romeni arrestati stamane hanno confessato. Nel corso dell'interrogatorio condotto dal pm Antonio D'Alessio i tre giovani hanno ammesso di aver ucciso brutalmente Franco Ambrosio e sua moglie nella villa della Gaiola. Insulti e urla, davanti alla Questura di Napoli, all’uscita dei tre fermati. Una quarantina di persone, attirata dalla presenza dei fotografi, ha inveito contro i romeni accusati del duplice efferato delitto messo in atto nella villa di Ambrosio, a Posillipo, quartiere di Napoli, nella notte tra martedì e mercoledì scorso.

 

(ph. Pressphoto)

A quanto si apprende da fonti della questura di Napoli, uno dei tre presunti killer, Marius Acsiniei, era stato fino a due anni fa il giardiniere della villa alla Gaiola, dove la coppia è stata brutalmente assassinata. A riconoscerlo è stato il maggiordomo, in servizio a casa del «re del grano» da oltre 30 anni. Secondo la polizia sarebbe stato proprio l'ex giardiniere a vibrare i colpi mortali confronti di Franco Ambrosio e Giovanna Sacco. L'arma del delitto è un girabacchino a «L». La «banda» aveva bevuto vino e champagne ed erano anche sotto l’effetto dell’alcol quando ha aggredito i padroni di casa.

(ph. Pressphoto)

Secondo la ricostruzione sarebbe stato proprio il timore di essere riconosciuto da Ambrosio a scatenare la furia omicida dell'ex giardiniere. Questi, stamani, ha inserito la propria scheda nel telefonino di Ambrosio per chiamare la madre in Romania: «Mamma ho fatto un guaio, ho ucciso due persone...non sapevo quello che facevo», ha detto. Da qui l'intercettazione e la cattura. Quando sono stati presi i tre romeni avevano ancora con loro parte della refurtiva: gioielli, carte di credito e i portafogli delle vittime. Si nascondevano in tre appartamenti diversi sul lungomare di Licola.

Ieri è stato realizzato un corposo dossier fotografi­co della casa degli orrori che adesso è sul­la scrivania del pm Antonio D’Ales­sio. La polizia scientifica ha ripre­so ogni angolo, ogni traccia, ogni oggetto: fotografie che saranno importantissime, quando si farà il processo. Franco Ambrosio indos­sava un pigiama azzurro e nella colluttazione ha perso le pantofo­le.

Dormiva nella stanza da letto che un tempo era stata della servi­tù. Giovanna Sacco invece dormi­va vestita sul divano dello studio: i muratori che stavano ristruttu­rando la casa le avevano detto che il solaio della camera da letto ave­va qualche problema di staticità e, dopo il terremoto dell’Aquila, in un’altra stanza si sentiva più sicu­ra. Pensava, inoltre, che, dormen­do vestita, nel caso di una nuova scossa sarebbe potuta fuggire im­mediatamente.

Lui in pigiama - Il primo a sentire i ladri è stato lui: si è alzato e li ha trovati in cuci­na. Gli hanno spaccato la testa con un colpo solo, inferto forse con una spranga di ferro. L’im­prenditore è caduto a faccia in giù sul pavimento chiaro. Contro la moglie, invece, si sono accaniti. L’hanno colpita con un calcio al­l’occhio, poi con un pugno sulla mascella: probabilmente voleva­no che consegnasse le chiavi della cassaforte.

Lei era vestita - Giovanna, che indossava una giacca di maglia bordeaux, è cadu­ta sull’uscio della camera da letto, nel vano rivestito di legno, anche lei a faccia in giù. A pochi passi da lei, il comò mostra i cassetti aper­ti, gli indumenti sono sparpagliati sul pavimento. Anche altri mobili, in casa, sono aperti, gli oggetti but­tati a terra alla rinfusa. Spicca, in mezzo a tanta confusione, il gran­de tavolo ovale di radica, lucidissi­mo, sul quale sono poggiati alcuni libri.

Macabro pic nic - Nello studio ci sono involucri di cibarie: gli assassini, che già pri­ma di entrare nella casa avevano mangiato e bevuto, hanno conti­nuato a mangiare dopo avere ucci­so. In cucina, accanto al corpo di Ambrosio, è rimasta una confezio­ne di wurstel aperta con i denti; dentro, ancora due salsicce. Appe­na fuori dalla villa, gli autori del massacro hanno defecato. La poli­zia (le indagini sono affidate alla squadra mobile, coordinata da Vit­torio Pisani e Pietro Morelli) di­spone di moltissime tracce, biolo­giche e non; le impronte digitali su specchi, mobili e pareti sono state rilevate grazie al cianacrila­to, un gas che le evidenzia anche negli angoli più reconditi. I ladri assassini, inoltre, hanno con sè i cellulari delle vittime: anche que­sto potrebbe aiutare le indagini.

Un tragico equivoco - L’ipotesi della polizia è che si tratti di persone straniere, gente che probabilmente è entrata nella casa credendola disabitata (ci so­no le impalcature, sacchi di ce­mento ammucchiati, i mobili del giardino avvolti nel cellophan). Gente entrata nel parco chissà da dove, ma quasi certamente non dal mare, che è rimasta per ore nei dintorni della villa. La prima tap­pa, ricostruiscono gli agenti, l’han­no fatta in una grotta naturale che si apre nel costone. Lì hanno bi­vaccato, coprendosi con una tra­puntina verde chiaro. Hanno for­zato la porta di un’altra casa, affit­tata dagli Ambrosio ad un avvoca­to che però non ci andava da una decina di giorni. Hanno prelevato due bottiglie di vino, cioccolata e Schweppes. Poi, a notte fonda, l’ingresso nella villa padronale, at­traverso la porta finestra che dà su un balcone e sul mare. Terrore notturno Erano più o meno le tre, calcola la polizia scientifica basandosi sul­la temperatura corporea delle vitti­me: quella di Giovanna Sacco era di mezzo grado più alta rispetto a quella del marito, dunque è morta una ventina di minuti dopo. Con sè gli autori del massacro hanno portato una somma di denaro in contanti, cinquantamila euro se­condo la polizia (Pietro Morelli, re­sponsabile della sezione Omicidi) i cellulari della coppia e i gioielli contenuti in un cofanetto.

Risparmiata l’argenteria - Non hanno toccato l’argenteria, forse per la fretta, forse perché in­gombrante: ma, se si tratta di zin­gari, non l’hanno presa perché per loro l’argento porta sfortuna. So­no poi scappati, forse a piedi, per­correndo a ritroso il sentiero che dalla villetta li aveva portati alla villa padronale. Dovevano avere gli abiti imbrattati di sangue, che è schizzato dappertutto. Nella not­te nessuno li ha visti: eppure, a po­chi metri in linea d’aria, c’è Villa Rosebery, dove fino a ieri mattina si trovava il presidente Napolita­no.

Titti Beneduce

(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)

 

 


Fermati presunti assassini, ora in questura Gli inquirenti: «Almeno tre gli assassini»

Fermati presunti assassini, ora in questura Gli inquirenti: «Almeno tre gli assassini»

 

Massacro di franco ambrosio e della consorte giovanna. Sono sotto interrogatorio: uno è rumeno, fermato sul litorale di Licola. La polizia è sulle tracce di un terzo

 

Ambrosio in uno scatto degli anni '90

NAPOLI - Stamattina sono state fermate, tradotte in Questura a Napoli, due persone ritenute responsabili del brutale delitto di Franco Ambrosio e della moglie Giovanna. In questo momento si sta svolgendo l'interrogatorio. Uno dei 2 fermati, rumeno, è stato preso a Licola, hinterland napoletano. La polizia è sulle tracce si un altro esponente della "banda" che ha aggredito e ucciso i coniugi.

Ieri è stato realizzato un corposo dossier fotografi­co della casa degli orrori che adesso è sul­la scrivania del pm Antonio D’Ales­sio. La polizia scientifica ha ripre­so ogni angolo, ogni traccia, ogni oggetto: fotografie che saranno importantissime, quando si farà il processo. Franco Ambrosio indos­sava un pigiama azzurro e nella colluttazione ha perso le pantofo­le.

Dormiva nella stanza da letto che un tempo era stata della servi­tù. Giovanna Sacco invece dormi­va vestita sul divano dello studio: i muratori che stavano ristruttu­rando la casa le avevano detto che il solaio della camera da letto ave­va qualche problema di staticità e, dopo il terremoto dell’Aquila, in un’altra stanza si sentiva più sicu­ra. Pensava, inoltre, che, dormen­do vestita, nel caso di una nuova scossa sarebbe potuta fuggire im­mediatamente.

(ph. Pressphoto)

 

Lui in pigiama - Il primo a sentire i ladri è stato lui: si è alzato e li ha trovati in cuci­na. Gli hanno spaccato la testa con un colpo solo, inferto forse con una spranga di ferro. L’im­prenditore è caduto a faccia in giù sul pavimento chiaro. Contro la moglie, invece, si sono accaniti. L’hanno colpita con un calcio al­l’occhio, poi con un pugno sulla mascella: probabilmente voleva­no che consegnasse le chiavi della cassaforte.

Lei era vestita Giovanna, che indossava una giacca di maglia bordeaux, è cadu­ta sull’uscio della camera da letto, nel vano rivestito di legno, anche lei a faccia in giù. A pochi passi da lei, il comò mostra i cassetti aper­ti, gli indumenti sono sparpagliati sul pavimento. Anche altri mobili, in casa, sono aperti, gli oggetti but­tati a terra alla rinfusa. Spicca, in mezzo a tanta confusione, il gran­de tavolo ovale di radica, lucidissi­mo, sul quale sono poggiati alcuni libri.

Macabro pic nic - Nello studio ci sono involucri di cibarie: gli assassini, che già pri­ma di entrare nella casa avevano mangiato e bevuto, hanno conti­nuato a mangiare dopo avere ucci­so. In cucina, accanto al corpo di Ambrosio, è rimasta una confezio­ne di wurstel aperta con i denti; dentro, ancora due salsicce. Appe­na fuori dalla villa, gli autori del massacro hanno defecato. La poli­zia (le indagini sono affidate alla squadra mobile, coordinata da Vit­torio Pisani e Pietro Morelli) di­spone di moltissime tracce, biolo­giche e non; le impronte digitali su specchi, mobili e pareti sono state rilevate grazie al cianacrila­to, un gas che le evidenzia anche negli angoli più reconditi. I ladri assassini, inoltre, hanno con sè i cellulari delle vittime: anche que­sto potrebbe aiutare le indagini.

Un tragico equivoco - L’ipotesi della polizia è che si tratti di persone straniere, gente che probabilmente è entrata nella casa credendola disabitata (ci so­no le impalcature, sacchi di ce­mento ammucchiati, i mobili del giardino avvolti nel cellophan). Gente entrata nel parco chissà da dove, ma quasi certamente non dal mare, che è rimasta per ore nei dintorni della villa. La prima tap­pa, ricostruiscono gli agenti, l’han­no fatta in una grotta naturale che si apre nel costone. Lì hanno bi­vaccato, coprendosi con una tra­puntina verde chiaro. Hanno for­zato la porta di un’altra casa, affit­tata dagli Ambrosio ad un avvoca­to che però non ci andava da una decina di giorni. Hanno prelevato due bottiglie di vino, cioccolata e Schweppes. Poi, a notte fonda, l’ingresso nella villa padronale, at­traverso la porta finestra che dà su un balcone e sul mare. Terrore notturno Erano più o meno le tre, calcola la polizia scientifica basandosi sul­la temperatura corporea delle vitti­me: quella di Giovanna Sacco era di mezzo grado più alta rispetto a quella del marito, dunque è morta una ventina di minuti dopo. Con sè gli autori del massacro hanno portato una somma di denaro in contanti, cinquantamila euro se­condo la polizia (Pietro Morelli, re­sponsabile della sezione Omicidi) i cellulari della coppia e i gioielli contenuti in un cofanetto.

Risparmiata l’argenteria - Non hanno toccato l’argenteria, forse per la fretta, forse perché in­gombrante: ma, se si tratta di zin­gari, non l’hanno presa perché per loro l’argento porta sfortuna. So­no poi scappati, forse a piedi, per­correndo a ritroso il sentiero che dalla villetta li aveva portati alla villa padronale. Dovevano avere gli abiti imbrattati di sangue, che è schizzato dappertutto. Nella not­te nessuno li ha visti: eppure, a po­chi metri in linea d’aria, c’è Villa Rosebery, dove fino a ieri mattina si trovava il presidente Napolita­no.

Titti Beneduce


15/04/2009

Trovato morto il «re del grano»

Trovato morto il «re del grano»

 

Probabile l'ipotesi del tentativo di rapina finito male. L'imprenditore Francesco Ambrosio ucciso con la moglie. La Procura: gli assassini forse tre e stranieri

 

Francesco Ambrosio (Ansa)
Francesco Ambrosio (Ansa)

NAPOLI - Un duplice delitto scuote la città di Napoli: i corpi senza vita di Francesco Ambrosio, 77 anni, e della moglie Giovanna Sacco, 74, sono stati ritrovati dal figlio in una villa in ristrutturazione, in via Discesa Gaiola, a Posillipo.

UCCISI A COLPI DI BASTONE - Secondo l'esame dei cadaveri, sembra che sui corpi non vi siano segni di proiettili o di coltellate. Un crimine efferato: è così che la polizia definisce il duplice omicidio verificatosi a Napoli. Le vittime, Francesco Ambrosio e la moglie, sono stati ritrovati con il cranio sfondato, molto probabilmente sono stati colpiti con un bastone. Ritrovata anche una finestra rotta e disordine in casa, molti gli oggetti rovistati.

IPOTESI RAPINA, MA SONO APERTA ANCHE ALTRE PISTE - La scoperta dei cadaveri è stata fatta poco prima delle ore 8 da uno dei figli della coppia. Ambrosio e la moglie erano già morti. La villa, in parte in ristrutturazione, era tutta a soqquadro. Questo particolare fa ritenere agli investigatori che i coniugi Ambrosio siano rimasti vittime di una tentata rapina, ma non sono escluse altre piste. La discesa Gaiola, uno dei luoghi più incantevoli di Napoli dal quale si gode lo scenario del golfo, è stata completamente isolata dagli agenti dell'Ufficio di prevenzione

generale della questura e del commissariato di Posillipo per consetire agli investigatori di lavorare in tutta tranquillità. Sono al lavoro anche i vigili del fuoco alla villa degli Ambrosio. Gli scalatori dei pompieri effettueranno dei rilievi sul terreno roccioso a picco sul mare antistante la villa dove sono stati uccisi i coniugi Ambrosio. Il loro compito sarà di trovare eventuali tracce di rapinatori che potrebbero avere avuto accesso alla villa dal mare. Alla residenza degli Ambrosio si accede infatti sia dal cancello al numero 36 di Discesa Gaiola, sia da un accesso privato via mare della villa stessa. I due accessi non erano sorvegliati.

IPOTESI - Secondo gli inquirenti della Procura di Napoli gli assassini potrebbero essere tre. Prende quindi corpo l'ipotesi della rapina degenerata nel massacro. È probabile che i malviventi abbiano anche bivaccato nella villa dell'orrore prima di andare via. Non è da escludere che la banda fosse composta da persone straniere.

VOCI - Sono comunque tante le voci che rimbalzano in discesa Gaiola a Napoli. Gli stessi residenti della zona hanno idee diverse. «Non crediamo all’ipotesi di rapina - dicono i signori Fiscella - questa è una zona tranquilla, non si sono mai registrati episodi del genere». «Qui ci conosciamo tutti - gli fanno eco altre persone che non vogliono rivelare la propria identità - è una strada quasi privata, dove ci si arriva unicamente per raggiungere le case oppure, in estate, il mare». Di parere opposto, invece, Nando Ribecco, vicino di casa dei coniugi Ambrosio, che parla di un disagio già denunciato diverse volte dagli abitanti della zona.

Gli abitanti di via Discesa Gaiola, la zona dove viveva Francesco Ambrosio con la famiglia, reagiscono alla notizia dell'efferato omicidio riaffermando il proprio disagio per le condizioni di sicurezza della strada: «Insieme con Ambrosio abbiamo combattuto più volte inutilmente una battaglia per una maggiore sicurezza di questa strada che di notte è assediata da drogati e sbandati». Così Nando Ribecco, vicino di casa dei coniugi Ambrosio, racconta il disagio già denunciato diverse volte dagli abitanti della zona. «Avevamo chiesto più volte una video-sorveglianza – spiega Ribecco – perché di sera la discesa Gaiola non è sicura. Anch’io ho subito una rapina quando non eravamo in casa». Intorno alla villa di Ambrosio e alle altre ville confinanti non ci sono telecamere e secondo quanto riportato dai vicini gli Ambrosio non avevano cani da guardia.

SCOSSO ANCHE EX SINDACO LEZZI - Molto scosso anche Pietro Lezzi, ex sindaco di Napoli, che abita proprio nella zona della Gaiola. la notizia dell'efferato omicidio di Ambrosio e della consorte è un colpo che Evidentemente sotto shock per l'accaduto - in zona si conoscono tutti - preferisce non rilasciare dichiarazioni.

CONDANNATO IN PRIMO GRADO A NOVE ANNI DI RECLUSIONE - Ambrosio era l'ex proprietario dell'Italgrani, azienda leader negli anni '80 nel settore cerealicolo, ed era stato coinvolto in un crac da circa 1000 miliardi per il quale lo scorso anno era stato condannato a 9 anni di reclusione in primo grado. Secondo quanto si è appreso, non si esclude che il duplice omicidio sia l'esito di un furto.