19/03/2009

«Ecco l'agente Kgb Putin: finto turista con Reagan a Mosca»

«Ecco l'agente Kgb Putin: finto turista con Reagan a Mosca»

 

L'evento fu immortalato da uno scatto di Pete Souza, fotografo ufficiale di Obama. Alcune riviste internazionali: «L'uomo con la macchina fotografica è l'attuale premier russo»

 

La foto di Pete Souza: Ronald Reagan stringe la mano a un bambino russo. Alle sue spalle, nel cerchietto rosso, l'agente sotto copertura Putin
La foto di Pete Souza: Ronald Reagan stringe la mano a un bambino russo. Alle sue spalle, nel cerchietto rosso, l'agente sotto copertura Putin

MILANO - Il "turista" Vladimir Putin assieme a Ronald Reagan sulla Piazza Rossa. Non è un film di fantapolitica, ma ciò che accadde nella primavera del 1988 quando l'allora presidente degli Stati Uniti D'America incontrò a Mosca il premier comunista Mikhail Gorbaciov e s'intrattenne in una conversazione con alcuni cittadini dell'Unione Sovietica. Tra questi c'era anche un giovane biondo, con una macchina fotografica al collo che assieme ad altre persone pose al presidente americano delle domande sullo stato dei diritti umani negli Stati Uniti. Secondo il magazine Foreign Policy e altre testate internazionali quell'uomo non era altro che Vladimir Putin, attuale primo ministro russo, che camuffato da turista passato lì per caso, era invece in missione come agente del Kgb. Probabilmente il servizio segreto sovietico aveva preparato tutta quella messa in scena per mettere in difficoltà il politico conservatore. L'evento fu immortalato da uno scatto di Pete Souza, attuale fotografo ufficiale di Barack Obama e al tempo reporter al seguito del presidente Reagan.

Il confronto tra una recente di Putin e il turista immortalato da Souza: la somiglianza c'è ma i dubbi restano
Il confronto tra una recente di Putin e il turista immortalato da Souza: la somiglianza c'è ma i dubbi restan

AGENTE SOTTO COPERTURA - L'immagine mostra in primo piano Reagan che stringe la mano a un bambino russo. Alle sue spalle si scorge l'agente sotto copertura Putin. In quel periodo, capitava spesso durante le visite dei capi di stato stranieri, soprattutto di quei paesi che non erano nell'orbita comunista, che gli agenti del Kgb si fingessero passanti o turisti, ponendo domande ai leader internazionali. Era un modo per impressionare i politici stranieri e dimostrare quanto fosse "aperta" e civile la patria del socialismo reale. Il fotografo Souza intervistato da National Public Radio ha dichiarato che rimase stupito dalle domande formulate dai turisti e chiese a un agente segreto americano che era nei paraggi: «È incredibile che i turisti in Unione Sovietica facciano domande così difficili al Presidente». La spia tagliò corto: «Non sono turisti, sono tutti parenti di spie russe».

SMENTITA - A poche ore dalla diffusione della foto, puntuale è arrivata la smentita da Mosca attraverso Andrey Piontkovsky, analista politico e biografo dell'attuale primo ministro russo. Lo scrittore ha affermato che quel "turista" biondo non può essere Vladimir Putin: «Al tempo Putin era un maggiore di stanza a Dresda», ha dichiarato Piontkovsky. «Non aveva un ruolo così centrale nel servizio segreto da poter essere spedito a Mosca ».

Francesco Tortora


10/03/2009

REAGAN PROVO' A CONVERTIRE GORBACIOV?

REAGAN PROVO' A CONVERTIRE GORBACIOV?

 

NEW YORK - Ronald Reagan era convinto che Mikhail Gorbaciov, un ateo dichiarato, nutrisse in realtà sentimenti religiosi. Secondo il politologo americano James Mann, nei vertici della seconda metà degli anni Ottanta che posero fine alla Guerra Fredda, il presidente americano cercò di convertire il capo del Cremlino convincendolo dell'esistenza di Dio.

Autore tra l'altro di un saggio sulla guerra in Iraq ("L'ascesa dei Vulcani: La storia del consiglio di guerra di George W. Bush"), Mann insegna alla Johns Hopkins School of Advanced Studies: la sua ricostruzione, anticipata oggi sul 'Wall Street Journal' e al centro di un nuovo libro, si basa sui verbali dei summit tra i capi delle due superpotenze rivali dal 1985 al 1988: pagine e pagine d'archivio da poco aperti al pubblico nella Biblioteca presidenziale Ronald Reagan a Simi Valley, in California.

"Via via che si conoscevano meglio, Reagan si convinse che l'uso di frasi idiomatiche da parte di Gorbaciov del tipo 'Dio ti benedica' fossero una sorta di espressione inconscia di una fede religiosa", scrive il politologo in "La Ribellione di Ronald Reagan: Una storia della fine della Guerra Fredda": "Il presidente americano era convinto che Gorbaciov fosse capace di cambiare il sistema sovietico e che la religione potesse essere la chiave per questa trasformazione", afferma Mann. "Finalmente, durante il quarto vertice nel 1988, Reagan si lanciò in una conversazione a quattr'occhi con il leader sovietico. Un dialogo talmente segreto che lui stesso promise al leader dell'Urss che avrebbe sempre smentito che fosse avvenuto".

I memorandum di questa conversazione, redatti da Rudolph Perina e Thomas Simons, sono quelli consultati da Mann a Simi Valley. "Pensava di poter convertire Gorbaciov, fargli vedere la luce", ha detto Perina, all'epoca esperto di affari sovietici al Consiglio per la Sicurezza Nazionale. L'incontro si aprì con gentilezze reciproche ma a un certo punto Reagan cambiò argomento e passò a parlare di religione: "Cosa pensava Gorbaciov della libertà religiosa come diritto umano fondamentale?".

Il capo del Cremlino glissò la domanda, sostenendo che la religione non era un problema in Urss. Lui stesso, sia pure battezzato, non era credente, "e questo rifletteva una certa evoluzione nella società sovietica". Reagan però insisteva, voleva parlare di Dio: verso la fine del colloquio, il presidente americano divenne più diretto e personale. Osservando che anche suo figlio Ron non era credente, aggiunse che da tempo voleva sottoporlo a una prova: "Cucinargli un buonissimo pasto, fargli godere il pranzo e poi chiedergli se davvero non credeva nell'esistenza del cuoco".