22/01/2010

In arrivo la navetta monoposto della Nasa

In arrivo la navetta monoposto della Nasa

 

Il pilota sta disteso a pancia in giù. Entro marzo sarà realizzato un prototipo in scala. Alimentata a propulsione elettrica e silenziosissima, decolla in verticale e poi si posiziona come un aeroplano

 

Il veicolo individuale ideato dalla Nasa
Il veicolo individuale ideato dalla Nasa

Volare. Come Icaro, come Superman o gli eroi dei cartoon. Un sogno? Forse, ma la Nasa ci sta lavorando. L'agenzia spaziale americana ha in cantiere un veicolo aereo personale, il cui concept viene presentato in questi giorni al meeting dell'American Helicopter Society di San Francisco. Si chiama Puffin - ovvero pulcinella di mare - ed è una navetta monoposto che ricorda da vicino quelle che sfrecciano nei film di fantascienza. Alimentato a propulsione elettrica, e quindi silenziosissimo, Puffin decolla in verticale, come lo Shuttle, ma poi si posiziona come un qualsiasi aeroplano, parallelo al suolo. Al suo interno c'è spazio per un solo passeggero, il pilota, che in volo sta disteso a pancia in giù. VOLO DI 80 CHILOMETRI - Alto 3,7 metri e con un'apertura alare di poco più di 4, è interamente in fibra di carbonio e pesa 135 chili, cui vanno aggiunti i 45 chili di una batteria ricaricabile al fosfato di litio, la cui autonomia potrebbe, al momento, garantire un voto di 80 chilometri, ma si parla di arrivare a 320 entro il 2017. La velocità di crociera è di 240 km/h con un’accelerazione che può arrivare a 480. A coordinare il progetto è Mark Moore, un ingegnere aerospaziale al Langlay Research Center della Nasa, che spiega così la scelta del nome: «A terra la pulcinella di mare sembra goffa, e con ali troppo corte per poter volare, proprio come il nostro veicolo. Ma la pulcinella di mare è considerato anche un volatile amico dell'ambiente, perché ha cura di nascondere i suoi bisogni. Un po' come la nostra navetta, che è in pratica ad emissioni zero». Infine, Moore conclude: «La pulcinella di mare ama stare in solitudine, e Puffin è pensato per ospitare in cabina il solo pilota».

PROTOTIPO IN SCALA - Entro marzo gli ingegneri della Nasa realizzeranno un prototipo in scala, le cui dimensioni saranno un terzo rispetto all’originale. La silenziosità rende Puffin adatto a missioni militari, e in effetti è questo lo scopo per cui è stato pensato. Ma è chiaro che se la tecnologia dovesse funzionare, potrebbe essere applicata ai trasporti civili: Puffin potrebbe diventare una specie di motocicletta volante da tenere in garage.

Elvira Pollina


15/10/2009

Creato un buco nero in laboratorio

Creato un buco nero in laboratorio

 

È stato realizzato da ricercatori della Southeast University di Nanchino, in Cina. Servirà a produrre energia

 

Sembrava solo un esercizio teorico quando all’inizio dell’anno due ricercatori proponevano la creazione di un buco nero in laboratorio. Ora Tie Jun Cui e Qiang Cheng della Southeast University di Nanchino (Cina) lo hanno realizzato tra la meraviglia degli stessi teorici. La realizzazione è interessante per le prospettive pratiche che già si immaginano. Quando Evgenii Narimanov e Alexander Kildshev della Purdue University nell’Indiana (Usa) lo ipotizzavano partivano dall’idea di riprodurre le stesse proprietà di un buco nero cosmico nel quale un’intensissima forza di gravità piega lo spazio-tempo circostante impedendo che anche la luce sfugga. E calcolavano anche come costruire uno strumento che materializzasse il loro sogno: in pratica una struttura di elementi cilindrici concentrici con un cuore centrale. Essi avrebbero avuto la capacità di concentrare l’energia luminosa nel cuore, intrappolandola proprio come fanno i mostri del cielo.

MICROONDE INVECE DI LUCE - Dalla teoria alla pratica si è arrivati in fretta all’università di Nanchino partendo dalla teoria elaborata all’università americana. E i due scienziati hanno dimostrato che funziona utilizzando invece della luce visibile delle microonde. Queste vengono catturate e deviate verso il centro senza più uscirne. E dal cuore dove cadono viene generato calore. «Siamo sorpresi che ci siano riusciti così rapidamente» ammettono i teorici statunitensi. «Passare alla lunghezza d’onda della luce visibile – però aggiungono – sarà più complicato e bisognerà far ricorso a materiali diversi». La coppia cinese non si dimostra per niente intimorita dal commento dei concorrenti e anzi aggiungono: «Siamo fiduciosi di riuscire nell’impresa della luce già entro l’anno». Quando ci riusciranno la nuova «tecnologia del buco nero» sarà preziosa per fabbricare celle solari molto più redditizie di quelle finora concepite. «E non serviranno più – nota Narimanov – grandi paraboloidi per concentrare e utilizzare la radiazione solare», come per esempio oggi accade per il solare termodinamico. È solo questione di tempo: dai principi cosmici arrivano così vantaggi quotidiani «energetici». E questi buchi neri da laboratorio non hanno nulla a che fare con i buchi neri che qualche giocherellone ha ipotizzato si possano fabbricare nei laboratori atomici del CERN a Ginevra. È tutta un’altra questione.

Giovanni Caprara

Corriere.it