24/04/2009

La curva nerazzurra si schiera con i tifosi della Juventus

La curva nerazzurra si schiera con i tifosi della Juventus

 

Balotelli accolto con freddezza, nuove accuse a Zoro. E uno striscione contro la squalifica inflitta ai bianconeri

 

(Afp)

MILANO — Ma allora non era solo un’impressione. Ma allora il freddo non era solo quello del clima che in tre ore ha spostato Milano dal Nord Africa alla Svezia. Mario Balotelli entra in campo per il riscaldamento e San Siro, in teoria il suo stadio, non gli riserva un applau­so particolare, non grida il suo nome, non fa nessuna differenza con gli altri 10 titolari al momento dell'annuncio della formazione. Il massimo che capita di sentire è qualche urletto quando il ra­gazzo dal numero 45 segna (a porta vuo­ta) poco prima di rientrare negli spo­gliatoi per l’inizio della partita. Ma quel­la è la beata ingenuità dei ragazzini. Sì, perché al secondo anello della curva Nord stavolta non ci sono gli ultrà, ma mille studenti tra i 10 e i 13 anni della Provincia di Milano. Li ha riuniti l'Asso­ciazione Nuova di don Gino Rigoldi, do­po tre incontri sul «Tifo positivo» in col­laborazione con la Provincia di Milano e la Gazzetta dello Sport.

Per i primi 20’'ci si può anche illude­re che il pubblico pensi davvero alla par­tita, in fondo ci sono 13 mila doriani che tifano come ossessi (pure loro igno­rando del tutto Balotelli) e bisogna bi­lanciarne l'impatto. Mario sta facendo il suo. A destra nel 3-4-3, parte un po' contratto: qualche falletto, qualche ap­poggio sbagliato, poi però è il primo in­terista a fare qualcosa di pericoloso. Va via sulla destra e mette in mezzo un bel pallone per Ibra, senza fortuna. È in quel momento che gli ultrà dell’Inter espongono il loro striscione n˚ 1: «Non è una questione di pelle / Balotelli uno di noi. Zoro uomo di merda». Come di­re: la prova che non siamo razzisti sta nel fatto che consideriamo Mario uno di noi, mentre Zoro (bersaglio di insulti a Messina) è solo uno che si è inventato delle accuse. Neanche il tempo di do­mandarsi a chi si riferiscano gli ultrà nello scrivere «noi», che arriva pronta la risposta. Striscione n˚ 2: «Juve-Lecce a porte aperte». Questa sì, che è bella: solidarietà agli ultrà (anzi no, a tutti i tifosi) della grande nemica che sabato sera a Balotelli avevano cantato e urlato di tutto.

A pensarci bene non c’è da stupirsi, trattandosi della curva che a ogni derby canta «Rossoneri ebrei» ai cuginetti del Milan.
Ma di solito negli stadi vige una legge piuttosto tribale: prima la maglia, poi tutto il resto. Per cui, ad esempio (e non a caso gli ultrà juventini l’hanno ci­tata come prova in questi giorni), ai ne­ri della propria squadra non si urla buu­uu, ma a tutti gli altri sì. Be’, niente. Se c’è da fare brutta figura, la solidarietà fra curve è più forte anche della più for­te delle rivalità del calcio italiano. Ma gli ultrà italiani non sarebbero quello che sono se non regalassero la chicca fi­nale. Al 38’ del secondo tempo Balotelli litiga con Stankevicius. E alla curva do­riana non pare vero. Il coretto sulla mamma di Mario, trattenuto per quasi un'intera partita, finalmente può parti­re. Ogni cosa a suo posto.

Tommaso Pellizzari


21/04/2009

Lapo Elkann e il caso Balotelli: «Basta usare la Juventus come capro espiatorio»

Lapo Elkann e il caso Balotelli: «Basta usare la Juventus come capro espiatorio»

 

Azionista e appassionato, sabato era all’Olimpico con la fidanzata. L'illustre tifoso bianconero: «Cori ingiusti, Mario scorretto»

 

Lapo Elkann (a sinistra) allo stadio olimpico durante Juve-Inter (LaPresse)
Lapo Elkann (a sinistra) allo stadio olimpico durante Juve-Inter (LaPresse)

MILANO — Ha lasciato la giacca scozzese bianconera e i jeans strappa­ti, perfetti per un sabato sera nel pri­vé dell’Olimpico con la fidanzata Bian­ca e il fratello John, a Torino. Oggi La­po Edovard Elkann è vestito da amba­sciatore della Triennale di Milano, dal­la bolgia del calcio al silenzio ovattato dell’arte moderna. Senza dubbio pre­ferirebbe commentare l’allestimento del museo del design, però Juve-Inter è ancora incandescente due giorni do­po, l’eco di quei venticinquemila in­sulti razzisti lontana dallo spegnersi e una certa juventinità congenita del­l’ambasciatore, quel segno particola­re che si è trovato stampato 31 anni fa sull’atto di nascita, autorizzano un cambio, improvviso, di soggetto.

Lapo, lei, torinese e juventino, era all’Olimpico. Confessi: cosa ha pensato alla prima, alla seconda, al­la terza, all’ennesima bordata di in­sulti a Balotelli?

«Ero dispiaciuto. Per lui, perché un ambiente del genere non porta se­renità al match. E per me personalmente, da uomo e da tifoso, perché tutti a questo mondo ab­biamo il diritto di essere messi in condizione di competere lealmente».

Belle parole. Però da quel far west sono usci­te una brutta partita e una brutta figura.

«Io dico che non ci può essere amore tra Ju­ventus e Inter. Parlo da tifoso, non da azionista bianconero. Non è strut­turalmente possibile. E tutti sappiamo perché».

Scontate ancora i po­stumi del fallo di Iulia­no su Ronaldo?

«Tra Juve e Inter ci può essere ri­spetto, che è doveroso in qualsiasi competizione e in qualsiasi combatti­mento, di business o di sport. Ma tut­ti sanno perché tra Juve e Inter non può esserci amore. E noi bianconeri lo sappiamo meglio di loro, perché siamo andati in B».

Nel calcio non si prescrive pro­prio nulla, vero?

«Se lo vince, e ribadisco se lo vin­ce, per me questo sarà il primo scu­detto dell’Inter di Moratti. L’ha detto anche Mourinho».

Ma Balotelli cosa c’entra?

«Balotelli c’entra perché sul campo non mi è sembrato un professionista. Mi è sembrato un giocatore scorretto. Legrottaglie dopo la partita ha parla­to chiaro. E’ giovane, ha 18 anni e da giovani si è focosi e irruenti, si posso­no commettere tanti errori e io ho ti­tolo per dirlo perché ne ho commessi anch’io. Ma qualsiasi calciatore po­trebbe confermare che Balotelli è scorretto».

I tifosi, però...

«All’Olimpico sabato sera è succes­so qualcosa di ingiusto e indegno. La pelle non conta, bianca o nera è la stessa identica cosa. Anzi, riuscire per chi è di colore è tre volte più difficile rispetto a chi non lo è, nello sport e nella vita. Questa è la realtà dei fatti, togliamoci il prosciutto dagli occhi».

Non sembra un alibi per Balotelli, però.

«Che è un gran giocatore, lo am­metto, però ha i suoi difetti. Scorret­to, ma di altissima qualità. Io credo che se avrà un’educazione sportiva e umana all’altezza del suo enorme po­tenziale, Balotelli farà una strepitosa carriera. Lo dico da italiano, non cer­to da juventino. Mi farebbe piacere per l’Italia e per l’Inter».

Mourinho è l’educatore appro­priato?

«Non lo so e non mi interessa. A me interessa solo la Juve. Balotelli non è un problema mio».

Resta la sanzione di una partita a porte chiuse per la Juve.

«Un’assurdità, perché Balotelli è fi­schiato ovunque, capita ogni domeni­ca anche a Sissoko e prendono la Juve come capro espiatorio. Questo mi dà fastidio».

E i cori per novanta minuti non le hanno dato fastidio?

«Non c’era bisogno dei cori. Gli in­sulti sono inutili, sviliscono gli uomi­ni e il calcio. Sono cattivi esempi per i giovani. Sono un segnale di carenza di stile, cuore e umanità. Balotelli, Vieira, Seedorf, il nostro Sissoko: a tutti capita di riceverne. E poi, ai fini del risultato, non servono. La Juve ha dimostrato di poter pareggiare anche con un uomo in meno. C’era molto nervosismo, sul campo e fuori. Tra le tifoserie di Juve e Inter c’è troppo odio: i rancori sportivi non li scuso, però li capisco».

Torino è una città razzista?

«Se si vuole fare polemica su Tori­no, non ci sto. È una città di grande creatività e apertura e l’ha dimostrato ospitando l’Olimpiade, dove c’era tut­to il mondo. I cori razzisti non ci sono solo a Torino e la Juve è una squadra multirazziale. Anche se più italiana dell’Inter».

Balotelli un domani alla Juve. È ipotizzabile?

«È ipotizzabile Balotelli un domani nella nazionale italiana. Mi piacereb­be. Va tutelato. Lo dico da amante del bel calcio».

Gaia Piccardi