17/04/2012

«I soldi a Daccò? Ci apriva le porte in Regione». Parla il direttore amministrativo della Maugeri

«I soldi a Daccò? Ci apriva le porte in Regione». Parla il direttore amministrativo della Maugeri

L'inchiesta. Costantino Passerino «spiega» i 56 milioni consegnati al mediatore tra il 2004 e il 2011

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20/03/2012

Primario non lavora e prende lo stipendio: «La Regione ha chiuso mio reparto un anno fa»

Primario non lavora e prende lo stipendio: «La Regione ha chiuso mio reparto un anno fa»

Il caso di Domenico Scopelliti. Lo stop alla struttura di Villa Betania blocca il professionista a capo di Chirurgia maxillo facciale, che si autodenuncia: «Obbligato a timbrare il cartellino. Mi sento umiliato»

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13/03/2012

Provincia, il consigliere Zaccai tenta il suicidio. Ma lui nega: «Solo un grosso equivoco»

Provincia, il consigliere Zaccai tenta il suicidio. Ma lui nega: «Solo un grosso equivoco»

IL GIALLO. Pier Paolo Zaccai aveva annunciato alla sorella l'intenzione di togliersi la vita: la donna ha avvisato il 113. Nel 2010 era stato coinvolto in festino con trans e cocaina

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07/02/2012

A San Saba il cimitero degli spazzaneve. Emergenza maltempo, ira di Gabrielli: «Protezione civile non più operativa»

A San Saba il cimitero degli spazzaneve. Emergenza maltempo, ira di Gabrielli: «Protezione civile non più operativa»

Sprechi. Il sindaco a dicembre aveva tolto all'Ama il ruolo principale nella gestione di situazioni eccezionali. Sub e cacciatori nell'elenco dei volontari per spargere il sale in città. Il capo Dipartimento dopo le polemiche e gli attacchi di Alemanno: «Sabato messo alla berlina, chiedo rispetto», «Se sono d'intralcio, pronto a farmi da parte»

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07/10/2011

Lazio, un solo consigliere (su 71) è senza bonus da doppio incarico

Lazio, un solo consigliere (su 71) è senza bonus da doppio incarico

Più incarichi che eletti. Antonio Cicchetti era assessore all cultura. Ora è l'unico in Regione ad essere rimasto con un solo ruolo.

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10/01/2011

Crac Napoli e Campania: la guerra al federalismo dei politici da fallimento

Crac Napoli e Campania: la guerra al federalismo dei politici da fallimento

Iervolino strangolata dai debiti, Bassolino sotto la lente per i fondi Ue. Ai campioni degli sperperi non resta che attaccare le riforme

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07/07/2010

Le città alla guerra dei prezzi: Bolzano più cara, Napoli economica

Le città alla guerra dei prezzi: Bolzano più cara, Napoli economica

Indagine sui capoluoghi di Regione: Milano e Bologna sul podio' Le città alla guerra dei prezzi: Bolzano più cara, Napoli economica Indagine sui capoluoghi di Regione: Milano e Bologna sul podio"

 

(Fotogramma)
(Fotogramma)
MILANO - È Bolzano la città più cara d'Italia, che fa registrare i livelli dei prezzi più elevati del 5,6% rispetto alla media nazionale. Seguono Bologna (+4,9%) e Milano (+4,7%). È quanto emerge dalla prima indagine completa sulle differenze nel livello dei prezzi tra i capoluoghi di regione italiani nel 2009. I dati sono stati elaborati dall'Istat insieme con Unioncamere e Istituto Tagliacarne. Dai dati emerge che Napoli è il capoluogo più economico del paese (-6,2% sulla media).

L'indagine, che ha preso in considerazione un paniere di 3.700 prodotti specifici, precisa il rapporto. Per quanto riguarda la spesa per alimentari, bevande e tabacchi la città più cara si conferma Bolzano (+8% sulla media nazionale) e quella meno cara è Napoli (-9%). Quanto all'abbigliamento e alle calzature, invece, il capoluogo di regione più costoso è Trieste (+3,7%), quella più conveniente è Campobasso (-5,4%). Per il comparto di spese relative alla casa (abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili) la più costosa risulta Roma (+12,8%), quella meno cara è Potenza (-14,4%). Il livello dei prezzi dei mobili, articoli e servizi per la casa vede Trento al vertice della classifica seguita da Bolzano, mentre Ancona e Campobasso sono ai piedi.

Riguardo ai servizi sanitari e spese per la salute, i livelli dei prezzi più alti si registrano ad Aosta (+12,6%) e Milano (+12%). All'opposto Reggio Calabria e Napoli mostrano i livelli più bassi (rispettivamente -11,7% e -9,7%). Per i beni e servizi che rientrano nei capitoli di spesa trasporti e comunicazioni il campo di variazione della parità di prezzo tra le città è compreso tra il +3,1% di Torino e Venezia e il -6,5% di Reggio Calabria. Infine quanto al comparto istruzione, servizi ricettivi e ricreativi la città più cara è Bologna (+7,2%) e quella meno cara è Napoli (-7,8%). (Fonte Ansa)

 


18/03/2010

Affondo di Bossi: la Lombardia è in crisi

Affondo di Bossi: la Lombardia è in crisi

 

«La regione non decolla, votate Lega». E sul premier: farebbe meglio a non parlare al telefono

 

Umberto Bossi (Ansa)

MILANO — «Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare». Con chi se la prende Umberto Bossi? Di quale regione parla? Sorpresa: è la «sua» Lombardia. Il leader leghista è a Vigevano, dove i militanti ascoltano uno dei comizi più «laburisti» da molto tempo a questa parte: il lavoro (anzi: la sua mancanza) ne è il filo conduttore. Senza dimenticare l’attualità: «Berlusconi? Farebbe meglio a non parlare per telefono». E Fini? «Mi pare che discuta troppo: secondo me non si può cambiare niente in un Paese se tutti i giorni si fanno discussioni e si mette in dubbio tutto». E c’è anche un momento per la commozione, quando Bossi saluta la madre, quasi novantenne, che abita a poca distanza dalla piazza del comizio.

Ma è sulle Regionali che arriva una generosa spolverata di peperoncino. Sarà il vento di sorpasso elettorale che soffia dal Veneto, fatto sta che le parole di Bossi, se non son schiaffoni, poco ci manca: «Una croce sul guerriero—proclama Bossi — vuol dire un voto perché finalmente in Lombardia il consiglio metta le ali. Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare». Non è una frase uscita male. Di lì a poco, infatti, Bossi rincara: «La Lombardia è in crisi, manca il lavoro». Insomma: «È tempo di cambiare». Perché «adesso la regione è senza un progetto». La tonalità, ormai, è quella. E così, anche la chiamata all’arruolamento si trasforma in accusa: «Venite a far politica nella Lega. Non andate negli altri partiti dove si scannano. Ci sono partiti dove se non gli dai la poltrona ti sparano». Bossi alterna bastone e carota: «Non c’è una partita con il Pdl. Anche se diventiamo noi il primo partito, saremo seri e non inizieremo a ricattare». Tuttavia non passa un minuto ed eccolo spiegare che «la giustizia è uno di quei motivi per cui Berlusconi ha bisogno dei voti della Lega. Quindi più ha bisogno di voti, più il federalismo è sicuro ».

C’è ancora tempo per una sortita in cui è difficile non leggere un riferimento al recente patteggiamento dell’ex assessore formigoniano Piergianni Prosperini, che proprio dal Carroccio, in anni lontani, era uscito: «Io sono un segretario molto cattivo. Da noi chi viene preso a rubacchiare viene mandato subito via. Certe cose nella Lega non succedono perché io conosco tutti e chi sgarra viene cacciato». Da Roberto Formigoni, nessuna risposta: mentre Bossi è sul palco a Vigevano, lui è sul palco nella natia Lecco. Ma il suo staff ricorda: che in Lombardia il rapporto con la Lega è saldissimo, che in 10 anni le decisioni sono state tutte prese all’unanimità. E, anche, che mentre da Roma arrivava l’ordine di cancellare le comunità montane, la Lombardia si è mossa a loro difesa, così come ha lanciato un patto di stabilità regionale per sostenere i comuni messi in difficoltà da quello nazionale.

Marco Cremonesi


11/02/2010

Uno stipendio per non fare nulla

Uno stipendio per non fare nulla

 

Palermo, l'ente Fiere non esiste più, ma la Regione continua a pagare i dipendenti

 

 

PALERMO -  Il segretario generale, Silvana Farinella, laurea in Scienze politiche, master per dirigenti d’azienda, è rintanata nella sua Atos rossa con un plaid sulle gambe e il riscaldamento a palla, a leggere libri e chattare su Facebook.

Accanto, c’è la station wagon blu di Valentino Sucato, per i colleghi «bi-dot» perché due volte dottore, in Economia e commercio e in Scienze statistiche. Qui, alla Fiera del Mediterraneo di Palermo, era quello che progettava le manifestazioni. Adesso sta chiuso in macchina ogni giorno dalle 7,30 alle 15, e il mercoledì con orario continuato fino alle sei del pomeriggio, nel parcheggio dell’Ente fantasma: 83 mila metri quadrati di uffici e padiglioni espositivi dove hanno pignorato tutto, dalle scrivanie ai quadri, dalla cancelleria al cartellino segna-presenze (ci si arrangia con i nomi scritti a penna su un foglietto).

Gli interni dell'ente sono quasi tutti inagibilii, i dipendenti devono stare in poche stanze accessibili o in auto
Adesso, poi, hanno staccato anche la luce. E quindi ai trentacinque dipendenti non resta che stare in macchina o rifugiarsi nelle uniche due stanzette riscaldate da un gruppo elettrogeno che vibra e rumoreggia come il motore di una nave in partenza. Tutti, dal primo all’ultimo, pagati per non fare nulla, assolutamente nulla. Perché la Fiera non fa più una manifestazione dal maggio del 2008, è sepolta da 20 milioni di euro di debiti, i padiglioni stanno cadendo a pezzi. E più loro si agitano, più chiedono di lavorare, più si definiscono «disperati, prigionieri, ostaggi di un incubo kafkiano», più dall’altra parte giunge un silenzio assordante. Le buste paga, però, arrivano puntualmente, pagate dalla Regione siciliana con stanziamenti straordinari (80 mila euro al mese) da quando l’Ente è al verde, tarate con precisione sulle diverse qualifiche, mentre sulla Fiera si avvicendano progetti di liquidazione e rutilanti ipotesi di rilancio. Nell’attesa il punteruolo rosso, il coleottero che ha fatto strage di palme in Sicilia, si è divorato le dieci canariensis che abbellivano i viali. Alla faccia dei creditori che avevano fatto pignorare anche quelle.

È la Spoon River dei vivi, oggi, la Fiera del Mediterraneo, nata nel 1946 per promuovere commerci e scambi nella Palermo ancora dilaniata dalle bombe. «Io ero il tecnico informatico», dice Sebastiano Puleo, stretto nel suo trench imbottito. «Io tenevo i contatti con gli espositori», racconta Vincenzo Carrozza con un cappello di lana calato sugli occhi. «Io mi occupavo delle fiere indirette, quelle ospitate e non promosse», si presenta Giuseppe Misiano. «Io ero il custode», dice Nino Temperino. Il vento si infila tra i capannoni, le cartacce fanno mulinello dove c’era il luna park, i cani randagi si inseguono nei vialoni dove generazioni di siciliani accorrevano ogni primavera per la Campionaria internazionale, come i salmoni risalgono il fiume, a stupirsi delle prime padelle antiaderenti, dei materassi ad acqua, degli oggetti arrivati dall’Oriente. Altri tempi, tanto che all’appuntamento annuale si erano affiancate nel tempo una serie di rassegne tematiche, dai mobili all’alimentazione. Adesso il silenzio è spezzato dai lavori di costruzione di un parcheggio, ultimo capitolo di una Sprecopoli senza fine. «I lavori sono stati finanziati nel 2001 con un milione e trecentomila euro e appaltati adesso, quando non serve più», spiegano i dipendenti con la faccia di chi ha visto tutto.

D’altronde un altro milione e mezzo è stato speso per ristrutturare due capannoni un paio di anni fa: megaschermi, soffitti di design, cabine di regia, impianti di climatizzazione nuovi di zecca e già marciti. Il 1999 è stato l’ultimo della gestione ordinaria, con un consiglio e una giunta nominati dai soci fondatori, il Comune e la Camera di Commercio di Palermo. Poi, nell’attesa che venissero rieletti, arrivò l’era dei commissari straordinari, tutti nominati dalla politica, attraverso l’assessorato regionale alla Cooperazione. E con uno stipendio, fino al 2008, pari al 75 per cento di quello del sindaco. Uno sorride ibernato sul sito Web, dove la Fiera è ancora «il più importante ente espositivo della Sicilia».

Dieci anni in cui è successo di tutto: dall’acquisto di un tris da scrivania per 2.500 euro a un’autoliquidazione da 250 milioni di lire, dalla creazione in barba allo Statuto di due società satellite con ventitré dipendenti assunti per chiamata diretta (licenziati nel 2006 e prontamente assunti nel carrozzone regionale della Multiservizi) alla svendita all’asta, per far fronte ai debiti, di due tele di Alfonso Amorelli che ne valgono il doppio, tra le ire della Soprintendenza. Qualcuno ha provato a rimettere in moto la macchina, ma - spiega il «bi-dot» Antonino Sucato - «a un certo punto mancavano le cento lire da investire per incassarne duecento». Di tutta questa storia sono rimasti loro, i trentacinque fantasmi. In terra di nessuno. «Una legge regionale del 2001 - spiega Sucato - dice che sono esclusi dalla mobilità i dipendenti degli enti pubblici economici, come il nostro. Sostanzialmente la Regione non ci riconosce come suoi figli. E allora perché ci paga gli stipendi? E allora in che senso siamo un ente pubblico?». L’ultimo segnale dalla Regione è stata una lettera con cui si chiedeva ai soci Comune e Camera di Commercio una collocazione provvisoria dei dipendenti nell’attesa di chiarire il futuro della Fiera. Un parcheggio temporaneo, insomma. Loro non ci stanno. Nel parcheggio, quello vero, ci stanno già da troppo tempo.

LAURA ANELLO

28/01/2010

Puglia, il premier rilancia Palese «Casini? Non mi faccio incantare»

Puglia, il premier rilancia Palese «Casini? Non mi faccio incantare»

 

Il premier aveva invitato la Poli Bortone e Palese A un dietrofront per un nome nuovo. Salta la possibile intesa Pdl e Udc dopo il no della Poli Bortone a fare un passo indietro. Lei. «Batterò Vendola

 

 

Adriana Poli Bortone (Ansa)
Adriana Poli Bortone (Ansa)

BARI - Niente intesa tra Pdl e Udc in Puglia. A chiudere la partita sulle candidature è il premier Silvio Berlusconi. «Noi abbiamo già un candidato che ha risposto tra l'altro da gentiluomo vero all'appello che io avevo lanciato facendo seguito alle pressioni del territorio: andremo avanti e vinceremo tranquillamente per il governo della regione Puglia» ha detto il presidente del Consiglio confermando quindi ufficialmente la candidatura di Rocco Palese, senza nominarlo esplicitamente. «Io non mi faccio incantare da nessuno» ha risposto poi a chi, al termine del Cdm in Calabria, gli chiedeva se seguirà il consiglio di Umberto Bossi a non farsi «incantare» da Pier Ferdinando Casini. «Noi siamo sicuri della nostra forza, delle nostre ragioni, dei nostri programmi e degli uomini che mettiamo in campo. Personalmente sono assolutamente fiducioso, anche per i numeri che conosciamo che provengono dagli ultimissimi sondaggi, che noi potremmo andare tranquillamente da soli ovunque» ha aggiunto il Cavaliere. «Quando un candidato, come è successo per la carica di governatore in Calabria - ha detto poi Berlusconi - ritenesse, per la qualità degli uomini che militano localmente nell'Udc, di poter avere dei vantaggi dalla cooperazione con loro, noi abbiamo lasciato e lasceremo ai singoli candidati la possibilità di continuare in una collaborazione che, normalmente, è già positivamente avviata».

IL NO DI CASINI - Nessuno convergenza dunque all'indomani dell'invito rivolto dallo stesso Berlusconi alla Poli Bortone e a Palese a fare un passo indietro alla ricerca di un nome nuovo da contrapporre al candidato di centrosinistra Nichi Vendola. Appello non raccolto dalla candidata di «Io Sud», e neanche da Pier Ferdinando Casini che in mattinata era tornato ad invitare il Pdl a convergere sulla Poli Bortone. «Vado avanti - era stata la risposta della candidata al presidente del Consiglio -. Non si può fare politica in questo modo. Sono a capo di un movimento che crede nei valori del Mezzogiorno. Immaginavo che anche il Pdl volesse fare un accordo con l’Udc e con noi. Sono la candidata più forte per battere Vendola» aveva fatto sapere la Poli Bortone. «Noi abbiamo messo in campo un’alternativa a Vendola - aveva detto Casini -, non è una candidata Udc ma indipendente. Crediamo in una intesa ampia sul suo nome».

«ARGINE ANTI-LEGA» - «Noi al Nord siamo l'argine anti-Lega» aveva anche detto il leader centrista nel corso di una conferenza stampa, a Montecitorio, dedicata alle regionali. Lanciando anche un appello al Pd: «Si svegli, con il federalismo sono stati fatti errori, guardate come è andata a finire ieri: sveglia!». Secondo Casini, «il rapporto con la Lega tocca tutte le forze politiche: tutti cercano di usarla contro gli altri ma poi è il Pdl a usarla». «Non posso credere - è la posizione di Casini - che Bersani abbia detto che è deluso da me, perché se così fosse dovrei dire che io sono deluso dal Pd: non si può pensare che la decisione di parte del Pd di sostenere Vendola possa lasciare indifferente un partito come il nostro». «La vittoria di Vendola - aveva spiegato Casini - ha ovviamente delle conseguenze: l'Udc che è all'opposizione con il Pd rispetta e sostiene i candidati del Pd vicini a noi o i candidati antileghisti, ma dice no allo schema prodiano dell'aggiungi un posto a tavola per l'Udc. Questo non ci interessa. Non accettiamo lezioni da nessuno: non le abbiamo accettate dal Pdl ieri, non le accettiamo dal Pd oggi».

Redazione online