20/01/2012
La giustizia Usa chiude «Megaupload». «Ha infranto le regole sul copyright»
La giustizia Usa chiude «Megaupload». «Ha infranto le regole sul copyright»La lotta contro lo scambio di file su internet. Arrestati il fondatore Kim Dotcom e altri manager
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29/12/2010
Affondo dell'Isvap sulla Rc auto «Possibile una riduzione dei premi»
Affondo dell'Isvap sulla Rc auto «Possibile una riduzione dei premi»UN PACCHETTO DI PROPOSTE PER REGOLARE LE ASSICURAZIONI. L'Istituto propone di abbassare le tariffe del 15-18 % , l'abolizione del tacito rinnovo e regole contro le frodi
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20/07/2010
Spiagge gratis per pochi La beffa dello sciopero
Spiagge gratis per pochi La beffa dello scioperoOmbrelloni e lettini Oggi l’iniziativa contro le regole Ue. «Accesso libero per protesta». Ma l’adesione è scarsa
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| Bagni a Milano Marittima (Venturini) |
L’indicazione del sindacato dei balneari era stata molto chiara. E da alcune settimane l’ordine perentorio: oggi (in teoria) sarebbe dovuto essere il giorno dello sciopero. Della grande serrata dei bagni d’Italia, con ombrelloni e lettini gratis per tutti. Una forma di sciopero atipico (contro la liberalizzazione del settore), come andava dicendo Riccardo Borgo, presidente del Sib. Peccato, per lui, che lo sciopero (atipico) rischia di passare alla storia come quello tra i meno fortunati. Con pochissime adesioni.
Molti bagni, infatti, hanno deciso, pur condividendo il senso della protesta, di non aderire. Motivo: non perdere l’incasso della giornata e non alienarsi la simpatia dei clienti. Soprattutto nelle zone frequentate dai turisti cosiddetti chic. È il caso di Positano, di gran parte delle zone vip della Liguria (tranne Alassio) e della Toscana dove il fronte del no allo sciopero è concentrato a Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta.
Il presidente del Sib non si perde d’animo, e contattato dal Corriere ostenta perfino tranquillità («anche perché l’ho organizzato io questo sciopero). Ma quando gli si fa notare che molti dei «suoi» badano più all’incasso che ai principi, risponde: «Ho sentito anche io lamentele. Mi hanno telefonato per dirmi che in questa fase della stagione è dura dare servizi gratis e che siamo imprenditori. Gli imprenditori non scioperano ». Quindi spera. «Ho pregato i bagni che non vogliono erogare servizi gratuiti almeno di offrire un aperitivo o scrivere un cartello. Per dare un segnale ». Sulla costiera romagnola molti neanche sapevano dello sciopero. Solo a Cesenatico, dove sono concentrati gli iscritti al Sib, metteranno un cartello.
Intanto l’iniziativa ha scatenato le proteste politiche. I verdi, per voce di Angelo Bonelli, definiscono lo sciopero surreale: «Protestare contro la possibilità di liberalizzare il mercato dal 2015 viola le sentenze della Corte dei Conti». A dare man forte a Bonelli ci hanno pensato i balneari del Sib. Non hanno scioperato. O quasi.
Agostino Gramigna
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13/06/2010
Tremonti: troppe regole «Labirinto di leggi fa paura»
Tremonti: troppe regole «Labirinto di leggi fa paura»«Impresa, sì modifiche articoli 41 e 118». Ricetta anti-crisi: «Giusta via è quella di pomigliano». Il ministro: «Il nostro Paese fa ogni anno 4 chilometri di Gazzetta Ufficiale, economia bloccata».
| Giulio Tremonti (Infophoto) |
MILANO - In Italia c'è una «quantità impressionante e crescente di regole» che bloccano l'economia. Ospite della Festa nazionale della Cisl a Levico Terme, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non usa mezzi termini. «Questo è un Paese che fa quattro chilometri di Gazzetta Ufficiale l'anno, un chilometro quadrato di regole all'anno» ha spiegato il titolare di Via XX Settembre. «Abbiamo una quantità impressionante e crescente di regole, che hanno l'effetto di un blocco oltre il bisogno, di una ragnatela, che fa anche paura», ha aggiunto, sottolineando la presenza di un «labirinto di leggi», in Italia ma anche in Europa.
IMPRESA- Quanto alla libertà d'impresa e alla riforma allo studio dell'esecutivo, Tremonti ha ribadito il suo sì alle modifiche degli articoli 41 e 118 della Costituzione e le sue proposte di deregulation per facilitare la libertà d’impresa. L’Italia, ha detto, «non può competere con sistemi troppo diversi dal nostro e per farlo dobbiamo lasciare giù’ un po’ di zavorra». Per Tremonti «l’idea è semplice: aggiungere nell’art.41 della Costituzione il principio del riconoscimento della responsabilità alla persona. Poi la segnalazione di inizio attività l’autocertificazione, l’idea dei controlli solo ex post e infine il riconoscimento della buona fede. Questo deve essere fatto da subito per legge ordinaria e questi cinque principi devono essere blindati con legge costituzionale - continua - perché nel nostro sistema, che è bloccato, se non cambi la Costituzione si blocca tutto».
LA VIA DI POMIGLIANO - Davanti al sindacato Cisl, il titolare di via XX Settembre ha anche indicato la sua ricetta per uscire dalla crisi. La strada, anzi la «via giusta», secondo il ministro, è quella dell'«economia sociale di mercato». Con la globalizzazione, ha detto Tremonti, «è finito il conflitto tra capitale e lavoro. Io, tra la dialettica continua di questo conflitto e l'economia sociale di mercato, non ho dubbi: la via giusta è quella dell'economia sociale di mercato, quella di Pomigliano» ha aggiunto il ministro, applaudito dalla platea degli iscritti cislini, che hanno accolto il ministro con frequenti battiti di mani. «Sono onorato di parlare davanti a una platea di uomini liberi e forti - aveva esordito il ministro -. Purtroppo ci sono casi di uomini che sono forti ma non sono liberi, non sono liberi da pregiudizi, da ideologie, da limiti che credo debbano essere superati». Tra gli altri in platea anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani.
MANOVRE UE - Parlando alla platea Cisl, Tremonti ha ribadito la bontà della manovra elaborata dal governo («mai un governo ha fatto un decreto come questo»), in particolare nella parte che riguarda i trasferimenti dal ministero dell'Interno ai Comuni («è una specie d'Illuminismo sui dati»). Il ministro, tuttavia, ha aggiunto che «quest'anno è l'ultimo in cui si faranno Finanziarie nazionali. Le politiche economiche si faranno nello stesso tempo dell'anno, nello stesso modo tutti insieme. Non ci sarà più un Paese che fa le sue scelte diverse dagli altri» ha aggiunto il ministro riferendosi all'Ue.
Redazione online
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30/05/2010
Frittura di paranza addio, il nuovo regolamento Ue la renderà introvabile
Frittura di paranza addio, il nuovo regolamento Ue la renderà introvabileDiventerà quasi impossibile pescare seppie, calamaretti e telline. Le regole per la pesca nel Mediterraneo dal 1° giugno: reti a maglie più larghe e barche più lontane dalla costa
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| Telline: la loro pesca diventerà sempre più difficile a partire dal primo giugno (Ansa) |
Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l'entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l'obiettivo dichiarato dell'Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca.
PROTESTE - Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l'Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall'Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe. E se non sono mancate le proteste, come quella dell'associazione Marinerie d'Italia davanti al ministero delle Politiche agricole a Roma, oggi si pensa ai Piani di gestione da presentare all'Ue, ovvero a deroghe per maglie e distanze dalla costa che permetterebbero la cattura delle specie messe a rischio dalle nuove disposizioni; ma anche a misure economiche in grado di alleviare i pescatori penalizzati. E a questo proposito c'è qualche novità per vongole e cannolicchi; una circolare ministeriale infatti, rende noto la Federcoopesca, informa che è in via di perfezionamento la procedura per una deroga. Un rinvio possibile anche per le telline perchè, secondo la Lega Pesca, la Commissione europea potrebbe escludere dal Regolamento Mediterraneo il divieto dei rastrelli da natante, trattandosi di attrezzi non trainati. Per ora si sta a guardare e nell'incertezza, ben venga un bel piatto di spaghetti con le telline, tanto per non dimenticare un sapore che ha meritato il riconoscimento di slow food.
PERPLESSITA' - E con il varo delle nuove regole, arriva, inevitabile la preoccupazione anche dei ristoratori. Un «grido di dolore» per le nuove norme sulla pesca dell'Ue che tutelano seppie, calamaretti e telline viene «a nome di tutti gli abitanti della laguna veneta» arriva da Arrigo Cipriani, proprietario dell'Harry's Bar di Venezia, il mitico locale frequentato tra gli altri da Ernest Hemingway. La preoccupazione maggiore di Cipriani, autore di autorevolissimi libri di cucina, è per la seppia che, afferma, «è un elemento fondamentale della cucina veneta, non possono portarcelo via! Noi non puntiamo tanto sulle vongole, ma le seppie sono una cosa che serviamo moltissimo».
Redazione online
16:54 Scritto in ALIMENTAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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28/05/2010
Regole comuni, prove differenti per quasi 800 indirizzi di studio
Regole comuni, prove differenti per quasi 800 indirizzi di studioDal tema al colloquio, come funziona la maturità. Circa 400mila studenti e ben 786 indirizzi: è un caso unico al mondo. Ecco cosa bisogna sapere sulle prove
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| (Newpress) |
Sempre gli stessi, come numero, e non si sa più se per comodità giornalistica o statistica: la «carica dei 500 mila», studente più, studente meno. Anche se lo scorso anno sono stati 398.096, anche se quest’anno saranno qualcosa in più, e i privatisti qualcosa in meno (questa volta devono sostenere l’esame preliminare nelle ultime due settimane di maggio). Gli esami, si sa, non finiscono mai. Nel senso che i corsi di studi sono così numerosi che le prove degli esami di Stato devono tener conto di quasi 800 tipi diversi di indirizzi (erano 786 lo scorso anno, 742 l’anno prima). Caso unico nel panorama scolastico mondiale. Ci sono 96 indirizzi ordinari, 172 indirizzi con progetto assistito e 614 sperimentazioni autonome. Una girandola di offerte formative, progetti educativi, percorsi di tendenza. E per ognuno dei 786 indirizzi la seconda prova scritta della maturità sarà diversa.
La consistenza numerica degli indirizzi di studio, per i quali sono state scelte le materie oggetto di seconda prova scritta e quelle da affidare ai membri esterni delle commissioni, è decisamente imponente. Ordinari: 5 indirizzi liceali, 39 quelli dell’istituto tecnico, 19 per i professionali e 33 per gli istituti d’arte 33. Gli indirizzi sperimentali si dividono in due: con progetto assistito 172, con sperimentazione autonoma 614. Totale 786 “maturità” e altrettante prove scritte. Finirà tutto con il riordino delle scuole superiori appena varato? Al ministero giurano di sì. Intanto, la statistica promette ancora il 97-98% di diplomati.
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| (Emblem |
LA PRIMA PROVA E' intesa ad accertare la padronanza della lingua italiana. Con il tema, «argomento per un componimento scolastico», così lo definisce il dizionario Devoto-Oli, in pratica una “condanna”: il tema – come genere letterario – esiste solo a scuola. Comunque sia, dopo anni di scritture e di saggi brevi, siamo al finale di partita, la prima composizione scritta, madre di tutte le prove. “Se fai bene il tema hai già fatto metà dell’esame”, vale sempre. Restano confermate le tipologie di scrittura adottate sin dal primo anno della riforma (maturità 1999). Purtroppo si sono perse per sempre le tracce delle altre tipologie previste nella prima stesura della Legge n. 425, del 1997, istitutiva del nuovo esame: la relazione tecnico-scientifica e la forma epistolare (lettera o diario), il riassunto. Peccato, perché erano davvero delle novità significative.
LE FORME DEL TEMA - Le quattro forme del “tema” sono note, i titoli sono invece già chiusi nelle buste di plastica che verranno inviate ai Centri servizi amministrativi (i Provveditorati), per poi essere consegnati ai presidi e quindi aperte martedì 22 giugno.
Tipologia A - analisi del testo (il “vecchio tema letterario”): vengono richiesti analisi e commento, anche arricchito da note personali, di un testo letterario o non letterario, in prosa o in poesia, corredato da indicazioni che orientino nella comprensione.
Tipologia B - produzione di un saggio breve o di un articolo di giornale – lo studente sceglie sia la forma (saggio breve o articolo) sia l’argomento tra i quattro ambiti di riferimento proposti dal ministero: ambito storico-politico, socio-economico, artistico-letterario, tecnico-scientifico.
Tipologia C - tema di argomento storico (il “vecchio tema storico”)
Tipologia D - tema di ordine generale (il “vecchio tema d’attualità”).
LA SECONDA PROVA SCRITTA - Verte su una materia d’indirizzo, tra quelle che caratterizzano il corso di studi e può essere articolata in più proposte offerte alla scelta del candidato. Dopo la “sorpresa” dello scorso anno, il ministro Mariastella Gelmini si è riaffacciata su YouTube per annunciare le materie della seconda prova (il video è sul suo canale ) per arrivare subito ai diretti interessati. Così, a ventiquattro ore di distanza dal tema, ecco il secondo accertamento: il possesso delle conoscenze specifiche degli studi seguiti, attraverso una delle materie caratterizzanti il medesimo corso. In pratica, chi ha studiato cinque anni di greco deve (dovrebbe) dimostrare di saper tradurre 15-20 righe di Plutarco, Isocrate, Lisia o, anche se non proprio in scioltezza, un Demostene o un Tucidide. E chi ha studiato ragioneria o termotecnica, dovrà pur avere una certa dimestichezza con la sua specializzazione. La seconda prova scritta ha lo stesso peso dell’elaborato di italiano e della terza prova.
LE SECONDE PROVE 2010 - Greco al liceo classico, matematica allo scientifico, lingua straniera al linguistico, pedagogia al liceo pedagogico, figura disegnata all’artistico. Per il settore artistico (licei e istituti d'arte) la materia di seconda prova ha carattere progettuale e laboratoriale (architettura, ceramica, mosaico, marmo, oreficeria ecc.) e si svolge in tre giorni. E ancora, economia aziendale all’istituto tecnico commerciale ragionieri), estimo all’istituto tecnico per geometri, lingua straniera al turistico, economia e gestione delle aziende ristorative all’istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione, tecnica amministrativa al professionale per i servizi sociali. Ma questa è solo la punta del lungo elenco delle oltre 700 diverse maturità. Il riordino della scuola superiore appena varato mira proprio alla drastica riduzione delle centinaia di indirizzi esistenti, tra corsi ordinari e maxisperimentazioni che sopravvivono.
LA TERZA PROVA Anche questa scritta è a carattere pluridisciplinare e coinvolge un massimo di cinque materie dell’ultimo anno di corso (nella stragrande maggioranza sono quattro per ragioni di correttezza didattica) e consiste nella risposta a quesiti singoli o multipli ovvero nella soluzione di problemi o di casi pratici e professionali o nello sviluppo di progetti ed è strutturata in modo da consentire, di norma, anche l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera. Sono confermati anche le tipologie e il numero di quesiti.
IL COLLOQUIO - E' l’ultima, indimenticabile, prova, volta all’accertamento delle conoscenze e delle competenze acquisite nell’ultimo anno del corso di studi in relazione agli obiettivi generali e specifici propri dell’indirizzo di studio scelto, nonché delle capacità critiche dello studente. Il colloquio si svolge su argomenti di interesse multidisciplinare attinenti ai programmi e al lavoro didattico dell'ultimo anno di corso. Anche quest’anno è possibile presentare una tesina redatta nel formato preferito, anche multimediale, ma si può iniziare la prova orale solo con l’esposizione dell’argomento scelto dal candidato (argomento che deve essere comunicato alla commissione il primo giorno degli scritti).
Giuseppe Tesorio
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21/05/2010
Via libera del Senato Usa alla riforma di Wall Street
Via libera del Senato Usa alla riforma di Wall StreetMa il testo approvato dovrà essere conciliato con quello della Camera

NEW YORK - La riforma di Wall Street compie un passo decisivo: il Senato americano ha dato il via libera al progetto che ora dovrà essere riconciliato con quello varato dalla Camera in dicembre, prima di approdare sul tavolo del presidente Barack Obama per la firma e l’entrata in vigore.
Le norme approvate rappresentano la più ampia revisione delle regole della finanza dalla Grande Depressione e puntano a evitare il ripetersi di crisi come quella del 2008. La riforma è stata approvata con 59 voti a favore, di cui quattro repubblicani, e 39 voti contrari, di cui due democratici, convinti che le norme non fossero ancora sufficientemente stringenti. Il processo di conciliazione della versione uscita dalla Camera e di quella del Senato richiederà probabilmente alcune settimane e sarà ultimato dopo il Memorial Day, che cade il 31 maggio.
Tra le differenze maggiori da superare fra i due testi figura il fondo da 150 miliardi di dollari, finanziato attraverso commissioni che verseranno le banche, e che servirà per far fronte ai costi di liquidazione delle società in fallimento. «Siamo più vicini che mai a una riforma della finanza significativa - afferma il segretario al Tesoro Timothy Geithner - di cui beneficerà ogni famiglia e impresa; migliorerà la competitività dei nostri mercati finanziari e rafforzerà la sicurezza e la solidità del nostro sistema finanziario». Per Obama l’approvazione definitiva della riforma di Wall Street sarà un successo così come il disco verde a quella della sanità. Prima del voto definitivo in Senato, Obama aveva già dichiarato vittoria sull’industria finanziaria per l’esito del voto procedurale, che ha sancito la fine del dibattito e spianato la strada al voto finale.
«Durante lo scorso anno l’industria finanziaria ha tentato ripetutamente di uccidere la riforma con le lobby e milioni di dollari in pubblicità. Ritengo che oggi sia giusto dire che questi sforzi sono falliti», ha detto Obama . «La riforma proteggerà i consumatori, la nostra economia e renderà Wall Street responsabile»: «Il nostro obiettivo non è quello di punire le banche ma quello di proteggere l’economia e gli americani dal tipo di turbolenze che abbiamo osservato negli ultimi anni», ha aggiunto Obama sottolineando che la riforma farà sì che ai contribuenti «non verrà più chiesto di intervenire per gli errori di Wall Street. Il tempo dei salvataggi con fondi pubblici è finito». E inoltre - ha constatato Obama - dal momento dell’entrata in vigore delle nuove norme in poi «gli azionisti potranno dire la loro sui compensi degli amministratori delegati e di altri manager».
Ma la riforma non segna «la sconfitta di Wall Street e la vittoria di Main Street. Come abbiamo imparato siamo tutti connessi: quando l’economia prospera tutti vinciamo. Quando il sistema finanziario opera sotto regole solide che assicurano la stabilita, tutti vinciamo». La proposta approvata dal Senato crea un’autorità per la tutela dei consumatori all’interno della Fed e cerca di assicurare che qualsiasi società, a dispetto della dimensione e della complessità, possa venire liquidata. Per coordinare gli sforzi nell’individuare rischi per il sistema finanziario viene creato un comitato di supervisione per la stabilità finanziaria, composto dal segretario al Tesoro, dal presidente della Fed, dai vertici della Sec e della Fdic, dal direttore della Fhsa e da un membro indipendente nominato dal presidente.
La riforma tocca virtualmente ogni aspetto dell’industria finanziaria: agli hedge fund e alle società di private equity verrà richiesto di registrarsi presso la Sec. Inoltre con limitate eccezioni, i derivati verranno scambiati su piattaforme pubbliche: a chi compra e vende contratti derivati, anche esistenti, sarà richiesto di disporre di collaterali come protezione per eventuali default. Ad alcune delle maggiori banche verrà inoltre richiesto di separare i loro desk di swap, facendoli confluire in società controllate, altrimenti non potranno avere accesso ai prestiti di emergenza della Fed.
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23/01/2010
Wall Street respinge la svolta di Obama Fed, rinnovo in dubbio per Bernanke
Wall Street respinge la svolta di Obama Fed, rinnovo in dubbio per Bernanke
FINANZA E REGOLE. Nuovo calo delle Borse americane dopo la stretta sulle banche promessa dal presidente
NEW YORK - Wall Street di nuovo in calo sulla scia della proposta di Obama per imporre nuovi limiti alle banche in termini di dimensioni e attività rischiose. A New York si è trattato del terzo calo consecutiva: il Dow Jones ha ceduto il 2,09%. Lo S&P 500 è arretrato del 2,21%. Il Nasdaq del 2,67%. Il tonfo degli ultimi due giorni spinge in rosso il bilancio settimanale dei listini, con il Dow Jones che lascia sul terreno il 4,1% e lo S&p 500 il 3,9%, appesantiti da un settore finanziario sotto forte pressione. Anche l'Europa ha chiuso in rosso, perdendo 55 miliardi di capitalizzazione e riportandosi dell'1,5% sotto ai valori di inizio anno, ma l'indice paneuropeo Stoxx 600 resta comunque in crescita del 36,75% rispetto al valore di un anno fa.
DRAGHI: BENE OBAMA - La proposta di Barack Obama di imporre nuovi limiti alle banche, risolvendo i problemi legati agli istituti ritenuti troppo grandi per fallire, ha incassato comunque il via libera del Financial Stability Board (Fsb), l'organismo presieduto dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. La proposta di Obama «rientra nel range di opzioni e approcci che l'Fsb sta valutando» nella preparazione del suo lavoro in vista del G20 di ottobre. «Un lavoro iniziato lo scorso autunno e che si tradurrà in raccomandazioni che saranno sottoposte ai leader» dei 20 paesi più industrializzati al mondo. L'Fsb - aggiunge la nota - sta esaminando anche altre opzioni per risolvere il problema del 'too-big-to-fail'», da risolvere con un «mix di approcci, data la diversità delle istituzioni e dei contesti nazionali e cross-border coinvolti. Allo stesso tempo, questi approcci - prosegue la nota - devono preservare un mercato dei servizi finanziari integrato» e non creare differenze negli approcci regolatori.
CASO BERNANKE - Inoltre, ad appesantire le Borse americane ci sono anche i dubbi sul rinnovo per il presidente della Federal Reserve. Il Bernanke-bis appare infatti in bilico: la riconferma del presidente della Fed alla guida della banca centrale per altri quattro anni non appare certa, nonostante la piena fiducia accordatagli dal presidente Barack Obama: «È la persona migliore per la Fed dopo aver contribuito a evitare la grande Depressione». A complicare il voto in Senato e il futuro di Bernanke è il numero crescente di defezioni in casa democratica. Un voto slittato alla prossima settimana anche se una data non è ancora stata fissata una data. Ad alimentare il coro di no all'attuale presidente della Fed sono due senatori democratici chiave: la californiana Barbara Boxer e Russell Feingold del Wisconsin. Indeciso su come esprimersi, invece, il leader della maggioranza in Senato, Harry Reid. «È il momento di cambiare», afferma Boxer. «Il prossimo presidente della Fed deve rappresentare una rottura con le pratiche del passato». Feingold, nello spiegare il proprio no, osserva: «Sotto la guida di Ben Bernnake la Fed ha permesso attività finanziarie irresponsabili che hanno portato alla peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione».
LA SQUADRA DI OBAMA - Con Bernanke in bilico la squadra economica presidenziale incassa un nuovo colpo e traballa. «Una delle conseguenze a sorpresa della debacle in Massachusetts è che i democratici si rivoltano contro gli architetti del salvataggio finanziario», sostiene sulle colonne del New York Times, il premio Nobel per l'economia Paul Krugman. «La riconferma di Bernanke non è certa, e Geithner e Summers sono apparentemente fuori». Il riferimento è all'ascesa dell'ex presidente della Fed Paul Volcker, a scapito dello stesso Geithner che, secondo indiscrezioni, si sarebbero detto scettico sulla linea dura scelta dal presidente, ritenendo che i nuovi limiti possano causare un'eventuale perdita di competitività a livello globale per le banche americane. Geithner comparirà il prossimo 27 gennaio in Congresso per fornire la propria versione del salvataggio di Aig e, soprattutto, delle e-mail inviate dalla Fed di New York, della quale nel 2008 era presidente, chiedendo al colosso assicurativo di non divulgare informazioni in merito ai pagamenti alle banche.
SALVATAGGI NECESSARI - «I contribuenti hanno salvato le banche e devono essere interamente rimborsati», afferma intanto Obama dall'Ohio, mettendo in evidenza come «stabilizzare le banche sia stata una pillola amara da digerire visto il ruolo che hanno giocato nel creare la crisi». I salvataggi, però, per quanto «impopolari» erano necessari per evitare «una catastrofe economica ancora maggiore: se il sistema finanziario fosse collassato, si sarebbe trascinato dietro l'intera economia e milioni di famiglie. Avremmo avuto una Seconda Grande Depressione». Ma, aggiunge, grazie alle azioni prese, «il peggio di questa tempesta economica è passato». (Fonte: Ansa)
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17/12/2009
L’albo che fa sparire 30 mila restauratori
L’albo che fa sparire 30 mila restauratori
Regole molto selettive per avere il riconoscimento dal ministero. Posti di lavoro a rischio. Nuove norme per la categoria, pochi sono in regola. La Confartigianato: tagliati fuori i più giovani
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| Controlli sui restauri agli affreschi di Piero della Francesca sulla "Leggenda della Vera Croce" (Ansa) |
ROMA — Nell’Italia delle corporazioni, dove c’è chi ha proposto in Parlamento l’istituzione dell’ordine dei cuochi professionisti e perfino quello dei predicatori islamici, non si poteva certamente rifiutare un albo ai restauratori. Nobile professione, soprattutto in un Paese che ha un patrimonio sterminato di beni storici e artistici, anche se finora asseverata a regole piuttosto sgangherate. Che fosse quindi necessaria una messa a punto, è una cosa sulla quale tutti si sono trovati d’accordo. Peccato soltanto che il risultato si sia rivelato altrettanto sgangherato.
La Confartigianato e la Cna, organizzazioni a cui fa riferimento una fetta consistente della categoria, hanno fatto ricorso al Tar contro i decreti approvati a maggio dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e che entreranno in vigore il primo gennaio 2010. I restauratori sono scesi in piazza, mentre Partito democratico e Lega Nord hanno chiesto consistenti modifiche.
La principale lamentela è che le nuove regole provocherebbero una fucilazione di massa. Le imprese di restauro attive in Italia, non di rado individuali, sono 12.864 e danno lavoro a 32.116 persone. Entro il 31 dicembre di quest’anno chi vorrà ottenere dai Beni culturali il titolo di «restauratore» per poter accedere all’albo sostenendo un esame, dovrà dimostrare di avere le caratteristiche previste dai decreti ministeriali. Il fatto è, sostengono le organizzazioni artigiane, che allo stato attuale potrebbero avere con certezza diritto a fregiarsi di quel titolo, e quindi ad accedere agli appalti pubblici, non più di 640 persone. Cioè il 2% di tutti gli addetti del settore.
C’è da dire che il numero delle ditte di restauro vere e proprie, quelle cioè del settore opere d’arte e monumenti sono 4.441, con 12.140 dipendenti. Calcolata su questi numeri, la fetta dei sopravvissuti salirebbe così al 5%. Ma è pur sempre infinitesima. Chi sono i 640 fortunati? Quelli con il diploma conseguito in tre scuole: l’Istituto centrale per il restauro, l’Opificio delle pietre dure di Firenze e la Scuola del mosaico di Ravenna. Sono gli unici che potrebbero avere con certezza assoluta il riconoscimento. Ovviamente non sono queste le sole scuole di restauro esistenti in Italia. Nel corso degli anni se ne sono aggiunte molte organizzate dalle Regioni, e sono nati anche corsi specifici nelle Accademie di Belle arti. Le regole volute da Bondi sono però tassative: per avere il riconoscimento di «restauratore » è necessario aver accumulato almeno 1.600 ore di formazione. E questa potrebbe rappresentare una barriera decisiva. Si sa che presso il ministero le scuole alternative ai tre istituti non hanno mai riscosso particolare credito. In molti casi, va detto con onestà, per ragioni più che solide.
Ciò non toglie che il segretario generale della Confartigianato Cesare Fumagalli si dichiari preoccupato perché «in questo modo si potrebbero qualificare ogni anno soltanto poche decine di persone» in grado di far avere alle imprese il «patentino» per partecipare alle gare pubbliche. E tutti gli altri? Quelli che per anni e anni, anche senza avere fatto quelle scuole hanno messo le mani sui marmi romani o sugli affreschi del Trecento? I regolamenti ministeriali hanno previsto una porta d’accesso anche per loro: sulla carta. Basta che possano dimostrare di aver lavorato per otto anni prima del 2002. Otto anni «solari», cioè con 365 giorni di cantiere aperto. Il che significa, per molte imprese, un periodo ben più lungo.
Già, ma come si può dimostrare? Semplice: producendo una montagna di documenti, dai certificati di collaudo ai verbali di consegna dei lavori, i contratti di appalto... Ma dopo tanto tempo capita facilmente che questa documentazione non esista più. Talvolta non è neanche mai esistita, se si pensa che la certificazione di cantiere è obbligatoria soltanto a partire dal 2000. Il ministero si accontenterebbe allora in casi particolari anche della «memoria storica» del funzionario. Già, e se poi il funzionario in questione soffre di amnesia, o è stato sostituito? Anche ammettendo che la tradizione orale possa funzionare, secondo Fumagalli «questa regola ha un effetto perverso, perché taglia fuori tutti coloro che hanno lavorato negli anni successivi, dal 2002 al 2009. Vale a dire che sono esclusi tutti i giovani che hanno cominciato a lavorare nel nuovo secolo».
Perché chiudere il cancello alla fine del 2001? Più volte, in varie occasioni, esponenti del ministero hanno dichiarato pubblicamente che in Italia ci sono troppe imprese di restauro. Enunciando l’obiettivo di ridurre il loro numero a non più di 1.500. E sia. Ma questo ancora non spiega il 2001. Vero è che in questa storia ci sono diversi aspetti curiosi. A cominciare dal tempo biblico che c’è voluto per fare i decreti di cui si parla, regolamenti attuativi di una riforma che porta la data del 22 gennaio 2004. Ossia, il codice dei beni culturali varato per decreto legislativo quando al ministero dei Beni culturali c’era Giuliano Urbani. Da allora sono passati al Collegio Romano altri tre ministri. Perché ci sono voluti sei anni per partorire due regolamenti? Altro mistero. Ma che la burocrazia italiana non sia in grande sintonia con la realtà del Paese è un fatto incontrovertibile. Per non parlare dei mestieri particolari che non potranno avere l’ambito riconoscimento di «restauratore». Per esempio gli organisti, cioè gli esperti che riparano gli antichi strumenti musicali delle chiese: non sono contemplati dai decreti. C’è infine la ciliegina sulla torta. Una volta dimostrato di essere in possesso di un diploma accettabile o di aver lavorato per i famosi otto anni prima del 2002, per accedere alla corporazione così selezionata bisogna superare un esame. Rispondendo in un’ora a un centinaio di quiz. Come per la patente...
Sergio Rizzo
11:37 Scritto in ARTE | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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03/11/2009
Influenza A, la 17ma vittima in Italia. Farmaci e vecchi rimedi, le regole per i bambini
Influenza A, la 17ma vittima in Italia. Farmaci e vecchi rimedi, le regole per i bambini
È un uomo di 37 anni con patologie pregresse. È deceduto all'ospedale di Salerno. Escluso l'H1N1 su un bambino di 10 anni morto lunedì a Roma
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| L'analisi di un tampone per l'influenza H1N1 all'ospedale Amedeo di Savoia a Torino (Ansa) |
NAPOLI - Salgono al 17 le vittime in Italia collegate all'epidemia di influenza A. Si tratta di un uomo di 37 anni, F. L., che aveva patologie pregresse e si trovava in dialisi all'ospedale di Salerno. L'uomo era residente ad Altavilla Silentina e alcuni anni fa aveva dovuto sottoporsi a un trapianto di rene. È il primo decesso collegato all'influenza AH1N1 in Campania che non si registra a Napoli.
TEST - La vittima di Salerno sarebbe stata la 18ma, ma i test hanno escluso il virus H1N1 nella morte del bambino di 10 anni deceduto domenica a Roma per una polmonite batterica.
FAZIO - Il vice ministro della Salute, Ferruccio Fazio, lunedì in una conferenza stampa ha invitato a non recarsi in ospedale per farsi fare il test sul virus H1N1, ma di chiamare il medico di base e andare all’ospedale solo in presenza di sintomi giudicati gravi dal medico stesso. Il ministro ha tenuto a ribadire che la pandemia «è lieve, fa poche vittime, e ha sintomi leggeri». Lunedì si sono registate due vittime: una donna di 72 anni a Napoli e una bambina di 11 di Bolzano deceduta all'ospedale di Innsbruck, in Austria, dove era stata ricoverata.
Spremute, abiti a strati, niente antibiotici: come si fa con una influenza tradizionale
Il virus A H1N1 è talmente nuovo che ha nei giovani gli alleati migliori per diffondersi. Di conseguenza sono anche i soggetti più a rischio per la nuova influenza A. In particolare quelli in età scolastica, dall’asilo alle medie. Ma i genitori non devono farsi prendere dal panico. Il primo da chiamare è il pediatra, poi comportarsi come con una qualsiasi influenza. Poche semplici regole di prevenzione: ogni giorno una spremuta di arance; cercare di non far sudare i bambini e di non far prendere loro freddo, meglio vestirli a strati; arieggiare gli ambienti; evitare ambienti troppo caldi e con aria troppo secca; se fuori fa molto freddo, respirare con il naso tenendo la bocca chiusa.
1 Come comportarsi quando i bambini si ammalano?
Se invece si ammalano, ricordare sempre che la febbre aiuta a guarire prima, va abbassata solo se è molto alta o se causa malessere. Il latte caldo con il miele è un ottimo mucolitico e sedativo della tosse. Gli antibiotici non vanno presi perché non «uccidono» i virus, servono solo nel caso di complicazioni batteriche (lo stabilisce il medico curante). Per la gola irritata e la voce rauca? I rimedi della nonna (uno è respirare i vapori di camomilla e bicarbonato in acqua bollente) sono i migliori. Passata la malattia, ancora a casa per 2-3 giorni. Il virus A H1N1 è subdolo.
2 L’influenza pandemica è uguale o no a quella stagionale?
L’influenza è una comune malattia infettiva acuta, trasmessa da un gruppo di virus specifici. E’ caratterizzata da sintomi di tipo respiratorio e dal fatto che colpisce, tipicamente nella stagione invernale, ampie fasce della popolazione sia adulta sia infantile. Normalmente non è malattia grave. Un virus nuovo, però, può infettare anche fuori stagione e causare una pandemia. Come la «Spagnola» del 1918, l’«Asiatica» del 1957 e la «Hong Kong» del 1968. L’importante è bloccare il virus nuovo quando è poco letale, perché se muta può diventare «cattivo».
3 Una mamma ammalata può continuare ad allattare al seno?
Il latte materno è fatto per combattere le malattie del bambino. Ed è di estrema importanza nei primi mesi di vita, perché il sistema immunitario (le difese da batteri e virus) dei neonati non è ancora sviluppato. Quindi? Non smettere di allattare al seno se ci si ammala. Attenzione, però, a non tossire o starnutire sul viso del bambino. Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone. Utile la mascherina per evitare di contagiare il bambino. Se si sta troppo male, estrarre il latte con un tiralatte e farlo somministrare al bambino da un’altra persona.
4 E se invece si ammala il neonato, è utile allattare al seno?
Sì. E’ una delle migliori cose che una mamma può fare per il bambino ammalato. Anzi, occorre dare al piccolo molte occasioni di nutrirsi dal seno durante la malattia. I bambini necessitano di più liquidi quando sono malati, rispetto a quando stanno bene. Il liquido che assumono dal latte materno è meglio di qualsiasi cosa. Se il bambino sta troppo male per succhiare dal seno, può bere il vostro latte da un biberon, una siringa o un contagocce. E niente paura: una mamma che si vaccina o prende medicine contro l’influenza A H1N1 può allattare tranquillamente al seno.
5 Che cosa favorisce il contagio con i virus dell’influenza?
Il virus influenzale si trasmette da una persona all’altra attraverso le microscopiche goccioline di saliva che ciascuno di noi emette quando parla o tossisce. Fra bambini piccoli, un ruolo importante può avere lo scambio di ciucci, giocattoli o indumenti da poco insalivati. Quindi, il contagio avviene esclusivamente dal malato al sano: non è possibile ammalarsi per interposta persona o semplicemente per essere stati in un ambiente dove è passato qualcuno ammalato. Il freddo o i colpi d’aria non hanno un ruolo nella trasmissione del contagio: al massimo indeboliscono l’organismo. I luoghi caldo-umidi favoriscono la persistenza del virus nell’ambiente.
6 Da che momento un malato viene considerato contagioso?
Il malato è contagioso già nelle 24 ore precedenti l’inizio dei sintomi e lo rimane per circa una settimana. Il periodo di incubazione, cioè il tempo che passa fra il contagio e l’inizio dei disturbi, è di 1-3 giorni. La fase acuta dura 4-5 giorni e normalmente i sintomi scompaiono completamente nel giro di una o due settimane. «Cane che abbaia» o «suono di corno»: sono due modi di definire la tosse più tipica dell’influenza. Molto rumorosa, con un timbro quasi metallico. È da tracheite, sintomo caratteristico dell’influenza, insieme alla febbre.
7 Quali fasce di età vaccinare? C’è il rischio di effetti collaterali?
Il vaccino contro la nuova influenza A sarà somministrato alla fascia di età a rischio dai 2 ai 27 anni. In particolare, i più esposti vanno dai 5 ai 14 anni. Finora non è stato segnalato nessun effetto collaterale grave associato ai vaccini contro la nuova influenza A. Gli studi clinici in corso indicano solo qualche evento avverso lieve, tipico anche dei vaccini stagionali: dolore e gonfiore a livello della zona dell’iniezione, per un giorno o due. Ma i dati disponibili sono ancora limitati, quindi al momento la possibilità di effetti indesiderati gravi non può essere esclusa.
Mario Pappagallo
11:09 Scritto in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: influenza a, morto, uom, vittima, malattie, pregresse, deceduto, cosa, fare, regole, bambini, protezione | OKNOtizie |
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