09/06/2011
Battisti, rigettato il ricorso dell'Italia Brasilia vota per la scarcerazione
Battisti, rigettato il ricorso dell'Italia Brasilia vota per la scarcerazioneCASO CHIUSO. Respinta la richiesta contro la scelta di non estradare presa da Lula: l'ex terrorista è libero
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03/02/2011
Altolà al federalismo, respinto il testo Berlusconi convoca Bossi e Tremonti
Altolà al federalismo, respinto il testo Berlusconi convoca Bossi e TremontiIl finiano Baldassarri vota contro. Il Pdl: «È un parere consultivo, si vada avanti». Pareggio in Bicamerale. La Lega aveva avvertito: «Se non c'è il sì salta tutto». Bersani: «Ora ci si fermi»
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28/07/2010
Piemonte, via al riconteggio dei voti
Piemonte, via al riconteggio dei votiBerlusconi: «Non ribaltare il voto per via giudiziaria». Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dal presidente della Regione Roberto Cota
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| Cota (a sinistra) e Bresso (Ansa) |
TORINO - Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dai legali del presidente della regione Piemonte Roberto Cota, relativa alla decisione del Tar del Piemonte, che ha ordinato il riconteggio elettorale di circa 15 mila schede delle ultime elezioni regionali.
SODDISFAZIONE DEI LEGALI DELLA BRESSO - Soddisfatti i legali dell’ex governatore Mercedes Bresso. «Il Consiglio di Stato - ha spiegato l’avvocato Luca Di Raimondo - ha stabilito che con il riconteggio non c’è alcun danno grave per la Regione Piemonte, la cui attività amministrativa può andare avanti con regolarità. Inoltre - ha aggiunto il legale di Bresso - è stato detto che la certificazione dei voti prevede il contraddittorio tra le parti, che sono quindi entrambe garantite».
BERLUSCONI: NON RIBALTARE VOTO VIA GIUDIZIARIA - Sulla vicenda è intervenuto con una nota anche il presidente del Consiglio: «Mi auguro per il rispetto dovuto alla sovranità popolare, che non si voglia ribaltare per via giudiziaria la scelta dei cittadini piemontesi. La legge è chiara: chi vota una lista con una croce sola dà due voti, uno alla lista e uno al candidato presidente. A meno che non scelga di dare esplicitamente un voto disgiunto.
Redazione online
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18/06/2010
Il consiglio dei ministri: «Piena e completa fiducia in De Gennaro»
Il consiglio dei ministri: «Piena e completa fiducia in De Gennaro»Il prefetto aveva messo a disposizione di Berlusconi l'incarico al vertice dei Servizi di Informazione e Sicurezza
| Gianni De Gennaro (Emblema) |
ROMA - Il giorno dopo la sentenza di condanna a un anno e 4 mesi per i fatti del G8 di Genova, l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro ha presentato le proprie dimissioni ma, come si legge nel comunicato finale della riunione di venerdì, il Consiglio dei ministri gli «ha collegialmente confermato all'unanimità «piena e completa fiducia». A svelare le dimissioni, lo stesso comunicato di Palazzo Chigi quando scrive: il prefetto «aveva correttamente e con alto senso dello Stato messo a disposizione del Presidente del Consiglio il proprio incarico».
PROSEGUIRE - Poi prosegue: «Il Consiglio, manifestando vivo apprezzamento e plauso per il lavoro finora svolto, ha invitato il Prefetto De Gennaro a proseguire con lo stesso spirito e con lo stesso impegno - conclude il passaggio del documento finale del Cdm - nel suo incarico al vertice dei Servizi di Informazione e Sicurezza».
Redazione online
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24/05/2010
Il campionato resta a Sky: respinto dal giudice il ricorso di Conto tv
Il campionato resta a Sky: respinto dal giudice il ricorso di Conto tvIl canale televisivo aveva contestato la gara fatta dalla lega calcio. Il tribunale di Milano ha rigettato l'istanza presentata dalla tv di Crispino contro l'assegnazione dei diritti
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| Il presidente della Lega calcio Maurizio Beretta (Ansa) |
MILANO - La Lega calcio tira un sospiro di sollievo. Il giudice di Milano ha respinto il ricorso presentato da Conto tv contro l'assegnazione a Sky dei diritti tv per la trasmissione satellitare del campionato di calcio.
LE CONSEGUENZE - Il Tribunale civile di Milano, respingendo il ricorso cautelare di Conto Tv, la televisione guidata da Marco Crispino, non ha quindi sospeso gli effetti del contratto tra la Lega calcio e Sky per la trasmissione delle partite di serie A delle prossime stagioni. Il contratto vale 1.149 milioni di euro. L'accordo assicura al calcio italiano 571 milioni per la prossima stagione e 578 per quella successiva. L'emittente toscana aveva affermato di aver subito un danno poiché non le era stato consentito di presentare un'offerta.
La decisione era molto attesa dal mondo del calcio e dai club di serie A. Infatti, molte squadre, con il contratto ancora valido, avranno la possibilità di mettere a bilancio la rispettiva quota dei diritti televisivi e, dunque, di muoversi sul calciomercato, di pagare gli stipendi ai giocatori. Alcune piccole e medie squadre, se ci fosse stata la sospensione, avrebbero anche rischiato di non potersi iscrivere al prossimo campionato. Nei mesi scorsi Conto Tv aveva «vinto» un simile ricorso cautelare, che però poi era stato annullato dalla Corte d'appello che aveva stabilito la competenza a decidere della Sezione specializzata proprietà industriale, il cui provvedimento è arrivato oggi.
«Ci dispiace, una volta letta la sentenza decideremo se fare reclamo», ha commentato Marco Crispino di Conto Tv.
LA SENTENZA - L'offerta della Lega calcio (sui diritti tv di serie, ndr), ha garantito in modo sufficiente anche gli operatori più piccoli. Ruota attorno a questo principio il provvedimento depositato dal giudice Claudio Marangoni. «Dall'esame delle risultanze in atti - si legge nelle 28 pagine del provvedimento - non pare che la ricorrente, al di là delle differenze di dimensioni finanziarie e organizzative innegabilmente esistenti rispetto alla concorrente Sky Italia, abbia sofferto particolari svantaggi nella teorica possibilità di accedere allo stesso pacchetto «Platinum live» (in pratica di diritti per trasmettere in via esclusiva e in diretta le partite di tutte le squadre di serie A del campionato nazionale di calcio, ndr), per ciò che riguarda in particolare il suo profilo tecnico organizzativo». Ora Conto tv può, in linea teorica, presentare un reclamo al Tribunale, che in questo caso dovrà decidere in sede collegiale e, in caso di «sconfitta» avviare una causa di merito.
I COMMENTI - «Ero sicuro che sarebbe finita così perchè tutto era stato fatto nel migliore dei modi. È giusto che sia così, e va bene così» commenta la sentenza l'amministratore delegato del Calcio Catania, Pietro Lo Monaco.
«Adesso dovremo guardare al dispositivo - ha detto il presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta - ma il dato importante è che sono state accolte le ragioni della Lega. Noi siamo sempre stati convinti - ha aggiunto - di aver operato tenendo conto di tutte le indicazioni della legge Melandri, dell'Agicom, dell'Antitrust e anche delle autorità europee».
Redazione online
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10/05/2010
"Se non sei mia non sarai di nessuno" E le dà fuoco. Un arresto nel Torinese
"Se non sei mia non sarai di nessuno" E le dà fuoco. Un arresto nel TorineseLa ragazza e un'amica hanno riportato ustioni di I e II grado. Valli di Lanzo, l'uomo finito in manette è entrato in casa dell'amata che lo rifiutava dando alle fiamme la cucina
TORINO - Per 26 volte condannato, anche per stupro e persino su una minore, ha dato fuoco a due giovani donne, una delle quali era colpevole di averlo respinto. È successo a Levone, in valle di Lanzo, protagonista un uomo di 56 anni, libero a dispetto dei tanti reati per cui è stato giudicato.
«Se non sei mia non sarai di nessuno», ha detto, sprezzante, Marco Langellotti, pluripregiudicato ufficialmente residente a Ciriè (Torino) ma in realtà senza fissa dimora. E ha cercato di bruciare le malcapitate. L'episodio risale allo scorso 25 aprile, ma l'aggressore è stato arrestato solo pochi giorni fa, in seguito alla denuncia delle due donne rimaste ustionate alle gambe, e agli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Venaria Reale.
Una storia che ha dell'incredibile, così come è difficile capire perché Langellotti, che ha 26 condanne passate in giudicato per reati che vanno dallo stupro (per due volte, in un caso nei confronti di minore) alla rapina in villa, dallo spaccio alle lesioni, si trovasse a piede libero per una serie di benefici di legge di cui aveva usufruito, anche per ragioni di salute. La vicenda era iniziata alcune settimane prima. Cristina (il nome è di fantasia), 32 anni, in cerca di lavoro, lo aveva conosciuto tramite un amico comune. Lui aveva raccontato di cercare un'addetta alle pulizie. Presentatasi all'incontro, però, la donna aveva capito immediatamente le reali intenzioni dell'uomo, che aveva iniziato a palpeggiarla dicendole che quella del lavoro era soltanto una scusa.
Da allora per la giovane è iniziato un vero e proprio incubo. Per settimane è stata perseguitata dall'uomo con telefonate, sms e pedinamenti. Addirittura, in alcune occasioni lui aveva abbandonato della biancheria intima davanti all'uscio dell'abitazione dove Cristina viveva con i genitori. «Se vuoi stare in pace, parlami - le aveva scritto in un'occasione il maniaco - che ci mettiamo d'accordo». Esasperata per la situazione, la ragazza aveva deciso di trasferirsi temporaneamente in un'altra casa di proprietà della sua famiglia, insieme alla sua amica Elisabetta (altro nome di fantasia), 34 anni.
Fino al 25 aprile. Quella sera, intorno a mezzanotte, Langellotti ha raggiunto la casa tentando di sfondarne la finestra. Così le due ragazze gli hanno aperto tentando di farlo ragionare. Ma senza successo. L'uomo, che aveva con sè una tanica di benzina, le ha costrette in cucina, scaraventandole più volte a terra, e poi ha iniziato a cospargerle con il liquido infiammabile. Dopodiché ha appiccato il fuoco ed è scappato a bordo di una Fiat Uno. Le vittime non sono riuscite a spegnere le fiamme sui loro abiti da sole, ma sono dovute uscire all'esterno e farsi aiutare dai vicini. Trasportate all'ospedale di Ciriè, hanno riportato ustioni di primo e secondo grado alle gambe. Nonostante tutto, Langellotti è rimasto in libertà fino a venerdì scorso. È stato arrestato dai carabinieri su ordine di custodia cautelare del tribunale di Ivrea mentre entrava in un bagno pubblico a Lanzo Torinese (fonte Ansa).
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21/10/2009
Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte
Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte
L'IDV DENUNCIA: «PRESSIONI AD ALTISSIMO LIVELLO». All'Europarlamento non passano due risoluzioni presentate dal centrodestra e dal centrosinistra
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| La seduta dell'Europarlamento sulla libertà di stampa (Afp) |
STRASBURGO - Il Parlamento europeo, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha respinto due risoluzioni di segno opposto sulla libertà di stampa in Italia e in altri Stati membri (i documenti in italiano sul sito dell'Europarlamento). Nella prima, presentata dai gruppi di centrodestra - Ppe in testa - e appoggiato da conservatori ed euroscettici, si afferma che in Italia non esiste alcuna minaccia alla libertà d'informazione. La risoluzione ricorda le parole del presidente Napolitano, che ha invitato a non usare l'Europarlamento come «istanza di appello» delle decisioni nazionali, e conclude che «la libertà di stampa è un valore fermamente stabilito in Italia». Il Ppe ha anche presentato un pacchetto di 11 emendamenti per modificare la risoluzione del centrosinistra, inserendo appunto un riferimento al monito di Napolitano e il suo ruolo di garante della Costituzione. Su 644 votanti, 297 hanno votato a favore, 322 contro e 25 si sono astenuti.
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| Gli eurodeputati verdi con un fazzoletto azzurro per ricordare il 'caso Mesiano' (Reuters) |
SCARTO DI TRE VOTI - Il testo era stato avanzato in risposta alla risoluzione preparata da Pd e Idv (e frutto dell'intesa tra socialisti e democratici, liberaldemocratici, verdi e sinistra unitaria), che hanno invece lanciato un allarme sulla situazione della libertà di stampa nel Paese, denunciando in particolare l'anomalia del conflitto di interessi di Berlusconi e pressioni da parte del governo contro i media italiani ed europei e chiedendo alla Commissione europea di emanare una direttiva sul pluralismo. Anche questa seconda mozione è stata bocciata a sorpresa dall'Europarlamento, con uno scarto di soli tre voti: su 686 votanti i favorevoli sono stati 335, i contrari 338, gli astenuti 13. La sorpresa nasce soprattutto dal fatto che l'aula plenaria di Strasburgo aveva in precedenza bocciato con una discreta maggioranza sia le risoluzioni del centrodestra (quella comune e quelle dei singoli gruppi) sia gli undici emendamenti presentati dal Ppe al testo del centrosinistra. Inoltre, ancor più sorprendente, la bocciatura della risoluzione del centrosinistra è arrivata dopo che il Parlamento aveva approvato le singole parti del testo. L'esito del voto è stato accolto con esplosioni di giubilo dei parlamentari del Pdl, che davanti all'aula hanno definito la sinistra italiana «drogata dalla cultura dell'odio contro Berlusconi».
GLI ALTRI TESTI - Dopo aver bocciato le due risoluzioni, il Parlamento europeo ha sottoposto a votazione anche i testi dei singoli gruppi politici. Tutti sono stati rigettati con il caso particolare della risoluzione firmata dal gruppo dei liberlademocratici, in cui milita l'Idv, che ha ottenuto pari voti: 338 favorevoli, 338 contrari e 8 astensioni. Il pareggio equivale comunque a una bocciatura. La risoluzione dei socialisti e democratici è stata invece rigettata per 12 voti, 333 sì contro 345 no, e quella dei popolari con uno scarto maggiore, 297 sì e 322 no. In conclusione il Parlamento europeo resta senza una risoluzione sulla libertà di informazione in Italia e in altri Stati membri.
IDV: «PRESSIONI E MINACCE» - Quello dell'Europarlamento è stato un voto determinato da «pressioni e minacce ad altissimo livello». Lo denuncia Pino Arlacchi, eurodeputato dell'Italia dei Valori (gruppo Alde), che accusa il Ppe di aver influito in maniera irregolare sul risultato delle votazioni. Arlacchi fa anche il nome di due colleghi di gruppo, gli irlandesi Pat the Cope Gallagher e Liam Aylward, che avrebbero votato contro i dettami del gruppo liberaldemocratico per le pressioni ricevute. «Vedevo che il mio vicino (Gallagher, ndr) votava regolarmente in maniera diversa dalla mia - ha spiegato Arlacchi -. Gli ho chiesto se si stava sbagliando, mi ha risposto imbarazzatissimo "we got pressure", ho ricevuto pressioni». Secondo Arlacchi anche Aylward gli avrebbe confidato di aver «subito pressioni dal governo» per votare contro la posizione del proprio partito. «Ognuno usa le armi che gli sono proprie - ha affermato Arlacchi durante una conferenza stampa dell'Idv -: noi la trasparenza mentre loro si muovono sul piano delle pressioni e delle minacce. Senza, il risultato sarebbe stato completamente diverso. È difficile lavorare in queste condizioni - ha concluso Arlacchi -. Il "berlusconismo" come metodo di lavoro si è allargato su tutta l'Europa».
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30/08/2009
Sicilia, respinto gommone di migranti
Sicilia, respinto gommone di migranti
Dal 6 maggio, giorno dell'accordo, sono un migliaio i migranti riportati a tripoli. A bordo 75 persone tra i quali donne e bambini, in prevalenza somali: tornati in Libia
PALERMO- Erano in 75. Tutti stipati su un gommone. Uomini, donne e bambini in fuga dall'Africa e alla ricerca di un futuro. La speranza era tutto lì in quel viaggio da costa a costa. Fino in Sicilia. E c'erano quasi arrivati, quando il brusco risveglio è stato dettato dalle motovedette italiane, incrociate sul loro cammino. Tutti, tranne un uomo ferito, sono stati riportati in Libia.
IMMIGRAZIONE- I primi a intercettare l'imbarcazione sono stati gli uomini della marina maltese. Poi è arrivata la Marina Italiana, al di fuori delle acque territoriali. Il gommone si stava dirigendo «inequivocabilmente» verso le coste della Sicilia sud orientale. Da qui la decisione di rimandare tutti indietro con la Guardia di Finanza. Tutti tranne un immigrato con alcune costole rotte che è stato trasferito all'ospedale di Pozzolla, in provincia di Ragusa. Secondo le prime informazioni gli extracomunitari sarebbero in maggioranza somali o comunque provenienti dal Corno d'Africa, dunque nelle condizioni di fare richiesta d'asilo. Quello di oggi è l'ennesimo respingimento, dopo l'accordo bilaterale tra Italia e Libia. Dal 6 maggio ad oggi sono oltre un migliaio gli immigrati che sono stati riportati a Tripoli.
24/06/2009
Formula Uno: Fia e Fota trovano l'accordo, il mondiale è salvo
Formula Uno: Fia e Fota trovano l'accordo, il mondiale è salvo
Le regole restano quelle di quest'anno sino al 2012. Montezemolo firma la pace e in cambio ottiene la testa di Mosley, che non si ricandiderà alla presidenza della Fia
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| Mosley davanti a una Ferrari sulla griglia di partenza del Gp d'Inghilterra (Epa) |
PARIGI - Tanto rumore per nulla. Alla fine, come aveva previsto Max Mosley, presidente della Federazione internazionale dell'automobile (Fia), l'accordo con la Fota (l'associazione dei principali costruttori di Formula Uno) è stato trovato e quindi il campionato mondiale 2010 è salvo e non ci saranno due divise competizioni.
ACCORDO - L'annuncio al termine del Consiglio mondiale della Fia a Parigi, in una conferenza stampa congiunta di Mosley e Luca Cordero di Montezemolo, alla guida della Fota. Mosley a ottobre non si ricandiderà alla presidenza della Fia. La Fia ha deciso di non cambiare le attuali regole in Formula 1, che saranno tenute in vigore fino al 2012. Non ci sarà così il campionato quindi alternativo che avevano annunciato otto squadre se non si fosse arrivati a un accordo con la Fia, che voleva introdurre un tetto di spesa di circa 45 milioni di euro. «L'obiettivo è tornare in due anni ai livelli di spesa dell'inizio degli anni Novanta», ha spiegato Mosley. «Sono felice, ha prevalso il buon senso», ha aggiunto Bernie Ecclestone, detentore dei diritti commerciali della Formula Uno.
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20/05/2009
F1, respinto ricorso della Ferrari
F1, respinto ricorso della Ferrari
La decisione presa dal tribunale di Parigi. La scuderia di Maranello aveva chiesto il blocco del nuovo regolamento. Mosley:«Nessuno pensi solo per sè»
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| La Ferrari di Kimi Raikkonen (Afp) |
PARIGI - Il tribunale delle Grandi istanze di Parigi ha respinto il ricorso presentato dalla Ferrari contro l'introduzione delle nuove regole varate dalla Federazione internazionale (Fia) in vista del Mondiale 2010 di Formula 1. La scuderia di Maranello ha chiesto inutilmente il blocco del nuovo regolamento, che per la prossima stagione prevede l'entrata in vigore di un tetto agli investimenti.
TETTO DI 40 MILIONI DI STERLINE - I team che non rispetteranno integralmente i parametri tecnici potranno spendere al massimo 40 milioni di sterline. La Ferrari, così come altre squadre, ritiene che il provvedimento creerá un Mondiale diviso in due categorie. Per questo, il Cavallino ha già annunciato che non si iscriverà al Mondiale 2010 se le norme non verranno modificate. La Federazione internazionale dell'automobile, attraverso il presidente Max Mosley, nei giorni scorsi ha ribadito che non intende eliminare la misura relativa al tetto al budget. Le iscrizioni al prossimo campionato possono essere presentate tra il 22 e il 29 maggio. La Ferrari ha già annunciato l'intenzione di non iscriversi se le regole non muteranno. Analoga posizione è stata adottata da Renault, Bmw, Red Bull e Renault.
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| Max Mosley (Lapresse) |
MOSLEY: «NESSUNO DEVE PENSARE SOLO PER SE'» - Max Mosley non ha nascosto la propria soddisfazione dopo il verdetto: «Nessun concorrente dovrebbe porre il proprio interesse al di sopra di quelli dello sport in cui compete. La Fia, i team e i nostri partner commerciali continueranno a lavorare per garantire il benessere della Formula 1 nel 2010 e oltre».
SCONOSCIUTI - In mattinata la Ferrari sul proprio sito ufficiale ha ironizzato sull'eventuale prossimo campionato del mondo di F1 voluto da Mosley e senza le scuderie più importanti. Maranello riporta i nomi delle squadre che hanno manifestato la loro intenzione di correre il prossimo anno in Formula 1. «A scorrere l'elenco si fa fatica a trovare un nome degno di nota, uno di quelli per cui andare a spendere 400 euro a testa per un biglietto in tribuna per un Gran premio (più spese di viaggio e soggiorno)». Le squadre in questione sono «Wirth Research, Lola, USF1, Epsilon Euskadi, RML, Formtech, Campos, iSport». L'edizione online della rivista specializzata Autosport aggiunge anche la Prodrive e la Litespeed, una scuderia della Formula 3 britannica. «Un campionato del mondo con queste squadre, con tutto il rispetto per loro, può avere lo stesso valore della Formula 1 di oggi, dove si affrontano la Ferrari, i grandi costruttori automobilistici e team che hanno fatto la storia di questo sport? Non sarebbe più adeguato chiamarla Formula GP3?».
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