25/06/2010

Bloccata per alcune ore la vendita dei biglietti, polemica tra Acea e Trenitalia

Bloccata per alcune ore la vendita dei biglietti, polemica tra Acea e Trenitalia

LE FS SOTTOLINEANO CHE E' STATO CONCESSO AI PASSEGGERI DI VIAGGIARE SENZA BIGLIETTO. Un guasto alla rete elettrica ha impedito gli acquisti: rimpallo di responsabilità

 

ROMA - Le Ferrovie di Stato hanno comunicato che un improvviso guasto alla rete elettrica della società Acea di Roma ha provocato dalle 8.30 di questa mattina, per alcune ore il temporaneo blocco ai sistemi informativi centrali gestiti dalla società Tele sistemi ferroviari (Tsf) esterna al gruppo Fs. Il blocco ha determinato fino alle 12-12.30 l'impossibilità di acquistare e prenotare i biglietti su tutta la rete di vendita di Trenitalia e di aggiornare in automatico i tabelloni informativi delle stazioni. Le informazioni ai viaggiatori sono state assicurate da Rete ferroviaria italiana con annunci effettuati dal personale. La situazione a fine mattinata è poi tornata alla normalità, con solo qualche coda nelle principali stazioni. Trenitalia sottolinea però che è stato fatto il massimo per diminuire i disagi dei viaggiatori, permettendo in alcuni casi anche di viaggiare senza biglietto.

LA VERSIONE DELL'ACEA - Una versione quella del blocco alla rete elettrica di Acea smentito però dalla società elettrica romana, secondo la quale «Il blocco tecnico che ha provocato l'impossibilità di acquistare e prenotare i biglietti su tutta la rete di vendita di Trenitalia non è dipeso in alcun modo dalla fornitura e dal servizio Acea». «Nessun guasto, nè anomalia, si è verificato sulla parte di rete Acea che alimenta l'utenza delle Ferrovie dello Stato (cabina 8252 di via Scalo Prenestino) - spiega l'azienda in una nota -. Alle prime ore del mattino Ferrovie dello Stato ha scambiato l'alimentazione dalla linea Esquilino con quella Tiburtino, mediante manovre effettuate solo ed esclusivamente sulla sua rete proprietaria. Così, come evidenziato dall'esame dei carichi assorbiti, non si è verificata alcuna interruzione nella fornitura Acea». L'Acea sottolinea poi che «alle 11,40 - sempre in base a quanto risulta dall'esame dei carichi assorbiti - la rete delle Ferrovie si è rialimentata sempre con manovre interne a schema normale, senza alcun intervento tecnico da parte delle squadre di Acea».

Redazione online


04/04/2010

Il Papa: «L'umanità sta vivendo una crisi profonda»

Il Papa: «L'umanità sta vivendo una crisi profonda»

 

Il cardinale sodano a benedetto XVI: «La chiesa è con lei». Il Messaggio di Pasqua del pontefice: «Servono cambiamenti profondi, a partire dalle coscienze»

 

Benedetto XVI arriva all'altare sul sagrato della Basilica di S. Pietro per celebrare la Messa di Pasqua
Benedetto XVI arriva all'altare sul sagrato della Basilica di S. Pietro per celebrare la Messa di Pasqua

CITTA' DEL VATICANO - «Tutta la Chiesa» è accanto a Papa Benedetto XVI, oggetto di attacchi per lo scandalo dei preti pedofili. Prima della messa di Pasqua, il decano del Collegio cardinalizio, card. Angelo Sodano, rivolge al pontefice gli auguri e parole di sostegno a nome di tutta la Chiesa. Un'aggiunta al protocollo della cerimonia: mai, in passato, la messa di Pasqua era stata preceduta da un messaggio di augurio al pontefice. «È con lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal 'chiacchiericcio' del momento - ha affermato Sodano - e dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti».

IL MESSAGGIO
- Dopodiché Benedetto XVI, davanti a circa 100 mila persone, rivolge ai fedeli il suo messaggio di Pasqua: «Anche ai nostri giorni l'umanità ha bisogno della salvezza del Vangelo - afferma - per uscire da una crisi che è profonda e come tale richiede cambiamenti profondi, a partire dalle coscienze». C'è bisogno, ha spiegato, «di un 'esodo', non di aggiustamenti superficiali, ma di una conversione spirituale e morale».

DALL'IRAQ AD HAITI
- «Alle comunità cristiane, che, specialmente in Iraq, conoscono prove e sofferenze, il risorto ripeta la parola carica di consolazione e di incoraggiamento che rivolse agli Apostoli nel Cenacolo: "Pace a voi!". Nel messaggio, Benedetto XVI ha menzionato i paesi Latino-americani e dei Caraibi «che sperimentano una pericolosa recrudescenza dei crimini legati al narcotraffico», auspicando che la Pasqua «segni la vittoria della convivenza pacifica e del rispetto per il bene comune». Quanto alle zone colpite dal terremoto, «la diletta popolazione di Haiti, devastata dall'immane tragedia del terremoto - ha detto il Papa - compia il suo "esodo" dal lutto e dalla disperazione ad una nuova speranza, sostenuta dalla solidarietà internazionale. Gli amati cittadini cileni, prostrati da un'altra grave catastrofe, ma sorretti dalla fede, affrontino con tenacia l'opera di ricostruzione». Il Papa ha anche citato l'Africa, auspicando che «si ponga fine ai conflitti che continuano a provocare distruzione e sofferenze e si raggiunga quella pace e quella riconciliazione che sono garanzie di sviluppo».

65 LINGUE
- «La luce e la grazia del Risorto sostengano i progetti di sviluppo e di bene che l'intera Comunità Nazionale è chiamata ad attuare nella concordia operosa e nella pace» ha detto infine in italiano aprendo la serie degli auguri in 65 lingue. «Buona Pasqua - ha scandito - a voi, uomini e donne di Roma e d'Italia! Il Signore Risorto benedica le famiglie, i giovani e gli anziani, in particolare i malati e quanti soffrono nel corpo e nello spirito».


03/04/2010

"Odio contro il Papa ricorda gli attacchi degli antisemiti"

"Odio contro il Papa ricorda gli attacchi degli antisemiti"

Il predicatore della Casa Pontificia Cantalamessa cita lettera dell'amico ebreo: l’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità personale a quella collettiva mi ricordano la Shoah. La Santa Sede frena: "Nessun paragone"

 

 

Sul caso della pedofilia dei sacerdoti e' in atto una campagna di odio e di aggressione contro il Papa e la Chiesa che ricorda il peggiore antisemitismo messo in pratica contro gli ebrei. E' questo il duro attacco sulla questione degli abusi sessuali del clero pronunciato nel pomeriggio di oggi dal predicatore della Casa pontificia, padre Ranieri Cantalamessa, nel corso della celebrazione della Passione presieduta da Benedetto XVI nella basilica di San Giovanni in Laterano. Padre Cantalamessa, che ha esplicitamente detto di non voler toccare la questione degli abusi da parte dei preti ''perche' gia' se ne parla abbastanza fuori di qui'', si e' poi richiamato al clima di questi giorni nella parte finale della sua predica. Nell'omelia, infatti, ha prima citato la Lettera agli Ebrei di Matteo, poi ha dato voce al messaggio di un amico ebreo che ha solidarizzato con il Pontefice proprio in virtu' delle critiche che stanno piovendo sulla Chiesa da ogni parte del mondo.

A stretto giro arriva la precisazione della Santa Sede. "Smentisco nel modo più assoluto che ci sia un paragone di iniziativa vaticana tra l’antisemitismo e la situazione attuale relativa alla pedofilia", dice il portavoce vaticanopadre Federico Lombardi inteprellato dall'agenzia Apcom in seguito alle critiche di una parte della comunità ebraica per la frase di Cantalamessa.


Nella Via Crucis, il Papa non ha fatto cenno allo scandalo pedofilia. Ha però richiamato al più autentico significato del Venerdì Santo, quello della più profonda sofferenza a cui segue però la rinascita e il riscatto.

"Nasca in noi un rinnovato desiderio di convertire il nostro cuore all'amore, che è l'unica forza capace di cambiare il mondo". Con questa invocazione Benedetto XVI ha concluso la Via Crucis da lui preseduta al Colosseo e trasmessa in mondovisione in 60 paesi del mondo.

 


23/02/2010

«Io, manager tradita dall’azienda. Dopo il parto costretta a licenziarmi»

«Io, manager tradita dall’azienda. Dopo il parto costretta a licenziarmi»

 

Stefania Boleso, 39 anni, dieci anni da responsabile marketing: ero pronta a mille sacrifici. Storia di una bocconiana. Convocata dal direttore appena rientrata: «Grazie, non ci servi più»

 

 

Mamma e figlia fotografate nella loro casa (Fotogramma)
Mamma e figlia fotografate nella loro casa (Fotogramma)

«Buongiorno dottoressa. Il direttore generale la aspetta nel suo ufficio». La voce della segretaria lasciava intuire un certo distacco. Strano. Torni dalla maternità, di solito i colleghi ti accolgono con un sorriso e mille domande. Come va la piccola? Piange? Come ti sei organizzata a casa? Stefania Boleso, 39 anni, marketing manager di Red Bull Italia (multinazionale austriaca presente in oltre 180 Paesi, ndr) non ha voluto ascoltare quel brivido di disagio. Come uno sportivo che si è preparato al meglio, dopo dieci mesi di maternità era stanca di immaginare la gara imminente. Baby sitter assunta a tempo pieno, marito pronto a dare una mano nelle emergenze: meglio scendere in campo e giocare. E allora via, dal capo. «Buongiorno Stefania. Scusa ma... Per motivi di costi la tua posizione non è più prevista». Tradotto: devi andartene. Con le buone o con le cattive. «Non dimenticherò mai quell’attimo — racconta adesso Stefania Boleso —. Erano le dieci del mattino del 30 settembre scorso. E’ stato come essere lasciata dal primo amore».

Una firma per cancellare oltre dieci anni di lavoro e un percorso professionale da manuale: laurea in Bocconi con 110, un anno e mezzo in una multinazionale americana (Sarah Lee) «per farmi le ossa» e poi l’ingresso in Red Bull quando il marchio in Italia era sconosciuto e la filiale tutta da costruire. Oggi la bibita è famosa anche nel nostro Paese. E l’azienda in Italia dà lavoro a 150 dipendenti. «Mi hanno fatto una proposta economica. Ho rifiutato—racconta oggi Boleso davanti a una tazza di caffè —. Ho deciso di tenere duro per orgoglio. Gestivo un budget di 18 milioni di euro ed ero il punto di riferimento di 28 persone: tutta l’area marketing. Durante la maternità ero sempre rimasta in contatto con l’azienda. Per dire, mia figlia doveva nascere il 25 dicembre e io il 18 ero a una riunione. A quel progetto ho dato l’anima. Invece l’azienda non mi ha nemmeno messa alla prova. Come si sono sbagliati. Io ci sarei riuscita a mettere insieme la famiglia con il lavoro. Avrei dato il sangue pur di farcela».

Dopo il «gran rifiuto», per Stefania Boleso sono arrivati momenti difficili. «Sono stata spostata in un locale a pian terreno riadattato a ufficio, distante cinque piani dal resto dell’azienda. Mi hanno tolto la responsabilità del marketing. In teoria avrei dovuto lavorare con due colleghe. Peccato che entrambe fossero in maternità. Insomma, ero sola». Boleso ha resistito poche settimane. «Un giorno mi è venuto un attacco di panico, ho creduto di morire. Al pronto soccorso mi hanno detto che stavo rischiando l’esaurimento. Alla fine ho mollato. Il 19 dicembre ho firmato la resa. Ho scambiato i miei diritti con una buonuscita. Non avevo alternativa: dopo aver perso cinque chili e la serenità, non mi sono sentita di imporre altre tensioni alla mia famiglia». Che cosa farà adesso, Stefania? «Questa esperienza mi ha cambiata — risponde la manager —. Ieri criticavo chi dava meno del 110% sul lavoro. Adesso sto cercando di attribuire un nuovo senso agli ultimi dieci anni. Ho deciso di ripartire raccontando questa storia. "Guarda che poi nessuno ti offrirà più lavoro", mi ha detto qualcuno. Il rischio c’è. Ma credo vada corso. Quantomeno per aiutare mia figlia a vivere in un mondo migliore».

Rita Querzé


16/10/2009

Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»

Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»

 

Vilipendio, il quirinale auspica l'abolizione. «Libertà d'espressione richiede analisi in sede europea, i giornalisti non sottovalutino responsabilità del lavoro»

 

Napolitano (Lapresse)
Napolitano (Lapresse)

ROMA - Rispettare l'insostituibile valore del pluralismo nella stampa e nella tv, in particolare quella pubblica. È l'invito lanciato dal presidente Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata dell'informazione celebrata al Quirinale con promotori e vincitori dei premi giornalistici che hanno ottenuto l'adesione della presidenza della Repubblica. Il capo dello Stato ribadisce «il carattere discriminante che l'esistenza di una stampa e di una informazione pluralistiche e libere assume, per distinguere la democrazia dal dispotismo».

TEMPI DIFFICILI - Napolitano ha sottolineato che la libertà d'espressione e il suo uso richiedono analisi e proposte in sede europea, invitando i giornalisti a non sottovalutare i limiti e le responsabilità del proprio lavoro. Il presidente spiega che «i giornalisti vivono oggi tempi difficili in Italia e nel mondo occidentale, per effetto di accelerate trasformazioni tecnologiche, di ricadute della crisi finanziaria economica globale e di processi più a lungo termine di ristrutturazione del potere economico anche in campo editoriale».

VILIPENDIO - Il capo dello Stato ha parlato anche del reato di vilipendio, auspicandone l'abolizione. Napolitano ha invitato chiunque abbia titolo per esercitare l'iniziativa legislativa a proporre l'abrogazione dell'art. 278 del Codice penale. Il presidente fa questa «postilla telegrafica», come la definisce, alla fine del suo discorso per la cerimonia al Quirinale per la Giornata nazionale dell'informazione. «Giudichino i cittadini che cosa è libertà di critica e che cosa non lo è nei confronti delle istituzioni - ha concluso -, che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica». Il riferimento al vilipendio è di stretta attualità dopo che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e del direttore di Libero Maurizio Belpietro. Il presidente della Repubblica ha ricordato che il vilipendio «non è stato toccato dalla riforma dei reati di opinione di pochi anni fa».

SENSO DELLA MISURA - Infine Napolitano ha invocato «senso della misura», per se stesso e in maniera implicita anche per gli altri attori della politica e delle istituzioni. «A conclusione di una settimana incredibilmente densa, che mi ha visto impegnato in più occasioni di intervento pubblico - ha detto -, non mi soffermo, anche per senso della misura, su temi generali di carattere politico-istituzionale».


01/10/2009

L'Ecofin alle banche: «Basta avidità»

L'Ecofin alle banche: «Basta avidità»

 

Oggi la riunione dei ministri economici dell'Unione Europea. Il presidente di turno, Borg: «Bisogna entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria»

 

Anders Borg, ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin (Ap)
Anders Borg, ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin (Ap)

Basta con l'avidità nel settore finanziario: banche e mercati devono inaugurare un'era di responsabilità. È l'appello della presidenza Ue che nella riunione di oggi dell'Ecofin - il consiglio dei ministri economici e finanziari dell'Unione - affronterà anche la questione della vigilanza finanziaria, esaminando la riforma adottata la scorsa settimana dalla Commissione Ue.

«IL FANTASMA DELL'AVIDITA'» - «L'avidità è un fantasma molto difficile da intrappolare», ha detto il ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin, Anders Borg, per il quale «è importante che i banchieri e i mercati non sottovalutino gli impegni politici presi per entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria».

«E ORA L'EXIT STRATEGY» - Borg ha anche sottolineato, prima del vertice dell'Eurogruppo che ha aperto i lavori dell'Ecofin, come l'impatto delle misure di stimolo anticrisi sui conti pubblici di molti Paesi europei ha reso le loro politiche fiscali non più sostenibili ed è quindi necessario cominciare ad elaborare delle adeguate «exit strategy». «Dovremo continuare a mantenere una politica economica molto espansionistica, ma, allo stesso momento, è tempo di iniziare ad elaborare e comunicare le exit strategy - ha affermato il padrone di casa del vertice -. La politica fiscale in Europa non è sostenibile. In 20 paesi il deficit ha superato la soglia del 3% del Pil e, a politiche immutate, ciò significa un debito al 100% del Pil in alcuni anni. Dobbiamo ritirare in tempo le misure di stimolo, servono strategie efficaci e coerenti per un consolidamento strutturale e prolungato delle finanze pubbliche». Sono inoltre necessarie, ha aggiunto il ministro delle Finanze di Stoccolma, «riforme strutturali che facciano crescere l'offerta di lavoro e la flessibilità del mercato del lavoro».


08/08/2009

Cellulari e suonerie, i costi nascosti

Cellulari e suonerie, i costi nascosti

 

Focus Telefoni e servizi. Migliaia di segnalazioni all’Authority Abbonamenti-virus da cinque o venti euro

 

Nel trabocchetto estivo possono cadere anche persone smaliziate come gli esperti di mass media. Ci è caduto ad esempio Peppino Ortoleva, storico della comunicazione, che segnala la sua disavventura al Corriere della Sera: «Sono stato vittima di una tipica truffa da telefonia cellulare — scrive in una mail —. È un abbonamento da 5 euro settimanali che non ho mai sottoscritto ma che in qualche modo mi è stato inoculato nella sim come un virus, credo attraverso un sms che mi prometteva l’invio di un altro sms, per ricevere il quale dovevo dare l’okay».

Prosegue la lettera: «Avendo un figlio minorenne in giro per il mondo, e immaginando che potesse essere un suo messaggio, ho accettato. Poi però mi sono accorto che in realtà era un servizio di suonerie a pagamento e mi sono rivolto alla Tim chiedendo che venisse disattivato. Cosa che è avvenuta. Tuttavia, quando ho fatto notare che la società di servizi mi aveva acceso un abbonamento senza che ne fossi praticamente consapevole, al call center di Tim hanno tagliato corto dicendo che quell’abbonamento, consapevole o no, l’avevo attivato io». «Gli sms di questo tipo—rispondono a Telecom Italia — vengono inviati da Tim solo a clienti che hanno dato consenso al trattamento dei dati personali esprimendo la volontà di ricevere informazioni pubblicitarie legate ai servizi. In alternativa, i messaggi possono essere mandati autonomamente dal content provider a cui il cliente ha rilasciato il consenso in altri ambiti (per esempio con la navigazione wap e web)».

Ma il punto è che troppo spesso, checché ne dica Telecom, il consenso viene ottenuto in modo subdolo. La segnalazione di Peppino Ortoleva è una delle migliaia che arrivano sui tavoli dell’Authority per le Comunicazioni, l’Agcom, o vengono inviate alle organizzazioni dei consumatori. La sola Autorità presieduta da Corrado Calabrò ogni anno ne riceve 40mila e di queste una su cinque riguarda l’attivazione di servizi non richiesti, tra i quali abbonamenti a loghi e suonerie da parte di cosiddetti content provider. Malgrado la multa di un milione di euro data ai quattro operatori mobili (Tim, Vodafone, Wind e 3) dieci mesi fa dall’Antitrust, l’affare dei «servizi a sovrapprezzo» prospera più che mai, favorito dal relax agostano. Anche perché molti non sanno che per disattivare il servizio basta una telefonata al proprio operatore. «Se il content provider non dà seguito alla richiesta di disattivazione—dice Telecom Italia — abbiamo introdotto una procedura di controllo che gli assegna un codice autorizzativo per ogni cliente e per ciascun servizio richiesto. In questo modo, su richiesta, il 119 di Telecom Italia può intervenire direttamente, bloccando il codice autorizzativo e stoppando definitivamente l’invio di messaggi da parte del content provider».

Ma come scatta la trappola dell’abbonamento- virus? Il meccanismo è diabolicamente banale. Il più delle volte bastano una visita a un sito di musica, un clic distratto per ascoltare un brano, la non lettura di una clausola microscopica, l’invio del proprio numero di cellulare o di un sms con un certo testo a un certo numero e ci si ritrova — senza saperlo — a pagare fino a 20 euro al mese per ricevere settimanalmente una suoneria, com’è capitato a un altro lettore finito per caso nel sito di Flycell. Ai danni dell’utente congiurano gli spot televisivi quando promettono loghi e suonerie in regalo, inducendo lo spettatore disattento a pensare che si tratti di servizi gratuiti. «Spesso—dicono all’Agcom — ci imbattiamo in autentici esempi di pubblicità ingannevole». Se le cose stanno così è anche perché il quadro delle responsabilità di controllo non è chiaro.

Con il decreto Landolfi del 2006, i servizi a sovrapprezzo sono regolati dal sottosegretariato alle Comunicazioni, che oggi fa parte del ministero dello Sviluppo economico. Mentre numerazione e normativa «a tutela dell’utenza » competono all’Agcom. Il che crea non poca confusione. Il risultato di questo garbuglio di poteri è che non si riescono a definire—almeno per la vendita in abbonamento di news, loghi e suonerie — regole più stringenti sull’attivazione dei servizi. Le misure più efficaci — imposte dall’Agcom o adottate in autodisciplina — riguardano infatti il momento successivo, quello in cui il servizio è già stato attivato. Si tratta di misure quali appunto la disattivazione del servizio a richiesta oppure l’invio periodico di messaggi che ricordano all’utente i costi dell’abbonamento in corso e le modalità di recesso. Tra i content provider c’è chi ha scelto di «autodisciplinarsi»: Buongiorno, Dada, David 2, Neomobile e M-Platform si sono date un codice di comportamento che riguarda la trasparenza commerciale. Alcune ad esempio mandano al cliente un messaggino di benvenuto nel quale gli ricordano che «sta pagando» un certo servizio.

Altre gli inviano un estratto conto a fine mese. Più che da spinta etica assoluta, sono mosse dal desiderio di migliorare la propria reputazione relativa, distinguendosi dai marchi più opachi, con vantaggi in termini di credibilità e di quote dimercato. Ma, quale che sia la spinta, l’utente ne riceve comunque un beneficio. Legittimo dunque chiedersi perché l’Agcom non abbia ancora reso obbligatorio per tutti questo codice di comportamento oggi adottato solo da pochi. Tra queste aziende un caso a parte è Dada, controllata da Rcs, che da due anni non vende più le suonerie ed è invece attiva soprattutto nel campo della musica via Internet, in particolare con il download di canzoni a prezzi convenienti. Un altro non chiarissimo confine di responsabilità è quello che separa l’operatore mobile e l’azienda che fornisce il contenuto del servizio. Una cosa è sicura: entrambi ci guadagnano.

Fino ad oggi e per molto tempo gli operatori hanno cercato di prendersi i vantaggi rifiutando le responsabilità. Ma Agcom e Antitrust non hanno mai accettato questa logica, come dimostra il fatto che le multe le hanno date a loro, non a chi offre i contenuti; e gli operatori, a loro volta, si sono rifatti sui content provider. Anzi, oggi chi vuol offrire servizi attraverso gli operatori mobili deve sottoscrivere un codice in cui si impegna a rispettare certe regole. Manca però — lo ripetiamo — la regola più importante, quella che dovrebbe imporre procedure chiare nell’attivazione degli abbonamenti. Come spiega il caso citato all’inizio, le modalità di «acquisizione del cliente» sono ancora piuttosto furbastre, per non dire di peggio.

Edoardo Segantini

Fonte Corriere della Sera


23/06/2009

La trasparenza di Google

La trasparenza di Google

 

 

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Oggi a Milano era prevista una nuova seduta del processo "ViviDown contro Google", in cui il motore di ricerca è chiamato a rispondere di concorso in diffamazione e violazione della privacy in merito a un video del 2006 caricato su Google Video che riprendeva un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down vessato dai compagni (qui tutti i dettagli). Il processo con rito abbreviato ha però subito uno slittamento a causa della malattia dell'interprete che avrebbe dovuto tradurre la testimonianza di un ingegnere arrivato appositamente in Italia da Mountain View. La cosa ha destato perplessità tra molti dei presenti, parti in causa e non, ma pare che non ci siano stati i tempi tecnici per trovare un sostituto.

Comunque sia, il dibattimento è dunque rinviato al prossimo 29 settembre, anche per la successiva indisponibilità del giudice Oscar Magi. Il processo dunque rimane a Milano, come già stabilito, e sarà a porte chiuse. Ed è questo il caso che oggi ha destato un certo scalpore. Perché il processo, in molti sensi unico nel suo genere a livello mondiale, è seguito con grande interesse anche da molti media americani: si tratta infatti di stabilire la responsabilità di chi ospita contenuti sul Web, o semplificando - come titola oggi un'agenzia della Associated Press - se nel Web debba prevalere il concetto di libertà oppure di responsabilità, legata a un maggiore controllo di quanto va online. Così diversi giornali italiani e statunitensi, tra cui il New York Times e il Wall Street Journal, avevano chiesto al giudice Magi la possibilità che l'udienza fosse pubblica. Ma le difese dei quatro imputati di Google si sono opposte e dunque il processo proseguirà a porte chiuse.

"Dont' be evil" è da sempre il motto dell'azienda di Mountain View. E forse a questa frase, involontariamente, ha voluto riferirsi il pubblico ministero Alfredo Robledo, che con il collega Francesco Cajani si era detto favorevole all'evenienza delle porte aperte, con il commento ironico seguito alla chiusura dell'aula ai giornalisti: "Prendiamo atto della trasparenza di Google". L'avvocato Pisapia, da noi contattato, ha voluto rispondere così: "Parlare in questo caso di trasparenza mi pare fuori luogo, perché il discorso era invece se violare la legge oppure no".  Il legale, uno dei difensori di Google, prosegue: "Siccome noi avevamo l'interesse a terminare tutto il dibattimento entro la fine di luglio, come era previsto, non potevamo certo correre il rischio di vedere annullato il processo. Il rito abbreviato, infatti, è per legge un giudizio non pubblico: la pubblicità in questi casi può esserci solo in caso di richiesta da parte di tutti gli imputati. Che però oggi non erano in aula".


21/05/2009

Abusi edilizi e turismo di massa: così muore il Parco nazionale del Cilento

Abusi edilizi e turismo di massa: così muore il Parco nazionale del Cilento

 

Secondo dossier del Codacons Campania. Le responsabilità delle amministrazioni locali: «Era più intatto prima che diventasse area protetta»

 

Le costruzioni abusive di Montecorice devono essere abbattute da oltre vent'anni
Le costruzioni abusive di Montecorice devono essere abbattute da oltre vent'anni

SALERNO - Gli abusi edilizi e un distruttivo turismo di massa stanno danneggiando il Parco nazionale del Cilento. È l’accusa formulata nel Secondo dossier Cilento, redatto dal CodaconsCampania e pubblicato sul sito web dell’associazione con le molteplici violazioni denunciate.

VIOLAZIONI - Il parco è stato istituito nel 1991 e grazie ai suoi 180 mila ettari è il secondo parco nazionale più grande d’Italia. Nello stesso anno è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco e dal 1997 la stessa agenzia dell'Onu l’ha riconosciuto riserva di biosfera. Ricco di aree protette e di significativi siti storico-culturali (tra i più famosi i templi di Paestum e la Certosa di Padula), a vigilare sull’integrità del territorio e tutelarne le qualità culturali e naturali è l’Ente parco. Secondo il Codacons, però, nel corso degli ultimi anni si sono protratte «sistematiche violazioni delle leggi» che hanno determinato «numerosissime sofferenze ambientali e paesaggistiche» in tutto il territorio protetto. Dal dossier si deduce che le principali responsabilità dell’emergenza ambientale del Parco nazionale vanno ricercate nelle amministrazioni locali, troppo spesso pronte a «svendere legalità per acquistare consenso». Lo stesso l’Ente parco, in numerose occasioni, ha dimostrato inerzia e incapacità a svolgere un’effettiva azione di tutela dell'ambiente e del paesaggio. Alla fine il documento constata, non senza amarezza, che «il Cilento era più intatto prima che diventasse un’area protetta».

ABUSI EDILIZI – L’abusivismo edilizio è una delle piaghe maggiori che si registrano nel parco nazionale. Nel 2005 i carabinieri hanno accertato cento casi di abuso edilizio, ma il fenomeno è in netta crescita. Il Codacons afferma che sia la popolazione sia le istituzioni tollerano questo costume tanto da «non applicare le misure di contrasto e di repressione previste dalla legge». L’Ente parco, nel corso della sua quasi ventennale esistenza, ha emesso solo quattro ordinanze di demolizione, mentre non ha promosso azioni effettive nei confronti dei ripetuti abusi edilizi. Il caso più eclatante è quello di Montecorice, nei pressi della riserva di Punta Licosa, dove manufatti di cemento che devono essere abbattuti da oltre 20 anni sono ancora in piedi malgrado le sentenze passate in giudicato. Scheletri di cemento che deturpano una meravigliosa collina che si affaccia sulla baia di Punta Licosa.

Centola: il Centro internazionale per lo studio delle migrazioni
Centola: il Centro internazionale per lo studio delle migrazioni

ECOMOSTRI CON I FONDI EUROPEI – Càpita anche che in un’area protetta siano costruiti improbabili e maestosi edifici con finanziamenti europei. È il caso di due singolari progetti: il Centro internazionale per lo studio delle migrazioni e il Museo del fiume e dell’area faunistica della lontra. Il primo è stato portato a termine nel Comune di Centola con una spesa di circa 1.290.000 euro di fondi europei. Il secondo è stato edificato nel Comune di Aquara e ha comportato un esborso di oltre 500 mila euro. Oggi queste strutture non sono attive e secondo il Codacons la loro costruzione ha prodotto «una devastazione paesaggistica di un’intera area, prima di allora pregiatissima». «È incredibile», afferma l'avvocato Pierluigi Morena, dell'ufficio legale del Codacons, «come si sperperi il denaro pubblico per creare eco-mostri in aree sensibili». Il dossier denuncia che il Centro internazionale per lo studio delle migrazioni non è stato costruito con «materiali ecologici, compatibili e facilmente mimetizzati con l’ambiente circostante», ma è stata innalzata in posizione dominante e con calcestruzzo «una vera palazzina di tre piani, a forma di fungo circolare».

Il porto di Pisciotta
Il porto di Pisciotta

CEMENTIFICAZIONE E TURISMO DI MASSA – L’area del Cilento vive soprattutto di turismo. Località come Palinuro, Agropoli, Acciaroli ospitano decine di migliaia di villeggianti nei mesi estivi. Spesso le amministrazioni locali, pur di incrementare l’afflusso dei turisti, approvano progetti di dubbio impatto ambientale. È il caso della cementificazione del porto turistico di Pisciotta, cittadina a pochi chilometri da Palinuro (i lavori sono attualmente fermi dopo l’intervento della Sopraintendenza che ha constatato «la completa asportazione della scogliera preesistente, nonché il salpamento di parte della scogliera a sud del porto»). O ancora del progetto di costruzione di circa 40 villini da parte della cooperativa Sea Village in un’area protetta in località Lacco di Pisciotta, a pochi metri dal mare. Quest'ultimo progetto ha dato luogo a una vicenda giudiziaria con risvolti penali che ha visto coinvolti anche amministratori locali. Naturalmente il litorale costiero è quello che soffre di più la minaccia del turismo di massa. Il Codacons denuncia «le crescenti concessioni agli stabilimenti balneari nell’area dunale» sul pregiato litorale di Marina di Camerota. Il carico degli stabilimenti danneggerebbe l’intero territorio, «con pregiudizio anche per le specie di uccelli (gabbiano reale e gabbiano corso) che nidificano sulle falesie rocciose lì presenti». L’attività umana avrebbe tra l’altro provocato «gravi perdite di specie autoctone sulla spiaggia di cala del Cefalo».

IL KARTODROMO E LA GALLERIA - La fantasia degli amministratori locali non conosce limiti. Il Comune di Torraca vuole portare a termine la costruzione di un kartodromo e di una centrale eolica sulla montagna di Casalbuono, sul golfo di Policastro, «zona ritenuta dall’Autorità di bacino molto fragile per la sua natura carsica, quindi inadatta a ogni attività umana». Dopo la denuncia del Codacons sarà l’autorità giudiziaria a stabilire se effettivamente è possibile costruire una pista di kart su una montagna carsica. Ma forse il progetto più incredibile è quello denominato Interconnessione degli schemi idrici Sele–Alento, presentato nel luglio 2008 dal Consorzio Velia per la bonifica dell’Alento. Il piano prevedeva la deviazione del fiume Calore, nel tratto delle note gole, e la costruzione di una galleria di 2,5 km che avrebbe permesso alle acque di confluire nel bacino dell’Alento, lago artificiale e importante fonte di approvvigionamento idrico per il territorio. Lo scopo del progetto era aumentare l’acqua a disposizione per fini domestici e combattere «la tropicalizzazione del clima nel sud Italia». Sulla questione è intervenuto anche il Wwf Italia che, attraverso il presidente Enzo Venini, ha sostenuto che se il progetto fosse stato attuato «avrebbe causato la scomparsa del fiume Calore, tra i più vitali e meno inquinati del sud Italia, con la conseguente distruzione dell’ecosistema legato al fiume». Il Codacons su questa vicenda aveva avviato una campagna di tutela intitolata Salviamo il fiume Calore. «Quella campagna», sostiene il presidente del Codacons Campania, professore Marchetti, «ha dato un contributo decisivo per fermare un progetto faraonico, inutile e dannoso».

ABBATTIMENTO - Il direttore dell’Ente parco, Angelo De Vita, non nasconde i numerosi problemi che affliggono il Parco nazionale, ma pone l’accento anche sulle tante attività intraprese: «Nel corso degli ultimi anni abbiamo portato a termine numerose iniziative che hanno fatto conoscere i nostri territori anche al di fuori dell’Italia. Gli abusi edilizi sono un problema grave. Spesso però gli abbattimenti non sono portati a termine per mancanza di fondi. Infine ci sono i soliti problemi burocratici con i singoli Comuni. Non voglio certo scaricare le colpe sugli amministratori locali, ma nell’immediato futuro cercheremo di trovare un’intesa con loro e abbatteremo quelle costruzioni che da anni sono state dichiarate illecite».


25/02/2009

Ecco perchè i capelli diventano bianchi

Ecco perchè i capelli diventano bianchi

 

IL MOTIVO E' L'ECCESSIVA FORMAZIONE DI PEROSSIDO DI IDROGENO. La responsabilità è di un gruppo di enzimi. Aperta la porta a ricerche per rimediarvi in futuro

 

 

 

Richard Gere. La canizie non gli ha sottratto fascino

MILANO - La saggezza non c’entra proprio: è tutta una questione di logorio. Così i capelli diventano grigi perché il follicolo, invecchiando, produce in eccesso perossido di idrogeno, cioè acqua ossigenata. Che scolora. Così un gruppo di ricercatori europei ha risposto a una questione che ci si poneva da tempo: perché i capelli ingrigiscono con gli anni. La massiccia produzione di acqua ossigenata da parte del follicolo, quella struttura del cuoio capelluto che fabbrica in continuazione le nostre chiome, inibisce la normale sintesi di melanina, il colorante naturale dei capelli. «Non solo i biondi cambiano il colore dei loro capelli – ha sottolineato Gerald Weissmann, il direttore del Faseb Journal, il giornale delle società americane di biologia sperimentale dove è stata pubblicata la ricerca. – I follicoli di ognuno di noi producono piccole quantità di perossido di idrogeno, ma quando si diventa vecchi questa quantità aumenta e produce i suoi effetti. Questa ricerca va alla radice del problema della canizie».

MENO MELANINA - I ricercatori hanno analizzato colture cellulari di follicoli del capello scoprendo che la produzione di perossido di idrogeno era favorita dalla riduzione di un enzima, chiamato catalasi, che scinde l’acqua ossigenata in acqua e ossigeno. E hanno anche capito quando i follicoli non riescono più a contrastare l’effetto del perossido di idrogeno: quando si riducono i livelli di un enzima che normalmente serve a questa funzione e che si chiama MSR A e B. Non ci spiegano però se questa riduzione ha in qualche modo a che fare con l’eredità genetica dal momento che l’incanutimento precoce ricorre in certi ambiti familiari. Ci dicono invece che le due situazioni combinate e cioè presenza di alti livelli di perossido di idrogeno e di bassi livelli di Msr A e B, finiscono per alterare la formazione di un enzima, la tiroxina, che serve alla produzione di melanina. La melanina è il pigmento responsabile non soltanto del colore dei capelli, ma anche di quello della pelle e degli occhi.

LA VITILIGINE - Ecco perché questa ricerca potrebbe rappresentare il primo passo per lo studio di sostanze che possano impedire ai capelli di diventare grigi, ma anche per pensare a soluzioni di problemi più importanti come la vitiligine. Questa malattia è caratterizzata infatti da una depigmentazione della pelle e fino a oggi non ha trovato valide terapie. Ecco come una ricerca di base può aprire prospettive inaspettate, all’inizio imprevedibili.