05/08/2010

Torino, 14mila lettere mai recapitate: ricatto alla "postina" che le aveva nascoste

Torino, 14mila lettere mai recapitate: ricatto alla "postina" che le aveva nascoste

Due persone indagate. emerge anche un episodio a luci rosse. Dipendente di un'azienda di spedizione sottrae migliaia di missive. I complici le chiedono dei soldi e poi si vendicano

 

TORINO - Ha nascosto migliaia di lettere, facendo credere all'azienda di spedizioni private di averle distribuite regolarmente, e le ha consegnate ad alcuni conoscenti perché le nascondessero. I suoi stessi complici però l'hanno ricattata e alla fine si sono vendicati, facendola incastrare. Il caso è stato scoperto dagli investigatori del Commissariato San Paolo di Torino.

LE LETTERE E IL BIGLIETTO
- Tutto inizia con il ritrovamento di circa 1000 lettere abbandonate in strada. Con le missive c'è anche un biglietto con il numero di targa di un'automobile. Da lì partono le indagini degli inquirenti, che riescono a risalire alla dipendente di un'azienda privata di spedizioni, di 40 anni, che deteneva illecitamente la corrispondenza abbandonata. La postina simulava la distribuzione delle lettere per ottenere un guadagno facile. La procedura dell'azienda in cui lavora prevede che l'operatore, al momento della consegna, effettui una speciale lettura con pistola laser su un codice a barre: il sistema è collegato a un impianto satellitare e fa scattare un accreditamento automatico di undici centesimi per ogni plico. L'ipotesi investigativa è che le lettere con il biglietto siano state lasciate in strada di proposito per una forma di vendetta da parte dei complici della donna, che custodivano per suo conto la corrispondenza. Si è infatti scoperto dalle indagini che le lettere, in tutto oltre 14.000, erano state sottratte dall'ufficio di spedizioni e occultate, con la collaborazione di persone esterne alla ditta, in diverse parti della città. Successivamente, i complici della donna, per custodire la corrispondenza, avevano preteso da lei dei soldi, con richieste e minacce sempre più insistenti. La «postina», però, dopo avere ceduto ad una prima richiesta, aveva deciso di non pagare le somme pretese e da qui sarebbe stata decisa la «vendetta» nei suoi confronti.

INDAGATI
- Nella vicenda è spuntato anche un retroscena a luci rosse: la donna aveva fatto sesso a pagamento con un imprenditore suo coetaneo, che poi aveva cominciato a ricattare minacciando di rendere pubblica la storia. In ogni caso, la postina, dopo molti tentennamenti, ha detto alla polizia che il suo proposito era «fare bella figura con i capi dimostrando di saper consegnare tanta posta». La corrispondenza, in realtà, veniva trattenuta, anche se all'azienda, tradita dal sistema informatico, risultava che venisse distribuita regolarmente. Al termine delle indagini, la donna è stata indagata a piede libero per il reato di sottrazione della corrispondenza. È stata, inoltre, denunciata a piede libero per l'episodio di estorsione ai danni dell'imprenditore. Le indagini hanno riguardato, inoltre, un italiano, di 41 anni, responsabile sempre del reato di sottrazione di corrispondenza. È, inoltre, indagato, in qualità di complice con altre persone, rimaste al momento sconosciute, per l'estorsione ai danni della «postina». La refurtiva recuperata è stata restituita all'azienda di spedizioni, che sta provvedendo a recapitarla ai rispettivi destinatari.

Redazione online


03/12/2009

«Marrazzo, copie del video ancora in possesso dei carabinieri indagati»

«Marrazzo, copie del video ancora in possesso dei carabinieri indagati»

 

LE MOTIVAZIONI DEL TRIBUNALE DEL RIESAME, «Attuale il pericolo che reiterino il reato»

 

Piero Marrazzo (Lapresse)
Piero Marrazzo (Lapresse)

ROMA - Copie del video di Piero Marrazzo in compagnia della transessuale Natalie «sono ancora in possesso dei carabinieri indagati e dunque è attuale il pericolo che reiterino il reato». Con queste motivazioni il tribunale del riesame di Roma ha confermato la custodia in carcere dei carabinieri Carlo Tagliente e Luciano Simeone e disposto gli arresti domiciliari per Nicola Tamburrini. I primi due sono accusati del ricatto all'ex governatore del Lazio.

 

 

Fiorenza Sarzanini


30/11/2009

Il video con la Mussolini e Fiore fu offerto a Palazzo Chigi

Il video con la Mussolini e Fiore fu offerto a Palazzo Chigi

 

IL CASO. Chiesto un milione. Denuncia alla Procura che ora cerca il filmato

 

Alessandra Mussolini e Roberto Fiore (Ansa)
Alessandra Mussolini e Roberto Fiore (Ansa)

ROMA — Un video «che ritrae un parlamentare europeo e una deputa­ta mentre fanno sesso» fu offerto agli inizi di settembre alla Presidenza del Consiglio. Con una lettera inviata alla sede di governo, un uomo de­scrisse le immagini e chiese un milio­ne di euro. Non fece alcun nome, ma la convinzione dei magistrati è che si riferisse al filmato che ritrarrebbe Alessandra Mussolini e Roberto Fio­re. Per questo la Procura di Roma — attivata proprio da palazzo Chigi — adesso indaga per tentata estorsione. Il sospetto è che dopo Piero Marraz­zo anche i due esponenti di destra sia­no rimasti vittima di un ricatto non economico, ma politico: la richiesta di soldi sarebbe servita soltanto per far circolare la notizia.

Il mittente della missiva è stato in­dividuato e perquisito. Ora si cerca­no eventuali complici, ma soprattut­to si tenta di scoprire chi si sia mos­so dietro questa vicenda. Nel 2005, durante la campagna elettorale per la presidenza della Regione Lazio, sia Marrazzo sia Mussolini furono vittime di un'attività di spionaggio illecito messa in piedi da alcuni col­laboratori del terzo candidato, Fran­cesco Storace. I pubblici ministeri stanno dunque verificando se i due episodi possano essere legati da una regia comune. Ma vogliono anche accertare se siano in circolazione al­tri video, se altri uomini delle istitu­zioni siano finiti sotto ricatto. L’in­chiesta sulle «pressioni» al governa­tore sorpreso con un transessuale non esclude infatti che diversi perso­naggi pubblici possano essere stati messi in scacco con filmini e foto.

L’avviso dell’ispettorato

Si deve tornare agli inizi di settem­bre, dunque. È in quei giorni che la lettera viene spedita alla Presidenza. La descrizione del filmato è molto esplicita, anche se vengono tenuti ce­lati i nomi dei protagonisti. Attraver­so l'ufficio di sicurezza interno si de­cide di avvisare la Procura di Roma. In calce c'è una firma, ma si pensa a un episodio di mitomania, il docu­mento viene di fatto accantonato. La storia assume una valenza del tutto diversa venerdì scorso, quando in prima pagina, sopra una grande fo­to, Il Giornale titola: «Sesso e filmati, ricatto alla Mussolini». Il procurato­re aggiunto Pietro Saviotti capisce che la lettera potrebbe riferirsi pro­prio a quel video e ordina alla Digos di rintracciare l’autore. A.C., inserito nella mailing list di Forza Nuova, vie­ne interrogato e perquisito.

Ammette di aver spedito la lettera «perché non c’ho un soldo e speravo che Silvio Berlusconi fosse interessa­to e mi pagasse». Poi aggiunge: «Quel video non ce l’ho, non sono stato io a girarlo. Ho soltanto fatto da intermediario». Una difesa ritenu­ta «non credibile» da chi indaga. Del resto l’uomo non aggiunge altri det­tagli sull’identità delle persone che lo avrebbero incaricato di negoziare o comunque di veicolare l’informa­zione. Dal suo appartamento viene portato via un computer che i tecni­ci della polizia Scientifica stanno adesso analizzando. Si cerca il video, si verifica se ci siano altre immagini, si esplorano i contatti di A.C. per sta­bilire se abbia fatto tutto da solo o se effettivamente esistano dei compli­ci. Ma l'indagine mira pure a verifica­re quante persone siano state contat­tate per proporre la vendita.

Il post su «Indymedia»

Nell’articolo pubblicato venerdì scorso da Il Giornaleè scritto che «in Transatlantico circola un lancio di Indymedia, sito area no global, se­condo il quale 'esisterebbe un video che ritrae Mussolini e Fiore in inti­mità, sesso esplicito nella sede ro­mana di Forza Nuova'». Il quotidia­no diretto da Vittorio Feltri chiari­sce: «Siamo costretti a parlarne per­ché nella nota si dice che 'il filmato sarebbe ancora in circolazione e in vendita e la proposta è arrivata an­che alla redazione de Il Giornale che lo ha potuto visionare'. Possiamo garantire che non risponde al vero perché tale video ci è stato offerto te­lefonicamente, ma abbiamo rispo­sto di no, che non ci interessava ne­anche vederlo».

Il giorno dopo «Indymedia» nega di aver mai messo in circolazione un comunicato. Anzi, chiarisce che si tratta di un «post» inserito il 20 novembre e sottolinea: «È molto fa­cile sfruttare l’open publishing per pubblicare sciocchezze a cui dare parvenza di verità. Tanto più che per proteggere la privacy non con­serviamo i log di chi accede al sito. Chi vive questo media sa bene come funziona e non si lascia ingannare da un post senza firma, senza fonte e senza alcun riscontro, che chiun­que può avere pubblicato con i più disparati intenti: satira, disinforma­zione, ecc. O forse più semplicemen­te qualcuno era in cerca di uno sco­op da costruire?». Poi una frecciata diretta proprio al quotidiano: «A Il Giornale poniamo una domanda. Avete aspettato una settimana per lanciare il caso? Speravate che qual­che quotidiano un po’ più credibile di voi se ne accorgesse prima, dan­dogli una patente di autenticità e spianandovi la strada?».

Fiorenza Sarzanini


27/11/2009

«Il Giornale» parla di un presunto video hard che ritrarrebbe la deputata Pdl con il leader di Forza Nuova

«Il Giornale» parla di un presunto video hard che ritrarrebbe la deputata Pdl con il leader di Forza Nuova

 

«Ricatto a luci rosse alla Mussolini». Il filmato offerto al quotidiano. La parlamentare pdl: «non so se incazzarmi o ridere»

 

Alessandra Mussolini e Roberto Fiore (LaPresse)
Alessandra Mussolini e Roberto Fiore (LaPresse)

ROMA - E' l'ultima voce su presunti scandali a luci rosse che toccherebbe il mondo della politica. Il Giornale riporta oggi la notizia di un presunto ricatto, basato sull'esistenza di un fantomatico video hard che ritrarrebbe le effusioni della deputata del Pdl Alessandra Mussolini (Presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia) con Roberto Fiore, leader della formazione di estrema destra Forza nuova.

LA VICENDA - Secondo quanto riferito dal quotidiano diretto da Vittorio Feltri la notizia viene fatta circolare da Indymedia, sito d'informazione dell'area no global, e sosterrebbe che Mussolini e Fiore sarebbero stati ripresi dalle telecamere di sicurezza interne mentre facevano sesso all'interno della sede di Forza Nuova. Al Giornale un uomo avrebbe offerto telefonicamente il video ma la risposta del quotidiano di Feltri è stata «no grazie». Secondo quanto riporta il Giornale la fantomatica notizia fatta circolare da Indymedia rivelerebbe che il filmato sarebbe in vendita e sarebbe stato offerto a diversi giornalisti Rai oltre che persone appartenenti agli ambienti di An di Milano e Roma. Sempre secondo il Giornale Fiore avrebbe definito la vicenda «una bufala ridicola».

PARLA MUSSOLINI - «Non so se incazzarmi o ridere» ha commentato invece la vicenda su Affariitaliani.it la Mussolini. «Allora: vendono su Ebay i frammenti di cervello di mio nonno; tre giorni fa ho ricevuto una chiamata dalla polizia che mi informava del fatto che Gino Paoli mi ha denunciato per ciò che dissi sulla canzone "Il Pettirosso". Io eccepii sul fatto che questo brano trattasse di pedofilia, un messaggio grave - ricorda la Mussolini -. Oggi poi uscirà un film dove mi si dà della puttana e dell’assassina e ora leggo queste cose... Che cosa devo dire? Non lo so più. Sono incerta tra l’incazzatura e il metterrmi a ridere. Perché? Ormai facessero quello che vogliono...».

FORZA NUOVA - A smentire e derubricare la notizia a «gossip da parrucchiere» è senza mezzi termini anche Forza Nuova, che annuncia anche azioni legali: «Siamo alle comiche finali, alle barzellette e per fortuna non ci manca il senso dell'humor. È risibile che una non notizia proveniente da una fonte anonima comparsa su di un sito inattendibile come Indymedia conquisti la cronaca nazionale. Nella storiella riportata si parla di un filmato partito dal circuito di telecamere della sede di Forza Nuova quando è noto che in nessuna nostra sede vi è un circuito di telecamere. Si legge poi che un fantomatico filmato sarebbe stato comprato dal Giornale, mentre lo stesso Giornale afferma che questo dato è falso». «L'ufficio legale della segreteria ha deciso di procedere per danni contro coloro che riporteranno in qualsiasi forma notizie lesive dell'onorabilità politica del segretario nazionale Roberto Fiore che in questi giorni sta lanciando la sua candidatura alle regionali del Lazio. I soli video che ritraggono i due politici assieme riguardano - prosegue - vecchie campagne elettorali, ed in Forza Nuova non è scoppiato nessuno scandalo dato che i militanti del movimento hanno cose ben più serie a cui pensare, ad esempio alla politica. Il comportamento del Giornale di Feltri è tipico di chi tenta di deviare l'attenzione dai veri problemi di questo paese pubblicando gossip inattendibili da quattro soldi». Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di Forza Nuova, aggiunge: «Se per ledere la credibilità di Forza Nuova qualcuno ha pensato di imbastire un'improbabile sceneggiata significa che il livello e la qualità dell'informazione italiana sono drammaticamente scaduti alle fantasie da sala di parrucchieri».


04/11/2009

Marrazzo:«Carabinieri violenti, m'impedirono di tirar su i pantaloni»

Marrazzo:«Carabinieri violenti, m'impedirono di tirar su i pantaloni»

 

I contenuti della deposizione fatta il 2 novembre ai magistrati. «Nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza»

 

Piero Marrazzo (LaPresse)
Piero Marrazzo (LaPresse)

ROMA - «Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate». È uno dei passi della deposizione di Piero Marrazzo fatta il 2 novembre scorso davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli.

«STATO PSICOLOGICO D'INFERIORITÀ» -Tale versione contraddice quella dei carabinieri accusati del ricatto secondo il quale nell'appartamento di via Gradoli si trovava anche il pusher Gianguarino Cafasso, morto nello scorso settembre. «In tale modo, per il mio abbigliamento - ha aggiunto Marrazzo - mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie». «Mi sentivo come fossi stato sequestrato. Natalie invece per qualche tempo mi è sembrata essere stata collocata fuori dal balcone; ho dedotto questo dalla circostanza che l’ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l’ho più vista».

«SOLO 1000 EURO ERANO PER NATALIE» - Ai magistrati che indagano sul presunto ricatto ordito ai suoi danni Piero Marrazzo ha spegato la questione soldi. Non era di 5000 mila euro la cifra pattuita per la prestazione «mercenaria con il trans Natalie», ma di 1000 euro. «Preciso - ha dichiarato - che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell'appartamento di Natalie era di soli 3000 euro; 1000 euro e non 3000 come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2000 euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie». Marrazzo ha quindi aggiunto che «successivamente, come ho detto, la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri entrati». «Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull'entità della somma - ha precisato - perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l'agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5000 euro; mi era rimasta la somma di 3000 euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2000 euro».

COCAINA - Nell'audizione del 2 novembre, come si legge dai verbali, Marrazzo precisa di far uso di droga, rispondendo ad una domanda dei pm, solo occasionalmente ed in compagnia di transessuali. «Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri». Parlando di Natalie, Marrazzo afferma di conoscerlo «già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie». Marrazzo riconosce poi di aver avuto «altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (e non Brenda come è stato scritto in questi giorni ndr), nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare». «Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda».

RICATTATO - «Né Blenda né Natalie mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano», sottolinea Marrazzo ai magistrati che indagano sul presunto ricatto messo a punto da quattro carabinieri. «Non sono a conoscenza di video o foto - ha aggiunto - scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi incontri, dovuto all'assunzione occasionale della cocaina non mi mette nelle condizioni di saperlo». Marrazzo afferma inoltre che il 3 luglio, quando entrò in casa di Natalie, di non aver «visto alcun piatto con la cocaina». «Ho visto invece la cocaina nel piatto - si legge nel verbale di interrogatorio - solo dopo l'irruzione dei due carabinieri e non ho visto chi l'ha collocata». Quanto a Natalie, l'ex presidente della Regione Lazio afferma di non ricordare se gli abbia dato assegni «per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambio di contanti». Marrazzo, infine, ritorna su una telefonata arrivata su un'utenza della presidenza della Regione: «per quanto ricordo - dichiara - ho ricevuto solo una telefonata sull'utenza fissa della mia segreteria da parte di persona che, per come si è qualificata al telefono alla mia segretaria, ho pensato fosse uno dei due carabinieri che è intervenuto il 3 luglio; la telefonata è stata presa dalla mia segretaria ed è stata effettuata pochi giorni dopo il 3 luglio».

IL RINVIO- Il verbale dell’ultimo interrogatorio reso dall’ex governatore è stato depositato oggi al tribunale del riesame e proprio per questo è stata rinviata, dopo pochi minuti l’udienza, davanti al tribunale del riesame per l’esame dei ricorsi delle difese dei 4 carabinieri in carcere. Il collegio, presieduto da Francesco Taurisano, ha accolto la richiesta di termini a difesa fatta dagli avvocati degli indagati e ha disposto il rinvio a lunedì 9 novembre proprio perché i pubblici ministeri hanno depositato proprio stamane il verbale.


03/11/2009

Caso Marrazzo: «I soldi servivano anche per la droga»

Caso Marrazzo: «I soldi servivano anche per la droga»

 

Marrazzo sentito per oltre due ore dai pm: «Mai stato ricattato, quella in via Gradoli fu una rapina», «ho agito sempre per il bene dei cittadini»


Piero Marrazzo (Inside)
Piero Marrazzo (Inside)

MILANO - «Qualche volta poteva capitare che quei soldi servissero anche per la droga». Lo ha detto Piero Marrazzo ai magistrati romani che lunedì pomeriggio lo hanno sentito, come testimone, nel quadro degli accertamenti sul presunto ricatto ordito ai suoi danni da quattro carabinieri. l'ex governatore del Lazio è stato circa due ore a colloquio con i magistrati. Ad accompagnarlo la moglie Roberta Serdoz e l'avvocato Luca Petrucci. Davanti ai pm, Marrazzo, secondo quanto si è appreso, è entrato nel merito dei cinquemila euro che aveva pattuito con il trans Natalie in occasione dell'incontro sfociato nell'irruzione dei carabinieri nell'appartamento di via Gradoli.

«MAI STATO RICATTATO» - Nel corso del colloquio con gli inquirenti, l'ex presidente del Lazio ha ribadito di «non essere mai stato ricattato». Inoltre Marrazzo ha sottolineato di considerare l'episodio di inizio luglio una rapina di ciò che c'era nel suo portafogli, precisando che il giorno dell'irruzione dei carabinieri nell'appartamento di via Gradoli non si sarebbe accorto che qualcuno stava girando un video e aggiungendo inoltre di non avere visto in quell'occasione Gianguarino Cafasso, il pusher morto nel settembre scorso. Cafasso tentò di piazzare il video anche contattando Max Scarfone il fotografo del caso Sircana. Secondo quanto si è appreso la posizione di Marrazzo non è cambiata e nel procedimento appare sempre come parte lesa. «Non sono stato vittima di nessun ricatto e ho sempre svolto il mio ruolo di Presidente della Regione Lazio nell'interesse esclusivo dei cittadini». Questo uno dei passaggi chiave del colloquio tra Marrazzo e i magistrati romani, durante il quale non si è parlato, sembra, della telefonata di Silvio Berlusconi del 19 ottobre scorso nella quale il premier avvertiva il governatore della Regione che ad alcuni giornali del suo gruppo era stato proposto l'acquisto del video, girato abusivamente nell'appartamento di via Gradoli.

Dall'audizione di Marrazzo trapela poi che il compenso per Natalie, il trans con il quale l'ex governatore del Lazio fu sorpreso dai due carabinieri nell'appartamento di via Gradoli a Roma, fu di mille euro. Marrazzo ha spiegato ai magistrati che la sera del 3 luglio aveva con se una disponibilità di cinquemila euro, ma che soltanto mille sarebbero stati pattuiti con Natalie.

«VENGA RISPETTATO IL DOLORE DELLA FAMIGLIA» - «Il mio assistito chiede di rispettare il dolore della famiglia, di sua moglie e delle sue tre figlie di cui due minorenni. Non è più un uomo pubblico e da oggi solo il silenzio può proteggere i suoi cari»: questo l'appello del legale di Marrazzo, Petrucci.

SENTITO IL TRANS BRENDA - In procura anche Brenda, il transessuale che avrebbe avuto rapporti sessuali con Piero Marrazzo: è stato sentito come testimone, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente del Lazio. L'audizione del trans è ritenuta fondamentale dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli per chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. Ai pm Brenda ha spiegato di non essere più sicura di aver riconosciuto Marrazzo come la persona che avrebbe incontrato nei primi mesi del 2009 così come dichiarato in un primo momento al Ros.

GLI INTERROGATORI DEI CARABINIERI - Martedì saranno sentiti quattro dei cinque carabinieri coinvolti nell'indagine sul presunto ricatto del quale sarebbe stato vittima Marrazzo. Si tratta di Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini, tuttora detenuti in quanto ritenuti artefici del ricatto, e Donato D'Autilia, indagato per ricettazione. I primi tre, ha fatto sapere il loro difensore Marina Lo Faro, si avvarranno della facoltà di non rispondere. Non sarà invece sentito Antonio Tamburrino, altro militare dell'Arma in carcere.


02/11/2009

Marrazzo, nuove accuse ai ricattatori

Marrazzo, nuove accuse ai ricattatori

 

L’inchiesta - Da oggi cominciano gli interrogatori. Le contraddizioni tra l’ex presidente della Regione e Natalie. I carabinieri arrestati avrebbero rapinato numerosi trans. L’ipotesi di video su altri clienti

 

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ROMA — I carabinieri che ri­cattavano Piero Marrazzo avrebbero compiuto altre rapi­ne. A confermare il sospetto de­gli investigatori del Ros è stato Natalie, 37 anni, il transessuale filmato in compagnia del go­vernatore. Durante i suoi due interrogatori della scorsa setti­mana ha riferito nomi e circo­stanze. Questa parte della sua deposizione è stata coperta da omissis, probabilmente per na­scondere il nome dei clienti presenti durante le irruzioni. Dieci giorni dopo la scoperta dell’esistenza del video utilizza­to per tenere sotto pressione il presidente della Regione La­zio, si rafforza l’ipotesi che al­tri incontri possano essere sta­ti «ripresi». E dunque che an­che ad altre persone possano essere stati chiesti soldi in cam­bio del silenzio.

Ci sono diversi brani del ver­bale che i pubblici ministeri hanno «omissato». L’attendibi­lità di Natalie — all’anagrafe Jo­sé Alexandre Vidal Silva — è confermata dalla scelta dei ma­gistrati di concedere un per­messo di soggiorno a fini di giustizia. E questo fa ritenere che abbia fornito elementi pre­ziosi per verificare quanto am­pio fosse il «giro» dei militari in servizio presso la Compa­gnia Trionfale, tuttora rinchiu­si in una sezione speciale del carcere di Rebibbia. «Sono mol­to noti nell’ambiente dei trans — ha affermato il transessuale — perché soliti entrare nelle ca­se e rubare tutti i soldi e gli og­getti di valore. A una mia ami­ca transessuale di nome Raquel che abita in Due Ponti 150, da quanto da lei riferito­mi, hanno rapinato 1.600 euro in contanti, un computer e tan­ti profumi di marca».

Natalie tornerà al palazzo di giustizia nei prossimi giorni, ma prima — domani pomerig­gio — il pubblico ministero ascolterà Nicola Testini, Lucia­no Simeone e Carlo Tagliente, accusati di estorsione e altri re­ati. Nessuna richiesta è stata presentata per Antonio Tam­burrino, accusato soltanto del­la ricettazione del filmato, e questo — sottolinea il suo lega­le Mario Griffo — «conferma come le posizione processuali siano molto diverse». In vista dell’udienza del Tribunale del Riesame fissata per mercoledì, il magistrato ha deciso di ascol­tare nuovamente Marrazzo, for­se addirittura già oggi.

Sono ancora troppe le con­traddizioni e le omissioni che emergono da una lettura com­parata dei verbali riempiti dai protagonisti di questa vicen­da. E quelle più evidenti ri­guardano proprio la ricostru­zione fornita dal governatore e quella di Natalie, anche su dettagli apparentemente bana­li, quasi accreditando la possi­bilità che in realtà siano stati due gli incontri filmati.

Nel primo interrogatorio il transessuale sostiene che l’irru­zione dei carabinieri avviene a giugno, Marrazzo parla degli inizi di luglio. Secondo Natalie era pomeriggio, il governatore dice invece «le prime ore della mattina » .

L’ex presidente della Regio­ne dovrà poi precisare quanti soldi abbia davvero versato ai carabinieri (finora ha detto che furono portati via 2.000 euro suoi e 3.000 di Natalie) e, so­prattutto, se quella mazzetta di banconote che si vede nel filmi­no fosse il prezzo del ricatto. «Erano almeno 15.000 euro», ha raccontato agli investigatori del Ros Max Scarfone, il foto­grafo che fece da intermediario per vendere il filmato. «Erano certamente tanti, molto più di 5.000. Una «pila» alta: sotto quelli da cinquecento euro e poi quelli da cento, fino ad arrivare a quelli da cinquanta e da dieci», ha aggiunto Giangavino Sulas, il giornalista di Oggi che ha potuto vedere il vi­deo. Ma soprattutto dovrà dire se è vero che dopo l’irruzione chiese a Natalie di rag­giungerlo a casa — co­me ha raccontato il transessuale — e, in ca­so affermativo, per quale ragione.

Ancora tutti da chia­rire anche i rapporti tra i carabinieri arresta­ti e Gianguarino Cafas­so, lo spacciatore mor­to qualche settimana fa, che per primo aveva tentato di vendere il video. I militari so­stengono che fu proprio lui a filmare Marrazzo, ma i magi­strati ritengono questa versio­ne «non credibile», anche se proseguono gli accertamenti per capire quale sia stato il suo ruolo effettivo.

Fiorenza Sarzanini


01/11/2009

Caso marrazzo «Marrazzo mi chiamò: vieni a casa mia»

Caso marrazzo «Marrazzo mi chiamò: vieni a casa mia»

 

Natalie: i carabinieri gli chiesero 100.000 euro. Omissis sui nomi dei clienti


Il trans Natalie (Emmevi)
Il trans Natalie (Emmevi)

ROMA - Sono due i verbali di Natalie, 37 anni, il trans ritratto nel vi­deo insieme al governatore Pie­ro Marrazzo. Il primo è del 24 ottobre scorso, davanti ai cara­binieri del Ros.

Ma è soltanto tre giorni dopo, di fronte ai ma­gistrati, che dichiara: «Circa quaranta minuti dopo il fatto Marrazzo mi ha chiamato dicen­domi di andare a casa sua. Quando arrivai da lui, prima di entrare nel palazzo, c’era un uo­mo di vigilanza, come o anche più alto di me, che mi fece se­gno di entrare. Preciso che quando arrivai quest’uomo sta­va parlando al telefono. Una vol­ta entrato in casa, Marrazzo che era solo, mi disse che i carabi­nieri gli avevano portato via an­che 2.000 o 2.200 euro che ave­va nel portafogli e che era mol­to nervoso perché temeva che i due potessero fargli qualcosa di male». La sua testimonianza viene ritenuta fondamentale da­gli inquirenti — che le hanno concesso un permesso di sog­giorno ai fini di giustizia — ma anche dai difensori dei carabi­nieri arrestati Mario Griffo e Marina Lo Faro perché può aiu­tare a ricostruire che cosa accad­de davvero nel suo appartamen­to il 3 luglio. Nel verbale ci so­no però numerosi omissis che probabilmente coprono infor­mazioni su altri clienti e altre circostanze che il transessuale ha cominciato a verbalizzare. «Ero a casa con Piero, così io lo chiamo, sono venuti due ca­rabinieri in borghese, ossia Car­lo e quello bellino. In quell’occa­sione, eravamo insieme in inti­mità, quando hanno suonato al campanello. Mi sono trovato davanti i due carabinieri, in bor­ghese, che mi hanno fatto vede­re il tesserino. Carlo ha chiesto se stavo con qualcuno, io gli ri­spondevo negativamente. Loro sono entrati, dicendo che alcu­ni amici miei gli avevano riferi­to che io avevo un cliente che gli interessava molto vederlo. Quindi, in camera da letto, han­no visto Piero in mutande (bianche). Carlo, quindi, mi ob­bligava ad uscire nel balcone e andava con l’altro carabiniere in camera a parlare con Piero. Io non ho quindi sentito quello che si sono detti. Sono stati a parlare circa 20 minuti mentre ero costretta a stare in balcone. Loro infatti avevano chiuso la fi­nestra in modo tale che non po­tessi né tentare di entrare, né sentire la conversazione. Come detto, dopo 20 minuti mi face­vano rientrare. I due carabinie­ri, pertanto, alla mia presenza, minacciavano Piero, dicendogli che se lo avessero portato in ca­serma perché stava con un tran­sessuale gli avrebbero rovinato le carriera. Io pregavo Carlo di non portare Piero in caserma ma di portare me, perché altri­menti lo avrebbero rovinato. A quel punto Carlo mi obbligava ancora una volta ad uscire in balcone, chiudendo ancora le porte dello stesso. Vedevo che i due carabinieri continuavano a parlare con Piero che sembrava molto imbarazzato e nervoso. Dopo al massimo 5 minuti mi hanno consentito di rientrare dentro e io ho sentito che Carlo voleva 50.000 euro per lui e 50.000 euro per l’altro carabi­niere. Volevano i soldi subito, ma Piero non li aveva. A quel punto Carlo si rivolgeva all’al­tro carabiniere e gli diceva di andare fuori e di chiamare Nico­la. Quindi il carabiniere giova­ne usciva per pochi minuti e quando rientrava scuoteva la te­sta, ma non so cosa significas­se. Carlo, quindi, chiedeva a Pie­ro il numero del cellulare, ma Piero gli dava quello dell’uffi­cio, i due carabinieri volevano un appuntamento per ricevere i soldi. Dopo che i due carabinie­ri se ne sono andati Piero mi ha ha confidato che i predetti gli avevano rubato oltre 2000 euro dal portafoglio. Non so se han­no preso altro. Volevano porta­re via anche il mio computer ma alla fine hanno desistito per­ché li ho minacciati di chiama­re la polizia. Piero, dopo circa 5-10 minuti, se ne è andato. Era molto agitato e preoccupato. Quando sono venuti da me i due carabinieri e hanno sorpre­so Piero non c’era droga. Ribadi­sco che durante le circostanze che Piero è venuto a casa mia nessuno ha girato alcun video. Non posso però dirvi se Carlo e l’altro carabiniere abbiano ri­preso qualcosa, ossia abbiano girato il video nel momento in cui mi hanno chiuso fuori, per­ché fecero in modo di chiudere anche la tenda. Mai Piero ha portato cocaina con lui e mai io gliela ho data».

Come raggiungeva la sua abitazione il signor Marraz­zo? «Non posso fornirvi indica­zioni al riguardo, poiché lui quando veniva, suonava il cam­panello ed entrava. Non l’ho mai visto con alcuna macchi­na, né se fosse accompagnato da qualcuno».

Ha subito altre rapine da parte di carabinieri? «L’unica volta che i due cara­binieri sono venuti e casa mia è stata quella che vi ho descrit­to. Tuttavia, sono molto noti nell’ambiente dei trans, perché soliti entrare nelle case e ruba­re tutti i soldi ed oggetti di valo­re. Ad una mia amica (transes­suale) di nome Raquel che abi­ta in via dei due Ponti 150, da quanto da lei riferitomi, hanno rapinato 1.600 euro in contan­ti, un computer e tanti profumi di marca».

Conosce il signor Cafasso Gianguarino? «Non credo di conoscerlo, avrei bisogno di vederlo in fo­to, ma tale nome non mi dice niente » .

Conosce Rino? «Si, lo conosco di nome, per­ché si dice, nell’ambiente, che portasse droga ai trans. So che è morto, sempre per averlo ap­preso nell’ambiente. Non so dirvi se Rino di cui ho sentito dire in questi termini sia Cafas­so Gianguarino. Il 29 ottobre viene sentito per due volte l’avvocato Cin­quegrana, difensore di Cafasso, che racconta le confidenze del suo cliente. «Mi disse che la ri­presa era stata fatta dai due ca­rabinieri e che Marrazzo gli die­de assegni per 50.000 euro». E la seconda volta aggiunge: «Ca­fasso mi disse che lui era pre­sente, ma non so che cosa in­tendesse » .

Fiorenza Sarzanini

corriere.it


30/10/2009

Su il giornale: «il primo che scrive una riga fuori posto lo trascino in tribunale»

Su il giornale: «il primo che scrive una riga fuori posto lo trascino in tribunale»

 

«Su di me uno squallido vociare». Gasparri mette a tacere le voci su un suo presunto coinvolgimento in una retata antitrans nel '96

 

Maurizio Gasparri
Maurizio Gasparri

MILANO - «Questo vociare è uno squallore vergognoso. Ma vi giuro che il primo che scrive una riga fuori posto, o che solo lascia intendere qualcos'altro, lo trascino in tribunale». Maurizio Gasparri non ci sta. E dalle pagine de Il Giornale mette a tacere le voci e le «malignità», come scrive il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, su un suo possibile coinvolgimento nell scandalo che ha travolto Marrazzo. Se il capogruppo del Pdl al Senato è al centro del gossip e dei pettegolezzi, spiega Il Giornale, è anche per le voci su un suo presunto coinvolgimento in una retata antitrans a Roma, nel '96. I «cicalecci» però, sottolinea Chiocci nel suo articolo, nascono dalla coincidenza che 15 anni fa Gasparri abbia vissuto con la famiglia in via Gradoli e da un episodio accaduto nel '96 e raccontato a tutti dallo stesso senatore.

L'EPISODIO DEL '96 E IL RACCONTO DEL SENATORE - Secondo la ricostruzione del quotidiano di Feltri, confermata al giornale dal diretto interessato nella primavera del 1996 l'ormai ex sottosegretario agli Interni «venne invitato al Circolo del Polo, nella zona sportiva dell'Acqua Acetosa, che a quei tempi e anche in questi) la sera pullulava di donne o uomini in vendita con perizoma e calze a rete». La moglie di Gasparri arrivò all'appuntamento in auto, in compagnia di Italo Bocchino poiché il marito, attardatosi per questioni di partito, le disse che l'avrebbe raggiunta di lì a poco. Gasparri arrivò però con molto ritardo perché, qualche minuto prima, una pattuglia di carabinieri s'era incuriosita dall'indugiare a singhiozzo di una Fiat Punto fra i viali dell'Acqua Acetosa. Gasparri si qualificò e spiegò che stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di circoli sportivi perchè non conosceva l'esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione, non riusciva a trovare l'ingresso. Chiarito l'equivoco, Gasparri trovò la strada giusta e arrivò a destinazione. «Una volta al tavolo Gasparri ha sbandierato ai quattro venti l'episodio - prosegue il quotidiano - fors'anche per giustificarsi dell'inqualificabile ritardo: "Ahò, ma lo sapete? M'hanno fermato i carabinieri qua vicino. Pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensá che annavo coi trans!"».


27/10/2009

Marrazzo, vicine le dimissioni

Marrazzo, vicine le dimissioni

 

Forse già oggi la decisione che porterebbe subito al voto la Regione. La scelta della moglie di Marrazzo Roberta Serdoz: «Non lascerò Piero, la famiglia è unita». Insieme nella loro villa. Lei torna in tv. «Reagisci, torna a lavorare» le avevano chiesto i colleghi del Tg3

 

Piero Marrazzo
Piero Marrazzo

ROMA - Piero Marrazzo si prepara all'addio finale. Il presidente della Regione Lazio, autosospesosi dall'incarico dopo il caso a luci rosse che lo ha visto coinvolto, sembra intenzionato a compiere l'ultimo passo: le dimissioni. Non a novembre, come ha lasciato intendere ieri il reggente della giunta regionale Esterino Montino, ma subito. Forse già stamattina. Una decisione che provocherebbe un effetto immediato, il voto anticipato, così come richiesto a gran voce dal Pdl.

ALLE URNE - Il presidente del gruppo al Senato, Maurizio Gasparri, il vicepresidente vicario Gaetano Quagliariello e i senatori del Pdl eletti nel Lazio hanno infatti presentato al ministro per i Rapporti con le Regioni, Fitto e al ministro dell'Interno, Maroni, un'interrogazione urgente nella quale chiedono di verificare l'esistenza della delega a Montino per l'esercizio delle funzioni. I parlamentari del Pdl, nell'interrogazione, chiedono inoltre «se allo stato attuale gli organi della Regione siano legittimati a svolgere le rispettive funzioni ovvero se debba intendersi il Consiglio regionale decaduto, mentre la Giunta in carica solo per l'esercizio dell'ordinaria amministrazione». Infine concludono i senatori: «Se, stante la situazione di cui sopra, il Presidente del Consiglio regionale non debba dichiarare la cessazione dalla carica del presidente della Regione ai sensi dell'articolo 44, comma 2, dello statuto della Regione Lazio». Ma a chiedere le dimissioni di Marrazzo è stato anche Antonio Di Pietro. «Piero Marrazzo dovrebbe fare un ulteriore passo indietro - ha dichiarato il leader dell'Italia dei valori - dia le dimissioni al più presto per evitare che la sua autosospensione venga interpretata dai cittadini come l'ennesimo papocchio politico».

«La mia famiglia, comunque, rimane unita». Ro­berta Serdoz, la moglie di Pie­ro Marrazzo, è la fierezza perso­nificata. Nella grande casa di Colle Romano, immersa nel si­lenzio del castagneto, il cami­no è acceso come sempre. Ci sono tante foto sui muri, le fo­to di una vita, le foto di loro due felici. Sembra un secolo fa. Come può reagire una don­na tanto ferita, tradita nel pro­fondo? Poteva cedere di schian­to e invece lei ha tirato fuori l’orgoglio, la grinta da reporter mostrata per anni in televisio­ne e che adesso le serve come il pane a casa sua, tra le mura amiche, per riprendere in ma­no una situazione drammati­ca. Dopo un weekend di auten­tica umiliazione e sofferenza, Roberta ha deciso che non ab­bandonerà suo marito, anzi gli starà vicino, perché ora lui è di questo che ha più bisogno. Pie­ro Marrazzo, travolto dallo scandalo, sta male. I suoi amici più stretti sono davvero preoc­cupati, ieri mattina respirava a fatica, s’è svegliato con le palpi­tazioni, l’hanno dovuto accom­pagnare al Gemelli: «Stress psi­cofisico », hanno detto i medi­ci, trenta giorni di stop.

Ma non è questo il tempo delle parole, delle spiegazioni, adesso quello che conta è stare insieme - così ragiona un’ami­ca della coppia - condividere come prima il lettone in ferro battuto che Roberta si porta dietro da sempre. Come un ni­do, un estremo rifugio. Per Pie­ro non ci sarà bisogno di un te­rapeuta - continua l’amica del cuore - perché Roberta per lui, da sempre, è la migliore tera­peuta che possa esistere, con la sua capacità di parlare, di ri­dere, di riflettere. Forse, più in là, si prenderanno anche una vacanza. Per stare vicini, per ri­trovarsi. Ma è presto per fare programmi, questi sono solo i giorni del dolore e della fatica di andare avanti.