09/11/2010
Caccia al ladro. L'identikit l'ha fatto l'occhio di Google
Caccia al ladro. L'identikit l'ha fatto l'occhio di GoogleDALLA RETE ALLA STRADA. Le auto di Street View fotografarono una persona accanto al camper rubato. Ora la polizia diffonde la foto
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21/09/2010
Tanzi non è più Cavaliere del Lavoro
Tanzi non è più Cavaliere del LavoroLo ha deciso il Presidente della Repubblica. Il Ministro dello Sviluppo Economico aveva chiesto di cancellare l'onorificenza
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04/08/2010
Crac Parmalat, Calisto Tanzi non è più Cavaliere
Crac Parmalat, Calisto Tanzi non è più CavaliereTanzi non è più Cavaliere di Gran Croce della Repubblica. L’onorificenza più alta che lo Stato italiano riconosca ai suoi cittadini più meritevoli è stata revocata da Napolitano. Alla base della decisione i cinque patteggiamenti e una condanna in secondo grado
Parma - Calisto Tanzi non è più Cavaliere di Gran Croce della Repubblica. L’onorificenza più alta che lo Stato italiano riconosca ai suoi cittadini più meritevoli è stata revocata dal presidente Giorgio Napolitano. Il decreto è stato firmato a metà giugno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale la scorsa settimana.
Tanzi non è più Cavaliere Secondo quanto riportato dal quotidiano parmigiano Polis, alla base della decisione i cinque patteggiamenti e una condanna in secondo grado che l’ex patron Parmalat ha accumulato negli ultimi anni in conseguenza del crac del 2003. L’onorificenza fu concessa nel 2000 quando al Quirinale era Carlo Azeglio Ciampi. Un anno fa circa sui giornali comparve la polemica relativa alla mancata revoca del cavalierato a Tanzi e ad altri illustri poi decaduti per il loro coinvolgimento in inchieste giudiziarie. La Gran Croce, titolo regolato da una legge del 1951, è concessa a chi porta particolari benefici alla nazione, ma "salve le disposizioni della legge penale, l’insignito che se ne renda indegno" la perde. È questo il caso di Calisto Tanzi che ha finora "collezionato" alcuni patteggiamenti a Parma per le vicende legate al crac della sua multinazionale e una condanna a 10 anni in secondo grado arrivata al processo milanese per aggiotaggio.
Le "altre" benemerenze Privato del titolo di maggior prestigio, Calisto Tanzi può vantare ancora altre benemerenze. L’ex patron resta infatti Cavaliere del Lavoro, detiene ancora la medaglia d’oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte ed è assegnatario del premio Sant’Ilario che la città di Parma conferisce ai suoi cittadini più illustri. Questo premio lo accomuna ad altri due parmigiani coinvolti nelle vicende del crac: Luciano Silingardi e Franco Gorreri, rispettivamente consigliere indipendente del Cda Parmalat e tesoriere della multinazionale di Collecchio ai tempi del crac.
redazione online
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09/06/2010
Maxi risarcimento ai nativi d'America
Maxi risarcimento ai nativi d'AmericaL'uomo bianco paga il debito (3,4 miliardi) coi pellerossa per i terreni espropriati 130 anni fa
Dopo centotrenta anni è resa giustizia agli Indiani d’America. Il Congresso degli Stati Uniti sta per approvare un provvedimento che prevede il maxirisarcimento di 3,4 miliardi di dollari per la confisca illegale di terreni avvenuta nel 1880. In quell’anno, il governo americano, sotto la presidenza di Rutherford B. Hayes, decide di iniziare una sistematica opera di smembramento delle terre, oltre 40 milioni di ettari in tutto il Paese, dove per secoli avevano vissuto le tribù della Grande Nazione.
Gli appezzamenti vennero divisi in lotti dai 30 ai 60 ettari di cui i «Nativi americani» rimasero solo proprietari nominali visto che lo Stato si riservava ogni diritto di gestione e di sfruttamento delle risorse minerarie, energetiche e naturali, ma anche delle attività imprenditoriali, dando in cambio un compenso, talvolta misero. In sostanza il governo degli Stati Uniti, non ritenendo gli indiani in grado di saper gestire le risorse dei propri territori, si è arrogato ogni diritto sulle loro terre, sottoscrivendo dei contratti di «sfruttamento» dei pozzi petroliferi in Oklahoma, ad esempio, delle attività immobiliari a Palm Springs e della costruzione di strade a Scottsdale in Arizona. Oltre 400 milioni di dollari (iniziali) all’anno vengono da allora ricavati dallo sfruttamento di quelle terre e finiscono nelle casse del Tesoro, nel conto «14X6039».
Ma mentre i forzieri del governo si riempiono sempre di più, le tasche degli indiani si svuotano. Negli ultimi cento anni infatti dagli archivi federali scompaiono i dati relativi ad almeno sedici milioni di ettari di terreno, in sostanza il governo non è più in grado di risalire ai proprietari e decide di sospendere il pagamento delle rendite. Dal 1915 a oggi vengono inoltre riscontrati una serie di illeciti nella gestione del dipartimento del Tesoro, degli Interni per gli affari degli Indiani, e del Minerals Management Service, la stessa agenzia finita nel mirino delle inchieste sul capo Bp.
Nel 1994 scatta una maxicausa legale, anche se i ministri degli Interni di Bill Clinton e di George W. Bush non vanno fino in fondo. Tanto che il giudice distrettuale Royce Lamberth che ha seguito il procedimento per oltre un decennio parla di «irresponsabilità del governo nella sua peggiore forma». Secondo le stime più recenti l’ammontare complessivo di fondi che non sono mai stati pagati agli indiani sarebbe di circa 150 miliardi di dollari, la stessa somma indicata nella causa giudiziaria oggi vicina alla conclusione.
A guidare la crociata dei «Nativi» è stata Elouise Cobell, membro della tribù dei Piedi Neri del Montana, la banchiera dalla pelle rossa fondatrice nel 1987 della prima banca nazionale che fa capo a una riserva indiana. Con un piccolo team legale guidato da uno specialista della finanza, Dennis Gingold, Elouise consente l’avvio di oltre 3600 cause giudiziarie; neppure la causa antitrust di Microsoft è stata così complessa per il governo Usa. Ma il suo percorso non è facile, il giudice Lamberth viene rimosso dal suo incarico per aver usato un linguaggio troppo duro nei confronti delle istituzioni, e il successore, James Robertson, stabilisce alcuni anni fa un risarcimento di appena 476 milioni di dollari, ben poco rispetto ai 48 miliardi richiesti dalle parti in causa. Il problema entra anche nella campagna presidenziale del 2008: l’allora candidato democratico Barack Obama, e il rivale repubblicano John McCain, promettono una rapida risoluzione.
Con la nuova amministrazione, i ministri della Giustizia, Eric Holder, e degli Interni, Ken Salazar, si muovono in questo senso e a dicembre si giunge all’accordo sui 3,4 miliardi di dollari: 1,4 miliardi saranno distribuiti agli indiani con assegni da 500 a 1500 dollari, due miliardi serviranno per l’acquisto delle terre dagli indiani stessi ai quali nel frattempo saranno restituite. Nessuno è però costretto a vendere. Ma proprio quando la Camera vota il provvedimento, il giudice Robertson annuncia le dimissioni. Sarà il successore Thomas Hogan a sovrintendere, in caso di approvazione del Senato, la maxiudienza finale, quella che dovrebbe sancire il varo della manovra di risarcimento rendendo giustizia dopo 130 anni agli Indiani d’America.
FRANCESCO SEMPRINI
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06/04/2010
Donna del lago, confermato l'arresto del marito. «Beatrice voleva separarsi»
Donna del lago, confermato l'arresto del marito. «Beatrice voleva separarsi»Atteso a lugano il corpo per l'autopsia. Marco Siciliano ha fatto nuove ammissioni durante l'interrogatorio. Trovate tracce di sangue nella sua auto
LUGANO - È stato confermato dal giudice di Lugano l'arresto di Marco Siciliano, il fisioterapista di 32 anni accusato dell'omicidio della moglie Beatrice Sulmoni, scomparsa da casa nella zona di Mendrisio una decina di giorni fa e trovata venerdì nelle acque del lago di Como. L'accusa formulata, spiega la polizia cantonale, è di omicidio intenzionale. Siciliano è stato interrogato lunedì pomeriggio dal pubblico ministero Rosa Item e ha fatto delle ammissioni frammentarie, confermando quanto detto subito dopo l'arresto. Nell'auto sequestrata a Siciliano gli investigatori svizzeri hanno trovato tracce di sangue che ora saranno sottoposte alle analisi di laboratorio per capire se appartengono alla vittima.
BEATRICE VOLEVA SEPARARSI - Il movente del delitto è quasi certamente passionale: Beatrice Sulmoni sarebbe stata uccisa perché voleva separarsi e continuava a ripeterlo al marito. Il rapporto di coppia era ormai da tempo compromesso nonostante i due abbiano un figlio minorenne. Siciliano, di quattro anni più giovane della moglie e titolare con un socio di un centro di fisioterapia a Chiasso, resta nel carcere di Lugano. Ora le indagini dovranno chiarire come il cadavere sia arrivato nel lago. Gli inquirenti tendono a escludere che possa essere stato gettato da Ponte San Pietro, paesino che confina con Obino dove la coppia viveva, nel fiume Breggia, mentre sembrano propendere per l'ipotesi che sia stato portato con un veicolo e poi gettato nel lago. Il delitto potrebbe essere avvenuto il 25 marzo: il giorno dopo l'uomo ha denunciato la scomparsa della moglie. Potrebbe esserci stata una furiosa lite in cui Beatrice è stata selvaggiamente picchiata: il marito le avrebbe fracassato il cranio con un oggetto pesante, per poi sgozzarla. Dopo aver cancellato le tracce in casa del delitto e aver caricato il cadavere in auto avrebbe atteso la notte per poi farlo sparire. Il giorno dopo la denuncia e i tentativi di depistare le indagini con alcuni sms inviati con il telefonino di lei ai familiari: «non cercatemi più», «non avvisate la polizia», «lasciatemi tranquilla» e altri di questo tenore inviati nei giorni successivi. Ma proprio questi sms hanno tradito Siciliano, che al momento del fermo aveva con sé il telefonino della moglie con i messaggi ancora in memoria. Non si esclusa, al momento, l'ipotesi della premeditazione. Intanto si attende l'arrivo a Lugano del cadavere per l'autopsia.
Redazione online
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05/04/2010
Como, arrestato il marito della donna svizzera. Prime ammissioni: «È stato lui»
Como, arrestato il marito della donna svizzera. Prime ammissioni: «È stato lui»La 36enne, madre di un bambino, era scomparsa il 25 marzo: il corpo trovato venerdì. L'uomo ha mandato degli sms dal telefono della moglie invitando i parenti a non cercarla. Oggi l'interrogatorio.
COMO - È risolto il giallo della donna svizzera trovata morta nelle acque del lago di Como. Domenica il cadavere è stato identificato e poche ore dopo, in tarda serata, il marito è finito in manette. I coniugi vivevano con un figlio nel Canton Ticino, in Svizzera: avevano una villetta a Obino, frazione di Castel San Pietro, vicino a Mendrisio e al confine con l'Italia. La vittima si chiamava Beatrice Sulmoni e aveva 36 anni: faceva la casalinga ma lavorava a tempo perso come cameriera ed era conosciuta in paese per il suo impegno come volontaria. Era anche cognata del sindaco di Castel San Pietro. Il marito, ora chiuso nel carcere di Lugano, avrebbe già confessato: si chiama Marco Siciliano, ha 32 anni, è fisioterapista e studia a Chiasso. Oggi viene interrogato dai magistrati, ma la polizia non ha dubbi sulle sue responsabilità. «L'inchiesta ha potuto stabilire che l'autore del delitto è il marito - si legge in una nota pubblicata sul sito della polizia cantonale -. Ora bisognerà stabilire le modalità dell'efferato delitto». Nella casa dove la vittima viveva con il marito e il figlio è in corso un sopralluogo da parte del procuratore Rosa Item con la polizia scientifica. Il fascicolo sull'omicidio è passato alla magistratura di Lugano: lì sarà eseguita l'autopsia sul cadavere.
SMS AI PARENTI DELLA DONNA - A tradire il 32 enne sono stati alcuni sms che ha inviato dopo il delitto e dopo la denuncia della scomparsa dal cellulare della moglie ai parenti di lei, invitandoli a non cercarla più. Prima di essere arrestato, domenica mattina, era stato sentito come testimone dalla polizia cantonale. Dopo che gli investigatori, grazie al confronto di radiografie dentali, hanno avuto la certezza dell'identificazione della vittima, hanno perquisito l'abitazione dei coniugi. Quindi il fermo dell'uomo, che aveva ancora con sé il cellulare della moglie. Oggi dall'interrogatorio dovrebbero emergere nuovi dettagli, in particolare sulle modalità con cui ha commesso il delitto e si è poi sbarazzato del cadavere. Inoltre bisogna capire che cosa ha portato l'uomo a uccidere la donna. La 36enne era scomparsa da casa il 25 marzo: il cadavere è stato trovato tre giorni fa al largo di Laglio, non lontano dalla villa di George Clooney.
I DUE TATUAGGI - Decisiva è stata la collaborazione tra i carabinieri di Como e la polizia del Canton Ticino, oltre naturalmente alla labile traccia trovata sul corpo senza vita restituito dal lago: due tatuaggi, uno sul seno e uno sulla spalla, che riproducevano l'uno un Cupido e l'altro un sole. Ulteriori conferme sull'identità sono poi arrivate dall'analisi dell'arcata dentaria della donna e infine dal riconoscimento del cadavere da parte del fratello. Ancora da stabilire il luogo in cui è stato commesso materialmente l'omicidio, anche se appare improbabile che il responsabile possa aver corso il rischio di passare il confine italo svizzero con un cadavere nella macchina; in un primo momento era stato ipotizzato che la donna fosse stata gettata nel lago qualche chilometro a nord di Laglio e che la corrente, molto forte la notte precedente il macabro ritrovamento, l'avesse sospinto verso Como. Il cadavere della giovane donna è stato trovato con la gola squarciate e la testa quasi decapitata ma la morte sarebbe stata provocata da una frattura cranica: l'assassino deve averla colpita alla testa con una pietra o un bastone per poi infierire sul cadavere.
Redazione online
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03/04/2010
Giallo sul Lago di Como, ripescato il corpo di una 30enne
Giallo sul Lago di Como, ripescato il corpo di una 30enne
Il cadavere di una donna, di cui ancora non si conosce il nome, è stato avvistato in acqua nei pressi di Laglio, vicino alla villa di George Clooney. Una profonda ferita al collo lascia ipotizzare che si tratti di un omicidio. Oggi l'autopsia
Il cadavere di una donna, di età apparente tra i 25 e i 30 anni, è stato ripescato ieri pomeriggio in una piccola spiaggia nei pressi del municipio di Laglio, a poche centinaia di metri dalla Villa di George Clooney. Il corpo - che presenta una vasta ferita alla gola - dovrebbe essere rimasto in acqua almeno da un giorno, e sarebbe finito nel lago, o in uno dei suoi affluenti, in un punto imprecisato, ma verosimilmente molto più a nord: negli ultimi due giorni, infatti, sul Lario è spirato un forte vento in direzione sud che ha mosso parecchio la superficie del lago. Il corpo, sul quale oggi verrà eseguita l’autopsia, è stato notato dalla riva ed è stato. La donna indossava solo degli slip neri e una maglietta.
Sulle cause della morte della donna sembrano esserci pochi dubbi. In base all'esame esterno sul cadavere effettuato all'ospedale di Como su disposizione della Procura, la profonda ferita al collo, da parte a parte, è stata provocata da un'arma da taglio e risale a prima della morte.
Quanto basta per tratteggiare l'ipotesi di un assassinio. In un primo momento, infatti, non si escludeva che la lesione potesse essere posteriore al decesso, magari provocato dall'urto in acqua con rifiuti galleggianti o con qualche imbarcazione. Ipotesi, questa, che avrebbe potuto far pensare anche al suicidio, ma che è stata scartata.
L’autopsia permetterà di avere elementi in più per far luce sulle cause della morte.
La donna, curata, di bell'aspetto, pelle chiara, aveva i capelli a caschetto di colore castano-rossiccio, molto probabilmente tinti: non risultano negli ultimi giorni in zona denunce di scomparsa di persone con una descrizione simile, per cui ora si sta cercando di risalire all'identità attraverso il confronto delle impronte digitali.
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23/03/2010
Il genio russo della matematica e il premio da un milione di dollari. «Ci penserò su»
Il genio russo della matematica e il premio da un milione di dollari. «Ci penserò su»
Nel 2006 rifiutò la Medaglia Fields, una specie di Nobel istituito nel 1936. A Grigori Perelman il riconoscimento dell'istituto Clay ma forse rifiuterà: ha risolto la congettura di Poincaré
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| Grigori Perelman |
MOSCA - Questa volta Grigori "Grisha" Perelman, il monacale genio russo della matematica che ha dimostrato la congettura di Poincaré (frutto di un'intuizione avanzata nel 1904 dal matematico francese Henri Poincaré) rifiutando finora soldi e onorificenze, non ha risposto "niet" ma si è riservato di riflettere se ritirare il prestigioso premio da un milione di dollari messo in palio dall'Istituto di matematica Clay di Cambridge, negli Usa. La fondazione privata ha già organizzato una conferenza l'8 giugno a Parigi per celebrare la soluzione della congettura e assegnare il riconoscimento, il primo dei sette problemi matematici irrisolti del Millennio individuati dal Clay.
MEDAGLIA FIELDS - Il presidente dell'istituto, James Carlson, è riuscito a mettersi in contatto con Perelman per informarlo del premio: «Mi ha detto di esserne onorato e mi ha assicurato che rifletterà se accettare». Non è poco, considerando i precedenti rifiuti e l'eremitico stile di vita del matematico russo, ma i suoi colleghi sono convinti che rinuncerà per l'ennesima volta. Perelman, 46 anni, ha avuto fin dall'adolescenza una fobia per i premi e per la ribalta: nel 1982, quando in Ungheria vinse con il punteggio massimo una medaglia d'oro alle Olimpiadi di matematica, gli fu proposta una borsa di studio per New York ma declinò. Il gesto più clamoroso risale all'agosto del 2006, quando a Madrid rifiutò la Medaglia Fields, una specie di Nobel della matematica istituito nel 1936. Volevano assegnarglielo proprio per la soluzione della congettura di Poincaré, e cioè sul perché in uno spazio tridimensionale una forma a ciambella si spezza durante la trasformazione in sfera.
VITA EREMITICA - Una svolta che apre nuove prospettive anche per lo studio dell'universo e della sua forma. Perelman pubblicò la sua ricerca su internet nel 2002 diventando una leggenda nel mondo della matematica. Ma nel 2005 si dimise dal prestigioso istituto di matematica di Steklov di San Pietroburgo, dove era ricercatore, e l'anno successivo rifiutò la Medaglia Fields: «Per me è del tutto irrilevante. Se la soluzione è quella giusta, non c'è bisogno di alcun altro riconoscimento» spiegò, ritirandosi a vivere con l'anziana madre in uno squallido monolocale alla periferia sud dell'antica capitale degli zar, dove si racconta che si nutra solo di rape e cavolo nero. Da allora è senza lavoro fisso e senza amici, non risponde alle mail né ai giornalisti, e veste da barbone, con giacche sbrindellate, jeans sporchi, scarpe da basket sformate e barba alla Rasputin.
Redazione online
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18/03/2010
Potenza, trovati resti umani e oggetti La madre: «Sono di mia figlia Elisa»
Potenza, trovati resti umani e oggetti La madre: «Sono di mia figlia Elisa»
Il giallo di ELISA CLAPS, scomparsa nel 1993. Trovati in un sottotetto della chiesa della SS. Trinità. Il Questore:«Potrebbe essere il corpo della studentessa»
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| Elisa Claps (Ansa) |
MILANO - Potrebbero essere di Elisa Claps, la ragazza scomparsa il 12 settembre 1993, i resti trovati in un sottotetto della chiesa della SS. Trinità nel centro di Potenza. Lo afferma il questore Romolo Panico, precisando però che la certezza arriverà solo con l'esito degli esami del Dna. Panico ha spiegato che nulla sarà toccato nel sottotetto dove sono stati trovati i resti umani e gli oggetti e che giovedì mattina la polizia scientifica continuerà a fare accertamenti. Si tratta, spiega, di «un corpo in avanzato stato di decomposizione», in condizioni molto precarie. È stato confermato anche il ritrovamento di alcuni oggetti: un orologio, degli occhiali, una catenina e pezzi di indumenti. «Potremmo arrivare all'identificazione dagli oggetti ritrovati, fra i quali vi sono anche resti degli occhiali di Elisa» ha detto il questore.
LA MADRE RICONOSCE I RESTI - La madre e i fratelli della Claps hanno riconosciuto almeno tre resti: quelli di una maglia, una medaglietta e i sandali di colore blu. Sono proprio quelli che Elisa indossava il giorno in cui sparì, hanno affermato i parenti di Elisa. La polizia ha mostrato loro le foto dei brandelli di maglia, della medaglietta e dei sandali trovati, insieme a resti umani nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità.
LA SCOPERTA - Panico però invita alla cautela: «Non è stato iniziato nessun esame della polizia scientifica e non sono stati riconosciuti gli oggetti di Elisa Claps. Smentisco categoricamente che al momento si possa affermare che il corpo trovato sia quello della ragazza. Non è vero neppure che la madre e il fratello abbiano visto gli oggetti ritrovati e li abbiano riconosciuti. Non è stato ancora consentito l'accesso a nessuno». A trovare i resti sono stati alcuni operai che stavano lavorando nel sottotetto della chiesa. E sono stati loro a dare l'allarme, chiedendo l'intervento della polizia. Il corpo è in un angolo in fondo al sottotetto, addossato a un muro. Si tratta di un ampio locale in cui è molto difficile accedere: per raggiungerlo bisogna prima salire sul terrazzo della chiesa, passando dalla sacrestia, poi infilarsi in una sorta di cunicolo che porta al sottotetto. Il locale è abbandonato da almeno una decina di anni ed è invaso dalla sporcizia.
FITTO MISTERO - Dunque non c'è ancora la parola fine, ma potremmo essere arrivati alla svolta di un caso che va avanti da quasi 17 anni. Su cui trasmissioni tv come «Chi l'ha visto» hanno avuto il merito di tenere sempre viva l'attenzione. Dal giorno della scomparsa, di Elisa Claps non si è saputo più nulla: varie volte gli investigatori hanno fatto ricerche e sopralluoghi a Potenza (in un cantiere delle scale mobili, alcune zone di campagna e di periferia). La chiesa della Trinità è l'ultimo posto dove la studentessa fu vista, quella mattina del 12 settembre 1993, quando scomparve, da un testimone - Danilo Restivo - che poi fu coinvolto nell'inchiesta come indiziato. Restivo, successivamente si è trasferito in Inghilterra, dove è rimasto coinvolto in un'altra inchiesta per la morte di una donna, la sarta Heather Barnett, che abitava nei pressi della sua casa. Elisa era uscita intorno alle 11.30 con la sua amica Eliana De Cillis: quest'ultima dichiarerà poi di averla lasciata poco dopo perché la studentessa doveva incontrare, proprio nella chiesa della Santissima Trinità, Danilo Restivo. Il giovane raccontò agli investigatori (e ha sempre ripetuto) di aver parlato con Elisa Claps per pochi minuti e di averla salutata intorno a mezzogiorno. La ragazza fu vista per l'ultima volta poco meno di un'ora dopo, da un suo coetaneo che abitava nel suo stesso edificio. Poi Elisa svanì: tre quarti d'ora dopo le 13 - quindi circa un'ora dopo l'ultimo avvistamento di Elisa - Danilo Restivo si fece medicare nell'ospedale San Carlo di Potenza per una ferita a una mano, che disse di essersi procurato cadendo. Restivo è indagato per omicidio. L'inchiesta sulla morte di Elisa Claps è stata trasferita alla procura di Salerno dopo che un magistrato è risultato coinvolto nelle indagini, chiamato in causa da un collaboratore di giustizia.
Redazione online
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23/12/2009
«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge
«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge
Riforma Urbani applicata alla commedia con De Sica. Rischi per i piccoli cinema. Le nuove norme e le scelte del ministero. Il riconoscimento anche a «Winx Club 2»
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| Christian De Sica, Sabrina Ferilli e Michelle Hunzicker: sono nel cast di «Vacanze a Beverly Hills» (Ansa) |
MILANO — Nemmeno nei suoi sogni più azzardati Christian De Sica aveva osato tanto: il cinepanettone dichiarato ufficialmente «film d’essai». E non per un qualche colpo di mano dei fan del supertrash o una resa incondizionata del fronte unito Critici & Castigamatti, ma per «merito» della legge italiana sul cinema. Per aggirare i deprecati cedimenti ideologico-consociativi (leggi: favori ai fanigottoni del cinema sempre pronti a autofinanziarsi coi soldi dello Stato), la riforma dell’allora ministro della Cultura Urbani istituiva precisi parametri matematico-quantitativi per valutare i meriti di un film. Era il reference system che dava punti alla solidità produttiva, alla ricchezza del cast, al valore dei registi o dei direttori della fotografia, eccetera eccetera.
Quei punteggi servivano, e servono, per ottenere finanziamenti «bipartisan» oppure per accedere alla qualifica di «film d’interesse culturale e nazionale». Naturalmente le domande si presentano prima che il film sia girato (per ottenere le sovvenzioni) o comunque prima dell’uscita (per avere la qualifica) e la commissione che li concede si riserva poi di confermarli «previa visione della copia campione». Ma salvo improbabili colpi di scena, nessuna qualifica viene mai revocata. Da qualche mese, poi, questa qualifica è diventata vitale per ottenere i tanto agognati «crediti d’imposta»: per ridare fiato all’industria del cinema senza ricadere nelle sovvenzioni d’antica memoria, sono stati introdotti dei meccanismi di riduzione fiscale (i crediti d’imposta, appunto) capaci di favorire il reimpiego di capitali nella produzione. Ma per evitare che diventassero finanziamenti indiscriminati (e quindi fuori legge), la Comunità europea ha imposto che ne potessero usufruire solo i film di qualità, quelli cioè dichiarati «di interesse culturale e nazionale».
E qui si torna a «Natale a Beverly Hills», che ha chiesto e ottenuto la qualifica in questione per aver diritto ai sacrosanti crediti d’imposta ma che si è conquistato in sovrappiù una «qualifica di film d’essai» che per la legge Urbani spetta di diritto a tutti i film di interesse culturale e nazionale. E qui le cose si complicano. E in peggio. Perché diventare film d’essai vuol dire permettere al cinema che ti programma di ottenere quegli aiuti (fiscali e monetari) che sostengono gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli cioè che dovrebbero dare spazio ai film più difficili, controversi, stimolanti e culturalmente validi. Non certo a quelle megastrutture che magari riempiono tutte le sale con tre o quattro blockbuster e non si preoccupano di far quadrare le logiche del botteghino con quella della qualità. Invece «trasformando» in cinema d’essai anche i multiplex che proiettano opere come «Natale a Beverly Hills» (nella stessa riunione ha già ottenuto lo stesso riconoscimento «Winx Club 2») si finisce solo per sottrarre ulteriori finanziamenti a quei piccoli esercenti che, con un pubblico più attento alla qualità dei film che del pop corn, sono l’ultimo baluardo per la difesa di un cinema degno di questo nome. Altrimenti rischiano di diventare pura demagogia tutte le richieste di maggior efficienza e moralizzazione che la Politica rivolge a questo settore: se non si cambia al più presto questa legge, le occasioni per essere orgogliosi della nostra cinematografia diventeranno ogni giorno più esigue. Con o senza il marchio d’essai.
Paolo Mereghetti
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