11/07/2011

Gli sperperi di Stato: stiamo ancora pagando i danni arrecati dalla seconda Guerra mondiale

Gli sperperi di Stato: stiamo ancora pagando i danni arrecati dalla seconda Guerra mondiale

Ogni anno il ministero delle Infrastrutture versa più di 2,4 milioni di euro per ricostruire edifici distrutti oltre 60 anni fa: gli indennizzi post bellici varanti nel '53, poi prorogati nell'82 e nel '93. E non è la sola spesa assurda...

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30/01/2011

Perugia, 25enne fugge dopo incidente e poi chiama: «Mi hanno violentata»

Perugia, 25enne fugge dopo incidente e poi chiama: «Mi hanno violentata»

A bordo dell'auto sarebbe stato trovato anche il cellulare della ragazza. L'allarme dato dall'amica che era con lei. La sua vettura trovata nei pressi del torrente Ventia

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09/06/2010

Onna: la casa che riuscì a resistere al terremoto, ma non all'Anas

Onna: la casa che riuscì a resistere al terremoto, ma non all'Anas

Da mesi i cittadini sul piede di guerra: «Non dovevamo essere il simbolo della rinascita?». Una delle cinque abitazioni che rimasero in piedi sarà abbattuta per far posto a una strada

 

Il progetto (Pizzi)
Il progetto (Pizzi)

ONNA (L’Aquila) - Non riuscì a spianarla neppure il terremoto, forte e solida com’era, coi muri incatenati e il tetto di legno. Ma adesso arriva la «Variante Sud» dell’Anas e sembrano esserci davvero poche speranze. Il destino della casa-miracolo di Onna, una delle cinque (appena 5!) che si salvarono dal sisma mentre il resto del paese crollava (40 morti), appare segnato. La casa antisismica della maestra elementare Margherita Nardecchia Marzolo, l’ultima in fondo, a pochi passi dal fiume Aterno, verrà demolita (salvo ripensamenti o una sospensiva in extremis del Tar) perché in corrispondenza della cucina (secondo questo progetto) dovrà sorgere il sovrappasso della nuova strada (da Bazzano a San Gregorio, 6-7 chilometri in tutto) prevista dall’Anas per alleggerire il traffico della statale 17, ormai congestionato dopo la chiusura del centro storico dell’Aquila e la creazione in periferia dei 19 miniquartieri.

ASSEDIATI DALLE AUTO - Il tempo stringe. A dicembre scorso è stato approvato il progetto definitivo, a febbraio si è chiusa la gara. Sarebbero già pronte le lettere d’esproprio dei terreni: «Arriva la strada che asfalta la speranza», sospira Franco Papola, presidente dell’associazione Onna Onlus. «Ma come?», protestano in coro i cittadini della frazione alla fine dell’ennesima riunione. «Onna doveva rappresentare il simbolo della rinascita, della ricostruzione post-sisma in Abruzzo e adesso invece ci chiudono come indiani in una riserva, stretti tra la Statale e la Variante Sud. Assediati dalle auto e dall’inquinamento. Altro che turismo e agricoltura biologica, centro polivalente e piste ciclabili sul fiume. Sarà uno scempio...». Gli abitanti da mesi sono sul piede di guerra: Onna Onlus, la Proloco di Onna, il comitato cittadini di San Gregorio, hanno già presentato un ricorso al Tar e annunciano ora nuove iniziative. Non solo.

DIPLOMAZIA - Si rischia pure l’incidente diplomatico: Onna, come si ricorderà, dopo la catastrofe del 6 aprile 2009, fu «adottata» dal governo tedesco di Angela Merkel (in memoria della strage compiuta in loco dalla Wehrmacht l’11 giugno 1944, quando i nazisti uccisero 17 persone e rasero al suolo le case). L’ex ambasciatore Michael Steiner (tornato da poco a Berlino) ha lavorato per più di un anno fianco a fianco con gli onnesi per ricostruire la chiesa, le case, le scuole, mettendo a disposizione i migliori architetti e ingegneri per la realizzazione di un masterplan. Un piano di rinascita che adesso finalmente è pronto. E proprio l’ambasciata, nei giorni scorsi, ha scritto all’Anas per provare a sventare la minaccia: lettere cautissime «e molto diplomatiche» - chiosano a Onna Onlus - per suggerire l’adozione di un percorso alternativo a quello descritto nel progetto di dicembre. Una strada che, cioè, passi al di là del fiume, in mezzo alla campagna, lontana dalle case. Finora, però, senza esito.

RICORSO - L’avvocato Fausto Corti, che assiste la maestra Nardecchia Marzolo nella sua battaglia per evitare l'abbattimento della casetta-miracolo, dice che un primo ricorso, già presentato al Tar, è stato respinto due settimane fa in assenza di «danno grave e irreparabile». È naturale: la demolizione non c’è ancora stata... Ma se e quando partiranno i cantieri lui, è chiaro, tornerà alla carica. È su un altro punto, però, che oggi l’avvocato vorrebbe attirare l’attenzione: «La Variante Sud», osserva, «fu approvata in un giorno, nell’ambito della stessa conferenza di servizi che doveva dare l’ok sulla nuova viabilità del post-terremoto. Capito? Anche qui, anche in questo caso, le procedure d’urgenza della Protezione civile, come per il G8 e i Grandi Eventi, hanno giocato un ruolo fondamentale. La Variante Sud», ricorda Corti, «faceva parte della Legge-Obiettivo, ci sarebbero voluti cioè ben altri tempi e ben altri passaggi per approvarla. E invece in un lampo eccoci qua, con 33 milioni di euro già pronti. Oltretutto», conclude il legale, «il progetto scelto dall’Anas è il più oneroso, perché far passare la strada vicino a Onna, dove si è visto che è alto il rischio idrogeologico, significherà costruirla non a raso, ma sopra un terrapieno. Che vuol dire? Camion e camion di terra. In faccia al paese sorgerà una collina...».

Fabrizio Caccia


16/04/2010

Bin Laden perse la «diretta» dell'11 settembre per colpa dell'antenna

Bin Laden perse la «diretta» dell'11 settembre per colpa dell'antenna

La ricostruzione del «telegraph». Il capo di Al Qaeda si era fatto installare una tv satellitare nel rifugio. Ma qualcosa andò storto.

 

Osama Bin Laden
Osama Bin Laden

WASHINGTON – Osama Bin Laden si sarebbe "perso" il suo atto più clamoroso: la distruzione delle Torri Gemelle a New York. Il capo terrorista aveva chiesto ai suoi uomini l'installazione di una antenna per captare le immagini delle tv satellitari ma nel momento decisivo – l'11 settembre 2001 – qualcosa è andato storto. Problemi tecnici, cattiva ricezione. E lui non avrebbe visto il secondo aereo schiantarsi contro la Torre. A raccontare questa storia è Nasser al Bahri, 37 anni, un pentito ed ex guardia del corpo del Califfo. Il militante ha affidato le sue verità ad un nuovo libro – All'ombra di Bin Laden - scritto insieme al noto giornalista francese Georges Malbrunot. Poco prima dell'attacco all'America, Osama avrebbe sollecitato i suoi collaboratori a seguire le notizie nei giorni seguenti e per questo motivo aveva ordinato che fosse preparata una tv in un rifugio sui monti afghani. Tanto sforzo per nulla. Secondo il mujahed il segnale del satellite era debole o disturbato.

LE ISTRUZIONI DELLO SCEICCO - Sempre al Bhari rivela che Bin Laden gli aveva consegnato una pistola con un ordine preciso:
se stanno per catturarmi mi devi uccidere. Il militante era accompagnato da un gruppo di connazionali yemeniti conosciuti tra i seguaci come la «Guardia nera», l'ultimo scudo per proteggere il fondatore qaedista. È attendibile questa ricostruzione riportata sulle pagine del quotidiano inglese Telegraph? Come al solito, quando c'è di mezzo Osama, difficile separare fatti e finzione, situazioni concrete e leggende metropolitane. Dunque come ogni versione va accolta con prudenza. Sembra strano che avesse aspettato l'11 settembre per avere una tv satellitare nel suo nascondiglio. Altre testimonianze hanno raccontato come il capo di Al Qaeda sia stato sempre molto attento ai mass media ed avesse creato una sorta di ufficio stampa già alla fine degli anni '80. Sempre dalla Gran Bretagna rimbalza un’altra notizia curiosa lanciata dal tabloid The Sun. Qualcuno ha creato su Facebook una pagina dedicata a Bin Laden. Come indirizzo hanno indicato «le montagne del mondo». Già un migliaio gli amici registrati. Se Al Qaeda è diventata una sorta di marchio, Osama lo è ancora di più. E puoi farne ciò che vuoi.

Guido Olimpio


03/03/2010

«Cartello» degli appalti. Una talpa nei Servizi segreti

«Cartello» degli appalti. Una talpa nei Servizi segreti

 

L’inchiesta - Le carte. I pm: una società intestata a Verdini è riconducibile al costruttore Fusi

 

PERUGIA—La «cricca» che gestiva gli appalti per i Grandi Eventi poteva contare su appoggi all’interno della Guardia di Finanza e dei servizi segreti. E così veniva informata sugli sviluppi delle indagini in corso. A rivelare questi rapporti sono i nuovi atti giudiziari depositati dai magistrati di Perugia. Le migliaia di pagine - con intercettazioni, pedinamenti e accertamenti effettuati dai carabinieri del Ros - confermano l’esistenza di una rete ampia sulla quale potevano contare in particolare i due alti funzionari Angelo Balducci e Fabio De Santis e l’imprenditore Diego Anemone. Rivelano quanto accaduto all’interno della procura di Roma dopo il coinvolgimento dell’aggiunto Achille Toro. Ma soprattutto individuano una società intestata al coordinatore del Pdl Denis Verdini che gli investigatori ritengono riconducibile a Riccardo Fusi, l’imprenditore che il politico avrebbe agevolato nell’assegnazione di alcuni lavori. Si tratta della Parved che ha «la sede viene posta in Firenze via Alfieri 5 (ove hanno sede numerose imprese del gruppo Fusi) e che viene poi «trasformata in Parfu, di cui diventa socio portatore di azioni lo stesso Fusi ».
Nelle ultime ore la Banca d’Italia ha avviato un’ispezione del Credito cooperativo di cui Verdini è presidente.

GLI INCONTRI CON IL GENERALE - È la metà di febbraio 2009, tra i componenti della «combriccola» c’è agitazione per i controlli effettuati nei cantieri. Anemone attiva il suo commercialista Stefano Gazzani per saperne di più e il 24 febbraio lui gli fa recapitare un appunto. L’imprenditore è allarmato: «L’ho letto, mi debbo preoccupare quindi... un pochino ». Il professionista è a disposizione: «Mo’ bisogna interessarsi... capire... potrebbe essere anche una cazzata, cioè una cosa come dire preliminare che poi finisce lì, però la cosa strana è che, come hai letto, riguarda un’altra cosa. Boh! A te non ti risulta che ci stato nessun problema?» Anemone dice di non sapere nulla. Ma dalla settimana successiva contatta il generale delle Fiamme Gialle Francesco Pittorru, dal 2002 in servizio al Sisde. I rapporti con lui sono stretti, tanto che «dal febbraio 2010 - evidenziano gli investigatori - sua figlia Claudia è stata assunta presso il Salaria sport village», il circolo sportivo di Anemone frequentato anche da Guido Bertolaso e diventato una delle strutture dei Mondiali di nuoto. A fare da intermediario per gli appuntamenti è uno dei collaboratori dell’imprenditore, Roberto Molinelli. A maggio, quando i giornali danno conto proprio dell’inchiesta sui mondiali, vengono registrati diversi contatti e appuntamenti. Al telefono non pronunciano mai il suo nome, lo chiamano semplicemente «il generale» oppure «la torre». E subito dopo gli incontri, si scambiano le informazioni che hanno ottenuto. Il 20 luglio Molinelli rassicura: «Diego ti cercavo perché mi ha chiamato "la torre" emi dice "mi raccomando digli che è tutto a posto e di comunicarlo anche alla persona altra con i capelli bianchi» che, dicono gli investigatori, è Balducci.

L'INCONTRO CON NICOLO' POLLARI - Il 21 maggio, Roberto Di Mario, il segretario di Angelo Balducci lo informa che il generale Niccolò Pollari, ex direttore del Sismi, vuole incontrarlo: «Quel ragazzo che era venuto con il generale della Guardia di Finanza, non mi ricordo come si chiama, Valletta no Ballotta forse? qualcosa del genere, che lavora con Pollari, è venuto. Lui diceva "se il presidente è libero chiamo il generale che voleva vedere pure lui"». Balducci si rende disponibile: «Digli che se per lui va bene, domani mattina, magari se non vuol venire in ufficio, che ne so, ci possiamo vedere al Grand Hotel». Il segretario lo contatta nuovamente dopo poco: «Eccomi, allora ti aspetta al Grand Hotel stasera... viene anche questo suo attendente». Dieci minuti prima dell’appuntamento Balducci chiama Anemone.
Balducci: Niente... io c’avevo una riunione con uno dei professionisti adesso per quegli arbitrati che sono rimasti indietro. Però nel frattempo mi sono dovuto riallontanare perché mi ha chiesto... voleva prendere un caffè con me il... diciamo quello che una volta era il capo di "Merulana" per intenderci... quello il più famoso che è molto amico anche di Piero.
Anemone: ah ho capito
Balducci: e che faccio non ci vado? Loro li ho lasciati lì che stanno guardando le carte...E allora fa una cosa magari se tu alle 7 e mezzo ... ci possiamo vedere dove vendono quei vasi, quelle cose o meglio ancora al coso lì, a quello del teatro dell’opera. Ci prendiamo un caffè cinque minuti e poi io rivado lì da loro».

TORO E IL PROCURATORE - Il 10 febbraio scorso, quando scattano arresti e perquisizioni, il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro - accusato dai colleghi fiorentini di aver passato alla "cricca" notizie sull’inchiesta e ora anche di corruzione - contatta il capo del suo ufficio Giovanni Ferrara e in alcuni momenti alludono a passaggi dell’indagine.

Ferrara:...Achille ... tu che fai passi di qui o no?
Toro:... me ne sono tornato a casa Gianni ...sono andati a perquisire pure ... dove stava Stafano (si sbaglia) all’ufficio che mo ... non ho capito ad Infrastrutture ...presso ... a Porta Pia.
Ferrara:...ah! ... perché lui c’ha una cosa là ?
Toro:...lì ..te l'ho accennato .. ha avuto recentemente ... ... quella cosa che ti avevo accennato Ferrara:...ah! ho capito
Toro:...quindi... non lo so che cosa stanno costruendo ... che cacchio hanno fatto ... comunque domani mattina alle 10 mi vedo con l’avvocato... oggi pomeriggio con l'altro avvocato ... e vediamo di capire... alle 9 e mezzo sto in ufficio perché devo vedere l'avvocato ...
Ferrara:...domani vieni perché vediamo che cosa accade domani sui giornali
Toro:...e già lo sto leggendo ora ... già ... il riferimento al magistrato romano su Repubblica Ferrara:...ah sì ... che dicono ? .. no ci sta niente
Toro:... nell'inchiesta sono finite altre 20 persone parlano dell’arresto di Bertolaso
Ferrara:... no mica l'hanno arrestato Bertolaso!!
Toro:... no no .. scusa .. di Balducci ... De Santis e Della Giovampaola ...dunque sono finiti in manette anche De Santis Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone ...poi tutto è avvenuto nell’ambito di un'indagine del ROS .. nell'inchiesta sono finite altre 20 persone indagate tra le quali anche un magistrato romano ... e quindi già hanno avuto la notizia ...
Ferrara:... ma certo ... mo sta sull' Ordinanza
Toro:...e Repubblica quindi ... ovviamente .. gli altri non ce l'hanno ancora ma Repubblica già ce l'ha ... quindi ho un attimo il problema di riprendermi io insomma ... hai capito?
Ferrara:... e domani con calma vediamo di ..
Toro:...e domani ... alle 10 viene di corsa ...coso ... Rampioni perché voglio dirgli quello che so insomma ... quello che non so perché qui ... non lo so come lo connettono ... poi insomma io non è che so tutto quello che ovviamente che è avvenuto però non mi pare che noi abbiamo fatto cose che ... va be’ comunque staremo a patire
Ferrara:... va be’ sono cose di prima di dicembre .. quindi non c’era proprio ... allora c’era solo la pendenza ...
Toro:... e no ... dalla comunicazione ... ci sono dei rapporti del Ros ... pure di recente ...di gennaio e del 2 febbraio ...hai capito?
Ferrara:... ah questo non lo so .. non abbiamo le carte .. hai capito?
Toro:... no no ... infatti voglio la copia di quello che hanno notificato a mio figlio per capire che cacchio stanno facendo ... mi preoccupa ’sto fatto che sono andati a perquisirlo pure nell’ufficio nuovo ... figurati un pochettino ... l’immagine per lui... io sono vecchio... che me frega insomma ... ma lui ... in tutti e due gli uffici sia all’Acea che là... va be’... e niente Gianni .. non me la sento oggi Ferrara:...oggi no ....oggi no ... domani
Toro:...parlo con l'avvocato poi appunto scambiamo due parole un attimo, ho bisogno Ferrara:...d’accordo a domani ...ciao

Tre giorni dopo Toro parla con una parente e afferma: «Io qui mi ero già stancato da qualche mese ... ma c’avevo la prospettiva da qui a un anno e mezzo che se ne andava Gianni (Ferrara, ndr) quasi sicuramente diventavo procuratore ...». Invece decide di dimettersi.

I FESTINI - In un capitolo dell’informativa i carabinieri evidenziano come «l’ingegner Balducci, per organizzare incontri occasionali di tipo sessuale, si avvale dell’intermediazioni di due soggetti che si ritiene possano far parte di una rete organizzata, operante soprattutto nella capitale, di sfruttatori o comunque favoreggiatori della prostituzione maschile». Su questo è stata avviata un’indagine parallela che si concentra sull’attività di Thomas Ehiem, un giovane nigeriano che nelle telefonate afferma di far parte del coro di San Pietro «e all’anagrafe di Roma è indicato come "religioso"». È lui ad offrire le prestazioni dei ragazzi, soprattutto stranieri, in cambio di soldi e piccoli favori. L’altro intermediario indicato nella relazione investigativa è invece Lorenzo Renzi, anche lui residente nella capitale.

LE TELEFONATE CON MINZOLINI - Sia Balducci, sia Anemone mostrano di essere in confidenza con il giornalista Augusto Minzolini. E quando questi diventa direttore del Tg1 lo chiamano per congratularsi, ma non solo. Alle fine di settembre scorso, dopo una serie di telefonate, i tre si incontrano. E, annotano gli investigatori «la ragione di questo incontro si trae dalla conversazione del 2 ottobre tra Patrizia Cafiero e Anemone; la donna lo informa che intanto sta andando all’appuntamento (con Giancarlo Leone) e per l’indomani pomeriggio ha organizzato un incontro al TG1 fra il giornalista Vincenzo Mollica e Lorenzo Balducci per la promozione del film «Io, don Giovanni», nel cui cast compare appunto il figlio dell’ingegner Balducci.

Tre giorni dopo Minzolini chiama Balducci.
Minzolini: allora ... ti è piaciuto?
Balducci:... grazie ... bellissimo.
Minzolini:... è stato proprio bello il servizio ... devo dire che lui è bravo ma anche Mollica è per queste cose.
Balducci:... guarda.. il servizio è venuto benissimo proprio, anche le scene poi si prestavano bene. Minzolini:...come no, infatti erano proprio bellissimi quei...
Balducci: io non ho parole.
Minzolini:...macchè! ... lascia perdere ... volevo soltanto sapere se ti è piaciuto... lui è contento? Balducci:... molto guarda ...
Minzolini:... memo male ... lì è una specie di investitura sai no? ... in quel mondo lì ...(ride)
Balducci: io ti, ovviamente ti avrei chiamato stasera perché non ti volevo
Minzolini: ma che scherzi? ... non ti preoccupare ... volevo sapere così .. son contento
Balducci:...ci vediamo presto?
Minzolini:...quando ti pare.

Fiorenza Sarzanini


27/02/2010

L'Aquila: ridevano durante il terremoto. L'AUDIO

L'Aquila: ridevano durante il terremoto. L'AUDIO

 

Pierfrancesco Gagliardi e suo cognato Francesco Piscicelli sono stati intercettati il giorno del sisma che ha colpito l'Abruzzo. Ridevano pensando agli appalti che avrebbero ottenuto. ECCO L'AUDIO ORIGINALE DELLA CONVERSAZIONE

 

 

 

Quella risata è diventata quasi il simbolo del cinismo e dell'avidità che sembra nascondersi dietro allo scandalo legato agli appalti del G8 alla Maddalena. Pierfrancesco Gagliardi e suo cognato Francesco Piscicelli che al telefono si raccontavano di quanto avessero riso nella notte del terremoto a L'Aquila ha indignato tutta l'Italia e in particolar modo gli aquilani. Gianni Letta era intervenuto personalmente per chiedere che non venisse dato loro nessun appalto.

Il 13 febbraio gli aquilano sono scesi in Piazza anche per ricordare che loro, quella notte, non ridevano. Ora, dopo la pubblicazione dei tabulati, viene reso noto anche l'audio in cui i due imprenditori parlano tra di loro. Lo potete ascoltare nel video qui sopra.


19/09/2009

L’autobomba esplode poi un gruppo armato apre il fuoco sui soldati

L’autobomba esplode poi un gruppo armato apre il fuoco sui soldati

 

L’inchiesta. La ricostruzione e le prime testimonianze «Erano nascosti al lato della strada», «i feriti presto rimpatriati»

La polizia afghana sulla scena dell'attentato in cui sono rimasti coinvolti due mezzi militari italiani a Kabul: sei parà sono morti e quattro sono rimasti feriti (Reuters)

La polizia afghana sulla scena dell'attentato in cui sono rimasti coinvolti due mezzi militari italiani a Kabul: sei parà sono morti e quattro sono rimasti feriti (Reuters)

 

KABUL — Subito dopo l’esplosione contro gli ita­liani giovedì mattina sem­bra certo vi sia stata una sparatoria durata circa tre minuti. Ad aprire il fuoco sarebbe stato un gruppo di militanti filotalebani arma­ti di mitragliatori e apposta­ti tra alcune montagnole di terra e detriti un centinaio di metri sulla sinistra della carreggiata rispetto alla di­rezione di marcia dei Lin­ce.

GLI AGGRESSORI - Quanti aggressori? «For­se quattro o cinque. Il nu­mero non è chiaro. Hanno aperto il fuoco contro i quattro sopravvissuti del secondo blindato. Questi erano confusi, in stato di choc. Si deve pensa­re che, dato l’impatto violentissimo dello scoppio — è quasi certo fosse una vettu­ra guidata da un ka­mikaze — alcuni di loro ancora non ave­vano realizzato che il primo Lince era stato colpito. Pensavano di essere stati loro gli ob­biettivi principali del­­l’attentato. Però sono riu­sciti a reagire abbastanza in fretta. Anche aiutati dal fatto che intanto era so­praggiunta una pattuglia inglese, seguita subito do­po da una norvegese. Han­no così compreso da dove provenivano gli spari, si so­no riparati dietro il loro mezzo danneggiato e han­no risposto al fuoco. A quel punto gli aggressori si so­no dileguati» dicono al Cor­riere alte fonti Isaf-Nato coinvolte nelle fasi prelimi­nari dell’inchiesta. In gergo un’operazione del genere viene definita: «Attentato complesso». Un fatto abbastanza raro a Ka­bul. Si deve tornare all’at­tentato contro l’hotel Sere­na, nel gennaio 2008, per tracciare uno scenario simi­le, seguito da diversi «attac­chi complessi» contro le forze di sicurezza nazionali afghane.

DINAMICHE COMUNI - È invece assodato che di­namiche del genere siano abbastanza comuni nelle zone rurali e soprattutto nel Sud-est del Paese. Se ciò fosse confermato, signi­ficherebbe dunque che gli italiani erano davvero cadu­ti in un’imboscata ben pia­nificata. Prima l’auto ka­mikaze, poi le mitragliate per finire i superstiti. Saran­no ora anche i gruppi inve­stigativi dei Ros a seguire queste piste. Gli stessi tale­bani nel loro comunicato di rivendicazione avevano segnalato gli spari da parte degli italiani. E molti dei te­stimoni tra i civili, incontra­ti ieri mattina sul luogo del­­l’attentato, parlano con in­sistenza di «una intensa sparatoria», che avrebbe addirittura impedito per al­cuni minuti di prestare soc­corso ai feriti tra la popola­zione. Della decina di perso­ne intervistate dal Corrie­re , nessuna ha parlato di colpi a fuoco da parte dei ta­lebani.

 

I militari italiani in Afghanistan (Ansa)
I militari italiani in Afghanistan (Ansa)

 

 

KABUL- Ci vorranno, forse, ancora un paio di giorni prima che i quattro soldati feriti nell'attentato in Afghanistan possano tornare a casa. I dottori non hanno dato il via libera per il rimpatrio. «Le condizioni non sono gravi», spiegano i medici francesi dell'ospedale «Role 2». Ma preferiscono tenere i militari sotto osservazione finché «non avranno superato lo stato di choc accusato in seguito all'esplosione».

LE VITTIME- Torneranno invece a casa le salme dei sei militari caduti nell'attentato. Le salme arriveranno all'aeroporto Ciampino domenica mattina. Al Celio verrà aperta una camera ardente riservata ai famigliari delle vittime. Per il ministro della Difesa Ignazio La Russa sul rientro «non c'è stato alcun ritardo. Anzi, abbiamo accelerato i tempi. Ogni polemica è offensiva».

L. Cr.


20/05/2009

Il mistero di "Baby Angel" sepolto in un parco giochi

Il mistero di "Baby Angel" sepolto in un parco giochi

 

La polizia ha diffuso un disegno che ricostruisce il volto del piccolo. Albuquerque, New Mexico: trovato il cadavere di un bambino tra i tre e i cinque anni

 

La ricostruzione del volto del bambino trovato sepolto in un parco giochi ad Albuquerque, New Mexico
La ricostruzione del volto del bambino trovato sepolto in un parco giochi ad Albuquerque, New Mexico

WASHINGTON – Lo hanno sepolto, in gran fretta, sotto la sabbia di un parco di Albuquerque, New Mexico, tra altalene e scivoli. Un luogo di divertimento e non di morte. Una mamma che aveva portato il figlio a giocare ha scorto una scarpetta ed ha chiamato la polizia. Non c’è voluto molto per estrarre il cadavere di un bambino: età tra i 3 e i 5 anni, ispanico o nativo-americano. Indossava dei pantaloncini scuri e una maglietta rossa con una jeep disegnata sul davanti.

«SEPOLTO» - Non conoscendo il suo nome lo hanno soprannominato Baby Angel (o Baby Joe) ed hanno diffuso un disegno che ne ricostruisce il volto. Dal giorno del ritrovamento – venerdì scorso – la polizia ha battuto la zona sperando di trovare qualche elemento per identificarlo. Gli investigatori, non essendo arrivate denunce di scomparse, sospettano che il bimbo possa essere stato sepolto nel giardino da un congiunto. Una persona che doveva avere un gran fretta, altrimenti lo avrebbe nascosto in un posto diverso e non in quest’area piuttosto frequentata.

MISTERO SULLE CAUSE DEL DECESSO - È mistero anche sulle cause del decesso. L’autopsia avrebbe escluso, per il momento, traumi, ma ci vorrà altro tempo per un verdetto definitivo. Baby Angel è stato ucciso? È rimasto vittima di un “incidente”? Era figlio di immigrati clandestini che temevano di essere individuati? Interrogativi che si aggiungono alla commozione delle decine di persone che da venerdì hanno iniziato a portare fiori, peluche e candele nel parco. La storia di Baby Angel ricorda quella di Riley Ann Sawyers, 2 anni, assassinata dalla madre e dal patrigno a Galveston, Texas, nel luglio 2007. La bambina, dopo essere stata uccisa, fu chiusa in un contenitore poi gettato poi in mare. La corrente spinse il contenitore a riva dove lo trovarono alcuni pescatori. Come per il bimbo di Albuquerque, gli investigatori distribuirono a giornali e tv un ritratto fatto da una disegnatrice forense. Passarono diversi giorni prima che la nonna, ritenendo di aver riconosciuto la nipotina, contattasse la polizia. Fu la segnalazione giusta che permisè la soluzione del caso e l’arresto degli assassini.

Guido Olimpio


24/04/2009

Estorsioni contro ditte siciliane a Milano Due arresti, volevano uccidere Crocetta

Estorsioni contro ditte siciliane a Milano Due arresti, volevano uccidere Crocetta

 

Tentavano di ricostituire il pericoloso clan degli Emmanuello. I boss preparavano attentati contro il sindaco di Gela, impegnato contro la mafia, e alcuni imprenditori "ribelli"

 

Il sindaco di Gela Rosario Crocetta (Ansa)
Il sindaco di Gela Rosario Crocetta (Ansa)

MILANO - Imponevano il pagamento del pizzo anche alle imprese «in trasferta», ovvero ditte siciliane che si erano aggiudicate degli appalti a Milano, e stavano preparando un attentato al sindaco di Gela Rosario Crocetta, candidato dal Pd alle Europee. Per questo sono stati arrestati Maurizio Saverio La Rosa, 40 anni, e Maurizio Trubia, di 41, entrambi di Gela. L'accusa per entrambi è di associazione mafiosa.

CLAN EMMANUELLO - Gli imprenditori erano costretti a pagare «la protezione» anche se svolgevano lavori in città del Nord Italia e non solo in Sicilia. In particolare, il clan mafioso di Gela aveva imposto il pagamento del «pizzo» ad una impresa siciliana che era impegnata nei lavori di manutenzione dell'acquedotto milanese, per conto della società MM. L'indagine si è concentrata sul gruppo mafioso degli Emmanuello, che fa capo a Cosa nostra, strutturato in organismi territoriali che operano unitariamente o in stretta collaborazione in diverse zone del territorio nazionale e all'estero. I due arrestati dovranno pure rispondere dell'aggravante di aver fatto parte di un'associazione armata, che aveva disponibilità di esplosivo e armi. L'indagine, coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Caltanissetta, ha consentito di individuare gli attuali reggenti di Cosa nostra di Gela e di stroncare sul nascere un serio tentativo di ricostituzione del clan degli Emmanuello. L'inchiesta si basa su intercettazioni e sul contributo offerto da un imprenditore di Gela, che ha denunciato le estorsioni, e sulle nuove dichiarazioni del boss Carmelo Barbieri, che sta collaborando con i pm della Direzione distrettuale antimafia.

ATTENTATO AL SINDACO - Dall'inchiesta è emerso che il clan Emmanuello stava preparando un attentato per uccidere il sindaco di Gela Rosario Crocetta e alcuni imprenditori che negli ultimi anni hanno collaborato con le forze dell'ordine e la magistratura nella lotta al racket delle estorsioni. Per gli inquirenti il pericolo di attentati era «attuale e imminente». Per questo la Procura distrettuale antimafia ha chiesto con estrema urgenza il provvedimento cautelare al gip. Il progetto di uccidere Crocetta sarebbe conseguenza delle campagne di stampa e delle iniziative prese dal sindaco per riaffermare la legalità a Gela. Il piano era stato preparato e concordato da La Rosa insieme ad altri mafiosi residenti nel Nord. Negli ultimi mesi il boss aveva fatto diversi viaggi tra la Sicilia e la Lombardia, dove ha incontrato esponenti delle cosche mafiose di Gela che da tempo si sono trasferiti fra Milano e Varese. Lì i boss proseguirebbero gli affari illeciti, con la disponibilità di armi. Dell'attentato a Crocetta ha parlato anche i pentito Barbieri, il cui primo verbale di interrogatorio da collaboratore di giustizia è del 6 marzo 2009. Alle sue dichiarazioni si aggiungono le intercettazioni degli uomini del clan Emmanuello.

SOLIDARIETÀ DEL PD - A Crocetta è arrivata la solidarietà di tutto il Pd. «La scoperta di un piano per uccidere il sindaco e gli imprenditori coraggiosi di quella città per il loro impegno contro la mafia è un segnale grave - ha detto il segretario Franceschini -: non bisogna abbassare la guardia e anzi bisogna dare all'impegno contro la criminalità organizzata un valore e una visibilità ancora maggiori. Esprimo la mia solidarietà a Crocetta, un sindaco coraggioso, da sempre impegnato sul fronte della lotta alla mafia, che il Partito Democratico ha candidato alle europee. Vogliamo ribadire con forza che le sue battaglie contro la criminalità organizzata sono anche le nostre e che continueremo a stargli accanto nella sua lotta che certamente continuerà a condurre senza farsi intimidire».


23/04/2009

«Il G8 di luglio lo terremo a L'Aquila»

«Il G8 di luglio lo terremo a L'Aquila»

 

La presidente della Provincia: «Sarebbe una grande occasione per la ricostruzione». Berlusconi al Consiglio dei ministri in Abruzzo: così risparmiamo 220 milioni; 8 miliardi per la ricostruzione

 

Silvio Berlusconi al suo arrivo a L'Aquila (Ansa)
Silvio Berlusconi al suo arrivo a L'Aquila (Ansa)

L'AQUILA - La prossima riunione del G8, programmata a luglio nell'isola sarda della Maddalena, sarà spostata a L'Aquila. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri che si è svolto in via eccezionale nel capoluogo abruzzese. Il premier Silvio Berlusconi ha motivato questa decisione con il fatto che in questo modo si risparmierebbero denaro e risorse che potrebbero essere utilizzati per la ricostruzione. In questo modo, ha aggiunto Berlusconi, si porterebbe l'Abruzzo al centro dell'attenzione mondiale. Il governo italiano contatterà ora gli altri Paesi partecipanti per valutare la loro disponibilità. L'utilizzo del complesso monumentale della Maddalena che avrebbe dovuto ospitare la riunione dei leader, ha detto il premier, avrebbe comportato un costo di 220 milioni di euro; soldi che potranno essere risparmiati utilizzando invece la scuola della Guardia di Finanza di Coppitto che, anche per le proprie caratteristiche, si presterebbe ad ospitare il vertice.

«QUI I NO GLOBAL NON VERRANNO» - «Chiedo scusa al presidente della regione Sardegna, che non abbiamo avuto modo di avvisare - ha detto Berlusconi -, ma posso già dire che l'isola potrà ospitare in autunno un summit sull'ambiente per cui sto avendo contatti con il presidente americano Barack Obama. Del resto - ha poi aggiunto - la Maddalena e il contesto più lussuoso in cui la riunione si sarebbe svolta sarebbe stato meno consono con il periodo di crisi che l'economia mondiale sta vivendo». Quanto alla sicurezza dei leader, il presidente del Consiglio ha spiegato che ci sono tutte le condizioni per garantirla e che probabilmente «non credo che i no global avranno la faccia di venire in questi luoghi ad organizzare manifestazioni dure come quelle a cui siamo stati abituati in passato».

STANZIAMENTI E RICOSTRUZIONE - Il Consiglio dei ministri, durato due ore, ha anche dato via libera al decreto legge per stanziare le risorse in favore delle zone terremotate dell'Abruzzo. Il provvedimento mette a disposizione un totale di otto miliardi di euro, di cui 1,5 per fronteggiare l'emergenza e 6,5 miliardi per la ricostruzione. A questo proposito, il capo del governo ha spiegato che «sono state individuate 15 aree dove intervenire con piastre di cemento armato capaci di sopportare scosse sismiche: su queste piastre saranno edificate case sicure, con verde e alberi». Il testo varato dal Cdm prevede anche che le donazioni che verranno fatte da imprese e privati a favore degli interventi post-terremoto siano deducibili dalle tasse. E' stato specificato però che le erogazioni liberali scontabili sono quelle fatte «per il tramite della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento protezione civile ovvero da altri enti appositamente individuati». Non solo: gli studenti universitari saranno esonerati dal pagamento delle tasse per il periodo 2009-2010. «Per la prima volta si affronta un evento del genere senza aumentare la pressione fiscale - ha detto il premier commentando i provvedimenti adottati -. Gli otto miliardi saranno recuperati con spostamenti di spese, riduzione di sprechi e rimodulazione degli stanziamenti». Berlusconi ha poi annunciato di avere stilato una lista di 44 tra chiese e beni artistici e architettonici che saranno ricostruiti e restaurati con l'aiuto dei Paesi esteri che hanno dato la propria disponibilità ad aiutare l'Italia nella ricostruzione.

I CONTRIBUTI AI PRIVATI -Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha poi spiegato che il decreto prevede lo stanziamento di 150.000 euro per chi vorrà ricostruirsi da sè la casa distrutta e 80.000 euro per chi invece ha una casa solo danneggiata. «Prevediamo - ha detto - 500 milioni di euro, e la domanda è per 700, per interventi per le abitazioni private. Ci sarà un conto corrente gratuito per 150.000 euro disponibili per ciascuno per la ricostruzione della casa». Nella gestione di questi fondi ci saranno Fintecna, Cassa Depositi e Prestiti e banche. «Puoi farti la casa come vuoi e può essere la ricostruzione della casa colpita o una casa nuova da un'altra parte», ha aggiunto il premier Silvio Berlusconi. «La tua casa te la metti a posto tu, sei il direttore dei lavori, sei tu che sei padrone del tuo destino. Io non credo al fatto che siano tutti mafiosi fino a prova contraria. Non credo alle attività criminali di un piastrellista che sistema una unifamiliare in Abruzzo. Se la casa non è distrutta ma solo danneggiata il contributo sarà di 80.000 euro», ha detto inoltre Tremonti, che ha poi spiegato che non verrà utilizzata la leva del 5 per mille per reperire le risorse: «Quando ho fatto l'ipotesi del 5 per mille - ha spiegato - non era per togliere al volontariato ma per aggiungere qualcosa per l'Abruzzo. La scelta successiva è stata quella di rinunciare a questa misura perchè la vena polemica radicalizza tutto. Se alla fine ci potevano essere più soldi e ce ne saranno meno si ringrazino i polemici della politica».

PERPLESSITA' NEL GOVERNO - L'idea di tenere il G8 all'Aquila era stata avanzata dal premier Silvio Berlusconi già nei giorni scorsi. L'idea però avrebbe sollevato diverse perplessità nello stesso governo in quanto ci sarebbero da risolvere una serie di problemi di tipo logistico ma anche di sicurezza. Già in passato il premier aveva ventilato la possibilità di cambiare la sede della riunione degli otto grandi: fu quando, con Napoli sommersa dai rifiuti, annunciò che sarebbe stata una buona idea - una volta usciti dall'emergenza - tenere almeno una delle riunioni nel capoluogo partenopeo, facendo arrivare gli otto leader con una nave. Questa volta però lo spostamento sembra avere più probabilità di essere effettuato. Resta solo da attendere il parere dei Paesi ospiti, che tuttavia difficilmente vorranno oppore un veto.

«SAREBBE UN'OCCASIONE» - L'ipotesi di organizzare il G8 nella regione colpita dal sisma incontra il favore della Provincia de l'Aquila, la cui presidente, Stefania Pezzopane, ha così commentato: «Sarebbe sicuramente una grandissima occasione per L'Aquila che vive una situazione difficile. Certo dal punto di vista organizzativo ci sarebbero tantissimi problemi da affrontare ma sarebbe un gesto di generosità per la nostra città martoriata». «Avere il g8 a L'Aquila - ha aggiunto - sarebbe un'occasione per essere al centro del mondo e avere i più importanti leader della politica mondiale. Potrebbe essere molto importante anche per la ricostruzione».

«SAREMO IN TUTA DA LAVORO» - «Se ne parla da 5-6 giorni» ha ammesso poi il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente. «La città - ha aggiunto - potrebbe essere pronta per quanto possibile dopo un terremoto come quello che abbiamo subito : ci piacerebbe essere vestiti a festa, ma ci troveranno con la tuta da lavoro...». In ogni caso, per Cialente «sarebbe un'occasione per mostrare ai grandi della Terra lo stato del nostro patrimonio artistico colpito dal sisma e cercare di far adottare per la ricostruzione i monumenti colpiti».

«NON SI OSTACOLI RICOSTRUZIONE» - Dal Pd non ci sono barricate alla decisione di spostare il vertice del G8. «Capisco che la scelta è molto simbolica, e capisco anche che contribuirebbe a tenere accesa l'attenzione sull'Abruzzo - ha detto il segretario del Pd, Dario Franceschini - Tuttavia, spero che il governo tenga conto che questa decisione non deve intralciare l’esigenza primaria della ricostruzione». «Se i fondi messi a disposizione dal governo per la ricostruzione sono soldi veri e non carta elettorale - ha detto invece il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro -, sono benvenuti. Noi dell'Italia dei Valori eserciteremo al meglio il nostro compito affinchè siano spesi bene, senza sprechi, senza approfittamenti e senza nepotismi. Finora, ogni volta che il governo ha promesso lo stanziamento di fondi, ora per le infrastrutture, ora per gli ammortizzatori sociali, si trattato sempre di una mera partita di giro, di un gioco delle tre carte, di soldi presi da una parte e messi da un'altra». Totale chiusura invece da Sinistra e Libertà: «Spostare il G8 in Abruzzo è irresponsabile - ha detto Paolo Cento -. Non va fatto nè alla Maddalena nè nelle terre martoriate dal terremoto: piuttosto il governo pensi a investire i 400 milioni di euro che servono per il summit (Cento e Berlusconi citano due cifre differenti, ndr) nella ricostruzione delle città colpite dal sisma».