01/04/2010

Grillo chiude la porta a De Magistris «Passi politici? Se li faccia da solo»

Grillo chiude la porta a De Magistris «Passi politici? Se li faccia da solo»

 

Favorevole invece la federazione della sinistra: «proposta interessante». L'eurodeputato ha proposto di riunire diverse forze tra cui il Movimento 5 Stelle per creare un'alternativa al Pd

 

Beppe Grillo (Ansa)
Beppe Grillo (Ansa)

MILANO - Porta chiusa per De Magistris in casa Grillo. Dal leader del Movimento 5 Stelle arriva un deciso no alla proposta dell'eurodeputato dell'Idv di riunire le forze dell'antiberlusconismo in antitesi al Pd, da Sinistre ecologia e libertà al Popolo viola, dai grillini all'Idv. «Luigi De Magistris è stato eletto con i voti dell'Italia dei Valori e del blog - scrive Grillo sul suo sito -. L'obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione». Il "delfino" di Antonio Di Pietro dovrebbe, a suo parere, occuparsi del suo incarico e non di altro. «Fare luce sui capitali mafiosi in Europa e sui finanziamenti europei in Italia. Attraverso la Rete, ogni giorno. Un lavoro che fatto a tempo pieno non consentirebbe neppure di vedere la famiglia. È stato eletto come indipendente e poi ha preso la tessera Idv. Parla a nome del Movimento 5 Stelle senza averne l'autorità. Dice di aver intenzione di fare passi politici e concreti: i passi, se li faccia da solo».

ALTERNATIVA AL PD - De Magistris aveva detto che «l'Idv deve essere ponte di collegamento con Grillo». Un'ipotesi che Antonio Di Pietro ha accolto con freddezza. «Non ne so nulla, sono appena arrivato in campagna e sto curando i carciofi. Fino a martedì voglio occuparmi solo della mia campagna» ha spiegato giovedì il leader dell'Idv. Dunque se ne riparlerà semmai dopo Pasqua. La proposta dell'ex pm è quella di organizzare una conferenza a Firenze a metà maggio per raccogliere l'alternativa al centrosinistra, da Nichi Vendola a Beppe Grillo, dall’Italia dei Valori al Popolo viola. «Dobbiamo unire le forze del cambiamento - dice in un'intervista al Fatto quotidiano - e semplificare l’offerta del centrosinistra perché lo vogliono i nostri elettori. Da un lato ci sarà il Pd e dall’altro questo nuovo raggruppamento di movimenti e partiti. L'Idv non deve sciogliersi, sarebbe la guida di questo processo di semplificazione». L’approdo, spiega De Magistris, sono le prossime elezioni politiche: «Dobbiamo presentarci con una federazione di partiti e movimenti che, alleata col Pd, sia in grado di guidare il centrosinistra verso la vittoria».

«NON SONO PORTAVOCE» - Ma dopo la secca precisazione di Grillo, arriva anche il chiarimento dell'europarlamentare: «Non ho mai avuto intenzione di parlare a nome del Movimento 5 Stelle - sottolinea -, ho semplicemente indicato una strada di dialogo fra tutte quelle forze sociali e politiche che hanno a cuore il futuro della democrazia italiana e che devono lavorare in modo compatto perché il berlusconismo si renderà sempre più aggressivo progressivamente al suo indebolirsi. Con il Movimento 5 Stelle e con lo stesso Grillo condivido battaglie indispensabili ma ne rispetto l'autonomia». Favorevole all'idea di un'alternativa al Pd la Federazione della Sinistra: «È una proposta di grande interesse. C'è bisogno di vera sinistra e tutto ciò che va nella direzione dell'unità ci trova disponibili - dice Orazio Licandro, della segreteria del Pdci -. L'alternativa a questa destra rozza ed eversiva va costruita sul terreno della concretezza e dell'idealità. D'ora in poi a sinistra non si può più sbagliare».

Redazione online


31/03/2010

Promossi e bocciati, il caso Mazzarano

Promossi e bocciati, il caso Mazzarano

 

FUORI GAVA E CITO JR. SUCCESSO PER L'EX HOSTESS MARUSKA PIREDDA. Eletto, malgrado la rinuncia, il pd indagato a Bari

 

Michele Mazzarano (Ap)

ROMA - Aveva deciso di ritirare la candidatura quando il suo nome, una settimana fa, era finito nel registro degli indagati per l’inchiesta sulle tangenti nella sanità pugliese. Ma durante l’ultimo comizio, un minuto appena nella piazza di Massafra, la folla gli aveva detto che lo avrebbe votato lo stesso. Così è stato, anche perché i tempi tecnici per fare marcia indietro non c’erano più. Michele Mazzarano, l’ex numero due del Pd in Puglia, entra in consiglio regionale con 6.340 preferenze. Non è l’unica sorpresa nel day after elettorale. Come ogni volta va in scena un grande show nazionalpopolare fatto di trombati eccellenti e recordman di preferenze. Qualche scena in ordine sparso. Bocciato Angelo Gava, figlio del viceré di Napoli Antonio, e finora conosciuto soprattutto per il suo matrimonio con torta di panna da 200 chili. Promosso Ruggiero Mennea, pro-cugino di Pietro, che implorava di non toccare la pista di Barletta «teatro del record mondiale sui 200 al livello del mare», (indovinate ad opera di chi?).

Bocciata pure l’étoile Raffaele Paganini che di conseguenza già oggi sarà all’Europauditorium di Bologna con il suo spettacolo «Ho 50 anni e ballo il sirtaki». E brindisi in casa di Maruska Piredda, l’hostess precaria dell’Alitalia che, dopo la protesta in piazza, al confessionale del Grande fratello ha preferito il listino di Burlando in Liguria. A scorrere candidati e preferenze viene fuori passato, presente e (forse) futuro dell’Italia 2010. Mescolando con sapienza figli e intellettuali, nipoti e portaborse. Anche stavolta il capitolo più corposo è proprio quello dei parenti. Non c’è solo Renzo Bossi, il figlio di Umberto che a Brescia ha preso una valanga di voti. Diventano consiglieri regionali anche Marco Scajola, nipote di Claudio, Ettore Zecchino, figlio dell’ex ministro Ortensio, Pietro Sbardella, figlio dello «squalo» Vittorio, Romano La Russa, fratello di Ignazio, ed Elisabetta Fatuzzo che a 42 anni rappresenta il Partito pensionati, fondato dal padre Carlo. Resta consigliere Sandra Mastella con festa in tono minore davanti ad una villa di Ceppaloni vuota, causa divieto di dimora per l’inchiesta sulle assunzioni in Campania. Vittoria anche per Isabella Rauti, moglie del sindaco Alemanno e figlia di Pino. Ma alla voce parenti c’è anche chi ha lasciato lo spumante in frigo. Come Andrea Tremaglia, nipote dell’ex ministro Mirko che correva in Lombardia, oppure Piera Levi Montalcini, la nipote del premio Nobel Rita, bocciata in Piemonte. E come Mario Cito, discendente di Giancarlo. Il nome non vi dice niente? È stato il primo dei sindaci sceriffo, ed anche il più esagerato: a Taranto ricordano ancora bene la sua immagine con il mitra in mano. Conta il fatto che ebbe qualche guaio con la giustizia? Non è detto.

In Campania, nella lista Alleanza di Popolo, è stato eletto Roberto Conte, condannato in primo grado a due anni e otto mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. In Puglia ha fatto centro Tato Greco, come Mazzarano indagato nell’inchiesta sulle tangenti della sanità pugliese. Nel Lazio il più votato è stato Claudio Fazzone che si è opposto ferocemente allo scioglimento del consiglio comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose. Mentre la prima seduta del parlamentino lombardo sarà guidata da Gian Carlo Abelli, il marito di Rosanna Gariboldi che solo due mesi fa, accusata di riciclaggio, ha patteggiato una condanna a due anni. Per rimanere al ramo giustizia in Puglia è stato eletto anche Lorenzo Nicastro, l’ex magistrato messo in lista da Di Pietro, con una scelta criticata pure dall’Associazione dei magistrati. Nel day after nazionalpopolare anche lo sport ha sempre avuto la sua parte. Ma stavolta non è andata bene. Bocciato il ciclista Gianni Bugno (era nel listino di Penati in Lombardia), bisogna accontentarsi di Angelo Peruzzi tra i pali del consiglio comunale di Blera e di Giuseppe Bruscolotti, eletto nella sua Sassano. Altrimenti non resta che sedersi in panchina, vicino all’ex medico sociale della Roma Ernesto Alicicco (bocciato nel Lazio), oppure al suo successore Mario Brozzi, tra gli eletti nella lista Polverini. Magari con la supervisione di Giorgio Puricelli, il fisioterapista del Milan sbarcato direttamente nel listino vincente di Formigoni. Servirebbe una pagina intera, invece, per mettere in fila collaboratori e portaborse. Nel Lazio entrano Ernesto Irmici, portavoce di Cicchitto, e Carlo De Romanis, assistente di Tajani. In Piemonte diventano consiglieri Angelo Mastrullo, capo di gabinetto del sottosegretario Crosetto, e Cristiano Bussola, a capo dell’ufficio stampa del Pdl. In Umbria entra Oliviero Dottorini, a lungo portavoce di Pecoraro Scanio. E adesso sbarcato nel partito di Antonio Di Pietro.

Lorenzo Salvia


30/03/2010

Beppe Grillo: toglie punti al centrosinistra

Beppe Grillo: toglie punti al centrosinistra

 

E lui smorza gli entusiasmi: «Non conosco i risultati. Stavo dormendo. È solo l'inizio di un percorso»

 

Beppe Grillo in piazza Dante a Napoli durante la campagna elettorale(Ansa)

MILANO - «Non sto seguendo i risultati». Si sorprende Grillo al telefono quando gli chiediamo un commento sul voto. «Stavo dormendo» afferma con voce calma e assonnata.
Come? Non sta seguendo i risultati?

«Quali risultati? Non ci sono risultati, sono preconfezionati». E se gli illustriamo le percentuali regione dopo regione e se parliamo di exploit delle sue liste? Smorza gli entusiasmi con un «ancora è presto». E quando gli chiediamo se i buoni risultati del suo movimento hanno danneggiato il centrosinistra, Di Pietro compreso, chiude in fretta la telefonata con un «così non mi piace, non mi piace».

I DATI - Dunque il «Movimento a cinque stelle» di Beppe Grillo, supera in alcune regioni anche il 3 per cento. In Piemonte, raccogliendo i malumori del popolo «No tav», addirittura ha impedito la vittoria di Mercedes Bresso, premiando invece il candidato leghista Roberto Cota. Infatti i dati del ministero dell'Interno, assegnano a Davide Bono, candidato del movimento fondato dal comico genovese, il 4,08% dei voti, un margine di gran lunga superiore a quello che è riuscito a conquistare Cota per vincere. In Lombardia il candidato grillino Vito Crimi raccoglie il 2,97% mentre al Movimento 5 Stelle va il 2,32%. In Veneto David Borrelli raccoglie il 3,10% dei consensi e il movimento 5 Stelle il 2,60%. In Campania, il candidato 5 Stelle prende l'1,3% e addirittura in Emilia Romagna il candidato presidente di Grillo Giovanni Favia prende il 6,98%, con la lista del Movimento 5 stelle al 5,99%. In alcuni casi, si tratta di percentuali che superano quelle raggiunte nelle stesse regioni dall'Italia dei Valori. E Di Pietro non può che congratularsi: «Un bel risultato».

BLOG - Poi in serata sul suo blog il comico ha postato un commento: «Qualche imbecille in malafede ha parlato di voto di protesta dato al Movimento, di voto inutile. Il Movimento 5 Stelle è stato l'unico a presentarsi con un «programma» disponibile online da mesi. L'unico a fare proposte. L'unico senza finanziamenti pubblici, con tutti i media contro. Grazie ragazzi! È solo l'inizio di un percorso».

Nino Luca


Regionali: vince la destra, trionfa la Lega

Regionali: vince la destra, trionfa la Lega

 

Finisce 7 a 6 con la maggioranza di governo che conquista in tarda notte anche Lazio e Piemonte. Risultato storico per il partito di Bossi. Il Pdl strappa alla sinistra anche la provincia de L'Aquila. Oggi i risultati di provinciali e comunali

 

renata polverini

 

Alla fine della lunga notte elettorale il barometro politico italiano segna in modo chiaro verso destra, colorandosi anche verde Lega. Il Pdl e la Lega strappano alla sinistra Lazio, Piemonte, Campania e Calabria, il Pd tiene soltanto Liguria, Puglia, Basilicata e le altre regioni storicamente rosse.

Lazio
: a tarda notte la conferma della vittoria di Renata Polverini che vince con il 51,14% per cento dei consensi, contro il 48,32 di Emma Bonino e lo 0,5 dei Marzia Marzoli (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Piemonte
: il Piemonte passa alla Lega Nord. Il nuovo governatore è Roberto Cota che si aggiudica il 47,32% dei consensi, contro il 46,90% dei voti raccolti da Mercedes Bresso. Risultato a sopresa del candidato del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, Davide Bono, che con oltre 90.000 voti ottiene il 4,08% dei voti.(clicca qui per il risultato delle singole liste)

Puglia
: Nichi Vendola vince la sua battaglia e si conferma governatore. Il candidato di Sinistra, ecologia e Libertà, appoggiato dal Pd, ottiene il 48,69% dei consensi, contro il 42,25% del suo sfidante Rocco Palese. Terza la centrista Adriana Poli Bortone con l'8,71% dei voti (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Lombardia
: prevista vittoria per Roberto Formigoni che ottiene il 56,10% dei voti, contro il 33,27% del suo sfidante Filippo Penati. Delude la prova del candidato centrista Savino Pezzotta che si ferma al 4,68% dei consensi, mentre si conferma anche qui il movimento di Beppe Grillo con il 3% dei voti (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Veneto
: exploit verde per il leghista Luca Zaia che raggiunge il 60,15% dei voti. Solo 29,07% dei voti al candidato di centrosinistra Giuseppe Bortolussi, mentre tiene il candidato dell'Udc Antonio de Poli con il 6,38. Il grillino David Borrelli incassa il 3,15 dei voti. (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Emilia Romagna
: Vasco Errano si conferma con il 52,06% dei voti, staccando Anna Maria Bernini, ferma al 36,72%. Sorpresa straordinaria del candidato del movimento di Beppe Grillo che si attesta a uno storico 7% dei voti. (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Toscana
: Enrico Rossi, candidato del centrosinistra, vince facile con il 59,73% dei consensi, seconda Monica Faenzi, del centrodestra, al 34,43%. Terzo il candidato centrista Francesco Bosi al 4,58% (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Umbria
: Catiuscia Marini, candidata del Pd, si afferma con il 57,24% dei voti, contro Fiammetta Modena, Pdl, ferma al 37,70%. Terzoa Paola Binetti per l'Udc, al 5,05% (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Marche
: Il presidente uscente Gian Mario Spacca si conferma con il 53,17%, secondo Erminio Marinelli fermo al 39,71%. Terzo Massimo Rossi, candidato di Rifondazione e Sel, con il 7,11% dei voti. (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Campania
: Stefano Caldoro, candidato di centro destra, conquista la regione che fu di Bassolino con il 54,25% dei voti, mentre Vincenzo De Luca, del Pd, si ferma al 43,04%. Paolo Ferrero, candidato per Rifondazione Comunista racimola poco più dell'1%, come il candidato grillino (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Basilicata
: la Lucania si conferma regione rossa. Vito De Filippo, governatore uscente del Pd, vince con il 60,81% dei voti, mentre il candidato del centrodestra Nicola Pagliuca si ferma al 27,92% dei consensi. Sorpresa per Magdi Allam che, con la sua lista Io amo la Lucania, conquista l'8,72% dei voti. (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Calabria
: con il 97% dei seggi scrutinati Giuseppe Scopelliti del Pdl si conferma nuovo governatore, staccando al secondo posto Agazio Loiero del centrosinistra. Exploit soprendente per il candidato dell'Idv, l'imprenditore Filippo Callipo che dovrebbe superare il 15% dei consensi. (clicca qui per il risultato delle singole liste)

L'Aquila
- Scrutinati anche i voti nella provincia de L'Aquila, l'unica i cui dati sono arrivati ieri visto che in Abruzzo non si votava per la regione. Stefania Pezzopane, presidente uscente del Pd non ce l'ha fatta e si è fermata al 45,31% dei consensi. Nuovo presidente della provincia è Antonio Del Corvo del Pdl, che ottiene il 53,42% dei voti. (clicca qui per il risultato delle singole liste)

Fonte: SKY TG24


29/03/2010

Bossi: «Al Nord la sinistra non esiste più»

Bossi: «Al Nord la sinistra non esiste più»

 

E sui rapporti all'interno della coalizione: «Gli equilibri di governo non cambiano». Il leader della Lega: «La battaglia è stato vinta sul federalismo. E adesso facciamo le riforme»

 

Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi (Ansa)

MILANO - «Adesso come non mai anche Berlusconi prenderà atto del fatto che era giusto spingere gli elettori ad andare a votare. E' sul federalismo e sulle riforme che si è vinta la battaglia elettorale». Lo ha detto il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, in una conferenza stampa dalla sede del partito di via Bellerio, a Milano. «Al nord la sinistra non esiste più - ha aggiunto -. Ci sarà pure un motivo se gli operai non la votano più. Berlusconi i voti se li è presi. Il punto è proprio il perché la sinistra ha perso tutti i voti. Tutto il resto sono storie. Non ci sarà battaglia nel Pdl, è la sinistra che è andata a picco, è andata ko. Adesso facciamo le riforme».

«ORA IL FEDERALISMO FISCALE» - « I nostri governatori metteranno le ali alle rispettive regioni - ha detto ancora il Senatùr - e quindi anche al Paese. Meno male che ha vinto la Lega». Piemonte e Veneto, ha poi annunciato, saranno le prime regioni a «sperimentare il federalismo fiscale». E quanto ai risultati positivi dei due candidati leghisti - secondo i dati dei leghisti Cota avrebbe vinto la sfida con Mercedes Bresso -, Bossi ha spiegato che la Lega aveva chiesto il Veneto e il Piemonte e che la vittoria era attesa «perchè abbiamo messo due persone brave». E quanto alla Lombardia, «la Lega era la chiave giusta per rinnovare il Paese, i lombardi sono un popolo sveglio, sono stati i primi a capirlo».

«GLI EQUILIBRI NON CAMBIANO» - «Nella maggioranza siamo impegnati per la difesa del federalismo - ha poi spiegato il capo leghista rispondendo a chi gli chiedeva cosa cambia nella coalizione di governo -. La gente vuole il federalismo a qualsiasi costo. Una volta dicevano che la Lega voleva il federalismo per distruggere lo Stato. Non è così, la gente vuole il federalismo e noi lo faremo subito». Detto questo, secondo Bossi, «gli equilibri nel governo non cambiano» perché «con Berlusconi troviamo sempre l'accordo per il federalismo». Quanto al presidenzialismo annunciato dal premier, ha affermato: «Nel federalismo si può mettere anche il presidenzialismo». Poi, in un secondo tempo, ha aggiunto: «Il Pdl è l'unico partito che ha resistito allo tsunami sollevato dalla Lega». Ma a scanso di equivoci ha lanciato anche un avvertimento: «io sono l’arbitro della situazione». E sul rapporto con i centristi di Casini: «L'Udc glielo lasciamo volentieri - ha detto parlando a Rosy Bindi durante Otto e mezzo -. Abbiamo visto che anche al nord vinciamo senza Udc». Ma con i centristi, gli è stato fatto notare, il centrodestra avrebbe vinto in Puglia... «La Puglia è importante - ha replicato Bossi - ma sono stati fatti degli errori, hanno ritardato a mettere i candidati giusti».

IL PROSSIMO SINDACO DI MILANO - Il successo leghista nel nord è però indiscusso. In Lombardia il Carroccio ha guadagnato (stando alle proiezioni) circa quattro punti rispetto al risultato delle europee dello scorso anno e si attesta ora tra il 26 e il 27%. E quindi si pone il dubbio sulla candidatura di un leghista a sindaco di Milano. «Per ora metto il mio nome - ha detto Bossi a chi gli chiedeva un parere in proposito -, poi deciderà il Consiglio federale».

 

Redazione online


Testa a testa in Piemonte e Lazio Campania, vince il Pdl. Bene Vendola

Testa a testa in Piemonte e Lazio Campania, vince il Pdl. Bene Vendola

 

In Lombardia Formigoni al 56%, in Veneto Zaia vola al 60%. Centrosinistra avanti in Liguria e nelle roccaforti

 

Cota e Bresso

MILANO - Il centrodestra vince in Lombardia, Veneto, Campania e Calabria; il centrosinistra si conferma in Emilia Romagna, Toscana, Marche, Liguria, Umbria, Puglia e Basilicata. Testa a testa in Lazio (tra la Bonino e la Polverini) e in Piemonte (con Cota in lieve vantaggio sulla Bresso). Le proiezioni Pragma Emg per Rai dopo la chiusura dei seggi elettorali indicano - al momento - un risultato complessivo di 7 a 4 a favore del centrosinistra. Si partiva però da 11 a 2. Il Pdl, rispetto al 2005, conquista Campania e Calabria. Per un bilancio politico completo, comunque, bisogna attendere il risultato di Lazio e Piemonte. Un turno elettorale caratterizzato in ogni caso dal boom dell'astensionismo: la percentuale di affluenza si è attestata al 63,6%, in calo dell'8% rispetto alle regionali del 2005.

PIEMONTE
- In una delle regione cruciali di questa tornata elettorale, vale a dire il Piemonte, secondo le proiezioni Pragma Emg per Rai (copertura: 89% del campione) è in lieve vantaggio il candidato del centrodestra, il leghista Roberto Cota, con il 47,5%. Il candidato del centrosinistra, sostenuto anche dall'Udc, Mercedes Bresso, rincorre al 46,7%. Davide Bono (Movimento Cinque Stelle - Beppe Grillo) è al 3,5%. I dati del Viminale indicano al momento una sostanziale parità.
LAZIO
- Fiato sospeso nel Lazio: Emma Bonino e Renata Polverini sono praticamente alla pari nelle proiezioni per la presidenza della Regione. I dati di Emg per la Rai danno la candidata del centrodestra in leggerissimo vantaggio (49,9%) rispetto alla rivale del centrosinistra (49,5%). Un testa a testa che ovviamente si ripropone nello spoglio reale dalle sezioni. Secondo i dati del Viminale relativi alla metà dei seggi scrutinati, la Bonino è in vantaggio di un punto percentuale

LOMBARDIA
- Non c'è storia, invece, in Lombardia. Roberto Formigoni, come previsto,vince con larghissimo margine. Il candidato del centrodestra è dato intorno al 56% contro il 32-33% di Filippo Penati, candidato del centrosinistra. Si attesta al 4,6% il candidato dell'Udc, Savino Pezzotta. Il Pdl è il primo partito con il 31%, seguito dalla Lega Nord - in netta crescita - con il 26%. Il Pd è al 22%. «Siamo alla quarta vittoria consecutiva in Lombardia - ricorda Formigoni - abbiamo aumentato i voti di coalizione nonostante la fuoriuscita dell'Udc e ho raddoppiato il distacco rispetto al mio sfidante diretto, che nel 2005 era di circa 10 punti percentuali e ora è di circa 20. I cittadini ci hanno dato ancora fiducia e noi continueremo a governare all'insegna delle cose belle che i cittadini ci chiedono».

VENETO
- Vola anche Luca Zaia in Veneto. Il candidato leghista, appoggiato anche dal Pdl, si attesta attorno al 60% (sempre secondo le proiezioni provvisorie). Giuseppe Bortolussi (centrosinistra) è lontanissimo, al 28%. Antonio De Poli dell'Udc è al 6%, David Borrelli (Mov. Beppe Grillo) è attorno al 3%. La Lega Nord è il primo partito, con il 37% dei voti. «Questo risultato mi dà grande responsabilità - esulta Zaia - Ci sono oltre 4 milioni di veneti che attendono risposte. La prima risposta è quella del federalismo. Questa elezione ha il significato di un premio al governo per la sua attività. Il Veneto inaugurerà da subito la stagione delle riforme».

LIGURIA
- Dopo l'incertezza iniziale, in Liguria il candidato del centrosinistra, Claudio Burlando, sembra conquistare un margine abbastanza rassicurante salendo oltre il 52%. Sandro Biasotti del centrodestra è fermo al 47%. «Abbiamo costruito una operazione politica straordinaria - commenta Burlando - abbiamo allargato la coalizione all'Udc e ci siamo rivolti anche agli elettori di Beppe Grillo, ma soprattutto abbiamo fermato la Lega dimostrando che qui in Liguria il popolo siamo noi del centrosinistra e del Pd».

EMILIA ROMAGNA
- Il governatore uscente Vasco Errani appare saldamente al comando in Emilia Romagna. Il candidato del centrosinistra è dato tra il 51-52%. La sfidante, Anna Maria Bernini del centrodestra, è tra il 36-37%. Da segnalare l'exploit del candidato del "Movimento cinque stelle - Beppe Grillo" Giovanni Favia, che è intorno al 7%, e l'ottimo risultato della Lega, che ottiene il 13%.

TOSCANA
- Il centrosinistra vince anche in Toscana. Enrico Rossi ottiene circa il 59% delle preferenze. La candidata del centrodestra, Monica Faenzi, non va oltre il 34% mentre il candidato Udc, Francesco Bosi, è al 4%. «Mi impegnerò nel modo più assoluto per essere il presidente di tutti i toscani- assicura Rossi - di qualsiasi colore e di qualsiasi opinione. Credo che la serietà delle nostre proposte - afferma - abbia dato ai toscani una opportunità che mi pare sia stata colta anche al di là degli schieramenti».

MARCHE
- Nelle Marche il candidato alla presidenza per il centrosinistra, Gian Mario Spacca, vince con oltre il 52%, mentre il candidato del centrodestra, Erminio Marinelli si ferma al 40%. Massimo Rossi (Prc, Pdci, Sl) intorno al 7%. Anche in questo caso il risultato è praticamente cosa fatta.

UMBRIA
- In Umbria si afferma la candidata del centrosinistra, Catiuscia Marini, con oltre il 57% dei voti rispetto a quella del centrodestra Fiammetta Modena, al 37-38%. La candidata sostenuta dall'Udc, Paola Binetti, è al 5,1%. Il Popolo della libertà potrebbe diventare il primo partito della regione, storicamente governata dai partiti di sinistra, raggiungendo il 34% dei consensi contro il 33% del Pd. Terzo partito sarebbe l'Idv all’8,2%, quarta la Federazione della sinistra al 6,6%. Significativa anche la penetrazione della Lega, qui al 5,3%.

CAMPANIA
- Il centrodestra trionfa largamente in Campania. Stefano Caldoro ha oltre dieci punti di vantaggio, attestandosi al 54% dei voti contro il 43% del candidato di centrosinistra, Vincenzo De Luca. «Abbiamo raccolto una grande volontà di cambiamento - commenta Caldoro. - Il voto dimostra che la gente vuole fatti e non più parole. Abbiamo un grande senso di responsabilità, per questo da domani mattina saremo già a lavoro».

PUGLIA
- Nelle elezioni in Puglia è in vantaggio Nichi Vendola, presidente uscente. Il candidato del centrosinistra è tra il 48-49% contro il 42% di Rocco Palese, candidato del centrodestra. Attorno all'8% la candidata centrista Adriana Poli Bortone (Io Sud-Udc). «Un risultato splendido - dichiara Vendola - i dati confermano che in Puglia c'è un laboratorio di buona politica»

CALABRIA
- Ha oltre 20 punti di margine il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Calabria: Giuseppe Scopelliti, sempre secondo le stime Emg per Rai, raccoglierebbe il 56% delle preferenze, mentre Agazio Loiero (centrosinistra) si fermerebbe al 32%. Filippo Callipo (Idv-Lista Pannella) è al 10%. «Dedico questa vittoria ai tanti calabresi onesti che hanno avuto la voglia di cambiare - dichiara Scopelliti - e che mi hanno dato la grande forza di condurre questa grande campagna elettorale. Era palpabile questa grande voglia di riscatto riscontrata in giro per le strade della Calabria nelle tante manifestazioni. La cosa più bella è che al momento siamo sopra dovunque».

BASILICATA
- Risultato deciso anche in Basilicata. Vito De Filippo (centrosinistra) viaggia verso il 60%, Nicola Pagliuca (centrodestra) è sotto il 28%. Magdi Cristiano Allam al 9,4%.

PROVINCE E COMUNI - Le operazioni di scrutinio per le elezioni regionali sono cominciate subito dopo la chiusura dei seggi, alle 15. Per provinciali e comunali, lo spoglio comincerà invece alle 8 di martedì 30 marzo con precedenza alle elezioni provinciali, salvo che nelle regioni Molise e Abruzzo, non interessate dalle regionali. Significativo al riguardo il voto nella provincia dell'Aquila, duramente colpita dal terremoto di un anno fa: dai dati del Viminale, a fronte di 162 sezioni scrutinate su 415, il candidato presidente del centrodestra Antonio Del Corvo è in vantaggio con il 51,82 per cento dei voti. La candidata del centrosinistra, la 'combattiva' Stefania Pezzopane, ottiene invece, per ora, il 47,23 per cento dei voti.

Redazione online


Lombardia: Formigoni al 55%. Toscana, Umbria, Emilia: centrosinistra avanti

Lombardia: Formigoni al 55%. Toscana, Umbria, Emilia: centrosinistra avanti

 

PRIMI SONDAGGI: zaia in testa in veneto, vendola in puglia. Prime proiezioni su dati reali. In Lombardia Penati al 33,8%. Anche Rossi, Errani e Marini oltre il 50%.

 

(Imagoeconomica)

MILANO - Centrodestra in netto vantaggio in Lombardia e Veneto, centrosinistra avanti in Toscana, Umbria, Puglia ed Emilia Romagna.
Sono le prime proiezioni Pragma Emg per Rai, con una copertura del campione pari al 5%, dopo la chiusura dei seggi elettorali. Mancano ancora i dati delle regioni considerate più in bilico: Piemonte e Lazio su tutte. Unico elemento certo, almeno fino a questo momento, il forte astensionismo: la percentuale di affluenza va attestandosi tra il 63 e il 64%, in calo di 7-8 punti rispetto alle regionali del 2005.

LOMBARDIA
- Come previsto, Roberto Formigoni è in netto vantaggio in Lombardia. Il candidato del centrodestra è dato al 55,4% % contro il 33,8% di Filippo Penati, candidato del centrosinistra. Si attesta al cinque per cento il candidato dell'Udc, Savino Pezzotta.

VENETO
- Vola Luca Zaia in Veneto. Il candidato leghista, appoggiato dal centrodestra, sarebbe al 62%. Giuseppe Bortolussi (centrosinistra) al 28%. Antonio De Poli dell’Udc è al 6,2%. Secondo gli house poll diffuso dall'Osservatorio elettorale del Consiglio regionale, la Lega Nord è il primo partito in regione, con una percentuale tra il 31 e il 33% delle preferenze. Seguono il Pdl con preferenze tra il 23,5-25,5% e il Pd con 20,5-22,5%. Tra le altre liste, vengono stimati con le medesime percentuali - tra 6 e 7% - Italia dei Valori e Udc.

EMILIA ROMAGNA
- Il governatore uscente Vasco Errani appare saldamente al comando in Emilia Romagna. Il candidato del centrosinistra è dato al 52,8 secondo la prima proiezione Rai. La sfidante, Anna Maria Bernini del centrodestra, è 35,3%. Il candidato del "Movimento cinque stelle" Giovanni Favia è dato all’8,3%.

TOSCANA
- Centrosinistra in netto vantaggio in Toscana. Il candidato del centrosinistra, Enrico Rossi, è in testa con il 59% delle preferenze. La candidata del centrodestra, Monica Faenzi, è al 34% mentre il candidato Udc, Francesco Bosi è al 5,3%.

UMBRIA
- In Umbria è in testa la candidata del centrosinistra Catiuscia Marini con il 53,8% rispetto a quella del centrodestra Fiammetta Modena al 39,5%. La candidata sostenuta dall'Udc, Paola Binetti, è al 6,7%.

PUGLIA
- Nelle elezioni regionali in Puglia è in vantaggio Nichi Vendola, presidente uscente. Il candidato del centrosinistra è dato al 45,1% contro il 42% di Rocco Palese, candidato del centrodestra. 12,5% per la candidata centrista Adriana Poli Bortone (Io Sud-Udc).

LO SPOGLIO - Le operazioni di scrutinio per le elezioni regionali sono cominciate subito dopo la chiusura dei seggi. Per provinciali e comunali, lo spoglio comincerà invece alle 8 di martedì 30 marzo con precedenza alle elezioni provinciali, salvo che nelle regioni Molise e Abruzzo, non interessate dalle regionali, dove le operazioni di scrutinio per le amministrative inizieranno al termine delle operazioni di voto e di riscontro del numero dei votanti.

Redazione online


Oltre 41 milioni di italiani alle urne Affluenza in calo: 47% alle 22

Oltre 41 milioni di italiani alle urne Affluenza in calo: 47% alle 22

 

Elezioni 2010. Domenica i votanti sono diminuiti di circa nove punti rispetto al 2005. Seggi riaperti lunedì dalle 7 alle 15

 

(Newpress)

MILANO - Affluenza in calo di circa 9 punti rispetto alle precedenti consultazioni, con il Lazio che vede il divario superare addirittura i 12 punti e una buona parte delle regioni (7 su 13) in cui, alla chiusura dei seggi domenica alle 22, la percentuale dei votanti non ha raggiunto il 45% degli aventi diritto. È questo il dato chiave che emerge dalle prime rilevazioni sulle elezioni regionali in corso, che rappresentano un importante test politico a livello nazionale. Nelle nove regioni - Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata - i cui dati elettorali fluiscono al ministero dell'Interno, la percentuali di votanti rilevata alle ore 22 di domenica è stata del 47,1%, in calo di circa 9 punti rispetto al 2005 (precedenti omologhe 56,0%). Nel Comune di Roma, secondo dati del Campidoglio, l'affluenza alle 22 è stata del 41,30%, contro il 54,42% del 2005, con una diminuzione di 13,12 punti percentuali. La regione con la più alta affluenza è stata l'Emilia Romagna (51,5%, comunque quasi 10 punti in meno rispetto al 2005, 61,1%)), seguita da Lombardia (49,3%), Veneto (49,2%), Piemonte (47,6%), Umbria (46,3%) e Basilicata (45,3%). E poi Liguria (43,5%), Lazio (43,4%, calo del 12,5%), Campania (43,3%). Per quanto riguarda le regioni che gestiscono in proprio la comunicazione di dati elettorali, la Toscana ha chiuso la giornata di domenica con un'affluenza del 43,96%, contro il 54,6% di cinque anni fa; le Marche con il 44,88% (-10,03%); la Puglia con il 44,04%; la Calabria, la regione italiana con la minore affluenza, con il 41,40%

I DATI DELLE ORE 19 - Alle 19 si era registrata un'affluenza del 34,90% (dati del ministero dell'Interno, 9 regioni su 13). Anche questo dato era in netto calo rispetto alla tornata precedente, quando si era registrata, alla stessa ora, un'affluenza del 41,96 per cento (meno sette punti). In particolare, già evidente il calo nel Lazio: alle 19 aveva votato il 31,49% degli aventi diritto, circa dieci punti in meno rispetto al 41,02% delle scorse elezioni. La Puglia alle 19 registrava un'affluenza del 30,26%, la Toscana del 33,4%, le Marche del 32,40% e la Calabria del 28,7%. Provinciali: nelle quattro province dove si vota per l'elezione del presidente e dei Consigli provinciali (Imperia, Viterbo, L'Aquila e Caserta, per un totale di 339 Comuni interessati) l'affluenza alle 19 è stata del 34,12%, -3,68% rispetto alla precedente tornata. Comunali: alle 19 di domenica aveva votato il 41,09% degli aventi diritto per il rinnovo delle amministrazioni in 460 Comuni. -2,66% rispetto alla precedente elezione.

I DATI DELLE ORE 12 - Il calo di affluenza era già stato evidente alle 12, quando nelle nove regioni monitorate direttamente dal ministero dell'Interno (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia- Romagna, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata) si era notata una diminuzione di quasi 3 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni: 10,19% contro 13,05%. Il calo più forte era in Emilia Romagna, con il 4%. La Toscana ha avuto alle 12 un'affluenza del 9%, in calo di 3,2 punti rispetto al 2005. Le Marche dell'8,11%, contro l'11,4 di cinque anni fa. L’affluenza in Puglia è stata dell’8,63% rispetto all'11,4 del 2005, in Calabria al 6,5 rispetto all' 8,9. L'affluenza alle urne registrata alle ore 12 per le Provinciali e comunicata dal Viminale è stata del 9,05%, una percentuale in calo di circa tre punti rispetto al 12,03% segnato alle precedenti elezioni. Questa l'affluenza alle urne alle ore 12 nei 9 capoluoghi dove si vota per l'elezione del sindaco e dei consigli comunali (tra parentesi il precedente omologo): Mantova 14,9% (17,1); Lecco 13,3% (15,9); Lodi 16,8% (18,2); Venezia 13,2% (14,9); Macerata 10,9% (12,7); Chieti 12,6% (9,8); Andria 13,1% (14,9): Matera 9,6% (13,6); Vibo Valentia 9,1% (11,7).

SI VOTA FINO ALLE 15 DI LUNEDÌ - A disposizione degli elettori ci sono in tutto ventidue ore in due giorni per ridisegnare la mappa del governo locale. Centrodestra e centrosinistra, con l’Udc in alcuni casi terzo giocatore in solitaria, si contendono la guida di tredici Regioni, quattro Province, 462 Comuni (di cui nove capoluoghi): oltre 41 milioni di italiani sono chiamati a votare per rinnovare governatori, presidenti, sindaci, giunte e consigli. I seggi, aperti domenica dalle ore 8 alle 22, riaprono lunedì dalle 7 alle 15. Lo scenario attuale vede il centrodestra alla guida di due Regioni (Lombardia e Veneto) una Provincia (Imperia) e due Comuni (Lecco e Matera); il centrosinistra al comando in undici Regioni, tre Province e sette Comuni. Gli elettori riceveranno una scheda verde per le Regionali: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Una scheda gialla per le Provinciali: Imperia, Viterbo, L’Aquila e Caserta. Una scheda azzurra per le Comunali: Mantova, Lecco, Lodi, Venezia, Macerata, Chieti, Andria, Matera, Vibo Valentia più altri 453 Comuni.

CHE COSA SERVE
PER VOTARE - Per votare è necessario presentarsi al seggio muniti di documento d’identità e tessera elettorale (in caso di smarrimento è possibile chiederne il duplicato agli uffici comunali che saranno aperti durante tutta la durata delle operazioni di voto). Per le Regionali lo scrutinio inizierà lunedì, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti. Per Provinciali e Comunali, invece, lo scrutinio partirà alle 8 di martedì con precedenza alle Provinciali, salvo in Molise e in Abruzzo, non interessate alle Regionali: lì lo scrutinio comincerà alla chiusura dei seggi. Dove sindaco e presidente di Provincia non saranno eletti al primo turno si andrà al ballottaggio. Per l’eventuale secondo turno si voterà domenica 11 e lunedì 12 aprile.

SFIDA APERTA IN QUATTRO REGIONI
- L'appuntamento più atteso e più consistente, per il suo impatto politico, è quello delle regionali. La mappa politica attuale è a favore del centrosinistra per 11 a 2: solo Veneto e Lombardia sono al momento in mano al centrodestra. Occhi puntati, quindi, soprattutto su quest'appuntamento per verificare come si ridisegnerà la compagine delle Regioni. Se il blocco dell'Italia centrale, con Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria, non sembra in discussione e dovrebbe veder confermata, in termini di colore politico, la leadership attuale, ben più incerto appare invece il risultato in territori come il Piemonte, il Lazio, la Liguria, la Puglia.


28/03/2010

Oltre 41 milioni di italiani al voto Affluenza in calo: 10% alle 12

Oltre 41 milioni di italiani al voto Affluenza in calo: 10% alle 12

 

Elezioni 2010. Votanti in calo di tre punti rispetto alle regionali del 2005. Si rinnovano le giunte e i consigli di 13 regioni, 4 province e 462 comuni

 

(Newpress)

MILANO - A metà circa delle rilevazioni (2.801 comuni su 5.068) pervenute al Viminale, la percentuale di affluenza alle urne alle ore 12 per le regionali va attestandosi poco sopra il 10%, in calo di circa tre punti rispetto alle regionali del 2005.
A disposizione degli elettori ci sono in tutto ventidue ore in due giorni per ridisegnare la mappa del governo locale. Centrodestra e centrosinistra, con l’Udc in alcuni casi terzo giocatore in solitaria, si contendono la guida di tredici Regioni, quattro Province, 462 Comuni (di cui nove capoluoghi): oltre 41 milioni di italiani sono chiamati a votare per rinnovare governatori, presidenti, sindaci, giunte e consigli. I seggi saranno aperti domani dalle ore 8 alle 22, e lunedì dalle 7 alle 15. Lo scenario attuale vede il centrodestra alla guida di due Regioni (Lombardia e Veneto) una Provincia (Imperia) e due Comuni (Lecco e Matera); il centrosinistra al comando in undici Regioni, tre Province e sette Comuni. Gli elettori riceveranno una scheda verde per le Regionali: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Una scheda gialla per le Provinciali: Imperia, Viterbo, L’Aquila e Caserta. Una scheda azzurra per le Comunali: Mantova, Lecco, Lodi, Venezia, Macerata, Chieti, Andria, Matera, Vibo Valentia più altri 453 Comuni.

CHE COSA SERVE
PER VOTARE - Per votare è necessario presentarsi al seggio muniti di documento d’identità e tessera elettorale (in caso di smarrimento è possibile chiederne il duplicato agli uffici comunali che saranno aperti durante tutta la durata delle operazioni di voto). Per le Regionali lo scrutinio inizierà lunedì, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti. Per Provinciali e Comunali, invece, lo scrutinio partirà alle 8 di martedì con precedenza alle Provinciali, salvo in Molise e in Abruzzo, non interessate alle Regionali: lì lo scrutinio comincerà alla chiusura dei seggi. Dove sindaco e presidente di Provincia non saranno eletti al primo turno si andrà al ballottaggio. Per l’eventuale secondo turno si voterà domenica 11 e lunedì 12 aprile.

SFIDA APERTA IN QUATTRO REGIONI
- L'appuntamento più atteso e più consistente, per il suo impatto politico, è quello delle regionali. La mappa politica attuale è a favore del centrosinistra per 11 a 2: solo Veneto e Lombardia sono al momento in mano al centrodestra. Occhi puntati, quindi, soprattutto su quest'appuntamento per verificare come si ridisegnerà la compagine delle Regioni. Se il blocco dell'Italia centrale, con Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria, non sembra in discussione e dovrebbe veder confermata, in termini di colore politico, la leadership attuale, ben più incerto appare invece il risultato in territori come il Piemonte, il Lazio, la Liguria, la Puglia.

LA SICUREZZA
- In concomitanza con le elezioni, si sta lavorando anche sul fronte della sicurezza per la correttezza delle operazioni di voto, la vigilanza nei seggi, sul materiale elettorale e sulle schede. Nei giorni scorsi, il capo della polizia, Antonio Manganelli, aveva diffuso una circolare a prefetti e questori con tutte le misure da adottare. A Napoli è scattato un piano per prevenire il rischio brogli. «Nessun allarme - ha spiegato il prefetto Alessandro Pansa - ma c'è una situazione molto difficile, ci sono delle attività non corrette, per cui abbiamo istituito una task-force per garantire ai cittadini di votare tranquillamente».