29/06/2009
Multato per guida con alcol: si uccide
Multato per guida con alcol: si uccide
IMPERIA - «TEMEVA I RIMPROVERI DEI GENITORI». Fermato a un posto di blocco, un ragazzo di 22 anni. Si spara in testa una volta tornato a casa
IMPERIA - Fermato ad un posto di blocco dei carabinieri e trovato con un tasso alcolemico nel sangue di 0,7 (il limite è 0,5), un giovane di 22 anni è dovuto tornare a piedi a casa sua e poco dopo si è ucciso sparandosi alla testa un colpo di pistola. È accaduto all'alba di domenica a Imperia.
SUICIDA - Il giovane, che aveva fatto domanda per prestare servizio nei vigili del fuoco, come il padre, era apparso molto preoccupato per l'infrazione e temeva i rimproveri del genitore. Gli stessi carabinieri della pattuglia lo avevano rassicurato sul fatto che, visto il lieve superamento del limite, non ci sarebbero state gravi conseguenze penali. Avevano tuttavia dovuto impedirgli di continuare a guidare e il giovane aveva chiamato il padre per riportare l'auto a casa, distante poche centinaia di metri. Rientrato nella sua abitazione, si è chiuso in camera sua e si è sparato con l'arma, regolarmente detenuta in casa. Trasportato agonizzante in ospedale, è spirato dopo un paio di ore.
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13/06/2009
Bambino si toglie la vita dopo una nota
Bambino si toglie la vita dopo una nota
Nell'hinterland milanese. Il piccolo, nove anni, era stato rimproverato dall'insegnante. La preside: un gioco finito male
MILANO - Un bambino di nove anni si è impiccato giovedì pomeriggio con il laccio dei pantaloni della tuta nella sua cameretta nell'hinterland milanese, forse a causa di una nota che l'insegnante gli aveva fatto per la scarsa attenzione prestata alle lezioni. Il bambino è stato trovato dalla madre che ha cercato, senza successo, di rianimarlo. Il piccolo, che frequentava la scuola elementare, secondo la ricostruzione dei carabinieri, giovedì pomeriggio era tornato a casa e aveva mostrato la nota dell'insegnante alla mamma. La donna era poi uscita per una commissione - doveva acquistare una maglietta per il bambino, per la recita scolastica di fine anno - quando il piccolo ha sfilato il laccio di una tuta che si trovava nella sua camera, l'ha legato probabilmente alla finestra e si è impiccato.
A trovare il corpo, intorno alle 19, è stata la madre che l'ha subito staccato dal cappio e ha tentato le manovre di rianimazione senza riuscirci. Sotto choc, la donna è stata poi ricoverata. Il piccolo viveva in una villetta a est di Milano con i genitori, entrambi operai. In casa non c'era il padre del piccolo che ora assiste la moglie ricoverata per un malore.
TRAGICA FATALITA' - Grande sgomento nella scuola dove non riescono a spiegarsi il gesto del bambino. «La nota presa a scuola non c'entra nulla, è stata solo una tragica fatalità» dice la preside dell'Istituto. La preside ha incontrato questa mattina i genitori del bambino «e anche loro hanno escluso che la nota presa a scuola possa averlo indotto al suicidio: anche il padre mi ha detto che, con tutta probabilità, è stato un gioco finito male». «Ho firmato ieri la sua scheda di valutazione - aggiunge la preside - il ragazzo aveva tutti voti alti e anche la madre mi ha detto che non lo aveva visto particolarmente turbato per la nota, che altro non è che un richiamo scritto. Escludiamo quindi che sia stato un suicidio, l'idea è che abbia sperimentato un gioco finito male». I carabinieri, che indagano sulla vicenda, non fanno congetture sulle possibili motivazioni del bambino: per loro si tratta di un suicidio, ma al momento non ci sono elementi che facciano luce su ciò che può averlo provocato. Il pm Sergio Spadaro ha disposto l'autopsia.
LA RECITA - Venerdì sarebbe stato l'ultimo giorno di scuola e, in serata, era previsto uno spettacolo teatrale a cui doveva partecipare anche il bambino. «Doveva fare il capitano di una nave - racconta la preside - e quindi la madre era uscita per comprargli una maglietta bianca. Avevano parlato dello spettacolo e il ragazzo era particolarmente contento di farlo, quindi la madre non aveva notato assolutamente nulla che lo turbasse». Secondo una prima ricostruzione riferita dai genitori alla preside, il ragazzo è salito in piedi sul letto, si è poi legato con un laccio alla maniglia del pensile sopra il letto ma è poi probabilmente scivolato senza riuscire più a trovare un appoggio. Al piano superiore della villetta abitano i nonni che però non si sono accorti di nulla. «I genitori sono venuti a scuola - racconta la preside - proprio per chiarire che non attribuiscono nessuna colpa agli insegnanti con cui hanno parlato stamattina. Il padre soprattutto è convinto che sia stato un tragico gioco, la madre è davvero sconvolta. Ho pianto con loro e hanno accettato l'aiuto del nostro psicologo che avevo già fatto venire a scuola per i suoi compagni».
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16/01/2009
Imperia, disabile cacciata da un negozio
Imperia, disabile cacciata da un negozio«Ritengo sufficiente un rimprovero, anche se questo fatto mi lascia amareggiata». Il direttore, quando si è accorto della carrozzina elettrica, le ha detto di uscire. Un'amica ha chiamato i carabinieri
IMPERIA - Cacciata da un negozio perché disabile. È successo a Imperia, protagonista una ragazza di 21 anni, Annarita Marino, di Diano Marina. Insieme a delle amiche è entrata nel supermercato Oviesse di via Repubblica, ma il direttore dell'esercizio, Alberto Crippa (48 anni), infastidito dalla carrozzina motorizzata su cui la ragazza è costretta a muoversi, le ha detto di allontanarsi. Un gesto che ha suscitato la rabbia degli altri presenti, anche loro usciti dal negozio in segno di solidarietà.
GIUSTIFICAZIONI - Un'amica di Annarita ha chiamato i carabinieri, arrivati poco dopo: solo a quel punto il responsabile del punto vendita ha permesso alla ragazza di entrare. Lei si è detta profondamente amareggiata per l'accaduto, ma ha rinunciato a sporgere denuncia. Crippa ha detto in un primo tempo che non voleva far entrare la carrozzella per timore che impedisse agli altri clienti di muoversi liberamente, quindi ha aggiunto di temere che si trattasse di un veicolo non omologato.
«SCIOCCATA» - «Ero andata a Imperia a incontrare due mie amiche - ha raccontato Annarita -. Abbiamo deciso di entrare all'Oviesse: loro, con il passeggino alla mano, sono entrate. Hanno chiesto se potevo entrare anch'io e un addetto ha fatto cenno di sì. Poco dopo, però, è arrivato il direttore che mi ha fatta uscire. Una mia amica gli ha risposto 'vorrei che avesse anche lei una figlia disabile, per capire cosa significa' e lui ha subito minacciato querele. Così la mia amica ha chiamato i carabinieri. Io sono rimasta molto scioccata, ma non ho voluto sporgere alcuna denuncia, pensando che un rimprovero ben dato dai carabinieri, possa essere ugualmente sufficiente». Annarita, che si è diplomata l'anno scorso all'Itc di Imperia, è impiegata alla Croce d'Oro di Cervo per una borsa-lavoro.
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