08/04/2009
Lezione antidroga in classe, ma il preside dice: «Ragazzi, la marijuana non fa male»
Lezione antidroga in classe, ma il preside dice: «Ragazzi, la marijuana non fa male»
Il capo di istituto, in un liceo di barletta, rinviato a giudizio dal tribunale di Trani per istigazione all’uso di stupefacenti nei confronti di minori
TRANI — Mentre i carabinieri fanno lezione di legalità agli studenti di una scuola superiore, spiegando loro gli effetti nocivi delle sostanze stupefacenti sulla salute, interviene affermando che non è provato scientificamente che le droghe leggere abbiano effetti nocivi. Autore dell’intervento che destò molto scalpore fu, poco più di due anni fa, il preside in persona del liceo scientifico Cafiero di Barletta, l’oggi 64enne Ruggiero Dicuonzo, che a partire dal prossimo 24 giugno sarà giudicato dal tribunale di Trani per istigazione all’uso di stupefacenti nei confronti di minori o comunque persone affidategli per ragioni di istruzione ed educazione. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri dal gup del tribunale di Trani, Grazia Caserta, su richiesta del pm Giuseppe Maralfa che ha coordinato le indagini sul caso venuto fuori durante un’assemblea d’istituto del liceo nel gennaio 2007. In quell’occasione, l’allora capitano della compagnia dei carabinieri di Barletta, Michele Zampelli, nell’ambito di un incontro con gli studenti delle quinte classi, stava illustrando gli effetti nocivi derivanti dall’assunzione di sostanze stupefacenti e i canali del loro approvvigionamento e del successivo riciclaggio del denaro proveniente da questi traffici illeciti.
Il professor Dicuonzo interruppe l’ufficiale dei carabinieri, affermando che non concordava sulla pericolosità delle sostanze stupefacenti cosiddette leggere, in quanto non erano scientificamente provati gli effetti nocivi delle stesse sull’individuo e il fatto che possano dare, se assunte regolarmente e a lungo, assuefazione. E per di più aveva affermato di averne provato di persona gli effetti e citato anche il caso di un suo amico che viveva in India e faceva uso, abitualmente, da anni di hashish e marijuana: la persona citata non solo non aveva problemi di salute, ma anzi dimostrava particolare sensibilità nella musica e nella cultura. Si era detto, infine, contrario al fatto di vietare la coltivazione della cannabis per uso personale. Di lì alla denuncia da parte dell’ufficiale dei carabinieri il passo fu breve. Il professore davanti agli agenti di polizia, che vennero incaricati delle indagini per ovvie questioni di opportunità essendo il denunciante un carabiniere, negò di aver mai asserito di aver lui stesso usato sostanze stupefacenti leggere. Ma spiegò di aver semplicemente fatto presente, in occasione di quell’incontro a scuola, che esistevano altre correnti di pensiero in materia di stupefacenti.
Ma quanto sostenuto dall’ex capitano dei carabinieri di Barletta, venne confermato anche da alcuni studenti ascoltati dai poliziotti. Sebbene non si concordasse sulla circostanza in cui le dichiarazione erano state rese: secondo l’ufficiale durante un incontro sulla legalità, secondo il professore e anche gli studenti ascoltati durante una giornata informativa per il reclutamento nell’Arma. Ma indipendentemente dal contesto, non cambiava comunque la platea: ragazzi dell’ultimo anno di scuola superiore, la maggior dei quali minori. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio sostenuta dal sostituto procuratore Maralfa, accolta ieri dal gup Caserta che ha ritenuto la necessità di approfondire la questione attraverso il dibattimento, rinviando il professore a giudizio davanti al tribunale in composizione collegiale. Tutto questo nonostante la difesa, rappresentata dagli avvocati Rinaldo Alvisi e Arcangelo Cafiero, abbia sostenuto che in questo non si possa parlare di istigazione al consumo di stupefacenti da parte del preside. In seguito al rinvio a giudizio, la condotta del professor Dicuonzo, che esercita ancora l’incarico di dirigente al liceo scientifico statale di Barletta, sarà segnalata - come da prassi - dall’autorità giudiziaria al ministero dell’Istruzione perché assuma i provvedimenti disciplinari del caso.
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| Tag: lezioni, scuola, preside, denunciato, istigazione, uso di stupefacenti, droga, rinviato a giudizio, tribunale, trani, barletta, minorenni | OKNOtizie |
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30/03/2009
A giudizio perché abusivo il direttore antimafia di «Telejato»
A giudizio perché abusivo il direttore antimafia di «Telejato»
Pino Maniaci rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. Per i suoi tg contro Cosa Nostra era stato minacciato da un figlio di un boss della famiglia dei Vitale
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| Pino Maniaci durante un suo Tg (Ansa) |
PALERMO - Il direttore dell'emittente televisiva «Telejato» di Partinico (Palermo), Pino Maniaci, è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. La «citazione diretta» è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta.
A GIUDIZIO - Il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico l'8 maggio prossimo. Secondo l'accusa, Maniaci, «con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso», avrebbe esercitato abusivamente l'attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato, conducendo ogni giorno il tg di Telejato, la tv più volte minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico. Difatti Maniaci può «vantare» oltre 200 querele che gli aveva fatto l'imprenditrice Antonina Bertolino, titolare della distilleria omonima con sede nel suo paese. Maniaci, che è assistito dall'avvocato Bartolomeo Parrino, non ha mai voluto prendere il tesserino di giornalista pubblicista. L'anno scorso era stato minacciato da un figlio di un boss della famiglia dei Vitale, detti «Fardazza», da lui più volte criticati e attaccati durante i telegiornali.
MANIACI - «Tutto nasce da una denuncia anonima fatta in realtà da un collega invidioso della mia popolarità. Non è la prima volta che mi trovo sotto processo per esercizio abusivo della professione. A luglio sono stato assolto dalla stessa accusa. Chiarirò tutto anche questa volta». Così Pino Maniaci ha commentato la notizia del suo rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione. «Produrrò la sentenza che mi ha già scagionato», ha aggiunto Maniaci, che ha precisato che il direttore della tv locale è Riccardo Orioles. «In occasione dell'ultima intimidazione - ha proseguito - il presidente nazionale dell'Unci mi ha dato la tessera onoraria dell'associazione. Questo vorrà pur dire qualcosa». Maniaci, infine, ha spiegato che non ha mai chiesto l'iscrizione all'Ordine dei giornalisti «per mancanza di tempo».
GIULIETTI: «SPERO SIA UN EQUIVOCO» - Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, si augura che il rinvio a giudizio di Maniaci sia «uno spiacevolissimo equivoco, dal momento che quando lui fu aggredito e pestato dagli "amici degli amici" gli fu addirittura consegnata la tessera onoraria e fu indicato come un punto di riferimento per tanti cronisti italiani».
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